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venerdì 27 giugno 2025

CRESCE LA VIOLENZA DIGITALE


 Bullizzati e cyberbullizzati 

68 adolescenti su 100.

 Telefono Azzurro:

 «Dati parziali, 

cresce la violenza digitale»


L'Istat presenta i dati del bullismo e del cyberbullismo ma relativi al 2023. La fondazione presieduta da Ernesto Caffo, citando il dato della linea di ascolto 114, gestita per conto del dipartimento Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio, 120 segnalazioni nel 2024, spiega che il fenomeno è purtroppo più ampio.

di Giampaolo Cerri

 I dati sul bullismo e il cyberbullismo tra i giovani presentati oggi da Istat presentano un fenomeno allarmante, ma parziale. La rilevazione – infatti – si riferisce al 2023, ma è evidente che sono in fortissimo aumento tutte le forme di cyberbullismo e di violenza digitale in Rete. Tutto questo, rende lo scenario molto più complicato rispetto a quello analizzato dal report, dal momento che si assiste ad un forte spostamento del fenomeno sul digitale», a dirlo è Ernesto Caffo, presidente e fondatore di Telefono Azzurro. Secondo il neuropsichiatra «occorre considerare che molto dipende dalle capacità di rilevazione che vengono attivate. Ci sono contesti, infatti, dove la paura di segnalare episodi di bullismo è ancora molto alta. Di conseguenza esistono fenomeni sommersi e nascosti che fanno fatica a trovare riscontro nei numeri».

Caffo si riferisca i dati del report dell’Istat Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi presentato stamane a Palazzo Chigi alla presenza dei ministri Eugenia Roccella e Giuseppe Valditara e con il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli e la direttrice del Dipartimento per le Statistiche sociali e demografiche. Cristina Freguja.

L’Istat ha infatti spiegato che «nel 2023 il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e/o violento, sia online sia offline, nei 12 mesi precedenti la rilevazione». Ben 21 su 100 hanno detto di aver subito simili comportamenti in maniera continuativa, vale a dire più volte in un mese, e nell’8% dei casi più volte a settimana.

Telefono Azzurro invece, riferendosi, alle segnalazioni arrivate alla linea d’ascolto del 114 – Emergenza Infanzia, il servizio di pubblica utilità istituto e promosso dal dipartimento per le Politiche della Famiglia – presidenza del Consiglio dei Ministri e gestito da Telefono Azzurro, ha sottolineato come soltanto nel 2024, sono stati gestiti ben 104 casi di bullismo e 14 casi di cyberbullismo. Tra i minori coinvolti i più piccoli avevano soltanto 5 anni, con una maggioranza di richieste d’aiuto arrivate dal Lazio, Toscana, Sicilia e Veneto.

«Tutto questo deve farci riflettere ma soprattutto deve spingere le istituzioni e il Parlamento a impegnarsi maggiormente per affrontare queste grandi sfide», rimarca Caffo, secondo il quale «quello che percepiamo attraverso il nostro servizio di ascolto è che i ragazzi hanno bisogno di un aiuto tempestivo, risposte qualificate e che sappiano essere vicine a loro. Coordinare azioni di aiuto alla vittima e di intervento sugli autori è prioritario. Un intervento che passa inevitabilmente attraverso il coordinamento tra pubblico e sociale e attraverso un sistema organico capace di affrontare il tema costruendo reti altamente formate e di qualità. Scuola e sport sono i due contesti principali da monitorare, perché è proprio quì che si verificano le principali situazioni di bullismo. È quindi importante promuovere programmi di formazione per lo sviluppo delle competenze per docenti, ragazzi, educatori sportivi e genitori in modo da strutturare misure di supporto per ragazzi e genitori».

 VITA

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mercoledì 16 ottobre 2024

IL BULLISMO PER RIEMPIRE IL VUOTO

  



Bullismo, gesto estremo

 per riempire 

vuoti interiori


Che ruolo abbiamo nel percorso di crescita dei nostri ragazzi? Quali sono le radici del bullismo? Quali sono gli effetti di questi comportamenti sui ragazzi più fragili? Domande a cui, dopo il suicidio del ragazzo di Senigallia, provano a dare risposta Ivano Zoppi, direttore di Fondazione Carolina e Antonella Brighi, autrice insieme a Annalisa Guarini del libro “Cyberbullismo a scuola. Percorso di prevenzione per muoversi consapevolmente in rete

 

Leonardo, 15 anni, non c’è più. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre si è tolto la vita in un casolare nelle campagne di Senigallia, in provincia di Ancona. Aveva confidato ai genitori di essere oggetto di vessazioni da parte di alcuni coetanei. Ma neanche il sostegno della famiglia è bastato a evitare che arrivasse a compiere un gesto così estremo.

 Davanti a Leonardo, e ai tanti ragazzi come lui, è inevitabile interrogarsi sul ruolo che, come adulti, abbiamo nel percorso di crescita dei nostri ragazzi. Su quali sono le radici del bullismo, del bisogno di prendere di mira un coetaneo senza comprendere le conseguenze. Sugli effetti di questi comportamenti.

 «Con il loro gesto questi ragazzi riempiono dei vuoti interiori», spiega Ivano Zoppi, direttore di Fondazione Carolina che aiuta i ragazzi che, sempre più in tenera età, si fanno del male tra loro usando la rete in maniera distorta e inconsapevole. «Sono ragazzi che hanno bisogno di affermarsi e di essere considerati. Credono che attraverso il loro gesto possano essere visti dagli altri. La nostra esperienza ci fa dire che il comportamento di questi ragazzi riflette un fallimento della comunità educante che non è più in grado di trasmettere loro il valore di quello che sono, nella loro unicità, a prescindere dal giudizio degli altri. Come adulti abbiamo il dovere di ricominciare a educare i ragazzi a gestire le emozioni a cominciare dalla rabbia che non sanno più elaborare».

 Reale e virtuale come vasi comunicanti

La vita relazionale dei ragazzi è sempre più vissuta in maniera fluida tra gli spazi reali e quelli virtuali e questa condizione sta cambiando la percezione delle loro emozioni. Secondo Antonella Brighi, autrice insieme a Annalisa Guarini del libro “Cyberbullismo a scuola. Percorso di prevenzione per muoversi consapevolmente in rete” edito da Erickson: «la comunicazione sui social non permette di vedere le reazioni del nostro interlocutore alle nostre azioni. Viene meno il vissuto empatico, non ci identifichiamo più nell’altra persona. Invece, nella vita reale percepiamo immediatamente cosa le nostre azioni provocano nell’altra persona. Nella rete si ha quasi la sensazione di poter fare le cose senza dover tener conto delle conseguenze. Possiamo dire che il mondo online genera una sospensione dalle regole morali che normalmente ci dovrebbero essere. Il problema è che questo modello di comportamento viene trasferito dai ragazzi anche nella vita reale».

 Dunque, i contesti reali e virtuali diventano come dei vasi comunicanti non distinti nella mente degli adolescenti. È così che la vittima senza accorgersene rischia di ritrovarsi schiacciati da «una moltitudine di persone che gli rimando l’immagine di fallito, sbagliato e che è meglio che “si tolga dalla faccia della terra”», prosegue Brighi, «tutto questo è devastante per la mente di un ragazzo sia che questo accada nella vita reale che in rete. A schiacciare è spesso la vergogna dell’esposizione del sé a un’audience praticamente infinita».

 Bullismo: il ruolo di chi guarda

Le dinamiche di bullismo o cyberbullismo non coinvolgono solo la persona che agisce e quella che subisce. Fondamentale è il ruolo di chi assiste perché spiega Brighi: «chi è spettatore di un atto di sopraffazione su un amico, sia esso nella vita reale o in rete, può avvisare l’insegnate, bloccare un’immagine che circola nelle chat e essere vicino alla vittima. Gli spettatori possono avere un ruolo importante per fermare questi atti di violenza».

 Il ruolo della scuola e della comunità educante

Per prevenire il bullismo è importante che le scuole sappiano offrire percorsi di insegnamento flessibile, spazi di ascolto e figure di riferimento specializzate. Come spiega Brighi: «la letteratura in materia ci dice che gli interventi che funzionano bene sono quelli sistemici ossia quelli che coinvolgono tutte le figure presenti a scuola. Non sono sufficienti gli interventi fatti per risolvere il singolo episodio. Servono strategie a lungo termine».

 Ma per affrontare fattivamente il fenomeno del bullismo, e in generale degli atti di violenza tra coetanei, la nostra società deve rendere prioritario il tema educativo. Lo ribadisce più volte Ivano Zoppi che conclude: «dobbiamo metterci in ascolto dei ragazzi. Dobbiamo imparare a chiedergli come stanno, come si sentono. Queste sono domande che ci responsabilizzano come adulti ossia ci impongono di ascoltare e dedicare tempo ai ragazzi. Invece spesso abbiamo già la risposta da dare senza ascoltare il bisogno che ci manifestano».

 www.vita.it 

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martedì 9 febbraio 2021

SAFE INTERNET DAY


LE NUOVE LINEE DI ORIENTAMENTO  

PER LA PREVENZIONE DEL CYBERBULLISMO

 

Laboratori, dirette, incontri. Influencer, esperti, istituzioni. Si è celebrata oggi la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Quest’anno l’appuntamento con il Safer Internet Day, con il consueto motto “Together for a better Internet”, ha previsto un fitto programma di iniziative messe in campo dal Ministero dell’Istruzione, coordinatore di “Generazioni connesse”, il Safer Internet Centre in Italia, il Centro italiano per la sicurezza in Rete.

Gli eventi a livello locale e nazionale sono promossi insieme ai partner di “Generazioni Connesse”: l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Università di Firenze e l’Università “Sapienza” di Roma, Save the Children Italia, SOS il Telefono Azzurro, la cooperativa E.D.I. Onlus, Skuola.net, l’Agenzia di stampa DIRE e l’Ente Autonomo Giffoni Experience. In Rete le iniziative sono accompagnate dagli hashtag #SID2021 e #SICItalia.

Hanno arricchito la giornata webinar, laboratori digitali, dirette con esperti e la presentazione ufficiale delle nuove Linee di orientamento del Ministero dell’Istruzione per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Si è riflettuto anche a partire da dati, come quelli commissionati da Generazioni connesse sulla quantità e la qualità delle ore passate in Rete dalle ragazze e dai ragazzi: 1 su 5 si definisce praticamente sempre connesso, 6 su 10 sono online dalle 5 alle 10 ore al giorno. Numeri raddoppiati rispetto allo scorso anno, complici anche i periodi passati a casa, lontano da scuola o da altre attività di socializzazione, durante la pandemia. Per il 59% gli episodi di cyberbullismo sono aumentanti.

Gli appuntamenti

La Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale del Ministero, nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD), ha promosso - con il supporto degli animatori digitali, dei componenti del team per l’innovazione digitale, delle équipe formative territoriali e dei referenti del PNSD degli Uffici scolastici regionali - l’organizzazione di iniziative locali e territoriali da parte delle scuole.

L’evento nazionale promosso dal Safer Internet Centre Italia si è tenuto questa mattina al Ministero dell’Istruzione: rappresentanti delle istituzioni, decisori politici ed esperti collegati si sono incontrati con i giovani delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, per approfondire le tematiche del Better Internet for Kids Policies, ovvero opportunità e criticità connesse al mondo virtuale. Tra i presenti influencer, esperti, animatori digitali e giovani “attivisti” dello Youth Panel e del Movimento Giovani per Save the Children, con esempi e azioni virtuose italiane relative all’uso delle nuove tecnologie.

“Non possiamo ignorare il dilagare di fenomeni odiosi di violenze e aggressioni, verbali o psicologiche, come il bullismo, il cyberbullismo. Scuola e famiglia restino unite per contrastare un nemico comune”, ha detto la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, aprendo i lavori. “Una componente centrale nell’insegnamento dell’educazione civica, che abbiamo voluto introdurre, è costituita proprio dall’educazione alla cittadinanza digitale. I giovani non vanno lasciati soli di fronte a questi rischi”.

Per Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, è fondamentale “far conoscere ai ragazzi, con parole semplici, cosa è e come si può reagire al cyberbullismo. Sandra Cioffi, Vicepresidente Telefono Azzurro e presidente del Consiglio Nazionale Utenti Telefono Azzurro chiede di “costruire un ambiente sicuro, a partire anche dal web, realizzando programmi formativi ed educativi dedicati allo sviluppo delle competenze digitali”. Per Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa per Save the Children, occorre “rafforzare l’impegno per combattere la povertà educativa digitale, con il coinvolgimento attivo degli stessi ragazzi e ragazze”. Sara Pagliai, coordinatrice Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, ricorda “le iniziative con l’opportunità per tutti gli insegnanti e gli istituti di innovare la propria didattica”. Con loro anche la cantautrice Federica Carta, in prima linea contro il bullismo e body shaming attraverso la musica.

Nel suo intervento il prof. Luciano Floridi, Direttore del Digital Ethics Lab - Oxford Internet Institute dell'Università di Oxford ha sottolineato che “è sulle aspettative che si deve lavorare, attraverso l’educazione, l’esempio, le regole di comportamento, per rendere la società più sicura per tutti, attraverso nuovi comportamenti ordinari e nuove normalità del vivere online civile”.

Nei tre seminari formativi tematici,  coordinati dal Safer Internet Centre, in collaborazione con eTwinning, rivolti a docenti e studenti si è parlato, tra l’altro, di fake news e disinformazione, digital storytelling, le opportunità e i rischi della Rete.

Con “Safer Internet Stories” studentesse e studenti, con i loro docenti, potranno mettersi in gioco partecipando ad un'esperienza di lettura e scrittura aumentate digitalmente. L'iniziativa è stata presentata all'interno di una puntata speciale dedicata al Safer Internet Day, della trasmissione "La banda dei fuoriclasse", in diretta su RaiGulp e RaiPlay, nel corso della quale sono stati lanciati gli hashtag #PoesieSID e #StemSID, in collegamento con alcune delle scuole partecipanti alle esperienze didattiche attraverso i social. Il progetto proseguirà nelle settimane successive e fino al 9 marzo, proponendo, ogni settimana, temi e tecniche diverse, rilanciati anche sui canali social del progetto del Ministero “Le Scuole”. Sul sito del PNSD è possibile iscriversi e reperire tutte le informazioni: www.istruzione.it/scuola_digitale/index.shtml.

La ricerca

Il 2020, con l’emergenza sanitaria, ha inciso notevolmente sulla vita digitale delle ragazze e dei ragazzi italiani. Oggi 6 adolescenti su 10 dichiarano di passare, in media, più di 5 ore al giorno connessi (in particolare fra le 5 e le 10 ore). Solo un anno fa erano 3 su 10. Un ragazzo su 5 si dichiara, poi, “sempre connesso”. Sono i dati emersi stamattina durante l’evento organizzato dal Ministero dell’Istruzione in occasione del Safer Internet Day 2021, la Giornata mondiale dedicata all’uso positivo di Internet. L’indagine è stata realizzata dal portale Skuola.net, dall’Università degli Studi di Firenze e dall’Università degli Studi di Roma “Sapienza” per “Generazioni Connesse”, il Centro Italiano per la Sicurezza in Rete guidato dal Ministero dell’Istruzione. In particolare, 59% degli intervistati ritiene che c’è stata una crescita degli episodi di cyberbullismo negli ultimi mesi. Un anno fa la quota di coloro che consideravano il fenomeno in aumento era del 20%. L’85% dichiara anche, però, di avere dato a un proprio coetaneo dei consigli sull’uso corretto del web: cresce, quindi, la consapevolezza e la solidarietà tra i ragazzi e le ragazze in Rete. In questi mesi, attraverso la Rete e la condivisione dei contenuti, è cresciuto anche l’impegno sociale di studentesse e studenti nei confronti di temi rilevanti come il Climate Change e il Global Warming o, ancora, il movimento Black Lives Matters: il 53% dei partecipanti dichiara di aver usato i social per impegnarsi a sostenere queste cause.

  La campagna di comunicazione “We are fearless

Durante la giornata è stata lanciata la nuova campagna di comunicazione “Il mese della sicurezza in rete” del SIC, che avrà come protagonisti le studentesse e gli studenti dello Youth Panel e come oggetto la nuova webserie dal titolo “We are fearless”. Al centro del racconto ci sono le vite, apparentemente parallele, di tre adolescenti, che si ritrovano uniti nell’affrontare i pericoli del mondo del Web. Da febbraio a marzo verranno poi condivise le voci dei giovani ambasciatori italiani dello Youth Panel, che con la creazione di articoli di giornale, video interviste e video dedicati si faranno portavoce per insegnare ai loro coetanei come Internet possa diventare un luogo più sicuro per tutti. Inoltre, insieme ai contenuti dedicati ai giovani, verranno condivisi webinar e schede di analisi dedicati a docenti, dirigenti scolastici e famiglie, con lo scopo di accompagnare gli adolescenti verso un utilizzo consapevole delle piattaforme online.

Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo (aggiornamento 2021)

Il Ministero dell’Istruzione è impegnato, da anni, sul fronte della prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo e, più in generale, di ogni forma di violenza. In occasione del Safer Internet Day è stato  lanciato il nuovo aggiornamento delle “Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo” che riportavano le integrazioni e le modifiche necessarie previste dagli interventi normativi, con particolare riferimento alle innovazioni introdotte dalla Legge 71 del 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. L’attuale dettato normativo, infatti, prevede un aggiornamento biennale delle Linee di Orientamento  e attribuisce a una pluralità di soggetti compiti e responsabilità ben precisi, ribadendo, però, il ruolo centrale della scuola, chiamata a realizzare azioni preventive in un’ottica di governance coordinata dal Ministero che includano: la formazione del personale scolastico, la nomina e la formazione di almeno un referente per le attività di contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo per ogni autonomia scolastica, nonché la promozione di un ruolo attivo degli studenti. Le studentesse e gli studenti devono essere sensibilizzati ad un uso responsabile della Rete e resi capaci di gestire le relazioni digitali in contesti non protetti. Tra i principali compiti della scuola, infatti, vi è quello di favorire l’acquisizione delle competenze necessarie all’esercizio di una cittadinanza digitale consapevole. Tali indicazioni sono, a loro volta, contenute anche nella Legge 20 agosto 2019 n. 92 “Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica” che prevede, nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell'educazione civica, l'educazione alla cittadinanza digitale. L’intento delle linee guida è consentire ai dirigenti, docenti ed operatori scolastici di comprendere, ridurre e contrastare i fenomeni negativi che colpiscono i nostri bambini e ragazzi, fornendo strumenti di comprovata evidenza scientifica.

Il protagonismo delle scuole

Tutte le scuole potranno offrire un contributo alle celebrazioni del Safer Internet Day 2021: sarà possibile caricare online i propri eventi realizzati per la giornata durante tutto il mese, sul sito www.generazioniconnesse.it al seguente

 link https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2021/01/18/sid-safer-internet-day-2021/. Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un appuntamento atteso per tutti gli operatori del settore, le istituzioni, le organizzazioni della società civile. Per informazioni relative agli eventi organizzati in tutto il mondo è possibile consultare il sito della Commissione Europea dedicato alla giornata: https://www.saferinternetday.org/.

Documenti Allegati

 


domenica 7 febbraio 2021

CYBERBULLISMO, UNA GUIDA PER GLI EDUCATORI

 Italia. Giornata nazionale cyber bullismo,

 l’Unicef pubblica una guida per i genitori

I dati di diverse agenzie confermano che l’uso sempre più massiccio dei media digitali espone i giovani a pressioni, ricatti e molestie realizzate per via telematica. Sul sito di Unicef Italia una guida rivolta alle mamme ed ai papà

 -         Marco Guerra

 Mai come quest’anno la Giornata nazionale contro il bullismo e cyber bullismo, che si celebra il 7 febbraio, accende i riflettori su un’emergenza sempre più pressante e diffusa.

Abuso dei media digitali

La pandemia ha infatti accentuato un uso spasmodico dei media digitali da parte dei giovani, alimentato dall’isolamento sociale dovuto alle misure restrittive adottate per combattere la pandemia di Covid 19. Personalità in fase di strutturazione si sono trovate più esposte a forme di manipolazione e a volte, di vessazione, condotte attraverso i social e i dispositivi digitali. Va inoltre considerato il crollo di ogni confine tra reale e virtuale, perché quello che succede sul digitale si riverbera a gran velocità nella vita reale.

Fenomeno globale: in aumento le vittime

Si tratta ovviamente di un fenomeno globale. Secondo gli ultimi dati Unesco, diffusi dall’Unicef alla vigilia della Giornata e provenienti da indagini condotte in Paesi industrializzati, la percentuale di minorenni che ha sperimentato cyberbullismo varia tra il 5% e il 20% della popolazione minorile, con conseguenze psicofisiche. L’agenzia dell’Onu per l’infanzia sottolinea poi che coloro che hanno sperimentato episodi di bullismo o cyberbullismo hanno le maggiori probabilità di sviluppare difficoltà relazionali, di sentirsi depressi, soli, ansiosi, di avere scarsa autostima o di sperimentare pensieri suicidi.  L’Unicef conferma inoltre che l’aumento del cyberbullismo è collegato alla rapida espansione dell’accesso di bambini e ragazzi ad internet: nel 2017 circa il 70% della popolazione mondiale tra i 15 e i 24 anni risultava connessa ad internet e dai dati provenienti da 7 Paesi europei, la percentuale di bambini e adolescenti tra gli 11 e i 16 anni esposti a cyberbullismo è aumentata tra il 2010 e il 2014 passando dal 7% al 12%.

La situazione in Italia

In Italia l'ultima indagine ISTAT ha evidenziato che questi fenomeni, pur essendo diffusi e trasversali, registrino numeri più elevati di vittime nelle zone maggiormente disagiate e che le ragazze presentino percentuali di vittimizzazione superiori rispetto ai ragazzi così come gli stranieri rispetto ai giovani italiani.  Poco più del 50% degli 11-17enni partecipanti all’indagine, aveva ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di coetanei  nei 12 mesi precedenti al sondaggio e sempre nello stesso arco di tempo, il 63,3% dei ragazzi e adolescenti ha dichiarato di essere stato testimone di comportamenti vessatori.

Pace (Unicef): attenti ai cambiamenti di umore

“Ricorre la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, a seguito di un anno in cui i bambini e giovani, a causa della pandemia da COVID-19, hanno trascorso online un numero elevato di ore per continuare a studiare e socializzare”, spiega in una nota Carmela Pace, presidente dell’Unicef Italia. “Come Unicef Italia, abbiamo realizzato la guida ‘Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo’ – prosegue Pace - per parlare di questo fenomeno in famiglia, perché riteniamo importante che i genitori imparino a riconoscere i segnali di pericolo e quindi essere attenti a eventuali cambiamenti di umore o del comportamento dei propri figli”. “Attraverso questo strumento però vogliamo raccomandare anche di non demonizzare i nuovi media e rassicurare sul fatto che parlarne con una persona di fiducia significa poter essere tutelati e intervenire tempestivamente a difesa del rispetto della propria persona e della propria salute fisica e mentale” conclude la presidente di Unicef Italia.

I suggerimenti della guida

Le famiglie posso scaricare la guida sul sito unicef.it nella sezione diritti dei bambini. Lo strumento ha lo scopo di “promuovere una genitorialità positiva, un dialogo aperto in famiglia e insegnare un uso responsabile dei nuovi media, al fine di riconoscere e prevenire il cyber bullismo”. Tra i suggerimenti per i genitori, una proposta di 6 regole base da istituire in famiglia: non condividere nomi utente o password; non fornire informazioni personali in profili, chat room e altri forum; astenersi dall’inviare foto personali o inappropriate di sé; non rispondere a messaggi minacciosi e informare immediatamente un adulto; spegnere il proprio dispositivo se viene visualizzato un messaggio minaccioso; non cancellare eventuali tracce sui social o nelle chat.

Don Marco Sanavio: diminuito il confronto

“Sicuramente non ci sono muri per quanto riguarda la comunicazione digitale, quindi la pandemia non ha attenuato il fenomeno del cyberbullismo, anzi. I ragazzi sono stati vessati anche all’interno delle proprie case, con un’aggravante: mentre prima in ambito scolastico o in altri ambienti educativi c’era la possibilità di confrontarsi con qualcuno, ora gli unici interlocutori sono i famigliari e non sempre i ragazzi di confidano con loro”. Così a VaticanNews don Marco Sanavio autore del libro "Generazioni digitali". Il sacerdote, che ha collaborato diversi anni con l’Ufficio scolastico regionale del Veneto, consiglia quindi di “aiutare i ragazzi a trovare vie di dialogo, rendendo simbolico quello che è il loro disagio, immaginando di poterlo comunicare a qualcuno anche se non in maniera diretta”. “Poi - conclude il sacerdote - consigliamo alle famiglie di stare attente a quelli che chiamiamo ‘affioranti digitali’, ovvero ai comportamenti anomali dei ragazzi che sorgono improvvisamente”e che possono essere chiaro segno di un malessere profondo e avanzato.

 Vatican News

    UNICEF – GUIDA PER I GENITORI PER PREVENIRE IL CIBERBULLISMO



martedì 19 maggio 2020

DIDATTICA A DISTANZA E STRUMENTI INFORMATICI. QUALI RESPONSABILITÀ' ?


Didattica a distanza, nuove responsabilità: dirigenti, docenti e genitori devono vigilare sul corretto utilizzo dei dispositivi informatici

 di Arianna Mandolfo

Il nuovo modo di fare scuola attraverso l’utilizzo di un pc ha favorito e sviluppato nella figura del docente una nuova dimensione della responsabilità digitale. I casi di cyberbullismo sono legati all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e la vera emergenza è quella di attuare una serie di precauzioni nell’uso dei dispositivi (pc, tablet, cellulare).
Il prolungamento dell’esposizione in rete ha fatto registrare una serie di fenomeni legati al cyberstupidity come l’happy slapping, flaming, spamming, stalking, harassment e sexting. Questo, purtroppo, è il  volto nascosto dell’errata idea di cittadinanza digitale.
La legge 71 del 2017 in riferimento al fenomeno del cyberbullismo è diventata uno strumento flessibile per rispondere alle sfide educative e pedagogiche legate alla costante evoluzione delle nuove tecnologie. Oggi tutto è in rete, quindi per un docente è fondamentale esserci e se è il caso avere, in qualità di mediaeducator, un ruolo d’accompagnamento, di controllo e di censura.
Dalle recenti statistiche risulta che il 45% dei ragazzi dai 9 ai 17 anni sono vittima di cyberbulling, ma nessuno ne parla. Per paura? Vergogna? Conseguenze?
Dirigenti e docenti di tutta Italia hanno cercato di mettere in campo qualsiasi modalità di prevenzione e di sicurezza digitale per evitare che gli studenti possano entrare nelle stanze virtuali o accedere alla video-lezione senza il controllo dell’adulto. Per alcuni docenti anche l’utilizzo delle piattaforme digitali risulta grezzo e limitato. Zoom, Classroom, Google meet e tante altre piattaforme hanno garantito la formazione di ambienti d’apprendimento virtuali, che da una parte hanno garantito di vincere la scommessa che si fa scuola lo stesso, ma dall’altra hanno indebolito le relazioni sociali e causato l’aumento dei fenomeni di cyberbulling.
Anche i docenti spesso sono stati presi di mira dagli alunni e hanno cercato di tutelare la loro privacy casalinga installando app esterne.  Molto spesso si è convinti che dietro ad un pc o a una tastiera ci si permette di dire o fare di tutto.
Perché si è ancorati all’idea dell’anonimato e alla diminuzione del  senso di responsabilità civica.
In questo caso, qual è il ruolo del docente? Egli, ora più che mai, deve aiutare il ragazzo che si trova in difficoltà perché oggetto di prevaricazione online e deve sensibilizzare ed informare tutti gli altri studenti su quelli che sono i rischi della rete nel subire comportamenti che fanno del male. Nessun alunno, nello svolgimento dell’attività scolastica o parascolastica, deve esporsi a una situazione di pericolo, mentre la vigilanza digitale è un obbligo degli insegnanti, anche perché si è in presenza di minori.
Una prima soluzione per evitare ogni forma di minaccia informatica è la cibersecurity e la protezione dei dati personali.

Dirigenti, docenti e genitori – in qualità di agenzie educative –  sono chiamati a fornire una risposta forte e incisiva: insegnare il confine fra ciò che è lecito e ciò che non lo è, nell’uso della rete. Ogni alunno dovrà capire che ogni atto illegale è un reato e rischia di essere perseguito in termini di legge.




sabato 8 febbraio 2020

URGE UNA 'DIETA CYBER' PER I RAGAZZI. L'INDAGINE DEL MOIGE

Ragazzi esposti a bulli e abusi

Aumenta il sexting, la diffusione di selfie intimi che poi si prestano a ricatti
Metà degli adolescenti dichiara di andare in 'ansia da like' se non è collegato a Internet, 7 su 10 almeno una volta hanno accettato l’amicizia virtuale di un perfetto estraneo.

di GIANCARLO SALEMI

Un generazione, quella dei nativi digitali, supertecnologica e sempre connessa al web. Al punto che un adolescente su cinque possiede almeno 5 dispositivi (computer, tablet, pc portatile, smartphone e console) e uno su due dichiara di andare in 'ansia da like' se non è collegato a internet.
Ma è proprio nella Rete che arrivano le minacce più insidiose, come il fenomeno dell’adescamento virtuale: 7 adolescenti su 10 almeno una volta hanno accettato l’amicizia di un estraneo sui social e di questi il 21% ha dichiarato di aver incontrato personalmente estranei conosciuti on line, fornendo perfino il proprio numero di telefono e scambiando foto personali.
Sono alcuni dati che emergono dall’indagine 'La dieta cyber dei nostri figli' presentata dal Moige, il Movimento italiano dei genitori, per lanciare la nuova edizione dei 'Giovani Ambasciatori contro bullismo e cyber risk' che coinvolgerà 62mila studenti e 250 scuole. All’iniziativa ha partecipato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che si è intrattenuto anche con alcuni ragazzi nel camper che tra qualche giorno inizierà il suo giro per l’Italia.
«Serve un segnale chiaro contro il bullismo – ha detto Conte –, dobbiamo stare molto attenti perché dalla distrazione iniziale si formano discriminazioni molto insidiose e violente». Il governo ha stanziato 30 milioni di euro «per la creazione di progetti di carattere educativo nei territori», ha ricordato il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, che ha insistito sulla necessità «di un’educazione ai social per i nostri ragazzi».
Tra i casi di cyberbullismo è stato ricordato quello di Carolina Picchio, la ragazza di Novara che
si è tolta la vita a 14 anni per la vergogna: cinque ragazzi avevano diffuso suoi video e foto intime e, nonostante siano stati accusati a vario titolo di atti persecutori, oggi i cyberbulli sono in libertà. Per questo la ricerca del Moige mette in guardia anche da un altro fenomeno, il sexting: la condivisione di selfie e video provocanti o pornografici di se stessi o di persone conosciute.
Questa forma di aggressione è rischiosa e può far seguito ad episodi di bullismo, non solo online ma anche reali. Ne sa qualcosa la Polizia Postale, che ha ricordato come siano aumentati del 18% i casi in cui è preso a bersaglio un minorenne: le vittime sono state 460 nel 2019, di cui 52 di età inferiore a 9 anni. «Ma i nostri numeri non rendono giustizia al fenomeno – ha detto la direttrice Nunzia Ciardi –, sono solo la punta dell’iceberg, perché i ragazzi non denunciano. Noi adulti troppo spesso abbiamo la tentazione deleteria di arretrare di fronte a questo mondo, pensando che non ci appartenga ». Invece «non si può prescindere dal lavoro sinergico di genitori, istituzioni e operatori per la tutela dei nostri figli», ha concluso la presidente del Moige Maria Rita Munizzi.


               www.avvenire.it

giovedì 6 febbraio 2020

GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO E IL CYBERBULLISMO

Bulli e bullizzati: dove sono gli adulti per aiutare i giovani?

7 febbraio -  Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. 
Allarme nelle scuole: un ragazzo su quattro ne è stato vittima, come rivela l’inchiesta condotta dall’Osservatorio indifesa di Terres des Hommes e ScuolaZoo. Intervista al regista Stefano Girardi, autore del corto “Apri gli occhi”

di Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Quattro ragazzi su dieci hanno subito atti di bullismo, aggressioni fisiche e o psicologiche, sempre più spesso postate anche on line, tanto che la paura di esserne vittima assale ormai più di un adolescente su tre, ovvero il 40 per cento di oltre 8 mila studenti delle scuole secondarie in tutta Italia, intervistati nell’ambito di una ricerca condotta all’Osservatorio indifesa di Terres des Hommes e ScuolaZoo.
Vittime e talvolta anche carnefici
Bullizzati e bulli, si scambiano talvolta i ruoli, il 10 per cento dei ragazzi ammette infatti di essere stato anche carnefice, la percentuale dimezza tra le ragazze. Se il bullismo colpisce in maggioranza i maschi, il cyberbullismo prende più spesso di mira le femmine: una su tre ha l’incubo di essere adescata in rete e teme di essere bersaglio di appellativi volgari. C’è poi il fenomeno del ‘trolling’, subito da quasi il 10 per cento degli adolescenti, che sono oggetto di provocazioni lanciate sui social, con messaggi irritanti, falsi, fuori tema senza senso, col solo obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.
Vergogna, ansia, malessere
“Chi vive queste esperienze – evidenzia lo studio - sviluppa sentimenti di vergogna, ansia e malessere, anche fisico, e le conseguenze, come la bassa autostima, si possono protrarre fino all’età adulta se l’adolescente non viene correttamente aiutato a superare il trauma”. Per questo Paolo Ferrara, direttore di Terre des Hommes ricorda che “la violenza tra pari, online e offline, è una realtà con cui i nostri ragazzi e ragazze devono fare i conti. Realmente subìta, o soltanto percepita, entra nelle loro vite, probabilmente li agita e li condiziona e lascia dei segni sulla loro personalità”. “È una violenza – aggiunge - fatta di contatto fisico, ma ancora più spesso è un attacco alle proprie insicurezze, a quella identità che va formandosi, in modo sempre più marcato, proprio negli anni dell’adolescenza”.
Capire e parlare il linguaggio dei ragazzi
In questa Giornata non solo i ragazzi sono chiamati in causa ma soprattutto gli adulti, per lo più ‘estranei’ ai cambiamenti epocali di questa generazione. Come osserva Francesco Marinelli, caporedattore di ScuolaZoo, il sito seguito da 4 milioni di studenti, “noi viviamo ogni giorno i ragazzi, per questo conosciamo il loro linguaggio; la Generazione Z non è quella che spesso viene dipinta: è invece attenta ed altruista, si tratta solo di coinvolgerli nella maniera corretta e utilizzare i loro canali. Noi lo facciamo quotidianamente e riusciamo a portare loro i messaggi che le istituzioni e le associazioni vogliono trasmettergli”.
Giovani e adulti alleati
Giovani e adulti devono dunque allearsi per contrastare un fenomeno in crescita nella società digitale, che resta sovente silente, nonostante il cyberbullismo sia configurato in Italia dal 1917 come un reato, che resta però impunito fin tanto non venga denunciato e non sfoci in episodi drammatici che saltano agli onori della cronaca.
Aprire gli occhi per cambiare
A rendere l’idea del meccanismo semplice ma perverso che può rendere ragazzini ‘normali’ vittime o carnefici o complici di atti di bullismo - che in un baleno si amplificano in rete e divengono atti di cyberbullismo - è il video @pri gli Occhi# del regista Stefano Girardi, che racconta l’aggressione di un ragazzino da parte dei compagni in una mensa scolastica. Il corto, prodotto da Movie On, correda la ricerca dell’Osservatorio indifesa.
R. - Il problema è che nel bullismo e in particolare nel cyber bullismo esistono due generi di carnefici: quelli di primo grado, che sono quelli che attuano personalmente, anche fisicamente, la presa in giro o l’aggressione, e quelli di secondo grado, cioè quelle persone che nella migliore delle ipotesi, per paura di essere anche loro coinvolte, si girano dall’altra parte o peggio – e questo è proprio il caso del cyberbullismo - condividono il contenuto dell’azione di bullismo, che viene spesso filmato con dei telefoni, e lo amplificano, facendolo girare in modo virale su altri cellulari e in rete, creando ancora più danno rispetto all’atto di bullismo in sé, che  - anche se grave - si esaurisce nel momento stesso, mentre la parte virtuale, virale, continua a girare sulle piattaforme sociale per sempre ipoteticamente. Quindi diventa un danno ancora più grave, perché è visto da più persone e rimane a continuare a testimoniare questa aggressività perpetuata nei confronti di una vittima.

 Guarda il video           https://youtu.be/QaolZpsqiM0


Nel video si evidenzia quasi - uso un termine forse improprio - l’innocenza dei protagonisti che malversano il compagno, che pure si mostrano crudeli e l’incoscienza di altri, fra loro, che diffondono sui social le immagini di questa aggressione e di tutti quelli che stupidamente ci ridono sopra.
R. - Esatto. La problematica, secondo me, specialmente in questa età – nel caso specifico del corto sono studenti delle medie o primi anni delle superiori – è che questi ragazzi non si rendono conto della gravità dell’atto; pensano, visto che sono abituati ad essere tempestati di immagini di ogni genere, che quel filmato sia un simulacro, un video come tanti altri; non riescono a vedere che dietro quelle immagini c’è la storia di una persona che soffre. Quindi ci scherzano e lo condividono. Questa ‘innocenza’ nei confronti dell’atto violento è un altro atto violento, perché questi ragazzi non sono educati a comprendere le immagini in modo critico. Le vedono e le girano senza pensare. Per questo il corto si chiama “Apri gli occhi”, perché questi ragazzi non aprono veramente gli occhi; se lo facessero non farebbero questo genere di condivisioni.
A spezzare l’evoluzione drammatica del racconto è però una ragazzina che invece si ribella, apre gli occhi. È dunque questione di affermare il valore del coraggio, della solidarietà verso che subisce soprusi?
R. - Sì, perché poi la storia ce lo insegna. A volte, come sta succedendo oggi nel caso del pianeta, della coscienza ecologia, basta una sola persona come Greta Thunberg, una ragazzina di 17 anni, per cambiare. Basta una sola persona che si ribella ad innescare un’onda, in questo caso positiva. All’inizio del nostro corto parliamo invece di un’onda negativa, perché alcuni hanno fatto un atto negativo e lo condividono facendolo diventare sempre più grande; nello stesso tempo si può anche combattere per contrastarlo e bisogna fare un primo passo. A farlo può esser anche un singolo, perché questo poi ispira gli altri.
Nel video mancano gli adulti.
R. - Sì, nel video mancano proprio gli adulti perché parte di questo fenomeno è anche causata da un’assenza educativa da parte degli adulti che siano genitori, insegnanti …. C’è proprio una mancanza educativa. Spesso e volentieri lasciamo i nostri ragazzi davanti a questi device, che siano cellulari o tablet senza curarci di quello che guardano, quello che imparano e ciò su cui si formano. Questo è molto grave. È quindi un’assenza voluta, visiva: è una presenza per assenza.

VATICAN NEWS




mercoledì 2 ottobre 2019

GIOVANI E SALUTE, BUONE LE RELAZIONI SOCIALI MA IN PERICOLO LA SALUTE

Comunicato Stampa N°20/2019 
dell'Istituto Superiore di Sanità


Gli adolescenti hanno un’alta percezione della loro qualità di vita
e un buon rapporto con i compagni e gli insegnanti



Tuttavia, tre su 10 non fanno la prima colazione e appena uno su 10 svolge attività fisica.
Quasi tutti si relazionano tra loro attraverso i social media.
Nella fotografia dell’ISS i comportamenti degli adolescenti italiani

Gli adolescenti italiani hanno un’alta percezione della loro qualità di vita, anche se le loro abitudini non sono poi così corrette. Dal 20 al 30% degli studenti tra 11 e 15 anni, infatti, non fa la prima colazione nei giorni di scuola, solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno e meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di attività motoria, come raccomandato dall’Oms, mentre un quarto di loro supera le due ore al giorno (il massimo raccomandato) davanti ad uno schermo.
La fotografia a tutto tondo dei comportamenti degli adolescenti è stata scattata dalla rilevazione 2018 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Università di Torino, Padova e Siena e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali.
L’indagine, i cui risultati vengono illustrati oggi nell’Aula Pocchiari dell’ISS, mostra oltretutto che aumentano i fenomeni estremi quali il binge drinking e la preferenza, soprattutto tra le ragazze, di trascorrere tempo online con gli amici piuttosto che incontrarsi. Di contro, l’Italia risulta essere tra i paesi meno interessati dal fenomeno del bullismo. Gli studenti, perdipiù, si sentono supportati da amici e compagni di classe e hanno un buon rapporto con gli insegnanti.
 Alimentazione e stato ponderale
Sulla base di quanto auto-dichiarato da 58.976 ragazzi i dati 2018 evidenziano che il 16,6% dei ragazzi 11-15 anni è in sovrappeso e il 3,2% obeso; l’eccesso ponderale diminuisce lievemente con l’età, è maggiore nei maschi e nelle Regioni del Sud. Rispetto alla precedente rilevazione effettuata nel 2014 tali valori sono tendenzialmente stabili.
Tra i comportamenti alimentari scorretti, l’HBSC ha evidenziato nel 2018 l’abitudine frequente a non consumare la colazione nei giorni di scuola, con prevalenze che vanno dal 20,7% a 11 anni, al 26,4% a 13 anni e al 30,6% a 15 anni; tale percentuale è maggiore nelle ragazze in tutte le fasce d’età considerate. Questa abitudine, rispetto al 2014, ha subìto un lieve peggioramento.
Solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno (lontano dalle raccomandazioni) con valori migliori nelle ragazze. Rispetto al 2014 aumenta il consumo, almeno una volta al giorno, di verdura ma diminuisce quello di frutta in tutte le fasce d’età e per entrambi i generi. Pane, pasta e riso sono gli alimenti più consumati in assoluto (1 ragazzo su 2).
Le bibite zuccherate/gassate sono consumate maggiormente dagli undicenni e dai maschi (le consumano almeno una volta al giorno: il 14,3% degli undicenni; il 13,7% dei tredicenni; il 12,6% dei quindicenni). Il trend è però in discesa, già dal 2014, per tutte le fasce d’età e senza differenza di genere.
 Attività fisica e sedentarietà
L’OMS raccomanda almeno 60 minuti di attività motoria moderata-intensa tutti i giorni per i giovani (5-17 anni) includendo il gioco, lo sport, i trasporti, la ricreazione e l’educazione fisica praticate nel contesto delle attività familiari, di scuola e comunità. Nel 2018, la frequenza raccomandata di attività motoria moderata-intensa quotidiana è rispettata dal solo 9,5% dei ragazzi 11-15 anni, diminuisce con l’età (11 anni: 11,9%; 13 anni: 6,5%; 15 anni: 6,8%) ed è maggiore nei maschi; tale comportamento risulta in diminuzione rispetto al 2014.
Le linee guida internazionali raccomandano di non superare due ore al giorno in attività dedicate a guardare uno schermo (videogiochi/computer/internet). Dai dati 2018 si evince che circa un quarto dei ragazzi supera questo limite, con un andamento simile per entrambi i generi e valori in aumento dopo gli 11 anni. Rispetto al 2014 non si riscontra un cambiamento sostanziale.
 Fumo, alcol, cannabis e gioco d’azzardo
La quota totale (11-15anni) dei non fumatori negli ultimi 30 giorni si mantiene stabile: 89% nel 2018 rispetto al 88% del 2014. Le 15enni italiane fumano di più rispetto ai coetanei maschi; infatti il 32% delle ragazze rispetto al 25% dei ragazzi ha fumato almeno un giorno nell’ultimo mese.
Il 16% dei 15enni italiani (e il 12% delle 15enni) ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi 30 giorni.
Aumentano i fenomeni estremi legati al consumo di alcolici tra i giovani. Nel 2018, il 43% dei 15enni (38% nel 2014) e il 37% delle 15enni (30% nel 2014) ha fatto ricorso al binge drinking (assunzione di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione) negli ultimi 12 mesi.
Più di 4 studenti su 10 hanno avuto qualche esperienza di gioco d’azzardo nella vita, con i ragazzi 15enni che risultano esserne coinvolti maggiormente (62%) rispetto alle coetanee (23%). La quota di studenti a rischio di sviluppare una condotta problematica o che possono già essere definiti problematici (presentano almeno due sintomi del disturbo da gioco d’azzardo come per esempio aver rubato soldi per scommettere) è pari al 16%, con un +10% rispetto al 2014.
Il rapporto tra pari, il contesto scolastico, il bullismo e il cyberbullismo
L’HBSC indaga anche alcuni aspetti del contesto di vita familiare e scolastico, come ad esempio il rapporto con i genitori, con i compagni di classe, gli insegnanti, i pari, il bullismo e il cyberbullismo. Nel 2018 più del 70% dei ragazzi (11-15 anni) parla molto facilmente con i genitori; più dell’80% dichiara di avere amici con cui condividere gioie e dispiaceri e più del 70% di poter parlare con loro dei propri problemi. Infine, oltre il 60% dei ragazzi ritiene i propri compagni di classe gentili e disponibili. Un ragazzo su 2 dichiara che gli insegnanti sono interessati a loro come persone e il 62,4% dei ragazzi dichiara di avere fiducia negli insegnanti.
 Il bullismo continua a vedere l’Italia tra i paesi meno interessati dal fenomeno rispetto al complesso di quelli coinvolti nella rilevazione. Gli atti di bullismo subìti a scuola nel corso degli ultimi due mesi decrescono con l’età: coloro che dichiarano di essere stati vittima di bullismo almeno una volta negli ultimi 2 mesi sono il 16,9% degli undicenni (erano il 23% nel 2014), il 13,7% dei tredicenni e l’8,9% dei quindicenni. Rispetto al 2014 tale fenomeno è quindi complessivamente in riduzione. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subìto azioni di cyberbullismo negli ultimi due mesi diminuisce con l’età (11 anni: 10,1%; 13 anni: 8,5% e 15 anni: 7%).
 L’uso problematico dei social media
La diffusione e l’uso dei social media, soprattutto tra i più giovani, richiede un’attenzione particolare; per tale motivo nei questionari HBSC 2018 è stata introdotta un’intera sezione su questo fenomeno. I risultati mostrano che i giovani che fanno uso problematico dei social media sono l’11,8% delle ragazze e il 7,8% dei ragazzi. La preferenza per le interazioni sociali online rispetto agli incontri faccia a faccia è frequentemente considerato un comportamento che contribuisce al rischio di sviluppare un uso problematico dei social media. Infatti, soprattutto le ragazze di 13 anni (19%) dichiarano di essere d’accordo o molto d’accordo nel preferire le interazioni online per parlare dei propri sentimenti. La maggioranza delle ragazze (86,9%) e dei ragazzi (77%) ha dichiarato di avere contatti giornalmente o più volte al giorno con la cerchia di amici stretti che frequentano anche faccia a faccia.
 Le abitudini sessuali
Il 21,8% dei 15enni (26,2% maschi vs 17,6% femmine) dichiara di aver avuto rapporti sessuali completi. Il tipo di contraccettivo prevalentemente utilizzato è il preservativo (70,9% dei maschi e il 66,3% delle femmine), seguito dal coito interrotto (37% maschi vs 54,5% femmine), dalla pillola (11,1% maschi vs 11,5% femmine) e poco meno del 6,5% riferisce l’uso di metodi naturali.
L’indagine
Il sistema di Sorveglianza HBSC raccoglie importanti informazioni sulla salute e gli stili di vita degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni (studenti delle scuole primarie di II grado e scuole secondarie). L’età pre-adolescenziale e adolescenziale rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e la comprensione dei determinanti dei comportamenti a rischio, frequenti in questa fascia d’età, può contribuire alla definizione di politiche e interventi in grado di promuovere l’elaborazione di valori positivi e che facilitino l’adozione di stili di vita salutari.
 Nella rilevazione 2018, i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che hanno risposto al questionario sono stati 58.976 distribuiti in tutte le Regioni italiane (con un tasso di rispondenza complessivo pari al 97,1%); le classi campionate sono state 4.183, distribuite anch’esse in tutte le Regioni d’Italia (con un’adesione pari all’86,3%). L’elevata partecipazione, sia dei ragazzi che delle classi, è indicativa di un buon livello di sinergia tra il settore scolastico e il settore sanitario, nonché di una sensibilità particolare delle famiglie dei ragazzi verso i temi affrontati.
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