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giovedì 20 novembre 2025

BAMBINI NEL MONDO


 

SCHIACCIATI 

TRA GUERRA 

E POVERTA' 

In base al report “Minori e ferite da esplosione: l'impatto devastante delle armi esplosive sui bambini", diffuso da Save the Children, questi ordigni sono stati responsabili del 70% dei quasi 12mila minori uccisi o feriti nelle zone di guerra lo scorso anno, a causa dei conflitti che si spostano sempre più nelle aree urbane. 

Nel 2025 118 milioni hanno sofferto la fame e oltre 48 milioni sono vittime di disastri climatici.

 In Europa negli ultimi cinque anni 446mila bambini in più colpiti dalla povertà. In Italia sono 1,28 milioni i minori in povertà assoluta

di Redazione

Save the Children traccia un bilancio della situazione dei bambini nel mondo, sempre più colpiti da conflitti, malnutrizione, crisi climatica e povertà.

Le armi esplosive mietono vittime tra i bambini a livelli senza precedenti. In base al report “Minori e ferite da esplosione: l’impatto devastante delle armi esplosive sui bambini“, diffuso oggi, questi ordigni sono stati responsabili del 70% dei quasi 12mila minori uccisi o feriti nelle zone di guerra lo scorso anno, a causa dei conflitti che si spostano sempre più nelle aree urbane. Questo dato è nettamente superiore a quello del periodo 2020-2024 (pari a una media di circa il 59%).  Per il 2024 i dati delle Nazioni Unite evidenziano che 4.676 bambini sono stati uccisi in zone di conflitto e 7.291 feriti, portando il totale delle vittime a 11.967. Si tratta del numero più alto mai registrato, in aumento del 42% rispetto alle 8.422 vittime infantili del 2020, con guerre sempre più urbanizzate, più distruttive e caratterizzate da una crescente impunità.

Per tre anni consecutivi, le forze governative sono state identificate come i principali responsabili di questi bambini morti e feriti, in gran parte a causa dell’uso di armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate. Gli esplosivi di fabbricazione statale causano ora il 54% delle morti e dei feriti tra i civili, rispetto al 17% del 2020. Dagli anni ’90, il numero di bambini e bambine che vivono sotto il peso della guerra è più che raddoppiato, raggiungendo oggi la cifra record di 520 milioni di bambini e adolescenti, oltre uno su cinque a livello globale presenti in zone di conflitto attivo, con un aumento del 30% delle gravi violazioni contro i minori nei conflitti accertate, con numeri record di uccisioni, mutilazioni, aggressioni sessuali e rapimenti.

Fame e sfruttamento: piaghe senza fine

Accanto a questi, tanti altri dati testimoniano come il mondo sia diventato un luogo terribilmente pericoloso per i minori, che vengono sempre più privati dei loro diritti.  Dei circa 118 milioni di bambini che hanno sofferto la fame nel 2025, quasi 63 milioni – oltre la metà – sono stati costretti a questa situazione dai conflitti, che rimangono la principale causa di fame nel mondo – dove addirittura a volte è utilizzata come arma di guerra. Sfollamenti, eventi climatici catastrofici, povertà estrema hanno aggravato le condizioni alimentari dei minori nel mondo. A livello globale la malnutrizione acuta è la causa di circa la metà dei decessi dei bambini e bambine sotto i 5 anni. A rendere più grave la situazione, ci sono stati i recenti tagli agli aiuti internazionali che stanno mettendo a rischio il sostegno a programmi fondamentali per la salute, la nutrizione e l’istruzione di milioni di bambini. Inoltre, nel mondo 1 persona su 4 in condizione di sfruttamento o schiavitù moderna è minorenne, pari a 12,3 milioni, mentre circa 48 milioni di minori all’anno, ovvero in media 136 mila al giorno, sono stati colpiti da disastri climatici negli ultimi 30 anni.

La povertà attanaglia l’Europa e l’Italia

Restringendo il campo a livello europeo, si registrano 446mila bambini in più – pari a una media di 244 bambini al giorno – colpiti dalla povertà in Europa negli ultimi cinque anni. L’Italia è al quintultimo posto in Ue per la percentuale di bambini a rischio povertà ed esclusione sociale, con il 27,1%, mentre i minori in povertà assoluta nel nostro Paese sono 1,28 milioni, il 13,8% del totale.  I diritti specifici dei bambini e degli adolescenti – da quello all’istruzione, alla protezione, al cibo e alla sicurezza dallo sfruttamento – sono ignorati e calpestati in moltissimi contesti, a causa dei conflitti, crisi umanitarie, povertà estrema o crisi climatiche, a causa dei quali bambini e bambine, ragazzi e ragazze non possono andare a scuola, devono abbandonare le loro case, cercare un futuro possibile altrove affrontando viaggi pericolosi, ricorrere a misure disperate per sopravvivere.  Save the Children chiede ai leader mondiali di fermare l’uso di armi esplosive nelle aree popolate e di proteggere i bambini nei conflitti. Più in generale, l’organizzazione sottolinea come sia necessaria un’inversione di tendenza dei governi e delle istituzioni, che portino a investire sull’infanzia, mettendo sempre la protezione, i bisogni e i diritti dei più piccoli al centro dell’agenda politica della comunità internazionale. 

AP Photo/Abdel Kareem Hana/Associated Press/LaPresse

VITA

 

sabato 15 novembre 2025

SENZA FILTRI

 


Il 41,8% 

degli adolescenti

 quando è

 triste, solo e ansioso

 chiede aiuto

 aIl’Intelligenza

 Artificiale

Oltre il 42% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni si è rivolto all'intelligenza artificiale per chiedere consigli su scelte importanti da fare che riguardavano relazioni, sentimenti, scuola, lavoro. Il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti. Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Senza filtri”, diffuso da Save the Children

di Redazione

Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni intervistati afferma di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso. Una percentuale simile, oltre il 42%, per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola, lavoro). Il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9% – quasi un ragazzo su tre – tutti i giorni o quasi, il 43,3% qualche volta a settimana, solo il 7,5% non la utilizza mai. Sono alcuni dei principali risultati di un sondaggio inedito sul rapporto tra adolescenti e Intelligenza artificiale dal quale emerge anche la funzione di conforto emotivo degli strumenti dell’IA, contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Senza filtri”, curato dal giornalista Daniele Biella, e diffuso oggi da Save the Children a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Quest’anno l’Atlante ha voluto indagare l’età dell’adolescenza, attraverso un’analisi dei dati e un viaggio in ascolto delle voci di ragazze e ragazzi. Il risultato è una fotografia ricca e complessa, di adolescenti onlife, da una parte consapevoli delle difficoltà della fase che attraversano e alla ricerca di nuove strade e spazi di condivisione, dall’altra a rischio di isolamento. 

Il 60% degli adolescenti è soddisfatto o molto soddisfatto di sé, con percentuali più elevate tra i ragazzi (71%) rispetto alle ragazze (50%); al 9% è capitato di isolarsi volontariamente anche per brevi periodi per problemi di natura psicologica; quasi uno su 8 ha usato psicofarmaci senza prescrizione nell’ultimo anno, con una percentuale più alta tra le ragazze (16,3%). Un gap di genere che si riscontra anche quando li si interroga sul proprio benessere psicologico: poco più di una ragazza su tre mostra di avere un buon equilibrio psicologico (34%), contro il 66% dei ragazzi, la più ampia differenza di genere rilevata tra tutti i Paesi europei (oltre 30 punti percentuali). In totale, meno della metà dei ragazzi e delle ragazze (49,6%) mostra un buon livello di benessere psicologico. 

La vita dei nativi digitali si svolge in una dimensione onlife, in cui non ci sono più barriere tra mondo fisico e virtuale. Il 38% dei 15­-19enni afferma di guardare spesso il cellulare in presenza di amici o parenti, il fenomeno del ‘phubbing’ , e il 27% si sente nervoso quando non lo ha con sé. Più di uno su 8 è iperconnesso,  cioè risponde ad indicatori che rilevano un profilo di uso problematico di internet  (13%) e il 47,1% è stato/a vittima di cyberbullismo, un dato in aumento dal 2018, quando le vittime erano il 31,1%. Il 30% ha fatto ghosting, bloccando una persona improvvisamente senza fornire spiegazioni. Il 37% dei 15-19enni trascorre tempo sui siti porno per adulti, percentuale che sale al 54,5 % nel caso dei ragazzi, rispetto al 19,1% delle ragazze.

Quanto alla dimensione off-line, un adolescente su due non ha mai visitato mostre o musei nel 2024 (oltre il 60% nel Mezzogiorno), il 21,2% non è mai andato al cinemail 46,2% non legge libri al di là di quelli scolastici. Il 18,1% non fa nessuna attività fisica, percentuale che sale al 29,2% nel Mezzogiorno. Meno della metà (47,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha fatto una gita o una vacanza di almeno una notte, in Italia o all’estero, rispetto all’81% dei giovani spagnoli e il 90% degli olandesi. 

Sul fronte delle relazioni, gli amici restano per i ragazzi e le ragazze un punto fermo nelle acque incerte dell’adolescenza: più di 8 su dieci sono soddisfatti del loro rapporto con gli amici (il 40% soddisfatti, il 42,5% molto soddisfatti). Pochissimi, solo l’1,6% non sono per nulla soddisfatti. Positiva anche la relazione con i genitori, il 78% se ne dichiara soddisfatto o molto soddisfatto (84% i ragazzi, 73% le ragazze), anche se il 31% dichiara di aver avuto gravi problemi nel rapporto con loro

«L’Atlante fotografa le tante, diverse, adolescenze vissute in Italia da una generazione che è stata duramente segnata dall’emergenza Covid, in termini di uso problematico di internet e di rischi di isolamento, ma che oggi cerca con forza nuovi spazi di protagonismo», ha dichiarato Raffaela Milano, direttrice del Polo Ricerche di Save the Children. «Le disuguaglianze economiche, educative e sociali si fanno più pesanti proprio in questa fase cruciale della crescita, rischiando di compromettere il futuro. È necessario colmare questi divari e garantire a tutti gli adolescenti l’opportunità di studiare, viaggiare, fare sport, sperimentarsi, come loro stessi ci chiedono a gran voce». 

 Vita

Immagine


 

domenica 9 gennaio 2022

SCUOLE E PANDEMIA. ALLARME DI SAVE THE CHILDREN


 Scuole e pandemia

un problema molto italiano: 

l'appello di Save the Children

L'organizzazione internazionale a difesa dell'infanzia e dell'adolescenza, chiede al Governo un piano straordinario e una “dote educativa” per tutti i bambini e i ragazzi danneggiati dalla pandemia. I rischi di una nuova chiusura delle scuole: diminuzione delle competenze, perdita degli apprendimenti, emersione di disturbi psicologici, perdita di socialità e rischio di abbandono scolastico

Diminuzione delle competenze, perdita degli apprendimenti, emersione di disturbi psicologici, perdita di socialità e rischio di abbandono scolastico: queste secondo Save the Children, organizzazione internazionale in difesa dell'infanzia, le gravi conseguenze della possibile chiusura delle scuole in Italia, ventilata da molti, che deve invece rimanere solo l’ultima opzione per assicurare il diritto alla salute e il diritto all’educazione di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti. 

Sguardo all'Italia

“Alla ripresa lunedì, in gran parte d’Italia, di un anno scolastico pieno di incognite, è sconfortante vedere la facilità con la quale si pensa di poter 'chiudere le scuole' per un mese - afferma Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children - in un Paese in cui sono regolarmente aperte tutte le attività produttive anche non essenziali. Non parliamo delle giuste e concrete preoccupazioni espresse da dirigenti scolatici e docenti che operano sul campo affrontando problemi serissimi, ma della difficoltà che ancora oggi hanno molti rappresentanti istituzionali nel comprendere la portata della catastrofe educativa che la pandemia sta comportando al livello globale - con più di 10 milioni di bambini, e soprattutto di bambine che, nel mondo, rischiano di non tornare mai più a scuola - e che colpisce anche il nostro Paese”. L’organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, segnala che nel nostro Paese i dati Invalsi hanno già registrato un aumento del numero di ragazzi e di ragazze che alla fine del percorso di istruzione non raggiungono il livello mimino di competenze in italiano e in matematica, passato su base nazionale dal 7 al 9,5% degli studenti, con punte in Calabria e in Campania del 22,4% e del 20,1%.

Non solo competenze

Al calo di apprendimento si associa la perdita di socialità con gravi problemi di carattere psicologico e relazionale che affliggono gran parte degli adolescenti. In una consultazione promossa da Save the Children qualche mese fa, coinvolgendo oltre mille docenti, in maggioranza della scuola primaria e secondaria di primo grado, la metà degli insegnanti interpellati ha rilevato nella classe una generale perdita degli apprendimenti (55,3%), 1 su 4 ha notato l’emersione di disturbi psicologici in almeno un caso tra i suoi studenti, e 1 su 5 constata un forte impatto della povertà su famiglie e bambini che frequentano la scuola, mentre  il 6,5% segnala nella propria scuola almeno un caso di abbandono scolastico.

Gli esclusi dalla Dad

Occorre ricordare che nei periodi di interruzione della didattica in presenza, tra aprile e giugno 2020, secondo l’Istat, sarebbero stati circa 600mila i ragazzi delle scuole primarie e secondarie che non hanno partecipato alle video lezioni, con un minimo di esclusi al Centro (5%) e un massimo nel Mezzogiorno (9%) e un picco del 12% (più di 1 su 10) degli iscritti alle primarie. E tutto questo in un Paese che ha uno dei tassi più elevati, in Europa, di dispersione scolastica, con più del 13% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola senza conseguire un diploma di scuola superiore. Un quadro che si fa ancora più critico se si considera l’impressionante aumento del numero dei giovani “NEET”, più di due milioni di ragazzi e ragazze, tra i 15 e i 29 anni che oggi in Italia sono fuori da ogni percorso di studio, formazione e lavoro, quasi il doppio dei loro coetanei nella medesima condizione in Europa.  “Ogni giorno di scuole chiuse provoca danni, e questi danni si moltiplicano per i bambini, le bambine e gli adolescenti che vivono nei contesti più svantaggiati, allargando le disuguaglianze. L’interruzione della scuola in presenza va dunque considerata come l’ultima opzione da assumere, in modo circostanziato e puntuale, solo quando tutte le altre strade siano state percorse – a partire dalla informazione e dalla sensibilizzazione a tappeto delle famiglie sui vaccini – per tutelare contemporaneamente il diritto alla salute e il diritto all’educazione di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti”, continua Raffaela Milano.

Un Recovery educativo

Considerando la gravità del quadro sanitario, con la consapevolezza che i prossimi mesi saranno in ogni caso difficili e che molte scuole sono e saranno chiuse per periodi più o meno lunghi per limitare i contagi, Save the Children chiede al Governo il varo di un piano straordinario di sostegno all’educazione che preveda, sin da subito, il monitoraggio nazionale di tutte le aperture/chiusure degli istituti scolastici disposte ai diversi livelli e la messa a punto, per i bambini e gli adolescenti che hanno visto la loro frequenza scolastica interrompersi a causa della pandemia, di una “dote educativa”, rappresentata da un monte ore di sostegno allo studio gratuito fruibile in gruppo o individualmente durante l’anno scolastico e per tutto il periodo estivo e che comprenda non solo il recupero delle materie scolastiche, ma anche opportunità culturali e relazionali. È urgente, infatti, mettere in campo un serio piano di “ristoro” educativo che, al pari di quanto si è fatto per le attività produttive, intervenga per limitare i danni di lungo periodo che rischiano di colpire intere generazioni e interrompere definitivamente i percorsi educativi dei bambini, delle bambine e degli adolescenti che vivono nei contesti più poveri e svantaggiati.

 SAVE THE CHILDREN

Vatican News

 

 

 

lunedì 15 novembre 2021

POVERTA' E CRISI EDUCATIVA IN AUMENTO

 


Atlante dell’Infanzia 

di Save the Children: 

aumentano povertà 

e crisi educativa

Giunto alla dodicesima edizione il lavoro della Ong lancia l’allarme su minori e denatalità. Messi a fuoco anche gli effetti della pandemia che ha acuito il gap di servizi per l’infanzia tra il nord e il sud dell'Italia, in particolare nella scuola. Raffaela Milano: usare fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per colmare le diseguaglianze

 -         di Marco Guerra – Città del Vaticano

In Italia cresce la povertà assoluta tra i minori, si amplia la diseguaglianza economica tra aree geografiche e diminuiscono gli investimenti nell’istruzione e nella prima infanzia, il tutto in un contesto di denatalità senza precedenti. E’ un quadro a tinte fosche tracciato dalla XII edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio in Italia 2021 "Il futuro è già qui" di Save The Children che è stato presentato oggi a Roma, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell'Infanzia e dell'Adolescenza.

Crisi demografica

È l’inverno demografico l’aspetto più emblematico delle condizioni sempre più marginali in cui versa l’infanzia in Italia. Save The Children registra che, negli ultimi 15 anni in Italia, la popolazione di bambine, bambini e adolescenti è diminuita di circa 600 mila minori e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni. L’ong parla di un Paese in cui l’infanzia è “a rischio di estinzione”. “Dai tempi del baby boom ad oggi la rotta sembra infatti essersi clamorosamente invertita – si legge nel rapporto - una marcia indietro che ha travolto la curva demografica e l’ascensore sociale, sempre più in caduta libera e che rischia di trascinare il futuro delle giovani generazioni e del Paese intero”.

Povertà sempre più diffusa

Tra le cause delle culle vuote sicuramente l’aumento degli indici di povertà assoluta. Nello stesso lasso di tempo si contano infatti un milione di bambine, bambini e adolescenti in più senza lo stretto necessario per vivere dignitosamente. Durante l’anno della crisi pandemica, il 2020, i bambini e i ragazzi che vivevano in condizioni di povertà senza accedere a beni e servizi essenziali erano il 13,5% del totale, ovvero un minore su sette.

Povertà alimentare

La quota di "under-18" in povertà relativa presenta forti disuguaglianze territoriali con differenze significative tra regione e regione. Se in Trentino-Alto Adige la stima era dell’8%, meno di 1 minore su 12 in povertà relativa, in Campania e Basilicata era del 34%, riguardava cioè 1 bambino su 3, nel 2020. L’Eurostat ha calcolato anche la povertà alimentare tra i bambini, facendo cioè una stima del numero di minori che non consumava neanche un pasto proteico al giorno. Nel 2019 il 6% dei minori tra uno e 15 anni sperimentava questa forma di povertà e nel 2020, con la chiusura prolungata di scuole e mense, la povertà alimentare potrebbe aver colpito ancora più bambini in condizioni svantaggiate.

Crisi educativa

Un capitolo a parte merita la crisi educativa, particolarmente acuita dalle misure adottate per il contenimento del Covid-19. Tra il 2010 e il 2016 la spesa per l’istruzione è stata tagliata di mezzo punto di PIL, e si è risparmiato anche sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, lasciando che, allo scoppio della pandemia, i divari e le disuguaglianze si ampliassero ulteriormente. La percentuale di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione raggiunge il 13,1% (a fronte della media europea del 9,9%) e quella di NEET – giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione - raggiunge il 23,3%.

Divari sin dalla prima infanzia

Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. In Italia solo un bambino su 7 (14,7%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni. Il dato molto basso cela enormi differenze nell’offerta territoriale, causa ed effetto di grandi diseguaglianze: in Calabria solo il 3,1% dei bambini ha accesso al nido, opportunità offerta invece al 30,4% dei bambini che nascono nella provincia di Trento. I più danneggiati sono i minori provenienti da famiglie meno abbienti. I dati INVALSI hanno certificato che gli adolescenti che erano già in condizione di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi.

La sfida ambientale

In questo contesto si inserisce anche la crisi climatica e il rischio ambientale. I ragazzi sono gravati da scarsi servizi di mobilità con il rischio, per molti, di vivere segregati in periferie prive di opportunità. In Italia, sono quasi 2 milioni i minori (il 21,3% del totale) vivono in aree inquinate e dove, nel 2020, circolavano oltre 4 autovetture per ogni minore residente. Sempre nel 2020 sono stati iscritti all’anagrafe 404.104 nuovi nati e immatricolate 1.437.259 vetture, 3,5 per ogni nuovo nato. Un dato, quello della motorizzazione privata, che va confrontato con quello relativo, ad esempio, alla disponibilità di autobus per il trasporto pubblico locale, fondamentale per la mobilità degli adolescenti, che è in media di 76 mezzi ogni 100mila abitanti. Sono conseguentemente pochissimi i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 17 anni che utilizzano solo mezzi di trasporto pubblici per andare a scuola: poco più di uno su 4 (25,9%), con la percentuale che scende a meno di uno su 5 al Sud e nelle isole (18,6%).

Cittadinanza scientifica

Infine in esclusiva per l’Atlante di Save the Children, viene riportata un’indagine Ipsos sulla “Cittadinanza scientifica”. In pratica emerge che gli adolescenti restano fiduciosi, credono nella scienza e nelle opportunità che può offrire per combattere le grandi sfide del pianeta. Un minore su tre crede che tra dieci anni la scienza dovrà trovare risposte all’invecchiamento della popolazione e alla crisi climatica.

“L’Atlante 2021 fotografa un’Italia sempre più diseguale dal punto di vista sociale ed educativo. Diseguaglianze che vanno lungo la linea geografica nord sud”, spiega a Vatican News Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia- Europa di Save the Children. “L’impatto della pandemia è stato forte – prosegue Milano - e ha riguardato soprattutto l’educazione con l’aumento della dispersione scolastica e la diminuzione delle competenze didattiche, e poi ci i problemi relazionali e psicologici per cui andrebbe pensato un piano straordinario”.

L’opportunità del PNRR

Per far fronte a questa crisi sociale la dirigente di Save the Children guarda con speranza al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) combinato alla nuova programmazione dei fondi europei e alla Child Guarantee: “Bisogna fare in mondo che questi fondi, che per la prima volta investono anche in servizi e strutture per l’infanzia, non vadano a rafforzare solo i territori più attrezzati per partecipare ai bandi. Bisogna concentrarsi sulle aree più povere e meno attrezzate per colmare le diseguaglianze, basti pensare all’abisso che c’è nell’offerta di asili nido tra la Calabria e il Trentino, la spesa sociale è sbilanciata in Italia”.

https://youtu.be/J-65_by_xp0

 ATLANTE DELL'INFANZIA





venerdì 8 ottobre 2021

BAMBINI E LOCKDOWN


 Save the Children: 

allarme per l'aumento di ansia

 nei bambini 

a causa dei lockdown

In vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che sarà celebrata il 10 ottobre, i dati offerti da Save the Children dicono che nell'83% dei bambini sono aumentati i sentimenti negativi a causa della pandemia

Vatican News

A causa della pandemia, l'83% dei bambini di tutto il mondo ha avvertito un aumento dei sentimenti negativi e tra i minori sono in crescita i livelli di depressione, ansia, solitudine e autolesionismo. Nei Paesi dove le scuole sono rimaste chiuse dalle 17 alle 19 settimane, il malessere psicologico è aumentato nel 96% dei casi. E’ l’allarme lanciato da Save the Children, in un comunicato, in prossimità con la Giornata Mondiale della Salute Mentale, che ricorre il 10 ottobre. I dati emergono da un sondaggio condotto dall’Organizzazione a settembre 2020 su oltre 13.000 bambini in 46 Paesi e sottolineano come le chiusure prolungate per il Covid-19 stiano avendo un impatto devastante sulla salute mentale dei bambini a livello globale. Inoltre, secondo una nuova analisi basata sui dati dell'Oxford Covid-19 Government Response Tracker, dall’inizio della pandemia i bambini di tutto il mondo hanno trascorso in media circa sei mesi totali in casa a causa dei lockdown.

I rischi dell'isolamento

I bambini costretti a rimanere in lockdown per molto tempo corrono un maggiore rischio di stress. In alcuni casi, lo stress prolungato, l'incertezza e l'isolamento sociale possono portare ad ansia, aggressività, introversione o persino depressione e autolesionismo. Per questo motivo, Save the Children esorta tutti i governi a includere la salute mentale e il supporto psicosociale per bambini e adolescenti nel servizio sanitario nazionale. “Coloro che vivono in povertà o in situazioni svantaggiate o di vulnerabilità sono ancora più a rischio a causa delle conseguenze dannose dei lockdown prolungati”, ha dichiarato Marie Dahl, responsabile dell'Unità di salute mentale e supporto psicosociale di Save the Children. “La mancanza di stimoli sociali può avere un grave impatto sulla loro salute mentale e sul loro sviluppo. Sebbene i lockdown siano importanti per limitare la diffusione del Covid-19, l'isolamento sociale può portare a sconforto, ansia e depressione tra i bambini. Se non affrontiamo questa crisi di salute mentale, il benessere, lo sviluppo e la salute dei bambini potrebbe risentirne ancora per molto tempo anche dopo la revoca delle restrizioni”.

Il lockdown nei diversi Paesi

In quasi tutti i Paesi del mondo i minori hanno vissuto una qualche forma di chiusura durante la pandemia di Covid-19. Il Venezuela è il Paese in cui si è trascorso più tempo a casa a causa dei lockdown intermittenti e i bambini sono rimasti nelle loro abitazioni fino a 16 mesi. In India, dove si sono registrate più di 448.000 morti per Covid-19, i bambini hanno trascorso almeno 100 giorni a casa. Per fornire un supporto alla salute mentale dei minori, Save the Children ha istituito una linea telefonica di consulenza gratuita per bambini e giovani ricevendo quest'anno più di 2.900 chiamate. 

Supporto psicosociale ai bambini

Naya è una ragazza di 14 anni che nel 2013 si è trasferita nei Paesi Bassi dalla Siria ed è rimasta a casa per nove mesi. “Il supporto psicosociale mi ha aiutato ad aumentare la fiducia nelle mie capacità e a rendermi conto che non ho bisogno di vergognarmi del mio passato. Le mie paure e i miei incubi sono scomparsi. Avere amici mi ha aiutato molto a elaborare le mie esperienze e a farmi sentire a casa" ha detto Naya, che in prima persona ha vissuto l’impatto positivo che può avere il supporto alla salute mentale e ora, insieme a Save the Children, si batte per promuovere la salute mentale tra i bambini. Lo scorso giugno, ha invitato il governo a supportare maggiormente gli insegnanti nel fornire supporto psicosociale ai bambini con un background migratorio.

La situazione in Italia

Anche in Italia un’indagine condotta tra i genitori di figli minori per verificare l’impatto della prima ondata di Covid-19 mostra come il 72% dei genitori giudicava i propri figli più nervosi e più tristi; il 77% affermava che si sentivano soli e che avevano avuto, nel 70% dei casi, un incremento dei disturbi del sonno iniziati, per circa il 12%, con dei tic che non c’erano prima della pandemia. Quasi il 40% delle famiglie intervistate ha ammesso un peggioramento delle proprie condizioni economiche. Per contribuire ad una azione concreta per promuovere il benessere di bambini e adolescenti, Save the Children ha messo a disposizione una piattaforma multimediale online.

Investire nella salute dei bambini

La richiesta di Save the Children a tutti i governi è di dare priorità alla salute mentale e di investire nel benessere e nell'apprendimento dei bambini durante e dopo la pandemia di Covid-19. L'Organizzazione chiede inoltre che la salute mentale e il benessere dei bambini siano riconosciuti come un diritto, esortando i governi ad affrontare lo stigma e le violazioni dei diritti umani nei confronti dei bambini con problemi di salute mentale e disabilità psicosociali.

 Vatican News

 SAVE THE CHILDREN


martedì 7 settembre 2021

MILIONI DI BAMBINI SENZA SCUOLA

 

Pandemia, Save The Chidren: 

milioni di bambini non torneranno a scuola

Almeno 10 milioni di minori nel mondo rischiano di non tornare sui banchi di scuola a causa del Covid-19. Il dato allarmante arriva da Save The Children, che in un comunicato sottolinea come il mancato accesso all'istruzione porterà in meno di dieci anni ad un aumento importante dell'analfabetismo, con quasi un adulto su tre non in grado di leggere

-Andrea De Angelis - Città del Vaticano 

Un numero di individui pari almeno all'intera popolazione del Belgio non tornerà questo mese sui banchi di scuola. Si stima che la cifra sarà compresa tra i dieci e i sedici milioni. Bambine e bambini che, a causa soprattutto della pandemia di Covid-19, vedranno stravolte le loro vite nel breve, ma soprattutto nel lungo periodo. La dispersione scolastica, il mancato accesso all'istruzione causano infatti un aumento dell'analfabetismo e un drastico calo dell'accesso al mondo del lavoro. Meno istruzione, meno futuro dunque. 

Decine di Paesi ad alto rischio 

Già prima della pandemia 258 milioni di minori in tutto il mondo, un sesto della popolazione totale in età scolare, non avevano accesso all’istruzione ed oggi il numero è purtroppo destinato ad aumentare. Questo l’allarme lanciato da Save the Children, l’organizzazione internazionale che da oltre un secolo lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Crisi climatica, carenza di vaccini per il Covid-19, sfollamenti, attacchi alle scuole e mancanza di connessione digitale stanno mettendo a rischio l'accesso all’istruzione. In 48 Paesi nel mondo, in particolare, l’educazione è ad altissimo rischio. Secondo le analisi di Save the Children, contenute anche nel nuovo rapporto “Build Forward Better”, sono milioni i bambini ancora impossibilitati ad andare a scuola a causa delle misure di sicurezza per il Covid-19, dell’impatto economico della pandemia e dei continui attacchi all'istruzione. Gli Stati con sistemi educativi a “rischio estremo” - secondo l’indice redatto da Save the Children - sono Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Somalia, Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Mali e Libia, seguiti da Siria e Yemen in “alto rischio”. Difficoltà si registrano anche nelle nazioni più ricche, come l'Italia dove, dopo un anno e mezzo di DAD, si registra una importante perdita di apprendimento, con una “dispersione implicita” che sale di 2,5 punti nella media nazionale, con importanti disparità territoriali ed una drammatica ricaduta in particolare nel Mezzogiorno. 

Lo spettro dell'analfabetismo 

Considerato l’alto numero di bambini che non ha accesso a un’istruzione di buona qualità si prevede che a livello globale, nel 2030, il 20% dei giovani tra 14 e 24 anni ed il 30% degli adulti non saranno in grado di leggere. Inoltre, più della metà dei 720 milioni di studenti delle scuole elementari, hanno un livello d’istruzione molto basso, non vanno a scuola o sono al di sotto del livello minimo di competenza nella lettura. Le bambine e le ragazze sono ancora più penalizzate rispetto ai loro coetanei. Sono, infatti, 9 milioni le studentesse che dovrebbero frequentare la scuola primaria, ma che probabilmente non vi accederanno mai, rispetto ai 3 milioni di coetanei. Oltre ad aumentare povertà e disuguaglianze all'interno di Paesi e comunità, il Covid-19 ha esacerbato le disuguaglianze a livello globale: stime recenti mostrano che la chiusura delle scuole potrebbe portare a una riduzione della crescita economica globale equivalente a un tasso annuo dello 0,8%, con perdite maggiori nei Paesi a basso e medio reddito. Una recente ricerca di Save the Children ha infatti rilevato che in media, durante la pandemia, i minori dei Paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono in realtà più agiate. 

I cambiamenti climatici 

“Sono i bambini più poveri a soffrire maggiormente a causa della chiusura delle scuole per la pandemia. Il Covid-19, però, è solo uno dei fattori che sta mettendo a rischio l'istruzione e la vita dei bambini di oggi e di domani". Lo afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia. "Circa la metà dei 75 milioni di minori la cui istruzione viene interrotta ogni anno lo fa a causa di minacce climatiche e ambientali come cicloni, inondazioni e siccità. Gli eventi legati al clima hanno già contribuito a costringere oltre 50 milioni di bambini a lasciare le loro case, ma non possiamo dimenticare i conflitti, gli odiosi attacchi alle scuole in Paesi come Nigeria e Yemen, la situazione in Siria e infine quella dell’Afghanistan dove - prosegue - già prima dell’escalation di violenze, bambini e soprattutto bambine faticavano a poter frequentare la scuola e che ora rischiano di non rivedere più i banchi”. 


giovedì 17 giugno 2021

MINORI MIGRANTI. NON SAPEVAMO?

 Save the Children: sui minori migranti non si può dire "non sapevamo"

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l’Organizzazione sottolinea le responsabilità dell’Europa che resta a guardare le violenze senza garantire adeguata protezione e accoglienza a chi ha meno di 18 anni. La denuncia è contenuta in un nuovo rapporto realizzato lungo le rotte tra Oulx, Ventimiglia, Udine e Trieste, con cui si chiede all’Italia e alle istituzioni europee una protezione immediata, un monitoraggio efficace ed indipendente delle frontiere e progetti di assistenza umanitaria nei luoghi di transito. L'intervista a Raffaella Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children:

-        di Andrea De Angelis

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Si alza forte la voce per chi, troppo spesso, non ha voce. L'eco arriva in tutta Europa, partendo dai luoghi delle rotte migratorie che caratterizzano il vecchio Continente. La voce di quei minori che si spostano a piedi, nascosti sotto i camion o sui treni, trasportati in macchina in autostrada dai passeur, attraversano boschi e montagne pericolose come il cosiddetto Passo della morte tra Italia e Francia, spesso di notte, per superare confini blindati. Persone che vengono respinte una, due, decine di volte, nonostante abbiano meno di 18 anni, anche tra Paesi Membri dell’Ue. Anime che non si arrendono. Sono tanti i racconti dei minori stranieri non accompagnati, a volte poco più che bambini, che parlano delle atrocità subite o a cui hanno dovuto assistere, soprattutto lungo la rotta balcanica: ragazzi che raccontano di essere stati derubati, picchiati, denudati in Croazia, detenuti e sottoposti a violenze in Bulgaria. Queste testimonianze sono state raccolte da Save the Children - l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro - nel suo nuovo Rapporto “Nascosti in piena vista. Minori migranti in viaggio (attra)verso l’Europa”, a cura del giornalista Daniele Biella, accompagnato sul campo dal fotoreporter Alessio Romenzi. L'occasione è la Giornata Mondiale del Rifugiato del prossimo 20 giugno.

Persone invisibili 

Il Rapporto lancia un allarme sui moltissimi minori soli che si muovono come fossero fantasmi. Minorenni invisibili che sono continuamente esposti al rischio di incidenti, traffico di esseri umani, violenze psicologiche e fisiche, anche per mano istituzionale. Una volta arrivati in Italia, minori e famiglie continuano a essere vittime di respingimenti alle frontiere interne, che in particolare per i minori soli sono illegali. Nel mese di aprile sono stati 107 i minori stranieri non accompagnati che hanno fatto ingresso in Italia dalla rotta balcanica intercettati e accolti nel sistema di protezione italiano. La punta di un iceberg ben più consistente. Sempre ad aprile, 24 di loro hanno invece lasciato volontariamente le strutture di accoglienza del Friuli Venezia Giulia per raggiungere la frontiera ovest italiana, al confine con la Francia, a Ventimiglia o a Oulx. Altrettante, si legge nel Rapporto, sono le segnalazioni di respingimenti da parte della polizia di frontiera francese.

Impossibile non vedere 

Tutto questo avviene quasi alla luce del sole. Ma solo per chi lo vuole vedere. Le frontiere sono ancora più chiuse dallo scoppio della pandemia e la libera circolazione del trattato di Schengen sembra il ricordo di un passato lontano. “Non si può più dire “non sapevamo”. E soprattutto, ribadiscono gli autori del Rapporto, è necessario cambiare rotta subito: gli Stati membri dell’Unione Europea potrebbero gestire virtuosamente questi flussi di minori vulnerabili. Non solo in nome della solidarietà, che è un valore fondante, ma anche per cogliere l’opportunità di rendere parte attiva della società tutti questi ragazzi determinati a costruirsi un futuro. La Commissione europea si dovrebbe impegnare per arrivare ad una Raccomandazione agli Stati Membri o ad altro atto di rango europeo che richieda di adottare e applicare politiche volte ad assicurare la piena protezione dei minori non accompagnati ai confini esterni e interni dell’Europa e sui territori interni e a promuovere il loro benessere e sviluppo, anche mediante strategie tese all’inclusione scolastica e formativa. 

Cambiano le frontiere, non i problemi 

La voce di questi ragazzi coraggiosi ma ‘invisibili’ è stata raccolta da un team di ricerca di Save the Children per fare luce su una rotta delicata e complessa, due mesi trascorsi tra Oulx, Ventimiglia, Udine e Trieste, ripercorrendo le tracce di minori e famiglie nei luoghi di passaggio formali e informali, lungo i sentieri di montagna in entrata dalla Slovenia e in uscita verso la Francia, ascoltando le loro voci, così come quelle delle persone e organizzazioni della società civile che li stanno aiutando, oltre alle istituzioni territoriali che hanno competenza lungo quelle frontiere. Il tentativo è quello di sintetizzare un lavoro sul campo che vuole gettare luce su ciò che quotidianamente accade alla Frontiera Nord d’Italia, interessata da un passaggio continuo di minorenni stranieri non accompagnati, che entrano ogni giorno in Friuli-Venezia Giulia, tra Trieste e Udine, dove arrivano a piedi dalle montagne carsiche o lasciati nelle strade di provincia da soggetti che lucrano senza scrupoli. 

Dalla parte dei più piccoli

"Stiamo parlando di minorenni, di adolescenti talvolta poco più che bambini che tecnicamente si definiscono minori stranieri non accompagnati, ma in sostanza sono persone che hanno affrontato un viaggio da sole, dal proprio Paese verso l'Europa, o lo sono rimaste durante questo viaggio". Lo afferma nell'intervista a Vatican News Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Ragazze e ragazzi che arrivano in Europa, dunque, senza figure di riferimento. "L'Europa ha sottoscritto una dichiarazione per l'infanzia in cui afferma di considerare prioritario il loro interesse, di queste persone. Nessuno escluso", sottolinea Milano. "In realtà molto spesso questi giovani affrontano una nuova odissea, entrando in un circuito di nuove sofferenze e rischiando di essere sfruttati dai trafficanti". Il report dà voce ai loro racconti e mette in luce una realtà "che risulta essere invisibile solo per chi non vuole vederla".

Il Papa, un faro per questi ragazzi

In più occasioni il Papa ha sottolineato l'importanza di rispettare i diritti delle persone migranti, di tutelarle ed accoglierle. "Per noi Francesco è un faro, lo è per tutte le persone che si occupano di questi temi e per gli stessi minori migranti, indipendentemente dal loro credo religioso", afferma Milano. "Il Papa ha lanciato per i minori soli degli appelli di grandissima forza, ha parlato delle responsabilità dei Paesi per tutte le sofferenze di questi ragazzi che vanno dallo sfruttamento al lavoro minorile. Francesco - conclude - con il suo esempio e la sua parola è una ispirazione fondamentale in questi tempi così difficili". 

Storie di persone e famiglie 

Nel Rapporto sono numerose le storie raccontate. Di singoli, come di intere famiglie. Negli ultimi tempi si registra un aumento dei traumi psicologici di alcuni minori, in prevalenza pakistani. Che questi traumi possano essere legati alle esperienze subite lungo la rotta balcanica, lo dimostrano diversi racconti tra cui quello di Abdel, neomaggiorenne arrivato l’anno scorso in Italia, ora in prosieguo amministrativo in comunità. C'è poi la storia di Gyasi, 17 anni, nato in Ciad. Ha una gamba ferita da una pallottola sparatagli da un poliziotto libico quando è scappato dal centro di detenzione. Un mese prima era sopravvissuto dopo tre giorni in mare su un gommone con il motore in panne, era stato recuperato dalla Guardia costiera libica e ricondotto nel centro di detenzione in cui aveva passato i successivi 20 mesi. Una volta ripartito, è arrivato in Sicilia e dopo la quarantena a Ventimiglia. Il team di Save the Children lo incontra dopo una notte passata in un container, con decine di persone migranti, adulti e bambini, al posto di polizia di frontiera francese di Mentone, al confine con l’Italia, dove era stato chiuso dopo il respingimento alla frontiera, assieme al suo compagno di viaggio del Sudan anch’esso minorenne: “Ho dichiarato la mia data di nascita, 2004, quella con cui sono stato registrato allo sbarco in Sicilia. Ma non mi hanno creduto e mi hanno riportato in Italia scrivendo sul refus d’entrée una data che mi fa risultare maggiorenne”. Altri minori denunciano la stessa prassi, respinti come maggiorenni oppure per la mancanza di tampone molecolare anti-Covid o del possesso dell’importo minimo di soldi per soggiornare in Francia.  Ancora respingimenti, anche di famiglie intere. È il caso di quella incontrata al rifugio Massi, nei pressi della stazione di Oulx, alta Valle di Susa. Una famiglia irachena con un bimbo di due anni e una di 10 anni, cardiopatica, è stata respinta dalla polizia francese la notte precedente mentre stava provando a passare il confine sulle montagne. La sera dopo si è rimessa in viaggio, di nuovo verso le montagne attorno al colle del Monginevro. A due anni dalla partenza dall’Iraq, dopo avere attraversato a piedi tutti i boschi dei Balcani.

 Vatican news


Messaggio per la 107ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021

Arabo  - Francese  - Inglese  - Italiano  - Polacco  - Portoghese  - Spagnolo  - Tedesco ]


NASCOSTI, IN PIENA VISTA - Rapporto Save the children



 

 

lunedì 11 maggio 2020

RAGAZZI IN ITALIA: CRISI ECONOMICA E POVERTÀ' EDUCATIVA


Appello di Save the Children: ripartiamo dai bambini e dagli adolescenti fortemente penalizzati dalla pandemia per radicare la ripresa del Paese. 100 firme autorevoli a sostegno del Manifesto “Riscriviamo il futuro”.

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“Riscriviamo il futuro”, il titolo della Campagna lanciata oggi in Italia dall’organizzazione internazionale umanitaria Save the Children, per chiedere al Governo, al Parlamento e alle Regioni di ripartire dai bambini e dagli adolescenti fortemente penalizzati dalle misure restrittive della pandemia, con la chiusura delle scuole e di ogni attività sportiva e ricreativa e la crescita di  disagi economici e sociali, anche gravi in molte famiglie, in tutto il Paese, con la sospensione, riduzione o perdita di lavoro da parte dei genitori.
Gli effetti del Covid19 sui minori
Un allarme rosso sull’Italia, supportato da una ricerca condotta, alla fine di aprile, attraverso un questionario on line rivolto a circa mille minori tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori. Non un campione molto esteso, che ha però confermato nel 40 per cento dei casi la povertà economica ed educativa  diffusa e aggravata dalle misure restrittive della pandemia.
Povertà economica
Sono quasi raddoppiati i nuclei familiari che necessitano di sussidi dello Stato per andare avanti. Quasi la metà delle famiglie intervistate ha dovuto infatti ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce, tutte private del servizio mensa scolastico per i figli, che era esente da pagamenti per i nuclei più disagiate. Un milione di bambini in più  – stima Save the children - rischia di scivolare nella povertà assoluta.
Povertà educativa
1 su minore su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti e tra gli 8 e gli 11 anni, 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana. C’è pericolo che molti ragazzi abbandonino gli studi, condannati all’ignoranza, già oggi 1 su 2 non legge libri al di fuori della scuola, e siano privati ulteriormente della possibilità di fare sport, già oggi 4 su 10 non lo praticano. Dispersione scolastica, scarsità di opportunità educative, culturali, sportive e ricreative per bambini e ragazzi, fenomeni già ampiamente presenti prima della pandemia, soprattutto nel regioni del centro sud, rischiano di estendersi al resto d’Italia.
Ripartire subito in vista dell’estate
 “Nell’immediato – spiega Daniela Fatarella direttrice generale di Save the Children Italia – puntiamo ad affrontare educazione, opportunità e speranza a 100 mila bambini e ragazzi che vivono nei contesti più deprivati del Paese, all’indomani della grande emergenza sanitari e socio-economica che ha colpito il Paese”. Ma dopo mesi di lockdown, di mancanza di socialità, di assenza dalle aule con una didattica a distanza non sempre efficace e fruibile da tutti, incombe per tutte le famiglie italiane il periodo estivo, vuoto di proposte per i figli, che rischiano di essere perfino abbandonati in casa dai genitori obbligati a tornare al lavoro.
C’è bisogno di tutti per aiutare bambini e ragazzi
“Ora più che mai – sollecita Fatarella è necessario un impegno collettivo che veda tutti coinvolti – cittadini, famiglie, scuole, terzo settore, aziende e istituzioni – per una ripartenza che identifichi i diritti dei minori come bussola per intervenire sul presente  e riscrivere il futuro”. Oltre 100 personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’impresa e dello sport hanno già firmato il Manifesto “Riscriviamo il futuro”, cui è possibile aderire sul sito