Una presentazione stamane, nell'aula del Sinodo in Vaticano, che ha coinvolto diverse voci: dai cardinali alle menti dell'IA
-di Antonio Tarallo
Evento singolare, se non unico, quello di stamane nell'aula del Sinodo in Vaticano: la presentazione dell'Enciclica di papa Leone XIV, documento atteso, in cui il pontefice ha voluto concentrare l'attenzione della Chiesa su un tema ormai sulla bocca di tutti, l'IA, ossia l'intelligenza artificiale. Una presentazione alla quale lo stesso papa Leone XIV ha voluto partecipare con un intervento. Già nella prima mattina, tanti gli editoriali e le parole su questo documento che reca la firma del pontefice, la sua prima Enciclica. Desta attenzione mediatica, e per gli esperti delle “cose” vaticane.
Una presentazione ricca di interventi che si sono alternati attorno alle pagine del documento pontificio. Sono stati tre, i cardinali, che hanno “illustrato” le parole del papa: il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, per primo; poi i cardinali Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, e Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Parolin nel ruolo di moderatore di questo evento che potrebbe considerarsi “a tutti gli effetti” una tavola rotonda. Ma prima di questa, lo stesso porporato si è soffermato inevitabilmente sulla “transizione digitale”, nella quale “come in un prisma” convergono diversi temi del nostro oggi come la dignità della persona, il lavoro, la libertà, la qualità dei legami sociali, la pace, la giustizia, la responsabilità verso la casa comune. Una relazione, quella di Parolin, che ha sottolineato l'importanza dell'attenzione della Chiesa sui temi che l'Enciclica ha presentato. Si sta evolvendo e sta vendendo una sua “rinascita” la Dottrina sociale della Chiesa.
Su tre parole si è snodato, invece, l'intervento del cardinale Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: “Ingegno, coscienza e cura”. L'IA “è un cantiere”, ha detto il porporato e questa “può sostenere la cura della nostra casa comune e servire lo sviluppo dei popoli”. Ma, allo stesso tempo, “può concentrare il potere, esacerbare le disuguaglianze e lasciare indietro coloro che si trovano già ai margini”. Bisogna, dunque, stare attenti da queste possibili nocive direzioni.
Una lettura sul presente è stata invece presentata dal cardinale Fernández: guarda all'umanità ferita da guerre e odii. Ha parlato di nuove forme di schiavitù, da cinismo e crudeltà. A questa crudeltà - dice il prefetto del Dicastero per la Cultura - è necessario rispondere anche con la bellezza, come la stessa enciclica ricorda. Come alcuni nomi che hanno fatto la santità: si pensi solamente a quello di madre Teresa di Calcutta, fra tutte. Ma non solo: altri nomi, quelli di Dorothy Day, Marie Curie, Elisabeth Elliot. E tanti altri. Assieme ai loro nomi che hanno umanizzato l'umanità ci sono quelli “ignoti”, quelli che affrontano la vita ogni giorno con tenacia e perseveranza, con amore: sono le persone “comuni” che si adoperano per il bene della civiltà.
E poi, gli esperti del campo. Tutti nomi autorevoli del mondo delle nuove tecnologie sono intervenuti stamane alla presentazione della prima enciclica di Leone XIV. Nomi che hanno dietro le spalle un passato di studio e sul campo delle nuove tecnologie: un apporto interessante che ha reso la mattinata un vero e proprio convegno non solo sulla stessa enciclica ma sul vasto ventaglio di proposte che l'IA serba per il futuro.
I nomi, dunque, portatori di esperienze: Christopher Olah, cofondatore di "Anthropic" e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA; Anna Rowlands, professoressa di Teologia politica, Dottrina sociale della Chiesa ed Etica teologica delle migrazioni umane presso il Dipartimento di Teologia e Religione della Durham University, in Inghilterra; Leocadie Lushombo, professoressa di Teologia politica e Pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology della Santa Clara University, in California.
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Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA sull'IA: "E' un po' come dare vita a un personaggio di fantasia. E ora stiamo entrando in un mondo straordinario in cui questi personaggi di fantasia ci parlano, sono attivi, hanno un lavoro". La Lushombo invita soprattutto a non perdere i propri valori umani a causa dell'IA, che rende l'apprendimento transazionale. Questo è uno dei passaggi sottolineati proprio dall'enciclica. La professoressa Rowlands loda l'attività della Chiesa sul tema dell'IA perché è proprio compito della comunità ecclesiale quello di “accompagnare l'umanità mentre si affanna per raggiungere il suo vero bene e di promuovere l'unità”.
Voci, volti, esperienze. Tutto in un dibattito, quello di stamane, che sembra divenire preludio di un dibattito ancora più vasto. Capiremo nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, cosa avverrà.
(ACI Stampa).

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