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lunedì 15 novembre 2021

POVERTA' E CRISI EDUCATIVA IN AUMENTO

 


Atlante dell’Infanzia 

di Save the Children: 

aumentano povertà 

e crisi educativa

Giunto alla dodicesima edizione il lavoro della Ong lancia l’allarme su minori e denatalità. Messi a fuoco anche gli effetti della pandemia che ha acuito il gap di servizi per l’infanzia tra il nord e il sud dell'Italia, in particolare nella scuola. Raffaela Milano: usare fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per colmare le diseguaglianze

 -         di Marco Guerra – Città del Vaticano

In Italia cresce la povertà assoluta tra i minori, si amplia la diseguaglianza economica tra aree geografiche e diminuiscono gli investimenti nell’istruzione e nella prima infanzia, il tutto in un contesto di denatalità senza precedenti. E’ un quadro a tinte fosche tracciato dalla XII edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio in Italia 2021 "Il futuro è già qui" di Save The Children che è stato presentato oggi a Roma, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell'Infanzia e dell'Adolescenza.

Crisi demografica

È l’inverno demografico l’aspetto più emblematico delle condizioni sempre più marginali in cui versa l’infanzia in Italia. Save The Children registra che, negli ultimi 15 anni in Italia, la popolazione di bambine, bambini e adolescenti è diminuita di circa 600 mila minori e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni. L’ong parla di un Paese in cui l’infanzia è “a rischio di estinzione”. “Dai tempi del baby boom ad oggi la rotta sembra infatti essersi clamorosamente invertita – si legge nel rapporto - una marcia indietro che ha travolto la curva demografica e l’ascensore sociale, sempre più in caduta libera e che rischia di trascinare il futuro delle giovani generazioni e del Paese intero”.

Povertà sempre più diffusa

Tra le cause delle culle vuote sicuramente l’aumento degli indici di povertà assoluta. Nello stesso lasso di tempo si contano infatti un milione di bambine, bambini e adolescenti in più senza lo stretto necessario per vivere dignitosamente. Durante l’anno della crisi pandemica, il 2020, i bambini e i ragazzi che vivevano in condizioni di povertà senza accedere a beni e servizi essenziali erano il 13,5% del totale, ovvero un minore su sette.

Povertà alimentare

La quota di "under-18" in povertà relativa presenta forti disuguaglianze territoriali con differenze significative tra regione e regione. Se in Trentino-Alto Adige la stima era dell’8%, meno di 1 minore su 12 in povertà relativa, in Campania e Basilicata era del 34%, riguardava cioè 1 bambino su 3, nel 2020. L’Eurostat ha calcolato anche la povertà alimentare tra i bambini, facendo cioè una stima del numero di minori che non consumava neanche un pasto proteico al giorno. Nel 2019 il 6% dei minori tra uno e 15 anni sperimentava questa forma di povertà e nel 2020, con la chiusura prolungata di scuole e mense, la povertà alimentare potrebbe aver colpito ancora più bambini in condizioni svantaggiate.

Crisi educativa

Un capitolo a parte merita la crisi educativa, particolarmente acuita dalle misure adottate per il contenimento del Covid-19. Tra il 2010 e il 2016 la spesa per l’istruzione è stata tagliata di mezzo punto di PIL, e si è risparmiato anche sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, lasciando che, allo scoppio della pandemia, i divari e le disuguaglianze si ampliassero ulteriormente. La percentuale di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione raggiunge il 13,1% (a fronte della media europea del 9,9%) e quella di NEET – giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione - raggiunge il 23,3%.

Divari sin dalla prima infanzia

Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. In Italia solo un bambino su 7 (14,7%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni. Il dato molto basso cela enormi differenze nell’offerta territoriale, causa ed effetto di grandi diseguaglianze: in Calabria solo il 3,1% dei bambini ha accesso al nido, opportunità offerta invece al 30,4% dei bambini che nascono nella provincia di Trento. I più danneggiati sono i minori provenienti da famiglie meno abbienti. I dati INVALSI hanno certificato che gli adolescenti che erano già in condizione di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi.

La sfida ambientale

In questo contesto si inserisce anche la crisi climatica e il rischio ambientale. I ragazzi sono gravati da scarsi servizi di mobilità con il rischio, per molti, di vivere segregati in periferie prive di opportunità. In Italia, sono quasi 2 milioni i minori (il 21,3% del totale) vivono in aree inquinate e dove, nel 2020, circolavano oltre 4 autovetture per ogni minore residente. Sempre nel 2020 sono stati iscritti all’anagrafe 404.104 nuovi nati e immatricolate 1.437.259 vetture, 3,5 per ogni nuovo nato. Un dato, quello della motorizzazione privata, che va confrontato con quello relativo, ad esempio, alla disponibilità di autobus per il trasporto pubblico locale, fondamentale per la mobilità degli adolescenti, che è in media di 76 mezzi ogni 100mila abitanti. Sono conseguentemente pochissimi i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 17 anni che utilizzano solo mezzi di trasporto pubblici per andare a scuola: poco più di uno su 4 (25,9%), con la percentuale che scende a meno di uno su 5 al Sud e nelle isole (18,6%).

Cittadinanza scientifica

Infine in esclusiva per l’Atlante di Save the Children, viene riportata un’indagine Ipsos sulla “Cittadinanza scientifica”. In pratica emerge che gli adolescenti restano fiduciosi, credono nella scienza e nelle opportunità che può offrire per combattere le grandi sfide del pianeta. Un minore su tre crede che tra dieci anni la scienza dovrà trovare risposte all’invecchiamento della popolazione e alla crisi climatica.

“L’Atlante 2021 fotografa un’Italia sempre più diseguale dal punto di vista sociale ed educativo. Diseguaglianze che vanno lungo la linea geografica nord sud”, spiega a Vatican News Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia- Europa di Save the Children. “L’impatto della pandemia è stato forte – prosegue Milano - e ha riguardato soprattutto l’educazione con l’aumento della dispersione scolastica e la diminuzione delle competenze didattiche, e poi ci i problemi relazionali e psicologici per cui andrebbe pensato un piano straordinario”.

L’opportunità del PNRR

Per far fronte a questa crisi sociale la dirigente di Save the Children guarda con speranza al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) combinato alla nuova programmazione dei fondi europei e alla Child Guarantee: “Bisogna fare in mondo che questi fondi, che per la prima volta investono anche in servizi e strutture per l’infanzia, non vadano a rafforzare solo i territori più attrezzati per partecipare ai bandi. Bisogna concentrarsi sulle aree più povere e meno attrezzate per colmare le diseguaglianze, basti pensare all’abisso che c’è nell’offerta di asili nido tra la Calabria e il Trentino, la spesa sociale è sbilanciata in Italia”.

https://youtu.be/J-65_by_xp0

 ATLANTE DELL'INFANZIA





lunedì 12 ottobre 2020

16 ottobre - GIORNATA MONDIALE ALIMENTAZIONE

Si propone alle istituzioni scolastiche  di dedicare l’attività didattica del prossimo 16 ottobre 2020 al tema della GMA 2020 
Coltivare, nutrire, preservare. Insieme. Le nostre azioni sono il nostro futuro”.

Si allega alla presente la lettera che la FAO rivolge agli insegnanti per promuovere attività dedicate alla GMA 2020, nonché la nona edizione del Concorso Poster per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione della FAO, rivolto a studenti di tutto il mondo di età compresa tra i 5 e i 19 anni.

Ulteriori informazioni didattiche  e video dell’iniziativa sono consultabili all’indirizzo: http://www.fao.org/world-food-day/home/it/

Allegati


mercoledì 16 ottobre 2019

GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE

Si svolge oggi,  16 ottobre,  la Giornata mondiale dell’Alimentazione sulle tematiche relative ai sistemi alimentari sostenibili per la sicurezza alimentare e la nutrizione, nonché alla lotta alla fame, agli sprechi alimentari, alla povertà.




mercoledì 2 ottobre 2019

GIOVANI E SALUTE, BUONE LE RELAZIONI SOCIALI MA IN PERICOLO LA SALUTE

Comunicato Stampa N°20/2019 
dell'Istituto Superiore di Sanità


Gli adolescenti hanno un’alta percezione della loro qualità di vita
e un buon rapporto con i compagni e gli insegnanti



Tuttavia, tre su 10 non fanno la prima colazione e appena uno su 10 svolge attività fisica.
Quasi tutti si relazionano tra loro attraverso i social media.
Nella fotografia dell’ISS i comportamenti degli adolescenti italiani

Gli adolescenti italiani hanno un’alta percezione della loro qualità di vita, anche se le loro abitudini non sono poi così corrette. Dal 20 al 30% degli studenti tra 11 e 15 anni, infatti, non fa la prima colazione nei giorni di scuola, solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno e meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di attività motoria, come raccomandato dall’Oms, mentre un quarto di loro supera le due ore al giorno (il massimo raccomandato) davanti ad uno schermo.
La fotografia a tutto tondo dei comportamenti degli adolescenti è stata scattata dalla rilevazione 2018 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Università di Torino, Padova e Siena e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali.
L’indagine, i cui risultati vengono illustrati oggi nell’Aula Pocchiari dell’ISS, mostra oltretutto che aumentano i fenomeni estremi quali il binge drinking e la preferenza, soprattutto tra le ragazze, di trascorrere tempo online con gli amici piuttosto che incontrarsi. Di contro, l’Italia risulta essere tra i paesi meno interessati dal fenomeno del bullismo. Gli studenti, perdipiù, si sentono supportati da amici e compagni di classe e hanno un buon rapporto con gli insegnanti.
 Alimentazione e stato ponderale
Sulla base di quanto auto-dichiarato da 58.976 ragazzi i dati 2018 evidenziano che il 16,6% dei ragazzi 11-15 anni è in sovrappeso e il 3,2% obeso; l’eccesso ponderale diminuisce lievemente con l’età, è maggiore nei maschi e nelle Regioni del Sud. Rispetto alla precedente rilevazione effettuata nel 2014 tali valori sono tendenzialmente stabili.
Tra i comportamenti alimentari scorretti, l’HBSC ha evidenziato nel 2018 l’abitudine frequente a non consumare la colazione nei giorni di scuola, con prevalenze che vanno dal 20,7% a 11 anni, al 26,4% a 13 anni e al 30,6% a 15 anni; tale percentuale è maggiore nelle ragazze in tutte le fasce d’età considerate. Questa abitudine, rispetto al 2014, ha subìto un lieve peggioramento.
Solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno (lontano dalle raccomandazioni) con valori migliori nelle ragazze. Rispetto al 2014 aumenta il consumo, almeno una volta al giorno, di verdura ma diminuisce quello di frutta in tutte le fasce d’età e per entrambi i generi. Pane, pasta e riso sono gli alimenti più consumati in assoluto (1 ragazzo su 2).
Le bibite zuccherate/gassate sono consumate maggiormente dagli undicenni e dai maschi (le consumano almeno una volta al giorno: il 14,3% degli undicenni; il 13,7% dei tredicenni; il 12,6% dei quindicenni). Il trend è però in discesa, già dal 2014, per tutte le fasce d’età e senza differenza di genere.
 Attività fisica e sedentarietà
L’OMS raccomanda almeno 60 minuti di attività motoria moderata-intensa tutti i giorni per i giovani (5-17 anni) includendo il gioco, lo sport, i trasporti, la ricreazione e l’educazione fisica praticate nel contesto delle attività familiari, di scuola e comunità. Nel 2018, la frequenza raccomandata di attività motoria moderata-intensa quotidiana è rispettata dal solo 9,5% dei ragazzi 11-15 anni, diminuisce con l’età (11 anni: 11,9%; 13 anni: 6,5%; 15 anni: 6,8%) ed è maggiore nei maschi; tale comportamento risulta in diminuzione rispetto al 2014.
Le linee guida internazionali raccomandano di non superare due ore al giorno in attività dedicate a guardare uno schermo (videogiochi/computer/internet). Dai dati 2018 si evince che circa un quarto dei ragazzi supera questo limite, con un andamento simile per entrambi i generi e valori in aumento dopo gli 11 anni. Rispetto al 2014 non si riscontra un cambiamento sostanziale.
 Fumo, alcol, cannabis e gioco d’azzardo
La quota totale (11-15anni) dei non fumatori negli ultimi 30 giorni si mantiene stabile: 89% nel 2018 rispetto al 88% del 2014. Le 15enni italiane fumano di più rispetto ai coetanei maschi; infatti il 32% delle ragazze rispetto al 25% dei ragazzi ha fumato almeno un giorno nell’ultimo mese.
Il 16% dei 15enni italiani (e il 12% delle 15enni) ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi 30 giorni.
Aumentano i fenomeni estremi legati al consumo di alcolici tra i giovani. Nel 2018, il 43% dei 15enni (38% nel 2014) e il 37% delle 15enni (30% nel 2014) ha fatto ricorso al binge drinking (assunzione di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione) negli ultimi 12 mesi.
Più di 4 studenti su 10 hanno avuto qualche esperienza di gioco d’azzardo nella vita, con i ragazzi 15enni che risultano esserne coinvolti maggiormente (62%) rispetto alle coetanee (23%). La quota di studenti a rischio di sviluppare una condotta problematica o che possono già essere definiti problematici (presentano almeno due sintomi del disturbo da gioco d’azzardo come per esempio aver rubato soldi per scommettere) è pari al 16%, con un +10% rispetto al 2014.
Il rapporto tra pari, il contesto scolastico, il bullismo e il cyberbullismo
L’HBSC indaga anche alcuni aspetti del contesto di vita familiare e scolastico, come ad esempio il rapporto con i genitori, con i compagni di classe, gli insegnanti, i pari, il bullismo e il cyberbullismo. Nel 2018 più del 70% dei ragazzi (11-15 anni) parla molto facilmente con i genitori; più dell’80% dichiara di avere amici con cui condividere gioie e dispiaceri e più del 70% di poter parlare con loro dei propri problemi. Infine, oltre il 60% dei ragazzi ritiene i propri compagni di classe gentili e disponibili. Un ragazzo su 2 dichiara che gli insegnanti sono interessati a loro come persone e il 62,4% dei ragazzi dichiara di avere fiducia negli insegnanti.
 Il bullismo continua a vedere l’Italia tra i paesi meno interessati dal fenomeno rispetto al complesso di quelli coinvolti nella rilevazione. Gli atti di bullismo subìti a scuola nel corso degli ultimi due mesi decrescono con l’età: coloro che dichiarano di essere stati vittima di bullismo almeno una volta negli ultimi 2 mesi sono il 16,9% degli undicenni (erano il 23% nel 2014), il 13,7% dei tredicenni e l’8,9% dei quindicenni. Rispetto al 2014 tale fenomeno è quindi complessivamente in riduzione. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subìto azioni di cyberbullismo negli ultimi due mesi diminuisce con l’età (11 anni: 10,1%; 13 anni: 8,5% e 15 anni: 7%).
 L’uso problematico dei social media
La diffusione e l’uso dei social media, soprattutto tra i più giovani, richiede un’attenzione particolare; per tale motivo nei questionari HBSC 2018 è stata introdotta un’intera sezione su questo fenomeno. I risultati mostrano che i giovani che fanno uso problematico dei social media sono l’11,8% delle ragazze e il 7,8% dei ragazzi. La preferenza per le interazioni sociali online rispetto agli incontri faccia a faccia è frequentemente considerato un comportamento che contribuisce al rischio di sviluppare un uso problematico dei social media. Infatti, soprattutto le ragazze di 13 anni (19%) dichiarano di essere d’accordo o molto d’accordo nel preferire le interazioni online per parlare dei propri sentimenti. La maggioranza delle ragazze (86,9%) e dei ragazzi (77%) ha dichiarato di avere contatti giornalmente o più volte al giorno con la cerchia di amici stretti che frequentano anche faccia a faccia.
 Le abitudini sessuali
Il 21,8% dei 15enni (26,2% maschi vs 17,6% femmine) dichiara di aver avuto rapporti sessuali completi. Il tipo di contraccettivo prevalentemente utilizzato è il preservativo (70,9% dei maschi e il 66,3% delle femmine), seguito dal coito interrotto (37% maschi vs 54,5% femmine), dalla pillola (11,1% maschi vs 11,5% femmine) e poco meno del 6,5% riferisce l’uso di metodi naturali.
L’indagine
Il sistema di Sorveglianza HBSC raccoglie importanti informazioni sulla salute e gli stili di vita degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni (studenti delle scuole primarie di II grado e scuole secondarie). L’età pre-adolescenziale e adolescenziale rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e la comprensione dei determinanti dei comportamenti a rischio, frequenti in questa fascia d’età, può contribuire alla definizione di politiche e interventi in grado di promuovere l’elaborazione di valori positivi e che facilitino l’adozione di stili di vita salutari.
 Nella rilevazione 2018, i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che hanno risposto al questionario sono stati 58.976 distribuiti in tutte le Regioni italiane (con un tasso di rispondenza complessivo pari al 97,1%); le classi campionate sono state 4.183, distribuite anch’esse in tutte le Regioni d’Italia (con un’adesione pari all’86,3%). L’elevata partecipazione, sia dei ragazzi che delle classi, è indicativa di un buon livello di sinergia tra il settore scolastico e il settore sanitario, nonché di una sensibilità particolare delle famiglie dei ragazzi verso i temi affrontati.
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FUMO, DROGA, ALCOOL E GIOCO D'AZZARDO. A RISCHIO GLI ADOLESCENTI

Troppi adolescenti esposti al rischio alcool e gioco d’azzardo

L’Istituto Superiore di Sanità fotografa i comportamenti dei giovani italiani tra gli 11 e i 15 anni e lancia l’allarme sulle loro abitudini

di Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Gioco d’azzardo, consumo di alcolici fino allo sfinimento, ma anche uso problematico dei social, cattive abitudini alimentari e sedentarietà. E’ un quadro pesante e preoccupante quello che traccia l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sui ragazzi italiani tra gli 11 ed i 15 anni La ricerca rileva l’aumento dei fenomeni estremi legati al consumo di alcolici tra i giovani: nel 2018 il 43% dei 15enni ha fatto ricorso al ‘binge drinking’, le cosiddette ‘abbuffate alcoliche” che prevedono ubriacatura immediata nonché perdita di controllo. Più di 4 studenti su 10 hanno avuto qualche esperienza di gioco d’azzardo, alcuni arrivati anche a rubare denaro per poter giocare. Non meno gravi sono gli allarmi legati all’isolamento creato dai sociali, all’alimentazione, con un aumento di obesità e di consumo di bibite zuccherate/gassate, soprattutto tra gli undicenni. A questo si associa poi l’assenza di movimento, meno del 10% dei giovani svolge almeno un’ora quotidiana di movimenti, così come invece raccomandato dall’Oms.
Gli adolescenti: obiettivo di una produzione industriale senza scrupoli
“L’età incerta, della preadolescenza e dell’adolescenza – spiega a Vatican News Maurizio Fiasco, della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II – è bersagliata da offerte che vengono da una produzione industriale che punta a fidelizzare anche con comportamenti a rischio per la salute”. Il merito di questa indagine dell’ISS – a giudizio di Fiasco – è quello di sollecitare “un inquadramento aggiornato dei danni arrecati a bambini e preadolescenti da dipendenze che derivano appunto da un progetto industriale”. “Gli adulti – avverte quindi l’esperto – devono rapidamente scegliere e varare un sistema di tutele adeguato ai tempi”.
I pediatri raccolgono l’appello del Papa alla tutela dei ragazzi
In passato, anche molto recente, come il marzo scorso, Papa Francesco ricevendo i medici pediatri, aveva parlato dell’età dalla nascita alla adolescenza come di quella più evolutiva della vita umana. “Gli stessi pediatri – sottolinea ancora Fiasco - hanno raccolto l’appello del Papa facendo pressione sui decisori pubblici affinché si fronteggi questa esposizione di bambini e ragazzi a rischi molteplici: l’aggressività del marketing delle bevande alcooliche, l’aggressività del marketing degli alimenti ipercalorici, l’aggressività del marketing del fumo, del marketing dell’azzardo e altre cose sotto traccia, come i videogiochi, che oggi tendono a convergere con il gioco d’azzardo”.



lunedì 11 marzo 2019

ANORESSIA. UN DISTURBO DA TENERE SOTTO CONTROLLO

Tradizionalmente associati alle donne, in realtà i disturbi alimentari colpiscono anche la popolazione maschile.
Il fenomeno è rimasto a lungo in ombra, ma oggi un quarto delle diagnosi riguarda ragazzi
Disordini alimentari: l’attenzione va tenuta alta. Secondo dati del Ministero della Salute, infatti, in Italia circa tre milioni di persone sono affette da disturbi dell’alimentazione e se di vera e propria problematica sociale si tratta, va sottolineato che l’età di insorgenza dei disordini si sta abbassando sempre più, con bambini di circa dieci anni già da tenere sotto controllo, tuttavia gli adulti non sono immuni al problema. Secondo alcune stime, poco più del 95% delle persone colpite sono donne, ma l’anoressia maschile è in crescita e si manifesta da minoranza silenziosa, delineando nuovi contorni della malattia.
Secondo Laura Ciccolini, psicoterapeuta e direttore della Federazione italiana disturbi alimentari, che riunisce associazioni senza scopo di lucro attive in gran parte del territorio nazionale, costituite da psicoterapeuti, medici, nutrizio- nisti e psichiatri con esperienza in ambito di ricerca, prevenzione, formazione e cura dei disturbi alimentari, l’anoressia maschile non è un fenomeno relativamente recente, ma il frutto di un cambiamento sociale: «Fino a vent’anni fa la percentuale tra maschi e femmine sull’anoressia vedeva un divario abbastanza forte, di circa un uomo ogni dieci donne, ma negli ultimi anni si arriva anche a un uomo ogni quattro donne, per cui la percentuale conosciuta di uomini che si ammalano di disturbi alimentari è aumentata, ma ci sono alcuni aspetti da considerare: per i disturbi alimentari è sempre difficile chiedere aiuto o entrare nei centri di cura. Poi c’è una questione diagnostica: i manuali sono sempre stati costruiti sulle donne, per cui talvolta la diagnosi può diventare più complessa e rimandata a disturbi fisici. L’ultimo aspetto da considerare è che oggi anche per gli uomini è cambiato il mondo, con un corpo diventato oggetto di cura e una più complessa costruzione dell’identità, oltre alla frequente distorsione della propria immagine corporea, scarse relazioni sociali, isolamento progressivo e allenamenti sempre più stressanti, fino ad arrivare all’utilizzo di anabolizzanti o sostanze dopanti ».
Stefano Tavilla, presidente dell’associazione Mi nutro di vita, non vede una reale distinzione, se non nei numeri, tra anoressia maschile e femminile, ma tende a guardare alla problematica nella sua globa-lità, anche riguardo ai possibili approcci con cui affrontarla: «Sono malattie che vanno affrontate soggettivamente, sia nel caso di bambini che di persone adulte. Non c’è un percorso identificato con il sesso o l’età. Il percorso è personale, da affrontare in maniera multidisciplinare, ma chiaramente è importante che chi è malato trovi la forza per chiedere aiuto e arrivare ai centri. In questo senso è importante l’ambito familiare e le possibilità di cura, ma la riuscita della cura non ha un arco temporale certificato. Prima si interviene e più è facile, ma non c’è una regola».
I fenomeni correlati al culto del corpo sono l’ortoressia, ovvero l’ossessione per il mangiare sano, e la vigoressia, cioè la mania di un corpo perfetto e disegnato, entrambi figli sì di tormenti interiori, ma anche estremizzati dalle potenzialità di diffusione contemporanea, ad esempio attraverso gruppi e pagine social, in cui è facile veder transitare messaggi sbagliati: «Il ministero della Salute – spiega Tavilla – dice che circa tre milioni di persone in Italia soffrono di queste malattie; ogni persona è collegata almeno ad un familiare, o un amico. Ecco, quel dato raddoppia il numero delle persone che in qualche modo sono coinvolte, perché la famiglia è sempre coinvolta. Sei milioni di persone sono il 10% della popolazione italiana e di fronte a questi numeri credo sia giunto momento che si parli di più di disturbi del comportamento alimentare, in modo da attivare livelli di cura sempre più adeguati e reparti dedicati».
Di fondo, comunque, resta presente una dispercezione corporea, ovvero un vedersi in modo diverso da quella che poi è la realtà, come conferma la psichiatra e psicoterapeuta
Laura Dalla Ragione, direttore Rete disturbi comportamento alimentare dell’Umbria e presidente della Società italiana riabilitazione disturbi del comportamento alimentare e del peso: «Dal punto di vista psicologico rimane simile sia nell’uomo che nella donna un deficit dell’autostima, una ricerca di perfezionismo estrema, un controllo sul cibo e sulle forme corporee. È interessante però notare come la diffusione nell’uomo di comportamenti o abitudini finalizzati al perseguimento di un fisico asciutto e muscoloso non susciti nella maggior parte delle persone la sensazione di trovarsi a che fare con persone affette da un disturbo dell’alimentazione: se il corpo dell’anoressica provoca un forte impatto, lo stesso non accade per il corpo di un culturista, nell’accezione comune ritenuto normale. Ciò ha un’inevitabile ripercussione sul processo interno che conduce a essere consapevoli di avere un problema e a trovare il coraggio di chiedere aiuto», soprattutto in una società con cambiamenti socio-antropologici strutturali come la nostra, in cui il corpo diventa spesso «teatro di conflitti e rappresentazioni », commenta Dalla Ragione.
Rappresentazioni che possono portare inconsapevolmente ad aumentare anche i fattori di rischio: secondo una ricerca di fine 2017 pubblicata da Annales médico-psychologiques sono diversi i casi in cui si segnala una pratica eccessiva di sport. Dati confermati dalla ricerca del Karolinska Institut di Stoccolma, pubblicata sul Clinical journal of sport medicine, nella quale, spiega Dalla Ragione: «Sono stati coinvolti 223 atleti olimpici svedesi tra il 2012 e il 2014: circa il 10% degli intervistati ha ammesso di soffrire di disordini alimentari, mentre il 38,5% ha dichiarato di avere avuto problemi legati all’alimentazione nei tre mesi precedenti allo studio». Dati che, come spiega ancora la psicoterapeuta, fanno pensare che il rischio anoressia sarebbe molto alto negli atleti, sottoposti a costanti pressioni, allenamenti intensivi e ricerca di una forma fisica perfetta, modificando talvolta anche le abitudini alimentari, fino a stravolgerle. Per quanto riguardo la cura? «Non ci sono differenze di trattamento – conclude Dalla Ragione –, le cure sono integrate e multidisciplinari, con livelli di intensità differenti: ambu-latoriali se il disturbo è all’inizio, residenziali se la patologia è più radicata e grave. Generalmente i gruppi di terapia comprendono maschi e femmine proprio perché al di la della fenomenologia del disturbo, si lavora sul nucleo più profondo, che è appunto la dispercezione corporea. L’équipe è formata da psicologi, nutrizionisti, psicomotricisti e si lavora contemporaneamente su tre piani: psicologico, nutrizionale e dell’immagine. La difficoltà principale è convincere il paziente a curarsi, perché il disturbo spesso non è consapevole, quindi molto lavoro si fa sulla motivazione».




martedì 21 agosto 2018

ITALIA. PRIMATO EUROPEO PER I RAGAZZI OBESI

Divano, merendine, tv, videogiochi, cellulari e tablet sono i primi responsabili!

Nonostante nell'ultimo decennio i bambini obesi e sovrappeso nel nostro Paese siano diminuiti del 13% grazie alla diffusione di una cultura della prevenzione nonché dell'educazione alimentare, quelli italiani restano i bambini più grassi in Europa.
Una questione più di salute che di estetica: divano, merendine, cellulari, tv e tablet  hanno fatto dei bambini italiani i più obesi secondo i dati Oms più recenti con un tasso di obesità che si attesta al 21% per i maschi e un tasso di sovrappeso che tocca il 42%, sempre per il sesso maschile. Per le femmine, questi indici raggiungono il 38%, secondo il Rapporto, presentato a Vienna a fine maggio scorso, dell'European Childhood Obesity Surveillance Initiative dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
Ad esagerare a tavola non sono solo i piccoli di casa nostra, ma anche quelli di Cipro, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta e San Marino, nazioni dove circa un minore su cinque è corpulento.
Si tratta di risultati preoccupanti, che svelano l'adozione reiterata e diffusa sul nostro territorio di pessime abitudini alimentari da parte degli adulti e di conseguenza dei minori e persino di uno scarso interesse per la salute, poiché essere magri non è una questione meramente estetica, bensì di benessere.
Un fattore di rischio è la minore aspettativa di vita; lo studio presentato a Vienna rivela positivamente che i bambini del Belpaese mangiano frutta quasi tutti i giorni e non eccedono nel consumo di pizza e di cibi da fast food, che costituiscono invece una piaga negli Stati Uniti dove il problema dell'eccesso di grasso è un allarme sociale.
Risulta tuttavia un paradosso che proprio i Paesi dell'Europa meridionale, dove è nata la dieta mediterranea, considerata la più sana al mondo, abbiano conquistato questo primato tutt’altro che virtuoso.

Fonte: Ceripnews














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giovedì 20 novembre 2014

OSSERVATORIO ADOLESCENTI: PENSIERI, EMOZIONI E COMPORTAMENTI DEI RAGAZZI DI OGGI

Immagine 1

GIORNATA  MONDIALE DELL'INFANZIA

Chi sono gli adolescenti oggi? 
 Telefono Azzurro Onlus e Doxa Kids hanno pubblicato la ricerca “Osservatorio Adolescenti: pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi”. Dati importanti che rilanciamo in occasione di domani, Giornata dedicata ai bambini
Cosa vuol dire essere un adolescente oggi? SOS Il Telefono Azzurro Onlus e l’istituto di ricerca Doxa Kids hanno provato a rispondere a questa domanda con un’indagine su pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi. L’ Osservatorio Adolescenti si pone l’obiettivo di creare uno spazio nel quale adulti e ragazzi possano incontrarsi, dialogare, scambiarsi opinioni e anche influenzarsi, arrivando a conoscersi meglio: un percorso di avvicinamento e di esplorazione del mondo degli adolescenti, a partire dalla loro voce.
L’Osservatorio Adolescenti ha coinvolto oltre 1500 giovani dagli 11 ai 19 anni su tutto il territorio italiano, con 100 domande su temi di particolare attualità, tra cui salute e alimentazione, tempo libero e sport, nuove tecnologie e vita online, percezione del proprio corpo e desideri, rapporto con genitori e amici, sessualità e scuola.
Ecco alcuni indicatori.

SELFIE. L’indagine mostra come il bisogno degli adolescenti di autoaffermazione e di “essere visti” sia passato, per molti ragazzi di oggi, da una necessità tipica dell’età a un’urgenza pervasiva, un obbligo autoimposto (“You like me ergo sum”), amplificato e condizionato nella sua espressione dai social network. Ciò contribuisce a spiegare non solo l’impennata nelle iscrizioni ai social, ma anche l’incessante bisogno di farsi dei selfie (uno/a su 4 se ne fa almeno uno al giorno, l’85% ne condivide almeno qualcuno sui social) e il ricorso ai programmi di fotoritocco prima di postare le proprie foto (1 ragazzo/a su 2).
NATIVI DIGITALI. Vivono in case hi-tech, le loro camere da letto sono stazioni ad alto contenuto tecnologico. Gli adolescenti di oggi sono always on, per ascoltare musica o radio (61%), per guardare video (60,2%), per fare ricerche per la scuola e i compiti (58,3%) per curiosare e navigare nel web (57,3%), per fare acquisti (22%), comprando online giochi (34,6% dei ragazzi), accessori di moda (22,3% delle ragazze), ma anche libri (17,6% delle ragazze). Ma a essere prioritario è il poter essere sempre in contatto con gli amici, fondamentale per l’89,7% dei ragazzi, attraverso Whatsapp e Facebook (li utilizza rispettivamente l’89,8% e l’82,3% degli intervistati).
CYBERBULLISMO. Se il gruppo dei pari è una presenza continua e costante, favorita e amplificata dall’iperconnessione, grazie alla quale ci si sente riconosciuti e accettati, alcune dinamiche adolescenziali online possono tradursi in comportamenti a rischio. Primo fra tutti il cyberbullismo, fenomeno che i ragazzi ben conoscono: l’80,3% ne ha sentito parlare; 2 su 3 (39,2%) conoscono qualcuno che ne è stato vittima, 1 su 10 ne è stato vittima. Risulta diffuso anche l’utilizzo dei social networks sotto l’età minima prevista (più dell’85% dei ragazzi intervistati conosce qualcuno che è iscritto a FB minore di 13 anni) e non mancano i rischi legati alla visibilità dei dati personali: 1 adolescente su 5 ha il proprio profilo totalmente pubblico sui social network. Profili aperti, nonostante il timore di un utilizzo indesiderato delle informazioni che i ragazzi condividono: più di 1 adolescente su 2 (63,6%) teme, infatti, che i propri dati possano essere raccolti ed utilizzati dal social per altri scopi. Se molti adolescenti appaiono informati e consapevoli dei rischi di Internet - e sembrano sapere come difendersi - altri dati mostrano adolescenti non sempre attenti a come proteggersi online, incapaci di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Il bisogno di esserci, il desiderio di farsi vedere, farsi ascoltare, di condividere sembra abbassare in molti casi la soglia di guardia e prevalere su ogni cautela, come nel caso dei selfie inviati a sconosciuti e, a maggior ragione, del sexting (il 35,9% dei ragazzi conosce qualcuno che ha fatto sexting).
ALCOOL. L’indagine contribuisce a evidenziare come molti stereotipi debbano essere scardinati: alcuni comportamenti che per lo più sono stati associati agli adolescenti di sesso maschile, infatti, appaiono essere sempre più diffusi anche tra le ragazze, in primis l’uso di superalcolici (il 37,1% delle ragazze vs il 17,4% dei ragazzi ha dichiarato di assumere superalcolici), il numero di ubriacature nell’ultimo mese (52,9% delle ragazze vs 44,8% dei ragazzi ha dichiarato di essersi ubriacato almeno una volta nell’ultimo
mese), i comportamenti violenti nelle relazioni di coppia (il 7,9% dei maschi vs 3,3% delle femmine ha dichiarato di essere stato picchiato dalla propria fidanzata), per rabbia e autodifesa.

SCUOLA. Luogo per eccellenza in cui adulti e ragazzi convivono e dialogano per costruire insieme il percorso della conoscenza, la scuola ricopre un ruolo di grande importanza nella vita di tutti gli adolescenti. Alla domanda su cosa desidererebbe nella scuola dei sogni, 1 adolescente su 2 (51%) ha risposto che vorrebbe che a scuola ci fosse più sport, oltre che più tecnologia (44%), musica, arte e cultura (42,7%), più attenzione alle emozioni (33,2%). Quasi 1 adolescente su 2 (il 49,6% del totale dei ragazzi intervistati) ritiene che nella scuola dei propri sogni ci dovrebbe essere un maggior orientamento verso il mondo del lavoro e maggiori occasioni di contatto con le aziende. Più di un quarto degli adolescenti intervistati (28,7%), inoltre, vorrebbe che la scuola offrisse una maggiore preparazione. I ragazzi chiedono, dunque, alla scuola una maggiore attenzione alla formazione, all’acquisizione di competenze e all’orientamento, mostrandosi tutt’altro che svogliati, passivi o demotivati: comunicano invece una grande curiosità e voglia di fare,
desiderio di parlare del futuro con insegnanti e genitori, di cogliere ogni opportunità che venga loro offerta e di sfruttarla responsabilmente.

IMMAGINE. Ragazzi e ragazze si mostrano molto preoccupati per la propria immagine e il proprio aspetto fisico: le ragazze si vorrebbero più magre (42%) e belle (35%), tanto da ricorrere alla dieta nel 53% dei casi, mentre i ragazzi sarebbero più felici se fossero più muscolosi (42%). Le femmine sembrano essere, però, le più infelici del proprio aspetto: non si piace il 44% delle ragazze, al punto che una su 5 dichiara di aver pensato a un intervento chirurgico.
ALIMENTAZIONE. Accanto ad alcuni dati che mettono in luce comportamenti e atteggiamenti problematici, emerge la presenza di un contesto positivo e rassicurante per quanto riguarda alcuni aspetti molto importanti della vita degli adolescenti, in particolare l’alimentazione e la famiglia. La maggior parte dei ragazzi dichiara di avere un’alimentazione variegata (23,4%), equilibrata (21,7%) e sana/genuina (20,3%). Inoltre, l’89% degli intervistati afferma che nella propria casa c’è un’attenzione da moderata ad alta per il mangiare in modo sano. I ragazzi sono i primi a prestarvi attenzione: all’87,5% capita di fare la spesa e all’ 83,9% di scegliere i prodotti da acquistare.
FAMIGLIA. La dimensione familiare si conferma come luogo in cui i bisogni affettivi trovano risposta: per quasi 1 adolescente su 2 (48,2%) i genitori sono una presenza confortante e oltre il 65% dei ragazzi intervistati li considera persone di cui potersi fidare e con cui condividere vissuti ed esperienze. Tra le persone di cui si fidano di più, infatti, i ragazzi indicano quasi a pari merito i genitori (44,8%) - con una preferenza per le mamme rispetto ai papà (30% vs 16%) - e gli amici (45,7%). La riservatezza resta comunque un “must” dell’adolescenza - quasi 1 ragazzo su 5 (19,7%) afferma che i genitori non conoscono tutto quello che il figlio fa – così come la richiesta di maggiore libertà e autonomia, unita ad un vissuto di insofferenza davanti a tutto ciò che viene percepito come “limite” e “invadenza”: più di 1 adolescente su 4 (26,4%) ritiene che i suoi genitori dovrebbero fidarsi di più di lui/lei ed il 24% degli 11-14enni vorrebbe che i genitori concedessero loro maggiore libertà.
I risultati della ricerca sono stati presentati qualche giorno fa a Roma nel corso di una tavola rotonda presso Palazzo Ferrajoli. All’incontro, moderato da Giovanna Milella, giornalista e conduttrice televisiva, e introdotta dal Professor Ernesto Caffo, Presidente dinte di SOS Il Telefono Azzurro Onlus, hanno partecipato numerosi rappresentanti del mondo delle istituzioni e, come commentatori, esperti del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra gli altri, il Prof. Gian Vittorio Caprara dell’Università Sapienza di Roma e il prof. Sergio Bernasconi dell’Università di Parma.