venerdì 19 novembre 2021

PROGETTARE E VALUTARE


DALLA PROGETTAZIONE 

ALLA VALUTAZIONE

 

-         di Emanuela Colombani

 

Nel mio intervento delineerò brevemente la relazione che c’è tra valutazione e progettazione, partendo anche da alcune riflessioni fatte nel lavoro del collegio docenti in questi anni, durante i quali abbiamo cercato di esplicitare in modo sempre più evidente la proposta didattica ed educativa della scuola, lavorando sugli strumenti a disposizione, tra i quali le Indicazioni nazionali e la certificazione delle competenze di fine ciclo. Proprio la certificazione delle competenze, da consegnare alle famiglie al termine della scuola primaria ha aperto la riflessione sulla relazione tra la valutazione periodica finale (pagella e i voti o il giudizio che li accompagnava) e il livello di competenze che veniva assegnato.

Partendo dal presupposto che la certificazione non costituisce un mero adempimento burocratico, la compilazione è stata colta come occasione per ripensare l’intera prassi didattica e valutativa, al fine di spostare sempre di più l’attenzione sulla maturazione di competenze efficaci che, insieme alle conoscenze e le abilità, diventassero bagaglio permanente di ciascun bambino.

Da questo, abbiamo capito che il punto di arrivo era in realtà il punto di partenza: “Cosa metto in atto e come per arrivare a quello? Come lavoro per rendere espliciti - a noi per primi e poi anche alle famiglie- i passaggi e i passi dalla prima alla quinta, per raggiungere quelle competenze? “

Si è reso necessario nuovamente andare a fondo del nostro modo di “fare scuola”, integrando ancor di più la didattica dei contenuti e dei saperi con nuove o più consapevoli modalità che favorissero l’interazione e agevolassero la costruzione dell’apprendimento.

Da sempre la nostra scuola ha fondato il proprio insegnamento su esperienze significative che mettono in gioco contenuti e procedure che consentano di “imparare facendo”, rendendo così ogni bambino protagonista del processo di acquisizione delle competenze.

Ma una padronanza delle competenze di base richiede, primariamente da parte di noi insegnanti, la riscoperta dei nuclei fondanti delle discipline e del loro valore formativo.

Ecco che allora, il curricolo di istituto è essenziale in questo processo in quanto espressione della libertà d’insegnamento e dell’autonomia scolastica e, al tempo stesso, esplicita le scelte della scuola e ne mette in luce l’identità.

È a partire dal curricolo, in linea con le indicazioni nazionali, che abbiamo individuato le esperienze di apprendimento più efficaci, abbiamo operato le scelte didattiche più significative, e abbiamo messo in atto le strategie più idonee attraverso cui accompagnare i processi di apprendimento di ciascun bambino, in uno stimolo continuo di miglioramento.

Questo contiene in sé già la valutazione, poiché se la intendiamo come un processo di azioni che permette all’alunno di approssimarsi al traguardo di conoscenza, allora la valutazione si colloca prima, durante e dopo l’azione didattica.

In questo modo la valutazione perde la forma di “somma numerica”, che registra il “quanto”, e diventa sempre formativa.  Solo così ci si accorge che c’è una stretta correlazione tra ciò che è appreso e il processo di apprendimento e nella valutazione dobbiamo prenderli in considerazione entrambi. La valutazione deve essere formativa, cioè collegata alla metacognizione, ovvero alla capacità di riflettere sui propri processi di apprendimento.

Deve favorire i passi di apprendimento, deve promuovere la consapevolezza del compito di apprendimento, aiutare a individuare le strategie efficaci per conseguirlo e portare a una revisione ricorsiva.

Per questo la valutazione deve essere coerente con gli obiettivi di apprendimento e con i traguardi di sviluppo delle competenze.  Quando progetto un determinato argomento di una certa disciplina devo già stabilire la modalità e i contenuti della valutazione e, mentre lo organizzo, non posso prescindere dalle dimensioni (o ambiti) di quella stessa. Per es. in Geografia gli ambiti sono l’orientamento, il linguaggio della geo-graficità, il paesaggio, il sistema territoriale; in Storia: l’uso delle fonti, l’organizzazione delle informazioni, strumenti concettuali, produzione etc..

Poi dovrò evidenziare gli obiettivi in riferimento alla classe. Per es. per la quinta, in geografia, relativamente all’ambito dell’orientamento potrà essere “Estendere le proprie carte mentali al territorio italiano, all’Europa e ai diversi continenti, attraverso gli strumenti dell’osservazione indiretta (filmati e fotografie, documenti cartografici, immagini da telerilevamento, elaborazioni digitali, ecc.; contenuti (es: la Lombardia) e i criteriche utilizzerò per valutare: autonomia, chiarezza, correttezza, flessibilità…  e i rispettivi livelli.

Risulta evidente che progettazione e valutazione non possono che procedere pari passo.

L’insegnamento tradizionale rende invisibile molti aspetti chiave della competenza esperta, perché non si focalizza sui processi.

In questo modo gli alunni potrebbero trovarsi in difficoltà, poiché, non avendo ancora acquisito un metodo per apprendere, spesso sono chiamati a produrre performance non attinenti alle loro caratteristiche cognitive e a non comprendere cosa e come viene valutato il loro lavoro.

Invece, ponendo la valutazione all’inizio, durante e dopo l’azione didattica, quindi in essere già nel momento della programmazione didattica, è possibile esteriorizzare i processi eseguiti di solito e condurre l’attività didattica in modo da rendere esplicito ciò che normalmente è implicito. Il bambino vede costantemente all’opera le capacità che “stanno imparando”, le assume come sue e le integra con quelle già possedute nell’intero processo del sapere.

Da ultimo, in questa prospettiva, la valutazione, oltre che essere formativa, è necessariamente sempre personalizzata, perché finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento, unici per ogni alunno.

Le prove di valutazione poi devono essere basate su indicatori o su repertori di rubriche condivise, magari trasversalmente con più docenti e pensate in modo da lasciare spazio all’azione imprevista del bambino.

Ciò permette di raccogliere in tutte le fasi una serie di elementi che documentano quanto appreso dal bambino, in merito a conoscenze, abilità e competenze e che devono essere comunicate: in primo luogo al bambino, per restituirgli la coscienza di sé in quel punto del cammino scolastico e del suo fare, e alla famiglia.

 Libertà di educazione- Il sussidiario


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