venerdì 17 luglio 2020

MARIA MONTESSORI: LA CATECHESI DEL BUON PASTORE


Un modo di introdurre i bimbi alla verità cristiana nato negli anni Cinquanta a Roma, ora diffuso nel mondo
Fu opera di Sofia Cavalletti, biblista e studiosa di ebraismo, e dell’educatrice Gianna Gobbi, che si trovarono a preparare i piccoli alla Prima comunione
 Il contributo di padre Pani, di cui pubblichiamo ampi stralci, viene pubblicato nel nuovo quaderno (4082) in uscita di «Civiltà Cattolica».

di GIANCARLO PANI

Ritornare alle origini è utile per capire, ma è sempre necessario per cogliere come una certa esperienza sia arrivata fino a noi e si mantenga tuttora viva. A Barcellona, circa un secolo fa, nel primo dopoguerra, un’insegnante, per far capire ai bambini delle prime classi elementari le addizioni e sottrazioni, aveva scoperto un metodo semplice, ma efficace: usare piccoli cubi di legno da sovrapporre o separare. Sovrapporre i cubi significa 'l’addizione', separarli invece 'la sottrazione', e così via. L’insegnante, che era cattolica, si trovò a partecipare a un Congresso liturgico e chiese a uno dei relatori, l’abate dei benedettini di Monserrat, che cosa fosse importante per iniziare i bambini alla realtà della fede e della preghiera. L’abate rispose prontamente: «La Bibbia e la liturgia, in particolare la Messa». M a come insegnarle ai bambini? Frequentare la Messa con i genitori era certamente fondamentale, ma non aiutava a coinvolgere i piccoli a partecipare attivamente alla liturgia. Prese l’avvio così una ricerca per interessare i bambini alla comprensione della Messa: si pensò di presentarla con qualche materiale di lavoro idoneo a farne capire le parti. In qualche modo entrava in gioco il tipo di materiale impiegato per il metodo matematico. L’impresa non era facile, eppure portò alla scoperta dell’attitudine dei piccoli a comprendere i misteri della fede. Di lì iniziò una ricerca per la catechesi che ha poi preso il nome di 'Catechesi del Buon Pastore'.
L’insegnante si chiamava Maria Montessori, era medico (una delle prime donne laureate alla 'Sapienza' di Roma), neuropsichiatra infantile, pedagogista, e aveva una straordinaria passione per la formazione e l’educazione dei bambini, soprattutto emarginati e disabili. Aveva scoperto l’importanza di catturare l’attenzione dei piccoli e renderli protagonisti della loro vita. In particolare, era rimasta attratta e meravigliata dalle capacità spirituali dell’infanzia fin dai primi anni di vita: «I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso », periodo nel quale i bambini hanno intuizioni e slanci religiosi che sono sorprendenti. L’espressione può meravigliare, ma si rimane stupiti quando il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione su L’educazione cristiana, afferma che i bambini «fin dalla più tenera età sono in grado di percepire il senso di Dio», e che il compito dei genitori è di «aiutarli a svilupparlo». L’ insegnamento religioso apparve alla Montessori il culmine di quanto si viveva nelle 'Case dei Bambini', e ne descrisse l’esperienza in tre libri, tra cui I bambini viventi nella Chiesa, dove sostiene: «Il complemento necessario dell’istruzione religiosa della prima età è la liturgia, resa accessibile ai bambini». Il risultato fu sorprendente, come scrisse Cavalletti: «Centrando l’educazione religiosa sulla liturgia, la Montessori
dimostra di aver intuito l’importanza fondamentale del 'segno' nella catechesi. È proprio del segno non tanto presentare alla mente delle verità da comprendere, quanto piuttosto riprodurre delle situazioni, dei fatti, perché gli uomini di tutti tempi possano esserne partecipi ed attori. La catechesi dei 'segni' è quindi scevra da qualsiasi intellettualismo, ed è nel senso più pieno aiuto alla vita religiosa del bambino. In questo indirizzo di fondo sta il valore permanente dell’opera della Montessori in campo religioso ed è di questa eredità preziosa che le è profondamente grata chi cerca, oggi, di continuarla».
Montessori aveva scoperto che dalle sollecitazioni interiori del bambino scaturiva in lui «un senso gratissimo di gioia e di nuova dignità », quella gioia che è espressione di crescita interiore e quella dignità che impegna l’adulto a rispettare il principio di 'dare ai più piccoli le cose più grandi', secondo l’insegnamento del Signore: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Da Barcellona a Roma, nel 1954. Per diverse vicende personali, la Montessori non riuscì a completare le sue ricerche in campo religioso, che furono proseguite e prese a cuore dalla sua allieva e collaboratrice, Adele Costa Gnocchi, nella 'Casa dei Bambini' a Roma, vicino alla Chiesa Nuova. L’educatrice abitava in un palazzo di fronte a quello di Sofia Cavalletti, che conosceva molto be- ne e di cui era amica. Le chiese di preparare alcuni bambini per la Prima comunione. La Cavalletti era assistente, all’Università di Roma, dell’ex- rabbino Eugenio Zolli ed era impegnata nello studio dei trattati talmudici. N ella nuova esperienza venne affiancata dalla pedagogista montessoriana Gianna Gobbi. Il loro lavoro parte dalla lettura della Bibbia, in particolare delle parabole, perché nei Vangeli si afferma che questo era il genere di insegnamento privilegiato da Gesù; per la liturgia, invece, si spiegano le parti della Messa, in modo che i bambini possano capirne il significato. La Scrittura e la liturgia sono proprio le fonti che la Chiesa lungo la sua tradizione e la sua storia bimillenaria ha sempre riconosciuto fondamentali per la vita di fede del cristiano. 
Scrive la Cavalletti: «La risposta che i bambini danno all’esperienza religiosa è tale che sembra coinvolgerli nel profondo, in un appagamento totale. […] La facilità e la spontaneità dell’espressione religiosa e della preghiera del bimbo fanno pensare a qualcosa che sgorga dal profondo, quasi fosse connaturale al bambino». I l punto centrale della catechesi è la verità più importante del cristianesimo: la relazione vitale tra Dio e le sue creature, in termini biblici 'l’alleanza'. I bambini mostrano di scoprirla e sperimentarla attraverso l’ascolto diretto della Parola. Il metodo per presentarla è semplice: si legge il testo biblico, poi si lascia ai bambini il tempo di assimilarlo. Fra i testi biblici, particolare attrazione esercita la parabola giovannea del Buon Pastore. Tra gli aspetti poliedrici del testo, i bambini ne privilegiano uno: «Il Pastore chiama le sue pecore per nome» (Gv 10,3) ed esse ascoltano la sua voce e lo seguono. Lo straordinario incanto che tale versetto suscita nei bambini è documentato dalla quantità e qualità delle loro 'risposte', sia in espressioni sia in disegni. [...] Poiché la Scrittura trova la sua compiutezza nella liturgia, la Bibbia si vive nella celebrazione liturgica, dove ci si nutre 'dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo'. Nella catechesi del Buon Pastore la liturgia diventa quindi l’altro fondamento su cui il bambino può costruire la sua personale relazione con il Signore .[...] L a catechesi del Buon Pastore inizia dai tre anni: è il primo livello. 
Oggi i pedagogisti hanno dimostrato che i primi anni di un bambino sono fondamentali per tutto il resto della vita. La catechesi si sviluppa durante la fanciullezza e l’adolescenza, sempre attraverso l’approfondimento biblico e liturgico. Dopo i sei anni, la crescita del bambino richiede un ampliamento dei temi: è il secondo livello. Inizia l’esigenza morale del fare e del comportamento. In conclusione, va rilevata anche un’altra caratteristica: il servizio del catechista. Questi «non cercherà di fermare su se stesso, sulle sue opinioni ed attitudini personali l’attenzione e l’adesione dell’intelligenza e del cuore di colui che sta catechizzando; e, soprattutto, non cercherà di inculcare le sue opinioni ed opzioni personali, come se queste esprimessero la dottrina e le lezioni di vita di Gesù Cristo». [...] 
Dagli anni Sessanta in poi, accanto all’attività con i bambini si sono svolti anche i corsi di formazione per gli adulti: corsi che spesso si concludono con esami e consegna dei diplomi riconosciuti dall’Ufficio catechistico del Vicariato di Roma. Un elemento non certo marginale di questa catechesi è la rapidità con cui si è diffusa non soltanto in parrocchie, centri di formazione, scuole religiose, ma anche in altre nazioni e continenti. Si è estesa all’Europa centrale e orientale, ha attraversato l’Oceano per giungere in Messico tra gli indios, negli Stati Uniti fra gli amerindi, e ha conosciuto anche uno sviluppo ecumenico. Soprattutto negli Stati Uniti, ha incontrato grande accoglienza tra gli episcopaliani e i protestanti, cui si sono aggiunti gli ortodossi: il segno del Vangelo che unisce. Oggi la catechesi del Buon Pastore è stata accolta anche dalle Missionarie della carità, le suore di Madre Teresa di Calcutta. Nel 2015 si è tenuto a Phoenix, in California, un Convegno internazionale della catechesi del Buon Pastore: vi hanno partecipato 856 catechisti, rappresentanti di 26 nazioni dei cinque continenti. Due anni dopo, in Messico, nello Stato del Chiapas, a San Cristóbal de Las Casas, è stato organizzato un convegno con i catechisti messicani cui hanno preso parte circa 450 persone.
La pedagogista aveva scoperto l’importanza di catturare l’attenzione dei piccoli e renderli protagonisti della loro vita, anche nella religione.



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