SANTO PADRE LEONE XIV
_____________________________________
Ho appreso con piacere
della sessione plenaria della Pontificia
Accademia delle Scienze Sociali, e invio i miei migliori auguri oranti a
tutti i partecipanti. Esprimo la mia gratitudine al cardinale Peter Turkson per
il suo dedicato servizio come cancelliere dell’Accademia. Ringrazio allo stesso
modo la vostra presidente, suor Helen Alford, per aver scelto il tema: “The
Uses of Power: Legitimacy, Democracy and the Rewriting of the International
Order” [Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine
internazionale]. È un argomento particolarmente attuale, che focalizza la nostra
riflessione sull’esercizio del potere, elemento cruciale per costruire la pace
all’interno e fra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale.
La dottrina sociale
cattolica considera il potere non come un fine in sé stesso, ma come un mezzo
ordinato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non
dipende dall’accumulo di forza economica o tecnologica, ma dalla saggezza e
dalla virtù con cui essa viene esercitata (cfr. Catechismo
della Chiesa Cattolica, n. 1903). Perché la saggezza ci consente di
discernere e perseguire il vero e il bene, piuttosto che beni apparenti e
vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana. Tale saggezza è
inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di
promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la
fortezza sono indispensabili per prendere decisioni ponderate e per metterle in
pratica. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo
dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva esaltazione di sé e
funge da barriera contro l’abuso di potere.
Questa comprensione del
potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nella democrazia
autentica. Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la
dignità di ogni persona e invita ciascun cittadino a partecipare responsabilmente
al perseguimento del bene comune. Riflettendo questa convinzione, san Giovanni Paolo
II ha affermato che la Chiesa apprezza la democrazia perché garantisce
la partecipazione alle scelte politiche e «la possibilità sia di eleggere e
controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò
risulti opportuno» (Centesimus
annus, n. 46). Tuttavia, la democrazia rimane sana solo quando è
radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In
mancanza di questo fondamento, rischia di diventare o una tirannia
maggioritaria o una maschera per il dominio delle élites economiche e
tecnologiche.
Gli stessi principi che
guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni devono altresì
informare l’ordine internazionale, una verità particolarmente importante da
ricordare in un tempo in cui rivalità strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando
le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e
stabile non può emergere dal mero equilibrio di potere né da una logica
puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e
militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica tra i
popoli, sia la concordia internazionale.
A tale riguardo, i miei
predecessori hanno espresso la necessità di istituzioni aggiornate e di
un’autorità universale (cfr. Giovanni Paolo II, Centesimus
annus, n. 58; Pacem
in terris, n. 137), improntata al principio di sussidiarietà (cfr.
Benedetto XVI, Caritas
in veritate, n. 57). Lo sviluppo di una tale comunità globale di
fratellanza richiede «la migliore politica, posta al servizio del vero bene
comune» (Francesco, Fratelli
tutti, n. 154). Di fatto, è «più che mai necessario ripensare con
audacia le modalità della cooperazione internazionale» (Visita
alla sede della FAO in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione,
16 ottobre 2025, n. 7).
In ultima analisi, quando
le potenze terrene minacciano la tranquillitas ordinis — la
classica definizione agostiniana della pace — dobbiamo trarre speranza dal
Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, fa luce sulle realtà di
questo mondo e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di
fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto
nella misericordia e nel perdono (cfr. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae,
I, q. 25, a. 3, ad 3); il potere divino non domina, ma piuttosto guarisce e
ristora. È proprio questa logica di carità che deve animare la storia, poiché
l’attività umana ispirata dalla carità aiuta a plasmare la “città terrena”
nell’unità e nella pace, rendendola — seppure in modo imperfetto —
un’anticipazione e una prefigurazione della “Città di Dio” (cfr. Benedetto
XVI, Caritas
in veritate, n. 7). Tale fede rafforza la nostra determinazione a
costruire una cultura di riconciliazione capace di superare le insidie
dell’indifferenza e dell’impotenza (cfr. Discorso
ai leader religiosi partecipanti all’Incontro Internazionale di Preghiera per
la Pace, 28 ottobre 2025).
Con questi sentimenti,
auspico sinceramente che le vostre riflessioni in questi giorni producano
spunti preziosi per chiarire gli usi legittimi del potere, i criteri della
democrazia autentica e il tipo di ordine internazionale che serve il bene
comune. In tal modo, il vostro lavoro contribuirà in maniera significativa alla
costruzione di una cultura globale di riconciliazione e di pace, una pace che
non sia semplicemente la fragile assenza di conflitto, ma il frutto della
giustizia, nata da un’autorità umilmente posta al servizio di ogni essere umano
e dell’intera famiglia umana.
Possa lo Spirito Santo,
fonte di ogni carità e vincolo di unità e di pace, illuminare le vostre menti e
sostenere i vostri sforzi. Invoco volentieri su tutti voi le abbondanti
benedizioni di Dio.
www.vatican.va
Nessun commento:
Posta un commento