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venerdì 3 luglio 2026

QUALE STORIA?

 

LA PERPLESSITA' DI UNA INSEGNANTE

Quale idea di educazione c'è dietro queste scelte?

-di Vincenza Fortino

Da insegnante di scuola primaria sento il bisogno e il dovere di esprimere una profonda preoccupazione per le nuove Indicazioni Nazionali relative all'insegnamento della Storia. Non si tratta di una semplice divergenza metodologica: ciò che emerge dalle Indicazioni Nazionali, in particolare per il primo ciclo,  solleva interrogativi profondi sul modello di scuola e di cittadino che si intende costruire.

Le nuove Indicazioni riguardo la storia  sembrano segnare un ritorno a una didattica nozionistica e trasmissiva, fatta di aneddoti, miti, leggende e figure eroiche –da Muzio Scevola ai protagonisti del Risorgimento – presentati con un'enfasi che richiama una concezione della scuola e della storia che credevamo ormai superata.

Una narrazione che privilegia l' orgoglio  patriottico, gli aneddoti  da Libro Cuore,  l'epica leggendaria,  la lettura della Bibbia, rispetto alla complessità dei fatti storici ,all' interpretazione delle fonti e alla costruzione del pensiero critico.

Particolarmente preoccupante è la scelta di introdurre a bambini di sei o sette anni concetti come il sacrificio per la Patria o l'eroismo in guerra.

A quell'età i bambini non possiedono ancora gli strumenti cognitivi ed emotivi necessari per contestualizzare e interpretare criticamente temi così delicati.

La scuola dovrebbe accompagnarli a porsi domande, non suggerire risposte precostituite; dovrebbe educare al dubbio, non all'adesione.

Quando la storia smette di essere ricerca e confronto e diventa racconto identitario, paternalista, il confine con l'indottrinamento si fa pericolosamente sottile.

Anche l'impianto culturale complessivo lascia perplessi.

La prospettiva storica appare fortemente eurocentrica e gerarchica, distante dall'idea di una scuola che valorizza il pluralismo, il dialogo tra culture e la costruzione di una cittadinanza democratica.

In un tempo attraversato da guerre, conflitti e profonde trasformazioni sociali, ci saremmo aspettati una proposta capace di educare alla complessità, all'empatia e alla pace, non un ritorno a narrazioni identitarie che rischiano di alimentare le contrapposizioni invece che la comprensione e l’integrazione.

 La domanda che mi pongo è semplice: quale idea di educazione c'è dietro queste scelte?

È difficile non leggere, tra le righe di questa Indicazioni,, il tentativo di recuperare paradigmi culturali e pedagogici che la ricerca storica e la moderna didattica hanno da tempo messo in discussione.

Come docente, questo mi inquieta profondamente.

Ogni giorno entriamo in classe con la responsabilità di formare cittadini liberi, capaci di pensare, di argomentare, di mettere in discussione ciò che viene loro raccontato.

Se la scuola rinuncia a coltivare il pensiero critico per privilegiare una narrazione identitaria, patriottica, rischia di tradire la propria missione più autentica.

Per questo credo che oggi non basti esprimere perplessità: è necessario aprire un confronto serio tra insegnanti, pedagogisti, storici e cittadini.

Perché le Indicazioni Nazionali non sono un semplice programma: sono la visione di Paese che scegliamo di consegnare alle nuove generazioni.


Inviato da iPhone

giovedì 2 luglio 2026

LE BUONE PRATICHE

 

Disponibile il nuovo eBook 

“Storie di eTwinning”: 

buone pratiche di

progettazione didattica europea

 dalle scuole italiane

Una raccolta gratuita di progetti collaborativi

 per trovare nuove idee e innovare

la didattica in ogni ordine e grado

.

A cura di: Lorenzo Mentuccia

È disponibile per il download gratuito l’eBook “Storie di eTwinning”, un volume speciale che ha l’obiettivo di valorizzare alcuni tra i migliori progetti realizzati attraverso la cooperazione a distanza e l’uso metodologico delle tecnologie online dagli istituti italiani, promuovendo così lo scambio di buone pratiche e l’innovazione della didattica attraverso eTwinning.

La pubblicazione è curata dall’Unità nazionale eTwinning INDIRE, in collaborazione con i docenti coinvolti nella stesura delle singole esperienze didattiche, i quali hanno contribuito in prima persona a documentare e riassumere i percorsi portati avanti nelle loro classi.

Un’ampia varietà di materie, tematiche per tutti i livelli scolastici

I progetti documentati dimostrano come l’azione eTwinning si integri in modo trasversale nel curricolo ordinario, unendo discipline diverse attraverso percorsi innovativi.

Le tematiche affrontate spaziano infatti dalla sostenibilità e dalla tutela ambientale — con lo studio dei cambiamenti climatici, dell’educazione alimentare e del riciclo — all’uso reale delle lingue straniere (inglese e spagnolo) anche attraverso metodologie avanzate come l’intercomprensione tra lingue affini.

Grande attenzione è dedicata anche all’area STEAM e all’innovazione tecnologica, introducendo coding e robotica fin dalla scuola dell’infanzia o analizzando l’impatto tecnico ed etico dell’Intelligenza Artificiale generativa. Infine, non mancano percorsi focalizzati sulle competenze socio-emotive e sul benessere digitale, che vanno dalla gestione delle emozioni all’educazione contro fenomeni della rete come l’uso scorretto del tempo online.

La selezione delle esperienze copre in modo capillare tutti gli ordini scolastici, presentando le schede tecniche dei progetti portati avanti dai seguenti istituti italiani:

  • Scuola dell’Infanzia: Istituto Comprensivo G. Galilei di Busto Arsizio (VA), Circolo Didattico “G. Falcone” di Conversano (BA), I.C. Solari di Loreto (AN) e Istituto Farlottine di Bologna.
  • Scuola Primaria: ICS “T. Ciresola” di Milano, ICS “Manzoni-Radice” di Lucera (FG), I.C. di Andorno Micca (BI), Istituto Comprensivo “Marconi-Michelangelo” di Laterza (TA) e 1° Istituto Comprensivo “De Amicis-Milizia” di Oria (BR).
  • Scuola Secondaria di I Grado: Scuola Secondaria di 1° grado “Materdona-Moro” di Mesagne (BR), Istituto Comprensivo di Montegranaro (FM), IC Fra’ Ambrogio da Calepio di Castelli Calepio (BG) e Istituto Comprensivo 2 di Ferentino (FR).
  • Scuola Secondaria di II Grado: Liceo “Giolitti Gandino” di Bra (CN), ISIS “L. Da Vinci – G. R. Carli – S. de Sandrinelli” di Trieste, IIS “Gaetano De Sanctis” di Roma, Liceo Linguistico “Giulio Rivera” di Guglionesi (CB), Istituto Comprensivo “E. Vittorini” di Messina, ITCG Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Poggiomarino (NA), I.I.S. “G. da Vigo-Nicoloso” di Rapallo (GE) e I.I.S.S. Polo tecnico Mediterraneo “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme (LE).

Trai ispirazione dalle buone pratiche eTwinning

L’eBook è stato strutturato per fungere da vera e propria guida operativa e fonte di documentazione didattica. Ogni sintesi progettuale include un riquadro con i dati essenziali dell’esperienza (età degli studenti, riconoscimenti nazionali ed europei ottenuti, scuole partner) per facilitare l’orientamento del lettore.

Nelle schede vengono inoltre esplicitati i metodi pedagogici sul campo (es. Project-Based Learning, cooperative learning, outdoor education), gli strumenti digitali applicati nel TwinSpace (tra cui Padlet, StoryJumper, Genially, Canva), le modalità di valutazione e le testimonianze dirette dei docenti. Il volume offre così spunti concreti sia per gli insegnanti che si avvicinano per la prima volta a questa piattaforma, sia per gli eTwinner esperti in cerca di nuovi stimoli metodologici.

Le schede dell’ebook rinviano, tramite appositi link multimediali, alla versione online delle Storie eTwinning sul sito nazionale. In queste pagine è possibile visionare anche contributi video con i racconti in prima persona di dirigenti scolastici, docenti e studenti coinvolti nelle attività, utili per approfondire l’impatto della dimensione internazionale sull’intera comunità scolastica.

Vi invitiamo a consultare la pubblicazione e a visitare l’apposita sezione del portale per scoprire queste e altre esperienze di successo della scuola italiana.

>> Clicca qui e scarica l’eBook “Storie di eTwinning” <<

Indire


 

martedì 12 maggio 2026

CARTA E PENNA



«Manifesto 


per un 


digitale radicale»



 La Svezia, nella didattica, torna a carta e penna. Perché il corpo, il tatto, sono un cervello diffuso. E non solo.

 -di Alessandro D’Avenia

La Svezia, nazione europea che prima delle altre ha digitalizzato tutta la didattica, ora torna a carta e penna. Perché? Nei test PISA (indagine internazionale dell'OCSE che valuta ogni tre anni le competenze dei quindicenni in lettura, matematica e scienze: le nostre prove INVALSI inglobano questi test) i ragazzi svedesi sono peggiorati. La commissione incaricata di trovare le cause ha risposto che il digitale, in e fuori da scuola, con la sua struttura multitasking disturba l'attenzione, ostacola l'elaborazione di informazioni complesse e la memoria.

 Se libri e quaderni digitali contribuiscono a un maggiore coinvolgimento immediato dei ragazzi, ne diminuiscono la profondità e la tenuta dell'apprendimento. Ma perché leggere sulla carta e scrivere a mano facilitano invece concentrazione e memoria? Perché il corpo è un cervello diffuso, più corpo si impegna più cervello si fa. Siamo ancora guidati dal pregiudizio che il neuroscienziato Antonio Damasio ha ben spiegato in «L'errore di Cartesio»: «Di fronte all’evidenza che la mente scaturisce dall’attività dei neuroni, si discute solo di questi, come se il loro funzionamento fosse indipendente da quello del resto dell’organismo». Ogni «de-corporazione» è «de-cerebrazione», il digitale non è cattivo ma incompleto. Gli scarabocchi che facevamo sul quaderno di appunti durante le lezioni ci aiutavano a concentrarci, non a distrarci, così come camminare mentre studiavamo. «Muovevamo» più cervello. 

 Se vogliamo fare un regalo sentito scriviamo il biglietto a mano, se vogliamo dire qualcosa che rimanga scriviamo una lettera a mano, se dobbiamo convalidare un atto firmiamo a mano. Qualche giorno fa infatti i miei studenti hanno voluto festeggiare il mio compleanno con un'ottima torta fatta a mano (handmade in un mondo di prodotti in serie è sinonimo di autenticità, anche quando è solo marketing). Se fai «a mano» non doni solo qualcosa ma te stesso: tempo incarnato. Per questo la mattina a prima ora cerco di arrivare in classe quando ancora l'aula è vuota: mi aiuta a concentrarmi e mi piace che gli studenti mi trovino già lì. Ma qualche giorno fa, davanti alla porta dell'aula, c'era già un'ex alunna che voleva darmi «brevi manu» (così in latino s'indicava una consegna senza intermediari, ne resta traccia nel nostro s.p.m.) un regalo. Si trattava di tre cose veramente «digitali», da digitus, dito: fatte con le dita. Un rametto tagliato dall'albero di limoni che ha a casa, in ricordo della lettura in classe della poesia «I limoni» di Montale, che la colpì molto. Poi c'era un foglietto con i versi di «Allegro ma non troppo» della poetessa, premio Nobel, Wisława Szymborska, che inizia così: «Sei bella – dico alla vita –/ è impensabile più rigoglio,/ più rane e più usignoli,/ più formiche e più germogli». Un canto dolce-amaro alla vita copiato a mano, accuratamente, tanto da stupire i miei quattordicenni dalle grafie meno eleganti. 

E infine il suo libro preferito da bambina, quello che ti apre alla magia della lettura, «Rasmus e il vagabondo» di Astrid Lindgren (autrice di Pippi Calzelunghe), con un'altra dedica, anche questa scritta a mano, come quelle che i lettori chiedono agli scrittori, perché la grafia è presenza, connette più di ogni altro gesto corpo e psiche, come sanno i grafologi che riconoscono la personalità dal tratto. Ho aperto il libro: «A cavalcioni sul solito ramo biforcuto in cima al tiglio, Rasmus pensava alle cose che gli sarebbe piaciuto cancellare dal mondo». Mi sono sentito obbligato allo stesso esercizio di fantasia del novenne Rasmus: io a quell'età avrei cancellato i compiti (non la scuola) e certe verdure. E poi le zanzare e le meduse. Oggi salverei i compiti, fondamentali per allenare la tenuta come gli esercizi con uno strumento musicale, e le verdure che ho imparato ad apprezzare. Rimango della mia idea su zanzare e meduse, per quanto abbia imparato a riconoscere la bellezza delle seconde.

 Aggiungo le armi, ma più che cancellarle vorrei trasformarle nel denaro necessario a produrle, per impegnarlo in cure ed educazione: nel solo 2025 la spesa militare mondiale è stata, stima al ribasso, di 2.900 miliardi di dollari, secondo il rapporto del Sipri (Istituto internazionale di ricerca per la pace di Stoccolma), con il record dell'Europa che, con i suoi 864 miliardi di dollari, ha aumentato la produzione del 14%. «Segui i soldi - diceva Falcone - e avrai le risposte»: la risposta è che siamo una polveriera che rischia di mandare in frantumi il mondo come lo conosciamo. Nei primi anni 2000 se n'era già accorta la scrittrice americana Terry Tempest Williams che, durante un soggiorno a Ravenna, fu tanto colpita dalla bellezza dei mosaici medievali da decidere di iscriversi, proprio lì, a un laboratorio per mosaicisti. Così nacque il libro «Finding Beauty in a Broken World» (Trovare bellezza in un mondo a pezzi), in cui racconta che il mosaico l'ha salvata dallo sconforto di un mondo, interiore ed esteriore, in frantumi. Ri-fare «a mano» le ha donato una nuova prospettiva: «Credevo che la verità si trovasse solo sotto la superficie delle cose. 

Nel sottosuolo. Ero una discepola della profondità. Ciò che era nascosto era ciò che desideravo. Ma qualcosa è cambiato. Ora mi interessa ciò che i miei occhi possono vedere, ciò che le mie dita possono toccare, ciò che la mia mano può conoscere muovendosi lentamente sulla carne, o sul pelo, o sulle piume, o sulla pietra. Mi fido di ciò che vedo. Mi fido di ciò che tocco». Il nostro è un tempo di «rotture»: relazioni, pace, sonno, psiche... vanno continuamente «in pezzi», come l'attenzione dei ragazzi svedesi (i risultati dei test in Italia sono peggiori), forse anche perché abbiamo dimenticato che: «amore e odio e angoscia, qualità come gentilezza e ferocia, la soluzione pianificata di un problema scientifico o la creazione di un nuovo artefatto si basano tutti su eventi neurali all’interno di un cervello, purché questo sia stato e sia in interazione con il corpo cui appartiene.

 L’anima respira attraverso il corpo, e la sofferenza, che muova dalla pelle o da un’immagine mentale, avviene nella carne» (A. Damasio, L'errore di Cartesio). L'educazione affettiva non riguarda primariamente i contenuti, ma una rinnovata capacità di sentire la vita, cioè unità di corpo e mente, di mente e cuore. Quando i ragazzi sembrano «distaccati», è perché non sentono la realtà, la contattano senza corpo! Così il mosaico diventa simbolo perché, come diceva Luciana, la maestra del laboratorio di Terry, è «un modo di pensare al mondo», accurato e comunitario (era un'arte collettiva operata da autori ignoti: le «maestranze»). Mosaico, dal latino «opus musaicum», è opera delle Muse, dee della bellezza e figlie di Memoria, perché la bellezza è a volte anche solo riparare ciò che sembra rotto e che avevamo dimenticato. I pezzi irregolari, smussati con martello e scalpello, diventano «tessere» (parola che viene dal numero «quattro» in greco, i lati dell'incastro, antesignani del puzzle, passatempo quasi estinto che serviva a recuperare pace e relazioni, proprio grazie alla concentrazione, e che infatti regaliamo ancora ai bambini piccoli). Mani pazienti e accorte diventano menti pazienti e accorte. Cioè amanti. 

Oggi urge un'educazione al «tatto», come ha detto mia nipote mentre dipingeva: «Dobbiamo ringraziare Dio per le mani, perché con le mani possiamo fare cose meravigliose». Mentre si dibatte sull'opportunità di leggere Manzoni a 15 anni, sommessamente propongo di agire prima, perché si possa arrivare a 15 anni capaci di cose così impegnative e bellissime: ripristiniamo il diario, sin da piccoli. Non quello dei compiti (sarebbe già qualcosa) ucciso dal registro elettronico, ma il diario intimo. Scrivere a mano almeno una pagina al giorno, al mattino (potrebbe essere la prima attività scolastica) o di sera (l'ultima attività, magari condivisa in famiglia, ma in silenzio), riattiva la creatività, perché richiede presenza autentica, handmade, attenzione non disponibile ad altro, corpo e anima, il monotasking lo chiamano con comica torsione cerebrale, quando la saggezza popolare riassumeva già nel detto: «chi insegue due lepri non ne prende nessuna». Senza carta e penna non si perde solo in matematica e lettura, ma in anima. Per riprendersela bisogna riprendersi il corpo, mettersi ogni tanto in modalità manuale: orto, diario, mosaico, strumento, bricolage, calligrafia, modellismo, libro... Chi lo farà saprà, a tempo debito, destreggiarsi bene nel digitale. 

Digitale viene infatti da digitus, dito, perché un tempo si contava con le dita e, dato che i processori trasformano l'informazione fisica (il solco del vinile, la luce sulla pellicola) in numerica (mp3 e pixel sono sequenze di numeri), si è passati a indicare la seconda con «digitale», ma le dita non ci sono più. Siamo più radicali: torniamo a usarle!".

 Alessandro D’Avenia

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venerdì 21 novembre 2025

IL GLOBALISMO AFFETTIVO


Si è svolto l'incontro sul metodo "Globalismo Affettivo" organizzato da AIMC e dall'I.C. Pirandello-Bonsignore di Mazara del Vallo

All'evento presenti Vito De Lillo, autore del metodo, e il regista Michele Pinto

Si è svolto giovedì 20 novembre 2025, presso l'Auditorium Caruso a Mazara del Vallo, un partecipato e interessante incontro formativo sul metodo Globalismo Affettivo per l'avvio alla letto-scrittura, ideato dal maestro Vito De Lillo. L'evento, promosso dall'A.I.M.C. (Associazione Italiana Maestri Cattolici) sezione di Mazara del Vallo in collaborazione con l.C. Pirandello-Bonsignore, ha visto la presenza dell'autore, Vito De Lillo, e del regista Michele Pinto, entrambi giunti dalla Puglia.

Il Globalismo Affettivo è un metodo per l'avvio della letto-scrittura che favorisce l'apprendimento già dalla scuola dell'infanzia. Sono utilizzati diversi canali di apprendimento (uditivo, visivo, emotivo, affettivo relazionale, mimico e iconico gestuale) attraverso l'interazione costante tra corpo, sensi e rappresentazioni mentali, coinvolgendo globalmente la personalità del bambino.

Il metodo è stato scientificamente validato dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bari e dalla Clinica Universitaria di Neuropsichiatria infantile di Bari. L'incontro si è aperto con i saluti della dottoressa Antonina Marino, dirigente scolastico dell'I.C. Pirandello Bonsignore. È seguita la presentazione a cura dell'insegnante Katia Di Stefano, Presidente della sezione AIMC Mazara. Un momento importante è stata la simulazione delle letterine da parte degli alunni di 5 anni del plesso "ex asilo nido" dell'Istituto, che ha mostrato in pratica l'efficacia del metodo.

Successivamente, il dott. Michele Pinto ha presentato un interessante cortometraggio che documenta come i bambini svolgono le attività didattiche col metodo Globalismo Affettivo nelle varie scuole italiane. Infine, l'autore del metodo, De Lillo, ha fornito ai docenti presenti indicazioni metodologiche e suggerimenti didattici per l'attuazione al meglio del suo innovativo approccio all'insegnamento della letto-scrittura. L'evento si è concluso con la chiusura dei lavori e la consegna degli attestati di partecipazione.

Redazione Prima Pagina Mazara

 

 

martedì 11 novembre 2025

BASTA BOCCIATURE !

 

Andrea Maggi: “Basta bocciature e votacci.

 Più obiettivi, meno lezioni frontali.

Dovremmo chiedere agli studenti perché non riescono ad apprendere”


-       - di Andrea Carlino

La scuola rappresenta una comunità educativa in cui studenti acquisiscono competenze, allenano il senso critico e si mettono alla prova non solo sul piano didattico, ma soprattutto relazionale.

L’istituzione scolastica dovrebbe costituire uno spazio di scoperta e crescita, capace di trasformare l’impegno scolastico in un trampolino per sviluppare passioni e coltivare talenti, evitando che sia percepito come un obbligo privo di significato.

Durante la giornata dedicata a Figli&Genitori al Tempo della Salute, evento organizzato dal Corriere della Sera a Milano il 9 novembre 2025, esperti e docenti hanno analizzato le modalità per rafforzare il legame tra ragazzi e scuola.

Tra gli ospiti è intervenuto Andrea Maggidocentescrittore e volto televisivo noto per la partecipazione al docu-reality Il Collegio. Il professore ha sottolineato l’urgenza di ripensare l’approccio educativo per rispondere concretamente ai bisogni degli studenti, superando modelli tradizionali ormai inadeguati.

Bocciature e abbandoni: serve un cambio di paradigma

«Non serve bocciare, gli abbandoni sono già troppi. Non dobbiamo dare votacci, ma obiettivi da raggiungere; semmai dovremmo chiedere agli studenti perché non riescono ad apprendere”, ha affermato Maggi durante l’incontro. La proposta del docente si colloca in un contesto nazionale in cui la dispersione scolastica è in calo: nel 2024 il tasso è sceso al 9,8%, avvicinandosi all’obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030, mentre le stime per il 2025 indicano un ulteriore ribasso all’8,3%.

Gli studenti con cittadinanza straniera presentano tuttavia tassi di abbandono drammaticamente più elevati: 24,3% contro il 9,8% della media nazionale. La bocciatura può innescare, secondo la ricerca pedagogica, impotenza appresa, disaffezione verso la scuola, vergogna, senso di fallimento, perdita di autostima e isolamento sociale.

“Sarebbe meglio abbandonare le lezioni frontali, che si dimenticano dopo poco”, ha aggiunto Maggi, suggerendo l’adozione di metodologie didattiche attive capaci di mantenere viva l’attenzione e la motivazione degli studenti, come l’apprendimento basato su progetti o la didattica cooperativa.

Una scuola a misura di adulti o di ragazzi?

“La scuola oggi sembra essere più a misura delle fragilità degli adulti“, ha dichiarato Maggi, denunciando un sistema che da un lato offre ai genitori un falso senso di sicurezza – per esempio limitando l’uso del cellulare a scuola – dall’altro «li carica di aspettative e si aspetta performance irrealizzabili, rendendoli ansiosi”. Il professore ha invitato a ripensare il rapporto tra studentidocenti e famiglie: “I ragazzi non dovrebbero aver paura di sbagliare, di arrabbiarsi; nei genitori dovrebbero trovare la spalla su cui piangere, nella scuola un luogo che trasmetta contenuti e soprattutto la forza delle idee”.

Orizzonte Scuola

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mercoledì 10 settembre 2025

SANTI NELLA VITA

 

Acutis e Frassati: 

primi della classe? 

No, santi nella vita. 

Consigli ai docenti di oggi

 

Giovani, belli, benestanti, sportivi, capaci di coinvolgere e aggregare, appassionati, in ricerca, attenti agli ultimi. Piergiorgio e Carlo hanno tanti aspetti in comune. Entrambi hanno frequentato le scuole dei gesuiti, rispettivamente a Torino e Milano. Nel colloquio con i docenti, che li hanno conosciuti o ne hanno approfondito la testimonianza, alcuni tratti comuni e appunti per far nuova anche la scuola.

 -di Laura Galimberti

 “Altro da fare”

Non erano proprio secchioni. I due giovani avevano tanto “altro da fare”. Lo confermano documenti e docenti. Così capitava che Carlo, alunno “comunque brillante”, non eseguisse a volte i compiti di matematica per impegni non ben specificati. Istituto Leone XIII, Milano, quarta ginnasio: “Non era particolarmente appassionato alla mia materia” racconta la sua docente di matematica, Maria Capello. “A volte arrivava in ritardo. L’anno è finito con una leggera insufficienza. Ho dato 5 ad un santo! Solo dopo ho scoperto quali erano gli impegni. Faceva il bene, senza dirlo, senza mai vantarsene. A settembre aveva recuperato egregiamente, ma non ho avuto neanche il tempo di dirglielo”. Lo conferma Antonio Bertolotti, suo docente nel 2005 di italiano: “Un ragazzo normale, nella media. Le materie umanistiche erano quelle in cui si muoveva meglio. Di quanto faceva oltre la scuola non avevo percezione. La sua scomparsa è stato un evento dirompente. Da lì abbiamo iniziato a riannodare i fili”.

Frassati: bocciato e rimandato due volte in latino al Liceo classico Massimo d’Azeglio passa all’Istituto Sociale. Accetta l’insuccesso, va oltre. “Bellissima la lettera che Piergiorgio scrive al padre: la sua voglia di riscattarsi, di andare avanti” racconta Antonello Famà, storico docente di religione nella scuola. Sarà questo poi uno dei suoi motti: “vivere non vivacchiare”.

In ricerca profonda

“Domande, domande e quel suo sorriso. Una curiosità sempre positiva” ricorda Fabrizio Zaggia, docente di religione di Carlo in IV ginnasio. “Vai a posto! Dobbiamo iniziare la lezione – gli dicevo ogni tanto, anche se poi spesso ero io a cambiare la lezione a partire dalle sue domande”. Concorda anche Bertolotti, ora preside della secondaria inferiore del Leone XIII. “Alla quindicesima domanda lo mandavo al suo banco. Spaziava da temi trattati in classe, all’attualità. Sembrava davvero interessato a quel che pensavo e voleva comunicarmi anche i suoi interessi. Ricordo in particolare la sua grafia, piccolissima. Era piuttosto produttivo nei temi: 5 o 6 pagine. Ogni tanto mi innervosivo nel correggerli. Era una scrittura da grande, non aveva tratti infantili”. Al cambio d’ora entrava l’insegnante di matematica. Le domande ora erano per lei: “Era giovane per quegli interrogativi, pensavo. Spesso si fermava a pregare nella cappella del liceo. Così faceva anche in parrocchia, abbiamo saputo dopo”.

Frassati, all’Istituto Sociale dal 1913, incontra diversi interlocutori che saranno estremamente preziosi per il suo percorso: si avvicina agli Esercizi Spirituali, che vivrà tante volte a Villa Santa Croce. Poi la preghiera, l’eucarestia giornaliera. Una fede attiva, incarnata nella storia, nella carità.

Ragazzi per gli altri

“Tre, due, uno: Menga mettiti nel gruppo!”. È la battuta iniziale del breve cortrometraggio curato da Carlo e realizzato con la sua classe, su proposta del prof di religione, per partecipare ad un concorso sulla promozione del volontariato. “Hanno bocciato il video di un santo” sorride il prof. Non abbiamo vinto ma in quel progetto Carlo è stato capace di coinvolgere tutti. Ricordo la sua grande disponibilità: Non si preoccupi: giro, monto e scelgo le musiche – mi diceva. Ha inserito anche qualche breve secondo della colonna sonora di Mission di Morricone. Era attento che nessuno venisse escluso, in particolare introversi e più deboli. Amico di tutti. Deciso nelle sue idee, ma mai arrabbiato o prepotente”. “Sereno” aggiunge Bertolotti “una persona di cui fidarsi. I compagni, e le compagne in particolare, con lui parlavano e si confidavano volentieri”.

A salire in montagna con Piergiorgio sono stati sempre tanti gli amici. Fonda con alcuni di loro la “Compagnia dei Tipi Loschi”, che tra scherzi e goliardia aspirava a rapporti profondi e autentici, fondati su preghiera e fede. “Gioia di vivere e profondità nelle relazioni, sono tratti perfettamente conciliabili in loro” sottolinea Famà, giovani aggregatori naturali di relazioni.

Attenti agli ultimi

Entrambi escono dalle zone di comfort in cui sono nati. I privilegi? Servono per aiutare gli ultimi. Piergiorgio al Sociale conosce la Società di San Vincenzo. “Entra nelle case dei poveri di Torino degli anni ‘20. Ne sente la puzza. Non si tappa il naso ma abbraccia quelle situazioni. Non l’estetica della carità, ma la condivisione, l’attenzione concreta alle periferie di cui ha parlato Papa Francesco” spiega Famà. “Lo studio si accende dopo, al Politecnico. Sceglie ingegneria mineraria. Vuole lavorare accanto ai minatori per migliorarne le condizioni di vita”.

“Chi incontrava aiutava” racconta la prof. Capello di Carlo. “Si faceva prossimo, senza mai voltarsi indietro. Dava quello che poteva: un sacco a pelo, una coperta ai poveri. A chi non aveva bisogno, offriva il suo sorriso. Una vita spesa per gli altri”. “Il processo di canonizzazione? Non accolto positivamente dai suoi compagni” confida Bertolotti “in particolare dai più brillanti. La santità mette addosso un po’ di inquietudine, soprattutto se è quella del compagno del banco accanto”.

 Consigli ai docenti di oggi

Testimonianze che mettono in discussione genitori, docenti, educatori, davanti ai tanti giovani che si incontrano, unici, speciali, tutti possibili santi.

Osservare, ascoltare

“Ci sono cose importanti per i ragazzi, più dei compiti e dello studio. Dobbiamo imparare ad ascoltare. Hanno messaggi preziosi che nell’immediato non capiamo” spiega la Capello. A partire da quelli possiamo poi trovare strade per stimolare interessi e ricerca per favorire la maturazione di ciascuno”. “Dietro ogni ragazzo c’è un mistero. Il Signore è al lavoro, anche se noi non vediamo” aggiunge Zaggia.

L’alunno al centro, per promuovere il suo magis

“I giovani di oggi vivono spesso l’apprendimento in forma passiva, sono sdraiati. L’approccio che hanno rispetto all’informatica è quello dell’uomo raccoglitore” sottolinea Bertolotti. “Non serve sforzo. La filosofia del copia e incolla è analoga a quella dell’uomo di Neaderthal. Non sono curiosi, perché non sono e non si sentono al centro del processo di apprendimento ma in mezzo al mare magnum, in cui sono convinti che basta allungare la mano per prendere quel che serve.

Altro regresso è quello comunicativo: non sanno formulare il pensiero né comunicarlo. Non c’è sequenzialità logica anche nei loro messaggi WhatsApp. Tanto l’intelligenza artificiale risolve il problema! Carlo non era uno sdraiato. Faceva tanto altro. Toglieva il coperchio al mondo che gli stava davanti. Ai ragazzi dico non buttate via il tempoanche quello scolastico!”.

“Dobbiamo aiutare i ragazzi a recuperare questo desiderio di conoscere, scoprire” aggiunge Famà. “ritrovando il giovane come soggetto dell’azione educativa, della riflessione anche di noi professori, da aiutare e supportare nei momenti di difficoltà, cogliendone e e promuovendone l’unicità. Il magis, della pedagogia ignaziana, non è concetto teorico ma relativo” sottolinea Famà. “Ciascuno ha il suo magis. L’eccellenza di oggi invece è una proposta escludente. Dio ha su ognuno di noi un progetto individuale, particolare, diverso che non taglia fuori nessuno”.

Una didattica esperienziale

“È importante favorire iniziative in contesti diversi. Far vivere ai ragazzi esperienze vere li aiuta a capire meglio se stessi, gli altri e aiuta anche noi a crescere con loro” spiega la Capello. “Sono tanti i progetti attivi nelle scuole della Compagnia: volontariato e cammini vogliono valorizzare relazioni e imparare a guardare il mondo con occhi nuovi”.

A servizio del prossimo

“Dalla scatola gentile, alla catena alimentare, alle raccolte per diverse iniziative solidali. Sono tanti gli strumenti che mettiamo in atto fin dai più piccoli” spiega il prof. Zaggia. “Poi i ragazzi crescono e così le proposte, che nella rete delle scuole dei gesuiti sono strutturali. Esperienze a Scampia, in Africa, per calarsi nelle realtà, mettersi in gioco, donare gratuitamente il proprio tempo, cambiare sguardo. All’estero sono oramai esperienze curricolari”.

Attenzione alle fragilità

“Ancora dobbiamo imparare a riconoscere e abbracciare le fragilità, come hanno fatto Piergiorgio e Carlo. Non solo dal punto di vista caritativo ma anche dell’azione politica” aggiunge Famà. “Creare opportunità, dialogare e promuovere giustizia sociale”.

Dalle cattedre al sagrato di San Pietro, i docenti domenica saranno lì accanto all’altare, pronti a reimparare da due studenti “brillanti” l’arte della vita piena.


Fonte: Gesuiti
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martedì 2 settembre 2025

SCUOLA SENZA VOTI E LEZIONI


 Una scuola senza voti né lezioni frontali: a Piacenza la nuova media con il metodo di Daniele Novara che mette al centro esperienze, domande e lavoro di gruppo.

 

-       di Andrea Carlino

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Un modello educativo che rompe con l’impostazione tradizionale e si fonda sulla relazione educativa, sull’apprendimento esperienziale e sulla rinuncia a ogni forma punitiva. L’incontro, ospitato nella sede di Via Genocchi 4, offrirà a genitori e cittadini un’occasione di confronto diretto con i promotori dell’iniziativa.

Il dirigente dei Licei, Fabrizio Bertamoni, ha sottolineato lo spirito dell’appuntamento: “Sarà un’occasione preziosa per raccontare in prima persona il progetto della nuova scuola media firmata San Benedetto, rispondere a domande e chiarire eventuali dubbi. La nostra scuola si fonda sulla relazione e sulla fiducia reciproca”.

Un modello didattico che cambia prospettiva

Il Metodo Daniele Novara propone un approccio di forte discontinuità con la scuola tradizionale: niente voti punitivi, nessuna lezione frontale come unico strumento didattico, assenza della cattedra come simbolo gerarchico e una centralità del lavoro di gruppo. Gli studenti sono chiamati a collaborare, a costruire conoscenze attraverso laboratori maieutici e a sviluppare competenze attraverso la “fatica creativa”.
Come ha spiegato lo stesso pedagogista, “si lavora sulle domande e sull’apprendimento attivo, elementi che permettono agli alunni di crescere nella collaborazione, nella scoperta e nella conquista di nuove capacità applicative”.

Una comunità di apprendimento orientata al futuro

La nuova scuola media si pone come comunità di apprendimento, attenta a valorizzare le risorse personali di ciascun ragazzo. L’obiettivo dichiarato è offrire agli studenti un contesto nel quale imparare con motivazione, consolidando il rispetto reciproco e la consapevolezza del valore dell’esperienza scolastica. Per Novara, si tratta di “una concreta speranza per tanti ragazzi e ragazze di trovare una scuola che sappia orientarsi al futuro, utilizzando gli aspetti migliori del passato e non quelli peggiori”. L’iniziativa, unica nel panorama nazionale, si presenta come un’esperienza pilota che mira a tradurre in pratica un metodo già sperimentato in diversi contesti educativi, ma mai prima d’ora applicato in modo integrale nell’ambito della scuola secondaria di primo grado.

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venerdì 15 agosto 2025

GENITORI INCOERENTI

 


Paolo Crepet contro l’ipocrisia dei genitori: “A 16 anni possono fare le 6 del mattino ma non possono lavorare. 

Spesso il soccorso che garantiamo è sproporzionato e portatore di guai”



Di Lucio Scribani

Paolo Crepet torna a sollevare una delle contraddizioni più evidenti del sistema educativo: la disparità tra maturità comportamentale e responsabilità giuridica degli adolescenti.

Lo psichiatra e sociologo, in un’intervista rilasciata al Il Messaggero, ha messo in luce l’incoerenza di una società che permette ai sedicenni di adottare comportamenti da adulti nella vita sociale, ma li priva della possibilità di sottoscrivere contratti di lavoro autonomi.

“I ragazzi possono essere responsabilizzati, assumersi la responsabilità delle proprie scelte”, ha dichiarato l’esperto, sottolineando come gli adolescenti possano “comportarsi da adulti quando escono alla sera, bevono, tornano tardi”, ma necessitino dell’autorizzazione dei genitori per formalizzare un contratto lavorativo, anche per mansioni semplici come “fare i camerieri al sabato sera”. La provocazione di Crepet è diretta: “A 16 anni non hai la possibilità di lavorare, mentre invece hai la maturità per fare le 6 del mattino?”.

Didattica assistenziale e fragilità indotta: la critica al sistema scolastico

L’analisi di Crepet si estende al sistema educativo, dove individua un “ricorso eccessivo a didattiche di assistenza” che, secondo l’esperto, “sono cresciute in modo esponenziale”. Il celebre psichiatra sostiene che questo approccio, lungi dal supportare gli adolescenti, finisca per “scoraggiarli”, creando una dipendenza dall’aiuto esterno che compromette lo sviluppo dell’autonomia personale.

“Molte difficoltà sono fisiologiche, data l’età, e non derivano da patologie“, ha precisato Crepet, criticando la tendenza a medicalizzare ogni forma di disagio adolescenziale. La responsabilità principale di questa situazione, secondo Crepet, ricade sui genitori della Generazione Z, descritti come adulti che hanno “fatto a gara con i figli a chi è più adolescente”. Lo psichiatra denuncia l’atteggiamento di quei genitori che permettono ai figli “una vita da adulto” per poi intervenire il giorno seguente “a lamentarsi con i professori per i voti, giustificandolo“.

Genitori “paracadute” e la responsabilità educativa mancata

“Spesso il soccorso che garantiamo è sproporzionato e portatore di guai, perché spinge i ragazzi a diventare ancora più fragili”, ha concluso l’esperto, individuando in questo paradosso educativo una delle cause principali della fragilità che caratterizza le nuove generazioni. La soluzione proposta da Crepet è chiara: “Smettendo di scegliere al posto suo”, restituendo ai giovani la possibilità di confrontarsi con le responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni, anche in ambito lavorativo.

Le dinamiche dell’iperprotezione: dal supporto alla dipendenza

L’assistenzialismo eccessivo, di cui parla Crepet, produce conseguenze paradossali che vanno oltre le intenzioni benigne dei suoi promotori. La sovraprotezione sistematica dei giovani genera una dipendenza strutturale dall’aiuto esterno, impedendo lo sviluppo naturale dell’autonomia decisionale. Gli adolescenti, abituati a ricevere supporto costante per ogni difficoltà, perdono progressivamente la capacità di confrontarsi con le sfide ordinarie della crescita, sviluppando una percezione distorta delle proprie competenze e della realtà circostante.

La medicalizzazione del disagio giovanile rappresenta un ulteriore aspetto critico di questo fenomeno. Difficoltà che rientrano nella fisiologia dell’adolescenza vengono spesso interpretate come patologie che richiedono interventi specialistici, creando un circolo vizioso dove la normalità viene sostituita dalla ricerca compulsiva di diagnosi e terapie. L’approccio non solo deresponsabilizza i giovani, ma alimenta un mercato della fragilità che prospera sulla creazione artificiale di bisogni terapeutici.

Effetti a lungo termine: dalla fragilità indotta all’immaturità strutturale

La responsabilità educativa dei genitori si manifesta attraverso atteggiamenti contraddittori che alternano libertà totale e interventi protettivi inappropriati. Genitori che concedono autonomia comportamentale completa si trasformano in “paracadute” quando i figli devono affrontare le conseguenze delle proprie azioni, interferendo nei rapporti con le istituzioni scolastiche e compromettendo il processo di apprendimento sociale. L’alternanza tra permissivismo e iperprotezione impedisce ai giovani di sviluppare una maturità coerente e li mantiene in uno stato di dipendenza prolungata.

Le conseguenze di lungo periodo dell’assistenzialismo educativo si manifestano attraverso la formazione di generazioni caratterizzate da fragilità strutturale e immaturità prolungata. I giovani cresciuti in contesti iperprotettivi sviluppano aspettative irrealistiche verso il mondo esterno, aspettandosi lo stesso livello di supporto e comprensione che hanno ricevuto in ambito familiare e scolastico. Tale dissonanza tra aspettative e realtà genera frustrazione, ansia e difficoltà di adattamento che si prolungano ben oltre l’adolescenza.

L’incapacità di gestire autonomamente le difficoltà ordinarie si traduce in una dipendenza cronica dai meccanismi di supporto esterni, perpetuando un ciclo di fragilità che impedisce la piena realizzazione del potenziale individuale. Gli adulti formati in tali contesti mostrano, pertanto, sempre più difficoltà nel prendere decisioni autonome, nell’assumersi responsabilità e nel gestire lo stress derivante dalle normali sfide della vita professionale e personale, richiedendo interventi esterni continui per funzioni che dovrebbero essere intrinsecamente sviluppate.

 Orizzonte Scuola

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giovedì 29 maggio 2025

GENIALE !!!

 “Sì… Geniale!”

 Innovazione e scienza 

per formare i cittadini 

di domani


Si è conclusa l'ottava edizione del "Giardino delle Invenzioni" nell’ambito del progetto Sì… Geniale!, promosso da Fondazione Caript.

 Il protagonismo, la curiosità e l'entusiasmo degli studenti che hanno partecipato raccontati in un video.

 

di Diletta Grella

 C’è un futuro positivo che ci aspetta. Fatto di creatività, di innovazione e di desiderio di rendere il mondo un posto migliore. È questo il pensiero che ha avuto chiunque abbia visitato il “Giardino delle Invenzioni“, la grande mostra dei prodotti di ingegno, realizzati dai bambini e dai ragazzi di Pistoia, per il concorso Sì… Geniale! di Fondazione Caript.

Il progetto, arrivato alla sua ottava edizione, si è concluso pochi giorni fa e ha visto la partecipazione di 51 scuole, per un totale di 200 classi e di oltre 2.000 alunni, dall’infanzia alle superiori. Una moltitudine di studenti e studentesse appassionati, che hanno progettato un’invenzione, sulla base delle quattro categorie del concorso (libera fantasia e scienze, arte, natura, robotica e intelligenza artificiale). Diversi i premi consegnati, per un valore dai mille ai cinquemila euro l’uno.

Spazio espositivo dei Prodotti d’ Ingegno delle scuole pistoiesi

Entrando nello spazio espositivo della Cattedrale di via Pertini, si veniva catturati dalla bellezza degli stand. E dagli alunni e dalle alunne che facevano a gara per raccontare la loro invenzione. Due ragazzine di quinta elementare, (“ci chiamiamo tutte e due Azzurra!”), raccontano con entusiasmo che loro hanno lavorato sulla sequenza di Fibonacci e mostrano dove si può ritrovare questa successione numerica nell’arte e nella natura. Alcuni ragazzi dell’Istituto Comprensivo Martin Luther King spiegano che loro hanno approfondito la vita e le opere di Giacomo Puccini. E mostrano la loro bellissima riproduzione del teatro regio di Torino dove, nel 1896, andò in scena la prima della Bohème.
All’improvviso la musica sale, alcuni studenti si scatenano a ballare e a cantare, e trascinano tutti con loro. “Ballano canzoni scritte con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, sulla vita di alcuni scienziati, da Galileo a Torricelli”, racconta Duccio Tognini, prof. di matematica e scienza all’ICS Martin Luther King di Bottegone. E intanto mostra un cd e un disco in vinile, con la copertina progettata graficamente dai ragazzi.

Lavorare insieme agli alunni

“Per noi il Sì… Geniale!” è un progetto importante, perché permette a docenti di materie diverse di lavorare insieme agli studenti, abbattendo le barriere dei saperi, e questo è fondamentale per creare i cittadini del domani”. “Partecipazione, protagonismo dei giovani e condivisione per noi sono le parole chiave di Sì… Geniale!” prosegue Luca Gori, presidente di Fondazione Caript, che nel 2018 ha dato vita al concorso. “Lavorando insieme, i ragazzi possono esprimere i loro talenti e provare a cambiare la realtà”.

Questo desiderio di modificare la realtà lo si ritrova in molti dei progetti proposti. Dall’impastatrice intelligente, perfettamente funzionante, che ha toccato il tema della sicurezza sul lavoro, proposta dall’Istituto Professionale De Franceschi Pacinotti.

Alla scuola in Kenya, realmente progettata dagli studenti dell’Istituto comprensivo Statale Nannini Quarrata. Allo studio su come arginare le frane del terreno, portato avanti dalla Scuola Secondaria di Primo Grado Giuseppe Giusti di Monsummano Terme.

L’intelligenza artificiale

Molti dei progetti vedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con un approccio però mai astratto e teorico, ma sempre calato nella realtà, ancorato a bisogni reali e concreti.

“Per noi il Sì… Geniale!” è un progetto importante, perché permette a docenti di materie diverse di lavorare insieme agli studenti, abbattendo le barriere dei saperi, e questo è fondamentale per creare i cittadini del domani”.

 “Io qui ho visto davvero la genialità” spiega Marco Martinelli, ricercatore in biotecnologie vegetali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, divulgatore scientifico e presidente della giuria di Sì… Geniale!”. Mi capita di girare in tutta Italia, però una manifestazione di questo tipo, così strutturata, non l’ho mai incontrata. E poi a colpire è l’entusiasmo non solo dei bambini, ma anche degli insegnanti, che lavorano su un progetto per mesi, in alcuni casi per anni”.

Una didattica attiva

Entusiasmo che ha contagiato anche Amalia Ercoli Finzi, scienziata tra le maggiori esperte di missioni spaziali a livello internazionale, intervenuta come ospite d’eccezione per la premiazione dei progetti. “Sono felice di essere qui: il Sì… Geniale! favorisce una forma di didattica che dovrebbe essere presente in tutte le scuole” chiarisce. “Una didattica attiva, nella quale i ragazzi sono chiamati a partecipare con le loro idee”. Un consiglio per svilupparle, queste idee? “Prima di tutto ci vuole una grande preparazione. Le idee non nascono dal nulla, ma da una competenza che viene assorbita e fatta propria, e sulla quale poi si costruisce. Quindi, ragazzi, preparatevi, costruite la vostra competenza, fatelo con umiltà.

E poi, sì, sperate anche di avere un pizzico di fortuna,
perché quella non guasta mai”!

 Per un’immersione nel Giardino delle Invenzioni, guardate il video.

 Foto di Lorenzo Marianeschi

VITA

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