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lunedì 21 settembre 2026

DOCENTI ADATTIVI

 

Formare

docenti adattivi

per una scuola 

più equa



Come cambia la formazione dei docenti di fronte all’eterogeneità della scuola?

I dati della ricerca internazionale sulle classi multigrado e i modelli per una didattica adattiva indicano una direzione chiara per una Scuola più equa e flessibile: sviluppare nei docenti la capacità di adattare insegnamento, ambienti e strategie ai contesti reali. Le esperienze delle pluriclassi mostrano che questa sfida è già una realtà quotidiana in molti contesti.

 

Dalle pluriclassi delle aree interne alle scuole delle grandi città, la vera sfida che i sistemi scolatici affrontano per garantire qualità di insegnamento e inclusione è formare insegnanti in grado di trasformare l’eterogeneità degli studenti in una risorsa educativa. Emerge quindi più che in passato la necessità di orientare la loro preparazione iniziale e in servizio verso il modello della professionalità docente adattiva (Adaptive Teaching), capace di leggere la complessità scolastica come risorsa anziché semplificarla.

Oltre la classe ideale per incontrare la scuola reale

Ogni contesto scolastico è oggi caratterizzato da una complessità sociale e culturale decisamente più ampia e profonda che in passato. I dati comparativi internazionali indicano chiaramente che questo fenomeno non è affatto marginale: circa il 30% degli alunni della scuola primaria a livello mondiale apprende in contesti a classi miste per età. Questo modello organizzativo accomuna situazioni diverse tra loro, quali:

  • realtà rurali o geograficamente isolate ad alto reddito, come accade in ampie zone di Stati Uniti e Canada
  • aree montane o interne europee.

La differenziazione tradizionale della didattica segue spesso una logica basata sull’emergenza o sulla frammentazione dei compiti, con il rischio di isolare gli alunni in percorsi separati e rigidi. Il modello adattivo interviene invece sul gruppo classe nel suo complesso, secondo un disegno pedagogicofondato sulla dinamicità, sulla flessibilità e sulla capacità di valorizzare le diversità cognitive e relazionali presenti in aula, trasformando i potenziali svantaggi in opportunità di apprendimento e tutoraggio tra pari. Il docente rimodula perciò gli obiettivi formativi e attiva processi di monitoraggio e supporto in tempo reale, configurando e riconfigurando l’ambiente di apprendimento in sincronia con le micro-attività didattiche in corso, stimolando l’autonomia dello studente, l’apprendimento cooperativo, la pratica dello scaffolding e l’utilizzo consapevole della valutazione in itinere.

Le pluriclassi italiane come laboratori di innovazione

Le pluriclassi, tradizionalmente associate alle aree interne e ai territori geograficamente più isolati, rappresentano un osservatorio privilegiato per comprendere come l’insegnamento adattivo possa tradursi nella pratica quotidiana. In Italia il fenomeno delle pluriclassi e delle multiclassi interessa circa 29.000 studenti che frequentano regolarmente classi miste per età, distribuiti sul territorio nazionale in circa 1.500 plessi scolastici.  

Una recente indagine condotta su un campione significativo di 232 pluriclassi italiane ha dimostrato che questi ambienti costituiscono in realtà veri e propri laboratori avanzati di innovazione metodologica. Le evidenze scientifiche raccolte sul campo dimostrano che l’esposizione a contesti multigrado stabili non penalizza affatto gli apprendimenti, ma stimola precocemente l’autonomia, la metacognizione e le competenze trasversali degli alunni. La necessità quotidiana di gestire più livelli sollecita il corpo docente a sviluppare pratiche didattiche agili e soluzioni organizzative che possono essere applicate con successo anche nelle macro-scuole urbane, dove la diversità di tempi, stili e ritmi di apprendimento è comunque una realtà diffusa.

Qualche conclusione

Le evidenze provenienti dalla ricerca internazionale e nazionale convergono su una conclusione chiara: non è più possibile pensare la formazione degli insegnanti a partire da un modello di classe standard, che raramente trova riscontro nella realtà. Investire nello sviluppo di competenze adattive significa rafforzare una delle condizioni fondamentali dell’equità educativa. Se gli studenti sono diversi tra loro e apprendono in contesti differenti, la qualità dell’istruzione dipende dalla capacità della scuola di offrire risposte altrettanto flessibili e inclusive.

La formazione iniziale e in servizio dei docenti diventa quindi una leva strategica per il futuro del sistema educativo. Non per insegnare a gestire l’eccezione, ma per preparare alla normalità della scuola contemporanea: un’istituzione complessa, plurale e in continuo cambiamento, nella quale la capacità di adattare l’insegnamento ai bisogni reali degli studenti costituisce una delle principali garanzie di qualità e di equità.

Approfondimenti

Ministero Istruzione e Merito

 

giovedì 5 febbraio 2026

I.A. TRA INNOVAZIONE E INCERTEZZA

 


ECONOMIA

 POLITICA 

E

 INTELLIGENZA

 ARTIFICIALE: 


TRA INNOVAZIONE E INCERTEZZA


William McCormick S.I.

 Sebbene in alcuni ambienti le aspettative nei confronti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale (IA) restino elevate, esse rimangono per ora in gran parte speculative, perché molte delle sue conseguenze concrete non saranno osservabili finché tale rivoluzione non si sarà effettivamente realizzata. In che misura l’IA cambierà il mondo? Introdurrà nuovi modelli di potere politico, sociale ed economico, oppure rafforzerà quelli precedenti?

In che modo le autorità politiche gestiranno e governeranno tali cambiamenti, ammesso che lo facciano? Nessuno conosce le risposte a queste domande, e la società umana si trova in un momento di forte incertezza. Comunque, indipendente mente dalle future conseguenze effettive dell’IA, la semplice prospettiva di tali trasformazioni mette in evidenza una questione fondamentalmente antropologica: «[L’IA] verrà programmata per affiancare, appoggiare e potenziare l’uomo o per sostituirlo?»1.

In questo senso, la posta in gioco è elevata non solo in relazione alle sfide etiche, sociali, politiche ed economiche poste dall’IA, ma anche in relazione al modo in cui tali sfide vengono integrate in una prospettiva che tenga in serio conto le questioni fondamentali dell’antropologia teologica.

I fattori sociali, economici e politici in gioco non soltanto sono profondamente interconnessi, ma possiedono essi stessi una dimensione intrinsecamente etica

Leggi: INTELLIGENZA ARTIFICIALE INNOVAZIONE E INCERTEZZA

Civiltà Cattolica

giovedì 7 agosto 2025

CREATORI DI FUTURO

 

 


OLTRE

 L’IDEOLOGIA

 DEL FARE 

E DELL’AVERE


-       di FRANCESCO CICIONE

Parlare di “giovani” significa parlare di “futuro”. E parlare di “futuro”, per chi come me si occupa di “innovazione”, significa necessariamente parlare di “cambiamento”. A maggior ragione in un’epoca senza precedenti per l’intensità, la profondità e la velocità dei mutamenti in atto. Ma si può davvero parlare di “futuro”, di “innovazione” e di “cambiamento” autenticamente possibili, senza interrogarsi sul “senso”?

Empi ed infelici

Nella Giornata Mondiale dei Giovani, papa Leone XIV ha pronunciato un’esortazione che scuote le coscienze e che, in poche parole, racchiude tanti significati necessari: « Comprare, ammassare, consumare non basta per placare la sete che arde nel cuore dell’uomo ». Risuona (probabilmente non per caso) la contestuale lettura domenicale del Qoelet: « Vanitas vanitatum et omnia vanitas » (« vanità delle vanità, tutto è vanità»), « praeter amare Deum et illi soli servire » («eccetto amare Dio e servire Lui solo»), verrà precisato molti secoli dopo ne L’imitazione di Cristo. La sapienza biblica ricorda che ogni sforzo, se privo di un significato autentico, rischia di tradursi in un vano “ rincorrere il vento”. Pura idolatria del “fare” e dell’”avere”, che ci impedisce di “essere”. Perché, ricorda ancora una volta il Qoelet, la chiamata universale dell’umanità e di ogni persona, è ad “essere”, appunto: « Egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore ». L’attuale modello di sviluppo (e, conseguentemente, di società) è, invece, ontologicamente acquisitivo, incrementale ed estrattivo. Disumano, dunque. Le mirabili sorti e progressive ci sono, probabilmente, sfuggite di mano. Un dato, su tutti, lo testimonia. La tecno-sfera ha raggiunto e superato la massa della bio-sfera. La massa artificiale prevale sulla massa naturale. Non si tratta, quindi e solo, di governare l’avvento dell’intelligenza artificiale. Quanto di governare l’avvento della società artificiale. Dopo la società aperta e la società liquida siamo, infatti, entrati nell’era dell’antropocene aumentato. Tutto sta diventando artificiale. E questa artificialità ci schiaccia, ci soffoca, ci sovrasta, ci uccide. Eppure, ci ostiniamo a non cambiare. Siamo prigionieri di noi stessi, dei nostri vizi, della nostra voluttà, della nostra ingordigia, della nostra superbia, del nostro falso benessere. Empi ed infelici. Poiché non può esserci felicità nell’ingiustizia.

Viviamo da carnefici.

 Il nostro stile di vita costa letteralmente la vita di un pezzo di umanità presente e futura. La storia ci presenterà il conto. La storia ci sta già presentando il conto. Dobbiamo cambiare. Dobbiamo ricomporre la frattura tra verità dell’essere e verità dei fini. Al motto olimpico dobbiamo sostituire il motto aureo. Dobbiamo ricominciare ad agire da buoni antenati delle future generazioni e da buoni discendenti delle generazioni che ci hanno preceduti. Dobbiamo vivere da custodi e non da proprietari del creato. Dobbiamo ricordare che il nostro diritto di proprietà non è ius utenti et abutendi bensì potestas procurandi et dispensandi.

Abbiamo urgente bisogno di una nuova matematica e di una nuova grammatica dello sviluppo. Lo desideriamo tutti, ma nessuno ha il coraggio di farlo. Nessuno ha la forza di abbandonare la propria comfort zone. Vorremmo che fossero gli altri a cambiare affinché ciascuno possa mantenere i propri privilegi. Non può esserci cambiamento restando all’interno dello schema che vogliamo cambiare. Siamo chiamati ad essere controintuitivi, ad inseguire “ virtute e nuova canoscenza”, oltre l’extrema thule del mondo conosciuto.

Speranza di futuro

I giovani, piccolo grande gregge, possono e debbono essere, vera speranza di futuro. Come scriveva il filosofo tedesco Wilhelm Dilthey, «il giovane è quel punto di crisi tra ciò che è stato e ciò che sarà»: una crisi passa per il disorientamento e diventa soglia creativa, opportunità di ripensare criticamente l’idea stessa di progresso e di società.

Per assolvere a questo compito ai giovani (oggi come ieri, oggi come domani) è chiesto, però, di scegliere coraggiosamente ed autenticamente: essere “consumatori di presente” o “creatori di futuro”? Inseguire una felicità effimera e non duratura fondata sul possesso dei beni, o ricercare, passo dopo passo, fatica dopo fatica, la gioia che non muore e che dona senso alla vita? Perché è nella fatica che troviamo la verità, ed è nella verità che troviamo la salvezza. Sant’Agostino nel suo Discorso sul Vangelo di Giovanni, ha indicato la via: «Se 

vuoi che il mondo diventi un luogo migliore, comincia a custodire il tuo cuore». È da questo cuore custodito e orientato al bene autentico e non retorico che può nascere davvero un mondo nuovo, un mondo migliore, un mondo armonico.

www.avvenire.it

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giovedì 29 maggio 2025

GENIALE !!!

 “Sì… Geniale!”

 Innovazione e scienza 

per formare i cittadini 

di domani


Si è conclusa l'ottava edizione del "Giardino delle Invenzioni" nell’ambito del progetto Sì… Geniale!, promosso da Fondazione Caript.

 Il protagonismo, la curiosità e l'entusiasmo degli studenti che hanno partecipato raccontati in un video.

 

di Diletta Grella

 C’è un futuro positivo che ci aspetta. Fatto di creatività, di innovazione e di desiderio di rendere il mondo un posto migliore. È questo il pensiero che ha avuto chiunque abbia visitato il “Giardino delle Invenzioni“, la grande mostra dei prodotti di ingegno, realizzati dai bambini e dai ragazzi di Pistoia, per il concorso Sì… Geniale! di Fondazione Caript.

Il progetto, arrivato alla sua ottava edizione, si è concluso pochi giorni fa e ha visto la partecipazione di 51 scuole, per un totale di 200 classi e di oltre 2.000 alunni, dall’infanzia alle superiori. Una moltitudine di studenti e studentesse appassionati, che hanno progettato un’invenzione, sulla base delle quattro categorie del concorso (libera fantasia e scienze, arte, natura, robotica e intelligenza artificiale). Diversi i premi consegnati, per un valore dai mille ai cinquemila euro l’uno.

Spazio espositivo dei Prodotti d’ Ingegno delle scuole pistoiesi

Entrando nello spazio espositivo della Cattedrale di via Pertini, si veniva catturati dalla bellezza degli stand. E dagli alunni e dalle alunne che facevano a gara per raccontare la loro invenzione. Due ragazzine di quinta elementare, (“ci chiamiamo tutte e due Azzurra!”), raccontano con entusiasmo che loro hanno lavorato sulla sequenza di Fibonacci e mostrano dove si può ritrovare questa successione numerica nell’arte e nella natura. Alcuni ragazzi dell’Istituto Comprensivo Martin Luther King spiegano che loro hanno approfondito la vita e le opere di Giacomo Puccini. E mostrano la loro bellissima riproduzione del teatro regio di Torino dove, nel 1896, andò in scena la prima della Bohème.
All’improvviso la musica sale, alcuni studenti si scatenano a ballare e a cantare, e trascinano tutti con loro. “Ballano canzoni scritte con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, sulla vita di alcuni scienziati, da Galileo a Torricelli”, racconta Duccio Tognini, prof. di matematica e scienza all’ICS Martin Luther King di Bottegone. E intanto mostra un cd e un disco in vinile, con la copertina progettata graficamente dai ragazzi.

Lavorare insieme agli alunni

“Per noi il Sì… Geniale!” è un progetto importante, perché permette a docenti di materie diverse di lavorare insieme agli studenti, abbattendo le barriere dei saperi, e questo è fondamentale per creare i cittadini del domani”. “Partecipazione, protagonismo dei giovani e condivisione per noi sono le parole chiave di Sì… Geniale!” prosegue Luca Gori, presidente di Fondazione Caript, che nel 2018 ha dato vita al concorso. “Lavorando insieme, i ragazzi possono esprimere i loro talenti e provare a cambiare la realtà”.

Questo desiderio di modificare la realtà lo si ritrova in molti dei progetti proposti. Dall’impastatrice intelligente, perfettamente funzionante, che ha toccato il tema della sicurezza sul lavoro, proposta dall’Istituto Professionale De Franceschi Pacinotti.

Alla scuola in Kenya, realmente progettata dagli studenti dell’Istituto comprensivo Statale Nannini Quarrata. Allo studio su come arginare le frane del terreno, portato avanti dalla Scuola Secondaria di Primo Grado Giuseppe Giusti di Monsummano Terme.

L’intelligenza artificiale

Molti dei progetti vedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con un approccio però mai astratto e teorico, ma sempre calato nella realtà, ancorato a bisogni reali e concreti.

“Per noi il Sì… Geniale!” è un progetto importante, perché permette a docenti di materie diverse di lavorare insieme agli studenti, abbattendo le barriere dei saperi, e questo è fondamentale per creare i cittadini del domani”.

 “Io qui ho visto davvero la genialità” spiega Marco Martinelli, ricercatore in biotecnologie vegetali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, divulgatore scientifico e presidente della giuria di Sì… Geniale!”. Mi capita di girare in tutta Italia, però una manifestazione di questo tipo, così strutturata, non l’ho mai incontrata. E poi a colpire è l’entusiasmo non solo dei bambini, ma anche degli insegnanti, che lavorano su un progetto per mesi, in alcuni casi per anni”.

Una didattica attiva

Entusiasmo che ha contagiato anche Amalia Ercoli Finzi, scienziata tra le maggiori esperte di missioni spaziali a livello internazionale, intervenuta come ospite d’eccezione per la premiazione dei progetti. “Sono felice di essere qui: il Sì… Geniale! favorisce una forma di didattica che dovrebbe essere presente in tutte le scuole” chiarisce. “Una didattica attiva, nella quale i ragazzi sono chiamati a partecipare con le loro idee”. Un consiglio per svilupparle, queste idee? “Prima di tutto ci vuole una grande preparazione. Le idee non nascono dal nulla, ma da una competenza che viene assorbita e fatta propria, e sulla quale poi si costruisce. Quindi, ragazzi, preparatevi, costruite la vostra competenza, fatelo con umiltà.

E poi, sì, sperate anche di avere un pizzico di fortuna,
perché quella non guasta mai”!

 Per un’immersione nel Giardino delle Invenzioni, guardate il video.

 Foto di Lorenzo Marianeschi

VITA

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sabato 12 ottobre 2024

PASTORALE: CAMBIARE COME ?

 




di: Lorenzo Blasetti

 

Abbiamo vissuto con angoscia l’esperienza della pandemia. Un fatto che avremmo dovuto trasformare in un evento, in un kairòs, perché era l’occasione buona per sganciarci da una prassi che da decenni i vescovi ci chiedono di rinnovare ma che poi, loro stessi, i vescovi, sono i primi a perpetuare lasciando il cambiamento sulla carta dei loro non sempre stimolanti documenti.

Non era allora il caso, ad esempio, di fermarci per verificare che cosa ne è stato di questa citazione presa da uno dei loro documenti? Siamo nel 2004 e il documento è Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia:

Nella vita delle nostre comunità deve esserci un solo desiderio: che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria; per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli. Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più. È necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova l’intera società (n. 1).

Cambiamento … numerico

Ho citato un documento del 2004. Ma ne ho presente un altro a cui rimando e che, a mio modo di vedere, è uno dei documenti profetici ispirati dal Concilio Vaticano II e che andrebbe riletto e meditato per fare un doveroso esame di coscienza. Si tratta di Vivere la fede oggi e siamo nel 1971.

Nessuno può onestamente affermare che da allora – sono passati più di 50 anni – qualcosa sia cambiato. O meglio: il cambiamento c’è stato, ma solo a livello numerico. Nel tempo, infatti, si è assottigliato il numero di coloro che chiedono di celebrare i sacramenti ed è aumentato il numero di coloro che, pur avendo ricevuto il battesimo, decidono di vivere la loro vita senza alcun riferimento alla Chiesa, di cui, essendo battezzati, dovrebbero far parte.

Per la verità non si può negare che, in questo tempo, sono nate esperienze ecclesiali significative ed è aumentato il numero di persone che sentono il bisogno di approfondire la loro fede attraverso la lettura e la meditazione sistematica della Bibbia. Ma sono per lo più esperienze di nicchia che, per molteplici ragioni, poco incidono per il rinnovamento del popolo di Dio e, in non pochi casi, tendono più che ad animare la sua vita, a clonare sé stesse.

Ma il fatto più sconcertante che abbiamo visto realizzarsi in questi anni è stato quello di aver dato credibilità a quanti si sono buttati a capofitto nella difesa dei cosiddetti valori non negoziabili per puro calcolo e interesse politico senza un minimo di decenza e di pudore rispetto alla loro mancanza di coerenza. Basti pensare alla strumentalizzazione del tema famiglia.

Un altro aspetto, anch’esso piuttosto sconcertante, è ciò che è avvenuto e sta avvenendo con il drammatico fenomeno della migrazione. Nessuno può negare che sia un immenso problema che interpella la società e la politica e nessuno può proporsi come chi ha la ricetta giusta per affrontarlo. Ma nessuno può dimenticare che i criteri di valutazione di un cristiano hanno il loro fondamento nel vangelo che non lascia alcun dubbio su come si debba guardare lo straniero che bussa alle porte delle nostre case.

Sorprende come una percentuale altissima di sedicenti cristiani lo dimentichino e si lascino ammaliare da proposte socio-politiche e culturali che hanno il sapore della xenofobia e del razzismo. E, fatto ancora più grave, è che coloro che le propongono si spacciano anche loro come cattolici e non esitano a sbandierare pubblicamente simboli cristiani per dare forza ai loro ragionamenti senza che ci sia stato un coro unanime da parte della Chiesa italiana per dire chiaramente che Lui, Gesù, ragiona in un altro modo e che si è cristiani quando i suoi pensieri diventano i nostri.

Il sarto e il guardaroba

La faccenda è seria e io credo che sia arrivato il momento di scegliere se vogliamo continuare a proclamare la necessità del rinnovamento pensando di poterlo attuare con qualche toppa su un vestito logoro o se invece vogliamo finalmente cambiare vestito come raccomanda Gesù: «Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore» (Mt 9,16).

Il sarto c’è e il guardaroba è ben fornito: il sarto si chiama Gesù e il guardaroba che ci mette a disposizione è il suo vangelo. E io credo che, se vogliamo rinnovare la Chiesa veramente e seminare il futuro, dobbiamo avere l’umiltà e il coraggio di farci dire da Lui, Gesù, in che modo farlo.

Non credo che Gesù ci direbbe qualcosa di diverso da ciò che ha detto quando ha pensato e voluto costituire la sua Chiesa: «convertitevi», «seguitemi», «rimanete», «andate». Ho l’impressione che questi verbi costitutivi, iniziando dal primo, non siano particolarmente frequentati nelle nostre discussioni (chiacchiere) pastorali. Pensare di cambiare senza rimetterli in gioco con decisione e coraggio significa rimandare sine die il rinnovamento con l’aggravante che la realtà della Chiesa si sfilaccia sempre di più e si perde di vista lo scopo per cui Gesù l’ha voluta.

 

*Lorenzo Blasetti, sacerdote della diocesi di Rieti, ha ricoperto vari incarichi pastorali in diocesi e fuori. Assistente spirituale degli studenti nell’Università Cattolica a Roma. Ha insegnato Teologia Trinitaria nell’ISSR di L’Aquila. È autore del volume Cambiare sì, ma come? La pastorale delle sfide, Prefazione di mons. Domenico Pompili, Tau editrice, Todi (PG) 2024, pp. 96, € 14,00.

 


domenica 6 ottobre 2024

L'INNOVAZIONE EDUSOSTENIBILE


 L’evento di giorno 5 ottobre relativo alla 

“1^ EDIZIONE EXPO’ DELL'INNOVAZIONE EDUSOSTENIBILE 2024", 

organizzato dall’ AIMC Nazionale in occasione della giornata mondiale dell’insegnante, ha inteso porre l’accento sull’importanza dell’Educazione per affrontare le sfide della Sostenibilità e per plasmare un Futuro che apporti benessere alle generazioni presenti e future.  

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di - di Maria Torrisi                                                                                                 

In apertura, la Presidente AIMC, Esther Flocco, si è soffermata sull’importanza dell’educazione perseguibile attraverso l’integrazione e la sinergia tra i vari nuclei: ambiente, economia, società e cultura. Ergo, si deve puntare ad una educazione di qualità che guardi all’alleanza educativa tra scuola, famiglia, docenti, enti, associazioni culturali e sportive, Chiesa, organizzazioni non governative, aziende… Abbandonare, dunque, l’autoreferenzialità della scuola per convertirla in comunità educante, che insieme alle altre realtà territoriali,  uniscono gli sforzi in un “Patto educativo” per la co-progettazione, co-gestione e co-finanziamento di attività intese a combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica. È fondamentale, ha sottolineato la presidente AIMC, puntare alla corresponsabilità dell’azione in vista della finalità ultima del benessere, della crescita educativa e formativa degli studenti e della costruzione del loro futuro. 

È questa la prospettiva anche del modello di Scuola Senza Zaino, i cui valori fondamentali, relativi a: ospitalità, responsabilità, comunità, sono stati illustrati dalle insegnanti referenti che hanno relazionato e organizzato laboratori ad hoc.

La “Scuola Senza Zaino”, la cui caratteristica è quella di essere una scuola a misura dell’allievo, si pregia di offrire agli alunni ambienti belli, colorati e accoglienti; dare spazio all’alunno per l’esplorazione, la ricerca, la curiosità; costituirsi quale luogo in cui la responsabilità viene a realizzarsi attraverso esperienze concrete, in autonomia di movimento e di scelta, perché hanno a disposizione le cosiddette Ipu  ovvero Istruzioni per l’Uso.  Le IpU, sono applicabili sia a livello didattico per quanto riguarda l’ambito cognitivo, riguardo i vari nuclei disciplinari, la risoluzione di probemi,… che a livello organizzativo-relazionale, per il lavoro di piccolo e grande gruppo, in agorà, nei tavoli a isole, durante le attività di routine; sia a livello logistico per la gestione delle classi, come registrare le presenze, riordinare il materiale, l’aula,…

Tutto si svolge all’insegna del confronto, della condivisione, della collaborazione, risolvendo problemi, superando sfide e perseguendo obiettivi comuni in un clima di classe che si prende cura degli studenti, favorisce la cooperazione, l’organizzazione e la comunità. Un “apprendimento attivo”, che parte dall’esperienza per “esperire i concetti con le mani”, come diceva Maria Montessori, per poi proseguire il lavoro per tematiche.  Una scuola, dunque, che ha a che fare con la soluzione di problemi, con lo sviluppo non solo di abilità intellettuali ma anche manuali, sociali, relazionali, comportamentali ed etiche.

Nel modello di Scuola Senza Zaino, che si ispira alla pedagogia di autori come Pestalozzi, Rousseau, Dewey, Freinet, Cousinet, Steiner, Montessori, Bruner, Vygotskij, Gardner, viene a rispecchiarsi la pedagogia di Don Milani, vivamente sostenuta da Edoardo Martinelli, allievo di Don Milani, che, partendo dalla scrittura collettiva come palestra di Educazione ha inteso far rivivere l’impegno, l’azione, la dedizione, che Don Milani metteva nell’insegnamento; non a caso l’ "I Care“, come “stemma” rappresentativo della Scuola di Barbiana. Attraverso i suoi racconti, Martinelli è riuscito a sviluppare una vera e propria “radiografia” di quello che era per Don Milani il rapporto educativo tra insegnante e studente, paragonabile a quello socratico, all’insegna di una dialettica complessa e aporetica, che esige dedizione, amore e cura ma che, al contempo, non rinuncia all’esercizio della propria autorevolezza.

Il “fare scuola” di Don Milani, caratteristico della sua pedagogia dell’emancipazione, finalizzata allo sviluppo di ogni individuo per “far fiorire” il proprio essere, per diventare cittadini consapevoli e attivi, ci insegna come realizzare un insegnamento/apprendimento, partendo in primis, dal contesto reale. Per Don Milani, qualsiasi contesto, ogni ambiente, ogni cosa a cui si presta attenzione e interesse, “il momento occasionale”, così come era chiamato dal priore, è cultura! L’educatore non deve “trasmettere” la conoscenza, perché la conoscenza se la crea l’alunno stesso, mattoncino sopra mattoncino, ha affermato Martinelli, per cui il vero insegnante “è quello che avendo programmato una cosa, esce dalla scuola avendo trattato tutta un’altra cosa da quella programmata!”

In questo percorso di emancipazione umana c’è l’idea dell’umanesimo integrale di Maritain, c’è l’attenzione sociale per una scuola di tutti, a servizio degli “ultimi”; di una scuola che non può e non deve lasciare indietro nessuno. Un’idea di scuola sostenuta da Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC, che nei suoi interventi ha confermato tali concetti, focalizzando l’attenzione sulla “edusostenibilità” intesa come “Educazione” a 360 gradi. Educazione come “agente di cambiamento” per scardinare le abitudini, al fine di realizzare una società più equa, sostenibile ed inclusiva, perché il futuro passa per le aule!

Necessità, pertanto, che anche i governi sostengano settori come la bioedilizia, l'architettura sostenibile per abbattere le barriere, nell’ottica di una piena inclusività, e la predisposizione di aeree verdi per garantire migliori condizioni di vita, supportate da città sostenibili ed eco-villaggi. È necessario, dunque, investire nell’istruzione, nella sicurezza sociale e nel benessere individuale e collettivo per poter sperare in un futuro equo e sostenibile.

Una Educazione che chiama in causa innovativi modelli di insegnamento/apprendimento, che avverte il docente di “non preoccuparsi solo di “istruire” dall’alto di una cattedra, ma che lo incita a scendere in campo, tra i tavoli, tra i discenti; che lo esorta a fare un passo indietro per consentire all’alunno di fare un passo avanti”. Una educazione che spinge anche alla realizzazione di modalità nuove di progettazione di attività interdisciplinare, all’acquisizione di valori, allo sviluppo del pensiero critico, ricerca e risoluzione di problemi, alle metodologie didattiche innovative e multimediali, a essere ognuno, parte attiva nella progettazione delle attività, nel comprendere i problemi globali a partire dal contesto locale. Perché Educare alla sostenibilità significa “assumere un’ottica multidisciplinare e globale, che coinvolge il tema della cittadinanza e dei diritti umani, del rispetto dell’ambiente e delle diverse culture”, i cui principali riferimenti sono l’Agenda ONU 2030 e le Linee guida per l’Educazione civica del Ministero dell’Istruzione. Utilizzare l’educativo, ha sottolineato Desideri, quale parametro di misurazione per l’impatto che una specifica azione viene a determinare, in qualsiasi contesto si viene ad operare, è lo strumento per eccellenza al fine di puntare dritto all’ultimo livello di una scala di 5 livelli così composta: 1.“very negative impact”, 2.“negative impact”, 3. “neutral impact”, 4.“positive impact”, 5. “development impact”. 

Una educazione di qualità, dunque, atta a garantire pari opportunità, intesa come equità, affinché ognuno abbia possibilità di sviluppo e partecipazione, alla luce anche del ruolo della tecnologia e dell’innovazione digitale. Pertanto, l’esigenza di puntare ad una adeguata formazione sia degli insegnanti che degli studenti, per quanto riguarda in modo particolare la sicurezza delle informazioni e della comunicazione, per impedire l’accesso a potenziali contenuti dannosi, in una scuola sempre più connessa e innovativa, è alta!

Con Davide Piccolo, si è parlato dell’attenzione che si deve rivolgere al digitale, sia per limitarne i rischi che per coglierne le opportunità. L’esperienza nei laboratori ha coinvolto i partecipanti nella sperimentazione di tecnologie di augmented reality, strumenti in grado di coinvolgere alunni e docenti in azioni didattiche innovative che andando al di là delle mura scolastiche, permettono di avere interconnessioni con ambienti esterni.

Una scuola, quindi, che deve adeguarsi ai cambiamenti della società, affinché gli studenti acquisiscano competenze spendibili nel mondo del lavoro e non vengano esclusi in contesti in cui l’IA diventa sempre più imperante. A tale scopo, ha concluso Piccolo, lo strumento tecnologico non deve rappresentare un ostacolo, un problema, ma deve essere considerato un aiuto, supportato eticamente.

I vari interventi e le attività che si sono succedute nel corso della giornata hanno, dunque, posto l’accento su una scuola che ha a cuore non solo l’istruzione, ma, anche e soprattutto l’Educazione, intesa come “educere”, che aderisce alla sua etimologia di tirar fuori, ciò che di meglio c’è nell’essere di ogni allievo.

Rendere i ragazzi protagonisti della loro formazione, attraverso esperienze concrete in grado di mobilitare le loro attitudini, abilità e capacità personali, in vista di un agire competente in qualsiasi contesto, favorendo la vita comunitaria, la condivisione, la cooperazione, la solidarietà, l’educazione ai valori, sono le finalità che la scuola deve perseguire insieme alle famiglie, enti, associazioni e imprese del territorio, allo scopo di costruire una effettiva comunità educante. Ma, ancor più, tornando alla giornata dedicata all’insegnante, la Presidente Esther flocco, ha ribadito che insegnare è la cosa più difficile e che una relazione positiva tra insegnante e alunno  è possibile se l’insegnante svolge il suo lavoro con passione o meglio se il suo lavoro è corroborato dal senso e dalla pienezza della “vocazione”. Vocazione che non si riferisce solo ad un particolare stato di vita religiosa, ma fa riferimento ad una condizione più ampia che è quella condizione che permette ad ognuno di trovare il senso della propria vita, trovando e attuando, appunto, la propria vocazione! 

Ripensare l’Educazione nel suo complesso e ripensare il ruolo dell’insegnante, di colui che lascia il segno, nell’ottica della Edusostenibilità, significa progettare il Futuro. Tema questo tanto caro a Papa Francesco, per il quale pensare all’educazione significa pensare al futuro dell’umanità.

giovedì 25 gennaio 2024

INNOVAZIONE PEDAGOGICA E SVILUPPO TERRITORIALE

Ridiamo all’educazione la centralità 

che le nuove generazioni si meritano

 

-         di FRANCESCO PROFUMO

 Innovazione pedagogica per l’inclusione, l’educazione al centro delle politiche di trasformazione di lungo periodo delle città, apprendimento continuo, coinvolgimento di tutta la comunità educante. Sono queste le parole chiave per il futuro dell’educazione, e sono questi gli elementi portanti del modo in cui la Fondazione Compagnia di San Paolo e i suoi i enti strumentali e partecipati hanno guardato all’educazione negli ultimi anni.

 Pensiamo anzitutto a una idea di educazione che abbracci tutto l’arco della vita della persona. I bambini di oggi e di domani dovranno tornare a scuola più volte nel corso della loro vita perché cambieranno lavoro più volte e dovranno avere le competenze per vivere in maniera proattiva e serena questi mutamenti. Per questo serve una scuola più agile, che investa in innovazione e stimoli le creatività dei singoli. E servono comunità educanti che generino alleanze, che sostengano il senso di appartenenza ai territori e tra le persone. La scuola è il perno della comunità educante. Ma allo stesso tempo – la pandemia ce lo ha reso ulteriormente evidente – la scuola da sola non basta. In questi anni abbiamo lavorato intensamente per contribuire a realizzare un modello di territorio che si allea per raggiungere i traguardi di un’educazione per tutti Proprio nel 2023, abbiamo lanciato con la Fondazione per la Scuola l’ampia e pluriennale iniziativa “Città dell’educazione”, per promuovere l’idea che l’educazione stia al centro delle trasformazioni dei territori e per rafforzare l’offerta di servizi personalizzati di cura, crescita e apprendimento per diverse fasce di età coinvolgendo 4 città del nord ovest (Torino, Genova, Vercelli e Savona) in stretta collaborazione con le amministrazioni pubbliche territoriali e il ministero dell’Istruzione e del Merito.

 Abbiamo sentito forte l’opportunità di innescare un processo circolare e virtuoso, basato sull’utilizzo innovativo e sistematico dei dati che le scuole hanno a disposizione, sulla definizione di metodi (formazione, ricerca, valutazione, strutturazione di comunità educanti), sulla loro sperimentazione e validazione nelle città selezionate, per poi divenire patrimonio diffondibile e scalabile anche a livello nazionale, e, in prospettiva, a livello internazionale. Vale su molti fronti, ma l’educazione viene prima di molti altri per un Paese come l’Italia che mai come adesso deve investire sulle nuove generazioni per un futuro di crescita e non di stagnazione o di declino.

 L’orizzonte è ampio e sfidante, ma il traguardo è molto concreto: realizzare vere e proprie Città dell’educazione, con forti caratteristiche di inclusione, innovazione pedagogica e sostenibilità, che coinvolgano tutti gli attori del territorio, compresi i bambini e le bambine, gli adolescenti, le famiglie.

 Per fortuna non partiamo da zero, sparsi per la Penisola ci sono progetti ormai non più in fase embrionale, che stanno dando risultati concreti. In casa nostra penso anche a “Riconnessioni”, a cui ieri, alla presenza del presidente Mattarella, è stato assegnato il premio annuale “ItaliaDecide”: realizzata dalla Fondazione per la Scuola, nostro ente strumentale, l’iniziativa è stata lanciata nel 2017 e ad oggi ha promosso l’innovazione nel sistema scolastico per garantire l’accesso alla conoscenza a tutte e tutti, agendo sull’infrastruttura Internet e sulle competenze digitali nelle scuole. “Riconnessioni” ha operato per potenziare le competenze digitali di docenti, personale scolastico e studenti, per personalizzare la didattica con una ricaduta su oltre 90.000 studenti.

 È diventato un modello di innovazione scolastica, replicato in altri contesti territoriali. Un segnale, non l’unico, che qualcosa si muove e che ci sono schemi di intervento sempre più variegati e rodati. Partire dall’educazione per cambiare l’agenda politica dei prossimi anni, per creare benessere, coesione e inclusione sociale, per invertire traiettorie di impoverimento culturale e demografico del nostro Paese: si tratta di una sfida ambiziosa, richiede determinazione, lungimiranza e coraggio, quello che le nostre ragazze e i nostri ragazzi certamente meritano.

 www.avvenire.it

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lunedì 11 settembre 2023

INDIRE - DIDACTA -


  Che cos'è la fiera Didacta?

un'area espositiva, che coinvolge la lunga filiera delle aziende che lavorano nel mondo della scuola e della formazione e un'attività dedicata agli eventi: convegni e seminari che spaziano dall'area tecnologica a quella scientifica e umanistica, fino allo spazio d'apprendimento.

Fiera Didacta Italia

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Fiera Didacta Italia, il più importante evento fieristico nazionale dedicato al mondo della scuola, dell’università, della formazione e della ricerca scientifica, dopo il successo dell’ultima edizione torna in Sicilia dal 12 al 14 ottobre in collaborazione con la Regione Siciliana.

Orario: 09.30 – 18.30

Dove? La location

Fiera Didacta Italia edizione siciliana, spin off dell’edizione nazionale, torna a Misterbianco, in provincia di Catania, negli spazi di Sicilia Fiera Exhibition Meeting Hub su un’area di 12.000 metri quadrati dove verranno allestite le sale formative e gli stand delle aziende di tutta la filiera del mondo della scuola.

A chi è rivolta

A tutti i livelli di istruzione e formazione:

  • Nido
  • 0-6
  • Primaria
  • Secondaria di primo e secondo grado
  • Sstituti professionali
  • ITS
  • Università
  • Istituti di ricerca scientifica e di formazione professionale
  • Professionisti del mondo della scuola
  • Aziende
  • Addetti ai lavori.

A tutte le categorie del settore:

  • Dirigenti scolastici
  • Docenti
  • Formatori
  • Giornalisti specializzati
  • I principali ordini professionali
  • Amministratori locali.

Programma

L’edizione siciliana di FIERA DIDACTA ITALIA proporrà un programma scientifico di altissimo livello e, come l’edizione nazionale, si avvarrà di un Comitato organizzatore del quale faranno parte, fra gli altri, a fianco della Regione Siciliana, Firenze Fiera, il Ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale, gli atenei siciliani e Didacta International.

Il programma scientifico della manifestazione è coordinato dall’Istituto INDIRE, il più autorevole e prestigioso ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione e del merito.

È articolato in base a diverse tipologie di attività per offrire l’opportunità di partecipare a tutti gli insegnanti delle scuole dell’infanzia, primaria, secondarie di primo e secondo grado e Istituti professionali.

Oltre al programma scientifico, sono presenti Eventi organizzati da enti e aziende.

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