Visualizzazione post con etichetta relazioni sociali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta relazioni sociali. Mostra tutti i post

sabato 4 gennaio 2025

L'INTEGRAZIONE NECESSARIA

 


DEMOCRAZIA 


Politica, corpi sociali,

 sussidiarietà:


 l’integrazione

 necessaria


 

-         di Giorgio Vittadini*

-          Un compito pesante che il nuovo anno riceve in eredità riguarda il bisogno di una spinta verso una costruzione sociale e civile che, insieme a quella istituzionale, dovrà dare una prospettiva al Paese, oltre che permettergli di affrontare le difficoltà.

La globalizzazione

La sensazione largamente diffusa, non solo in Italia, è che la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica, le migrazioni di massa e l’affermarsi di poteri sovranazionali (la finanza globale, l’Unione Europea, le Agenzie di Rating che operano sul mercato) ci abbiano sottratto il controllo sulle scelte dalle quali dipende il nostro futuro.

La rappresentanza politica è in crisi, non riesce a leggere la realtà contemporanea nei suoi radicali cambiamenti, a interpretare i differenti bisogni dei cittadini, e non ha la capacità di proporre previsioni credibili e realistiche. I partiti sono diventati “leggeri”, liquidi, crescono e si sgonfiano senza assumere una consistenza culturale duratura.

I social media

I social media hanno promosso l’illusione di una relazione diretta tra cittadini e leader politici, eludendo le strutture partitiche tradizionali e alimentando la percezione che esprimere un’opinione equivalga a “contare”. Questo fenomeno, ben descritto da Giuliano Amato come “populismo digitale”, trasforma la partecipazione politica in una mera somma di voci isolate: «A essere essenziale non è la voce di ciascuno, ma il prodotto dell’insieme delle voci. I partiti erano strutturati per fare questo, con tutti i loro difetti. Ciò che li ha sostituiti è una partecipazione privata: i social sono una sommatoria di opinioni individuali, vissute in solitudine e prive di un autentico confronto collettivo».

La democrazia

Da tempo la democrazia viene messa in discussione di fronte alle crescenti difficoltà di governare società complesse e plurali. Ma la rifondazione della politica non potrà avvenire dagli attuali partiti-fantasma. Potrà realizzarsi con una grande ripresa di attività dei corpi sociali e dalla loro volontà di dare energia, idee e iniziative ai partiti e alla politica, come documenta il volume “Comunità intermedie, occasione per la politica” (Il Mulino), di recente pubblicazione.

Il lavoro

Il lavoro lancia un appello a tutti gli attori sociali: dal Terzo Settore al volontariato, dalle cooperative ai movimenti civici. Queste realtà, che aggregano milioni di cittadini attivi, possono e devono assumersi il compito di aiutare i partiti a riempire questo vuoto, offrendo nuova linfa vitale a un sistema di rappresentanza che sembra oggi incapace di rinnovarsi. La democrazia, infatti, non può sopravvivere senza i partiti, ma questi devono tornare a essere espressione autentica delle realtà di base, incarnando valori come responsabilità, competenza e impegno sociale.

Il futuro della politica richiede una profonda riscoperta del ruolo delle comunità intermedie, chiamate a fungere da ponte tra cittadini e istituzioni. La loro missione va però ben oltre la semplice mediazione: esse devono promuovere una nuova visione del vivere politico, radicata in una concezione dell’umano come essere relazionale.

La ripartenza antropologica

La vera rigenerazione politica passa attraverso una “ripartenza antropologica,” un ritorno a concepire le relazioni sociali non come ostacoli, ma come beni essenziali per la propria realizzazione e per il bene comune.

Questa prospettiva implica un cambiamento culturale profondo, che rimetta al centro il desiderio umano nella sua pienezza: non un desiderio ridotto alle logiche individualistiche, ma un’apertura autentica verso l’altro e verso il bene collettivo, a partire dalla natura relazionale del nostro io. I corpi intermedi sono i custodi di questa visione e hanno il compito di suscitare una “passione per la persona” che restituisca senso all’impegno politico e partitico. Solo così si potrà dar vita a un pluralismo ideale capace di conciliare interessi individuali e benessere collettivo.

La sussidiarietà

È questo il vero senso della sussidiarietà: la messa a sistema del contributo di tutti, realtà sociali, istituzionali ed economiche, che coordinano le loro azioni in funzione del bene comune, creando un ecosistema in cui ogni soggetto trova il proprio ruolo. Per le forze politiche, questo significa riannodare i legami con le comunità intermedie, evitando il progressivo distacco dalla realtà delle persone. Solo un’integrazione tra politica e corpi sociali potrà evitare la deriva della rappresentanza e restituire solidità al sistema democratico.

 ​*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

 www.avvenire.it

martedì 5 gennaio 2021

QUEI LEGAMI CHE CI FANNO VIVERE

 Abbiamo bisogno degli altri: mai come in questo periodo ce ne siamo resi conto

«Essere consapevoli di tutte le forme di interdipendenza nella nostra vita quotidiana, osservarle, assecondarle, è un esercizio importante e semplice: un esercizio che ci consente di sentirci pienamente umani, di sentirci felici e sostenuti. Ed è una buona cosa. Perché quando ci sentiamo felici e uniti riusciamo a raggiungere grandi obiettivi. Insieme, naturalmente…»
Nella società contemporanea, la nostra relazione con gli altri, che in passato era condizione necessaria alla nostra sopravvivenza, è stata sostituita dall’autonomia e dall’individualismo con il contributo delle nuove tecnologie. Ma il risultato non sembra essere in alcun modo soddisfacente e gli studi più recenti dimostrano in modo inequivocabile l’importanza dell’interdipendenza per il benessere e il senso di sicurezza delle persone. 

I due autori esplorano i molteplici significati dell’interdipendenza e mostrano come le relazioni sociali e la vicinanza agli altri ci modellano e ci fanno stare bene in quanto individui e in quanto membri della società. 

Dall’amicizia ai rapporti sentimentali che sono alla base della famiglia, questo libro esplora ciò che ci rende più profondamente umani.

 

Quei legami che ci fanno vivere. Elogio dell'interdipendenza 

di Christophe André (Autore), Rébecca Shankland (Autore), M. Togliani Fessart (Traduttore)

Edizioni Corbaccio, 2019

 

mercoledì 2 ottobre 2019

GIOVANI E SALUTE, BUONE LE RELAZIONI SOCIALI MA IN PERICOLO LA SALUTE

Comunicato Stampa N°20/2019 
dell'Istituto Superiore di Sanità


Gli adolescenti hanno un’alta percezione della loro qualità di vita
e un buon rapporto con i compagni e gli insegnanti



Tuttavia, tre su 10 non fanno la prima colazione e appena uno su 10 svolge attività fisica.
Quasi tutti si relazionano tra loro attraverso i social media.
Nella fotografia dell’ISS i comportamenti degli adolescenti italiani

Gli adolescenti italiani hanno un’alta percezione della loro qualità di vita, anche se le loro abitudini non sono poi così corrette. Dal 20 al 30% degli studenti tra 11 e 15 anni, infatti, non fa la prima colazione nei giorni di scuola, solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno e meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di attività motoria, come raccomandato dall’Oms, mentre un quarto di loro supera le due ore al giorno (il massimo raccomandato) davanti ad uno schermo.
La fotografia a tutto tondo dei comportamenti degli adolescenti è stata scattata dalla rilevazione 2018 del Sistema di Sorveglianza HBSC Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Università di Torino, Padova e Siena e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali.
L’indagine, i cui risultati vengono illustrati oggi nell’Aula Pocchiari dell’ISS, mostra oltretutto che aumentano i fenomeni estremi quali il binge drinking e la preferenza, soprattutto tra le ragazze, di trascorrere tempo online con gli amici piuttosto che incontrarsi. Di contro, l’Italia risulta essere tra i paesi meno interessati dal fenomeno del bullismo. Gli studenti, perdipiù, si sentono supportati da amici e compagni di classe e hanno un buon rapporto con gli insegnanti.
 Alimentazione e stato ponderale
Sulla base di quanto auto-dichiarato da 58.976 ragazzi i dati 2018 evidenziano che il 16,6% dei ragazzi 11-15 anni è in sovrappeso e il 3,2% obeso; l’eccesso ponderale diminuisce lievemente con l’età, è maggiore nei maschi e nelle Regioni del Sud. Rispetto alla precedente rilevazione effettuata nel 2014 tali valori sono tendenzialmente stabili.
Tra i comportamenti alimentari scorretti, l’HBSC ha evidenziato nel 2018 l’abitudine frequente a non consumare la colazione nei giorni di scuola, con prevalenze che vanno dal 20,7% a 11 anni, al 26,4% a 13 anni e al 30,6% a 15 anni; tale percentuale è maggiore nelle ragazze in tutte le fasce d’età considerate. Questa abitudine, rispetto al 2014, ha subìto un lieve peggioramento.
Solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno (lontano dalle raccomandazioni) con valori migliori nelle ragazze. Rispetto al 2014 aumenta il consumo, almeno una volta al giorno, di verdura ma diminuisce quello di frutta in tutte le fasce d’età e per entrambi i generi. Pane, pasta e riso sono gli alimenti più consumati in assoluto (1 ragazzo su 2).
Le bibite zuccherate/gassate sono consumate maggiormente dagli undicenni e dai maschi (le consumano almeno una volta al giorno: il 14,3% degli undicenni; il 13,7% dei tredicenni; il 12,6% dei quindicenni). Il trend è però in discesa, già dal 2014, per tutte le fasce d’età e senza differenza di genere.
 Attività fisica e sedentarietà
L’OMS raccomanda almeno 60 minuti di attività motoria moderata-intensa tutti i giorni per i giovani (5-17 anni) includendo il gioco, lo sport, i trasporti, la ricreazione e l’educazione fisica praticate nel contesto delle attività familiari, di scuola e comunità. Nel 2018, la frequenza raccomandata di attività motoria moderata-intensa quotidiana è rispettata dal solo 9,5% dei ragazzi 11-15 anni, diminuisce con l’età (11 anni: 11,9%; 13 anni: 6,5%; 15 anni: 6,8%) ed è maggiore nei maschi; tale comportamento risulta in diminuzione rispetto al 2014.
Le linee guida internazionali raccomandano di non superare due ore al giorno in attività dedicate a guardare uno schermo (videogiochi/computer/internet). Dai dati 2018 si evince che circa un quarto dei ragazzi supera questo limite, con un andamento simile per entrambi i generi e valori in aumento dopo gli 11 anni. Rispetto al 2014 non si riscontra un cambiamento sostanziale.
 Fumo, alcol, cannabis e gioco d’azzardo
La quota totale (11-15anni) dei non fumatori negli ultimi 30 giorni si mantiene stabile: 89% nel 2018 rispetto al 88% del 2014. Le 15enni italiane fumano di più rispetto ai coetanei maschi; infatti il 32% delle ragazze rispetto al 25% dei ragazzi ha fumato almeno un giorno nell’ultimo mese.
Il 16% dei 15enni italiani (e il 12% delle 15enni) ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi 30 giorni.
Aumentano i fenomeni estremi legati al consumo di alcolici tra i giovani. Nel 2018, il 43% dei 15enni (38% nel 2014) e il 37% delle 15enni (30% nel 2014) ha fatto ricorso al binge drinking (assunzione di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione) negli ultimi 12 mesi.
Più di 4 studenti su 10 hanno avuto qualche esperienza di gioco d’azzardo nella vita, con i ragazzi 15enni che risultano esserne coinvolti maggiormente (62%) rispetto alle coetanee (23%). La quota di studenti a rischio di sviluppare una condotta problematica o che possono già essere definiti problematici (presentano almeno due sintomi del disturbo da gioco d’azzardo come per esempio aver rubato soldi per scommettere) è pari al 16%, con un +10% rispetto al 2014.
Il rapporto tra pari, il contesto scolastico, il bullismo e il cyberbullismo
L’HBSC indaga anche alcuni aspetti del contesto di vita familiare e scolastico, come ad esempio il rapporto con i genitori, con i compagni di classe, gli insegnanti, i pari, il bullismo e il cyberbullismo. Nel 2018 più del 70% dei ragazzi (11-15 anni) parla molto facilmente con i genitori; più dell’80% dichiara di avere amici con cui condividere gioie e dispiaceri e più del 70% di poter parlare con loro dei propri problemi. Infine, oltre il 60% dei ragazzi ritiene i propri compagni di classe gentili e disponibili. Un ragazzo su 2 dichiara che gli insegnanti sono interessati a loro come persone e il 62,4% dei ragazzi dichiara di avere fiducia negli insegnanti.
 Il bullismo continua a vedere l’Italia tra i paesi meno interessati dal fenomeno rispetto al complesso di quelli coinvolti nella rilevazione. Gli atti di bullismo subìti a scuola nel corso degli ultimi due mesi decrescono con l’età: coloro che dichiarano di essere stati vittima di bullismo almeno una volta negli ultimi 2 mesi sono il 16,9% degli undicenni (erano il 23% nel 2014), il 13,7% dei tredicenni e l’8,9% dei quindicenni. Rispetto al 2014 tale fenomeno è quindi complessivamente in riduzione. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subìto azioni di cyberbullismo negli ultimi due mesi diminuisce con l’età (11 anni: 10,1%; 13 anni: 8,5% e 15 anni: 7%).
 L’uso problematico dei social media
La diffusione e l’uso dei social media, soprattutto tra i più giovani, richiede un’attenzione particolare; per tale motivo nei questionari HBSC 2018 è stata introdotta un’intera sezione su questo fenomeno. I risultati mostrano che i giovani che fanno uso problematico dei social media sono l’11,8% delle ragazze e il 7,8% dei ragazzi. La preferenza per le interazioni sociali online rispetto agli incontri faccia a faccia è frequentemente considerato un comportamento che contribuisce al rischio di sviluppare un uso problematico dei social media. Infatti, soprattutto le ragazze di 13 anni (19%) dichiarano di essere d’accordo o molto d’accordo nel preferire le interazioni online per parlare dei propri sentimenti. La maggioranza delle ragazze (86,9%) e dei ragazzi (77%) ha dichiarato di avere contatti giornalmente o più volte al giorno con la cerchia di amici stretti che frequentano anche faccia a faccia.
 Le abitudini sessuali
Il 21,8% dei 15enni (26,2% maschi vs 17,6% femmine) dichiara di aver avuto rapporti sessuali completi. Il tipo di contraccettivo prevalentemente utilizzato è il preservativo (70,9% dei maschi e il 66,3% delle femmine), seguito dal coito interrotto (37% maschi vs 54,5% femmine), dalla pillola (11,1% maschi vs 11,5% femmine) e poco meno del 6,5% riferisce l’uso di metodi naturali.
L’indagine
Il sistema di Sorveglianza HBSC raccoglie importanti informazioni sulla salute e gli stili di vita degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni (studenti delle scuole primarie di II grado e scuole secondarie). L’età pre-adolescenziale e adolescenziale rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo e la comprensione dei determinanti dei comportamenti a rischio, frequenti in questa fascia d’età, può contribuire alla definizione di politiche e interventi in grado di promuovere l’elaborazione di valori positivi e che facilitino l’adozione di stili di vita salutari.
 Nella rilevazione 2018, i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che hanno risposto al questionario sono stati 58.976 distribuiti in tutte le Regioni italiane (con un tasso di rispondenza complessivo pari al 97,1%); le classi campionate sono state 4.183, distribuite anch’esse in tutte le Regioni d’Italia (con un’adesione pari all’86,3%). L’elevata partecipazione, sia dei ragazzi che delle classi, è indicativa di un buon livello di sinergia tra il settore scolastico e il settore sanitario, nonché di una sensibilità particolare delle famiglie dei ragazzi verso i temi affrontati.
Approfondisci su EPICENTRO