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sabato 13 dicembre 2025

LABORATORIO DI CULTURA E DIALOGO

 

Religione cattolica a scuola: oltre l’80% degli studenti sceglie l’Irc in un contesto di pluralismo religioso e migrazioni. 

Di Andrea Carlino

 

La Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato la nota pastorale “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, approvata dall’81ª Assemblea Generale svolta ad Assisi dal 17 al 20 novembre scorso.

Il documento esce a quarant’anni dalla firma dell’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato lateranense in materia di insegnamento della religione cattolica e a trentaquattro anni dalla prima nota pastorale del 1991. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha firmato la presentazione del testo che colloca l’Irc “in un contesto attraversato da mutamenti rapidi: flussi migratori, pluralismo religioso, secolarizzazione crescente, intelligenza artificiale”. La nota si propone di “fare il punto della situazione e richiamare l’attenzione sull’Irc, volendo evidenziare e rilanciare il suo servizio alla scuola” secondo quanto dichiarato nella presentazione ufficiale. Il documento conferma “la validità di una presenza scolastica che rispetta la libertà di coscienza di tutti e assicura un fondamentale servizio educativo”.

L’apertura al dialogo interreligioso e la dimensione culturale dell’Irc

La nota pastorale si articola in quattro capitoli che descrivono il “cambiamento d’epoca”, la natura istituzionale dell’Irc, la figura dell’insegnante di religione e i rapporti con la comunità ecclesiale. L’Irc “ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa” secondo il testo della Cei. Il documento evidenzia come l’insegnamento “ha saputo trasformarsi e rinnovarsi, rispondendo negli anni alle domande della scuola e della società italiana”. La Conferenza Episcopale cita come esempio di apertura le schede per conoscere l’Ebraismo e l’Islam, predisposte dagli uffici della Segreteria Generale “rispettivamente con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, in vista della redazione dei libri scolastici e della formazione degli insegnanti di religione“. Papa Leone XIV ha affermato il 27 ottobre 2025, all’apertura del Giubileo del mondo educativo, che “chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto: verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita”.

Le criticità organizzative e i segnali di vitalità del servizio scolastico

Il numero di avvalentisi dell’Irc supera l’80% a livello nazionale secondo i dati riportati nella nota pastorale. Il documento “non trascura le difficoltà presenti soprattutto nella gestione organizzativa e nell’applicazione della normativa specifica da parte delle scuole”. La Cei sottolinea che “continua a far pensare la possibilità offerta agli alunni più grandi di poter uscire da scuola privandosi di un’occasione formativa quale l’Irc o l’attività alternativa”. I segnali di vitalità risultano superiori alle criticità e mostrano come “l’Irc si confermi uno strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa, di dialogo sincero con tutte le istanze provenienti dal mondo contemporaneo”. La nota definisce l’insegnamento della religione cattolica “un segno importante di quelle alleanze educative tra famiglia, scuola e comunità ecclesiale”. Il cardinale Zuppi ha precisato che “ogni componente della comunità ecclesiale locale deve impegnarsi per la piena realizzazione di questo servizio che è parte integrante della piena promozione culturale dell’uomo e del bene del paese”. La consultazione che ha preceduto l’approvazione del documento ha coinvolto tutte le diocesi italiane.

Orizzonte scuola

Immagine

CEI – RELIGIONE A SCUOLA



 

venerdì 28 luglio 2023

DISINFORMAZIONE E FAKE NEWS


Disinformazione e fake news 

in Italia

Il terzo Rapporto Ital

 Communications-Censis

Il 76,5% degli italiani ritiene che le fake news siano sempre più difficili da scoprire, il 16.2% della popolazione ritiene che il riscaldamento globale non esista. 

Tutti i dati.

 

Al Senato è stato presentato il terzo Rapporto Ital Communications-Censis “Disinformazione e fake news in Italia. Il sistema dell’informazione alla prova dell’Intelligenza Artificiale”. Dalla ricerca emerge come sia cresciuta la consapevolezza degli effetti devastanti della disinformazione, che può essere arginata da professionisti della comunicazione accreditati come fonti autorevoli e garanti dell’affidabilità e della qualità delle notizie. Di fronte alle insidie che possono venire dal web e dall’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, per distinguere la buona dalla cattiva informazione servono competenze solide sulle nuove tecnologie e regolazioni più stringenti.

Cresce il bisogno di informazione, soprattutto online

Oggi circa 47 milioni di italiani, il 93,3% del totale, si informa abitualmente su almeno una delle fonti disponibili, l’83,5% sul web e il 74,1% sui media tradizionali. Sul versante opposto, sono circa 3 milioni e 300mila (il 6,7% del totale) gli individui che hanno rinunciato ad avere un’informazione puntuale su ciò che accade, mentre 700.000 italiani non si informano affatto.

Le fonti utilizzate e la rassicurante dimensione social

Il 64,3% degli italiani utilizza un mix di fonti informative, tradizionali e online, il 9,9% si affida solo ai media tradizionali e il 19,2% (circa 10 milioni di italiani in valore assoluto) alle fonti online. Social media, blog, forum, messaggistica istantanea sono espansioni del nostro io e del modo di vedere il mondo: è il fenomeno delle echo chambers, cui sono esposti tutti quelli che frequentano il web e soprattutto i più giovani, tra i quali il 69,1% utilizza la messaggistica istantanea e il 76,6% i social media per informarsi. Il 56,7% degli italiani è convinto che, di fronte al disordine informativo che caratterizza il panorama attuale dell’informazione, sia legittimo rivolgersi alle fonti informali di cui ci si fida di più.

Fake news sempre più difficili da scoprire

Aumentano paure e timori di non essere in grado di riconoscere disinformazione e fake news. Il 76,5% degli italiani ritiene che le fake news siano sempre più sofisticate e difficili da scoprire, il 20,2% crede di non avere le competenze per riconoscerle e il 61,1% di averle solo in parte. Ma ci sono anche i negazionisti: Il 29,7% della popolazione nega l’esistenza delle bufale e pensa che non si debba parlare di fake news, ma di notizie vere che vengono deliberatamente censurate dai palinsesti ufficiali che poi le fanno passare come false.

Molta comunicazione e tanta confusione: il caso riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è un argomento di cui si parla tanto e in modo confuso, alimentando cattiva informazione, catastrofismo e persino negazionismo. Il 34,7% degli italiani è convinto che ci sia un allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico e il 25,5% ritiene che l’alluvione di quest’anno sia la risposta più efficace a chi sostiene che si sta progressivamente andando verso la desertificazione. I negazionisti, che sono convinti che il cambiamento climatico non esista, sono il 16,2% della popolazione. Gli individui più fragili, vale a dire i più anziani e i meno scolarizzati, sono quelli che appaiono più confusi e meno in grado di comprendere il problema nella sua complessità.

Intelligenza Artificiale, rischi e potenzialità

Come si evince dal terzo Rapporto Ital Communications-Censis, il 75,1% della popolazione ritiene che con l’upgrading tecnologico verso l’Intelligenza Artificiale sarà sempre più difficile controllare la qualità dell’informazione, mentre per il 58,9% l’AI può diventare uno strumento a supporto dei professionisti della comunicazione. Le Agenzie di comunicazione, dove lavorano oltre 9.000 professionisti, si sono adattate ai cambiamenti che la vita digitale ha imposto al mondo della comunicazione, ampliando le competenze di chi ci lavora e creando nuove figure a presidio del web. Il risultato è che nell’ultimo anno i professionisti della comunicazione sono aumentati dell’11,3%.

“Uno degli aspetti più importanti che emerge da questo Rapporto è che gli italiani si stanno rendendo conto del valore delle notizie vere e del disvalore che hanno le fake news. Prima la pandemia seguita dal conflitto russo ucraino ci hanno fatto capire quanto sia fondamentale comunicare notizie in maniera rigorosa e irreprensibile. Inoltre, dobbiamo lavorare affinché l’Intelligenza Artificiale sia di supporto al lavoro umano e giornalistico ma non diventi un sostituto”. Lo ha dichiarato Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria.

Per Maurizio Gasparri, Vice Presidente del Senato della Repubblica: “I giganti del web devono rispondere al principio democratico. Occorre far pagare le tasse anche ai colossi del web e contrastare l’anonimato in rete. Serve, pertanto, una regolamentazione più stringente per ostacolare e impedire il proliferare delle fake news online”.

Secondo Roberto Marti, Presidente della Commissione Cultura e Patrimonio Culturale, Istruzione Pubblica del Senato della Repubblica: “I dati che emergono da questa analisi sono allarmanti. Formazione e qualità sono due aspetti fondamentali per garantire una corretta informazione. Il legislatore deve normare tale materia. In tal senso, con il Rapporto di oggi state tentando di fare una buona politica comunicativa, cioè iniziare a formare delle agenzie di comunicazione efficienti”.

Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, ha commentato che “occorre essere consapevoli del fatto che la verità nella comunicazione è qualcosa che bisogna conquistare e garantire. In un mondo dominato dall’intelligenza artificiale noi stakeholders della comunicazione dobbiamo mettere in atto un sistema che, partendo dal basso, sia in grado di rinegoziare le regole per salvaguardare una corretta e trasparente informazione”.

Ivano Gabrielli, Direttore Polizia Postale, ha evidenziato che: “L’intervento che si può fare per ostacolare la diffusione di fake news e di disinformazione è quello di costituire un argine. Lo strumento penale tuttavia è limitato. Dal Rapporto emerge che gli italiani e in particolare i giovani si rifugiano nelle piattaforme di comunicazione. È fondamentale, dunque, lavorare sulla prevenzione al fine di far prevalere una corretta informazione per agevolare l’opinione pubblica”.

Giuseppe De Rita, Presidente Censis, ha sottolineato che: “Tanto opinionismo e poca informazione generano confusione e notizie false; lo hanno dimostrato il Covid prima, la guerra poi e oggi il riscaldamento climatico. Gli italiani hanno bisogno di una rete di professionisti dell’informazione di cui fidarsi, che li aiutino anche ad avere maggiore consapevolezza di come riconoscere fonti e notizie di qualità”.

Secondo Domenico Colotta, Founder Ital Communications: “Il terzo Rapporto Ital Communications-Censis offre uno spunto di riflessione sull’Intelligenza Artificiale, che rappresenta una grande opportunità per il futuro, in tutti i campi. Occorre tuttavia che, nel contrasto alle fake news, le sue potenzialità vengano sfruttate unitamente alle abilità umane, in modo da dare un efficace supporto al lavoro dei professionisti della comunicazione. Solo in questo modo si può realizzare una comunicazione affidabile, fondata su fonti verificate e che sia capace di salvaguardare la fiducia nei media e nelle istituzioni”.

Per Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’Informazione all’Università Cattolica di Milano: “Dobbiamo evitare due errori. Da un lato il rischio di dogmatizzare la verità, dall’altro quello di delegare a un algoritmo il processo di definizione della verità stessa. La sfida è quella di coltivare il pluralismo e il confronto tra le fonti. L’informazione professionale è quella che acquisisce il dato di realtà con una metodologia simile a quella dello storico, confezionando un prodotto rispettoso della verità sostanziale dei fatti”.

Attilio Lombardi, Founder Ital Communications, ha spiegato che: “Chi fa comunicazione con professionalità e autorevolezza, in un mondo complesso e profondamente mutato come quello di oggi, non deve rinunciare alla serietà e alla veridicità delle notizie da veicolare. Il terzo Rapporto Ital Communications-Censis rileva l’importanza di una comunicazione responsabile e in grado di contrastare la disinformazione, anche attraverso lo sviluppo di valide competenze che sappiano governare i cambiamenti e tutelare i cittadini e le istituzioni dai danni sociali, economici e democratici derivanti da una comunicazione non veritiera”.

Per Roberto Zarriello, Segretario Generale Assocomunicatori: “Occorre colmare il gap sulle competenze digitali che attanaglia il nostro Paese. Bisogna investire sulla formazione dei giovani, sia in ambito scolastico che in quello accademico. Non possiamo più permetterci di avere in Italia un numero così basso di laureati nelle materie Stem e un così alto numero di Neet tra i ragazzi. Allo stesso modo, le aziende necessitano di specialisti nel campo delle Ict che non riescono a trovare. Investire sull’educazione e la formazione digitale, anche utilizzando bene i fondi del PNRR, deve essere una priorità per il sistema-Paese”.

 

Il Faro



 

martedì 13 giugno 2023

LAICITA' E RELIGIONI

EDUCARE 

AL 

FUTURO 

«Viviamo in una società plurale dove ci sono diverse visioni della vita, ma anche diverse religioni. È finita l’omogeneità cui eravamo abituati cento anni fa. È finita la presenza cattolica come maggioranza. Quel mondo è davvero cambiato. Oggi viviamo in un mondo secolarizzato e plurale. In questo mondo il fenomeno religioso è visto come marginale e, a volte, addirittura pericoloso». Così il vescovo Derio Olivero fotografa l’attuale contesto socio culturale sul quale sono stati chiamati a riflettere i relatori del convegno “Laicità e religioni. Educare al futuro” che si è tenuto a Pinerolo sabato 13 maggio 2023.

La responsabilità di educare a vivere in questo mondo plurale

«È diventata ancora più forte – prosegue il vescovo – la distanza tra mondo laico e mondo religioso, tra spazio laico e religioni, quindi diventa urgente per le religioni interrogarsi sul loro giusto modo di stare nella società laica e soprattutto interrogarsi sul modo migliore per essere utili e generative per la società. D’altro canto è importante che lo spazio laico impari a dialogare con le religioni. Questo tema ha ricadute importanti nell’ambito culturale, amministrativo ed educativo (primo tra tutti la scuola). Abbiamo, come adulti, la responsabilità di educare le nuove generazioni a vivere in questo mondo plurale e per questo motivo sono importanti i contributi di tutte le realtà che abitano questa società». In questa prospettiva saranno invitati al convegno amministratori, assessori ed esponenti della società civile.

«Il convegno – conclude monsignor Derio – desidera dare inizio a questa riflessione con il contributo di eccellenti relatori. L’augurio è che si possa continuare ogni anno ad approfondire questo tema così urgente per la società plurale».

Il programma

Dalle 9.30 gli interventi

  • di don Ermis Segatti (Laicità e religiosità plurali) (video)
  • del filosofo Luigi Vero Tarca (La verità nella società plurale) (video)
  • di don Luigi Berzano (La ricerca di Dio nella società secolare) (video)
  • della sociologa Chiara Saraceno (Educazione oggi e pluralismo)

Nel pomeriggio il rapporto tra spazio pubblico e religioni con gli interventi

  • del sociologo Massimo Introvigne (Religioni, “sette” e spazio pubblico. Un’analisi internazionale) (video)
  • del filosofo Claudio Torrero (Radici spirituali dell’educazione) (video)
  • del sacerdote Duillio Albarello (L’impegno cristiano per una città fraterna) (video)

Il vescovo Derio ha moderato gli interventi e ha tratto le conclusioni al termine della giornata. (video)

Alzogliocchiversoilcielo

mercoledì 10 giugno 2020

SCUOLE PARITARIE, UNA PREZIOSA RISORSA PER TUTTA LA SOCIETA'

Scuole paritarie: appello al governo di Forum Famiglie e Comunità Ebraiche

Il Forum delle Famiglie e l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane chiedono di stanziare fondi adeguati per mettere in sicurezza e garantire la didattica delle scuole paritarie italiane. La crisi economica causata dalla pandemia, dicono, mette a rischio il pluralismo e la libertà educativa riconosciute dall’ ordinamento italiano

di Marco Guerra – Città del Vaticano

Garantire la libertà educativa e il pluralismo nel sistema scolastico italiano con un adeguato sostegno alle scuole paritarie, messe in emergenza economica dalla pandemia del Covid. E’ quanto chiedono al governo italiano, in un appello congiunto, il Forum delle Associazioni Familiari, l'Unione delle Comunità Ebraiche italiane e altre numerose realtà associative del mondo della scuola, che rappresentano le istanze di genitori, insegnanti ed alunni.
La Costituzione riconosce la libertà educativa
“Siamo assolutamente consapevoli delle difficoltà presenti, delle pesanti responsabilità per le scelte da operare", "ed è proprio in ragione di tale consapevolezza che sottoponiamo alla vostra attenzione le esigenze che riguardano il comparto delle scuole paritarie”.  Si apre così l'appello, nel quale i firmatari sottolineano che il diritto di scelta del percorso educativo dei propri figli è riconosciuto dall’articolo 30 Costituzione Italiana, che a tal fine garantisce ai genitori la possibilità di scegliere fra diverse offerte formative, attraverso un reale pluralismo scolastico e culturale.
Le scuole paritarie sono servizio pubblico
In questa direzione va anche la legge 62/2000 richiamata dai firmatari della lettera: “Il nostro sistema scolastico è formato da scuole statali e scuole paritarie entrambe pubbliche perché pubblica è la funzione educativa. In tale ottica, il pluralismo scolastico e la libertà educativa non sono concessioni ma diritti laici, che toccano le famiglie in un Paese che è plurale per storia e cultura”.
La crisi dovuta al Covid-19
Principi e riferimenti di legge che vengono elencati alla luce del reale rischio di chiusura di una buona parte degli oltre 13milia istituti paritari che, con il lockdown dovuto alla pandemia, hanno visto una netta contrazione del pagamento delle rette e che ora devono affrontare un grande sforzo economico per mettere in sicurezza le strutture, in vista della ripresa della didattica in presenza a settembre. “L’ emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova le famiglie italiane – si legge ancora nell’appello - e quelle che hanno fatto la scelta di un percorso educativo nelle scuole paritarie, anche per ragioni religiose, parimenti tutelate costituzionalmente, rischiano di non poter più confermare questa loro scelta, costretti dalle difficoltà economiche: le scuole paritarie rischiano così di chiudere o limitare le attività mettendo a rischio un patrimonio culturale che è di tutto il Paese”.
Tutela sanitaria per tutti gli studenti
Per questo motivo le realtà associative firmatarie dell’appello chiedono di assicurare “la parità di tutela sanitaria che non può distinguere tra diverse tipologie di alunni e famiglie” e, in riferimento alle previsioni contenute nell’ultimo decreto sulle misure in materia di salute e lavoro, esortano a voler riconsiderare la somma complessivamente stanziata per le paritarie in una misura proporzionale a quanto previsto per le scuole pubbliche statali, applicando pienamente la legge 62/2000. Auspicano quindi un incontro con il premier Conte e il ministro dell’Istruzione Azzolina al fine di condividere un percorso di comune intesa.
De Palo (Forum): garantire pluralismo
“La difesa delle paritarie non riguarda solo la sopravvivenza delle singole scuole, ma i principi del pluralismo educativo, per questo siamo impegnati insieme con gli amici delle Comunità ebraiche su un tema che riguarda il futuro del paese”. Così Gigi De Palo, presidente del Forum della Famiglie, spiega a Vatican News la decisione di lanciare un appello congiunto per garantire gli oltre 900mila studenti e i 140mila dipendenti che fanno vivere gli istituti paritari italiani.
Le scuole paritarie aiutano il sistema
Tra le altre, cose molti di questi alunni potrebbero riversarsi negli istituti statali in caso di chiusura delle loro scuole, intasando la rete delle statali che è già in difficoltà per riuscire a garantire le misure di distanziamento dal prossimo settembre. Quindi se si spezza il ramo delle paritarie, rischia di crollare tutto il sistema scolastico. “Non solo – spiega ancora De Palo – ma se domani tutti i bambini della paritarie venissero iscritti alle statali, non ci sarebbero abbastanza posti per soddisfare tutte le richieste, proprio perché la scuola paritaria a livello di sussidiarietà va a dare, da sempre, un grande aiuto a quella statale”. “Un ragazzo che frequenta una paritaria – aggiunge – allo stato costa dieci volte meno di uno che frequenta una scuola statale”.
Parità di trattamento
Per tutti questi motivi De Palo evidenzia che non si stanno chiedendo delle elemosine, ma solo di “mettere le scuole paritarie nella stessa condizione di quelle statali, perché si tratta, in entrambi i casi, di un servizio pubblico”. Secondo De Palo, le scuole paritarie devono avere pertanto gli stessi soldi stanziati per le statali, parametrandoli in base al numero degli studenti.
Ottolenghi (Ucei): paritarie vitali per la nostra identità

Aderisce pienamente a queste richieste l’Unione della Comunità Ebraiche italiane, che interviene attraverso la sua responsabile del settore scuola, Livia Ottolenghi. “I nostri numeri sono più esigui, a livello nazionale, ma vogliamo lanciare un segnale di preoccupazione comune per questo settore che per noi è vitale per la sopravvivenza della nostra specificità”. “Studiare e formare le future generazioni – prosegue – è un fatto di vita e di prospettiva”. La Ottolenghi evidenzia lo spirito collaborativo che ha sempre contraddistinto il dialogo tra la comunità ebraica e il governo e spera nella individuazione di misure rigorose per la tutela della salute di studenti e professori. “Noi chiediamo che si trovi una forma di supporto. Le nostre scuole devono essere messe in condizione di riprendere le attività didattiche, e per garantire la qualità dell’insegnamento ci deve essere una tranquillità nella sicurezza".

mercoledì 12 ottobre 2016

ITALIA: UNA GENERAZIONE SENZA DIO. Una ricerca del sociologo Garelli

PICCOLI ATEI CRESCONO    
    Più che incredula è una generazione che nell’anima sperimenta forme ardite di pluralismo e attorno a sé vive forme originali di biodiversità religiosa». Il sociologo Franco Garelli ha tracciato l’identikit spirituale dell’Italia che va dai 18 e i 29 anni. L’indagine condotta sul campo lo scorso anno (1.450 i ragazzi intervistati) è diventata un libro, edito dal Mulino: Piccoli atei crescono, davvero una generazione senza Dio?
 
    Un interessante punto di partenza per la riflessione in vista del prossimo Sinodo dei vescovi chiamato a ragionare tra due anni esatti - nell'ottobre 2018 - di natura, identità, aspettative e senso religioso delle nuove generazioni. 
«I giovani italiani che si dichiarano non credenti rappresentano il 28 per cento del totale». Tanti? Pochi? «Se si guarda a dati di ricerche comparabili, la percentuale risulta in crescita: negli anni ’80 e ’90 non superava il 10-15 per cento; nel 2007 era del 23 per cento.
 
    Se si confronta questa rilevazione con lavori simili realizzati in altri Paesi si scopre che .....