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martedì 12 maggio 2026

COMPETENZE SCOLASTICHE

 


Competenze

 scolastiche in Italia: 

solo il 57% 

dei quindicenni 

raggiunge 

i livelli di base

 in matematica

 e lettura.


Di Giuseppina Bonadies

 Il Rapporto Innocenti 20 dell’Unicef, dal titolo “Unequal Chances”, lancia un allarme inequivocabile sulle condizioni di vita dei minori.

 L’analisi prende in esame 44 nazioni ad alto reddito, dimostrando come il divario di ricchezza finisca per schiacciare le opportunità di crescita individuale fin dalla prima infanzia. La povertà infantile colpisce ancora più di 1 bambino su 10 in queste società considerate prospere.

Esiste un problema strutturale profondo: l’accumulo di risorse al vertice della società fatica a tradursi in benefici concreti per le fasce più vulnerabili, creando ostacoli difficili da superare senza interventi legislativi mirati.

Salute fisica e mentale legate al reddito

I ricercatori dell’Unicef forniscono prove chiare su quanto vivere in contesti svantaggiati peggiora la salute fisica e psicologica. I bambini e i ragazzi che crescono all’interno di famiglie con scarse risorse economiche affrontano rischi maggiori fin dai primi anni di vita, registrando tassi più alti di mortalità e obesità infantile.

Scavando nelle statistiche fornite dall’indagine, emerge che oltre il 25% dei giovani risulta in sovrappeso. Tale fenomeno deriva spesso da un accesso limitato a cibi sani, frequentemente sostituiti da alimenti ultra-processati a basso costo, e da una ridotta possibilità economica di praticare sport con regolarità.

Il peso delle preoccupazioni finanziarie della famiglia si scarica inesorabilmente sulla serenità quotidiana dei figli. La tensione legata alla fatica di arrivare a fine mese genera un forte stress nei genitori, che finisce per alterare le dinamiche domestiche. Gli adolescenti costretti a vivere in ristrettezze materiali mostrano livelli inferiori di soddisfazione per la propria esistenza, sentendosi spesso emarginati rispetto ai coetanei provenienti da ambienti privilegiati.

Le conseguenze sul rendimento scolastico e sulle relazioni

L’indagine dell’agenzia ONU sposta poi l’attenzione sulle competenze accademiche e sociali, portando alla luce uno scenario preoccupante per l’intero sistema d’istruzione. Arrivati all’età di 15 anni, oltre 1 studente su 3 risulta del tutto privo delle competenze di base in lettura e matematica. Le nazioni caratterizzate da una forte disuguaglianza di reddito tendono, di fatto, a registrare risultati didattici inferiori nella media della popolazione studentesca. Il background familiare continua a pesare in maniera decisiva sul profitto scolastico.

La mancanza di stabilità economica plasma inevitabilmente anche le dinamiche relazionali. I giovani meno abbienti patiscono un accesso ridotto a risorse educative adeguate, come libri o dispositivi digitali, e sono spesso tagliati fuori dalle attività ricreative extrascolastiche.

Questo limite strutturale restringe le loro occasioni di pura socializzazione. Il risultato è un deterioramento dei rapporti tra pari fin dalla tenera età, un fattore che alimenta l’isolamento e blocca sul nascere le possibilità di stringere legami duraturi.

La voce dei ragazzi: discriminazione e bullismo

Il documento Unicef sceglie di dare spazio alle testimonianze dei giovani, raccolte attraverso diversi focus group organizzati in 6 Paesi. I partecipanti individuano l’esclusione per motivi economici come una consuetudine diffusa tra i banchi di scuola. I ragazzi vivono sulla propria pelle il peso delle differenze di classe sociale nella loro quotidianità, percependo barriere invisibili eppure invalicabili.

I giovani intervistati denunciano la presenza di severi episodi di bullismo scatenati dall’aspetto fisico o dalla disabilità, dinamiche in cui il disagio emotivo raggiunge picchi insopportabili. Durante le interviste, un ragazzo italiano ha confessato: “Mi metto in un angolo e piango.

Raccontando la vita in classe, un altro adolescente del nostro Paese ha spiegato che un suo compagno autistico viene continuamente preso in giro a scuola, aggiungendo subito dopo con coraggio: “Cerco di difendere i miei compagni che vengono trattati ingiustamente.

Altri ragazzi hanno puntato il dito contro le spietate aspettative estetiche imposte dalla comunità. Un giovane italiano ha infatti riferito come, passeggiando in centro città, chi è privo di una specifica fisicità venga sistematicamente isolato dal gruppo. In Cile, un intervistato ha spiegato con estrema lucidità che l’appartenenza a un ceto meno abbiente condiziona in modo irreversibile le scelte lavorative e il futuro dei cittadini, limitando le possibilità di riscatto.

Focus Italia: tutti i numeri e le percentuali del nostro Paese

Esaminando le tabelle del report, la penisola italiana ottiene il 12° posto nella classifica generale del benessere infantile, calcolata su 44 nazioni. Analizzando le specifiche dimensioni di indagine, il nostro Paese si piazza al 17° posto per la salute fisica e al 10° posto per il benessere mentale. Scivola invece al 25° posto per le competenze dei ragazzi.

I numeri sulla condizione finanziaria tratteggiano una situazione severa. Il tasso di povertà infantile si attesta al 23,2%, un valore allarmante che richiede un profondo ripensamento del welfare. La disuguaglianza di reddito segna un rapporto di 5,35 tra le fasce più ricche e quelle più povere della popolazione.

Sul fronte della salute fisica, il tasso di sovrappeso calcolato tra i 5 e i 19 anni coinvolge ben il 27,9% dei giovani italiani. Il tasso di mortalità registrato nella fascia di età compresa tra i 5 e i 14 anni si ferma allo 0,81 per mille.

Passando al benessere mentale e alle abilità sociali, la percentuale di ragazzi di 15 anni che dichiara un’alta soddisfazione per la propria vita raggiunge il 73%. Il delicato indicatore relativo ai suicidi giovanili, misurato tra i 15 e i 19 anni, segna un tasso del 2,8 su 100.000 ragazzi.

In ambito prettamente scolastico, le statistiche confermano le difficoltà già accennate in precedenza. Solo il 57% degli studenti italiani di 15 anni possiede una competenza accademica di base in matematica e lettura. Nelle relazioni interpersonali all’interno degli istituti, il 76% degli intervistati della stessa età dichiara fortunatamente di riuscire a stringere amicizie in modo facile e spontaneo.

Il rapporto Unicef

Orizzonte Scuola

 

mercoledì 24 gennaio 2024

GIORNATA MONDIALE DELL'EDUCAZIONE

Più istruzione 

per una pace duratura

 e lo sviluppo umano integrale per tutti




Secondo l’Unicef, guerre e crisi mondiali impediscono a 600

 milioni di bambini e ragazzi di avere accesso sicuro alla scuola

-         - di PAOLO FERRARIO

 Istruzione come strumento per promuovere una pace duratura e lo sviluppo umano. È questo il tema scelto dall’Unesco per la sesta Giornata internazionale dell’educazione, che si celebra oggi in tutto il mondo. Una ricorrenza che cade proprio quando il pianeta è attraversato da una molteplicità di conflitti, che pregiudicano il diritto all’istruzione di milioni di bambini e ragazzi. Secondo l’Unicef, oltre 600 milioni di bambini in tutto il mondo «non riescono a raggiungere i livelli minimi di competenza in lettura e matematica, anche se due terzi di loro frequentano la scuola». Tra chi, invece, in classe non è più tornato, ci sono i 625mila studenti di Gaza che, dal 7 ottobre, «non hanno avuto accesso sicuro all’istruzione», ricorda l’Unicef. Che, tra le conseguenze della guerra in corso, inserisce anche «le 370 scuole della Striscia (il 75% del totale) danneggiate o distrutte con conseguenze per 432.571 studenti (52% ragazze) e 16.209 insegnanti. Circa il 90% degli edifici scolastici sono stati utilizzati come rifugi per sfollati interni o hanno subito danni, la cui gravità varia da lieve (128 scuole), moderata (110 scuole), grave (96 scuole) e distrutta (8 scuole)», conclude la nota dell’Unicef. Che sottolinea come anche la guerra in Ucraina abbia avuto gravi conseguenze sul sistema dell’istruzione, «con 3.798 strutture scolastiche danneggiate e 365 distrutte. È stato stimato – ricorda l’agenzia per l’infanzia dell’Onu – che l’istruzione di 5,3 milioni di bambini è interrotta». In Sudan, infine, con l’escalation del conflitto, la crisi dell’istruzione si aggrava, 19 milioni di bambini non sono ancora in grado di tornare a scuola.

 Proprio la consapevolezza che «l’istruzione e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita sono essenziali per conseguire uno sviluppo giusto e sostenibile e contrastare le disuguaglianze attraverso il dialogo, la solidarietà, la comprensione reciproca e la cooperazione, una governance inclusiva, democratica e partecipativa e la parità di genere », si legge in una dichiarazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante- Vicepresidente, Josep Borrell, spinge le istituzioni comunitarie a ricordare che sono anche «fondamentali per proteggere, sostenere e costruire la pace». 

Secondo i leader europei, inoltre, «per sfruttare appieno le ricadute positive dell’istruzione sono indispensabili l’equità e l’inclusione in sistemi di istruzione dotati di risorse adeguate al futuro, che consentano a ciascuno di realizzare il proprio potenziale. All’interno dell’Ue – assicurano – proseguiamo l’opera di costruzione dello spazio europeo dell’istruzione, che rappresenta la nostra visione comune a lungo termine per il settore dell’istruzione e della formazione. L’iniziativa, che riunisce i 27 Stati membri – conclude la nota – mira a creare sistemi universali di istruzione e formazione più resilienti, inclusivi e orientati al futuro, in una prospettiva di apprendimento lungo tutto  l’arco della vita». Obiettivo che, anche in Italia, non è, però, garantito a tutti. 

«Oggi chi vive in contesti di povertà o di arretratezza sociale, ha difficoltà ad accedere a un’offerta adeguata», ha ricordato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, in occasione della presentazione del Rapporto 2023 dell’associazione Italiadecide, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Penso soprattutto ai minori – ha sottolineato Fontana – e ai fattori che incidono negativamente sulla loro crescita. Tutto ciò è inaccettabile, perché la povertà educativa indebolisce fortemente lo sviluppo e le prospettive delle nuove generazioni, alimentando fenomeni distorsivi che minano l’integrità sociale delle comunità. Un’adeguata educazione va garantita non solo alle giovani generazioni, ma anche a quanti rischiano di rimanere indietro – ha ricordato il Presidente della Camera –. 

Di qui la necessità di assicurare a tutti una formazione permanente, che consenta loro di accrescere e aggiornare le proprie conoscenze e competenze lungo tutto l’arco della vita. Auspico dunque che la politica investa con coraggio e determinazione sull’educazione e sulla formazione umana, culturale e civile dei giovani », ha concluso Fontana. Abbandono scolastico, scuole fatiscenti, dotazioni tecnologiche inadeguate, mancanza di mense in molte scuole, classi sovraffollate e programmi di studio obso-lete, sottolinea Slow Food Italia, rappresentano però un freno allo sviluppo del Paese e generano nuove disuguaglianze. «C’è un tragico legame tra povertà educativa e povertà alimentare – ricorda la presidente Barbara Nappini -: ambedue indicano scarsità, sia quantitativa che qualitativa». E richiedono un lavoro educativo supplementare per riscoprire il «cibo come fatto sociale», sia a scuola che in casa. «Al cibo, come all’educazione bisogna voler bene – conclude Nappini. 

Nella Giornata internazionale dell’Educazione vogliamo ricordare che abbiamo tutti la responsabilità di dare alle nuove generazioni strumenti di autonomia, di critica, di visione ed elaborazione per disegnare un futuro migliore: il futuro di pace e bellezza che meritano».

 www.avvenire.it

 UNICEF





giovedì 28 settembre 2023

UNESCO-UNICEF - JOURNEE MONDIALE DES ENSEIGNANTS 2023

 



Cérémonie d’ouverture de la Journée mondiale des enseignants 2023 5 octobre (14h h 30 à 16 h 30), salle II ou IX (à confirmer), Siège de l’UNESCO, Paris (France) Après l’allocution d’ouverture des coorganisateurs de la Journée mondiale des enseignants, des données essentielles sur l’attractivité de la profession seront présentées, en mettant en avant l’avis des enseignants sur les aspects attrayants et stimulants de leur métier. Une discussion ouverte réunira les coorganisateurs, des décideurs et les experts du Groupe de haut niveau du Secrétaire général de l’ONU sur la profession d’enseignant, lesquels exposeront les mesures qu’ils jugent prioritaires et nécessaires pour rendre la profession plus attrayante dans les prochaines années. Enregistrez-vous ici pour y participer en ligne

domenica 12 giugno 2022

IL LAVORO MINORILE: UNA TRISTE PIAGA

Giornata contro 

il lavoro minorile, 

il Papa: si elimini questa piaga

Sono 160 milioni quelli coinvolti, in particolare tra i cinque e gli undici anni d'età. Una piaga, ricordata da Francesco all'Angelus, aggravata dal Covid-19 che ha causato più povertà. L'Unicef: abbiamo il potere di cambiare le cose

-       -  Michele Raviart - Città del Vaticano

Il Papa all'Angelus ha ricordato che oggi ricorre la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. "Impegniamoci tutti per eliminare questa piaga, perché nessun bambino o bambina sia privato dei suoi diritti fondamentali e costretto o costretta a lavorare. Quella dei minori sfruttati per il lavoro è una realtà drammatica che ci interpella tutti".

Lavoro minorile: nel mondo riguarda un bambino su 10

Per la prima volta dal 2000 è aumentato il numero di bambini tra i cinque e gli undici anni coinvolti nel lavoro minorile. Nel mondo sono ormai circa uno su dieci e la metà di loro è impegnata in lavori pericolosi. Quasi 17 milioni in più nel 2020 rispetto a quattro anni prima per un totale, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, di 160 milioni. A denunciarlo è l’Unicef in un comunicato per la Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che si celebra il 12 giugno in tutto il mondo.

Una situazione aggravata dalla pandemia

Decisive per arrivare a questi numeri sono state le conseguenze socioeconomiche della pandemia da Covid-19, che ha ridotto in povertà ulteriori cento milioni di bambini, la fascia più colpita della popolazione. “L’attuale situazione del lavoro minorile è preoccupante”, ha dichiarato il direttore generale dell’Unicef Cahterine Russell. Le conseguenze sono devastanti, “con effetti a catena che possono durare tutta la vita”. “Il lavoro minorile viola il diritto di ogni bambino a essere un bambino e crescere libero da sfruttamento, abuso e violenza”. “Compromette anche l’istruzione dei bambini e limita le loro opportunità future, rafforzando i cicli di povertà”.

Scarso accesso ai programmi di sussidio

Sebbene siano stati circa tremila i progetti di sostegno stanziati ed ampliati in tutto il mondo, solo un bambino su quattro ha accesso a sussidi per l’infanzia e famigliari. Quello che richiede Unicef è “un approccio integrato”. “Per esempio”, afferma Russell, “quando le famiglie ricevono sussidi in denaro, possono anche ricevere informazioni sull’importanza di continuare a fare andare i bambini a scuola e farli rimanere lontani dal lavoro e permettere ai bambini che lavorano di tornare a scuola”.

Unicef: abbiamo il potere di cambiare le cose

“Abbiamo bisogno”, si legge ancora nel comunicato, “di costruire una forza lavoro forte per la protezione dell'infanzia, in grado di fornire un sostegno diretto ai bambini e alle famiglie”. È necessario quindi “mobilitare e rendere prioritarie le risorse nazionali per la protezione sociale, nonché aumentare l'assistenza allo sviluppo per combattere il lavoro minorile in tutte le sue forme”. Non dovremmo mai accettare il lavoro minorile come inevitabile. Abbiamo il potere di cambiare tutto questo e il modo migliore per celebrare la Giornata mondiale contro il lavoro minorile è usare questo potere.”

Ci sono ancora “troppe piccole mani” costrette a fare ciò che nessun bambino dovrebbe, ha scritto lo scorso 17 maggio Papa Francesco in un messaggio rivolto alla conferenza di Durban dell’Organizzazione internazionale del lavoro, sottolineando come lo sfruttamento lavorativo sfoci spesso nelle peggiori forme di abuso, privando i bambini “della gioia della loro giovinezza e della loro dignità donata da Dio”. Ricordando il necessario impegno delle istituzioni per fermare questa piaga, il Pontefice ha anche ricordato, lo scorso 19 novembre, come lo sfruttamento dei bambini nei processi produttivi dell’economia globalizzata sia a vantaggio di profitti e di guadagni altrui. “È negazione del diritto dei bambini alla salute, all’istruzione, a una crescita armoniosa” che “comprende anche la possibilità di giocare e di sognare. Questo è tragico. Un bambino che non può sognare, che non può giocare, non può crescere".

Vatican News

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 Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della XX Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«È sconcertante pensare che le bambine e i bambini coinvolti nel lavoro minorile, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dell’Unicef, siano nel mondo più di 160 milioni e che la pandemia abbia esposto quasi 9 milioni di bambini in più al rischio di sfruttamento lavorativo.

Il richiamo che ci viene dalla Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile si nutre del fatto che, per la prima volta in 20 anni, si registra un aumento del fenomeno.

Ancora una volta, cioè, sono le condizioni di maggior fragilità a subire le conseguenze delle avversità che si manifestano.

È una piaga odiosa che va contrastata garantendo una protezione sociale che assicuri a ciascun bambino le stesse opportunità.

Questa situazione così drammatica non risparmia l’Italia dove alti tassi di dispersione scolastica presenti in alcune aree ostacolano per i giovani la ricerca di un lavoro adeguato, aumentando il rischio di disagio sociale ed economico nonché di devianza minorile.

Dobbiamo fare di più, come comunità, come singoli, come istituzioni, per restituire il sorriso a tutti quei bambini e quelle bambine obbligati a rinunciare troppo presto alla loro infanzia».

 www.quirinale.it

martedì 25 gennaio 2022

UNICEF. PANDEMIA e INFANZIA A RISCHIO

 Istruzione nel mondo

Unicef:

 incalcolabile il danno della pandemia sull'infanzia

L'agenzia Onu ha reso noti i nuovi dati in occasione della Giornata internazionale dell'Istruzione: la chiusura totale o parziale delle scuole ha drammaticamente penalizzato centinaia di milioni di bambini nell'accesso allo studio. Importante anche l'impatto sulla salute mentale dei minori

 

-         Paola Simonetti  - Città del Vaticano

-          

Le conseguenze della pandemia da Coronavirus passano in modo pesante fra i banchi di scuola di mezzo mondo, compromettendo l'accesso a uno dei più cruciali diritti dei bambini: l'apprendimento. Sono infatti più di 635 milioni, secondo gli ultimi dati dell'Unicef, gli studenti colpiti dal totale o parziale stop delle lezioni a cui molti istituti sono stati costretti per contenere il contagio. Il mancato accesso alla scuola, nei contesti più poveri ha significato anche la privazione degli unici e sicuri pasti disponibili nella giornata di un minore.

Perdita di competenze basilari

"A marzo, segneremo due anni di interruzioni dell'istruzione globale legate al Covid-19. Semplicemente, stiamo assistendo - ha dichiarato Robert Jenkins, responsabile Unicef per l'istruzione - a una perdita di scala quasi insormontabile per la scolarizzazione dei bambini". A subire un colpo, l'apprendimento di nozioni di base come quelle di calcolo e alfabetizzazione. "A livello globale - sottolinea Unicef - l'interruzione dell'istruzione ha fatto sì che milioni di bambini abbiano perso in modo significativo l'apprendimento accademico che avrebbero acquisito se fossero stati in aula, con i bambini più piccoli ed emarginati che affrontano la perdita maggiore".

Penalizzate zone a disagio economico

Le zone del mondo più penalizzate sono state quelle a basso e medio reddito, dove il blocco di apprendimento dovuto alla chiusura delle scuole ha lasciato fino al 70% dei bambini di 10 anni incapaci di leggere o capire un testo semplice, rispetto al 53% di prima della pandemia. Solo in Etiopia, stando al report Unicef, si stima che i bambini della scuola primaria abbiano imparato dal 30 al 40% in meno della matematica che avrebbero appreso durante un normale anno scolastico. Negli Stati UNiti la situazione non è stata più rosea: "Sono state osservate perdite di apprendimento in molti stati tra cui Texas, California, Colorado, Tennessee, North Carolina, Ohio, Virginia e Maryland. In Texas, per esempio, due terzi dei bambini di terza elementare - sottolinea il documento - sono risultati al di sotto del loro livello di matematica nel 2021, rispetto alla metà dei bambini nel 2019".

In aumento dispersione scolastica

La presenza di Paesi occidentali nella lista di quelli che evidenziano problemi sul fronte dell'istruzione, rivelano come la pandemia sia stata di fatto scatenante di penalizzazioni anche in luoghi insospettabili, come il "ricco" Occidente, mettendo in luce forti disparità. Lo sottolinea Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, facendo notare come le difficoltà di apprendimento legate al dilagare del virus, abbiamo portato anche ad un aggravamento della dispersione scolastica. Le difficoltà di accesso ai luoghi dell'apprendimento e le scarse possibilità di studiare a distanza per molte famiglie, hanno inciso sull'abbandono scolastico, in contesti spesso già drammaticamente in difficoltà: "In nuclei impoveriti dalla pandemia - ha aggiunto Iacomini- si è preferito coinvolgere i minori nel supporto economico alla famiglia". Circa 3 bambini su 4 della scuola elementare, in diversi stati brasiliani - rivela il report Unicef - non riescono a leggere, rispetto a 1 bambino su 2 pre-pandemia, mentre il tutto il Brasile, 1 studente su 10 di età compresa tra i 10 e i 15 anni ha riferito di non avere intenzione di tornare a scuola una volta riaperte. Cupa anche la situazione in Sudafrica, dove gli scolari sono dal 75% a un intero anno scolastico indietro rispetto a dove dovrebbero essere. Circa 400-500 mila studenti avrebbero abbandonato del tutto la scuola tra marzo 2020 e luglio 2021.

A rischio salute mentale e nutrizione

Ma il mancato apprendimento accademico per i bambini del mondo non è stato l'unico pesante danno provocato dalla pandemia. La chiusura delle scuole, infatti, secondo Unicef, ha avuto un impatto sulla salute mentale dei bambini, oltre ad esporli a un maggior rischio di abusi. "Un numero crescente di dati dimostra che il Covid-19 - sottolinea il rapporto - ha causato alti tassi di ansia e depressione tra i bambini e i giovani, e alcuni studi hanno scoperto che le ragazze, gli adolescenti e coloro che vivono in zone rurali hanno maggiori probabilità di sperimentare questi problemi". Compromessa anche l'opportunità di un'alimentazione regolare: "Più di 370 milioni di bambini nel mondo - ha concluso Unicef - hanno perso i pasti scolastici durante la chiusura delle scuole, perdendo quella che per alcuni bambini è l'unica fonte affidabile di cibo e nutrizione quotidiana".

Il Patto Educativo Globale promosso da Papa Francesco

Un tema, quello dell'istruzione, sul quale il Pontefice si era soffermato già lo scorso anno in occasione della Giornata mondiale degli insegnanti, promuovendo l’iniziativa di un Patto Educativo Globale "per ravvivare l’impegno per e con le nuove generazioni, rinnovando - sottolineò Francesco - la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione", e invitando tutti a "unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un'umanità più fraterna". "Un'alleanza cruciale e urgente - ha concluso Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia- che dovrebbe contemplare politiche efficaci di investimento nella scuola, di supporti adeguati agli insegnanti. Uno sforzo intensivo per colmare i vuoti". 

 Vatican News

 UNICEF

 

 

 

mercoledì 6 ottobre 2021

IL DISAGIO MENTALE GIOVANILE IN CRESCITA


 Unicef: cresce il disagio mentale giovanile.

 Il suicidio tra le prime cause di morte

I dati nel Rapporto Unicef in uscita oggi in cui si stima anche l'impatto della pandemia sulla salute dei giovanissimi e si valutano gli investimenti istituzionali per farvi fronte, ancora troppo scarsi

 

-Gabriella Ceraso, Cecilia Seppia

 

Sono cifre preoccupanti le prime che emergono dal Rapporto curato dall'Unicef dal titolo : "La Condizione dell'infanzia nel mondo - Nella mia mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani". Più di un adolescente su 7, tra i 10 e i 19 anni, convive - secondo i dati - con un disturbo mentale diagnosticato e in prevalenza si tratta di maschi, 89 milioni, contro i 77 milioni di ragazze. Un disagio che a volte può diventare insopportabile e che porta quasi 46mila adolescenti ogni anno a togliersi la vita, in pratica più di uno ogni 11 minuti. Nelle diagnosi dei disturbi mentali a prevalere, al 40% circa, sono ansia e depressione con tassi più elevati in Medio Oriente e Nord Africa, in Nord America e in Europa Occidentale. In alcuni casi il disagio mentale - fa sapere l'Unicef -  è tale che da lasciare i giovani con la sensazione di non avere una via di uscita. E così il suicidio è, nel mondo, una fra le prime cinque cause di morte nei giovanissimi tra 15 e 19 anni, ma in Europa occidentale diventa la seconda, con 4 casi su 100mila, dopo gli incidenti stradali.

L'impatto sociale e scarsi investimenti

Ogni problematica mentale diagnosticata impatta sui bambini ma di riflesso sulla società tutta: dal deficit di attenzione, all' autismo, dal disturbo bipolare a quelli della condotta e dell'alimentazione. Una nuova analisi della London School of Economics presente nel Rapporto sui giovani dell'Unicef, indica che il mancato contributo alle economie a causa dei problemi di salute mentale che portano a disabilità o morte tra i giovani, è stimato in quasi 390 miliardi di dollari all'anno. A fronte di questo, "i governi - ha dichiarato il direttore generale dell'Unicef Henrietta Fore - stanno investendo troppo poco per affrontare questi bisogni fondamentali". A livello globale, infatti, agli interventi per patologie mentali, viene destinato solo il 2% dei fondi governativi per la salute. "Troppo poco, rispetto alle necessità", mette in guardia il Rapporto. 

Il costo psicologico della pandemia

All'interno del nuovo rapporto, viene presentato anche un sondaggio condotto dall'Unicef e dalla società di analisi americana Gallup in 21 paesi, che stima il costo psicologico della pandemia il cui impatto potrebbe prolungarsi per molti anni. Secondo i dati, 1 giovane su 5 tra i 15 e i 24 anni dichiara di sentirsi spesso depresso o di avere poco interesse nello svolgimento di attività. A livello globale, almeno 1 bambino su 7 è stato direttamente colpito dai lockdown, mentre più di 1,6 miliardi di bambini hanno perso parte della loro istruzione a causa delle chiusure delle scuole. L'interruzione della routine, dell'istruzione, delle attività ricreative, così come la preoccupazione per il reddito familiare e la salute, spiega il rapporto, rende molti giovani spaventati, arrabbiati, fragili e preoccupati per il loro futuro. "Sono stati 18 lunghi mesi per tutti noi, specialmente per i bambini. Con i lockdown a livello nazionale e le restrizioni di movimento legate alla pandemia - ha dichiarato il direttore generale dell'Unicef Henrietta Fore, i bambini hanno trascorso anni indelebili della loro vita lontano dalla famiglia, dagli amici, dalle aule, dal gioco, elementi chiave dell'infanzia stessa". Non solo. L'impatto della pandemia sulla salute mentale "è solo la punta dell'iceberg. Anche prima della pandemia - conclude - troppi bambini erano gravati dal peso di problemi, non affrontati, di salute mentale".

Fattori predittivi e protettivi di disturbi mentali

Dal rapporto emerge poi come all'origine dei disturbi mentali ci sia un mix letale di genetica, esperienze e fattori ambientali che incidono, contrariamente a quanto si pensa, fin dai primissimi giorni  dopo la nascita, tra cui il ruolo dei genitori, la scolarizzazione, la qualità delle relazioni, l'esposizione alla violenza o ad abusi, la discriminazione, la povertà, le crisi umanitarie e le emergenze sanitarie come quella provocata dal Covid-19, destinati a influenzare la salute mentale dei bambini per tutta la loro vita. Mentre i fattori protettivi, come persone che si prendono cura di loro amorevoli, ambienti scolastici sicuri e relazioni positive tra coetanei possono contribuire a ridurre il rischio di disturbi mentali. Secondo il rapporto, di nuovo, esistono delle barriere importanti, tra cui stigmatizzazione e mancanza di fondi, che stanno impedendo a troppi bambini di godere di una buona salute mentale o di accedere al supporto di cui hanno bisogno.

Agire su tre direttrici

La Condizione dell’infanzia nel mondo invita perciò i governi e i partner del settore pubblico e privato a impegnarsi, comunicare e agire per promuovere la salute mentale di tutti i bambini, adolescenti e persone che se ne prendono cura, proteggere chi ha bisogno di aiuto e assistere i più vulnerabili. Le direttrici su cui muoversi sono tre: investimenti urgenti nella salute mentale dei bambini e degli adolescenti in tutti i settori, non solo in quello sanitario, per sostenere un approccio alla prevenzione, alla promozione e alle cure che coinvolga tutta la società; integrare e aumentare gli interventi basati su evidenze nei settori della salute, dell'istruzione e della protezione sociale - compresi programmi per i genitori che promuovano un'assistenza attenta e amorevole e sostengano la salute mentale di genitori e persone che si prendono cura dei bambini e garantire che le scuole supportino la salute mentale attraverso servizi di qualità e relazioni positive. Infine: rompere il silenzio che circonda le problematiche di salute mentale, affrontando la stigmatizzazione, promuovendo una migliore comprensione della salute mentale e prendendo sul serio le esperienze dei bambini e dei giovani. "La salute mentale è una parte della salute fisica - non possiamo permetterci di continuare a vederla in altro modo", ha detto Fore rivolgendo un appello finale. "Per troppo tempo, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, abbiamo visto poca comprensione e troppo pochi investimenti in un aspetto essenziale per massimizzare il potenziale di ogni bambino. Tutto questo deve cambiare".

 Vatican News

 RAPPORTO UNICEF



 

mercoledì 9 giugno 2021

UNICEF. IN AUMENTO LA POVERTA' DEI BAMBINI


 UNICEF Report Card, così il COVID

 acuisce la povertà dei bambini 

nei paesi ricchi

 

      Secondo la Report Card n. 16 "Worlds of Influence" (Sfere di influenza) - lo studio lanciato  dal Centro di Ricerca Innocenti (IRC) dell’UNICEF - suicidi, infelicità, obesità e scarse capacità in campo sociale e accademico sono diventate caratteristiche fin troppo comuni fra i bambini nei paesi ad alto reddito.

      La serie delle "Report Card" dell’UNICEF, pubblicato da 20 anni, utilizza ogni anno dati nazionali per analizzare in modo comparato i fenomeni che riguardano l'infanzia negli Stati dell'Unione Europea e dell'OCSE.

  L'indagine analizza i fattori che condizionano il benessere dei bambini nei paesi ricchi, utilizzando dati pre-COVID per stilare una classifica degli Stati per quanto riguarda la salute mentale e fisica dei bambini e le loro competenze culturali e sociali.

       Sulla base di questi indicatori, i Paesi Bassi, la Danimarca e la Norvegia risultano come i 3 migliori paesi in cui essere un bambino, tra quelli ad alto reddito.


«Molti dei Paesi più ricchi del mondo, che pure dispongono delle risorse necessarie per garantire a tutti i loro bambini una infanzia felice, stanno fallendo questo obiettivo» spiega Gunilla Olsson, Direttrice dell'UNICEF Innocenti.

«A meno che i governi non intraprendano azioni rapide e decise per proteggere il benessere dell'infanzia nell'ambito delle loro risposte alla pandemia, dobbiamo continuare ad aspettarci un'impennata dei tassi di povertà minorile, un deterioramento della salute mentale e fisica e un crescente divario di competenze tra i bambini. 

Il sostegno alle famiglie e ai bambini, legato al COVID-19, è gravemente inadeguato. Bisogna fare di più per garantire ai bambini un'infanzia sicura e felice, adesso.»  

 

Principali risultati della Report Card 16

Salute mentale

Nella maggior parte degli Stati oggetto di indagine, meno di 4 bambini su 5 si ritengono soddisfatti della loro vita.   La Turchia registra il livello di soddisfazione minore (53%), seguita da Giappone e Regno Unito.   I bambini con famiglie che offrono loro minore sostegno e coloro che sono vittime di bullismo soffrono di una salute mentale significativamente peggiore rispetto alla media.   La Lituania registra i tassi più alti di suicidio fra gli adolescenti - tra le principali cause di morte fra i ragazzi di 15-19 anni nei paesi ricchi - seguita da Nuova Zelanda ed Estonia.

 Salute fisica

I tassi di obesità e sovrappeso fra i bambini sono aumentati negli ultimi anni.   Circa un terzo dei bambini sono obesi o sovrappeso, con i tassi in rapido incremento nell'Europa meridionale.   In oltre un quarto dei paesi ricchi la mortalità dei bambini è ancora superiore a 1 decesso ogni 1.000 nati vivi.

Competenze
In media, il 40% dei bambini nei paesi OCSE e UE non possiede competenze di base di lettura e matematica all'età di 15 anni.   I ragazzi in Bulgaria, Romania e Cile sono i meno preparati in queste abilità, mentre quelli più preparati sono quelli di Estonia, Irlanda e Finlandia.   Nella maggior parte dei paesi, almeno un bambino su 5 non ha fiducia nelle proprie capacità sociali di fare nuove amicizie. I bambini di Cile, Giappone e Islanda sono i più insicuri. 

Progressi
      Il rapporto contiene anche dati su evidenti aree di progresso nel benessere dei bambini.   In media, il 95% dei bambini in età prescolare è iscritto a programmi di apprendimento organizzati, mentre il numero di giovani tra i 15 e i 19 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione (NEET) è diminuito in 30 dei 37 paesi analizzati.   Tuttavia, questi importanti traguardi rischiano di diminuire a causa dell'impatto dovuto al COVID-19.

       Il rapporto inoltre stila una graduatoria degli Stati in base alle loro politiche per il benessere dell'infanzia e altri fattori, fra cui l’economia, la società e l’ambiente.   La Norvegia, l’Islanda e la Finlandia hanno le politiche e i contesti migliori per promuovere il benessere dei bambini.   Mediamente, i paesi considerati spendono meno del 3% del PIL per le politiche per le famiglie e per i bambini.


«Nei periodi di crisi, le famiglie hanno bisogno di governi e luoghi di lavoro che le aiutino a crescere le nuove generazioni di cittadini felici e sani» riassume Fayaz King, Vicedirettore dell’UNICEF. «Un investimento sui bambini è un investimento diretto nel nostro futuro.»  

La situazione dell'Italia

«L’Italia si posiziona 19° su 38 Stati per quanto riguarda i risultati complessivi sul benessere dei bambini, e solamente 34° su 41 per quanto riguarda le politiche e le condizioni che generano benessere» rivela il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.  

«Per quanto concerne la salute mentale il nostro paese è al 9° posto: i quindicenni italiani con elevata soddisfazione per la vita sono il 76%, a fronte di una media negli altri paesi del 75,7%, e il tasso di suicidio è di 2,5 casi ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media di 6,5 su 100.000.   Per quanto concerne la salute fisica, preoccupano i tassi di sovrappeso e obesità dei bambini: l’Italia è 31°, con il 36,9% di bambini e ragazzi tra 5 e 19 anni in questa situazione.  
Per quanto riguarda le competenze, il nostro paese è 15°: il 58,1% dei ragazzi di 15 anni possiede competenze di base di lettura e matematica (rispetto ad una media complessiva del 62,3%), mentre quelli che fanno facilmente amicizia sono il 79,3% (rispetto ad una media del 75,5%). Sono NEET l’11% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni (rispetto a una media del 6%). 
L’89% dei bambini ha ricevuto la seconda dose di vaccino contro il morbillo nel 2018. 
  Per quanto concerne l’inquinamento dell’aria dovuto alla concentrazione media annuali di PM2,5, l’Italia ha un valore pari a 16,8 microgrammi per metro cubo, più alto della media (13,7 mpmc.)».


Leggi la scheda dati sull'Italia

Le ricadute economiche della pandemia

A causa dell’epidemia da COVID-19, nella prima metà del 2020 la maggior parte dei paesi analizzati nel rapporto hanno tenuto le scuole chiuse per oltre 100 giorni, attuando inoltre rigide politiche di permanenza in casa (lockdown).

Il rapporto evidenzia che la scomparsa di familiari e amici, gli stati di ansia, le restrizioni del lockdown, la carenza di supporto, la chiusura delle scuole, il difficile bilanciamento fra vita lavorativa e familiare, lo scarso accesso all'assistenza sanitaria, combinati con la riduzione di reddito causata dalla pandemia sono stati fattori devastanti per il benessere dei bambini, per la loro salute fisica e mentale, e per il loro sviluppo.   Prima dello scoppio del COVID-19, in media la povertà relativa dei bambini nei 41 paesi si attestava intorno al 20%. 
Con un PIL che si prevede in calo nei prossimi due anni in quasi tutti questi paesi, se i governi non intraprenderanno azioni correttive immediate, la povertà dei bambini è destinata purtroppo ad aumentare.   «Mentre le ricadute economiche, formative e sociali della pandemia continuano a farsi sentire, senza uno sforzo concertato assisteremo a un impatto ancora peggiore, e devastante, sul benessere dei bambini di oggi, sulle loro famiglie e sulle società in cui vivono» afferma ancora Gunilla Olsson.

         Sulla base del rapporto e di questi ultimi sviluppi, l’UNICEF chiede i seguenti passi per proteggere e migliorare il benessere dei bambini:

  • Azioni decisive per ridurre la disuguaglianza di reddito e la povertà e assicurare che tutti i bambini abbiano accesso alle risorse di cui hanno bisogno.
  • Rispondere rapidamente ai forti divari nei servizi per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti.
  • Aumentare le politiche per le famiglie per migliorare il bilanciamento lavoro-famiglia, soprattutto l’accesso ad assistenza all’infanzia nei primi anni di vita di alta qualità, flessibile e a un prezzo accessibile.
  • Rafforzare le azioni per proteggere i bambini da malattie prevenibili, fra cui invertire le recenti riduzioni delle vaccinazioni contro il morbillo. 
  • Migliorare le politiche per il COVID-19 che sostengono le famiglie con bambini e garantire che i bilanci che sostengono il benessere dei bambini siano interamente protetti dalle misure di austerità.

 DOCUMENTI DISPONIBILI

UNICEF Report Card 16 "Sfere di influenza"PDF / 3.69 MB

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Report Card 16 - La scheda sull'ItaliaPDF / 369 KB

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venerdì 28 maggio 2021

BAMBINI E ADOLESCENTI, TITOLARI DI DIRITTI


 In Italia la ratifica della Convenzione sull’infanzia compie trent’anni

Sono passati trent’anni da quando l'Italia ha ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, un Trattato che ha garantito ai bambini un nuovo protagonismo, facendone persone titolari di diritti. Da allora sono stati fatti numerosi passi in avanti con leggi e politiche in favore dei minori. Ma c’è ancora molta strada da percorrere perché i piccoli siano sempre tutelati

-         di Marina Tomarro - Città del Vaticano

      

A partire dal 1991, sono stati numerosi gli interventi legislativi che hanno rivolto una particolare attenzione ai diritti dei bambini e dei ragazzi. Tra di essi la ratifica, nel 2013, della Convenzione del Consiglio d’Europa del 2007 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, l’adozione della Legge sulla loro protezione attraverso la prevenzione e la lotta al cyber bullismo; la legge sulle misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati. Recentemente è stato introdotto anche il reato di costrizione o induzione al matrimonio che prevede la pena alla reclusione fino a 7 anni nel caso di vittime minori di 14 anni. Inoltre, chi nasce oggi ha una probabilità tre volte inferiore di perdere la vita nei primi anni rispetto al 1991; quell'anno i bambini vaccinati contro il morbillo erano il 50%, ora la copertura è raddoppiata.

I diritti dei bambini

“Questa convenzione ha sancito un elemento importantissimo, che i bambini e i ragazzi sono soggetti di diritto, che di minore hanno solo l’età – spiega Samantha Tedesco di SOS Villaggi dei Bambini –, e questo è stato un cambio di mentalità e culturale enorme, rispetto a come venivano considerati i piccoli prima. Questo ha poi comportato anche un differente modo di concepire le politiche rivolte ai bambini, mettendo al centro non solo i loro bisogni, ma anche i loro diritti. Ci deve quindi essere una responsabilità degli adulti perché poi questi diritti diventino realtà. Diritti base come all’istruzione, al gioco, alla socializzazione, che spesso mancano. Purtroppo a trent’anni dalla sua ratifica dobbiamo constatare che questi diritti non sono una realtà scontata per tutti i bambini”.

La pandemia ha peggiorato le povertà esistenti

Per i minori la situazione con l’arrivo della pandemia è andata peggiorando, soprattutto per tutti quelli che vivono in situazioni di povertà. “In Italia sono circa 1 milione e 346mila i bambini poveri, cioè che non accedono ai beni di prima necessità, e sono 209mila in più rispetto all'anno precedente – spiega ancora Samantha Tedesco - . Se prima stava diminuendo questo numero, con la pandemia, chi già viveva situazioni di fragilità ha visto peggiorare la propria condizione. In questo momento è fondamentale fare delle politiche che pongano al centro i bambini e i ragazzi, ma in sostanza la famiglia tutta. Ad esempio, mettere a disposizione presidi educativi per i più piccoli, anche per aiutare le mamme a poter lavorare e dare così una mano alle famiglie ad uscire dalla povertà e ai bambini ad avere delle opportunità educative da cui altrimenti sarebbero esclusi. E poi dare voce ai piccoli e ai ragazzi, ascoltarli nelle loro richieste ed esigenze”.

Un possibile mondo diverso

La strada da fare, quindi, è ancora tanta per poter raggiungere una situazione dove i minori possono vivere in maniera serena la loro infanzia e adolescenza. “Sarebbe bello – sottolinea Samantha Tedesco – se tra cinque anni potessimo costatare che si sono gettate davvero le basi per un mondo diverso, dove la povertà infantile si è notevolmente ridotta. Credo che ci siano i presupposti, c’è un nuovo piano infanzia-adolescenza recentemente approvato, ci sono nuove opportunità, come dei fondi che arrivano dall’Europa, e che dobbiamo utilizzare bene, quindi c’è speranza concreta di poter fare dei passi avanti importanti”. 

 

Vatican News

DIRITTI INFANZIA E ADOLESCENZA



 

venerdì 28 agosto 2020

UNICEF: MOLTI RAGAZZI RISCHIANO DI NON APPRENDERE


Pandemia: un terzo dei bambini nel mondo è senza didattica a distanza

Ipotechiamo il futuro senza dare educazione scolastica ai bambini: le parole del Papa all'udienza generale di mercoledì scorso riecheggiano oggi nell'allarme lanciato dall'organizzazione umanitaria che si occupa di tutela infantile nel mondo. Grave la condizione in particolare dei bambini dell'Africa sub-sahariana, seguiti da quelli dell’Europa orientale e di alcune aree dell’Asia
di Marina Tomarro

Sono 463 milioni i bambini in tutto il mondo che da quando le loro scuole sono state chiuse a causa del Covid-19, non hanno potuto accedere all'apprendimento a distanza. Sono i primi dati che emergono dal rapporto Unicef pubblicato oggi mentre i diversi governi si confrontano con i problemi relativi ai piani di rientro nelle aule scolastiche. Risuona in questo l'appello lanciato dal Papa nell’udienza generale di ieri, sul diritto alla scuola dei bambini violato e deluso a causa di un sistema economico che distribuisce ingiustamente le ricchezze che così ipoteca il futuro dei piccoli.  “Certi bambini, - ha detto Francesco - nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente. Alcune nazioni potenti possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre questo significherebbe ipotecare il futuro”.
Un’istruzione riservata a pochi

Secondo il Rapporto dell'Unicef infatti proprio gli studenti delle famiglie più povere e quelli che vivono nelle zone rurali sono i più a rischio di perdere le lezioni durante il lockdown. A livello globale si tratta del 72% dei ragazzi. Nei Paesi a reddito medio-alto, gli scolari delle famiglie più povere rappresentano fino all'86% degli studenti che non possono accedere all'apprendimento a distanza. A livello globale, tre quarti degli scolari senza accesso vivono in zone rurali. In particolare i più colpiti sono i ragazzi dell’Africa Subsahariana, - quasi la metà di loro non è stata raggiunta dalle lezioni on line - seguiti da quelli dell’Europa orientale e di alcune parti dell’Asia, dove più di un terzo dei ragazzi è rimasto escluso .
Una situazione che rischia di peggiorare
“In realtà l’Unicef attraverso questo Rapporto vuole poter dire che la situazione è anche peggiore di quello che abbiamo fotografato". Così ai nostri microfoni Andrea Iacomini portavoce dell’Ong Italia. "Non è soltanto un problema di apprendimento a distanza - spiega -  ma è mancanza di strumenti in generale, è mancanza di tecnologie e difficoltà proprio di stare sulle piattaforme che questi bambini non possono avere E' essere costretti purtroppo in alternativa a dover svolgere le faccende domestiche, a lavorare, a stare in ambienti inadeguati per l'apprendimento, ad essere vittime di violenze. Entriamo quindi in tutta una serie di problematiche relative appunto a situazioni precarie collegate”.
Al primo posto il benessere dei piccoli
Nel Rapporto l’Unicef invita i governi a inserire nei piani di continuità scolastica e di riapertura, l'apprendimento compensativo per il tempo di istruzione perduto. Le politiche e le pratiche di apertura delle scuole devono includere l'ampliamento dell'accesso all'istruzione, compreso l'apprendimento a distanza, specialmente per i gruppi marginalizzati. I sistemi scolastici devono anche essere adattati e costruiti per resistere alle crisi future. “Noi - precisa Iacomini - abbiamo chiesto appunto che vengono messe in campo tutte le operazioni più sicure di apprendimento compensativo per il benessere dei bambini, per raggiungere anche quelli più esclusi. Ci auguriamo veramente che le autorità nazionali e locali si impegnino a mettere in campo delle linee guida anche nei Paesi a basso reddito affinché veramente l'istruzione raggiunga tutti. Perché dove non c'è istruzione si annidano rischi enormi” .