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sabato 9 maggio 2026

LA SCUOLA IMPOSSIBILE


 

LA SCUOLA


 IMPOSSIBILE.

 

Nei giorni scorsi alla Lumsa di Palermo si è svolta un’intensa giornata di studio e di confronto sul tema “Tecnologie, relazioni e senso dell’educare nella scuola contemporanea”. 

E’ stata una dinamica interazione tra docenti di varie università e scuole (dall’infanzia al secondario superiore) e rappresentanti dell’AIMC nazionale e locali. Relazioni e lavori di gruppo hanno caratterizzato la giornata.

Nel ringraziare gli organizzatori, i relatori e i partecipanti, riportiamo la testimonianza del professore Italo Fiorin relativa alla memoria di Alfredo Giunti e alla “scuola centro di ricerca”:

 “E' con grande piacere ed emozione poter ricordare chi era Alfredo Giunti, al convegno organizzato dall'AIMC e dall'università LUMSA, a Palermo, mercoledì 7 maggio, e ringrazio il prof. Vicenzo Schirripa per avermene dato l'occasione.

Alfredo Giunti per me è stato il privilegio che raramente capita nella vita, incontrare insieme un Maestro e una persona cara, e non avrei mai potuto pensare alla scuola, al suo senso, come oggi lo intendo, se non lo avessi conosciuto.

Sento la responsabilità di far conoscere il suo pensiero, ancora freschissimo, perché la Scuola Centro di Ricerca, che lui aveva immaginato e proponeva, è la scuola di cui c'è bisogno oggi, ancora più di ieri. Scriveva: "La conoscenza umana, tutta la conoscenza umana, è nata da uno stupore iniziale (...) che prima ha incatenato l'attenzione e poi ha messo in moto le energie intellettuali: dall'emozione alla curiosità, dalla curiosità alla problematizzazione, all'indagine, al raggruppamento e alla selezione dei risultati, infine alla scienza (...).

Sarebbe una scuola impossibile quella che seguisse questo procedimento, che si servisse, cioè, dello stupore degli alunni, per avviarli a pensare?"

È una domanda che dobbiamo far risuonare dentro di noi".






lunedì 6 aprile 2026

MARIA BADALONI

 UNA PEDAGOGISTA 

PRESTATA 

ALLA POLITICA


-         -di Zina Bianca

-          La premessa: la metafora di un’esistenza

 Il tramonto scivola nell’acqua, dolcemente lambisce sull’orizzonte il primo buio della notte, un blu profondo sconfina il cielo e il mare, immensa e superba tra la corte delle lampare avanza una maestosa, dorata, rossa, luna.

Si staglia sullo sfondo cobalto. Guardandola, la meraviglia di Ciaula, le domande del giovane Leopardi, la luna rossa di De Crescenzo affollano il cuore in un’unica sensazione di bellezza.

 Il venticello del mare raggiunge la terrazza, annodo la sciarpa e raccolgo le carte sparse sul tavolo. Lei è tra queste, emerge dal bianco della carta come prima la luna sul blu, un ovale dai tratti gentili, il microfono in mano, sembra che sappia, che abbia capito che ci interessiamo veramente a lei.

 La prima volta che l’ho vista ho pensato che fosse una delle cantanti liriche che la mia mamma straamava. Scoprirò ben presto che non era una cantante, ma che cresce nella musica e della musica farà la sua vera professione, professione che non abbandonerà mai: nell’animo sarà sempre, una sensibile, attenta, Maestra di musica.

 La musica è sicuramente la metafora di tutta la sua esistenza, la natura della musica è infatti qualcosa che riguarda intimamente l’essere umano; muove, plasma l’intelligenza emotiva, le power skills che consentono di gestire la complessità.

Maria sperimenta infatti la complessità del passaggio dall’emozione al suono – dalla nota allo strumento, allo spartito, all’orchestra – valorizzando le disarmonie, trasformandole in armonie, sinergie, linguaggi moderni pur nella fedeltà, e la complessità della gestione dei sottosistemi per un sistema superiore (l’orchestrale è sottosistema del sistema orchestra) cifra distintiva nel mondo del lavoro, nella società, nella politica.  

 Una considerazione ancora. La musica, nell’animo umano, passa dalla sensibilità del finito alla sensibilità dell’infinito, passa a quella sensazione di trascendenza che eleva: la coscienza della creazione è l’anima al cospetto di Dio.

La musica, infatti, si esprime con il suono e il suono è correlato alla vita: il primo nasce dal silenzio che lo precede e l’ultimo è correlato al silenzio che lo segue, la vita e la morte, come ci insegna il grande Daniel Barenboim. Sarà per questo che Maria Badaloni avrà un valore aggiunto alla sua fede, lei sa che l’esecuzione di uno spartito è una forza, una energia che si diffonde, supera l’umano e, in quanto tale, non può che venire da Dio.

 Il progetto

 Con questi sentimenti e la considerazione che dobbiamo a lei, insieme a Carlo Carretto, per la nascita dell’AIMC, fondata su incarico di Papa Pacelli nel 1945, il Direttivo AIMC della Provincia di Catania ha proposto alle Presidenti delle sezioni che lo compongono, e dopo ai soci tutti in assemblea da remoto, un Convegno dal tema «Maria Badaloni, la visione fondativa dell’AIMC tra memoria e futuro», con sede a Catania.

Il Convegno – mosso dalla finalità di offrire l’occasione di una giornata di studio sul pensiero, sulla azione concreta e sul cambiamento di scenario che Maria Badaloni, nel dopoguerra, in una Italia piegata dalla povertà anche educativa, riuscì ad avviare e a consolidare – è stato articolato in due sessioni: la prima sessione dedicata ai saluti, agli interventi dei relatori e moderatori, alle testimonianze dei soci, alla premiazione degli allievi e delle allieve meritevoli, al riconoscimento di merito ed eccellenza a socie di antica dedizione; la seconda sessione dedicata all’incontro dei Quadri Associativi AIMC Sicilia con la Presidente Esther Flocco.

 Gli ambiti di riflessione

Tre gli ambiti di riflessione nei quali è stato articolato il convegno:  - Maria Badaloni, una pedagogista prestata alla politica

Nell’Italia da ricostruire, con l’attività in Parlamento – Deputata dal 1948 al 1972, per cinque legislature (dalla I alla V) nelle liste della Democrazia Cristiana e con gli incarichi di Governo, Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione per un decennio, con diversi Ministri, dal 1959 al 1968 – con lungimiranza e una visione di grande apertura, mediando tra il mondo cattolico e le esigenze della Società che cambiava rapidamente, pose le basi di un sistema scolastico moderno che ci interroga ancor oggi.  

  - L’istruzione come ascensore sociale

Maria Badaloni si interessò a tutti gli ambiti delle politiche educative con un triplice obiettivo: garantire il diritto alla formazione del minore, in particolare con la lotta all’analfabetismo (oggi povertà educativa e relazionale) che definirà violazione dei diritti umani; garantire la qualità̀ dell’Insegnamento ed anche la stabilità giuridica e salariale, la libertà di insegnamento del Docente; garantire i luoghi dell’apprendimento con investimenti per l’edilizia scolastica, attrezzature educative e didattiche.         

 

 - La Pedagogia strumento di Pace

L’esperienza dell’insegnamento fu la guida della sua visione della Scuola: uno spettro a 360 gradi affinché l’istruzione non fosse un destino designato e affinché il valore del sapere, della cultura, fossero patrimonio di tutti, e garanzia del riconoscimento dei diritti naturali ed inalienabili della persona.

Il Convegno

Nell’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Università di Catania, “testimone” della storia dell’Ateneo più antico della Sicilia (1434), sotto gli affreschi del soffitto di Giovanni Battista Chiari nel XVIII secolo, tra raffinati stucchi, marmi e velluti, ha avuto luogo la Prima Sessione del Convegno.

Dopo i saluti istituzionali e il ringraziamento al Magnifico Rettore, prof. Enrico Foti, per la benevola concessione dell’Aula Magna, ampio spazio è stato dato alla lettura dei saluti augurali.

S.E. Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, nell’augurare la buona riuscita dei lavori, ha ricordato la vocazione formativa e la storia dell’AIMC che a partire dai suoi fondatori “ha avuto ed ha personalità che nel campo della educazione hanno contagiato positivamente i territori di tutta Italia, anche quelli più periferici, assicurando formazione dei docenti, cura della persona, attenzione ai cambiamenti della scuola”. Mons Renna sottolineando come la Badaloni abbia “espresso, anche nell’ambito politico, un modo di prendersi cura dell’istruzione coniugando fede cristiana e cura del bene comune, con sapienza e grande equilibrio”, ha augurato all’AIMC di “continuare a lungo in questa missione di costruzione della cittadinanza, del diritto, del più autentico umanesimo”.

S.E. Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone, nell’affidare i lavori del Convegno all’intercessione della Vergine Maria, Sede della Sapienza, ha sottolineato la preziosità della occasione che il Convegno offre per riscoprire   Maria Badaloni, figura significativa tra i cattolici del Novecento, evidenziando che la memoria della fondazione  “non è soltanto un ricordo storico, ma una sorgente viva di ispirazione per il presente e per il futuro della scuola e della società in Italia. Oggi, in un contesto culturale profondamente mutato ma non meno problematico, la sua visione continua ad interpellarci: educare significa custodire la memoria e al tempo stesso accogliere le sfide e aprire strade nuove, formare coscienze libere e responsabili, capaci di dialogo, di senso critico, capaci di promuovere la speranza”.

Ne abbiamo parlato con....

Sapientemente moderati, con naturale autorevolezza e brillante capacità di andare al cuore dei concetti, da S.E. Mons Antonino Raspanti, Presidente CESi, Vescovo di Acireale e Vescovo delle sezioni AIMC di Acireale e Giarre, i relatori hanno offerto spunti illuminanti di conoscenza e riflessione di altissimo livello, a partire dai temi proposti:

Esther Flocco: “Custodire per innovare: la visione di Maria Badaloni nella missione dell’AIMC”.

Mirzia Bianca: “Maria Pia Badaloni: la dignità della missione del docente e l’educazione all’universalità dei diritti umani”.

Arianna Rotondo: “Oltre le dicotomie: cristianesimo e impegno politico nel progetto educativo di Maria Badaloni.

Giovanni Burtone: “L’articolo 34 della Costituzione è stato il vero motore della crescita del Paese: l’impegno parlamentare di Maria Badaloni”.

Giuseppe Desideri: “AIMC e Scuola della Repubblica, due storie intrecciate”.

 Un pubblico fortemente coinvolto ha seguito dentro un mood di ascolto ed attenzione.

 Testimonianza e premiazione

Festosi e commoventi i momenti delle Testimonianze di Cecilia Belfiore e Giovanni Perrone, delle premiazioni degli allievi (Giovanna Giordano I.C. S.G. Bosco, Ct; Elena Catania, Liceo Sc. Ettore Majorana, Ct; Antonio Buono, Liceo Sc. Ettore Majorana, Ct; Allievi 4^ A, B e C, I.C. Guglielmino-Rossi, Acicatena, Ct; Aurora Zotaj, I.C Paolo Vasta, Acireale, Ct; Allievi delle 3^ E, F, H, I del Liceo S.U. M. Amari di Riposto; Allievi Classe 1^B, I.C. “Galilei Mazzini” di Grammichele, Ct.), del bel video di Giovanni Perrone, dell’Attestato di Eccellenza alla socia Cecilia Belfiore e attestato di merito alla socia Maria Torrisi.

 Seconda Sessione

Nei locali della bellissima sede della Comunità di Sant’Egidio, si è svolto il caloroso incontro di tutti i soci, pervenuti dalle varie Province della Sicilia, con la Presidente Nazionale Esther Flocco e la partecipazione della Presidente Regionale Marina Ciurcina.

Un incontro importante, uno scambio umano di conoscenza, testimonianze e riflessioni, progetti per ritrovarsi.

 Nell’andar via, la Presidente Nazionale Esther Flocco, la Presidente Provinciale Zina Bianca del Direttivo Nazionale e tutti i convenuti hanno inviato un saluto di ringraziamento al prof. Emiliano Abramo, Comunità Sant’Egidio – assente per improvvisi motivi di salute – per la generosa collaborazione alla organizzazione del Convegno.

 Abbracci, promesse di ritrovarsi, di invio delle foto… commozione che chiude il convegno.

Appuntamento alla pubblicazione degli Atti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MAESTRO - aprile 2026

 


IL MAESTRO 



domenica 1 marzo 2026

MARIA BADALONI E L'AIMC

 


Maria Badaloni: la visione fondativa dell’AIMC, 
tra memoria e futuro"

Report del Convegno  dell'AIMC Sicilia



-di Maria Torrisi*


Si è svolto ieri 28 febbraio 2026, presso la prestigiosa Aula Magna del Rettorato dell'Università di Catania, il convegno di Studi dedicato alla figura di Maria Badaloni, - fondatrice e dirigente della Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) insieme a Carlo Carretto, - organizzato da AIMC Provincia di Catania, con le sezioni di Catania, Acireale, Giarre, Grammichele, in collaborazione con l’AIMC Nazionale, l’Università di Catania, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione “Ilaria e Lucia” e la Fondazione Onlus AIMC.

Il convegno ha offerto un’articolata riflessione sulla sua eredità culturale, pedagogica e istituzionale, mettendo in dialogo memoria storica e prospettiva futura nella missione dell’AIMC.

I lavori sono stati aperti dalla presidente provinciale, Zina Bianca, con i saluti istituzionali e la lettura dei messaggi di Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone e di Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania. È stato espresso apprezzamento per la collaborazione tra le realtà territoriali e per la sede accademica di svolgimento del convegno, segno di un’associazione capace di abitare i luoghi del pensiero e del confronto culturale.

La presidente AIMC Nazione Esther Flocco, nel suo intervento “Custodire per innovare: la visione di Maria Badaloni nella missione dell’AIMC”, ha sviluppato il tema del binomio custodire–innovare come chiave interpretativa dell’intero convegno. Custodire non significa conservare in modo statico, ma esercitare un atto di fedeltà e discernimento, innovare non vuol dire inseguire metodologie superficiali, ma rinnovare atteggiamento pedagogico e competenza professionale per rispondere ai mutamenti del tempo.

Solo una memoria viva può generare futuro. L’eredità di Badaloni è stata descritta come patrimonio non solo dell’AIMC, ma dell’intera nazione, una proposta culturale e civile che continua a interrogare la scuola di oggi. L’associazione è stata definita comunità di ricerca, laboratorio di pensiero e comunità di responsabilità, chiamata a presidiare la formazione e a promuovere una cultura che metta al centro la persona e la crescita integrale.

 

Mirzia Bianca, Prof.ssa ordinaria di Diritto civile e di Diritto di Famiglia della Sapienza, Università di Roma, con il suo intervento “Maria Pia Badaloni: la dignità della missione del docente e l’educazione all’universalità dei diritti umani”, ha messo al centro la figura dell’insegnante. Per la Badaloni, ha ricordato Mirzia Bianca, la funzione del docente era “la più grande cosa nell’ordine della Provvidenza”. Tale citazione pronunciata nel contesto della Camera dei deputati, da Maria Badaloni, intende esprimere il valore sociale e morale della funzione docente, una vocazione che unisce responsabilità educativa e impegno civile.

L’educazione primaria è stata presentata come fondamento dell’emancipazione democratica, perché alfabetizzazione e diritti sono inseparabili. È stato evidenziato il contributo di Badaloni nell’attuazione dei principi della Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare dell’articolo 34, sancendo il diritto all’istruzione come strumento per rendere effettiva la dignità della persona e l’universalità dei diritti umani. La riflessione ha toccato anche le sfide attuali, tra cui l’educazione ai sentimenti per contrastare la violenza di genere, l’educazione digitale come accompagnamento critico e responsabile all’uso delle tecnologie e la formazione di cittadini consapevoli e costruttori di democrazia.

 

Arianna Rotondo, Prof.ssa associata di Storia del cristianesimo e delle chiese presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, con l’intervento “Oltre le dicotomie: cristianesimo e impegno politico nel progetto educativo di Maria Badaloni”, ha approfondito la radice teologica della visione badaloniana. La fede, ha sottolineato, non si trasforma in un programma politico, ma offre criteri di giudizio per abitare responsabilmente la storia. Il riferimento al Concilio Vaticano II ha mostrato come la Chiesa viva una tensione dinamica tra tradizione e rinnovamento.

Il laico cristiano non è figura di secondo ordine né può rifugiarsi in principi astratti: è chiamato a confrontarsi con le strutture sociali e politiche. È stato richiamato l’umanesimo di Jacques Maritain, secondo cui la fede non fornisce soluzioni precostituite, ma orienta l’agire nella libertà e nella responsabilità. La pedagogia di Badaloni è stata così presentata come cristiana e insieme aperta al pluralismo, emancipatrice sul piano del ruolo del docente e liberatrice sul piano culturale.

 

L' On. Giovanni Burtone, nel suo intervento “L’articolo 34 della Costituzione è stato il vero motore della crescita del Paese: l’impegno parlamentare di Maria Badaloni”, ha evidenziato il contributo parlamentare di Maria Badaloni alla costruzione della scuola repubblicana. In un Paese segnato dall’analfabetismo e dalla mancanza di strutture scolastiche, l’impegno politico di Badaloni si è intrecciato con la sua identità di insegnante. La scuola è stata il vero motore della crescita democratica ed economica dell’Italia.

Il parallelo con Tina Anselmi ha messo in luce il ruolo delle donne nella costruzione della Repubblica, una presenza radicata in una visione morale e civile capace di incidere nella storia.

Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC, con l’intervento “AIMC e Scuola della Repubblica, due storie intrecciate”, ha offerto una ricostruzione storica puntuale. L’AIMC è stata protagonista nella scuola popolare del dopoguerra, contribuendo alla lotta contro l’analfabetismo e promuovendo una visione inclusiva dell’istruzione.

Le principali riforme, dalla scuola media unica del 1962 all’inserimento degli alunni con disabilità (L. 118/1971), fino al tempo pieno (L. 820/1971), hanno visto l’associazione come luogo di elaborazione pedagogica e culturale. Le politiche scolastiche, in più occasioni, maturavano nel confronto interno all’AIMC, segno della significativa incidenza nella vita istituzionale del Paese.

 

Il Vescovo Raspanti ha invitato a riflettere sul presente: la società è cambiata e, sebbene oggi non si tratti di ricostruire il Paese come nel dopoguerra, emerge una necessità di visione che sembra mancare. Le analisi della realtà attuale ci sono, ma non si vede una direzione chiara, e siamo un po’ “nel guado”.

Raspanti ha ricordato le radici storiche: all’indomani della guerra non c’erano scuole né insegnanti, e furono donne, suore e istituti come il Sacro Cuore a rispondere con due grandi direttive: aiutare i poveri ed educare. La Chiesa, allora come oggi, ha avuto a cuore la scuola, e la visione di Badaloni ci invita a iniziare a formare oggi quella stessa capacità di orientamento e responsabilità.

 

I momenti finali del convegno hanno celebrato la memoria vivente dell’AIMC: la premiazione di Cecilia Maria Belfiore, socia storica, per lunghi anni presidente della sezione AIMC di Giarre e per due mandati Presidente AIMC Regione Sicilia, la cui narrazione ha incantato ed emozionato la platea, con il suo stile elegante, eloquente ed accattivante, rappresenta un modello esemplare di fedeltà e dedizione all'associazione.

L'altra testimonianza video di Giovanni Perrone, Consigliere Speciale dell’Unione Mondiale Insegnanti Cattolici - UMEC-WUCT, altro socio di lunga appartenenza, già presidente AIMC Regione Sicilia per tantissimi anni fino al 2013, ha espresso  la sua gratitudine all'associazione rimarcando la feconda traccia lasciata nel tempo dall'associazione nelle persone, nella scuola e nella società italiana, augurando un cammino di speranza all'insegna della ricerca, del dialogo, della valorizzazione, facendo interagire memoria e futuro, per essere “pellegrini di speranza", in un mondo che cambia rapidamente. Umiltà, competenza, relazionalità positiva, spirito di servizio e gioiosa operosità, comunità sono tratti caratteristici di un’associazione in cammino.

In chiusura, la Presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina, ha salutato i presenti, rivolgendo i complimenti per l’iniziativa promossa, e sottolineando il ruolo delle scuole come spazi di crescita e partecipazione.

A conclusione del convegno, sono stati premiati studenti e intere classi di scuole della provincia che si sono distinti nella partecipazione a iniziative promosse nelle diverse sezioni territoriali, testimoniando l’impegno e la creatività delle nuove generazioni. Un traguardo che porta anche la firma discreta ma decisiva dei docenti, che con passione, dedizione e cura guidano i ragazzi a scoprire e valorizzare i propri talenti; dei Dirigenti “visionari”, capaci di guardare oltre l’ordinario e di credere nella formazione come investimento sul futuro, aprendosi con fiducia alle proposte educative – come quelle dell’AIMC – e dei presidenti e soci delle realtà presenti in tutto il territorio nazionale, che con generosità e spirito di servizio fanno da raccordo tra le comunità locali e gli indirizzi nazionali, costruendo reti e opportunità per una scuola viva e partecipata, sempre orientata al bisogno primario del benessere degli studenti, fondamento autentico di ogni efficace percorso educativo.

Un sentito ringraziamento alla nostra straordinaria Presidente  Zina Bianca, cuore pulsante e mente creativa e organizzativa dell’intero iter del convegno: un instancabile vulcano di idee e progetti che prendono forma in risultati sempre impeccabili!

*Presidente AIMC - sezione di Giarre

 


sabato 24 gennaio 2026

EDUCAZIONE COME DIRITTO UMANO

 


Il ruolo dei maestri cattolici 

secondo Esther Flocco

 

Dal contrasto alla povertà educativa alla formazione di cittadini consapevoli: la scuola come luogo di relazioni, valori e futuro

 

DiLorenzo Cipolla

 

L’educazione è un diritto umano. Lo prevede la Dichiarazione universale dei diritti umani all’articolo 26, che “non parla di istruzione come semplice trasmissione di conoscenze, ma di sviluppo pieno della persona umana”, dice a Interris.it la presidente nazionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc) Esther Flocco, intervistata in occasione della Giornata mondiale dell’educazione. “Educare significa aiutare ciascuno a diventare sé stesso, in relazione con gli altri, con il limite, con la libertà”.

L’intervista

Presidente, l’educazione è un fondamento di una società equa, giusta e accogliente?

“Sì e ne è anche la coscienza. Una società che investe davvero nell’educazione non ha paura della diversità, perché ha strumenti per comprenderla e sa generare legami. L’educazione è il luogo dove si impara che i diritti sono responsabilità reciproche, dove nasce il rispetto delle libertà fondamentali quale riconoscimento dell’altro, dove la tolleranza diventa capacità amicizia civile. Da Presidente nazionale dell’Aimc sono convinta non esista una società giusta senza maestri e maestre riconosciuti come costruttori di futuro. Perché ogni aula è un laboratorio di democrazia, ogni bambino accolto è una promessa mantenuta. Una società che sceglie l’educazione consapevolmente sceglie di restare umana”.

Come si adatta l’educazione ai tempi che cambiano?

“L’educazione cambia forma, ma non la vocazione: rendere l’umano all’altezza del tempo che vive. Viviamo in un’epoca rapidissima e il rischio è pensare che educare significhi aggiornarsi continuamente, ma l’educazione autentica distingue ciò che passa da ciò che resta. Le tecnologie cambiano ma il bisogno di senso, il desiderio di essere visti, ascoltati, riconosciuti rimane intatto. Dobbiamo avere il coraggio di dire, anche istituzionalmente, che non tutto ciò che è nuovo è educativo, e non tutto ciò che è educativo è immediatamente utile o produttivo. Educazione oggi è educare al limite, formare coscienze critiche, dare strumenti per abitare l’incertezza senza paura. Come Aimc crediamo che i maestri e le maestre siano ponti tra generazioni: radicati in valori profondi, capaci di leggere il presente e di aprire orizzonti di futuro”.

In Italia oltre un milione di minori soffre vive in condizione di povertà educativa, cosa può fare il mondo della scuola?

“La povertà educativa è una delle forme più gravi di ingiustizia contemporanea, una ferita aperta nella coscienza del Paese, perché ipoteca il loro futuro. La scuola può fare moltissimo e già lo fa, spesso in silenzio. È il primo presidio di equità, il luogo in cui le disuguaglianze possono essere riconosciute, nominate e almeno in parte, contrastate. Ma dobbiamo dire con chiarezza che da sola non basta, il contrasto alla povertà educativa è una responsabilità collettiva”.

Cosa serve?

“La povertà educativa nasce dove mancano opportunità culturali, spazi di relazione, tempo di qualità, sostegno alle famiglie. Per questo servono alleanze educative vere, politiche pubbliche lungimiranti, servizi sociali integrati, enti locali presenti, un Terzo settore competente, comunità educanti corresponsabili. La scuola è il cuore e ha bisogno di un corpo per vivere. Il contrasto alla povertà educativa misura la qualità democratica di un Paese: lasciare indietro i propri bambini lo rende più povero, meno giusto, meno libero, con meno futuro. Serve investire in cultura, in relazioni, in fiducia”.

Come ricostruire e rinsaldare il patto educativo che Papa Francesco nel 2018 in udienza all’Aimc definì rotto, in crisi?

“Francesco colse una frattura profonda tra istituzioni e famiglie, tra scuola e società, che nasce da solitudini che non si parlano più. Il patto educativo si ricostruisce condividendo una responsabilità, perché l’educazione è relazione. Servono tre scelte chiare. Rimettere al centro i bambini e i ragazzi quali portatori di domande e accettare che l’educazione sia un cammino fatto di tentativi e ripartenze. Riconoscere i reciproci ruoli, la scuola non può sostituirsi alla famiglia, la famiglia non può delegare tutto alla scuola, le istituzioni non possono limitarsi a normare. Infine, ricostruire comunità educanti con una visione comune, in cui si condividono linguaggi e obiettivi e si progetta insieme”.

Cosa vi è rimasto di quell’incontro con il Pontefice?

“Abbiamo ricevuto il mandato di essere ponte, custodire una pedagogia ispirata al Vangelo che accompagna, che tiene insieme autorevolezza e tenerezza, regole e cura”.

L’educazione è relazione?

“Sì, e la scuola è, o dovrebbe essere, il primo luogo in cui un bambino fa esperienza di una relazione giusta, quella docente-alunno. Asimmetrica ma non fredda, è il luogo in cui l’autorità si conquista attraverso la coerenza, l’ascolto, la presenza. Il sapere prende corpo nello spazio umano che si crea tra loro. La relazione educativa ricorda che l’errore non è una colpa ma una tappa, e che prima di essere valutati, i bambini devono essere riconosciuti. Un bambino impara davvero quando sente che qualcuno crede in lui, prima che nei suoi risultati. Se custodiamo la relazione salviamo il senso stesso della scuola”.

E’ educazione anche imparare la relazione con l’Altro da sé?

“Sì, perché ci costringe a riconoscere che il mondo non coincide con il nostro punto di vista, che la verità non si possiede ma si cerca, che l’identità si rafforza nel confronto. Significa imparare a stare davanti all’Altro senza paura, insegnando anche ad attraversare il conflitto. La relazione con l’Altro non è sempre comoda né immediata, ma richiede ascolto, pazienza, capacità di argomentare senza umiliare, di dissentire senza disumanizzare. L’Altro non è un problema da gestire, ma un’occasione di crescita in un esercizio quotidiano di convivenza – così si impara la cittadinanza democratica. Educare alla relazione con l’Altro significa, in definitiva, educare alla pace”.

Legalità, ambiente, inclusione, nuove tecnologie: come educare in questi ambiti?

“Senza affrontarli a compartimenti stagni o ridurli a progetti episodici, perché i bambini non imparano quello che diciamo, ma da ciò che siamo e ciò che facciamo insieme a loro. Un bambino impara la legalità quando vede che le regole valgono per tutti e che la scuola è un luogo affidabile, coerente. L’ambiente è lo spazio che abitiamo insieme dove ‘tutto è connesso’, come ha detto papa Francesco, per cui l’educazione ambientale non è parlare solo di la sostenibilità, ma insegnare la cura dei luoghi, delle cose e delle persone, e il senso del limite, la responsabilità, la sobrietà. L’inclusione deve essere un criterio con cui guardare la realtà: una scuola inclusiva riconosce la differenza come un valore, non riduce nessuno alla propria fragilità, si adatta alle persone invece di chiedere di adattarsi a un unico modello. La sfida tecnologica è una delle più delicate, significa insegnare che le nuove tecnologie non sono strumenti neutri e che la vera competenza è il pensiero critico, cioè sapere scegliere come e perché usarle. Come Aimc crediamo che l’educazione del futuro non sarà più ricca di contenuti, ma più profonda di senso”.

Qual è il vostro contributo all’educazione?

“E’ prima di tutto il gesto di tendere la mano, di non lasciare nessuno indietro, di costruire ponti là dove altri vedono solo distanze. L’Aimc è nata da un’intuizione profonda di Maria Badaloni, che comprese che educare non significa solo insegnare, ma prendersi cura. Il nostro contributo è nel modo in cui abitiamo la scuola: con uno sguardo che accoglie, una parola che orienta, con una presenza che rassicura. Essere maestri cattolici oggi significa credere che ogni bambino sia amato prima ancora di essere valutato, che ogni fragilità sia una possibilità di incontro, che ogni classe sia un piccolo mondo in cui si può imparare a vivere insieme, che si educa con il cuore, il pensiero, la competenza e la compassione”.

 

In terris

venerdì 26 dicembre 2025

CATERINA RENDA, UN GENEROSO IMPEGNO

 


IN MEMORIA 
DI 
CATERINA RENDA

Caterina Renda (già  dirigente scolastica, presidente provinciale AIMC Catania, componente il Consiglio Nazionale AIMC, Componente l'Organismo di garanzia associativo, Vice presidente regionale AIMC.....) la notte di Natale è stata chiamata a far festa in Paradiso. 


Per  esprimere la nostra gratitudine, perché la sua memoria sia feconda , pubblichiamo alcuni messaggi pervenuti.


Dalla Presidente Nazionale AIMC, Esther Flocco

Con profondo dispiacere comunichiamo che è tornata alla casa del Padre Caterina Renda. È stata una socia storica e una presenza preziosa: il suo impegno, la sua dedizione e il suo contributo resteranno per noi un esempio e un ricordo indelebile.

A nome di tutta l’Associazione, esprimiamo le nostre più sentite condoglianze e ci stringiamo con preghiera e affetto attorno alla sua famiglia, in questo momento di grande dolore.

  Giovanni Perrone – Unione Mondiale Insegnanti Cattolici

Nella notte di Natale Caterina Renda è tornata alla Casa del Padre, al termine di un cammino vissuto con fede, coerenza e spirito di servizio. È stata fedele e attiva socia e dirigente (nazionale, regionale, provinciale e sezionale dell’AIMC) da oltre un quarantennio. É stata di esempio per molti, privilegiando l’essere piuttosto che l’apparire, il fare piuttosto che il parlare: una grande donna, competente dirigente scolastica, innamorata dell’AIMC e anche dell’Unione Mondiale Insegnanti Cattolici. Lucidità, concretezza, diligenza, fede, spirito di servizio, umiltà, lealtà, sincera amicizia l’hanno contraddistinta.  Il Signore la accolga tra le sue paterne braccia e dia conforto ai suoi cari. Che la sua memoria non si perda! Caterina dall’alto assista l’associazione a fare del proprio meglio.

 Rino La Placa -Palermo

La dipartita di Caterina mi procura tristezza e dolore. Se ne va una collega seria, colta e impegnata nella scuola e nella vita civile. L’ho conosciuta nell’Associazione Italiana Insegnanti Cattolici dove ha dato molto con generosità e competenza. Vivrà nel ricordo affettuoso d tanti operatori scolastici, di tante famiglie e soprattutto di tanti alunni. Mi unisco nel cordoglio e nella preghiera.

 Giovanni Bensi, Prato

Le mie più sentite condoglianze nel ricordo di tanto comune impegno nell'aimc nazionale e di sincera amicizia e condivisione. Una commossa preghiera.

Angela Gullì – Siracusa

Mi dispiace tanto, una delle primissime socie che ho conosciuto. Sempre affettuosa e disponibile

Il Signore l’accolga tra le sue braccia misericordiose. Condoglianze alla famiglia

 Cecilia Belfiore – Giarre

Con grande dolore apprendo la perdita di un'amica personale e mia guida nel "nostro" cammino all'interno dell'AIMC

 Maria Torrisi - AIMC Giarre

La sezione AIMC di Giarre si stringe con sincera partecipazione al dolore della famiglia e dei suoi cari, esprimendo le nostre più sentite condoglianze. Il suo impegno, la sua professionalità e la sua umanità resteranno un esempio e un patrimonio prezioso per tutti noi. Abbiamo un ricordo riconoscente per una persona che ha dato tanto con generosità e passione.


 Antonietta D’Episcopo –Salerno

Ho visto solo ora la triste notizia e avverto il bisogno di ricordare la nobiltà d’animo di Caterina, il suo modo discreto di fare del bene. Ha testimoniato, con grande coerenza, un'autentica passione associativa motivante e coinvolgente.

 Un'antica saggezza, particolarmente apprezzata dalle nuove generazioni di insegnanti, dei quali si è sempre preso cura. A lei rivolgo il mio grazie sincero e riconoscente attraverso la preghiera.

 Anna Maria Bianchi - Basilicata

Ho un ricordo affettuoso e gioioso di Caterina e voglio conservarlo così.

Sono vicino alla famiglia con la preghiera.

 Rosa Messana - Ragusa

Ho conosciuto Caterina, una persona veramente speciale.  La ringrazio per quello che ha saputo insegnarmi e la ricordo con affetto. Condoglianze alla famiglia.

 Italo Bassotto - Mantova

Dolce e cara Caterina, testimone di un’AIMC che non c'è più e di una professione fatta di mitezza e condivisione...

 Ornella Valerio – Lombardia

Un ricordo, una preghiera R.I.P. Sentite condoglianze ai familiari

 Sandra Cavallini - Livorno

In fede e con commozione ci stringiamo alla famiglia di Caterina che ricordiamo con stima ed affetto. Sandra e tutti noi AIMC Livorno

 Katia Di Stefano- Mazara del Vallo

Ci mancheranno la sua amicizia, il suo amore e generoso impegno per l’Associazione, la sua saggezza e la sua lungimiranza.

 Adriana Dominici - Bracciano

La spontaneità di una bambina, coperta da una grande professionalità; gli occhi esprimevano acume, lealtà e positiva relazionalità. La sua presenza era una garanzia. Il tempo trascorso insieme è stato un dono. La sua parola è stata conforto. Il suo agire trascinava e donava sicurezza. Grazie!

Santino Cerami - Palermo

Con profondo dolore mi unisco al cordoglio per la scomparsa di Caterina Renda. Ha vissuto il suo impegno con fede, coerenza e autentico spirito di servizio, offrendo all’AIMC una testimonianza silenziosa ma incisiva di competenza, umiltà e dedizione. Donna di grande spessore umano e professionale, dirigente scolastica competente e guida leale, ha saputo lasciare un segno profondo in quanti abbiamo avuto il dono di incontrarla. Il suo esempio resti vivo e continui a guidare il cammino dell’associazione.

Mariella Cagnetta - Andria

Ho appreso della perdita di Caterina. Un grande dispiacere. Ricordo ancora quando ci siamo conosciute all'inizio del mio arrivo a Roma. Abbiamo fatto subito amicizia. Una bella persona. Spero che ora sia già tra le braccia del Signore e da lassù possa pregare per noi e per l' Aimc. Il Signore l'abbia nella gioia del Paradiso. Io pregherò per lei.