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venerdì 7 novembre 2025

EDUCAZIONE AMBIENTALE E COMPLESSITA' UMANA

 

Due facce

 della stessa medaglia


- di Federica Berton*

Le continue minacce all’equilibrio dell’ecosistema terrestre dovute a una brusca accelerazione della crescita tecnologica e economica hanno portato a riflettere sul fatto che l’uomo sembra aver perso uno stile di vita in stretta connessione con la natura. Per questo motivo occorre un’educazione ambientale capace di far assumere (non solo alle nuove generazioni) una diversa concezione dell’ambiente e dell’interazione in e con esso, richiamando alla responsabilità, che deve essere educata con il coinvolgimento di tutti.

L’educazione ambientale è un processo di riconoscimento dei valori, del rispetto nei confronti dell’alterità, siano essi piante, animali o persone, è un “sentimento della vita” capace di cogliere l’altro, di vederlo, di ascoltarlo, senza perdere di vista né l’io né il tu. Sentire la vita si specifica nella cooperazione e nella solidarietà tra i popoli, nell’impegno di affinare la sensibilità verso l’ambiente naturale. L’educazione ambientale non è “semplicemente” un curricolo da inserire nelle attività scolastiche, anche se sarebbe già un grande passo, ma è soprattutto una lezione di vita, sia fisica che spirituale, è un’occasione di cambiamento dei comportamenti verso la collettività.

La consapevolezza che nel nostro passato esisteva qualcuno che ci ha lasciato in eredità il suolo su cui poggiamo i piedi, su cui coltiviamo il nostro cibo, muove sentimenti di riconoscenza e responsabilità verso il futuro. Il senso di responsabilità non deve mai venire meno, per aver voglia di sentirsi parte di un tutto uniti nella fratellanza di condividere un mondo.

Il rispetto per l’ambiente dovrebbe essere stimato come un valore connesso con l’idea di formazione: questa visione anticipa il pensiero di salvaguardia e degrado e vuole suggerire di condurre a elaborare forme di fraternità “per essere nel mondo” e modelli di crescita ben diversi da quelli oggi dominanti nei confronti del pianeta. Considerare l’ambiente correlato con lo sviluppo umano e con i principi etici dell’agire in maniera prudente rappresenta una condizione imprescindibile per considerarci ospiti di questa Terra.

Attraverso i temi dell’educazione ambientale, alla sostenibilità e alla cittadinanza globale, è possibile stimolare nelle giovani generazioni la consapevolezza di esser parte di una comunità locale e globale. Nel 1762, J.J. Rousseau scriveva nel suo trattato, l’Emilio, l’importanza per il bambino di vivere secondo natura, ovvero di ricevere un’educazione naturale. Il giovane Emilio viene allontanato dalla città per trascorrere l’infanzia in campagna, a stretto contatto con l’ambiente naturale, e con un’educazione improntata sui bisogni più profondi ed essenziali del bambino e sul rispetto dei suoi ritmi di crescita.

Il bambino di Rousseau, quindi, vive con ritmi lenti apprendendo facendo esperienza di ciò che vede, tocca e sente. Per il padre fondatore della pedagogia contemporanea è imprescindibile il concetto secondo il quale l’apprendimento passa attraverso il fare concreto ma, osando attualizzare il pensiero ai giorni d’oggi, come peraltro faranno altri studiosi della materia, il contatto con la natura muove sentimenti legati al rispetto, sensibilità e giudizio. Ecco allora che, se è vero che l’uomo per sua stessa natura è anche un essere sociale, sentimenti quali rispetto e sensibilità appaiono indispensabili per vivere nella collettività.

La cooperazione tra i popoli, il rispetto per l’altro, la collaborazione e uno stile di vita rispettoso accompagnano l’essere umano a un approccio civile, responsabile e di reciprocità nei confronti del pianeta. Vivere secondo natura, considerando la complessità globale con un’attenzione ai principi della sostenibilità ecologica, sociale ed economica diventano oggetto di riflessione interdisciplinare in un’ottica di dialogo interculturale, alla solidarietà, alla pace e alla legalità. In un mondo che corre sempre più veloce dove l’uomo si spinge verso la conquista di nuovi spazi terrestri, dove la tecnologia sostituisce sempre più la nostra mano, urge posizionare e mantenere al centro del pensiero collettivo l’educazione ambientale e ristabilire con il mondo quella naturale e fisiologica connessione che ci permette di essere umani capaci di accoglienza, responsabilità e rispetto.

Occorre in poche parole “stare” perché, come diceva Rousseau, la regola di ogni buona educazione non è guadagnare tempo, ma perderne.


*Coordinatrice Casa Adriana

ArchéBaleno72

Foto tratta dalla mostra “Nei miei occhi“.


 

giovedì 24 aprile 2025

NUOVE INDICAZIONI e APERTURA CULTURALE


 Non solo tradizione, ma apertura culturale, fondamento scientifico e più trasparenza rispetto al passato: l’intervista al prof. Zanniello sulle Indicazioni Nazionali



-di Simone Lo Presti

 

“È molto apprezzabile l’attenzione alla significatività dell’esperienza di apprendimento per l’alunno, che ritorna all’inizio della trattazione di ogni disciplina con il paragrafo “perché studiarla”; i riferimenti e i confronti con l’attualità sono vivamente raccomandati”. La centralità dell’esperienza di apprendimento, che trova spazio sin dall’inizio di ogni disciplina, è uno degli elementi qualificanti delle nuove Indicazioni Nazionali, secondo Giuseppe Zanniello, professore emerito di Didattica e Pedagogia Speciale dell’Università di Palermo, socio fondatore della Società Italiana di Pedagogia-SIPED e socio fondatore della Società Italiana di Ricerca Didattica- SIRD.

“Perché studiarla” diventa, dunque, un orizzonte di senso che può orientare l’azione didattica quotidiana degli insegnanti, la cui autonomia professionale, ha precisato Zanniello, deve essere letta alla luce di una responsabilità condivisa con le famiglie. Le finalità educative proposte, ha infatti dichiarato, non limitano ma rafforzano questa autonomia. “L’autonomia professionale dei docenti è collegata a un patto di corresponsabilità educativa con i genitori degli alunni; non è certamente minacciata dalla chiarezza delle mete ideali proposte dalle Indicazioni, che si ispirano esplicitamente ai valori costituzionali”.

Inoltre ha sottolineato: “Nelle conoscenze storiche e geografiche è stato dato più spazio di prima alla storia e alla geografia del nostro Paese; risulta anche evidente l’importanza attribuita alla lingua italiana che, oltre a essere una disciplina, permea gli obiettivi specifici di apprendimento delle altre aree disciplinari.”

Un processo più ampio e trasparente

Il professore ha illustrato anche le differenze metodologiche che hanno caratterizzato la stesura delle nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo, rispetto alla versione del 2012. “L’ampiezza del processo con cui si è giunti a costruire il testo provvisorio delle Indicazioni Nazionali per il Curricolo e la trasparenza delle modalità attivate per raccogliere le proposte di miglioramento – ha dichiarato – sono nettamente superiori alle procedure seguite nella preparazione delle Indicazioni del 2012, anche grazie alle nuove tecnologie digitali”.

D’altra parte, tutti gli istituti scolastici, ha sottolineato, “hanno a disposizione una piattaforma dedicata alle osservazioni al testo dell’11 marzo 2025”.

Un invito alla partecipazione scientifica

Zanniello ha evidenziato come sia necessario superare le posizioni ideologiche per favorire un confronto basato sul rigore scientifico. Ha invitato coloro che hanno a cuore la scuola a partecipare al processo di definizione finale del documento con spirito costruttivo.

“Tutti coloro ai quali sta a cuore l’educazione scolastica dei bambini e dei ragazzi, invece di rinchiudersi a discutere in gruppi costituiti con l’intento di demolire per principio il lavoro svolto finora da oltre cento disciplinaristi, rappresentanti delle associazioni più diverse e da un gruppo di pedagogisti universitari, dovrebbero ora contribuire alla redazione del testo definitivo con atteggiamento scientifico, prescindendo dagli schieramenti politici.”

Valutare senza pregiudizi

In questo processo, Zanniello ha anche chiarito che ogni valutazione sul testo dovrebbe basarsi su elementi oggettivi, evitando derive ideologiche o interpretazioni infondate sulle intenzioni degli autori.

“Nel valutare pedagogicamente uno scritto bisogna attenersi ai fatti, senza esprimere giudizi influenzati da passioni politiche; diversamente si corre il rischio del ridicolo con interpretazioni psicoanalitiche circa le intenzioni dei redattori.” E ha aggiunto: “Bisogna chiedersi piuttosto se le affermazioni contenute nelle Indicazioni sono in sintonia o in contrasto con le evidenze scientifiche sull’insegnamento agli alunni dei tre ordini di scuola considerati.”

La valutazione delle nuove Indicazioni: tra scienza e ideologia

Nel commentare la coerenza delle Indicazioni Nazionali con le attuali evidenze scientifiche, Giuseppe Zanniello ha riconosciuto che molte delle affermazioni presenti nel documento rispecchiano le conoscenze consolidate in ambito pedagogico. Tuttavia, ha precisato che su alcuni temi specifici la ricerca non ha ancora prodotto risultati sufficientemente solidi da consentire un giudizio fondato. In tali casi, ha sottolineato l’impossibilità di esprimere un parere netto.

“Molte affermazioni contenute nelle nuove Indicazioni – ha infatti dichiarato – sono in sintonia con le evidenze scientifiche, per altre non si può dire né sì né no perché mancano i risultati di ricerche specifiche su quel tema particolare, che abbiano già raggiunto un accettabile grado di evidenza scientifica”.

Zanniello ha poi richiamato l’attenzione su un secondo aspetto, di carattere metodologico e culturale: l’uso improprio di argomentazioni ideologiche al posto di fondamenti scientifici per giustificare critiche al testo. In questo senso, la sua osservazione intendeva rappresentare “una critica indiretta a chi, invece di addurre argomentazioni scientifiche per esprimere un giudizio negativo sulle nuove Indicazioni, adduce motivi ideologici: la contrarietà politica al Ministro che ha nominato una commissione di alto profilo scientifico, che mi risulta abbia lavorato in modo autonomo rispetto al Ministro, mentre ha sollecitato le opinioni di tutte le componenti il variegato mondo della scuola. La consultazione ancora in corso ne è una riprova”. Ribadendo così la necessità di fondare ogni discussione educativa su basi razionali e condivise, superando le contrapposizioni ideologiche e valorizzando il contributo di tutte le componenti della scuola.

Nuove prospettive educative

E dunque, rivolgendosi a coloro che resistono al cambiamento, Zanniello ha posto l’accento sull’importanza di adottare una prospettiva innovativa, facendo riferimento agli articoli della Costituzione come punto comune di partenza.

“Le Indicazioni orienteranno le azioni degli insegnanti per il prossimo decennio; chi guarda con nostalgia al passato, quando magari fu coinvolto nella stesura delle vecchie Indicazioni, ostacola l’apertura della scuola ai nuovi orizzonti epistemologici.” Ha inoltre aggiunto: “Gli articoli della Costituzione italiana che riguardano la scuola, espressamente citati nel testo, dovrebbero accomunare gli sforzi di tutte le persone interessate all’educazione scolastica.”

La centralità della valutazione formativa

Uno degli aspetti più ricorrenti nel nuovo documento riguarda la valutazione. Zanniello ha messo in luce l’importanza di una concezione formativa che orienti l’intera pratica didattica.

“La valutazione formativa, la valutazione dinamica e l’autovalutazione sono tre espressioni frequentemente ricorrenti nel testo in discussione, così come hanno rilevato perfino gli studenti di Scienze della Formazione Primaria che seguono il mio corso di Docimologia.” E ha commentato: “Stupirebbe se il massimo esperto italiano di valutazione non se ne fosse accorto. Ma non è solo questione di parole perché la concezione formativa della valutazione ispira l’intero documento.”

La comunicazione del giudizio

Sul tema, Zanniello ha affrontato anche la questione delle modalità espressive della valutazione, ribadendo che ciò che realmente conta è l’efficacia comunicativa nei confronti dell’alunno.

“L’esito di una valutazione scolastica può essere espresso e comunicato in vari modi: giudizio, aggettivo, numero, lettera, simbolo, etc; ciò che davvero conta è l’effetto incoraggiante e propositivo che la comunicazione deve produrre nell’alunno.” Ha poi aggiunto: “Personalmente preferisco il giudizio descrittivo con voci predefinite, ma la modalità espressivo-comunicativa della valutazione non è regolamentata dalle Indicazioni.”

Radici culturali e apertura interculturale

Altro tema di rilievo contenuto nel nuovo testo riguarda il rapporto tra le radici culturali e il dialogo con le culture diverse. In particolare, secondo Zanniello, l’educazione interculturale può realizzarsi soltanto se fondata su una chiara consapevolezza dell’identità personale. E, dunque, il superamento della paura della diversità si lega alla conoscenza delle proprie origini culturali.

“Anche se a prima vista potrebbe non sembrare, la conoscenza delle proprie radici culturali agevola l’apertura alle altre culture.” Ha poi aggiunto: “L’educazione interculturale a scuola è possibile nella misura in cui scompare nell’alunno la paura per le diversità culturali; orbene quando è consapevole della propria identità culturale, l’alunno si relaziona meglio con i compagni che hanno una cultura diversa dalla sua.”

Competenze trasversali e chiarezza terminologica

Infine, Zanniello ha commentato il maggiore rilievo dato alle competenze trasversali, unitamente alla semplificazione della terminologia che aveva generato confusione.

“Per quanto attiene alle competenze, sono prese in maggiore considerazione di prima quelle interdisciplinari o trasversali, le soft skills; è giustamente scomparsa l’espressione “traguardi di competenza” che aveva creato non poche difficoltà interpretative alle scuole.” E ha concluso: “Le nuove Indicazioni chiariscono che senza le competenze culturali di base non è possibile l’acquisizione delle otto competenze-chiave che dovranno essere valutate nella certificazione prevista alla fine della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.”

 Orizzonte Scuola

Immagine


 

 

giovedì 17 marzo 2022

LA SCUOLA, AMBIENTE DI SOLIDARIETA'

 Scuola, presentati gli Orientamenti interculturali. 

Idee e proposte per l’integrazione di alunne e alunni provenienti da contesti migratori. Bianchi: “Documento di grande attualità. 

La scuola si sta dimostrando ancora una volta luogo di solidarietà”

 

Una scuola che sia sempre più in grado di accogliere, di includere e di educare alla multiculturalità. È questo l’obiettivo degli “Orientamenti Interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunne e alunni provenienti da contesti migratori”, il documento curato dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale del Ministero dell’Istruzione, che è stato presentato oggi all’Università degli Studi “Roma Tre”. Un documento ancora più attuale, alla luce di quanto sta avvenendo nel contesto internazionale e delle azioni che le scuole italiane stanno mettendo in campo per accogliere bambine e bambini provenienti dall’Ucraina.

Sono intervenuti, il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, il Sottosegretario Rossano Sasso, la Direttrice generale per lo studente, l'inclusione e l’orientamento scolastico, Maria Assunta Palermo, il Direttore generale dell’Università degli Studi “Roma Tre”, Pasquale Basilicata, e il Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dello stesso ateneo, Massimiliano Fiorucci. Oltre a esperti, rappresentanti dei territori, dirigenti scolastici e docenti, che hanno raccontato le proprie esperienze di inclusione, condividendo le buone pratiche in atto nel sistema d’istruzione.

Il documento aggiorna e attualizza le precedenti Linee guida per l’integrazione degli alunni stranieri del 2014 e si propone di offrire modalità organizzative e indicazioni operative per favorire l’inclusione di ogni studentessa e studente e una dimensione interculturale in ogni istituto. Sono anche sviluppati focus sul sistema integrato di educazione e istruzione da 0 a 6 anni, sull’insegnamento trasversale dell’Educazione civica, sulla cittadinanza e le nuove generazioni, sull'insegnamento della Lingua italiana e la valorizzazione del plurilinguismo.

“Siamo portati spesso a definire i nostri bambini e ragazzi ‘nativi digitali’. I giovani oggi sono anche ‘nativi multiculturali’, viviamo in società aperte e interconnesse, in relazione tra loro. La nostra scuola ha una grande tradizione di inclusione – ha dichiarato il Ministro Patrizio Bianchi – che dobbiamo aggiornare alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni, dalla pandemia a ciò che sta accadendo in Ucraina. Ma anche alla luce della sensibilità delle nuove generazioni. Essere cittadini deve voler dire saper rispettare e valorizzare la diversità, essere solidali, vedere nello scambio e nell’interazione una fonte di arricchimento. Possiamo potenziare il lavoro delle nostre comunità scolastiche in tal senso grazie all’Educazione civica. Ma dobbiamo impegnarci anche a collaborare sempre più con i territori, le associazioni, le famiglie, tutti i soggetti coinvolti, per far sì che ogni bambino e ragazzo che arriva nel nostro Paese possa trovare tra i banchi una formazione qualificata, un orientamento al futuro, una rete di relazioni”.

Gli Orientamenti costituiscono un punto di riferimento per le scuole e gli Uffici Scolastici Regionali anche per la definizione di interventi e misure che saranno resi possibili grazie alle risorse stanziate con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per quanto riguarda, ad esempio, il superamento dei divari territoriali, la formazione continua e l’orientamento.

“In questi giorni i nostri istituti scolastici stanno dimostrando che la scuola è casa e rifugio per chi fugge dalla guerra. Stanno accogliendo bambini e ragazzi ucraini, dando testimonianza concreta di cosa sia la solidarietà richiesta dalla nostra Costituzione. La scuola deve essere luogo di riscatto e crescita, di futuro. È qui che si costruisce, attraverso la conoscenza e l’educazione, la nostra comunità democratica, per tutti”, ha concluso Bianchi.

 

Documenti Allegati

 Orientamenti Interculturali.pdf



 

martedì 23 novembre 2021

TOLLERANZA E INCLUSIVITA'


La Tolleranza in prospettiva pedagogico-didattica. 

- La via dell’educazione inclusiva -

- Intervento di Paolina Mulè e Alessio Annino, docenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, in occasione della Giornata internazionale della Tolleranza

- di  Paolina Mulè e Alessio Annino

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con le delibere nn. 47/124 del 18 dicembre 1992 e 48/126 del 20 dicembre 1993 e 49/213 del 23 dicembre 1994, ha proclamato e sostenuto l’Anno delle Nazioni Unite per la Tolleranza.

Nell’ambito del panorama pedagogico e didattico, misurarsi con la categoria della tolleranza, che deriva dal latino tolerantia, toleràre che significa sopportare, sollevare, rimanda ad un lavoro di analisi che guarda al soggetto-persona e agli orizzonti antropologici, culturali e linguistici in cui il soggetto cresce, si sviluppa, si forma. Poiché l’alterità per definizione è ciò che è altro da me, a fronte di potenziali slittamenti semantici, come tolleranza non si deve intendere in questa sede una concessione bonaria, paternalistica, di un qualche spazio, bensì un pieno riconoscimento delle individualità.

Le questioni relative all’educazione interculturale e all’educazione alla differenza e, quindi, all’inclusione si situano all’interno di questa dialettica, e s’impongono all’attenzione del pedagogista, dell’assistente sociale, del politico, dei docenti nel contesto scuola, della stessa società che vive nel e del confronto con l’alterità, come luogo in cui affiorano posizioni contrapposte, ora di apertura culturale e politica, ora di arroccamento su fondamentalismi, dogmatismi e impliciti culturali.

La ricostruzione storica di una dialettica che oscilla tra identità e diversità, tra soggettività ed alterità, pone in evidenza non solo gli eventi, i fenomeni e i processi ad essa interrelati ma anche, e soprattutto, l’affermazione di una modalità ideologica di intendere, vivere e rappresentare il problema antropologico della diversità, sottolineando altresì l’esistenza di una razionalità totalizzante, unitaria, dogmatica, fondata sui princìpi quali l’ordine, l’unità, la norma. In ragione di ciò, la fenomenologia del razzismo si accompagnerà così a modelli di elaborazione e diffusione quale la paura per lo straniero e per la perdita di identità, da cui avranno origine misure di controllo sociale che sconfineranno nell’epurazione e nello sterminio.

Gli eventi sociali, politici, culturali del secondo Novecento del secolo scorso, però, impongono significativamente il bisogno di educare alla differenza per valorizzarla, per promuoverla come elemento di ricchezza che faccia leva sulla logica della curiosità e dell’incontro, portando all’attenzione di molti soggetti istituzionali e dei cives chiamati a partecipare dell’alterità riconosciuta, la  prospettiva dell’educazione all’inclusione come ipotesi di fondazione di una Bildung per la pacifica convivenza, per la cooperazione, per la democrazia. A fronte del riconoscimento del plurale, del molteplice, salvaguardando l’unicità e l’irripetibilità di ciascuno, si è andata delineando la consapevolezza della categoria della differenza non come categoria della normalità ma come condizione esistenziale che caratterizza ciascun soggetto-persona. Un tale ethos si fonda sul presupposto che soggetti-persona e gruppi umani, considerati nella loro unicità, hanno il diritto di acquisire visibilità sociale e peso specifico in sede politica, e che occorre superare la logica perversa del gioco centro-margine, quel gioco che ha permesso la cancellazione, la segregazione, la negazione. Rispetto a questo orizzonte culturale, l’educazione alla differenza e, quindi, all’inclusione si pone come scelta ineludibile.

La prossimità non è riduzione della differenza e costruzione di identità al plurale; piuttosto è scoperta della ricchezza antropologica dell’alterità; è costruzione di orizzonte di co-implicazione e di autentica comprensione. Facile e spontaneo è il percorso che porta all’innalzamento dei muri tra i Noi e i Loro, quando non vi sia una tensione culturale all’emancipazione, che comporta, tra le altre cose, la visione dell’alterità come fonte di confronto; in alcune occasioni è molto più facile allontanare, escludere, rifiutare. Da qui emerge con prepotenza il ruolo nevralgico della scuola e delle fondamentali agenzie della formazione, su tale questione.

La scuola, infatti, può e deve diventare luogo in cui si sperimentano il pluralismo, la pacifica convivenza, la democrazia, l’inclusione a condizione che questa istituzione fuoriesca dal modello istituzionale, culturale e pedagogico monotematico, monolinguistico, etnocentrico e monoculturale. Il pianeta-scuola, soprattutto per quanto riguarda una realtà sociale e culturale come l’Italia contemporanea, in un certo senso vive di contraddizioni continue e di speranze profondissime che si trascinano da decenni, alimentando un paradosso che quotidianamente favorisce la coesistenza di istanze innovatrici, realmente tese allo scambio reciproco, nonché di resistenze etnocentriche quasi ancestrali, legate culturalmente a schemi di netto rifiuto e di completo ostracismo nei confronti di tutto ciò che è nuovo, quindi diverso. In una riflessione pedagogica serrata e continua, l’articolazione appartenenza-consapevolezza-responsabilità-partecipazione diviene essenziale per i processi inclusivi e per la vita democratica di una comunità, e in un’analisi radicale e profonda dei contesti sociali e culturali, essa permette di fissare come obiettivo teleologico quello di ritrovare un proprio baricentro di significato in una liberazione da pregiudizi, schemi sedimentati e modelli.

Partendo dalla base dell’appartenenza etica, passo dopo passo si acquisisce e si sviluppa la responsabilità, per maturare una piena partecipazione civica, e nello stesso tempo emerge la tensione alla ripresa di un dialogo vigoroso per attuare una sistematica affrancazione della cultura, e da una certa cultura gestita ed assorbita passivamente, per affidarle un compito di riformulazione della stessa vita sociale, e avvicinare le aspettative ai bisogni più radicali e contingenti dei soggetti. In questo modo il modello dell’educazione inclusiva diventa la via possibile per determinare il cambiamento di prospettiva nei confronti dei soggetti altri e diversi.

Tale modello prevede procedure complesse, basate via via sull’interazione dei consociati da un lato, e sulle scelte politiche e culturali dall’altro, ed il tutto è concatenato in una serie di comportamenti ed orientamenti educativi e formativi che comportano capacita di lettura critica e consapevolezza dell’appartenenza etica al territorio e della propria identità. In sintesi, ponendosi come centro della formazione alla libera investigazione, al dialogo, al confronto, alla partecipazione, alla co-implicazione, alla valorizzazione della differenza, la scuola può fare emergere e sentire vivi i valori della persona, dell’alterità, della diversità, della pluralità, dell’intersoggettività. In questo modello aperto alla pluralità dei soggetti-persona, dei linguaggi, dei saperi, dei sistemi di rappresentazione sociale, esercita una funzione di primo piano l’attenzione per un pensiero creativo, divergente e dunque lo stesso problema della conoscenza, da non pensarsi in termini di trasmissione culturale ma di autonoma costruzione di modelli conoscitivi.

Ne consegue che il modello dell’ educazione inclusiva, riferendola ad un processo volto a tutelare il diritto all'istruzione per tutti, indipendentemente dalla diversità di ogni individuo dovuta a disabilità e/o svantaggi psicologici, sociali, economici e culturali, permette alle scuole di creare le condizioni affinché tutti possano sentirsi accolti, in modo tale che ciascuno possa apprendere e partecipare alla vita scolastica e trattare la diversità come parte della normalità, non solo a scuola ma anche nella vita sociale, culturale e professionale. L’educazione inclusiva diventa, quindi, una lotta contro la segregazione, perché quello che è in gioco non è che le persone diverse imparino più o meno stando tra i coetanei, ma che la scuola debba concedere un altro modello educativo dove tutti imparino unitamente a coesistere.

É quindi un’educazione interculturale ed inclusiva che sia capace di educare ad una cittadinanza rapportata con la diversità, che comprenda, difenda e promuova le differenze umane come valore e diritto, e al tempo stesso che sviluppi la convivenza democratica fra le diverse culture dell’aula. L’educazione e la cultura sono gli unici strumenti che possano umanizzare l’essere umano e solo così si potrà produrre progresso umano e civile. In ragione di ciò, nella scuola dell’autonomia ciò è possibile, a patto che si ripensi il profilo culturale e professionale del dirigente scolastico e del docente attraverso un autentico patto formativo tra le due figure, che faccia riacquistare al dirigente scolastico una specifica leadership educativa e all’insegnante una formazione basata su un chiaro equilibrio tra la didattica, la cultura e la governance.

La scuola dell’autonomia deve, quindi, ristabilire il corretto equilibrio tra la governance, la didattica e il progetto culturale per costruire una scuola inclusiva che possa essere al tempo stesso espressione di una scuola democratica, equa, giusta ed efficace, che offra ad ogni studente la possibilità di sviluppare le sue potenzialità inespresse e, nel contempo, una scuola che riesca a valutare e ad orientare i talenti di ogni studente e il merito, inteso come espressione di una responsabile confronto non esageratamente competitivo tra le diversità che si sviluppano nella eterogeneità della classe. Urge quindi una nuova didattica che deve trovare un bilanciamento tra i contenuti, i metodi e il digitale e deve chiarire il senso dell’inclusione.

Università di Catania - Bollettino di Ateneo

 

lunedì 9 agosto 2021

LA NUOVA FORZA DEGLI ITALIANI


Tokyo 2020. Più diversi, più uniti, più vincenti.

     -

-   di Alberto Caprotti, inviato a Tokyo

 

 Trentotto medaglie. Più di Los Angeles, più di Roma. Era un altro mondo quello del 1932, ma era un’altra Italia anche quella del 1960. Piuttosto è questa del 2021 la nazione che nella sua diversità è molto simile a quella che dovrebbe essere, ai Giochi ma anche fuori. Perché ora è più veloce e più azzurra questa Italia che vince, mischiata e scattante, capace di far accadere cose che non puoi nemmeno immaginare.

L’atletica italiana poi è fantascienza pura, bianca e nera, un’alchimia fresca e naturale con i suoi cinque ori tutti insieme, nell’edizione più partecipata della storia ma anche la più sudata, chiusa e indecifrabile. La marcia che si prende tutto, lo sprint sottratto al resto del mondo, il salto mai così alto, la 4x100 addirittura, in un crescendo da stropicciarsi gli occhi. Difficile dire quanto abbia inciso sul boom azzurro il Covid, che comunque da noi ha picchiato più duro che altrove. Difficile valutare se è la pandemia che a livello mondiale ha mescolato il mazzo e distribuito carte nuove, oppure se davvero come sembra c’è una rinascita forte dello sport che negli ultimi anni ci ha regalato solo briciole, e spesso neppure quelle.

Resta il fatto che al di là delle medaglie, sono tanti gli azzurri che hanno superato i loro primati, personali e di squadra. E questo annulla i confronti con il resto del mondo che corre e salta e restituisce allo sport italiano meriti oltre qualunque considerazione. Solo una vale comunque: che intercultura e meticciato pagano, aggiungono e non tolgono, regalano traguardi mai visti prima. Mischiati siamo più forti, l’Italia si "stringe a coorte" allargandosi, lo sport è l’esempio e la strada.

Così, come chi le ha vissute 61 anni fa sa esattamente cosa stesse facendo il pomeriggio in cui Livio Berruti vinse i 200 metri col record del mondo, è certo che molti ricorderanno a lungo cosa facevano la mattina in cui Tamberi e Jacobs si sono abbracciati allo stadio olimpico di Tokyo. O il giorno in cui due ragazzi dalla pelle bianca e due dalla pelle scura vincevano la staffetta più veloce: 4 italiani, niente di più, niente di meno.

Forse dimenticherà invece – ed è un peccato – che l’Italia a questi Giochi ha rischiato di venirci senza inno e senza bandiera, perché a bisticciare con la politica siamo sempre bravissimi. E magari ricorderà con rammarico anche che i prossimi, fra tre anni, con un movimento sportivo così bello e forte, dovrà andare a disputarli a Parigi quando aveva l’opportunità di fabbricarseli in casa. Roma 2024, l’Olimpiade non l’ha voluta. Così è, anche se a qualcuno non pare.

 www.avvenire.it

 

 

 

lunedì 20 novembre 2017

LA PUZZOLA PUZZOLOSA

UNA FIABA PER EDUCARE ALL'ACCOGLIENZA


Una deliziosa fiaba (sia nella narrazione sia nelle immagini) scritta da Angela Raccuia (ora farmacista, ma insegnante per circa 20 anni nella scuola dell'infanzia, socia dell'AIMC di Falcone (Me), formatrice, autrice di varie pubblicazioni, coautrice di "Tessere di quotidianità interculturale", animatrice della Caritas, e illustrata da Salvine Miano, un'artista che cura varie inziative di educazione alla creatività.
La fiaba nasce da un progetto che ha favorito momenti di incontro tra insegnanti di scuola dell'infanzia e primaria, animatrici della Carita, catechisti, animatori sociali e bambini.
Racconta di una puzzola, naturalmente "puzzolosa", che ha difficoltà ad inserirsi nel mondo "normale" degli animali, ma che risulterà una preziosa risorsa per tutti.
La fiaba può essere richiesta alla Caritas Diocesana di Messina o all'editore: castaeditore@gmail.com 

Angela Raccuia, La puzzola puzzolosa, ed. Casta, Messina, 2017, pagg. 30, € 5,90
Parte del ricavato viene donato alla Caritas Diocesana di Messina



domenica 24 settembre 2017

MATEMATICA E INTERCULTURA

INSEGNARE LA MATEMATICA
 IN PROSPETTIVA INTERCULTURALE

di Franco Favilli

Un mondo globalizzato richiede la mobilitazione degli educatori per arrivare alla progettazione di nuovi curricoli.
Si rende pertanto necessario uno studio e un'analisi delle conoscenze indigene per una loro eventuale integrazione  con la conoscenza scolastica, al fine di creare un contesto educativo in cui culture diverse sono parimenti valorizzate e considerate degne di attenzione.
Lo studio e l'analisi devono riguardare anche la Matematica, una materia che non può essere considerata indipendente dalle culture ....



giovedì 31 agosto 2017

OSSERVATORIO MINISTERIALE SU INCLUSIONE E INTERCULTURA


    (
ANSA) - ROMA, 31 AGO - La Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha firmato i decreti per la costituzione dell'Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica, previsto da uno dei provvedimenti attuativi della Buona Scuola, e dell'Osservatorio per l'integrazione degli alunni stranieri e per l'intercultura.
    "I due Osservatori - spiega la Ministra - saranno importanti spazi di confronto su temi che sono centrali nella nostra scuola e nel Paese e che sono direttamente connessi con l'attuazione dell'articolo 3 della nostra Costituzione". "Quella italiana - prosegue Fedeli - è già una scuola altamente inclusiva e capace di integrare, di fare della diversità una ricchezza. Abbiamo un sistema molto avanzato, di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi. 
     Le nostre e i nostri docenti fanno un lavoro straordinario, che con la riforma e i suoi decreti attuativi vogliamo ulteriormente supportare con risorse e strumenti che ci consentiranno di venire sempre più incontro alle nuove esigenze di studentesse e studenti e delle loro famiglie". 
      Fra i decreti attuativi della Buona Scuola - ricorda Fedeli - uno specifico provvedimento è dedicato al tema dell'inclusione per garantire una scuola sempre più accogliente alle alunne e agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo , anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio, tutte le componenti del personale scolastico. Nei prossimi mesi gli effetti del decreto si dispiegheranno attraverso una serie di atti che condivideremo e costruiremo con l'Osservatorio appena costituito che sarà uno strumento di forte partecipazione. Lo riuniremo già nelle prime settimane di settembre, con l'avvio dell'anno scolastico, proprio per condividere priorità e obiettivi. La costituzione stessa dell'Osservatorio rappresenta uno dei primi tasselli dell'attuazione". 
      Sul fronte dell'inclusione e dell'intercultura, prosegue la Ministra, "grazie alla riforma, stiamo potenziando l'offerta formativa anche con un incremento di risorse per questo capitolo". Sono oltre 800.000 le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico. Quasi il 60% di queste alunne e di questi alunni è nato in Italia. "La velocità e la profondità dell'integrazione dipendono anche dalla scuola, come ho ricordato in molte occasioni - prosegue la Ministra -. È grazie al percorso che le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana fanno a scuola che il nostro Paese potrà contare anche sui loro talenti, sulle loro intelligenze".
    È "a scuola - conclude Fedeli - che studentesse e studenti, famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscere le diversità culturali e religiose, a superare le reciproche diffidenze, a sentirsi responsabili di un futuro comune. Le scuole possono essere veri e propri laboratori di convivenza. L'Osservatorio sarà uno strumento importantissimo per portare avanti questo processo. La complessità e la molteplicità degli aspetti relativi all'integrazione richiedono una sede qualificata di riflessione. Dobbiamo dare risposte efficaci alle storie e ai bisogni educativi di chi è appena arrivato nel nostro Paese, ma anche delle ragazze e dei ragazzi figli di migranti che nascono, crescono e studiano in Italia la cui cittadinanza, penso al dibattito sullo Ius soli, che mi auguro sia rapidamente approvato, si costruisce giorno dopo giorno proprio nelle nostre scuole".
                                                                                                                       
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giovedì 4 febbraio 2016

INSEGNARE LA MATEMATICA IN PROSPETTIVA INTERCULTURALE

Un mondo globalizzato richiede la mobilitazione degli educatori per arrivare alla progettazione di curricoli nuovi. Si rende pertanto necessario uno studio e un'analisi delle conoscenze indigene per una loro eventuale integrazione con la conoscenza scolastica, al fine di creare un contesto educativo in cui culture diverse sono parimenti valorizzate e considerate degne di attenzione.
Lo studio e l'analisi devono riguardare anche la Matematica, una disciplina che non può essere più considerata indipendente dalle culture.......


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Articolo tratto da Scuola Italiana Moderna - Ed. La Scuola - febbraio 2016

mercoledì 2 dicembre 2015

LA PAURA DEL PRESEPE .... Fatti e misfatti di un certo laicismo.

NON SPARATE AL PRESEPE!


di Giovanni Perrone

       Da alcuni anni alla vigilia del Natale, spunta qualche dirigente scolastico o insegnante o genitore che, per un cosiddetto rispetto delle varie culture degli alunni, per un mal compreso concetto di laicità, per ricerca di protagonismo o d’altro, ostacola o addirittura vieta ogni riferimento al Natale cristiano e si affanna nell’inventare modi alternativi (dalla festa d’inverno, ai canti asettici, al vuoto totale). 
      E’ di questi giorni finanche la ‘pregevole’ trovata di trasformare il Natale in una festa d’inverno, trasportata in altra data. Non so se il dirigente di quest’ultima istituzione scolastica, per coerenza, obbligherà docenti ed alunni a saltare le vacanze natalizie e a fare scuola anche nella stessa giornata di Natale. Forse vieterà anche agli alunni di transitare davanti alla chiesa del quartiere o li costringerà a turar le orecchie all’udir delle campane e delle nenie natalizie? Forse costringerà gli alunni a cambiare i nomi che fanno riferimento ai santi?  Forse darà il bando ai tipici dolci natalizi, dichiarandoli velenosi? 
     Forse … ?! .......

sabato 21 dicembre 2013

SANTA SEDE- IL NUOVO DOCUMENTO SULL'EDUCAZIONE AL DIALOGO INTERCULTURALE

La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha presentato in Vaticano un nuovo documento relativo alla sfida odierna più importante per la società, la presenza simultanea di culture Diverse che possono, seppur tra tanti problemi inevitabili, offrire un contributo essenziale alla formazione di un mondo migliore. Il titolo del documento è “Educazione al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore”. Presenti il prefetto e il segretario del dicastero pontificio, il cardinale Zenon Grocholewski e mons. Angelo Vincenzo Zani. 
Il nuovo documento della Congregazione per l’educazione ha iniziato il suo lungo iter nel 2008, è frutto di un lavoro condiviso e in più tappe e vuole incoraggiare e ispirare la pratica del dialogo dandole solidi fondamenti evangelici teologici e filosofici. Il testo, si è detto in conferenza stampa, sviluppa una riflessione teorica, ma si basa anche su contributi arrivati da tutto il mondo, specie da quelle istituzioni educative cattoliche che già vivono una realtà interculturale, come in Africa, in Bosnia Erzegovina, in Amazzonia, in Perù e nel martoriato Medio Oriente, dove, ha spiegato mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario del dicastero per l’Educazione cattolica, non ci si lascia scoraggiare dalle bombe:
“Ciascuna di queste esperienze fa capire concretamente come la diversità delle religioni, delle lingue e delle tradizioni possa essere trattata con cura e rispetto e diventare un’autentica ricchezza per ogni gruppo ed individuo, per costruire ponti di comprensione e di pace e un destino fondato sull'amore e sulla fraternità, come ideale da realizzare ....

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