Visualizzazione post con etichetta comportamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comportamento. Mostra tutti i post

martedì 8 settembre 2026

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO

 


I disturbi

 del comportamento


 nel contesto


 scolastico



-di Vincenzo Amendolagine

I disturbi del comportamento comprendono due patologie, ovvero il disturbo della condotta (DC) e il disturbo oppositivo provocatorio (DOP). I tratti distintivi di entrambi i disturbi sono l’aggressività ed i comportamenti distonici nei confronti degli altri. Queste patologie tendono ad aggravarsi nel corso dell’età evolutiva, raggiungendo il periodo di maggiore acuzie durante l’adolescenza, in particolare il disturbo della condotta. L’aggressività è l’elemento base di entrambe le patologie, che può essere distinta in due tipologie: l’aggressività predatoria (o aggressività proattiva) e l’aggressività affettiva (o reattiva). La prima è contrassegnata da comportamenti violenti che sono pianificati e non producono conseguenze fisiche sul soggetto che la pratica, la seconda rappresenta una forma di aggressività che non obbedisce ad una logica strategica, si rivela episodica e contestuale con una forte caratterizzazione impulsiva, la cui conseguenza è rappresentata anche da autolesioni. La prima forma di aggressività è tipica del disturbo della condotta, mentre la seconda forma la si ritrova nel disturbo oppositivo provocatorio.

La sintomatologia del disturbo della condotta

Il disturbo della condotta (DC) si caratterizza per tre peculiarità, ovvero il comportamento anisociale, provocatorio e aggressivo. Secondo il DSM-5, il disturbo della condotta può essere classificato secondo le emozioni che lo accompagnano. Infatti, possiamo avere:

il DC caratterizzato prevalentemente dalla mancanza di emozioni prosociali;

il DC la cui peculiarità è la mancanza del rimorso e del senso di colpa;

il DC contrassegnato dalla mancanza di empatia;

il DC la cui caratteristica è il disinteresse per la riuscita sociale, lavorativa o scolastica;

il DC accompagnato da marcata superficialità in ambito affettivo.

Nei ragazzi affetti da tale disturbo si notano:

distruzione sistematica degli oggetti scolastici dei propri compagni di classe;

fughe da casa (si osservano nei soggetti più grandi);

scarso rispetto della proprietà altrui;

l’attitudine a mentire;

crudeltà nei confronti dell’alterità e degli animali in genere;

l’abitudine ad atteggiamenti dispettosi, vendicativi e violenti.

La sintomatologia del disturbo oppositivo provocatorio

Il disturbo oppositivo provocatorio è una patologia tipica dei bambini di nove - dieci anni. La sintomatologia è rappresentata dalle seguenti manifestazioni:

comportamenti provocatori, ostili e disobbedienti, dettati dalla bassa tollerenza alle frustrazioni;

frequente perdita dell’autocontrollo;

scarso rispetto delle norme che regolano il vivere sociale nel contesto classe;

condotte attuate per dare volontariamente fastidio ai compagni;

spiccata tendenza ad attuare delle vendette, dei dispetti a scapito dell’alterità.

Rispetto al disturbo della condotta, nel disturbo oppositivo provocatorio manca l’estrema aggressività fisica.

Le cause dei disturbi del comportamento

Riguardo alle cause che determinano i disturbi del comportamento, sono state avanzate sia ipotesi neurobiologiche che ambientali. Secondo alcuni autori, esisterebbe una predisposizione genetica: infatti, i ragazzi che soffrono di disturbi del comportamento hanno uno dei due genitori che è portatore di una psicopatologia. Secondo questa ipotesi, i ragazzi che sono affetti da questa patologia hanno notevoli difficoltà nella socializzazione, poiché interpretano in chiave aggressiva e violenta le reazioni che gli altri hanno nei loro confronti, a cui reagiscono con risposte comportamentali eccessive. Altri autori sono più propensi a porre l’accento nella genesi del disturbo sul ruolo svolto dall’ambiente. Di fatto, molti ragazzi che soffrono del disturbo provengono da un contesto familiare inadeguato dal punto di vista educativo e familiare.

La terapia psico-educativa

 La terapia psico-educativa, da attuarsi nei contesti scolastici, deve essere orientata a:

contenere i comportamenti più distonici;

insegnare le tecniche di controllo delle criticità;

regolare positivamente le dinamiche sociali che la quotidianità elicita nel contesto classe.

Relativamente al controllo dei comportamenti distonici, è utile la tecnica della token economy, che prevede di scoraggiare i comportamenti disfunzionali attraverso la perdita dei tokens (punti, stelline ecc.) accumulati. Invece, se i comportamenti sono funzionali si conquistano un certo numero di token, attraverso i quali si possono vincere dei piccoli premi.

Riguardo alla risoluzione delle criticità, devono essere insegnate le tecniche cognitive di controllo dei comportamenti e delle reazioni. In pratica, tali tecniche prevedono una metodica a più tempi. Il primo momento è rappresentato dalla presa di coscienza del problema, successivamente si aiuta il soggetto a trovare varie soluzioni possibili per la risoluzione della criticità. Il terzo momento consente di scegliere una soluzione fra le diverse trovate. Il quarto momento simboleggia la fase esecutiva, ovvero il soggetto si impegna a mettere in pratica la soluzione trovata.

In riferimento al regolare positivamente le interazioni sociali, si deve lavorare sulle dinamiche di gruppo, che sono messe a dura prova dai comportamenti tipici dei soggetti che soffrono di disturbi del comportamento.

È importante che gli insegnanti spieghino agli altri alunni che le condotte disfunzionali non sono frutto di azioni deliberate, ma espressioni di una patologia. Questo non fa altro che aumentare la resilienza del gruppo classe e la sua competenza ecologica, ossia la capacità di accogliere e soddisfare i bisogni di tutti gli alunni.

Educare.it

Immagine

giovedì 3 luglio 2025

NULLAFACENZA o STUPEFACENZA ?

 

 Il nuovo  è ciò che si e ci rinnova perché è denso di vita, in esso la vita prende la parola senza mentire e senza chiederci nulla, e ci dà ciò di cui abbiamo bisogno per essere vivi e non solo in vita. 


Vacanza viene da vacuus: vuoto. A che serve questo vuoto? A metterci qualcosa di nuovo. Ma che cosa è veramente nuovo? Ciò che non si esaurisce e ti rinnova.

Può riuscirci un luogo mai visto, ma non è detto, perché se dopo averlo visto non ci torneremmo allora non era «nuovo» ma solo «una novità», come una parete colorata o un cibo troppo dolce che stancano presto. Nuovo non è sinonimo di più recente o di più desiderato, perché il più recente è solo il meno vecchio e sarà presto superato, e il più desiderato è solo il più invidiato e sarà presto sostituito. Il nuovo invece non invecchia e non è sostituibile, è sempre «nuovo» anche nel «di nuovo». Anche per questo in vacanza si torna spesso negli stessi posti, perché restano nuovi, come i classici. Omero è più nuovo del giornale, Beethoven del tormentone, Van Gogh di un video virale. Il nuovo insomma è ciò che si e ci rinnova perché è denso di vita, in esso la vita prende la parola senza mentire e senza chiederci nulla, e ci dà ciò di cui abbiamo bisogno per essere vivi e non solo in vita. 

 La vacanza è l’occasione per questo «nuovo». Se non lo troviamo torniamo più stanchi, perché il corpo non riposa se non riposa lo spirito (vale anche il contrario ma è più scontato accorgersene), e lo spirito riposa solo dove sentiamo di appartenere alla vita gratuitamente, uno spazio sacro in cui si riesce a essere senza dover dimostrare nulla. 

 E allora vacanza è una condizione, non un posto. Uno stato d’anima. Quale? 

 Esistono due tipi di disperazione: non riuscire ad accettare se stessi e non riuscire a diventare se stessi, nell’uno e nell’altro caso si è esiliati in casa propria, che è il contrario di riposare, cioè poter porre (-posare) di nuovo (ri-) l’io dentro se stesso, gioire di essere e di diventare. Il vuoto della vacanza è la prova, non la prova costume. Vacanza è sostare, «so stare» in me. E come? Attraverso il senso che dà senso agli altri cinque, il senso della meraviglia (da mirabilia: le cose stupefacenti). 

 Non è una metafora. 

 Paul Piff, docente di psicologia all’Università della California, ha studiato il rapporto tra meraviglia e comportamento sociale. In uno dei suoi esperimenti ha coinvolto due gruppi di studenti: il primo è stato portato a vedere un bosco di alberi maestosi, il secondo un gigantesco edificio anonimo. Per un minuto. Alla domanda sul sentimento provato, quelli del bosco hanno parlato di «riverenza» (dal latino vereor, aver riguardo, da cui verità), quelli dell’edificio «indifferenza». I due gruppi sono stati poi sottoposti a un finto incidente: uno degli psicologi faceva cadere per errore un contenitore pieno di penne. Quelli del primo gruppo hanno raccolto tutte le penne, quelli del secondo hanno per lo più lasciato che lo facesse lui. È stato poi chiesto agli studenti quanto volevano essere pagati per il tempo dedicato all’esperimento. 

Quelli del primo gruppo sono stati meno pretenziosi del secondo, perché erano grati di aver fatto una cosa bella. L’esperimento mostra che un solo minuto di meraviglia rende meno egoisti e più connessi. 

Perché? Perché la meraviglia aumenta la vita spirituale, cioè dove la vita ha senso di per sé e non in base alla sua utilità, come una mela di Cézanne, che non puoi mangiare ma solo amare. Il senso della meraviglia ci dà energia perché ci fa sentire legati al cosmo e agli altri, non per usare ed essere usati ma per gioire della presenza stessa delle cose e delle persone. Chi non prova mai meraviglia finisce per pensare solo a se stesso, si sente isolato e tende a voler possedere ciò che in realtà lo possiede, dipendere è infatti il surrogato dell’appartenere, non sono legato a cose e persone ma vi sparisco dentro: sostanze senza sostanza, stupefacenti senza stupefacenza. 

 Eppure basta un minuto di meraviglia per essere più liberi, connessi, generosi, e ricevere quel nutrimento spirituale che rinnova la vita. I grandi creatori erano persone guidate dalla meraviglia: Darwin rimaneva ore seduto a osservare il suo giardino, Cézanne ripeteva sempre lo stesso soggetto nei suoi quadri. Non si annoiavano perché trovavano il nuovo nello stesso, il «per sempre» nelle cose «di sempre». 

 Noi abbiamo invece bisogno di sorprese (chi fa spoiler oggi compie un reato), ma la sorpresa è ben diversa dalla meraviglia: la prima si esaurisce subito, la seconda invita ad andare oltre, è estasi (ek-stasis: uscir fuori rimanendo dentro, ri-posare, ci si abbandona ma invece di perdersi ci si trova di più, come in amore). Dalla meraviglia comincia ogni ricerca filosofica e scientifica. Ogni estasi, che provenga da luoghi, persone, passioni è una vacanza che accade dove lo spirito incontra l’inesauribile profondità della vita che non può essere con-sumata ma solo con-divisa: la meraviglia si riconosce dal fatto che crea legami, festa, memoria. 

 Un’esperienza memorabile è una esperienza che, ricordata, produce la stessa serotonina di quando la si è vissuta, un deposito di felicità a comando. Chi scambia la meraviglia per la sorpresa cerca dopamina, neurotrasmettitore della ricompensa immediata, delle dipendenze. La serotonina è invece quello della felicità, perché resta nel tempo. 

 Non è un caso che l’ecstasy sia la droga che opera sulla serotonina: aumenta le percezioni, abbassa le difese, facilita la socialità (era usata a scopo militare per non sentire la fame e far dire la verità ai nemici), ma lo fa manipolando il cervello in assenza di un rapporto con il mondo, e finisce infatti con l’inibire proprio la produzione naturale di serotonina. 

 Vacanza non è nullafacenza, per «riposare» ci vuole stupefacenza: la gioia che viene dalla vita che riceviamo o che creiamo. 

 Lo racconta bene una pagina di Orbital della scrittrice inglese Samantha Harvey in cui un gruppo internazionale di astronauti su una stazione spaziale compie 16 giri attorno alla Terra ogni 24 ore. Vedere ogni giorno per 16 volte buio e luce, paesaggi e città, mari e terraferma, li porta a innamorarsi «di nuovo» del Pianeta e di se stessi: «Nulla si perde a ogni nuovo giorno e ogni singola alba li lascia a bocca aperta. Ogni volta che quella lama di luce si spacca e il Sole esplode, per poi spargere la sua luce come un secchio che si rovescia sulla Terra, ogni volta che la notte diventa giorno in un minuto, ogni volta che la Terra si immerge nello spazio come una creatura che si tuffa e trova un altro giorno, giorno dopo giorno dopo giorno dalla profondità dello spazio, un giorno ogni novanta minuti, ogni giorno nuovo di zecca e infinito, e loro a bocca aperta». 

 Ogni giorno a bocca aperta, segno fisico della meraviglia, bisogno di trattenere un respiro che non si vuole finisca. La meraviglia è la porta quotidiana sulla vita eterna, dove lo spirito riposa, non perché viene dopo la morte, altrimenti non sarebbe eterna, ma perché è immune dell’essere consumata dal tempo. 

 Ne ho trovato la sintesi in una pagina del Volume del tempo I. 

L’enigma della scrittrice danese Solvej Balle, in cui a una donna «si rompe» il tempo lineare tanto che deve vivere sempre nello stesso giorno. Per lei il nuovo non è più ciò che verrà domani, ma ciò che trova e crea nel medesimo oggi, in particolare con il marito: «Ricordo quei giorni come i più felici. Di sempre. Mi sentivo amata. Mi sentivo amata sul divano del soggiorno e sul pavimento. Mi sentivo amata nel letto e quando sedevamo a tavola la sera. Non era un fatto insolito. Non era diverso rispetto a prima del diciotto novembre, solo più forte, e non avevamo niente da fare. Quello era un tempo che non ci sfuggiva. Era come il periodo in cui ci eravamo appena conosciuti, solo più intenso... 

Era una condensazione, una rete di collegamenti. Mi sentivo compresa. Dicevo frasi che venivano ascoltate, e ascoltavo le parole che venivano dette». 

 Anche qui la misura della gioia è la densità delle 24 ore. Sempre lo stesso giorno, eppure nuovo. Da questo punto di vista il vuoto delle vacanze è inesorabile, perché tutto ciò che nelle relazioni abbiamo trascurato o nascosto con l’alibi del tran tran ordinario, verrà fuori in modo eclatante: è ora di affrontarlo per ritrovare la gioia. 

 Vacanza allora non è né assenza dell’ordinario né presenza dello straordinario, ma apertura alla vita eterna. Vi auguro questo riposo che scaccia la disperazione di non accettarsi o di non diventare se stessi, perché solo il senso della meraviglia fa riscoprire i legami con la vita e ci fa sentire «di nuovo» voluti al mondo e quindi pieni di speranza e coraggio. 

Per nuove avventure. 

 P.S. La scuola è terminata e questo «ultimo banco» ce lo portiamo via, come condizione interiore che permette di guardare, domandare, scoprire, farsi i fatti propri, meravigliarsi, dovunque siate. Ci rivediamo a settembre.

 

Alzogliocchiversoilcielo

Immagine



 

 

lunedì 14 ottobre 2024

CITTADINANZA e NUDGE


 Insegnare la sostenibilità ambientale con i nudge. 



Scarica le guide gratuite EuCliPa!

cittadinanza attiva scuola2030

-di Isabel de Maurissens

 Nell’ambito del progetto ChangeMakers for Climate Justice, finanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, INDIRE promuove lo sviluppo di competenze relative all’azione individuale e collettiva (Area 4 del GreenComp) attraverso l’uso dei nudge, cioè le “spinte gentili” che incoraggiano l’adozione di comportamenti sostenibili.

I nudge sono piccoli interventi che possono essere concretamente realizzati per la lotta al cambiamento climatico. Si tratta di suggerimenti o aiuti indiretti che possono influenzare positivamente i processi di decisione e che hanno dimostrato di avere un’efficacia simile alle imposizioni della legislazione. Pur nati nel contesto socio-economico (il concetto di nudge è infatti stato sviluppato dagli economisti comportamentali Richard Thaler e Cass Sunstein), di recente la loro applicazione si è estesa ad altri campi, come appunto quello volto a cambiare il comportamento delle persone per contrastare il cambiamento climatico.

Come afferma Simone Quercia, docente di economia comportamentale all’Università di Verona, i nudge rappresentano un approccio innovativo per modificare i comportamenti umani senza ricorrere a imposizioni o divieti, ma attraverso piccoli interventi che influenzano positivamente le scelte quotidiane. L’idea alla base dei nudge è che, spesso, le persone non agiscono in modo razionale o ottimale. Grazie a interventi mirati, come il posizionamento strategico di opzioni desiderabili o la presentazione di informazioni chiare e semplici, è possibile incentivare scelte più salutari o sostenibili.

Il modello #nudgeforclimate è nato nell’ambito della partecipazione volontaria di Isabel de Maurissens e Maria Chiara Pettenati alle community europee e italiane degli Ambasciatori del Patto Europeo per il clima, insieme a Simone Quercia e ad altri ambasciatori di EuCliPa.

 I nudge per un approccio innovativo all’educazione civica

Alcune “spinte gentili” sono immediatamente applicabili in ambito scolastico e, soprattutto quando incidono sul percorso formativo dei giovani, le tecniche di nudging possono avere un impatto decisivo nel contrastare il cambiamento climatico. La scuola è infatti un posto ideale per l’utilizzo dei nudge, che possono accompagnare le proposte didattiche volte allo sviluppo di una cittadinanza attiva e consapevole e alla riduzione dell’impatto dell’uomo sull’ambiente.

Per facilitare il lavoro degli insegnanti nell’implementazione del modello #nudgeforclimate è stato sviluppato un percorso di autoformazione per docenti basato su una guida alla progettazione e su una serie di guide tematiche che ogni insegnante di scuola secondaria di primo e secondo grado può seguire passo per passo.

L’uso dei nudge si rivela utile in particolare per raggiungere i traguardi 5 e 6 delle nuove linee guida per l’educazione civica nella secondaria di secondo grado che riguardano l’educazione alla sostenibilità. Attraverso queste “spinte gentili”, gli studenti possono infatti essere guidati nell’adozione di comportamenti più responsabili e consapevoli.

 Scarica le guide gratuite e inizia a usare i nudge nella tua scuola!

Per aiutare gli insegnanti a implementare i nudge nell’insegnamento dell’educazione civica, EuCliPa ha messo a disposizione alcune guide gratuite, progettate per essere immediatamente applicabili in classe con facilità.

Si tratta di strumenti preziosi che possono aiutare gli studenti a comprendere l’importanza delle scelte quotidiane e il loro impatto sul pianeta, e che offrono loro l’opportunità di agire concretamente realizzando un Project-Based Learning (PBL).

 Queste le tre guide già a disposizione:

  • Guida generale #nudgeforclimate
    La guida di base che definisce i nudge e le diverse tipologie di nudge. Tante utili istruzioni per l’applicazione delle “spinte gentili” a scuola per la lotta contro il cambiamento climatico.

      Guida sull’energia – “Sei un cittadino energetico?”

  • Una guida che esplora il ruolo dell’energia nella vita quotidiana e propone azioni concrete per ridurre l’impatto energetico sui cambiamenti climatici.

      Guida sull’alimentazione – “Sai cosa mangi?”

  • La guida che spiega come un consumo alimentare consapevole possa contribuire a ridurre l’impatto del cibo sui cambiamenti climatici.

 

Scarica subito le guide e comincia a utilizzare i nudge in classe per insegnare la cittadinanza attiva e la sostenibilità. Prima di iniziare la progettazione di un nuovo nudge, segui queste utili istruzioni!


Indire


 

domenica 29 ottobre 2023

LA BUONA EDUCAZIONE


 La vita di una società dipende strettamente dal livello di educazione etica dei cittadini. Un alto livello di eticità produce automaticamente una società unita, coesa e accogliente. Un basso o inesistente livello di eticità produce al contrario una società lacerata, caotica e invivibile.

-         di Vito Mancuso

Vige da noi un concetto sostanzialmente formale di educazione che la fa coincidere con quelle regole basilari di convivenza che ci permettono di stare insieme senza disturbarci troppo l'un l'altro. L'educazione però, come emerge da altre lingue, non è riducibile alle buone maniere: in inglese, per esempio, to be educated è ben altra cosa da to be polite (laddove polite è "educato", educated "istruito"). Education in inglese, come Erziehung in tedesco, significa "istruzione" o anche "formazione" e una persona well educated è una persona bene istruita e solidamente formata. Esattamente lo stesso è il significato del latino educatio e del greco paideia. Una persona non educata, quindi, oltre a essere socialmente imbarazzante è, ben più radicalmente, un ignorante. E l'educazione, oltre a essere esercizio del rispetto e della cortesia, coincide con la formazione ricevuta dallo studio e assimilata a dovere dalla personalità.

A mio avviso però, oltre all'arte di sapersi comportare con rispetto e al patrimonio culturale della mente, vi è un ulteriore livello nel concetto di educazione: è l'educazione come etica e governo di sé e come conseguente agire responsabile. Il concetto di educazione è quindi tripartito e presenta tre finalità: l'interazione rispettosa e gentile con gli altri, la professionalità personale, la pienezza dell'umanità. E per argomentare la tesi chiarisco cosa intendo con "umanità".

Io penso che esista uno specifico umano che ci differenzia da tutti gli altri viventi, per esempio dagli scimpanzé con cui condividiamo quasi l'intero patrimonio genetico, e che ci differenzia al contempo dalle macchine intelligenti con cui passiamo ormai buona parte del tempo e che sempre più influenzeranno la nostra vita. Guardando al nostro corpo si può ritenere che tale nostra specificità sia la statura eretta e la neocorteccia cerebrale. Guardando alla nostra mente, che sia l'intelletto analitico da cui sorgono le scienze esatte, o che sia la ragione sintetica dalla quale sorgono i saperi umanistici. Si può inoltre sostenere che lo specifico umano sia il sentimento, in particolare l'amore. Si tratta di risposte tutte corrette ma che ancora non colgono il centro effettivo, perché questo, a mio avviso, consiste in uno spazio vuoto. Lo specifico umano è la presenza di uno spazio vuoto tra noi e il nostro corpo, tra noi e il nostro intelletto analitico, tra noi e la nostra ragione sintetica, tra noi e il nostro sentimento, il quale fa sì che noi siamo e insieme "non" siamo il nostro corpo, il nostro intelletto, la nostra ragione, il nostro sentimento. Questo spazio vuoto, o caos interiore, ci rende indeterminati e imprevedibili, e il suo nome più appropriato è libertà. Ebbene, tale spazio vuoto detto libertà è propriamente l'oggetto dell'educazione etica. Il fine del terzo livello dell'educazione consiste quindi nel dare forma e orientamento alla libertà.

L'educazione etica si realizza quando un essere umano percepisce che nella vita esiste qualcosa di più importante di sé per cui vivere, ovvero quando compie l'esperienza del valore. Tale esperienza avviene quando uno apre finalmente gli occhi della mente, inizia a guardare il mondo per quello che esso è, si mette a riflettere e dice a se stesso: la natura è più importante di me, la cultura è più importante di me, la giustizia è più importante di me, ci sono mille cose più importanti di me. Chi sente questa attrazione della verità e acconsente al suo richiamo è un essere umano educato eticamente. Il che lo conduce a vivere in modo da fare di sé non un arrivista vorace, ma un soggetto responsabile e maturo, consapevolmente collegato a un codice di valori. L'educazione etica fa sì che un essere umano ponga consapevolmente la sua libertà a servizio non più di se stesso ma del bene, della giustizia, della bellezza. L'etica si fonda su due pilastri: valore + libertà. E l'educazione etica è educazione della libertà al senso del valore.

Ma come viene impartita oggi l'educazione ai giovani nelle nostre scuole? A me pare che sia tutta concentrata sul secondo livello, quello dell'educazione come istruzione, mentre vengono sistematicamente ignorate sia l'educazione come arte delle relazioni sia l'educazione etica. Questo significa che il nostro sistema scolastico, ovvero il laboratorio dove si prepara il futuro di un Paese, guarda ai nostri giovani unicamente come a soggetti da istruire per renderli preparati e operativi in funzione della struttura economica. L'educazione è ridotta unicamente a istruzione. Il punto però è che l'istruzione, che ovviamente è importantissima e anzi indispensabile, non è sufficiente per ottenere la pienezza dell'educazione, la quale suppone anche gli altri due livelli dell'impresa educativa: l'arte del vivere insieme agli altri con rispetto e gentilezza, e l'etica in quanto vita responsabile e affidabile.

Così oggi noi, invece di avere persone adeguatamente educate, non solo istruite ma anche gentili e rispettose e moralmente affidabili, abbiamo (quando va bene) dei competenti. Non importa poi che il loro linguaggio sia volgare, che il loro agire sia prepotente e villano, che la loro condotta etica sia alquanto imbarazzante per non dire di peggio, perché si ritiene essenziale solo che sappiano brillantemente la loro materia. Occorrerebbe però non dimenticare mai il seguente avvertimento del filosofo laico Benedetto Croce: «Senza religiosità, cioè senza poesia, senza eroismo, senza coscienza dell'universale, senza armonia, senza sentire aristocratico, nessuna società vivrebbe». Sottolineo l'espressione «sentire aristocratico», che equivale a nobiltà d'animo, e mi chiedo: da dove nasce in un essere umano la nobiltà d'animo se non dall'attrazione esercitata dall'etica?

Ma a essere decisiva è la valenza politica dell'affermazione di Croce, ovvero l'idea che la vita di una società dipende strettamente dal livello di educazione etica dei cittadini. Un alto livello di eticità produce automaticamente una società unita, coesa e accogliente. Un basso o inesistente livello di eticità produce al contrario una società lacerata, caotica e invivibile. Basta conoscere un po' il mondo per rendersi conto che è così. Il triste paradosso, però, è che da noi il laboratorio in cui si prepara il futuro del nostro Paese ha dimenticato completamente l'educazione etica, e direi l'educazione in generale. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Ma attenzione. L'imminente arrivo dell'intelligenza artificiale nelle nostre vite implica più urgentemente che mai il recupero della pienezza del concetto di educazione, se ci vogliamo salvare come esseri umani e non finire ridotti a elementi performanti eterodiretti. Le macchine vengono istruite tramite le istruzioni impartite dai programmatori ed esse eseguono fedelmente il compito ricevuto. Noi però non siamo macchine, per lo meno non ancora. E non lo diventeremo se sapremo recuperare i due livelli oggi trascurati del concetto di educazione, vale a dire l'arte del vivere insieme agli altri con rispetto e gentilezza e l'etica quale passione per il bene e la giustizia. Non solo i nostri ragazzi, anche tutti noi ne abbiamo davvero bisogno.

La Stampa


lunedì 3 luglio 2023

PER UNA CULTURA DEL RISPETTO

 Valditara: 

le riforme contro 

il bullismo a scuola

 Su iniziativa del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, al termine di un incontro con i tecnici del Ministero, e tenuto conto della relazione conclusiva dei lavori del tavolo ministeriale di esperti sul tema del bullismo, sono stati stabiliti interventi sui criteri di valutazione del voto di condotta nelle Scuole secondarie, sulla misura della sospensione e sull’istituzione di attività di cittadinanza solidale. Questi interventi daranno vita ad una revisione normativa che riguarderà il D.P.R 22 giugno 2009 n.122, relativo alla valutazione degli apprendimenti e del comportamento, e del D.P.R 24 giugno 1998 n. 249, che reca lo Statuto delle studentesse e degli studenti.

 “Al fine di ripristinare la cultura del rispetto, di contribuire ad affermare l’autorevolezza dei docenti e di riportare serenità nelle nostre scuole abbiamo deciso di intervenire su tre direttrici”, ha dichiarato il Ministro Valditara. Le direttrici e i loro contenuti sono i seguenti:

 Prima direttrice:

 - Si precisa che il voto assegnato per la condotta è riferito a tutto l’anno scolastico e che nella valutazione dovrà essere dato particolare rilievo a eventuali atti violenti o di aggressione nei confronti degli insegnanti, di tutto il personale scolastico e degli studenti.

 - Nelle scuole secondarie di I grado si ripristina la valutazione del comportamento, che sarà espressa in decimi e farà media, modificando così la riforma del 2017.

 - La valutazione del comportamento inciderà sui crediti per l’ammissione all’Esame di Stato conclusivi della scuola secondaria di secondo grado.

 - La normativa attuale, che presenta varie criticità e ambiguità, prevede che la bocciatura, a seguito di attribuzione di 5 per la condotta, sia attuata esclusivamente in presenza di gravi atti di violenza o di commissione di reati. Con la riforma si stabilisce invece che l’assegnazione del 5, e quindi della conseguente bocciatura, potrà avvenire anche a fronte di comportamenti che costituiscano gravi e reiterate violazioni del Regolamento di Istituto.

 - L’assegnazione del 6 per la condotta genererà un debito scolastico (nella scuola secondaria di secondo grado) in materia di Educazione civica, che dovrà essere recuperato a settembre con una verifica avente ad oggetto i valori costituzionali e i valori di cittadinanza.

 Seconda direttrice:

 - Si ritiene che la misura della sospensione, intesa come semplice allontanamento dalla scuola, sia del tutto inefficace e, anzi, possa generare conseguenze negative sullo studente. Si prevede pertanto che la sospensione fino a 2 giorni dalle lezioni in classe comporti più scuola, più impegno e più studio. Lo studente sospeso sarà coinvolto in attività scolastiche -assegnate dal consiglio di classe- di riflessione e di approfondimento sui temi legati ai comportamenti che hanno causato il provvedimento. Questo percorso si concluderà con la produzione di un elaborato critico su quanto è stato appreso, che sarà oggetto di opportuna valutazione da parte del consiglio di classe.

 - Qualora la sospensione superi i 2 giorni, lo studente dovrà svolgere attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate. La convenzione conterrà le opportune coperture assicurative.

 Terza direttrice:

 - Nel caso di sospensione superiore ai 2 giorni, se verrà ritenuto opportuno dal consiglio di classe, l’attività di cittadinanza solidale potrà proseguire oltre la durata della sospensione, e dunque anche dopo il rientro in classe dello studente, secondo principi di temporaneità, gradualità e proporzionalità. Ciò al fine di stimolare ulteriormente e verificare l’effettiva maturazione e responsabilizzazione del giovane rispetto all’accaduto.

Le decisioni che riguardano queste misure saranno adottate dalle singole scuole, nello specifico dai consigli di classe, nel rispetto dell’autonomia scolastica.

 

Valditara: le riforme contro il bullismo a scuola - Valditara: le riforme contro il bullismo a scuola - Miur



 

domenica 2 aprile 2023

I.A. - UN PAPPAGALLO AMMAESTRATO


Alan Turing era consapevole che esiste una sostanziale differenza tra un comportamento intelligente e un’entità intelligente. E la IA esibisce un comportamento intelligente

- di  Vincenzo Ambriola 


Alan Turing è uno dei padri fondatori dell’informatica. Dopo aver completato gli studi al King’s College dell’Università di Cambridge e poi alla Princeton University, pubblicò un articolo in cui definì in maniera formale una macchina in grado di calcolare automaticamente, poi chiamata macchina di Turing. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale partecipò attivamente al progetto di decrittazione dei messaggi usati dai tedeschi per coordinare le azioni di guerra.

Turing è conosciuto anche per aver dato un contributo concettuale agli studi sull’intelligenza artificiale. In un articolo del 1950 descrisse un esperimento per riconoscere in una macchina un comportamento intelligente, attribuibile a un essere umano. L’esperimento, chiamato test di Turing, prende spunto da un gioco dell’imitazione che prevede tre partecipanti: un uomo A, una donna B e un’altra persona C che deve stabilire, con una sequenza di domande, chi è l’uomo e chi è la donna. Il compito di A è ingannare C, mentre B deve aiutare C a individuare correttamente A e B. Le comunicazioni tra A, B e C avvengono mediante testi dattiloscritti. Nel test di Turing una macchina si sostituisce ad A. Se dopo un numero significativo di prove C riesce a capire chi è la donna e chi è l’uomo con una percentuale uguale a quella ottenuta eseguendo il test senza sostituire A con la macchina, allora si può affermare che la macchina esibisce un comportamento intelligente, indistinguibile da quello di un umano. Dopo la sua formulazione il test di Turing è stato ampiamente studiato e modificato, per tener conto degli sviluppi dell’informatica e dell’intelligenza artificiale.

È interessante notare che nell’articolo del 1950 Turing si era chiesto se le macchine pensano, arrivando alla conclusione che per rispondere a questa domanda si doveva prima definire il concetto di macchina intelligente. Turing era tuttavia consapevole del fatto che esiste una sostanziale differenza tra un comportamento intelligente (fenomenologico) e un’entità intelligente (ontologico). Analizzando le possibili obiezioni ai suoi ragionamenti, Turing parlava infatti di un “pappagallo ammaestrato” in grado di dialogare ma incapace di pensare.

Gli attuali risultati ottenuti dai sistemi basati sull’intelligenza artificiale generativa, tra i quali il più noto e utilizzato è chatGPT, fanno ritenere che siano in grado di superare agevolmente il test di Turing e che, quindi, esibiscano un comportamento intelligente. Tuttavia, come affermato da Gary Marcus (scienziato cognitivo coautore di “Rebooting AI”), è opinione corrente che in realtà essi siano solo capaci di ingannarci, esattamente come previsto dal gioco dell’imitazione che ispirò Turing.

 

In un articolo pubblicato il 3 febbraio 2023 su “Agenda Digitale” (“ChatGPT è matematica e non magia, ecco come funziona”) Nanni Bassetti spiega con accurati dettagli tecnici il funzionamento di questi sistemi. In estrema sintesi, dice Bassetti, si tratta di algoritmi che utilizzano una rete neurale generativa, precedentemente addestrata con un enorme archivio di frasi prodotte da umani. Le versioni più recenti, chiarisce Bassetti, utilizzano anche frasi sintetiche, generate da altre reti neurali a partire da frasi di natura umana. ChatGPT non è quindi un’entità intelligente ma un sofisticato algoritmo scritto da persone che hanno usato in maniera intelligente una rete neurale che è, a sua volta, un algoritmo. Insomma, il comportamento intelligente di chatGPT è il risultato dello sforzo congiunto di umani (OpenAI, un’azienda fondata nel 2015 e con sede a San Francisco) che l’hanno ideato, progettato, realizzato e addestrato fino a quando ha funzionato come previsto. Ora che chatGPT è pubblicamente disponibile, la fase di addestramento sta coinvolgendo un gran numero di persone che usandolo e correggendolo lo fanno evolvere e migliorare, fornendo informazioni che non erano disponibili a OpenAI.

Torniamo al test di Turing e riflettiamo sul perché fu formulato in questi termini. Nel 1950 i pochi calcolatori esistenti erano in grado di svolgere calcoli in settori molto limitati: crittografia e calcolo scientifico. L’idea che sarebbero diventati veloci e potenti come quelli attuali era pura fantascienza, teoricamente raggiungibile ma a quel tempo impossibile. Pensare che un calcolatore sarebbe stato in grado di dialogare con un umano era ritenuto un risultato eccezionale e Turing si basò su questa assunzione per formulare il suo test. Le sue idee ispirarono gli scienziati che nell’agosto 1955 scrissero il primo manifesto dell’intelligenza artificiale, basato sulla congettura che «in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o qualsiasi tipo di intelligenza possano essere descritte con tale precisione da rendere possibile la costruzione di una macchina in grado di simularle».

Questo approccio emulativo, e soprattutto ingannevole, non è più accettabile perché adesso è chiaro che l’intelligenza di un’entità, sia umana che artificiale, è una caratteristica intrinseca e non soltanto un fenomeno comportamentale. Non è un caso che Emily Bender, direttrice del Laboratorio di linguistica computazionale dell’Università di Washington, in un’intervista alla "Repubblica" abbia dichiarato che «ChatGPT è poco più di un pappagallo: è un “pappagallo stocastico”, nel senso che, quando ci risponde, non ripete in maniera pedissequa le frasi su cui è stato allenato, come i pappagalli veri, ma mette insieme le parole seguendo una distribuzione di probabilità». Questa tesi è sostenuta anche da Alessandro Lenci, professore di linguistica computazionale dell’Università di Pisa, in un articolo in corso di stampa sulla rivista Sistemi intelligenti.

Che ci fossero di mezzo i pappagalli l’aveva intuito Turing più di settant’anni fa. L’8 giugno 1954 Alan Turing si suicidò, dopo essere stato condannato da un tribunale inglese con l’accusa di omosessualità e aver preferito la castrazione chimica alla prigione. Una morale arcaica uccise un genio che avrebbe potuto cambiare la storia dell’umanità.

 

www.avvenire.it 

martedì 15 febbraio 2022

EDUCAZIONE CIVICA E VALUTAZIONE


- di Andrea Andretto

Nei mesi di gennaio e febbraio tutte le scuole sono chiamate a esprimere la valutazione conclusiva del primo trimestre/quadrimestre, compresa quella sintetica degli insegnamenti dell’Educazione Civica. Il presente contributo vorrebbe aiutare le singole scuole ad avere delle coordinate essenziali per assolvere agli adempimenti normativi, affinché il momento della valutazione possa essere – a tutti gli effetti – un tempo formativo non solo per gli studenti ma anche per l’intero Collegio dei Docenti che, verosimilmente, sta lavorando a perfezionare un Curriculo d’Istituto dell’insegnamento dell’Educazione Civica. In questo articolo sono offerti solo alcuni iniziali spunti per riflettere sul tema della valutazione di questo insegnamento.

 PRIMA TAPPA: TEMPO FORMATIVO PER I DOCENTI

 L' ansia di dover “inserire” una valutazione in pagella per non incorrere in spiacevoli inadempienze normative potrebbe indurre i singoli Consigli di Classe a non porsi alcuni interrogativi fondamentali di fronte a un insegnamento che presenta ancora i caratteri della novità. Come docenti e come coordinatori delle attività educative e didattiche siamo prima di tutto chiamati a domandarci che cosa stiamo valutando. All’inizio del mese di settembre abbiamo ipotizzato di far raggiungere ai nostri allievi determinate competenze attraverso la spiegazione di contenuti precisi entro il quadro normativo di riferimento. Domandarsi che cosa stiamo valutando significa prima di tutto cercare di capire se le attività che abbiamo pensato sono state realmente “alla portata” dei nostri allievi o se sono state progettate solo a partire dall’ansia di avere dei contenuti da valutare. In modo particolare, verificare il motivo che ci ha spinti a progettare determinati moduli di apprendimento e il loro esito sarà per ogni singolo Consiglio di Classe e ogni Collegio Docenti l’occasione propizia per capire se ciò che si è fatto possa essere definitivamente implementato nel curricolo trasversale d’Istituto per l’insegnamento dell’Educazione Civica. In pari tempo, a ogni membro del Consiglio di Classe e del Collegio Docenti sarà richiesto di essere capace – con estrema umiltà e trasparenza – di riconoscere se una determinata attività proposta in un particolare periodo non sia adatta, e debba quindi essere riposizionata in un tempo diverso dell’iter formativo oppure debba essere trattata con una metodologia diversa.

SECONDA TAPPA: L’ALLIEVO DIVENTA PROTAGONISTA.

Come abbiamo già messo in evidenza, la normativa prevede che l’insegnamento dell’Educazione Civica competa a tutti i docenti del Consiglio di Classe, i quali poi si troveranno a valutare le competenze raggiunte da parte dell’allievo. Ne viene dunque che, nel corso del trimestre/quadrimestre, più voci si “sono concertate” nell’introdurre gli allievi ai contenuti specifici programmati dai diversi Consigli. Proprio per questo motivo diventa dunque fondamentale che l’allievo, prima di essere valutato, possa comunicare ai suoi docenti come ha vissuto il tempo dell’apprendimento e quello della prova di valutazione. Sarebbe dunque fondamentale, proprio come previsto dalla normativa relativa alla certificazione delle competenze, che l’allievo potesse comunicare ai suoi docenti (p.e. attraverso l’attivazione di un semplice modulo google preparato dal Consiglio di Classe) quali sono stati i lati positivi e quelli di maggiore criticità nella conduzione delle diverse fasi dell’apprendimento. Questa seconda tappa potrebbe dunque configurarsi come un elemento strategico per una scuola della “corresponsabilità educativa”. L’auto-valutazione dell’allievo permetterà a ogni docente di avere una panoramica molto più chiara prima di formulare una valutazione sintetica e darà anche modo all’intero Collegio Docenti di portare a coerenza il lavoro proposto nella tappa precedente, relativamente alla definizione e “stabilizzazione” dei contenuti specifici del curricolo d’Istituto.

TERZA TAPPA: OSSERVARE E DICHIARARE PER VALUTARE.

 La valutazione e il giudizio di una competenza non sono mai solo il frutto di una prova di verifica somministrata all’allievo. Si pensa dunque che possa essere importante, per ogni Consiglio di Classe, non solo la progettazione della modalità con le quali i singoli contenuti delle discipline verranno erogati e le relative competenze attese, ma anche gli indicatori che si vogliono osservare ai fini della valutazione finale. Per formulare la “griglia di osservazione” che potrebbe poi trovare compimento nella “griglia di valutazione”, è necessario che ogni Consiglio di Classe, guardando all’originalità dei membri che la compongono e ai contenuti che intende affrontare, provi a elaborare quali fattori intende osservare affinché la valutazione non sia solo l’esito di una prova di verifica (orale o scritta) nella quale si ripetono dei contenuti che non sono in grado di dare una forma ai vissuti dell’allievo stesso[1] 

 Ne viene dunque che, per esprimere una valutazione corretta e personalizzata degli apprendimenti di Educazione Civica, sarà necessario porre la concentrazione sulla modalità con la quale – anche a livello formale – pianifichiamo l’insegnamento dell’Educazione Civica. Tra i mesi di settembre e ottobre anche il docente referente per il Consiglio di Classe dell’insegnamento dell’Educazione Civica deve presentare un “piano di lavoro”. Una scuola che si possa dire effettivamente di qualità è chiamata a dichiarare quali attività pensa di proporre per far raggiungere determinate competenze, e cosa voglia osservare ai fini della valutazione. Inoltre, rendere trasparente sul sito internet della scuola il piano di lavoro del Consiglio di Classe per l’insegnamento dell’Educazione Civica, le griglie di osservazione e di valutazione, potrebbe permettere alla scuola stessa di evitare le spiacevoli contestazioni di una valutazione che – forse più delle altre – non può limitarsi a dare un giudizio sulle sole conoscenze. C’è poi un ulteriore aspetto da prendere in considerazione. Anche l’insegnamento dell’Educazione Civica chiede di essere inclusivo, rispettando le modalità di apprendimento degli allievi BES. Un lavoro didatticamente serio e rigoroso richiede dunque di pensare, a norma della legge 170/2010, quali misure compensative e dispensative possano essere riconosciute agli allievi che ne necessitino per il raggiungimento delle singole competenze. Allo stesso modo, gli allievi dichiarati diversamente abili ai sensi della legge 104/92 sono a tutti gli effetti dei cittadini che hanno diritto di maturare – con le relative misure di semplificazione o differenziazione – le competenze dell’insegnamento dell’Educazione Civica. Sarebbe infine interessante che, prima della formulazione della valutazione finale, la medesima griglia di osservazione potesse essere compilata dagli studenti per cercare di capire come gli stessi – in itinere – hanno osservato l’incidenza che i contenuti appresi hanno avuto sulla loro modalità di agire come cittadini.

 

[1]  Non infrequentemente è capitato che Dirigenti Scolastici e Docenti con una spiccata sensibilità educativa, di fronte alla mancanza di senso civico dei propri allievi (dentro e fuori le mura scolastiche), si siano interrogati sul fatto che l’in- segnamento dell’Educazione Civica corre il rischio di formare solo teoricamente degli onesti cittadini. In pari tempo si dovrà tenere in considerazione il fatto che il voto dell’insegnamento dell’Educazione Civica non corrisponde a quello della condotta.

DOCETE- Fidae




giovedì 24 dicembre 2020

LE VIRTU' NEL TEMPO DELLA PANDEMIA

 Per vivere bene il distanziamento riscoprite le virtù cardinali

 

di ILARIO BERTOLETTI

 Sono domande che ci accompagnano da mesi: accettare il disciplinamento dall’alto, ribellarsi, o cercare una morale condivisa per far pronte all’andamento sconcertante della pandemia? Tre possibilità per affrontare i dilemmi del distanziamento sociale. È forse sulla terza che vale la pena soffermarsi, partendo da ciò che accumuna morale laica e morale di ispirazione religiosa: l’attenzione alle virtù cardinali. Modelli di comportamento che, di origine platonica e aristotelica, sono state fatte proprie da Tommaso e dalla tradizione cristiana. Modelli che nei secoli sono stati forme di educazione alla libertà interiore. Cardinali perché orientano a cooperare con gli altri. Cooperazione che porta con sé, per rendersi stabile, il mutuo riconoscimento che si è, al contempo, soggetti “agenti” e “pazienti” (sofferenti).

Un riconoscimento sotto la costellazione delle quattro virtù cardinali – temperanza, fortezza, giustizia, prudenza – che, a ben vedere, sono figure del disciplinamento della “tendenza”, presente in ciascuno, al male morale.

I vizi – gli opposti delle virtù: intemperanza, timore in quanto fuggire dal proprio dovere, ingiustizia e imprudenza – sono gradi della falsificazione della relazione intersoggettiva. E innanzitutto manifestazione del male è quella forma di autoinganno che è la presunzione d’innocenza da parte del soggetto. Una deriva perfettista – da “fanatismo morale” – da evitare ricordando che «l’unico stato morale in cui l’uomo possa venirsi a trovare è quello della virtù, ossia dell’intenzione morale in lotta, e giammai quello della santità, sul presupposto del possesso di una purezza perfetta» (Kant). Un lavoro su di sé, mai finito, per contenere “la macchia impura” (l’egoismo) che inerisce alla volontà, a maggior ragione nel contesto del rischio pandemico. 

Un lavoro attraverso le singole virtù. La temperanza, come contenimento del desiderio cieco di affermazione. La fortezza, quale determinazione di fronte alle difficoltà delle decisioni da prendere. La giustizia, come volontà ferma di rispetto dei doveri e dei diritti, che possono tra loro collidere. Il che implica la prudenza, lo sguardo freddo sulle circostanze e le conseguenze, che calcola gli effetti anche involontari delle scelte.

Virtù cardinali che portano ordine interiore, in specie nelle situazioni di tragica incertezza, quale la nostra. Un ordine che preserva la libertà di ciascuno, senza bisogno dello Stato paternalista, che è l’altro volto dell’anarchia del risentimento.

www.avvenire.it