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sabato 22 luglio 2023

ANZIANI E GIOVANI UNITI

 Francesco: riscoprano la gioia di rincontrarsi

 

In un tweet il Papa ricorda la Messa che presiederà domenica 23 luglio nella Basilica Vaticana per la III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, quando cinque di loro consegneranno la Croce del pellegrino della Gmg ad altrettanti ragazzi e ragazze in partenza per Lisbona. Scelzo: le generazioni unite è il tessuto della fraternità

 

- di  Campisi – Città del Vaticano

 

 Il Papa: onorare gli anziani. Giovani, prima di partire per la Gmg, fate visita ai nonni

Ci saranno oltre seimila persone, delle quali molti anziani provenienti da tutta Italia - nonni accompagnati dai nipoti e dalle famiglie, ospiti di case di riposo e RSA e tanti rappresentanti della terza età impegnati in parrocchie, diocesi e associazioni - alla Messa che Papa Francesco celebrerà domenica 23 luglio, alle 10, nella Basilica di San Pietro, per la terza Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. La ricorrenza, che il Pontefice ha voluto nella quarta domenica di luglio, quest’anno è sul tema “Di generazione in generazione la sua misericordia”, che riporta, come spiega lo stesso Francesco nel messaggio scritto per l’occasione, all’incontro fra Maria ed Elisabetta, icona alla quale richiama pure la Giornata mondiale della gioventù che si svolgerà fra poco più di una settimana a Lisbona e il cui slogan è “Maria si alzò e andò in fretta”. Stamattina dal suo account @Pontifex il Papa ha lanciato questo tweet: "Rinnovo il mio invito a tutti – diocesi, parrocchie, associazioni, comunità – a celebrare domenica prossima la III Giornata mondiale dei #NonnieAnziani, mettendo al centro la gioia di un rinnovato incontro tra giovani e anziani. #laityfamilylife"

 Gmg, anziani da tutti i continenti consegnano ai giovani la Croce del pellegrino

Momento particolarmente significativo, al termine della celebrazione presieduta domenica dal Papa, sarà la consegna simbolica da parte di cinque anziani - in rappresentanza dei cinque continenti - della Croce del pellegrino della Gmg ad altrettanti giovani che si recheranno in Portogallo, a significare la trasmissione della fede di generazione in generazione. Il gesto vuole anche rappresentare l’impegno che gli anziani e i nonni hanno accolto, su invito del Papa nel messaggio per la Giornata a loro dedicata, di pregare per i giovani in partenza e di accompagnarli con la loro benedizione.

 Nella Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, in ogni diocesi, quanti prendono parte a una messa dedicata o visitano anziani soli possono ottenere l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Nei cinque continenti sono diverse le iniziative organizzate. In Brasile, ad esempio, la Conferenza episcopale ha organizzato una Messa con gli anziani al Santuario di Aparecida, mentre in Canada i vescovi hanno diffuso un video per invitare i giovani a visitare gli anziani nelle case di riposo. A Lisbona, poi, il Comitato organizzatore della Gmg ha promosso una catena di preghiera di nonni e anziani per accompagnare i giovani in partenza per Lisbona sul portale queridosavos.pt e ha lanciato una sfida sui social media invitando tutti i giovani a visitare i loro nonni e a scattare una foto o realizzare un video con loro.

 “L’amicizia di una persona anziana - sottolinea Francesco nel messaggio in occasione della III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani - aiuta il giovane a non appiattire la vita sul presente e a ricordarsi che non tutto dipende dalle sue capacità. Per i più anziani, invece, la presenza di un giovane apre alla speranza che quanto hanno vissuto non vada perduto e che i loro sogni si realizzino”. Parole attraverso le quali il Papa invita nuove e vecchie generazioni ad avvicinarsi e che inducono a riflettere sulle relazioni tra giovani e anziani, spiega a Vatican News - Radio Vaticana Vittorio Scelzo, dell’Ufficio per gli anziani, i bambini e le persone con disabilità del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

 La Giornata mondiale dei nonni e degli anziani quest'anno ci richiama a coltivare i legami tra generazioni diverse, com'è possibile oggi avvicinare di più giovani e meno giovani?

 C’è una grande emergenza di solitudine degli anziani. Papa Francesco ha delineato nella Fratelli tutti l'idea di una società legata, in cui i legami siano forti, legami di fraternità. Quindi, è necessario e importante che si tessano anche legami tra le generazioni, che sembrano andare ognuna per conto proprio. Giovani spaesati - a quanto spaesamento assistiamo nel mondo giovanile, soprattutto dopo la pandemia - e anziani abbandonati. C'è, invece, la possibilità di fare in modo che giovani e anziani si incontrino e ritessano un tessuto sociale di fraternità.

 Quali frutti possono scaturire dall'incontro fra giovani e anziani?

Il frutto che può scaturire dall’incontra fra giovani e anziani è innanzitutto quello di una società meno sfilacciata. Poi, soprattutto per i giovani, penso che c'è il problema di comprendere per cosa gli anziani hanno vissuto, per cosa gli anziani hanno speso la propria vita. In questo momento, in maniera particolare, è urgente il tema della pace. In Europa siamo figli di generazioni che hanno costruito la pace e c'è una terribile corrispondenza tra il venir meno dei testimoni della guerra in Europa e il risorgere della guerra nel continente. Quindi, per i giovani c'è da prendere il testimone di questo sogno di pace che gli anziani hanno vissuto, costruito e realizzato in Europa, perché il sogno di pace degli anziani europei è stato realizzato ed è andato avanti per 80 anni; adesso i giovani devono prendere il testimone. Il frutto per gli anziani è vincere sulla solitudine, perché non possiamo accettare la solitudine degli anziani nella maniera alla quale stiamo assistendo in questi anni.

 Nel suo messaggio per la terza Giornata dei nonni e degli anziani, il Papa spiega che il progetto di amore di Dio abbraccia e mette in collegamento le generazioni, in tutto ciò cosa possono apprendere i giovani dagli anziani e viceversa?

 C’è da apprendere che l'amore di Dio si estende di generazione in generazione. Se guardiamo allo scenario del mondo, se guardiamo a quello che succede, se guardiamo questi anni segnati dalla pandemia, adesso dal risorgere della guerra, da questa che il Papa chiama “guerra mondiale a pezzi”, ci sarebbero motivi per scoraggiarsi. Il fatto che l'amore di Dio si estende di generazione in generazione e che quindi tra anziani e giovani passa questo testimone che viene consegnato dagli anziani ai giovani è l'idea che la storia è guidata da Dio e che Dio non abbandona il mondo al suo destino e che in qualche modo guida, protegge gli uomini e che comunque il destino dell'uomo è protetto dall'amore di Dio, dalla sua misericordia che, siamo sicuri, porterà frutti.

 C'è una particolarità nel messaggio del Papa di quest’anno: il richiamo alla Giornata mondiale della gioventù. Quale insegnamento trarre da questo collegamento?

 Si tratta di un collegamento profondamente evangelico, perché il Papa ha scelto di mettere al centro, sia della Giornata mondiale degli anziani e della Giornata mondiale dei giovani, l'incontro tra Maria ed Elisabetta, la Visitazione. Quindi, c’è un legame profondamente evangelico che è la visita. È Dio che visita il suo popolo, e Dio ci insegna che nella visita, nell’uscire, nell'andare incontro a chi è più fragile c'è sempre una benedizione. La Visitazione è un momento descritto dal Vangelo di Luca benedetto dallo Spirito Santo; quindi, il Papa ci insegna a vedere nell'incontro tra giovani e anziani la presenza dello Spirito Santo. E poi c'è questo legame tra due momenti della vita, e anche tra due eventi, che ci invitano a pensare a un mondo non sfilacciato, ma coeso, quell'amicizia sociale di cui parla il Papa nella Fratelli tutti, giovani e anziani insieme. Giovani e anziani insieme per vincere la solitudine degli anziani e lo spaesamento dei giovani.

Vatican News


MESSAGGIO DEL PAPA



 

 

venerdì 16 giugno 2023

ANDATE A TROVARE I NONNI

 Francesco ai giovani della Gmg: 

prima di partire andate a trovare i nonni

 

- di Riccardo Maccioni  - Vatican News


Gli anziani sono preziosi, non lasciamoli soli. Non permettiamo che siano vittime della cultura dello scarto. Nel Messaggio per la III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che sarà celebrata il prossimo 23 luglio, il Papa sottolinea ancora una volta l’importanza della vicinanza e dello scambio tra le generazioni, nel segno della crescita reciproca.

«L’amicizia di una persona anziana – scrive infatti il Pontefice – aiuta il giovane a non appiattire la vita sul presente e a ricordarsi che non tutto dipende dalle sue capacità. Per i più anziani, invece, la presenza di un giovane apre alla speranza che quanto hanno vissuto non vada perduto e che i loro sogni si realizzino». Punto di partenza per la riflessione di Francesco è la visita, raccontata nel Vangelo di Luca, della giovane Maria all’anziana cugina Elisabetta. Da qui il titolo del Messaggio e della Giornata che riprende il Magnificat: «Di generazione in generazione la sua misericordia» (Lc 1, 50).

Proprio quell’incontro diventa lo spunto per richiamare «il progetto d’amore di Dio», che «attraversa il passato, il presente e il futuro, abbracciando e mettendo in collegamento le generazioni». Chiamate tutte ad andare oltre se stesse.

 Per i più giovani si tratta di guardare «al di là dell’immediato nel quale ci confina la realtà virtuale, la quale spesso distoglie dall’azione concreta; per i più anziani si tratta di non soffermarsi sulle forze che s’indeboliscono e di non rammaricarsi per le occasioni perse».

 Una nostalgia che non ha senso se è vero che quanti sono avanti con gli anni giocano comunque un ruolo importante nella società umana. «La loro presenza nelle famiglie e nelle comunità è preziosa – aggiunge il Messaggio –, ci dona la consapevolezza di condividere la medesima eredità e di far parte di un popolo in cui si custodiscono le radici. Sì, sono gli anziani a trasmetterci l’appartenenza al popolo santo di Dio. La Chiesa, così come la società, ha bisogno di loro. Essi – prosegue Francesco – consegnano al presente un passato necessario per costruire il futuro. Onoriamoli, non priviamoci della loro compagnia e non priviamoli della nostra, non permettiamo che siano scartati!».

 Di qui l’importanza di custodirli e curarli anche nella quotidianità dei piccoli gesti. Come l’invito che il Papa rivolge ai ragazzi della prossima Giornata mondiale della gioventù. «Prima di mettervi in viaggio» chiede il Pontefice – «andate a trovare i vostri nonni, fate una visita a un anziano solo! La sua preghiera vi proteggerà e porterete nel cuore la benedizione di quell’incontro».

 Il testo integrale del Messaggio di papa Francesco​

Pubblichiamo il Messaggio del Papa per la III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani che sarà celebrata il prossimo 23 luglio sul tema (tratto dal Magnificat nel Vangelo di san Luca): “Di generazione in generazione la sua misericordia (Lc 1,50).

 Cari fratelli e sorelle! «Di generazione in generazione la sua misericordia» (Lc 1,50): è questo il tema della III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. È un tema che ci riporta a un incontro benedetto: quello tra la giovane Maria e la sua anziana parente Elisabetta (cfr Lc 1,39-56). Questa, ricolma di Spirito Santo, rivolge alla Madre di Dio delle parole che, a distanza di millenni, ritmano la nostra preghiera quotidiana: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (v. 42). E lo Spirito Santo, già disceso su Maria, le suggerisce di rispondere con il Magnificat, nel quale proclama che la misericordia del Signore si estende di generazione in generazione. Lo Spirito Santo benedice e accompagna ogni fecondo incontro tra generazioni diverse, tra nonni e nipoti, tra giovani e anziani. Dio, infatti, desidera che, come ha fatto Maria con Elisabetta, i giovani rallegrino i cuori degli anziani, e che attingano sapienza dai loro vissuti. Ma, anzitutto, il Signore desidera che non lasciamo soli gli anziani, che non li releghiamo ai margini della vita, come purtroppo oggi troppo spesso accade.

 È bella, quest’anno, la vicinanza tra la celebrazione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani e quella della gioventù; entrambe hanno come tema la “fretta” di Maria (cfr v. 39) nel visitare Elisabetta, e ci portano così a riflettere sul legame tra giovani e anziani. Il Signore spera che i giovani, incontrandoli, accolgano la chiamata a custodire la memoria e riconoscano, grazie a loro, il dono di appartenere a una storia più grande. L’amicizia di una persona anziana aiuta il giovane a non appiattire la vita sul presente e a ricordarsi che non tutto dipende dalle sue capacità. Per i più anziani, invece, la presenza di un giovane apre alla speranza che quanto hanno vissuto non vada perduto e che i loro sogni si realizzino. Insomma, la visita di Maria ad Elisabetta e la consapevolezza che la misericordia del Signore si trasmette da una generazione all’altra rivelano che non possiamo andare avanti – e neppure salvarci – da soli e che l’intervento di Dio si manifesta sempre nell’insieme, nella storia di un popolo. È Maria stessa a dirlo nel Magnificat, esultando in Dio che ha operato meraviglie nuove e sorprendenti, fedele alla promessa fatta ad Abramo (cfr vv. 51-55).

 Per meglio accogliere lo stile dell’agire di Dio, ricordiamo che il tempo va abitato nella sua pienezza, perché le realtà più grandi e i sogni più belli non si realizzano in un attimo, ma attraverso una crescita e una maturazione: in cammino, in dialogo, in relazione. Perciò chi si concentra solo sull’immediato, sui propri vantaggi da conseguire rapidamente e avidamente, sul “tutto e subito”, perde di vista l’agire di Dio. Il suo progetto di amore attraversa invece il passato, il presente e il futuro, abbraccia e mette in collegamento le generazioni. È un progetto che va oltre noi stessi, ma nel quale ciascuno di noi è importante, e soprattutto è chiamato ad andare oltre. Per i più giovani si tratta di andare al di là dell’immediato nel quale ci confina la realtà virtuale, la quale spesso distoglie dall’azione concreta; per i più anziani si tratta di non soffermarsi sulle forze che s’indeboliscono e di non rammaricarsi per le occasioni perse. Guardiamo avanti! Lasciamoci plasmare dalla grazia di Dio che, di generazione in generazione, ci libera dall’immobilismo nell’agire e dai rimpianti del passato!

 Nell’incontro tra Maria ed Elisabetta, tra giovani e anziani, Dio ci dona il suo futuro. Il cammino di Maria e l’accoglienza di Elisabetta aprono infatti le porte al manifestarsi della salvezza: attraverso il loro abbraccio la sua misericordia irrompe con gioiosa mitezza nella storia umana. Vorrei allora invitare ciascuno a pensare a quell’incontro, di più, a chiudere gli occhi e a immaginare, come in un’istantanea, quell’abbraccio tra la giovane madre di Dio e l’anziana madre di san Giovanni Battista; a rappresentarlo nella mente e a visualizzarlo nel cuore, per fissarlo nell’anima come una luminosa icona interiore.

 E invito poi a passare dall’immaginazione alla concretezza nel fare qualcosa per abbracciare i nonni e gli anziani. Non lasciamoli soli, la loro presenza nelle famiglie e nelle comunità è preziosa, ci dona la consapevolezza di condividere la medesima eredità e di far parte di un popolo in cui si custodiscono le radici. Sì, sono gli anziani a trasmetterci l’appartenenza al Popolo santo di Dio. La Chiesa, così come la società, ha bisogno di loro. Essi consegnano al presente un passato necessario per costruire il futuro. Onoriamoli, non priviamoci della loro compagnia e non priviamoli della nostra, non permettiamo che siano scartati!

 La Giornata mondiale dei nonni e degli anziani vuol essere un piccolo segno delicato di speranza per loro e per la Chiesa intera. Rinnovo perciò il mio invito a tutti – diocesi, parrocchie, associazioni, comunità – a celebrarla, mettendo al centro la gioia traboccante di un rinnovato incontro tra giovani e anziani. A voi giovani, che vi state preparando a partire per Lisbona o che vivrete la Giornata Mondiale della Gioventù nei vostri luoghi, vorrei dire: prima di mettervi in viaggio andate a trovare i vostri nonni, fate una visita a un anziano solo! La sua preghiera vi proteggerà e porterete nel cuore la benedizione di quell’incontro. A voi anziani chiedo di accompagnare con la preghiera i giovani che stanno per celebrare la Gmg. Quei ragazzi sono la risposta di Dio alle vostre richieste, il frutto di quel che avete seminato, il segno che Dio non abbandona il suo popolo, ma sempre lo ringiovanisce con la fantasia dello Spirito Santo.

 Cari nonni, cari fratelli e sorelle anziani, che la benedizione dell’abbraccio tra Maria ed Elisabetta vi raggiunga e colmi di pace i vostri cuori. Vi benedico con affetto. E voi, per favore, pregate per me.

Francesco

 MESSAGGIO DEL SANTO PADRE



giovedì 10 febbraio 2022

ALIENAZIONE PARENTALE. FIGLI IN PERICOLO


 Con l’espressione “alienazione parentale” ci si riferisce a quelle situazioni nelle quali è in atto un processo di rifiuto psicologico da parte di un figlio di uno dei due genitori per via dell’influenza dell’altro genitore. Si tratta di un meccanismo che tipicamente si verifica nel contesto di una separazione coniugale o di un divorzio, specialmente quando la conflittualità tra i due coniugi è molto accesa e ha per oggetto la custodia dei figli.

 

Lo psichiatra Richard Gardner ha per primo osservato questa dinamica familiare e l’ha posta all’attenzione della comunità scientifica nel 1985 definendola come una vera e propria “sindrome “che colpisce figli di genitori separati/divorziati (PAS, Parental Alienation Syndrome). Gardner osserva che la PAS sarebbe il risultato di una sorta di “lavaggio del cervello” dei figli da parte di uno dei due genitori (genitore alienante) nei confronti dell’altro genitore (genitore alienato) realizzato attraverso una campagna denigratoria fatta di astio, disprezzo e rabbia. Tale campagna denigratoria avrebbe come risultato l’insorgere di sentimenti di paura, ostilità, rabbia e diffidenza dei figli nei confronti del genitore “alienato” con la possibile conseguenza di una rottura più o meno definitiva della relazione parentale.

Sempre secondo Gardner, un aspetto tipico di questa sindrome che rende evidente quanto il disprezzo e la rabbia di un figlio verso il genitore “alienato” non siano autentici ma siano “appresi” sarebbe l’illogicità con la quale il figlio spiega le ragioni del suo disprezzo (es. Odio papà perché non mi compra il cioccolato) e il fatto che esista una spiccata differenza tra i sentimenti che il figlio prova per il genitore “alienante” (affetto, amore, ammirazione) e quelli che invece prova per il genitore “alienato”. Inoltre, tipico della PAS sarebbe l’attribuzione sistematica da parte del figlio di tutte le colpe e le responsabilità all’interno di qualsiasi conflitto al genitore “alienato”. Gardner osserva inoltre la totale assenza di senso di colpa del figlio PAS nei confronti delle espressioni di rabbia e odio manifestate verso il genitore alienato e l’estensione di tali sentimenti di disprezzo alla famiglia allargata del genitore rifiutato, alla sua eventuale nuova famiglia, ai suoi amici ecc.

Secondo Gardner, la Sindrome Da Alienazione Parentale rappresenterebbe una sorta di violenza psicologica estrema capace di minare fortemente la costruzione di un’identità adulta nel bambino con il conseguente rischio di insorgenza di dinamiche psicopatologiche. La PAS inoltre impedirebbe ai figli un evolversi normale della loro capacità di provare empatia nei confronti degli altri e di provare rispetto per l’autorità.

L’esistenza di una Sindrome da alienazione parentale è stata ed è tuttora oggetto di numerose controversie all’interno della comunità scientifica internazionale. Data la confusione concettuale che caratterizza la diagnosi e l’assenza di strumenti validi e affidabili per accertarne l’esistenza, sono stati condotti pochissimi studi empirici per investigare la sua validità scientifica. Proprio per queste ragioni la PAS non è inclusa nell’attuale manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV). Il costrutto stesso di PAS come “sindrome” psicologica sta evolvendo maggiormente verso quello di “disturbo” della relazione parentale in un’ottica quindi meno psicopatologica e più familiare-sociale.

E’ evidente che la strategia migliore per gestire situazioni come quelle appena descritte risiede in un intervento globale che abbia per oggetto le relazioni familiari più che la consultazione con un solo membro della famiglia.

In questo è determinante l’esistenza di una chiara consapevolezza circa l’esistenza di un doppio livello e di un doppio ruolo della coppia, il ruolo genitoriale e quello coniugale. Ognuno di questi ruoli implica diritti, doveri e responsabilità differenti. La responsabilità morale, psicologica ed educativa dei figli è e deve essere dei genitori. In questo senso il conflitto coniugale non può e non vede trasformarsi anche in conflitto genitoriale. Quando ciò accade è bene considerare l’intervento di figure di supporto esterne alla famiglia che possano agevolare una lettura, comprensione e modificazione di queste dinamiche disfunzionali.

 

Alienazione parentale

giovedì 6 gennaio 2022

NONNI E NIPOTI. UNA GUIDA GALATTICA


 Guida galattica per nonne e nonni del Terzo Millennio. 

Come affrontare le sfide del futuro insieme ai nipoti

Un libro per i nonni che sono "patrimonio dell'umanità-, colonna portante delle famiglie italiane, testimoni di un rapporto fra le generazioni raro e prezioso.

Un libro per riflettere sul futuro che attende i nipoti, tra ombre pesanti (su tutte, la crisi ecologica) e luci meravigliose, come la prospettiva di crescere una generazione capace di cambiare le cose, di custodire meglio il pianeta ed essere aperta e solidale.

In un percorso che si dipana sui grandi temi che riguardano l'educazione, l'ecologia, la cittadinanza attiva, il valore della testimonianza, questa Guida Galattica è la chiave per essere nonni consapevoli e fantastici compagni di viaggio per nipoti di tutte le età.

«Sei sono le cose che dobbiamo riuscire a far germogliare nei più piccoli per vincere le sfide del millennio: una curiosità caparbia, la fiducia nell'altro, lo spirito di cooperazione, il senso della meraviglia e dello stupore, l'importanza della solidarietà, l'urgenza di rispettare la natura e le persone».

 Mattia Mascher – Guida galattica per nonne e nipoti del Terzo Millennio, ed. San Paolo, 2021, € 16

 

sabato 24 luglio 2021

I NONNI E GLI ANZIANI, UNA RISORSA PER LA SOCIETA'

 

- 25 luglio 2021-

Giornata mondiale dei nonni. 
Dimenticarli è un male per la società intera

Nella quarta domenica di luglio la Chiesa, per volere del Papa, festeggia gli anziani di tutto il mondo dedicando loro numerose iniziative e concedendo l'Indulgenza Plenaria a quanti prenderanno parte alle celebrazioni. L'arcivescovo di Loreto: ristabilire il legame tra giovani e nonni che hanno il prezioso dono della gratuità del tempo

 

-di Cecilia Seppia – Città del Vaticano

 

Nonni, depositari di amore, pazienza e saggezza, scrigni di memoria, autori di sogni profetici, custodi di radici, anello di congiunzione tra le generazioni, eredità di fede. Nonni talvolta fragili, dalla voce spesso flebile, eppure sempre preziosa la cui preghiera è in grado di “proteggere il mondo”. A loro Francesco, dall’inizio del pontificato, non ha mancato di rivolgere il pensiero, a loro è giunto più volte il suo incoraggiamento, l’encomio, il richiamo ad essere, in virtù dei loro carismi, costruttori di pace e giustizia, modelli di solidarietà, fino a volergli dedicare una Giornata mondiale, anticipata da un Messaggio che fa eco all’enciclica Fratelli tutti, dal titolo “Io sono con te tutti i giorni”.

L'istituzione della Giornata

All’Angelus del 31 gennaio scorso, il Papa diceva infatti: “I nonni tante, troppe volte, sono dimenticati! Per questo, ho deciso di istituire la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si terrà ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della ricorrenza dei Santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù”. Così la Chiesa intera, per volere del Pontefice, dedica a loro questo giorno, concedendo anche l’Indulgenza Plenaria a chi prenderà parte alle tante celebrazioni in programma e a tutti quegli “angeli custodi” che andranno a trovare di persona un anziano in difficoltà, portandogli lacarezza del Papa e della Chiesa, dicendogli con forza: “C’è bisogno di te per costruire nella fraternità e nell’amicizia sociale, il mondo di domani”, ma anche ricordandogli che non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo e trasmettere la fede e le tradizioni ai nipoti.

Le iniziative e i luoghi

Dunque Messe, momenti di incontro e condivisione, preghiere negli ospedali o nelle RSA, ma anche “abbracci a domicilio”, destinati a riparare, dopo oltre un anno di pandemia, quella dolorosa solitudine, che ha ferito e ucciso i nonni quasi quanto il Covid-19. Per l’occasione il Dicastero Laici Famiglia e Vita ha diffuso anche un videomessaggio che raccoglie le loro preghiere pronunciate da ogni parte del mondo, in comunione con il Vicario di Cristo. Ad aprire idealmente la giornata, la Santa Messa in San Pietro alle ore 10.00, presieduta da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Mentre culla simbolica di questo evento in Italia sarà il Santuario Pontificio della Santa Casa di Loreto che nel corso della maratona di preghiera del mese di maggio ha dedicato il Rosario proprio ai nonni, prime vittime della pandemia.

L'esempio di Anna e Gioacchino

Il Santuario custodisce infatti le tre pareti della Casa di Nazareth dove hanno vissuto Sant’Anna e San Giacchino, genitori di Maria e nonni di Gesù, modelli di educazione, esempi di fede, tenacia e preghiera. In quella Casa dove avvenne l’annuncio dell’Angelo Gabriele alla Vergine e il Sì che cambiò la storia e il volto dell’umanità, Anna e Gioacchino, anziani nel corpo ma giovani e ferventi nello spirito, non sono mai stati spettatori estranei del mistero, hanno invece collaborato attivamente al disegno salvifico di Dio, accogliendo e accompagnando Maria nella sua missione. Anche oggi in tanti casi sono proprio gli anziani e i nonni, a trasmettere la fede ai nipoti e, con la loro testimonianza, ad aiutare i giovani a dire di sì a Dio e ai Suoi progetti. “Mi piace ricordare – afferma l’arcivescovo di Loreto, monsignor Fabio Dal Cin, nell’intervista di Fabio Colagrande – che proprio in quella Santa Casa, il Papa nel 2019, durante la sua visita a Loreto, ha firmato l’Esortazione apostolica Christus Vivit, dove invita i giovani ad essere ‘giovani con radici’ e dice, proprio in quella lettera, che gli anziani hanno sogni intessuti di ricordi, di immagini, di tante cose vissute, segnati dall’esperienza e dagli anni, e se i giovani oggi si radicano nei sogni degli anziani, dei nonni, riescono a vedere meglio il futuro, possono persino avere visioni che aprono orizzonti nuovi e cammini nuovi, e questo legame tra generazioni, tra i giovani e i nonni, ci viene proprio ricordato da questa reliquia insigne della Santa Casa. Questo è il segno e il senso forte con cui ci apprestiamo a vivere questo evento”.

È grave dimenticare gli anziani

Monsignor Dal Cin torna sulle parole del Papa, contenute nel Messaggio per questa Giornata Mondiale e con forza chiede di non dimenticare gli anziani, di non abbandonare all’indifferenza coloro che per primi ci hanno dato la vita, offrendoci opportunità che altrimenti non avremmo avuto. “E’ grave questa dimenticanza degli anziani - afferma l'arcivescovo di Loreto - questo è essere presi anche da tanti impegni, da tanto affanno, da tanto lavoro, da tante cose e non avere più tempo per loro. E’ un male  dimenticare gli anziani, è un grave male per la nostra società e il Papa ci ricorda invece questa attenzione, questa cura per loro; e lo ricordava anche prima della pandemia ad ogni occasione; ce lo ricorda oggi rimarcando l’importanza di questo dialogo con le generazioni. Lo ha scritto nella Christus Vivit: l’importanza di connessione tra i giovani e gli anziani. Connessione che nasce dalla natura stessa del nonno e dell’anziano che non ha più l’orologio in mano e che può dunque regalare ai propri nipoti, ai pronipoti, ai giovani, quella gratuità del tempo che è la cosa più preziosa che si possa donare: il proprio tempo, la propria vita e la sapienza della propria vita”.

L'affidamento alla Vergine di Loreto 

A presiedere a Loreto la solenne Eucarestia giubilare, trasmessa in diretta alle ore 10, sul canale del Santuario e in streaming su Youtube, sarà monsignor Giancarlo Vecerrica, vescovo emerito di Fabriano-Matelica. Monsignor Dal Cin, invece al termine della celebrazione accompagnerà nella Santa Casa due coppie di nonni e una rappresentanza di giovani, nel rispetto delle norme anti-Covid, per una speciale benedizione e un atto di affidamento alla materna protezione della Beata Vergine di Loreto e dei Santi Anna e Gioacchino di tutti i nonni del mondo e per consegnare alle giovani generazioni un compito importante: prendetevi cura gli uni degli altri! 

 

Il Papa prega con i nonni e gli anziani del mondo

 

Vatican News

 


martedì 22 giugno 2021

C'E' BISOGNO DI FAR FESTA


Conferenza stampa di presentazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani e del messaggio del Santo Padre

 

"Dopo un anno così difficile c’è davvero bisogno di fare festa, insieme, nonni e nipoti, giovani ed anziani." Con queste parole il card. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha introdotto la conferenza stampa di presentazione della prima Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che sarà celebrata quest'anno, per la prima volta, il 25 luglio.

Il Prefetto ha indicato nella tenerezza la parola chiave della celebrazione della Giornata: quella nei confronti degli anziani cui – come ha scritto il Santo Padre nel suo messaggio – il virus “ha riservato un trattamento più duro”, ma anche quella dei nonni nei confronti dei loro nipoti. Del resto in un periodo in un tempo in cui "ci siamo abituati a vivere da soli, a non abbracciarci, a considerare l’altro un pericolo per la nostra salute. […] La tenerezza può diventare un modo di essere".

Uno degli aspetti più significativi del messaggio del Santo Padre è il fatto che esso sia rivolto in maniera diretta e personale ad ogni nonno e ad ogni anziano. Il card. Farrell lo ha definito "affettuoso ed esigente" poiché indica per gli anziani “una vocazione rinnovata in un momento cruciale della storia”. " Nella Chiesa, con papa Francesco, i nonni e gli anziani hanno un posto d’onore".

Vittorio Scelzo, incaricato per la pastorale degli anziani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha illustrato le modalità con le quali la Giornata sarà celebrata. Mentre a Roma, il Santo Padre presiederà una messa in San Pietro il 25 luglio alle 10.00, il Dicastero invita ogni diocesi ed ogni parrocchia a dedicare una delle liturgie domenicali ai nonni ed agli anziani. Vittorio Scelzo ha poi invitato a fare in modo che il più gran numero di anziani possibile riceva il messaggio del Papa attraverso una visita. "La Giornata –ha detto – sarà un'occasione per vivere la Chiesa in uscita. Immaginiamo che i nipoti consegnino il messaggio del Santo Padre ai propri nonni e che i ragazzi delle nostre parrocchie e delle nostre comunità ecclesiali escano e vadano a cercare gli anziani soli del proprio quartiere per dir loro “Io sono con te ogni giorno”.

Monique Bodhuin, presidente di Vie Montante Internationale, ha sottolineato il legame tra la Giornata ed il primo Congresso Internazionale di Pastorale degli Anziani che il Dicastero ha organizzato nel 2020 ed ha poi affermato che "questa prima celebrazione dei nonni e degli anziani è solo un punto di partenza; porta con sé una dimensione di apertura al futuro".

Maria Sofia Soli, donna di 87 anni di Viva gli Anziani della Comunità di Sant'Egidio, ha spiegato come il messaggio del Santo Padre sia una chiamata anche per chi è avanti con gli anni: "Questo invito – lo dico con convinzione – esige un cambiamento da noi anziani, che spesso invece crediamo, a volte anche ostinatamente, di non poter più cambiare, di essere ormai quel che siamo, di non essere più utili a nessuno".

L'ultimo intervento, di Elena Liotta, anche lei della Comunità di Sant'Egidio, ha posto l'accento sul dialogo tra le generazioni. "Camminiamo a velocità opposte – ha detto Elena -, noi ci sentiamo l’inizio, loro sembrano la fine. Eppure, nell’amicizia con gli anziani ho trovato un tesoro".

  MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

  DECRETO PER L'INDULGENZA PLENARIA

  CARD. KEVIN FARRELL [EN]

  DOTT. VITTORIO SCELZO [IT]

  MONIQUE BODHUIN [FR]

  ELENA LIOTTA [IT]

  MARIA SOFIA SOLI [IT]



 

lunedì 1 febbraio 2021

NEI SOGNI DEGLI ANZIANI IL FUTURO DELLA SOCIETA'


La Giornata dei nonni e degli anziani, annunciata da Papa Francesco, intende colmare la frattura tra generazioni, tra giovani e anziani, perché nessuno si salva da solo: così a Vatican News Vittorio Scelzo, incaricato per la pastorale degli anziani del Dicastero Laici, Famiglia e Vita

 

-Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano


Un'occasione per ricordare la voce preziosa degli anziani, il loro fondamentale ruolo di testimoni di vita e di fede. Questo, nell'intenzione del Papa, è all'origine dell'istituzione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che Francesco ha annunciato oggi al termine dell'Angelus. Si celebrerà, a partire da quest’anno, la quarta domenica di luglio in prossimità della memoria liturgica dei Santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù. Ne abbiamo parlato con Vittorio Scelzo, incaricato per la pastorale degli anziani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita:

In quale contesto nasce questa Giornata?

R. - La Giornata nasce nel contesto dell'anno dedicato alla "Famiglia Amoris laetitia", indetto dal Papa, che inizierà il 19 marzo. Questa prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani sarà all’interno di questo anno. Il cuore della celebrazione sarà una liturgia con gli anziani che sarà celebrata da Papa Francesco nella Messa vespertina della quarta domenica di luglio, cioè sabato 24 luglio. Quello del Papa è un invito a celebrare questo evento in ogni diocesi e in ogni parrocchia. Si deve quindi trovare il modo per vivere questa Giornata nel contesto locale. Questa è una Giornata che si aggiunge a quella della Parola di Dio e a quella dei poveri che il Santo Padre ha istituito in questi anni. Poveri, Bibbia e anziani emergono come tre priorità di questo Pontificato. Ma sono tre priorità, destinate con la celebrazione di queste giornate - la Giornata della Bibbia, la Giornata dei poveri e ora quella dei nonni e degli anziani - a segnare anche il futuro della Chiesa.

Un futuro in cui la pastorale degli anziani non è più rinviabile. Si deve ricomporre la frattura tra le generazioni…

R. - Esatto, Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti” - nella quale disegna un po' quello che dovrebbe essere secondo lui la strada per uscire dalla crisi indotta dalla pandemia - parla di un mondo frammentato. Uno dei tratti di questa frammentazione, che il Santo Padre evidenzia fin dall'inizio del suo Pontificato, è la frattura tra gli anziani e le altre generazioni. Una frattura sia tra gli anziani e i giovani - quindi il dialogo intergenerazionale su cui il Santo Padre insiste tante volte - sia una frattura tra la generazione che oggi è anziana e gli adulti di oggi. È una frattura che va ricomposta. Questa è una faglia che passa all'interno delle nostre famiglie. Ma è una frattura che tocca tutta la società. Allora per uscire dalla crisi migliori e non peggiori, c’è bisogno di colmare queste divisioni. E la celebrazione della Giornata va esattamente in questa direzione: non ci si salva da soli. Gli anziani non si salvano da soli: lo abbiamo visto, purtroppo, durante la pandemia quanti anziani non si sono salvati. Il Papa ci vuole dire che anche i giovani, gli adulti e la nostra società non si salvano da soli senza gli anziani. Per uscire dalla crisi migliori e non peggiori, c'è bisogno che ogni società faccia i conti con le proprie radici e sviluppi una nuova sintesi dei propri valori a partire anche dal dialogo con gli anziani.

A proposito di direzioni, la strada da seguire e quella della cura degli anziani da contrapporre alla cultura dello scarto, più volte denunciata da Papa Francesco…

R. – La cultura dello scarto è sicuramente uno di drammi dei nostri tempi. Papa Francesco ne parla spesso. L'opposto della cultura dello scarto è proprio la pastorale degli anziani: mettere ogni giorno gli anziani al centro della vita delle nostre comunità. Non solo nelle emergenze, non solo quando troppo tardi ce ne rendiamo conto. Il problema è che gli anziani siano inseriti in maniera organica e ordinaria all'interno delle nostre comunità parrocchiali ed ecclesiali. E che si riconosca il loro posto e i valori di cui sono portatori. Per questo, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita suggerisce da tempo che in ogni comunità e in ogni Conferenza episcopale si crei un ufficio per la pastorale degli anziani: c'è bisogno di una ordinarietà dell'attenzione agli anziani. E poi c'è il discorso sulle radici che va compreso all'interno della prospettiva di quello che il Papa chiama così spesso “il santo popolo fedele di Dio”. Un popolo che, come scritto nell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, possiede un suo olfatto per individuare nuove strade. Questo popolo non è elitario. Il Papa ce lo dice tante volte e gli anziani dovrebbero avere più spazio in questo popolo perché ne custodiscono le radici. Allora per uscire dalla crisi, c’è bisogno di dialogare con i sogni che hanno fatto gli anziani, con i sogni che hanno portato alla costruzione della nostra società. Si deve ascoltare la voce degli gli anziani e chiedere loro consiglio in maniera profonda: entrare in dialogo con coloro che sono i custodi delle radici del Santo popolo fedele di Dio.

Gli anziani, come ha detto Papa Francesco, sono alberi che continuano a portare frutto…

R. – Sono alberi che portano sempre frutto e persone che continuano a sognare. Noi dobbiamo mettere in dialogo i giovani con i sogni degli anziani. Questa è una cosa che Papa Francesco ripete spesso. I sogni degli anziani sono quelli che hanno costruito la nostra società; per esempio, penso all'Europa, ad un mondo senza più la guerra. L’Enciclica “Fratelli tutti” è piena di questo sogno di un mondo senza la guerra. È il sogno che i nostri anziani, i nostri nonni hanno fatto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Forse dobbiamo entrare in dialogo con questi sogni. Anche per capire quali devono essere i sogni per il futuro della nostra società.

 

Vatican News

 

sabato 25 luglio 2020

I NONNI SONO UN TESORO


I nonni, tesoro della vita, 
 da amare e proteggere


“I nonni sono un tesoro” è il titolo del messaggio che la Conferenza episcopale portoghese dedica ai più anziani in vista del 26 luglio, festa dei Santi Gioacchino e Anna, genitori di Maria



Alessandro De Carolis – Città del Vaticano



La descrizione è tenera e commuove. I nonni angeli custodi dei nipoti. Quelli che per loro in particolare ci sono sempre, discreti, attenti. Quelli “che camminano con loro mano nella mano lungo i marciapiedi. Restano tranquilli in riva al mare mentre le onde bagnano i piedini. Comprano quel gelato, puliscono le ginocchia ferite nei giochi di strada, fanno loro il bagno alla fine della giornata, aspettando l’arrivo dei genitori”.

La Commissione per i laici e la famiglia dell’episcopato portoghese traccia un ritratto che arriva dritto al cuore e il 26 luglio, festa dei nonni di Gesù, Gioacchino e Anna, “è un’occasione – scrive – per ringraziare, abbracciare e celebrare la loro presenza nel passato e nel presente, per andare alle proprie radici e scoprire in essi la tenerezza e l’amore di Dio”. I nonni che comprano le scarpe nuove o “il giocattolo sognato”, i nonni che “ascoltano in silenzio lamentele, dubbi, paure” e “compensano con amore le assenze, la rabbia, le difficoltà di genitori impegnati, di vite separate”. 
Perché i nonni, continua il documento della Chiesa portoghese, “sostengono la vita delle famiglie, non solo perché spesso ne consentono la sopravvivenza o danno un po’ di sollievo, ma perché sono le radici di tante vite. Raccontano storie del passato, e aiutano a capire la differenza tra essenziale e superfluo”.

Dunque, la “ricchezza insostituibile” degli anziani è un tesoro che va difeso “in modo perentorio”. E come tutti i tesori vanno “maneggiati con cura e ammirazione. Una società che non protegge, non si preoccupa, non ammira gli anziani – conclude la Commissione episcopale – è destinata al fallimento perché proprio come la natura nasce e rinasce, come il seme cresce e viene gettato a terra, così scorre e trascorre la vita. Chi è stato curato sarà in grado di prendersi cura, chi ha imparato potrà insegnare, chi è stato protetto sarà in grado di proteggere, chi è stato amato saprà amare”.







venerdì 31 gennaio 2020

LA LONGEVITA', UN BENE DA VALORIZZARE

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL I CONGRESSO INTERNAZIONALE DI
PASTORALE DEGLI ANZIANI SUL TEMA
"LA RICCHEZZA DEGLI ANNI"
Venerdì, 31 gennaio 2020


Cari fratelli e sorelle,
do il mio cordiale benvenuto a voi, partecipanti al primo Congresso internazionale di pastorale degli anziani – “La ricchezza degli anni” –, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; e ringrazio il Cardinale Farrell per le sue cortesi parole.
La “ricchezza degli anni” è ricchezza delle persone, di ogni singola persona che ha alle spalle tanti anni di vita, di esperienza e di storia. È il tesoro prezioso che prende forma nel cammino della vita di ogni uomo e donna, qualunque siano le sue origini, la sua provenienza, le sue condizioni economiche o sociali. Poiché la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri. Sempre, sempre è così.

Nel 21° secolo, la vecchiaia è divenuta uno dei tratti distintivi dell’umanità. Nel giro di pochi decenni, la piramide demografica – che un tempo poggiava su un gran numero di bambini e giovani e aveva al suo vertice pochi anziani – si è invertita. Se un tempo gli anziani avrebbero potuto popolare un piccolo stato, oggi potrebbero popolare un intero continente. In tal senso, l’ingente presenza degli anziani costituisce una novità per ogni ambiente sociale e geografico del mondo. Inoltre, alla vecchiaia oggi corrispondono stagioni differenti della vita: per molti è l’età in cui cessa l’impegno produttivo, le forze declinano e compaiono i segni della malattia, del bisogno di aiuto e l’isolamento sociale; ma per tanti è l’inizio di un lungo periodo di benessere psico-fisico e di libertà dagli obblighi lavorativi.  ...


domenica 26 gennaio 2020

ADOLESCENTI, L'ARTE DI ACCOMPAGNARLI


Servono più genitori ed educatori 
e meno psichiatri

 


Bellezza, denaro, morte, corpi, vecchiaia, attesa, le droghe che sono una maschera. Lo psichiatra racconta con onestà gli adolescenti di oggi. «La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono. E aggiungo: essere adolescenti significa, prima di tutto,"essere contro". Preoccupatevi quindi di quelli che non hanno conflitti»

 

Vittorino Andreoli, psichiatra, è intervenuto durante il seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla Fondazione Exodus di don Mazzi. Andreoli restituisce un’immagine degli adolescenti inedita. E per farlo parte della dipendenza: «Il problema della dipendenza è grande. Ma per parlarne dovremmo partire dalla nostra vita e della società, solo così possiamo capire quella dei nostri figli».
Chi sono gli adolescenti di oggi?
Non c’è nessuna dottrina in grado di spiegare chi è l’adolescente. Vive dentro la società ma muta continuamente. La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono, solo cosi potremmo conoscerli meglio. Poi, bisogna guardare all’adolescenza nel mondo e nell’ambiente. Non è possibile separare i ragazzi, decontestualizzarli. Mi chiedete chi sono gli adolescenti? Per me giovani che vivono in un’età difficile ma piena di fascino e che meritano di essere non aiutati ma capiti. Io non ho formule, sia chiaro, ma solo alcune considerazioni.
Quali?
La prima – fondamentale – è che l’adolescenza non è una malattia. Sembrerà banale sottolinearlo, ma ormai c’è la tendenza a considerarla tale appena si presenta un problema, anche minimo. L’adolescenza è una fase dell’esistenza che ha delle caratteristiche precise. Come la vecchiaia d’altronde, che pure è una fase straordinaria dell’esistenza con caratteristiche proprie da cui non bisogna scappare, anzi bisogna viverle perché hanno grande senso e valore nel mondo sociale. Ecco la vecchiaia c’entra molto con l’adolescenza. Questi giovani hanno bisogno dei vecchi, del rapporto con i nonni: perché la figura del nonno rappresenta la storia e bisogna far sentire all’adolescente che anche lui si inserisce in una storia, e la storia si capisce solo in relazione a chi è più grande. Adolescenza e vecchiaia non sono diversissime tra loro.
In alcuni adolescenti la bellezza è diventata un trauma. Se non sei bello sei da buttare.
Da cosa è caratterizzata questa età?
Essere adolescenti significa, prima di tutto, essere contro. E questo dipende da una percezione del mondo che vorrebbero diverso. Ma non perché non gli piaccia la famiglia, la mammà, il papà, o la casa. Ma perché in qualche modo devono trovare un equilibrio, una sincronia tra il loro mondo che sta cambiando e quello che hanno attorno. “Sono contro” perché non si sentono più simmetrici: l’adolescenza è una metamorfosi. E sono conviti che sia il modo a dover cambiare e non loro ad aspettare di cambiare, di trasformarsi appunto.
Non sanno aspettare?
Bisogna amarla l’attesa. Oggi, e questo non riguarda più solo gli adolescenti, nessuno sa più aspettare. Si vuole tutto subito. Invece l’attesa vuol dire poter vedere che cos’è la crescita, la curiosità. Attesa significa saper immaginare. Quello che dobbiamo insegnare è la pazienza. Ma “essere contro” non significa conflitto, non è una patologia. Abbiamo considerato il conflitto una patologia per molti anni. Senza accettare che esiste anche un conflitto positivo, che alla fine è quello che si verifica con più frequenza negli anni dell’adolescenza. “Essere contro” è fondamentale, preoccupatevi di quelli che non hanno conflitti.
Quali sono le altre possibilità?
Poi ci sono le adolescenze difficili e quelle malate, ma non sono la regola. È questo che dobbiamo capire.
In quanti modi si può essere contro?
Io ne riconosco tre. Utilizzando la trasgressione, i ragazzi che seguono le regole e in maniera ritmica le infrangono per poi rientrarci. Poi si può essere oppositivi. Oppositivo è il ragazzo che dice sempre no a tutto, dice di no anche quando vorrebbe dire sì. L’opposizione è una dipendenza al contrario e in questo caso il ragazzo va aiutato.
Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono, con le droghe l’adolescente si percepisce diverso
Vittorino Andreoli
Come si supportano i ragazzi durante gli anni dell’adolescenza?
Nella nostra società c’è bisogno di sicurezza. La nostra è la società della paura. Ogni giorno ci facciamo sollecitare, oltre che da quella esistenziale, anche da tante altre paure. La paura è uno strumento difensivo che ci permette di riconoscere i rischi ma noi la stiamo esasperando. E allora come facciamo da insicuri a supportare gli adolescenti nelle loro insicurezze? Nell’adolescente l’insicurezza ha una via potentissima e privilegiata.
E il rapporto con le dipendenze?
Tutto è cambiato e continua a cambiare velocemente. In 10 anni si sono diffuse altre 600 nuove sostanze. E il rapporto tra gli adolescenti e le sostanze è molto cambiato.
In che senso?
Partiamo dalla bellezza, occupiamoci della bellezza. Ormai è diventata un trauma. Una specie di imperativo. Se non sei bello sei da buttare. Ma sentirsi orrendi è la condizione più ricorrente nell’adolescenza. Proprio perché è una condizione di trasformazione. E gli adolescenti non sanno come cambierà il corpo e se sarà uguale all’immagine stabilita dai giornali di moda. Domina la bellezza di superficie in questa società dei sacerdoti della dieta. Questa società sta ossessionando l’adolescenza. Ma la bellezza è un’altra cosa. C’è la bellezza del modo di fare, del sorriso, dello sguardo. Quindi per evitare che i ragazzi cadano nel circolo delle dipendenze, la prima cosa, è aiutarli parlando con loro della bellezza. Discutere con loro su che cos’è essere belli. Altrimenti si corre il rischio di buttarsi via, e ci sono tanti modi per farlo: usando le sostanze per non sentirsi più brutti, bere cinque bicchieri di vino alla volta perché così si sballano e non si sentono più preoccupati per il naso o non so che cosa. Il secondo tema è il denaro, che è un vero problema per l’adolescente. Perché se non hai quei venti euro li devi avere, diventa una questione di vita o di morte, di morte sociale. Poi se non hai denaro e avverti la bruttezza è difficile girare per strada. Ci sono persone brutte che vogliono morire e la droga si inserisce in questo malessere per essere la maschera. Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono, con le droghe l’adolescente si percepisce diverso. Attenua il dolore. La terza parola è la morte. Non si parla mai di morte, la morte è un tabù. Eppure se parliamo di morte possiamo spiegare ai ragazzi che cosa significa essere in questo mondo, e che la vita è un’esperienza straordinaria, basta superare delle difficoltà e non credere che tutto sia legato al denaro.
Dobbiamo dire della bellezza di vivere, raccontare la gioia di vivere. L’amore è una grande cosa e anche il corpo è una cosa meravigliosa, le persone con il corpo si devono amare. Il corpo l’ha dato il Padreterno quindi basta con questi tabù. Basta vederlo come qualcosa di osceno. Il corpo è un’espressione straordinaria, gli educatori la devono raccontare questa cosa ai loro ragazzi. Perché non dire dell’umanità straordinaria e della bellissima storia di essere amati e che se perdiamo – attraverso le sostanze – la sensazione della nostra fragilità queste cose non possiamo ricordarcele.

Testo raccolto durante il seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla Fondazione Exodus di don Mazzi