mercoledì 2 ottobre 2019

GIOVANI E SALUTE, BUONE LE RELAZIONI SOCIALI MA IN PERICOLO LA SALUTE

Comunicato Stampa N°20/2019 
dell'Istituto Superiore di Sanità


Gli adolescenti hanno un’alta percezione della loro qualità di vita
e un buon rapporto con i compagni e gli insegnanti



Tuttavia, tre su 10 non fanno la prima colazione e appena uno su 10 svolge attività fisica.
Quasi tutti si relazionano tra loro attraverso i social media.
Nella fotografia dell’ISS i comportamenti degli adolescenti italiani

Gli adolescenti italiani hanno un’alta percezione della loro qualità di vita, anche se le loro abitudini non sono poi così corrette. Dal 20 al 30% degli studenti tra 11 e 15 anni, infatti, non fa la prima colazione nei giorni di scuola, solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno e meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di attività motoria, come raccomandato dall’Oms, mentre un quarto di loro supera le due ore al giorno (il massimo raccomandato) davanti ad uno schermo.
La fotografia a tutto tondo dei comportamenti degli adolescenti è stata scattata dalla rilevazione 2018 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Università di Torino, Padova e Siena e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali.
L’indagine, i cui risultati vengono illustrati oggi nell’Aula Pocchiari dell’ISS, mostra oltretutto che aumentano i fenomeni estremi quali il binge drinking e la preferenza, soprattutto tra le ragazze, di trascorrere tempo online con gli amici piuttosto che incontrarsi. Di contro, l’Italia risulta essere tra i paesi meno interessati dal fenomeno del bullismo. Gli studenti, perdipiù, si sentono supportati da amici e compagni di classe e hanno un buon rapporto con gli insegnanti.
 Alimentazione e stato ponderale
Sulla base di quanto auto-dichiarato da 58.976 ragazzi i dati 2018 evidenziano che il 16,6% dei ragazzi 11-15 anni è in sovrappeso e il 3,2% obeso; l’eccesso ponderale diminuisce lievemente con l’età, è maggiore nei maschi e nelle Regioni del Sud. Rispetto alla precedente rilevazione effettuata nel 2014 tali valori sono tendenzialmente stabili.
Tra i comportamenti alimentari scorretti, l’HBSC ha evidenziato nel 2018 l’abitudine frequente a non consumare la colazione nei giorni di scuola, con prevalenze che vanno dal 20,7% a 11 anni, al 26,4% a 13 anni e al 30,6% a 15 anni; tale percentuale è maggiore nelle ragazze in tutte le fasce d’età considerate. Questa abitudine, rispetto al 2014, ha subìto un lieve peggioramento.
Solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno (lontano dalle raccomandazioni) con valori migliori nelle ragazze. Rispetto al 2014 aumenta il consumo, almeno una volta al giorno, di verdura ma diminuisce quello di frutta in tutte le fasce d’età e per entrambi i generi. Pane, pasta e riso sono gli alimenti più consumati in assoluto (1 ragazzo su 2).
Le bibite zuccherate/gassate sono consumate maggiormente dagli undicenni e dai maschi (le consumano almeno una volta al giorno: il 14,3% degli undicenni; il 13,7% dei tredicenni; il 12,6% dei quindicenni). Il trend è però in discesa, già dal 2014, per tutte le fasce d’età e senza differenza di genere.
 Attività fisica e sedentarietà
L’OMS raccomanda almeno 60 minuti di attività motoria moderata-intensa tutti i giorni per i giovani (5-17 anni) includendo il gioco, lo sport, i trasporti, la ricreazione e l’educazione fisica praticate nel contesto delle attività familiari, di scuola e comunità. Nel 2018, la frequenza raccomandata di attività motoria moderata-intensa quotidiana è rispettata dal solo 9,5% dei ragazzi 11-15 anni, diminuisce con l’età (11 anni: 11,9%; 13 anni: 6,5%; 15 anni: 6,8%) ed è maggiore nei maschi; tale comportamento risulta in diminuzione rispetto al 2014.
Le linee guida internazionali raccomandano di non superare due ore al giorno in attività dedicate a guardare uno schermo (videogiochi/computer/internet). Dai dati 2018 si evince che circa un quarto dei ragazzi supera questo limite, con un andamento simile per entrambi i generi e valori in aumento dopo gli 11 anni. Rispetto al 2014 non si riscontra un cambiamento sostanziale.
 Fumo, alcol, cannabis e gioco d’azzardo
La quota totale (11-15anni) dei non fumatori negli ultimi 30 giorni si mantiene stabile: 89% nel 2018 rispetto al 88% del 2014. Le 15enni italiane fumano di più rispetto ai coetanei maschi; infatti il 32% delle ragazze rispetto al 25% dei ragazzi ha fumato almeno un giorno nell’ultimo mese.
Il 16% dei 15enni italiani (e il 12% delle 15enni) ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi 30 giorni.
Aumentano i fenomeni estremi legati al consumo di alcolici tra i giovani. Nel 2018, il 43% dei 15enni (38% nel 2014) e il 37% delle 15enni (30% nel 2014) ha fatto ricorso al binge drinking (assunzione di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione) negli ultimi 12 mesi.
Più di 4 studenti su 10 hanno avuto qualche esperienza di gioco d’azzardo nella vita, con i ragazzi 15enni che risultano esserne coinvolti maggiormente (62%) rispetto alle coetanee (23%). La quota di studenti a rischio di sviluppare una condotta problematica o che possono già essere definiti problematici (presentano almeno due sintomi del disturbo da gioco d’azzardo come per esempio aver rubato soldi per scommettere) è pari al 16%, con un +10% rispetto al 2014.
Il rapporto tra pari, il contesto scolastico, il bullismo e il cyberbullismo
L’HBSC indaga anche alcuni aspetti del contesto di vita familiare e scolastico, come ad esempio il rapporto con i genitori, con i compagni di classe, gli insegnanti, i pari, il bullismo e il cyberbullismo. Nel 2018 più del 70% dei ragazzi (11-15 anni) parla molto facilmente con i genitori; più dell’80% dichiara di avere amici con cui condividere gioie e dispiaceri e più del 70% di poter parlare con loro dei propri problemi. Infine, oltre il 60% dei ragazzi ritiene i propri compagni di classe gentili e disponibili. Un ragazzo su 2 dichiara che gli insegnanti sono interessati a loro come persone e il 62,4% dei ragazzi dichiara di avere fiducia negli insegnanti.
 Il bullismo continua a vedere l’Italia tra i paesi meno interessati dal fenomeno rispetto al complesso di quelli coinvolti nella rilevazione. Gli atti di bullismo subìti a scuola nel corso degli ultimi due mesi decrescono con l’età: coloro che dichiarano di essere stati vittima di bullismo almeno una volta negli ultimi 2 mesi sono il 16,9% degli undicenni (erano il 23% nel 2014), il 13,7% dei tredicenni e l’8,9% dei quindicenni. Rispetto al 2014 tale fenomeno è quindi complessivamente in riduzione. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subìto azioni di cyberbullismo negli ultimi due mesi diminuisce con l’età (11 anni: 10,1%; 13 anni: 8,5% e 15 anni: 7%).
 L’uso problematico dei social media
La diffusione e l’uso dei social media, soprattutto tra i più giovani, richiede un’attenzione particolare; per tale motivo nei questionari HBSC 2018 è stata introdotta un’intera sezione su questo fenomeno. I risultati mostrano che i giovani che fanno uso problematico dei social media sono l’11,8% delle ragazze e il 7,8% dei ragazzi. La preferenza per le interazioni sociali online rispetto agli incontri faccia a faccia è frequentemente considerato un comportamento che contribuisce al rischio di sviluppare un uso problematico dei social media. Infatti, soprattutto le ragazze di 13 anni (19%) dichiarano di essere d’accordo o molto d’accordo nel preferire le interazioni online per parlare dei propri sentimenti. La maggioranza delle ragazze (86,9%) e dei ragazzi (77%) ha dichiarato di avere contatti giornalmente o più volte al giorno con la cerchia di amici stretti che frequentano anche faccia a faccia.
 Le abitudini sessuali
Il 21,8% dei 15enni (26,2% maschi vs 17,6% femmine) dichiara di aver avuto rapporti sessuali completi. Il tipo di contraccettivo prevalentemente utilizzato è il preservativo (70,9% dei maschi e il 66,3% delle femmine), seguito dal coito interrotto (37% maschi vs 54,5% femmine), dalla pillola (11,1% maschi vs 11,5% femmine) e poco meno del 6,5% riferisce l’uso di metodi naturali.
L’indagine
Il sistema di Sorveglianza HBSC raccoglie importanti informazioni sulla salute e gli stili di vita degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni (studenti delle scuole primarie di II grado e scuole secondarie). L’età pre-adolescenziale e adolescenziale rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e la comprensione dei determinanti dei comportamenti a rischio, frequenti in questa fascia d’età, può contribuire alla definizione di politiche e interventi in grado di promuovere l’elaborazione di valori positivi e che facilitino l’adozione di stili di vita salutari.
 Nella rilevazione 2018, i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che hanno risposto al questionario sono stati 58.976 distribuiti in tutte le Regioni italiane (con un tasso di rispondenza complessivo pari al 97,1%); le classi campionate sono state 4.183, distribuite anch’esse in tutte le Regioni d’Italia (con un’adesione pari all’86,3%). L’elevata partecipazione, sia dei ragazzi che delle classi, è indicativa di un buon livello di sinergia tra il settore scolastico e il settore sanitario, nonché di una sensibilità particolare delle famiglie dei ragazzi verso i temi affrontati.
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FUMO, DROGA, ALCOOL E GIOCO D'AZZARDO. A RISCHIO GLI ADOLESCENTI

Troppi adolescenti esposti al rischio alcool e gioco d’azzardo

L’Istituto Superiore di Sanità fotografa i comportamenti dei giovani italiani tra gli 11 e i 15 anni e lancia l’allarme sulle loro abitudini

di Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Gioco d’azzardo, consumo di alcolici fino allo sfinimento, ma anche uso problematico dei social, cattive abitudini alimentari e sedentarietà. E’ un quadro pesante e preoccupante quello che traccia l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sui ragazzi italiani tra gli 11 ed i 15 anni La ricerca rileva l’aumento dei fenomeni estremi legati al consumo di alcolici tra i giovani: nel 2018 il 43% dei 15enni ha fatto ricorso al ‘binge drinking’, le cosiddette ‘abbuffate alcoliche” che prevedono ubriacatura immediata nonché perdita di controllo. Più di 4 studenti su 10 hanno avuto qualche esperienza di gioco d’azzardo, alcuni arrivati anche a rubare denaro per poter giocare. Non meno gravi sono gli allarmi legati all’isolamento creato dai sociali, all’alimentazione, con un aumento di obesità e di consumo di bibite zuccherate/gassate, soprattutto tra gli undicenni. A questo si associa poi l’assenza di movimento, meno del 10% dei giovani svolge almeno un’ora quotidiana di movimenti, così come invece raccomandato dall’Oms.
Gli adolescenti: obiettivo di una produzione industriale senza scrupoli
“L’età incerta, della preadolescenza e dell’adolescenza – spiega a Vatican News Maurizio Fiasco, della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II – è bersagliata da offerte che vengono da una produzione industriale che punta a fidelizzare anche con comportamenti a rischio per la salute”. Il merito di questa indagine dell’ISS – a giudizio di Fiasco – è quello di sollecitare “un inquadramento aggiornato dei danni arrecati a bambini e preadolescenti da dipendenze che derivano appunto da un progetto industriale”. “Gli adulti – avverte quindi l’esperto – devono rapidamente scegliere e varare un sistema di tutele adeguato ai tempi”.
I pediatri raccolgono l’appello del Papa alla tutela dei ragazzi
In passato, anche molto recente, come il marzo scorso, Papa Francesco ricevendo i medici pediatri, aveva parlato dell’età dalla nascita alla adolescenza come di quella più evolutiva della vita umana. “Gli stessi pediatri – sottolinea ancora Fiasco - hanno raccolto l’appello del Papa facendo pressione sui decisori pubblici affinché si fronteggi questa esposizione di bambini e ragazzi a rischi molteplici: l’aggressività del marketing delle bevande alcooliche, l’aggressività del marketing degli alimenti ipercalorici, l’aggressività del marketing del fumo, del marketing dell’azzardo e altre cose sotto traccia, come i videogiochi, che oggi tendono a convergere con il gioco d’azzardo”.



martedì 1 ottobre 2019

IL CROCIFISSO A SCUOLA. UNA PRESENZA CHE "PARLA" DI AMORE E DI FRATERNITA'

IL CROCIFISSO PARLA CHIARO 
ANCHE NELLE AULE DI SCUOLA

Una nota di “Avvenire” dopo alcune dichiarazioni del ministro Fioramonti

Il crocifisso nelle aule scolastiche? Meglio di no, perché «è una questione divisiva», perché «la scuola deve essere laica», perché «tutte le culture» hanno diritto di «esprimersi». 
Così, inanellando a sorpresa ben tre luoghi comuni in una sola dichiarazione radiofonica, il ministro a 5 stelle dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha rispolverato una questione felicemente risolta da due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. 
Eppure il ministro sostituirebbe volentieri il crocifisso in aula con «una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione». 
Ma, al di là dei verdetti e visto che parliamo di scuola, bisognerebbe interrogarsi su come una delle radici culturali della nostra civiltà (italiana ed europea), nonché simbolo della fratellanza universale possa essere divisivo o far sentire altre culture nelle condizioni di non potersi liberamente esprimere. La risposta è semplice: in nessun modo. 
Con una postilla: a riaprire certe 'pratiche' si rischia soltanto di dare fiato proprio a coloro che quel simbolo di sconfinato amore e di pace vorrebbero usare, impropriamente, a guisa di randello.



Nella sentenza n. 556, il Consiglio di Stato afferma che il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un “suppellettile” o un “oggetto di culto”, ma perché “è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili” (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc…) che hanno un’origine religiosa, ma “che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”.




lunedì 30 settembre 2019

PAPA FRANCESCO ISTITUISCE LA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

CITTÀ DEL VATICANO , 30 settembre, 2019 / 12:05 AM (ACI Stampa).- 

Da oggi in poi, la Terza Domenica del Tempo Ordinario sarà la Domenica della Parola di Dio. Lo stabilisce Papa Francesco, con il motu proprio Aperuit Illis, pubblicato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Si tratta di una iniziativa che nasce direttamente dall’Anno Santo Straordinario della Misericordia, con lo scopo di rimettere la Parola di Dio al centro della vita della Chiesa.
La scelta della III domenica del Tempo Ordinario non è casuale: segna anche l’inizio della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, e dunque, scrive Papa Francesco, la giornata “verrà a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani”. E questo perché “celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, poiché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida”.
Papa Francesco dà libertà alle singole comunità di trovare un modo per celebrare quella domenica in modo solenne, dando qualche suggerimento. I vescovi, per esempio, possono celebrare in quella domenica il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, i parroci potranno consegnare la Bibbia, o un libro della Bibbia, “in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con particolare riferimento alla Lectio Divina.
Per sottolineare l’importanza della Parola di Dio, Papa Francesco fa riferimento alla Costituzione conciliare Dei Verbum, al Sinodo del 2008 sulla parola di Dio voluto da Benedetto XVI, al passo biblico del ritorno da Babilonia che viene marcato dalla lettura del Libro della Legge, accompagnata dalla commozione e dal pianto del popolo, invitato a non rattristarsi perché “la gioia del Signore è la nostra forza”.
Parole, dicono, che “contengono un grande insegnamento”, dato che “la Bibbia non può essere solo un patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati”, ma appartiene “al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella parola”, mentre “spesso si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti”.
Papa Francesco sottolinea che la Bibbia è “il libro del popolo del Signore”, e l’ascolto della Bibbia porta il popolo a passare “dalla dispersione e la divisione all’unità”. Compito dei pastori è quello di “spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura”, con una particolare attenzione all’omelia, che spesso “è l’unica occasione” per i fedeli di “cogliere la bellezza della Parola di Dio e vederla riferita alla vita quotidiana”. Per questo, Papa Francesco chiede ai predicatori di non “dilungarsi oltre misura con omelie saccenti o argomenti estranei”. Impegno che dà anche i catechisti.
Papa Francesco poi ricorda che la Bibbia “non è una raccolta di libri di storia, né di cronaca, ma è interamente rivolta alla salvezza integrale della persona”, e questo non va dimenticato, nonostante tutto ha un rimando storico. La Bibbia, nota Papa Francesco, è composta “come storia di salvezza in cui Dio parla e agisce per andare in contro a tutti gli uomini e salvarli dal male e dalla morte”.
Il Papa afferma che l’azione dello Spirito Santo opera in coloro che sono formati alla parola, ma anche in coloro che ascoltano, e quindi è “riduttivo limitare l’azione dello Spirito Santo solo alla natura divinamente ispirata della Sacra Scrittura e ai suoi diversi autori”.
Papa Francesco mette anche in guardia dal rischio di “separare tra loro la Sacra Scrittura e la Tradizione, senza comprendere che insieme sono l’unica fonte della Rivelazione”.
Per Papa Francesco, “quando la Sacra Scrittura è letta nello stesso Spirito con cui è stata scritta “rimane sempre nuova”. Il Papa si spinge a dire che la Scrittura “svolge la sua azione profetica anzitutto nei confronti di chi l’ascolta”.
Il Papa nota che “la dolcezza della parola di Dio ci spinge a parteciparla a quanti incontriamo nella nostra vita”, ma allo stesso tempo c’è amarezza nel “verificare quanto difficile diventi per noi doverla vivere con coerenza”.
La Scrittura provoca anche alla carità, un richiamo “costante” della Parola di Dio, e per questo “la Parola di Dio è in grado di aprire i nostri occhi per permetterci di uscire dall’individualismo che conduce all’asfissia e alla sterilità mentre spalanca la strada della condivisione e della solidarietà”.
Papa Francesco fa infine riferimento all’esperienza della Trasfigurazione, che richiama alla festa delle capanne in cui veniva letto il testo Sacro al popolo di ritorno dall’esilio, e sottolinea l’importanza dell’accompagnamento di Maria nell’ascolto, perché la sua Beatitudine “precede tutte le beatitudini pronunciate da Gesù per i poveri, gli afflitti, i miti, i pacificatori e coloro che sono perseguitati, perché è la condizione necessaria per qualsiasi altra beatitudine.




domenica 29 settembre 2019

GIOVANI: DEPRESSIONE IN AGGUATO ! PERDITA DI SONNO E ABUSO TECNOLOGICO PROVOCANO GRAVI DANNI

Aumentati in 10 anni tra i giovani 
i disturbi mentali
 come ansia e depressione

Il loro cervello più vulnerabile alle nuove tecnologie e alla carenza di sonno

 In crescita tra i giovanissimi i disturbi mentali, come ansia e depressione.
 Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of Abnormal Psychology secondo cui nelle altre classi di età nello stesso periodo non si è invece riscontrato un trend in crescita.
 Lo studio è stato condotto da Jean Twenge, autrice del libro "iGen" e docente di psicologia presso la San Diego State University; ha coinvolto oltre 200.000 adolescenti di 12-17 anni tra 2005 e 2017, e quasi 400.000 adulti di 18 anni o più per un periodo che va da 2008 a 2017.
 Il tasso di individui che hanno riferito sintomi depressivi è aumentato del 52% negli adolescenti tra 2005 e 2017 (passando dall'8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni tra 2009 e 2017 (passando dall'8,1% al 13,2%). C'è stato anche un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani).
    "Lo studio - spiega all'ANSA Graziano Pinna, neuroscienziato della University of Illinois a Chicago - suggerisce che condizionamenti culturali (come l'abuso tecnologico e la carenza di sonno che ne deriva) possono avere effetti devastanti sul cervello in via di sviluppo dei teenager. I disturbi mentali possono sfociare proprio dall'incapacità del cervello di adattarsi alla velocità dei cambiamenti imposti dallo sviluppo tecnologico e dai nuovi trend culturali". 
"Il problema ha dimensioni pandemiche - afferma - e sarà necessario sviluppare interventi mirati e capire meglio come la comunicazione digitale favorisca i disturbi dell'umore o addirittura l'ideazione al suicidio".
 Bisogna reintrodurre i tradizionali canali di socializzazione faccia-faccia limitando l'uso degli smartphone, evitando che interferiscano con il sonno, preziosissimo per il cervello in sviluppo dei giovani (e non solo!), conclude Pinna. No quindi a telefoni o tablet in camera da letto durante la notte e spegnerli almeno un'ora prima di andare a letto".(ANSA)



GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO







sabato 28 settembre 2019

NON SAREBBERO PERSUASI NEANCHE SE UNO RISORGESSE DAI MORTI !

Nel 
(Lc 16, 19-31) 
Gesù racconta la parabola di Lazzaro e del ricco epulone

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».  

Commento di don Fabio Rosini, biblista
La nostra epoca è segnata dall’evoluzione tecnologica, con indubbie conseguenze positive, ma anche con gravi ripercussioni antropologiche. I bambini che crescono attaccati agli schermi dei tablet o degli smartphone subiscono, dicono gli studi, la repressione della funzione simbolica. In parole povere: avendo una massiccia fruizione di immagini – come mai è successo nella storia umana – non immaginano “in proprio” ma vengono asfaltati dalle immagini che ricevono. È un esempio, fra molti, di atrofizzazione.
Questo grave tema vien fatto presente nel Vangelo di questa domenica, dove c’è un uomo, il ricco epulone, «che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti» senza rendersi conto di dove questa serie di soddisfazioni lo stiano portando. Anche noi, se iperalimentati di appagamenti, perdiamo consapevolezza delle conseguenze: il comfort, il piacere e l’estetica, ci possono rendere ciechi e sordi. La storia del povero Lazzaro è quella di qualcuno che vive circondato di persone che non lo vedono, i cui sensi non funzionano.
È notevole il particolare, solo apparentemente insulso, dei cani che vanno a leccare le ferite: è l’atto della cura, che gli animali hanno intrapreso per questo povero ammasso di carne dolorante ignorata dagli uomini, ai quali i banchetti e la porpora hanno tolto l’umanità, i cani li superano in sensibilità… La prima lettura della liturgia di questa domenica è un brano di Amos che parla di “spensierati” – in ebraico il termine vuol dire “privi di problemi” – la cui orgia finisce male. Un tempo c’era l’infelice definizione di “scemi di guerra” – persone in condizione menomata a conseguenza dei traumi bellici. Oggi abbiamo gli “scemi di pace”, un esercito di persone, principalmente giovani e giovanissimi, privi di solidità per atrofizzazione da intontimento conseguente a benessere. È interessante la parola “imbecille”, che in sé deriva dal termine “imbelle”, ossia colui che non sa combattere.
L’ARTE DEL DISCERNIMENTO
Non si tratta di riproporre un assurdo machismo, ma di capire dove portano le cose. Fra i primi rudimenti dell’arte del discernimento c’è la domanda: se faccio, penso, scelgo questo o quello, dove mi porterà? «Ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento » dice il ricco, dal suo esito infernale, al padre Abramo, per i suoi fratelli che camminano anch’essi per la strada dell’appagamento che porta all’autodistruzione.
Abramo risponde: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti». È una risposta tragica: se i sensi non funzionano, non funzionano e basta. Neanche se appare Cristo risorto. Perché i sensi riprendano a funzionare bisogna usarli, de-atrofizzarli. La croce, il dolore e le scomodità spesso Dio ce li manda proprio perché apriamo gli occhi, riprendiamo ad ascoltare e torniamo in noi stessi. Così capiamo dove stiamo andando a finire, e cambiamo strada.