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domenica 2 marzo 2025

ASSOCIAZIONI E DEMOCRAZIA


Negli ultimi anni la politica è cambiata in maniera significativa

 rispetto all’approccio con i territori e i cittadini.

 La disgregazione di molti partiti, la nascita di movimenti

 populisti, la crescente carenza di leader in grado di interpretare

 le istanze locali e l’uso dei social quali strumenti principali 

di comunicazione tra i rappresentanti politici e i cittadini, 

hanno marcato una distanza importante 

tra le Istituzioni e le comunità.

Il tema, come sostenuto anche da Marco De Ponte, già direttore di Action Aid, nel Rapporto 2023 della ong sulla qualità della democrazia, è estremamente rilevante, perché non mette in dubbio la democrazia in Italia ma la qualità della stessa e soprattutto l’organizzazione della partecipazione nel contesto sociale.

Partecipazione

Nel Rapporto emerge un bisogno di partecipazione importante da parte delle giovani generazioni, che, tuttavia, hanno comportamenti aggregativi molto diversi dal passato. I giovani che si attivano oggi utilizzano, infatti, un modello di attivazione orizzontale, senza leader ma con portavoce, concentrato su tematiche ambientaliste, di genere e di inclusione, spesso molto lontane dalle agende politiche delle Istituzioni nazionali e internazionali (Zamponi, 2019).

Il ruolo dell’associazionismo nel suo rapporto con le democrazie è molto cambiato negli anni, quello di oggi è un associazionismo molto diverso da quello sviluppatosi nel secondo dopoguerra, che mostrava il proliferare di molte più associazioni civico – politiche e religiose, piuttosto che sociali. Un sistema di associazioni che collaborava in maniera molto chiara ed esplicita con i partiti di cui condivideva ideologie e posizioni, senza paura di strumentalizzazioni (Pizzorno, 1993).

Associazionismo

L’associazionismo era il modo che il popolo aveva per partecipare alla vita politica, e la politica nell’associazionismo trovava il suo radicamento. Le associazioni sentivano di svolgere un ruolo di raccordo fondamentale tra la società e le istituzioni e di avere un potere anche nella definizione delle politiche pubbliche. Negli anni Ottanta tale approccio pragmatico e orientato maggiormente al sociale ebbe modo di consolidarsi ulteriormente, a fronte di una sostituzione dei partiti di massa da partiti che venivano legittimati da una più generica opinione pubblica, più distante dai territori e dalla società civile di un tempo (Manin, 2010).  E così in tutta Europa tra gli anni Ottanta e Novanta si compì il processo di distacco dai partiti di quel tessuto associativo che fino ad allora aveva consentito un radicamento ed un dialogo con i territori che rendeva forte la rappresentanza politica (Schmitt- Holmberg 1995, pp. 101-7).

A fine anni Novanta, con la crisi della rappresentanza, conseguente anche agli scandali giudiziari intervenuti e alla nascita della Seconda Repubblica, i cittadini hanno preferito prendere le distanze da partiti, sindacati e associazioni di categoria e impegnarsi invece, in maniera significativa nelle associazioni a scopo sociale.

La mancanza di interesse rispetto alla partecipazione alle elezioni è andata via via crescendo fino agli anni 2000 e si è diffusa in tutta la popolazione, con percentuali di gran lunga superiori alla media, tra adolescenti e giovani. Dal confronto trai dati Istat 2021 e 2023 si conferma la tendenza alla diminuzione delle forme indirette di partecipazione: con un calo della quota di chi parla e di chi si informa di politica (rispettivamente -1% e -1,8%). Si registra, invece, un aumento della partecipazione politica diretta, attraverso manifestazioni e cortei (+1,9%), che ha interessato in particolare giovani e giovanissimi – con un incremento più marcato tra le ragazze – e una lieve ripresa della partecipazione.

Democrazia

Del resto, la partecipazione come scuola di democrazia, teorizzata già nell’800 da Tocqueville, resta ancora oggi una delle principali leve alla base della scelta di attivarsi. L’attivismo e l’associazionismo negli ultimi anni hanno avuto come parole d’ordine “cura” “solidarietà” e “mutualismo”, e si sono visti riconoscere un ruolo, a tratti suppletivo, rispetto alle istituzioni locali e nazionali, riuscendo ad attivare vere e proprie forme di azione collettiva in grado di cambiare la società e di generare un impatto reale e misurabile, pur incidendo pochissimo sulle politiche dei Governi che si sono succeduti.

Non c’è, difatti, un dibattito costruttivo e incisivo, né il mondo della società civile, impegnato in attività di associazionismo, sente di avere voce nell’ambito delle decisioni, anche politiche, che impattano sulla vita del Paese. Anzi, negli ultimi anni lo stesso dibattito politico rispetto ad alcuni specifici temi, come l’immigrazione o l’ecologismo, si è rivolto contro ampi settori del mondo associativo. Il caso più eclatante è stato sicuramente quello delle ong impegnate nel recupero dei migranti in mare che si sono spesso ritrovate coinvolte in cause civili e penali, intentate direttamente da rappresentanti delle Istituzioni.

Più in generale, negli ultimi anni l’associazionismo che protesta è stato sempre più spesso riconosciuto come sovversivo e pericoloso dall’opinione pubblica. Un esempio in tal senso è rappresentato dai movimenti giovanili che si stanno sviluppando sempre di più negli ultimi anni nel mondo. Movimenti impegnati prevalentemente sul tema del cambiamento climatico e dei diritti, che spesso vedono negato il diritto stesso di manifestare e che, per questo. vivono una profonda frustrazione rispetto all’incidenza delle loro azioni (Zamponi 2021). In particolare sul tema ecologico, già nel 2018, un importante studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change metteva in fila le cause e gli effetti del cosiddetto  “lutto ecologico”, vissuto prevalentemente dai giovani, e uno studio condotto della rivista The Lancet nel 2021 mostrava quanto fosse alto il peso psicologico della crisi climatica sugli individui più giovani, soprattutto tra coloro che hanno partecipato maggiormente  alle manifestazioni e alle mobilitazioni per spingere i governi di tutto il mondo ad agire con decisione verso un futuro climaticamente giusto.

Il futuro

Lo studio, condotto su 10mila giovani tra i 16 e i 25 anni di età, in dieci Paesi del mondo (Regno Unito, Finlandia, Francia, India, Stati Uniti, Australia, Portogallo, Brasile, Filippine e Nigeria), ha mostrato un dato importantissimo su tutti, la sensazione di impotenza e di ansia per il futuro, soprattutto nei confronti delle azioni del governo. Del resto, le nuove forme aggregative giovanili odierne segnano il passo di una differenza importante con quelle del passato, poichè sono caratterizzate da una spiccata orizzontalità e reticolarità  (si vedano Castells, 2012, Hardt e Negri, 2012) e mostrano di avere un rapporto complesso con la rappresentanza (si vedano Razsa e Kurnik, 2012, Kauffman, 2012), non hanno leader ma portavoce e credono in una leadership condivisa più che gerarchica. Una rivoluzione decisiva rispetto alle forme di associazionismo raccontate in uno dei principali studi sull’argomento condotto dall’Istituto Cattaneo negli anni 60, in cui emergeva un associazionismo fortemente legato alla politica nazionale e rappresentativo degli interessi territoriali, in grado di condizionare e guidare la politica delle Istituzioni.

Alla luce di tale distanza tra il mondo dell’associazionismo e quello delle istituzioni, in che modo possono promuoversi azioni che fungano da innesco per nuove forme di attivazione e motivazione, anche in vista di una maggiore partecipazione politica degli attivisti sociali e di un miglioramento della stessa qualità della democrazia?

Il Terzo Settore

Il Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 03 luglio 2017, n. 117) nel Titolo VII potrebbe rappresentare, da questo punto di vista, la risposta a tale rilevante fabbisogno sociale. In particolare agli artt. 55 e 56 il Codice introduce importanti istituti relativi alla partecipazione del Terzo settore nella definizione delle politiche pubbliche e disciplina le modalità fondamentali in cui tale rapporto può svilupparsi per promuovere nuovo coinvolgimento attivo ed efficace sui territori e a livello di politiche pubbliche “partecipate”. Tale approccio orizzontale viene condiviso dal Legislatore anche nel nuovo Codice degli Appalti, approvato con D.Lgs. 31 marzo 2023, n.36, che recepisce la norma n. 131/2020 della Corte Costituzionale nell’art. 6, introducendo un sistema fondato su due modelli organizzativi di amministrazione condivisa alternativi per l’affidamento di servizi sociali da parte dell’istituzione pubblica: la solidarietà sociale e la sussidiarietà orizzontale. 

Al fine di riattivare un comportamento partecipativo nei cittadini, potrebbe rivelarsi efficace da parte delle istituzioni locali l’utilizzo di metodologie di ascolto partecipativo, di co-programmazione e co-progettazione delle politiche locali e delle azioni da mettere in campo, fermo restando la capacità da parte degli enti locali di gestire tali processi e quindi la formazione del personale interno in tale direzione.

Il riconoscimento di un ruolo attivo e propositivo da parte dei decisori nei confronti delle associazioni e gli attivisti locali e la concreta partecipazione dei loro rappresentanti ai tavoli di lavoro per la definizione di soluzioni condivise potrebbe portare il mondo dell’associazionismo, e del Terzo settore in generale, a vedersi riconosciuto un nuovo protagonismo sociale e politico.

Il bene comune

 La partecipazione resta un fondamentale approccio alla vita pubblica e le conseguenze di un comportamento passivo da parte dei cittadini in tal senso possono avere ricadute pesanti sul sistema democratico del Paese, a partire dal disinteresse nei confronti della partecipazione elettorale, che di fatto rispecchia la scarsa fiducia dei cittadini nella possibilità di innescare cambiamenti reali nelle politiche nazionali e locali.

C’è però la necessità che i cittadini non smettano di credere nella cosa pubblica e che lo facciano partecipando attivamente e sentendo l’utilità del loro contributo, poiché la sfiducia nelle istituzioni scoraggia tale attivismo e determina un comportamento di attesa, di lamento o di rabbia sterile. Occorre far tornare i cittadini a sentirsi parte delle politiche locali, ad essere protagonisti della loro definizione e del loro sviluppo.

 

VITA

 

 


giovedì 2 gennaio 2020

AIMC …perché ADERIRE ?

1945 - 2020 
Da 75 anni in AIMC... 
testimoni di valori

Papa Francesco: ".... Cari fratelli e sorelle, voglio aggiungere una parola sul valore di essere e fare associazione. E’ un valore da non dare per scontato, ma da coltivare sempre .... Vi esorto a rinnovare la volontà di essere e fare associazione nella memoria dei principi ispiratori, nella lettura dei segni dei tempi e con lo sguardo aperto all’orizzonte sociale e culturale. .... L’essere associazione è un valore ed è una responsabilità, che in questo momento è affidata a voi. Con l’aiuto di Dio e dei pastori della Chiesa, siete chiamati a far fruttare questo talento posto nelle vostre mani.
Grazie. Vi ringrazio  e benedico di cuore voi, tutta l’associazione e il vostro lavoro" .

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Aderire per costruire insieme il  bene comune nella scuola e nella società.

AIMC Presentazione associazione

NOTES ADESIONI 2020: 2020 NOTES ADESIONI

Modulo adesione: adesione-aimc-2020
mano clicca

  Opportunità per chi aderisce all’Associazione: www.aimc.it
L’AIMC … una risorsa per la persona, per le professioni di scuola, per la comunità
L’Associazione italiana Maestri Cattolici, un’associazione in cammino, da oltre mezzo secolo. Fondata da Carlo Carretto e Maria Badaloni nel 1946, prosegue il suo impegno a favore della scuola italiana.
Continua ad operare ” lungo i sentieri  del mondo”, grazie all’operosa presenza di “persone di scuola” che hanno saputo (e sanno) mettere la loro professionalità al servizio della comunità “per testimoniare il Vangelo nella scuola e nella società”  (art. 1 Statuto AIMC).
      E’ un’associazione che crede nella centralità dell’educazione ed è, perciò, attenta ai segni dei tempi, ponendosi in posizione di dialogo con le istituzioni e dando un contributo critico e costruttivo per la soluzione delle molteplici problematiche educative  che sfidano la comunità scolastica  e sociale.
Un’associazione fedele alle sue origini e ai principi  del suo Statuto; connotata da una chiara identità e sostenuta da quei valori che esaltano la dignità della persona quali il servizio, la competenza, la responsabilità,  la fiducia, il dialogo, la cooperazione, la solidarietà, la partecipazione, la democrazia.
         Un’associazione  che riafferma il valore dell’autonomia quale “valenza costitutiva della persona, delle formazioni sociali e delle istituzioni” .
          Un’associazione luogo di dialogo tra le varie professioni di scuola per una costante crescita  professionale di quanti operano nella comunità scolastica  e che, quindi, promuove:  il senso di appartenenza ad una comunità professionale;  l’assunzione di un punto di vista di sistema per superare l’attuale stato di frammentazione connotante l’orizzonte scolastico; la valorizzazione della cultura professionale. “In particolare, l’Aimc intende perseguire una strategia in grado di accompagnare la professionalizzazione di docenti e dirigenti, privilegiando la riflessività sulle stesse pratiche scolastiche” (Dal Documento programmatico del Congresso nazionale).
       Un’associazione che, perciò, costituisce una notevole risorsa sia per chi ne fa parte, sia per le varie comunità scolastiche, ecclesiali e sociali ove essa opera grazie all’operosa e generosa  presenza di quanti ad essa aderiscono.
       L’impegno dei soci AIMC è di testimoniare (specialmente oggi in una società spesso connotata da varie forme di individualismo e di cultura del mercato, dell’usa e getta, del frammento, dell’effimero e dell’apparire)  l’alto valore dell’associazionismo, del farsi comunità ove le persone (accompagnate da un progetto chiaro e condiviso)  maturano in competenza, in  responsabilità, in spirito di servizio.
L’associazionismo, infatti, specialmente se vissuto sin da piccoli, educa la persona alla progettualità, alla costanza, alla relazionalità, ad una cittadinanza responsabile, alla democrazia, a volare in alto  “con e per gli altri” verso orizzonti sempre più luminosi.  Privarsi del far parte attiva di un’associazione è  fare violenza alla propria crescita e restare chiusi negli angusti schemi della quotidianità e dell’occasionalità. Non possiamo dimenticare che l’associazionismo è uno degli indicatori che connotano la qualità di una comunità e di una nazione.
L’Aimc  (con molteplici iniziative a livello sezionale, provinciale,,regionale e  nazionale), grazie al generoso impegno di tanti soci,  interagisce con le varie realtà istituzionali ed associative, anche a livello mondiale, specialmente per tutti quegli aspetti che riguardano le problematiche scolastiche ed educative. Essa è, infatti chiamata –ai vari livelli- a rendere un sempre migliore servizio alla scuola  e a rinnovarsi adeguatamente per una presenza sempre più “visibile e credibile” nella comunità locale, regionale e nazionale.

venerdì 27 dicembre 2019

ADESIONI 2020 - E' GIÀ' ORA DI RINNOVARE IL PROPRIO IMPEGNO PER ESSERE CON, PER ESSERE PER .....

ESSERE E FARE ASSOCIAZIONE,
 UN VALORE DA COLTIVARE
AIMC - 1945-2020: da 75 anni testimoni di valori

Aderire all'AIMC
 per testimoniare concretamente il proprio impegno cristiano, professionale, associativo.

PAPA FRANCESCO ALL'AIMC: " ....Cari fratelli e sorelle, voglio aggiungere una parola sul valore di essere e fare associazione. E’ un valore da non dare per scontato, ma da coltivare sempre...
Vi esorto a rinnovare la volontà di essere e fare associazione nella memoria dei principi ispiratori, nella lettura dei segni dei tempi e con lo sguardo aperto all'orizzonte sociale e culturale. 
L’essere associazione è un valore ed è una responsabilità, che in questo momento è affidata a voi. Con l’aiuto di Dio e dei pastori della Chiesa, siete chiamati a far fruttare questo talento posto nelle vostre mani.
 Vi ringrazio  e benedico di cuore voi, tutta l’associazione e il vostro lavoro".



martedì 8 agosto 2017

VIVER BENE? PARENTI, AMICI E ASSOCIAZIONI CI AIUTANO A VIVERE BENE E DI PIU'

Parenti, amici 
e vita associativa ci rendono
 più longevi 
e ci aiutano 
a stare
 in buona salute

Diversi studi hanno già suggerito quanto salde relazioni sociali aiutino la nostra salute. 
Ora la conferma dalla conferenza annuale dell'American Psychological Association. 
La solitudine è collegata alla maggior insorgenza di malattie, mentre "una più vasta rete sociale" riduce del 50% il rischio di morte prematura

di DEBORAH AMERI

     Al bar per la colazione incontriamo il barista e tutti gli habitué, una piccola comunità. Al lavoro i colleghi, anche se non tutti, ci fanno passare la giornata in modo più piacevole. Poi l'aperitivo con un amico e la cena con i genitori, in attesa del pranzo domenicale con tutta la famiglia. Nel quotidiano non ce ne rendiamo conto, ma tutte queste persone ci allungano la vita. E non di poco. Ormai diversi studi hanno suggerito che circondarsi di amici e parenti, e avere salde relazioni sociali, giova alla salute, contrasta l’insorgere di malattie e, soprattutto, previene la morte prematura.
   Gli studi. Un'altra conferma arriva da due studi della Brigham Young University (nello Utah), appena presentati alla conferenza annuale dell’American Psychological Association. I ricercatori hanno analizzato 148 ricerche, che coinvolgono oltre 300.000 persone, concludendo che "una più vasta rete sociale" riduce del 50% il rischio di morte prematura. Nella seconda analisi Julianne Holt-Lunstad, professoressa di psicologia che ha condotto lo studio, ha incrociato i risultati di 70 ricerche per un totale di 3,4 milioni di persone (prevalentemente americani, ma anche europei e asiatici) calcolando l’impatto sul benessere fisico di tre variabili: solitudine, isolamento sociale e il vivere da soli. Ebbene, tutti e tre sono risultati pericolosi per la salute quanto, o anche più, dell’obesità.
    Solitudine e isolamento sociale. Ma qual è la differenza tra solitudine e isolamento sociale? Secondo gli autori dello studio il primo è imposto, si verifica, per esempio, quando si viene tagliati fuori da un gruppo, quando si viene ghettizzati. Mentre la solitudine si prova quando non si hanno accanto le persone che più amiamo e con cui abbiamo una relazione profonda.
     Negli Usa oltre 40 milioni di persone soffrono di solitudine. E sono in aumento, in tutto il mondo occidentale. "Sta diventando un problema serio, che dovrebbe essere al centro delle politiche sociali dei governi - commenta Luigi Fontana, professore di Medicina e Nutrizione all’università di Brescia e di Washington, autorità mondiale nel campo della longevità e autore – insieme a Franco Berrino - del saggio La grande via - . Le popolazioni più longeve sono quelle molto spirituali e che hanno un forte senso sociale. La nonna bada al nipotino, il figlio o la figlia vanno al lavoro tranquilli, gli anziani non vengono abbandonati. Un po’ com’era l’Italia cinquant’anni fa. Adesso invece siamo sempre più soli, stiamo diventando come gli anglosassoni".
      Famiglia e gruppo sociale. È proprio il senso di appartenenza alla famiglia o a un gruppo sociale più vasto che allungherebbe la vita: "Non a caso la mortalità prematura nelle persone felicemente sposate è minore che in quelle non coniugate. E il rischio di morte raddoppia nel primo mese successivo alla morte del coniuge", aggiunge Fontana.
      Il sistema immunitario. Le ragioni per cui essere socialmente attivi porti così tanto beneficio non sono chiare. Ma alcuni studi se ne sono già occupati. "Si è visto, per esempio, che il benessere psicologico che proviamo quando ci sentiamo amati influenza positivamente la risposta del nostro sistema immunitario contro le infezioni e riduce l’infiammazione – spiega l’esperto - Parte degli effetti avversi associati all'isolamento sembrerebbero essere legati allo stress psicologico e alla depressione, che sono potenti fattori di rischio per l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale. Lo stress psicologico e la depressione, infatti, aumentano l’infiammazione e stimolano il sistema catecolaminergico, che di riflesso causa un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca".
     L'altro studio. L'anno scorso uno studio dell’università Harvard ha concluso che non avere amici avrebbe come conseguenza l’attivazione della modalità “fight or flight”, che incrementa i livelli del fibrinogeno. Ma un’eccessiva quantità di questa proteina alza la pressione sanguigna e può causare la formazione di depositi di grasso nelle arterie. Chi ha solo cinque amici, per esempio, ha un livello di fibrinogeno superiore del 20% rispetto a chi vanta 25 amici. E l’isolamento è associato a circa il 30% di rischio in più di infarto e ictus, una percentuale simile a quella che riguarda il fumo. "Attenzione, però, non solo alla quantità degli amici, ma anche alla qualità -  mette in guardia Fontana - e alle relazioni virtuali.
      I social media sono positivi in sé perché permettono l’accesso a tantissime persone, ma bisogna usarli in modo saggio, non devono diventare una dipendenza e una patologia"


da Repubblica

lunedì 12 marzo 2012

BORSE DI STUDIO AIMC

L'AIMC, dando attuazione a quanto previsto nell'ambito della I Edizione dell'iniziativa "Cento piazze per... la solidarietà", al fine di stimolare la ricerca e promuovere la riflessione e gli studi su tematiche pedagogiche e didattiche, sull'educazione, sulla professionalità docente e sull'associazionismo professionale, bandisce il concorso nazionale per l'assegnazione di cinque borse di studi.

Leggi: BANDO BORSE DI STUDIO

lunedì 1 novembre 2010

EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO * Orientamenti pastorali per il prossimo decennio

Dopo che Benedetto XVI nel gennaio 2008 aveva indirizzato una Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, il cammino della Chiesa italiana per il decennio 2010- 2020 avrà come tema: «Educare alla vita buona del Vangelo». Ecco il testo dei tanti attesi Orientamenti pastorali, in cui i Vescovi tracciano concretamente il cammino per il prossimo decennio. Tutte le componenti della Chiesa italiana (famiglie, parrocchie, scuole, scerdoti, religiosi, laici…) sono invitate a una sorta di alleanza educativa per trasmettere alle nuove generazioni la vita buona, vera e giusta del Vangelo.

«Educare alla vita buona del Vangelo significa, infatti, in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a una umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo»

CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, € 1,50

mercoledì 1 settembre 2010

IL CATTOLICO POST MODERNO E LA POLITICA


A chi frequenta la realtà cattolica italiana desta un po` di sconcerto la superficialità con cui di essa si parla e con essa si vuole dialogare. La persistente diaspora elettorale, seguita alla fine della Dc, istiga qualcuno a tentativi di nuova unità o convergenza, magari di stampo minoritario; ma ne istiga molti di più a tentativi di appropriazione, di alleanze, di consonanze programmatiche % etiche nei confronti delle sue diverse componenti. Tutti tentativi, però, che, al di là della loro reiterazione e dei loro rifiuto, declinano verso una evidente confusione. Per tentare di fare un passo in avanti occorre partire dalla considerazione che in ogni realtà complessa (e quella cattolica lo è più di quanto sembri) bisogna privilegiare una linea interpretativa che parta non dall`alto dei principi ideologici o di alleanze politiche, ma dal basso, cioè dalla fenomenologia quotidiana dei popolo cattolico.
È qui, in questa fenomenologia quotidiana, che sta maturando un`evoluzione profonda e importante anche se ancora senza esiti di incisività sociopolitica............
                                                                                continua : Il cattolico postmoderno e la politica

martedì 11 maggio 2010

UN FEDERALISMO SOLIDALE

Il futuro dell'Italia passa attraveraso il bene comune. E per bene comune si deve intendere soprattuttol'abbandono di una mentalità individualista, per promuovere famiglia, associazionismo, capacità d'intrapresa alla luce dei principi di solidarietà e sussidarietà. E' q2uesta la piasta di riflessione  che guiderà i cattolici italiani da oggi fino alla prossima Settimana Sociale in programma a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. Una riflessione condensata nel DOCUMENTO PREPARATORIO che affronta alcuni nodi  di fondo della sitiazione del  Paese, prfoponendo possibili soluzioni in una AGENDA DI SPERANZA.

Leggi i documenti:
DOCUMENTO PREPARATORIO

Un alfabeto per la speranza del Paese