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giovedì 19 settembre 2024

IN CAMMINO, SENZA STANCARSI

 Gmg, il Papa: meglio stanchi ma in cammino 

piuttosto che la noia di chi è fermo


 Nel messaggio per la 39.ma Giornata mondiale della gioventù, Francesco parla delle nuove generazioni, che spesso pagano il prezzo più alto di guerre, ingiustizie sociali, povertà, sfruttamento dell’essere umano e del creato. L'invito, in vista del Giubileo, è a superare apatia e rifugio nelle trasgressioni: mettersi in viaggio non, però, da meri turisti, ma da pellegrini

 -Antonella Palermo - Città del Vaticano

 È il versetto del profeta Isaia “Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi” ad aver ispirato il tema della XXXIX Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra nelle Chiese particolari in occasione della Solennità di Cristo Re, il 24 novembre 2024. Oggi, 17 settembre, viene diffuso il messaggio di Papa Francesco in vista di questo appuntamento che vede il Giubileo come contesto speciale. Il richiamo del Vescovo di Roma è a viverlo non come turisti a caccia di selfie, ma come veri pellegrini.

 I giovani pagano il prezzo più alto di guerre e ingiustizie

Lo sguardo del Papa verso i giovani si conferma di apprensione affettuosa, di energico incoraggiamento soprattutto in un'epoca, quella attuale, carica di incertezze e di dolori che diventano planetari.

 Viviamo tempi segnati da situazioni drammatiche, che generano disperazione e impediscono di guardare al futuro con animo sereno: la tragedia della guerra, le ingiustizie sociali, le disuguaglianze, la fame, lo sfruttamento dell’essere umano e del creato. Spesso a pagare il prezzo più alto siete proprio voi giovani, che avvertite l’incertezza del futuro e non intravedete sbocchi certi per i vostri sogni, rischiando così di vivere senza speranza, prigionieri della noia e della malinconia, talvolta trascinati nell’illusione della trasgressione e di realtà distruttive.

 Non guardare la vita "dal balcone"

Numerose volte il Papa ha ripetuto ai giovani di superare le pigrizie, non restando a guardare la vita "dal balcone". Lo fa anche in questo messaggio, ricordando che la vita è un pellegrinaggio verso la felicità, è camminare.

 I traguardi, le conquiste e i successi lungo il percorso, se rimangono solo materiali, dopo un primo momento di soddisfazione ci lasciano ancora affamati, desiderosi di un senso più profondo; infatti non appagano del tutto la nostra anima, perché siamo stati creati da Colui che è infinito e, perciò, in noi abita il desiderio di trascendenza, la continua inquietudine verso il compimento delle aspirazioni più grandi, verso un “di più”.

 In cammino, oltre ogni stanchezza e apatia

Gmg, dal Papa l’invito ai giovani ad un viaggio interiore verso il Giubileo

Pressioni sociali su studio, lavoro, vita personale possono, ne è consapevole il Papa, portare a uno stato cronico di stanchezza e di tristezza che si cerca di colmare con "un vuoto attivismo" con la conseguenza di uno "stato di apatia e di insoddisfazione di chi non si mette in cammino, non si decide, non sceglie, non rischia mai". È la condizione di chi vede e giudica il mondo "da dietro uno schermo, senza mai 'sporcarsi le mani' con i problemi, con gli altri, con la vita".

Questo tipo di stanchezza è come un cemento nel quale sono immersi i nostri piedi, che alla fine si indurisce, si appesantisce, ci paralizza e ci impedisce di andare avanti. Preferisco la stanchezza di chi è in cammino che la noia di chi rimane fermo e senza voglia di camminare!

 La speranza fa avere lo "sguardo lungo"

Con una metafora sportiva, importata anche dall'apostolo Paolo, il Successore di Pietro sprona i giovani a camminare nella speranza, la quale "vince ogni stanchezza, ogni crisi e ogni ansia, dandoci una motivazione forte per andare avanti". A vivere, insomma, da protagonisti e non da spettatori.

 La speranza è proprio una forza nuova, che Dio infonde in noi, che ci permette di perseverare nella corsa, che ci fa avere uno “sguardo lungo” che va oltre le difficoltà del presente e ci indirizza verso una meta certa: la comunione con Dio e la pienezza della vita eterna. Se c’è un traguardo bello, se la vita non va verso il nulla, se niente di quanto sogno, progetto e realizzo andrà perduto, allora vale la pena di camminare e di sudare, di sopportare gli ostacoli e affrontare la stanchezza, perché la ricompensa finale è meravigliosa!

 Le crisi non sono tempi inutili

Francesco dà la carica, dunque, ma nella consapevolezza che anche la fragilità ha un suo senso e può essere guardata con occhi di misericordia e di comprensione, sempre nella convinzione che Dio è compagno, non abbandona, dà sollievo. Nelle stanchezze, sottolinea il messaggio, bisogna imparare "a riposare come Gesù e in Gesù". Così, il Papa invita a riscoprire il dono dell'Eucarestia, come lo fu per il beato Carlo Acutis, presto canonizzato, "un giovane che ha fatto dell’Eucaristia il suo appuntamento quotidiano più importante!".

 Le crisi, però, non sono tempi persi o inutili, ma possono rivelarsi occasioni importanti di crescita. Sono i momenti di purificazione della speranza! Nelle crisi, infatti, vengono meno tante false “speranze”, quelle troppo piccole per il nostro cuore; esse vengono smascherate e, così, restiamo nudi con noi stessi e con le domande fondamentali della vita, oltre ogni illusione.

 Instancabili missionari della gioia

Auspicando che molti siano i giovani che verranno a Roma durante il tempo giubilare per varcare le Porte Sante, il Pontefice indica i tre atteggiamenti necessari per vivere questo appuntamento da "instancabili missionari della gioia": ringraziamento, ricerca e pentimento. E invita, una volta giunti presso il colonnato del Bernini in piazza San Pietro, a sentire nel profondo, la bellezza dell'abbraccio del Signore. Con una avvertenza: Mettetevi in viaggio non da meri turisti, ma da pellegrini. Il vostro camminare, cioè, non sia semplicemente un passare per i luoghi della vita in modo superficiale, senza cogliere la bellezza di ciò che incontrate, senza scoprire il senso delle strade percorse, catturando brevi momenti, esperienze fugaci da fissare in un selfie. Il turista fa così.

Il pellegrino invece si immerge con tutto sé stesso nei luoghi che incontra, li fa parlare, li fa diventare parte della sua ricerca di felicità.

 MESSAGGIO PONTIFICIO




 

 

 

 

venerdì 16 giugno 2023

ANDATE A TROVARE I NONNI

 Francesco ai giovani della Gmg: 

prima di partire andate a trovare i nonni

 

- di Riccardo Maccioni  - Vatican News


Gli anziani sono preziosi, non lasciamoli soli. Non permettiamo che siano vittime della cultura dello scarto. Nel Messaggio per la III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che sarà celebrata il prossimo 23 luglio, il Papa sottolinea ancora una volta l’importanza della vicinanza e dello scambio tra le generazioni, nel segno della crescita reciproca.

«L’amicizia di una persona anziana – scrive infatti il Pontefice – aiuta il giovane a non appiattire la vita sul presente e a ricordarsi che non tutto dipende dalle sue capacità. Per i più anziani, invece, la presenza di un giovane apre alla speranza che quanto hanno vissuto non vada perduto e che i loro sogni si realizzino». Punto di partenza per la riflessione di Francesco è la visita, raccontata nel Vangelo di Luca, della giovane Maria all’anziana cugina Elisabetta. Da qui il titolo del Messaggio e della Giornata che riprende il Magnificat: «Di generazione in generazione la sua misericordia» (Lc 1, 50).

Proprio quell’incontro diventa lo spunto per richiamare «il progetto d’amore di Dio», che «attraversa il passato, il presente e il futuro, abbracciando e mettendo in collegamento le generazioni». Chiamate tutte ad andare oltre se stesse.

 Per i più giovani si tratta di guardare «al di là dell’immediato nel quale ci confina la realtà virtuale, la quale spesso distoglie dall’azione concreta; per i più anziani si tratta di non soffermarsi sulle forze che s’indeboliscono e di non rammaricarsi per le occasioni perse».

 Una nostalgia che non ha senso se è vero che quanti sono avanti con gli anni giocano comunque un ruolo importante nella società umana. «La loro presenza nelle famiglie e nelle comunità è preziosa – aggiunge il Messaggio –, ci dona la consapevolezza di condividere la medesima eredità e di far parte di un popolo in cui si custodiscono le radici. Sì, sono gli anziani a trasmetterci l’appartenenza al popolo santo di Dio. La Chiesa, così come la società, ha bisogno di loro. Essi – prosegue Francesco – consegnano al presente un passato necessario per costruire il futuro. Onoriamoli, non priviamoci della loro compagnia e non priviamoli della nostra, non permettiamo che siano scartati!».

 Di qui l’importanza di custodirli e curarli anche nella quotidianità dei piccoli gesti. Come l’invito che il Papa rivolge ai ragazzi della prossima Giornata mondiale della gioventù. «Prima di mettervi in viaggio» chiede il Pontefice – «andate a trovare i vostri nonni, fate una visita a un anziano solo! La sua preghiera vi proteggerà e porterete nel cuore la benedizione di quell’incontro».

 Il testo integrale del Messaggio di papa Francesco​

Pubblichiamo il Messaggio del Papa per la III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani che sarà celebrata il prossimo 23 luglio sul tema (tratto dal Magnificat nel Vangelo di san Luca): “Di generazione in generazione la sua misericordia (Lc 1,50).

 Cari fratelli e sorelle! «Di generazione in generazione la sua misericordia» (Lc 1,50): è questo il tema della III Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. È un tema che ci riporta a un incontro benedetto: quello tra la giovane Maria e la sua anziana parente Elisabetta (cfr Lc 1,39-56). Questa, ricolma di Spirito Santo, rivolge alla Madre di Dio delle parole che, a distanza di millenni, ritmano la nostra preghiera quotidiana: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (v. 42). E lo Spirito Santo, già disceso su Maria, le suggerisce di rispondere con il Magnificat, nel quale proclama che la misericordia del Signore si estende di generazione in generazione. Lo Spirito Santo benedice e accompagna ogni fecondo incontro tra generazioni diverse, tra nonni e nipoti, tra giovani e anziani. Dio, infatti, desidera che, come ha fatto Maria con Elisabetta, i giovani rallegrino i cuori degli anziani, e che attingano sapienza dai loro vissuti. Ma, anzitutto, il Signore desidera che non lasciamo soli gli anziani, che non li releghiamo ai margini della vita, come purtroppo oggi troppo spesso accade.

 È bella, quest’anno, la vicinanza tra la celebrazione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani e quella della gioventù; entrambe hanno come tema la “fretta” di Maria (cfr v. 39) nel visitare Elisabetta, e ci portano così a riflettere sul legame tra giovani e anziani. Il Signore spera che i giovani, incontrandoli, accolgano la chiamata a custodire la memoria e riconoscano, grazie a loro, il dono di appartenere a una storia più grande. L’amicizia di una persona anziana aiuta il giovane a non appiattire la vita sul presente e a ricordarsi che non tutto dipende dalle sue capacità. Per i più anziani, invece, la presenza di un giovane apre alla speranza che quanto hanno vissuto non vada perduto e che i loro sogni si realizzino. Insomma, la visita di Maria ad Elisabetta e la consapevolezza che la misericordia del Signore si trasmette da una generazione all’altra rivelano che non possiamo andare avanti – e neppure salvarci – da soli e che l’intervento di Dio si manifesta sempre nell’insieme, nella storia di un popolo. È Maria stessa a dirlo nel Magnificat, esultando in Dio che ha operato meraviglie nuove e sorprendenti, fedele alla promessa fatta ad Abramo (cfr vv. 51-55).

 Per meglio accogliere lo stile dell’agire di Dio, ricordiamo che il tempo va abitato nella sua pienezza, perché le realtà più grandi e i sogni più belli non si realizzano in un attimo, ma attraverso una crescita e una maturazione: in cammino, in dialogo, in relazione. Perciò chi si concentra solo sull’immediato, sui propri vantaggi da conseguire rapidamente e avidamente, sul “tutto e subito”, perde di vista l’agire di Dio. Il suo progetto di amore attraversa invece il passato, il presente e il futuro, abbraccia e mette in collegamento le generazioni. È un progetto che va oltre noi stessi, ma nel quale ciascuno di noi è importante, e soprattutto è chiamato ad andare oltre. Per i più giovani si tratta di andare al di là dell’immediato nel quale ci confina la realtà virtuale, la quale spesso distoglie dall’azione concreta; per i più anziani si tratta di non soffermarsi sulle forze che s’indeboliscono e di non rammaricarsi per le occasioni perse. Guardiamo avanti! Lasciamoci plasmare dalla grazia di Dio che, di generazione in generazione, ci libera dall’immobilismo nell’agire e dai rimpianti del passato!

 Nell’incontro tra Maria ed Elisabetta, tra giovani e anziani, Dio ci dona il suo futuro. Il cammino di Maria e l’accoglienza di Elisabetta aprono infatti le porte al manifestarsi della salvezza: attraverso il loro abbraccio la sua misericordia irrompe con gioiosa mitezza nella storia umana. Vorrei allora invitare ciascuno a pensare a quell’incontro, di più, a chiudere gli occhi e a immaginare, come in un’istantanea, quell’abbraccio tra la giovane madre di Dio e l’anziana madre di san Giovanni Battista; a rappresentarlo nella mente e a visualizzarlo nel cuore, per fissarlo nell’anima come una luminosa icona interiore.

 E invito poi a passare dall’immaginazione alla concretezza nel fare qualcosa per abbracciare i nonni e gli anziani. Non lasciamoli soli, la loro presenza nelle famiglie e nelle comunità è preziosa, ci dona la consapevolezza di condividere la medesima eredità e di far parte di un popolo in cui si custodiscono le radici. Sì, sono gli anziani a trasmetterci l’appartenenza al Popolo santo di Dio. La Chiesa, così come la società, ha bisogno di loro. Essi consegnano al presente un passato necessario per costruire il futuro. Onoriamoli, non priviamoci della loro compagnia e non priviamoli della nostra, non permettiamo che siano scartati!

 La Giornata mondiale dei nonni e degli anziani vuol essere un piccolo segno delicato di speranza per loro e per la Chiesa intera. Rinnovo perciò il mio invito a tutti – diocesi, parrocchie, associazioni, comunità – a celebrarla, mettendo al centro la gioia traboccante di un rinnovato incontro tra giovani e anziani. A voi giovani, che vi state preparando a partire per Lisbona o che vivrete la Giornata Mondiale della Gioventù nei vostri luoghi, vorrei dire: prima di mettervi in viaggio andate a trovare i vostri nonni, fate una visita a un anziano solo! La sua preghiera vi proteggerà e porterete nel cuore la benedizione di quell’incontro. A voi anziani chiedo di accompagnare con la preghiera i giovani che stanno per celebrare la Gmg. Quei ragazzi sono la risposta di Dio alle vostre richieste, il frutto di quel che avete seminato, il segno che Dio non abbandona il suo popolo, ma sempre lo ringiovanisce con la fantasia dello Spirito Santo.

 Cari nonni, cari fratelli e sorelle anziani, che la benedizione dell’abbraccio tra Maria ed Elisabetta vi raggiunga e colmi di pace i vostri cuori. Vi benedico con affetto. E voi, per favore, pregate per me.

Francesco

 MESSAGGIO DEL SANTO PADRE



mercoledì 12 agosto 2020

ONU. GIORNATA ìNTERNAZIONALE DELLA GIOVENTÙ: PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE


Giornata ecumenica della gioventù :
 salute mentale e disagi crescenti tra i ragazzi

Benessere psico fisico, specie tra gli adolescenti, minacciato da ansia e depressione. Parlarne non deve essere un tabù. Questo il tema scelto dalla seconda edizione tutta on line della manifestazione organizzata dal Consiglio ecumenico delle Chiese (WCC) per continuare ad evidenziare l’importanza della partecipazione dei giovani per lo sviluppo della società

Gabriella Ceraso  

Con un fitto programma di colloqui e preghiere "virtuali" si svolge oggi via web la Giornata internazionale della gioventù ecumenica, organizzata dal Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC). Il tema di quest'anno è "Giovani e salute mentale”. L’iniziativa è alla sua seconda edizione dopo quella dello scorso anno a Ginevra che ha mostrato come e quanto i giovani possano dare il loro contributo nel trattare le problematiche che li interessano più da vicino. L’idea nasce dalla Giornata internazionale della gioventù (IYD) istituita nel 1999, proprio il 12 agosto, dall’Onu allo scopo di evidenziare l’importanza della partecipazione dei giovani per lo sviluppo della società. Il WCC ha in programma un momento di preghiera virtuale e colloqui con esperti e ha predisposto un booklet per consentire alle Chiese locali di preparare eventi. Per capire meglio scopi, modalità e retroscena di questa partecipazione giovanile abbiamo parlato con fr Lawrence Iwuamadi, preside dell'Istituto Ecumenico di Bossey di Ginevra, nato in seno al Consiglio Ecumenico delle Chiese, per promuovere il dialogo e l’incontro tra i membri delle diverse Chiese cristiane:
Ascolta l'intervista a fr Lawrence Iwuamadi,
Qual è lo scopo di questa giornata ecumenica giunta alla sua seconda edizione ?
R. - L'Onu dal 2000 ha dichiarato il 12 agosto la Giornata internazionale della gioventù con lo scopo di sensibilizzare i giovani del mondo sui problemi che li riguardano. Tutte le organizzazioni che si occupano dei giovani sono invitate a mettere in evidenza gli sforzi dei giovani per creare un mondo migliore. E il Consiglio ecumenico delle Chiese da parte sua, ha lanciato l'anno scorso la giornata internazionale ecumenica della Gioventù a Ginevra. E questo per evidenziare i contributi dei giovani, nel movimento ecumenico. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Federazione mondiale luterana e la Federazione mondiale Cristiana studentesca. L'organizzazione dell'anno scorso veramente ha avuto un gran successo con decine di partecipanti e collegamenti anche con i giovani del Movimento ecumenico della penisola coreana per camminare e pregare insieme per la giustizia e la pace nella penisola.
Allora, dopo il successo dell'anno dell'anno scorso, quest'anno il Consiglio ecumenico delle chiese ha esteso l'invito a tutte le Chiese membri e a tutti i loro partner e collaboratori, per continuare questo sforzo di incoraggiare e dare più spazio ai giovani rilevando il loro problemi e cercando di dimostrare che non sono solo i genitori e gli adulti, ma gli stessi giovani ad avere voce e a dire la loro opinione su come affrontare i problemi che li riguarano.  
Perché avete scelto quest'anno il tema della salute mentale in relazione giovani?
R. - Dopo il successo dell'anno scorso della Giornata internazionale ecumenica della gioventù, quest'anno il Consiglio ecumenico delle chiese ha deciso di affrontare il tema della salute mentale. Ed è questo, il risultato di diverse raccomandazioni provenienti dai giovani stessi all'interno e all'esterno delle reti del Consiglio ecumenico che ci hanno segnalato appunto il tema, come una delle questioni urgenti da esplorare. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute mentale come uno stato di benessere in cui ogni individuo realizza il proprio potenziale e può affrontare le normali tensioni della vita e anche lavorare in modo sicuro e fruttuoso dando un contributo alla propria comunità. Il benessere comprende aspetti emotivi, psicologici e sociali. Allora, dare attenzione a queste tre dimensioni può aumentare e anche migliorare la salute mentale mentre trascurarle può portare problemi gravi. Come sappiamo i disturbi mentali mostrano una vasta gamma di manifestazioni nei pensieri, nelle emozioni, nel comportamento e nella relazione con gli altri. Ansia e depressione sono disturbi mentali più comuni e insieme ai problemi di salute mentale sono in aumento tra gli adolescenti e i giovani adulti. I ricercatori indicano la tensione culturale come causa di questo aumento. Non solo, ma i disturbi mentali, sono la principale causa di disabilità tra i giovani. Per questo abbiamo scelto questo tema in modo che anche i giovani possano saperne di più, anche perchè in alcune aree del mondo l'argomento purtroppo è tabù e invece bisogna parlarne.
Ma i giovani vivono l'ecumenismo?
R.- Sì, i giovani vivono l'ecumenismo. Loro, come parte importante della chiesa e delle comunità cristiane, continuano ad essere in prima linea nel movimento ecumenico. Per me che insegno all'istituto ecumenico di Bossey rispondere a questa domanda è semplice. Perchè ogni giorno vedo qui a Bossey giovani interessati a partecipare al Movimento ecumenico : c'è l'interesse, l'impegno e la volontà di confrontarsi e questo è importante. Viviamo in un tempo che mostra sempre più il rischio di rinchiudersi e pensare solo a se stessi, questo è vero, ma ci sono anche tanti giovani che hanno voglia di andare oltre, di andare incontro agli altri. Dico sempre che l'ecumenismo è un invito a ritrovare l'altro e questo è anche il pensiero del Papa che, ogni volta che parla di ecumenismo appunto, restituisce l'immagine di incontro con l'altro. Ecco, da questo punto di vista, ci sono interesse e impegno da parte dei giovani. Bisogna inoltre notare che specie in questo periodo di pandemia, l'impegno dei giovani nel Consiglio ecumenico delle chiese è aumentato, con una serie di iniziative di sostegno, di solidarietà e raccolta fondi nel mondo per gli operatori sanitari. Questo è ecumenismo: andare ad aiutare l'altro e questo è l'impegno di tanti giovani. La domanda piuttosto da porsi è: ma la Chiesa sta fornendo lo spazio necessario ai giovani per contribuire alla comunità cristiana? 
Come incoraggiare i giovani, come guidarli per far fruttare al meglio le loro energie, le loro passioni?
R.- Papa Francesco nel 2018 ha rivolto ai delegati all'incontro della gioventù pre- sinodale parole importanti, dicendo loro che non gli adulti, non quelli che si sentono giovani devono dire alla Chiesa come rivolgersi ai giovani e alla loro generazione. Ma sono i giovani stessi che devono farlo. Da queste parole del Papa, traiamo diversi spunti importanti. Dobbiamo dare spazio ai giovani, perché solo facendo questo possono dimostrare quello che hanno dentro di sé. E ancora, bisognerebbe prendere in considerazione il loro punto di vista, cosa pensano specie quando si prendono decisioni che li riguardano. Bisognerebbe riconoscere il loro entusiasmo, le loro energie, le loro passioni. Solo riconoscendo questo sapremo indicare loro come mettere a frutto quello che hanno dentro. Tra l'altro bisognerebbe trovare il modo migliore per agevolare la comunicazione con i giovani, questo è molto importante, soprattutto quando vanno prese decisioni che li riguardano. Solo facendo così riusciremo a guidarli a incoraggiarli al meglio.