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venerdì 1 aprile 2022

AUTISMO. FARE RETE PER AIUTARE I PIU' FRAGILI

Lavoriamo insieme per una società che includa i più fragili

In occasione della Giornata Mondiale dell'Autismo, il 2 aprile, Francesco incontra i membri della Fondazione Italiana Autismo, giovani e adulti accompagnati da familiari, insegnanti, medici. Il Papa evidenzia la necessità di una società e di un'economia inclusive dove le persone con disabilità possano esprimersi e dare il proprio contributo. E annuncia che, al termine dell'udienza, alcuni ragazzi della Fondazione prepareranno il pranzo per i poveri della zona di San Pietro

-         di Adriana Masotti - Città del Vaticano

 Le prime parole di Papa Francesco alla Fondazione Italiana Autismo, ricevuta stamane nella Sala Clementina, è di apprezzamento per il lavoro svolto per promuovere le persone con autismo e con disabilità intellettiva, coinvolgendo, dal 2015, ricercatori, medici, psicologi, enti e associazioni di familiari. “Portando avanti i progetti di ricerca e le iniziative a favore dei più deboli e svantaggiati – afferma il Papa -, voi date un valido contributo alla lotta contro la cultura dello scarto, che è tanto diffusa nella nostra società troppo protesa alla competizione e al profitto”.

La cultura dell’inclusione e dell’appartenenza

A questo proposito Francesco sottolinea che ogni forma di disabilità costituisce “una sfida e un’opportunità per costruire insieme una società più inclusiva”.

Per questo è necessario continuare a sensibilizzare sui vari aspetti della disabilità, abbattendo i pregiudizi e promovendo la cultura dell’inclusione e dell’appartenenza, fondata sulla dignità della persona. È la dignità di tutti quegli uomini e quelle donne più fragili e vulnerabili, troppo spesso emarginati perché etichettati come diversi o inutili, ma che in realtà sono una grande ricchezza per la società.

Le persone con disabilità protagonisti di cura

Il Papa cita l’esempio di alcuni dei ragazzi presenti che stanno facendo un’esperienza lavorativa ma, come esempio di realizzazione della “vocazione” personale, ricorda anche Santa Margherita da Città di Castello, una giovane con disabilità che si era dedicata completamente alla preghiera e all’assistenza dei poveri. Nella parabola del Buon Samaritano, afferma ancora, si può trovare “la strada per una società più fraterna”.

E su questa strada le persone con disabilità non sono solo oggetto di cura, ma anche soggetto, questo è molto importante! Il samaritano può essere la stessa persona con disabilità, con autismo, che si fa prossimo all’altro, ponendo i propri talenti al servizio della comunità.

La partecipazione alla vita sociale

Al centro della cultura dell’inclusione, prosegue il Papa, c’è la possibilità per le persone con disabilità di partecipare attivamente alla vita sociale, che va oltre l’abbattimento delle barriere fisiche. A tale scopo, si tratta di sostenere il loro progetto di vita attraverso l’accesso all’educazione, all’occupazione e agli ambiti del tempo libero, in cui socializzare ed esprimere la propria creatività. Questo richiede un cambiamento di mentalità. Grandi passi sono stati fatti in tal senso, ma rimangono ancora pregiudizi, disuguaglianze e discriminazioni.

 Fare rete tra associazioni, comunità civile ed ecclesiale

Papa Francesco richiama quindi l’attenzione sulla necessità di “fare rete”: la pandemia da Covid-19 e ora la guerra in Ucraina pesano in particolare “sui più fragili sugli anziani, sulle persone con disabilità e le loro famiglie” e questo richiede delle risposte. Una sinergia che, continua, deve vedere coinvolte la comunità ecclesiale e quella civile:

In questa situazione la nostra risposta dev’essere la solidarietà, il “fare rete”. Solidarietà nella preghiera e solidarietà nella carità che si fa condivisione concreta. Di fronte a tante ferite, soprattutto dei più vulnerabili, non sprechiamo l’opportunità di sostenerci a vicenda. Facciamoci carico della sofferenza umana con progetti e proposte che mettano al centro i più piccoli.

Il Papa ricorda che l’attività della Fondazione Italiana Autismo, come ogni forma di economia che vuol essere inclusiva, ha bisogno di supporto, per questo esprime un ringraziamento ai benefattori che si fanno costruttori di una società dove al centro non ci sia l'egoismo e il profitto personale, ma la fraternità.

Lavorare non solo per, ma con i più fragili

Il discorso di Papa Francesco si conclude con parole di speranza illuminata dalla Pasqua del Signore ormai vicina. “Insieme con i fratelli e le sorelle più fragili, teniamo accesa la fiaccola della speranza!”, dice, e incoraggia la Fondazione ad andare avanti “camminando insieme alle persone con autismo”, ma precisa:

non solo per loro, ma prima di tutto con loro. Voi lo sapete bene, e anche oggi avete voluto dirlo con un gesto: tra poco, in Piazza San Pietro, alcune persone con autismo cucineranno e offriranno il pranzo ai fratelli poveri. Un’iniziativa che testimonia lo stile del buon samaritano, lo stile di Dio: vicinanza, compassione, tenerezza.

Il Papa stesso annuncia, quindi, l’iniziativa dei giovani presenti che offrendo le loro pizze ai senza dimora di Roma vogliono condividere il momento di gioia vissuto oggi con Francesco.

I doni dei più piccoli a Papa Francesco

Prima del suo discorso Papa Francesco aveva ascoltato le parole di gratitudine di uno dei ragazzi, Filippo, 20 anni, a nome di tutti gli amici presenti. Il grazie è per averli accolti, per aver fatto sentire loro “la sua vicinanza e la sua voce, che è la voce di moltissime persone che voce spesso non hanno”. Filippo frequenta l’università, ma dice che ci sono altri ragazzi affetti da autismo che “non sono in grado di parlare o di fare gesti semplici, e più di altri hanno bisogno di essere seguiti”. Per questo sottolinea l’importanza dell’accompagnamento e del sostegno delle famiglie, della Fondazione Italiana Autismo e di altre associazioni, degli educatori e degli insegnanti “che sono essenziali per far emergere e valere le nostre unicità”. E ancora dei datori di lavoro che rappresentano una prospettiva vera perché “il lavoro è dignità e realizzazione: in questo, Pizza Out e Breakcotto sono un esempio, che si può fare, si può e si deve cercare di dare una prospettiva di dignità”.

Il nostro è un mondo diverso, ma facciamo parte della società

La Giornata mondiale del 2 aprile offre l’occasione per dire a tutti la voglia di vivere di questi ragazzi, tenendo conto delle loro particolarità. “Il nostro – dice Filippo - è un mondo diverso, fatto anche di solitudine e di fatica, che si scontra con tanta ignoranza e indifferenza. Ma noi siamo parte di questa società e vogliamo, anche con atti concreti, nella proporzione e nelle capacità di tutti, rivendicarlo”. Filippo ribadisce la loro volontà di superare gli ostacoli e ricorda, riferendosi alla guerra in Ucraina, anche le sofferenze di tanti altri “fratelli e sorelle molto vicino a noi, incolpevoli, su entrambi i fronti, che soffrono gravi conseguenze che ci addolorano e rattristano”. Infine l’offerta di un dono simbolico per Papa Francesco: “una nostra divisa - spiega - con la quale serviremo più tardi i poveri in piazza San Pietro e offriremo a suo nome il pranzo alla sua mensa, per condividere con i suoi poveri un momento di unione”.

Un bell'esempio di buon samaritano

“Le persone con autismo che oggi hanno cucinato il pranzo per i poveri di San Pietro - afferma, commentando l'iniziativa di solidarietà, Vittorio Scelzo, incaricato per la pastorale delle persone con disabilità del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita –, sono un bell’esempio di come il samaritano, come ha detto il Papa, può essere la stessa persona con autismo”. E Scelzo prosegue: "È un gesto nello stile e nello spirito della nostra campagna #IamChurch, e che ci ricorda che la partecipazione attiva delle persone con disabilità alla vita della Chiesa è un vantaggio per tutti”.

 Vatican News

DISCORSO DI PAPA FRANCESCO



 

 

giovedì 20 gennaio 2022

IL BAMBINO CHE CONTA LE STELLE


Il lavoro è una riflessione su una significativa esperienza didattica, fortemente inclusiva, portata avanti dalla docente in preparazione della manifestazione organizzata dalla scuola Arculeo di Palermo per la “Giornata Mondiale sulla consapevolezza dell'autismo”.

Il testo offre un'esperienza educativa e poetica d'incanto che permette a educatori e insegnanti di creare la relazione uomo-musica nella meraviglia relazionale in cui ognuno di noi esiste.
Strutturare un laboratorio musicale come luogo fisico e mentale entro il quale si possono attivare interazioni gruppali complesse utilizzando la musica come strumento di mediazione educativa.
Creare trame attraverso corpi "consapevoli" sotto un cielo di stelle dove ognuno incontra l'altro per non essere più solo.

È un libro,  ma soprattutto una esperienza educativa e poetica fatta con i bambini con disturbo dello spettro autistico che, attraverso l’ascolto di un compositore e poeta come J. S. Bach, riescono a tessere trame sotto un cielo di stelle dove ognuno incontra l’altro per non essere più solo.

Un turbinio di emozioni grazie al quale la musica diventa strumento di mediazione educativa.

Quando si pensa alle stelle, inevitabilmente il naso va all’insù alla ricerca di quella che, cadendo, esaudirà i nostri desideri.

C‘è, però, chi le stelle le guarda con il naso all’ingiù, chiuso nella sua solitudine, nella sua intimità, in un mondo incantato al quale in pochi potranno avere accesso.

Come Marco, seduto in classe, in prima fila, quindi inevitabilmente visibile agli occhi dei suoi compagni che stavano partecipando a una delle lezioni di musicoterapia che la maestra conduceva.

È un attimo e tutti gli sguardi vengono catturati da quello che stava facendo, ritagliare stelle di ogni dimensione e riporle tutte con grande cura nel suo porta merende.

Ed è anche un attimo per tutti nel seguire il suo esempio.

In pochi minuti la classe si riempie di stelle di ogni colore che la trasformano in una galassia brillante sulla quale scrivere le proprie emozioni e la voglia di comunicarle all’altro.

Non una favola, quindi, non un racconto nato durante una fredda giornata invernale per augurarsi che l’estate torni presto e che si possa stare sino a tarda notte all’aperto a guardare il cielo stellato, ma un’esperienza concreta portata avanti dalla professoressa Alessia Misiti, pianista, musicoterapista e insegnante delle classi musicali di coro e pianoforte alla direzione didattica “Ettore Arculeo” di Palermo, autrice del libro “Il bambino che conta le stelle”.

Non è il consueto manuale che racconta come lavorare con i bambini con disturbi dello spettro autistico, ma un testo che offre un’esperienza educativa e poetica d'incanto che permette a educatori e insegnanti di creare il rapporto uomo - musica nella meraviglia relazionale in cui ognuno di noi esiste.

Un lavoro che sottolinea quanto sia opportuno «strutturare un laboratorio musicale come luogo fisico e mentale entro il quale si possono attivare interazioni gruppali complesse, utilizzando la musica come strumento di mediazione educativa.

Creare, quindi, trame attraverso corpi "consapevoli" sotto un cielo di stelle dove ognuno incontra l'altro per non essere più solo».

«Le tante stelle che nascono da questa esperienza sono piccole, brillanti, buie e Lui, il bambino che conta e canta, si, canta! – scrive l’autrice -.

Maria Alessia Misiti, iL BAMBINO CHE CONTA LE STELLE,  Ed. Ex Libris, 2021



 

venerdì 12 marzo 2021

AUTISMO, NECESSARIA L'ASSISTENZA


 «Diagnosi precoce decisiva 

ma il sistema non regge più»

 

-         Di Luciano Moia*

 Di fronte a una diagnosi di autismo la maggior parte dei genitori avverte un senso di abbandono e di solitudine e punta il dito contro il silenzio del sistema sociosanitario. «Hanno perfettamente ragione. Tutto il sistema è costruito su una logica, quella del 'codice di prestazioni sanitarie' che non può reggere per accompagnare le disabilità. Bisogna partire da un nuovo criterio di antropologia sociale», osserva Massimo Molteni, direttore area di ricerca e clinica in psicopatologia dello sviluppo della 'Nostra Famiglia' di Bosisio Parini, una rete che comprende 28 centri di eccellenza in tutta Italia con oltre 2.400 operatori e circa 25mila bambini assistiti ogni anno «Dobbiamo pensare a un sistema generativo, capace di progettare una serie di azioni che – riprende l’esperto – possano raccordare i tanti pezzetti di quotidianità di una persona con disabilità, Pensiamo all’insegnante di sostegno per un bambino autistico. Va benissimo, ma se non pensiamo anche al prima e al dopo, la famiglia sarà sempre in difficoltà. Per uscire dall’isolamento occorre ridisegnare l’intero sistema dei servizi sociosanitari».

Il problema quindi non sarebbero le diagnosi precoci e neppure l’eccesso di verifiche neurocognitive a cui sono sottoposti i bambini, ma il vuoto assistenziale che esiste prima e dopo queste diagnosi. «La diagnosi precoce anzi, tra i due e tre anni, è fondamentale per intervenire in modo efficace. Naturalmente l’accertamento va fatto da un’equipe di specialisti con la presenza di neuropsichiatri, psicologi, terapisti della riabilitazione, pediatri. Tanto prima si avvia la terapia, quanto più le speranze di successo aumentano. Meglio se prima dei due anni perché ormai sappiamo che i tre anni sono il limite per migliorare le competenze in modo significativo».

Non che negli anni successivi le speranze svaniscano, ma le percentuali di miglioramento si riducono. Non va dimenticato che i disturbi dello spettro autistico rimangono un problema complesso in cui si intrecciano atteggiamenti di chiusura, insufficiente interazione sociale, turbe nella comunicazione verbale e non verbale, strane reazioni all’ambiente, problemi nella motricità. Ma anche auto aggressività, agitazione, segnali d’angoscia, alterazioni dell’umore secondo schemi che sono diversi da bambino a bambino. Un insieme di sintomi, peraltro molto variabili nelle fasi di vita del bambino, a cui corrisponde una grande incertezza sulle cause di questi disturbi. «Se sulle cause genetiche ormai ci sono pochi dubbi – riprende Molteni – è certo che esistono anche cause ambientali di cui però non riusciamo ancora a misurare l’incidenza. Non parlo di fattori relazionali che sarebbero impossibili da valutare ma biologici, naturali. Stiamo profondamente manipolando e inquinando l’ambiente e non conosciamo quali effetti potrebbero derivarne. Pensiamo solo alle dosi di antibiotici che ingeriamo ogni giorno attraverso il cibo. Che conseguenze potranno avere? Non lo sappiamo». Non è da escludere quindi che l’aumento dei casi registrati nell’ultimo ventennio non accenni a rallentare, con la conseguente necessità di accelerare quel cambio di paradigma assistenziale auspicato dagli esperti.

 *Direttore di "Nostra Famiglia"

www.avvenire.it






giovedì 10 dicembre 2020

AUTISMO E SINTOMOLOGIE INTESTINALI

 


SPETTRO AUTISTICO E SINTOMATOLOGIE INTESTINALI.

TRA ORGANICO E PSICHICO

Martedì 15 dicembre 2020
Ore 16.00-18.30
Online su Google Meet

La cattedra di Antropologia ed Etica delle relazioni del prof. Calogero Caltagirone, del Dipartimento Giurisprudenza - Palermo, propone agli studenti e a quanti sono interessati il webinar Spettro autistico e sintomatologie intestinali tra organico e psichico, in programma il 15 dicembre, dalle ore 16.00 e organizzato in collaborazione con l’arcidiocesi di Monreale – Dipartimento per l’autismo e patologie correlate.

L’evento – destinato anche a medici, specialisti della riabilitazione e dell’educazione, ad insegnanti, Assistenti sociali e familiari di persone con autismo – potrà essere seguito online su piattaforma Google Meet, attraverso questo LINK diretto.

I lavori saranno aperti dai saluti del prof. Francesco Bonini, rettore dell’università LUMSA e di mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale. Sono in programma gli interventi di David Rivas, Pharmacist and Nutrition Coach e di Giuseppe Rotolo, medico psicoterapeuta Gestalt.

Presiede e modera il prof. Calogero Caltagirone, Università LUMSA.


Nel campo dello spettro autistico, i diversi modelli, sviluppatisi nel tempo, hanno contribuito ad arricchire le modalità, o meglio, le possibilità d’intervento, aumentando, anno dopo anno, l’efficacia e l’efficienza dell’azione terapeutica e educativa. Ogni nuovo modello di trattamento sui soggetti autistici deve integrare quanto di vantaggioso è stato raggiunto, per cui, oltre che comprendere nuove conoscenze, è opportuno affinare il metodo per il trattamento dello spettro autistico. chiamata a dare in merito un apporto decisivo, non solo a livello descrittivo ma anche a livello valutativo. Il webinar, partendo dal riconoscimento antropologico dell’articolazione tra organico e psichico intende cogliere la relazione che vi è tra spettro autistico e sintomatologie intestinali non per offrire una semplice descrizione, ma anche per fornire indicazioni di trattamento.

Per informazioni sul webinar e sui relativi contenuti: rotolo.autismolumsapa@gmail.com

La locandina





martedì 2 aprile 2019

L'AUTISMO RACCONTATO DA UN PAPA'

Mi chiamo Francesco e sono il papà di un bambino autistico di 5 anni. Ho chiesto  la possibilità di “poter spiegare cosa sia l’autismo”. Diciamo che vorrei spiegare l’autismo con gli occhi di un papà o di una mamma. Non facile forse, ma penso molto utile per tutti coloro che per necessità, per scelta o forse per caso avranno nella loro vita l’occasione di incontrarsi con chi presenta questo particolare disturbo: l’autismo.
Farlo oggi forse acquisisce ancora più valore. Il 2 Aprile è divenuta una data simbolo di sensibilizzazione rispetto a questo tema. Farlo, credo faccia bene a me, papà innamorato di suo figlio autistico e forse può contribuire ad aiutare tanti altri papà o mamme che nel loro intimo sono confusi, preoccupati, speranzosi o talvolta si sentono un po’ troppo soli nell’affrontare un percorso che ti cambia radicalmente nelle abitudini, nello stile di vita e nell’approccio alle cose di ogni giorno.
Non sono un medico e questo contributo non ha nessun valore psicologico, terapeutico o scientifico. Ho studiato comunicazione e ho un’esperienza che ritengo utile e preziosa, come educatore nel’Agesci, (gli scout per intenderci). Quello che vorrei fare semplicemente è condividere dei pensieri che vogliono essere ricchi di speranza, di ottimismo e che possano contribuire a capire una parte piccola dell’autismo.
Essere stato educatore scout ed avere studiato comunicazione mi hanno di certo supportato nella mia scoperta dell’autismo e mi hanno aiutato ad entrare nel mondo di mio figlio autistico. Ma il potere di una madre o di un padre che prende coscienza di cosa è e può essere l’autismo, può superare tutte le esperienze di educatore o di comunicatore di una vita.
Ci tengo a precisare che il supporto di terapisti preparati e capaci di spiegare l’autismo in maniera scientifica, di esperti che consentono di proporre attività integrative a quelle terapeutiche è una condizione necessaria e insostituibile e che va perseguita nel minor tempo possibile e con coloro che guardano all’autismo sotto l’aspetto medico, psicologico, logopedico e comportamentale. Quello che vi racconto è solo un’esperienza, forse un approccio che penso possa essere utile dare al guardare l’autismo.
Voglio quindi solo raccontare come mi hanno aiutato a capire l’autismo e come oggi provo a raccontarlo con gli occhi di un papà. Perchè? Perchè ogni esperienza è sempre una cosa preziosa.
Come capire l’autismo? Ecco come io lo spiegherei.
Immaginate per un momento di trovarvi nel bel mezzo di un luogo a voi sconosciuto, molto lontano da casa vostra, un posto che ha una struttura fisica e organizzazione logica che non capite, un luogo tanto diverso rispetto ai luoghi a voi noti e che vi danno tanta sicurezza. Immaginatevi di trovarvi in un luogo in cui si comunica con una lingua sconosciuta, nel quale vedete altre persone i cui comportamenti, prassi, segni, gesti, espressioni, non solo non sono conosciuti né riconoscibili da voi, ma per certi versi vi sembrano ostili, incomprensibili, privi di senso. Vi intimoriscono di certo.

Immaginate che qualcuno provi a comunicare con voi in questo ambiente che vi intimorisce. Qualcuno che dica, vi mostri, o cerchi di spiegarvi in una lingua a voi incomprensibile qualcosa che non solo non capite ma che non vi interessa proprio.

Per un secondo ancora, immaginate il vostro stato d’animo in un luogo simile, in una condizione simile. Immaginatevi impauriti e nello stesso tempo in una condizione d’animo di difesa e di protezione. Cosa fareste? Forse provereste a nascondervi, ad evitare il contatto con chi vi sta vicino, provereste a difendervi, cerchereste uno spazio tutto vostro in cui nascondervi potreste diventare anche aggressivi o cominciare ad urlare!
Immaginate infine di avere fame o sete o il mal di pancia o il mal di denti, o anche semplicemente di essere stanchi o di volere riposare. Ma siete in questo luogo percepito come ostile e siete circondati da persone che non avete idea chi siano o cosa vogliano da voi. Come potreste sentirvi?
Forse potreste provare un grande senso di frustrazione.
Immaginate che questa situazione sia in qualche modo vissuta vostro malgrado ogni giorno. Questo potrebbe sconvolgervi, isolarvi perdere ogni collegamento con la realtà, imbarazzarvi, rendervi tanto tanto nervosi.
Quando si capisce o si scopre che tuo figlio ha il disturbo dell’autismo è come ritrovarsi dinanzi una ad una cosa assurda e incomprensibile.
Primo pensiero? Non posso farcela! Secondo pensiero? Ma perché io.
Terzo, quarto, quinto, sesto, settimo fino a dieci e oltre. Perché mio figlio o mia figlia. Perché la mia famiglia? Un susseguirsi di perché che potranno anche paralizzarvi per giorni o per mesi. Ma il tempo è prezioso e bisogna reagire.
Immaginate quindi (e non è un esempio), che vi venga detto che siete stati scelti voi per scalare il K2 e lo dovrete fare il prima possibile perché prima lo farete meglio sarà. E soprattutto che quando arriverete in cima non potete sapere cosa troverete. Ma non ci sono alternative possibili alla scalate. In questa scalata, anche se vi sembra ancora più difficile, dovrete portare con voi la vostra famiglia, gli amici, i parenti, i compagni di scuola, il vostro vicino di casa e forse persino il vostro portiere…
Ma voi di montagna e di scalate non capite nulla! Ci vorrà, probabilmente un’intera vita per farlo. Nessuno lo mette in dubbio. Ma è necessario partire ed è necessario farlo il prima possibile e con quante più persone (specialisti, insegnanti, amici, parenti, vicini, conoscenti, istruttori di nuoto, di musica, di danza, arte, cavallo ecc ecc).
Dovrete senza sosta capire quali potranno essere i migliori compagni di questo viaggio ed essere pronti a cambiarli nelle diverse fasi della vita di vostro figlio. Guai a pensare che potete farcela da soli o che la scalata è una cosa per forzuti temerari coraggiosi solitari. Chiudendovi nella solitudine rischiereste di perdere presto tutte le forze e fare involontariamente il gioco sporco dell’autismo.
La sfida dell’autismo va combattuta con una squadra che abbia quanti più membri possibili (anche insieme talvolta a coloro che non vi capiscono). Perché tutto serve in questa battaglia e non bisogna né nascondersi né immaginare di essere sbagliati ma fare riferimento agli affetti.
Ci sono alcune virtù che ci devono accompagnare durante questa scalata. Meglio se le abbiamo già. Ma comunque vanno cercate e piano piano vissute.

Ecco cosa mettere nello zaino.
Prima virtù da mettere nello zaino verso la scalata del K2: la pazienza. Perché la prima virtù che ti servirà sarà la pazienza. Storica virtù dei forti. Un pazienza fatta di cadute, ma anche di successi. Alcune cose per il resto del mondo elementari, saranno per te successi incredibili ma ricorda anche che cose che gli altri non sapranno fare se non dopo grandi sforzi tuo figlio potrebbe impararle a fare in pochi minuti. L’autismo può non essere solo un limite ma anche lo sviluppo di competenze incredibili. Bisogna avere la pazienza di cercarle senza sosta.
Seconda virtù: il coraggio. Abbi coraggio. Azzera ciò che hai sempre saputo e impara a re-imparare da zero. Abbi il coraggio di entrare in un mondo che non è quello da te conosciuto, con regole e prassi che non conosci e che potranno cambiare e una volta entrato potrai aiutare chi ami, “a venirti a trovare anche nel tuo mondo”, il mondo a te più conosciuto. Quello che tutti chiamano il mondo “normale”.
Ricorda che non sarai sempre il benvenuto nel mondo di una persona autistica, ma non dimenticare che se avrai coraggio, pazienza e costanza, non solo prima o poi ci entrerai, ma sarai il benvenuto e lui sarà sempre più contento di seguirti ed imparare. E così come ama il suo mondo, così imparerà sempre di più a conoscere, capire e riconoscere il tuo.
Costanza. Dovrai essere talvolta un martello pneumatico per rompere schemi dannosi o non funzionali che tuo figlio tende a sviluppare in autonomia e talvolta dovrai essere una morbida coperta che lo avvolgerà di tenerezza e protezione. Capire il perché di alcuni comportamenti non sarà facile ma la costanza ti aiuterà a capire cosa prova tuo figlio in determinate situazioni e potrai aiutare gli specialisti a capire come proporre sempre nuove situazioni di benessere e serenità.
Osservazione. Guardate a quali abilità potrebbe sviluppare vostro figlio. Cercate di proporre lui sempre nuove cose, senza sosta. Qualcuna di queste potrebbe sollecitare le sue abilità di memoria, fisiche, intellettive e sviluppare delle competenze fuori dal comune. Potrebbe essere un modo per dare lui nuove forme di autonomia e magari in futuro opportunità professionali, artistiche o sportive fuori dal comune. Questo può essere anche un contributo alla paura del “dopo di noi”. Ossia seminare oggi nella ricerca di competenze e abilità che domani potranno dare loro opportunità di integrazione di costruzione di un futuro sostenibile.
Ultima cosa che che voglio condividere è quella della necessità di aprirsi con le persone che si amano. Non è facile ma nella mia esperienza lo ritengo quasi necessario. Confidare paure e speranze forse inizialmente non facili da capire aiuterà a trovare dei compagni di viaggio fidati che ci aiuteranno a scalare insieme il k2 dell’autismo.
Infine cerca il sostegno anche psicologico di chi fa questo mestiere. Noi che combattiamo ogni giorno contro i pregiudizi verso chi soffre di disturbi dello spettro autistico non dobbiamo fare l’errore di cadere nel pregiudizio verso il sostegno psicologico. Immaginare che il sostegno psicologico non è per noi. Dobbiamo usare ogni attrezzatura possibile verso la scalata dell’autismo. Ma se non stiamo bene con noi stessi avremo grandi difficoltà a stare bene con i nostri figli autistici e con il mondo che ci circonda. Cercare il sostegno psicologico, potrebbe essere utile, anche solo per un po’ di tempo, a superare alcuni possibili sensi di colpa, alcune difficoltà verso gli altri o vostro figlio stesso. Tutto ciò che può portare alla serenità di un genitore potrà essere un moltiplicatore di serenità per la propria famiglia e per i propri figli autistici.
Giornate come il 2 aprile ci ricordano che nella scalata verso la cima di una vita nell’autismo nessuno deve essere mai lasciato indietro e ancora di più solo. Vorrei potervi raccontare tante altre cose ma penso che per oggi va davvero bene così.
Francesco Caminita

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mercoledì 25 luglio 2018

AUTISMO E GATTI. LA STORIA DI FRASER E BILLY

Un gatto in casa fa bene ai bimbi autistici
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Uno studio condotto dalle Università Davis in California e della Mizzou nel Missouri testimonia che la presenza di un micio in casa è di grande aiuto per i bimbi affetti da forme lievi o moderate di autismo. I ricercatori hanno appurato che i benefici dati dal contatto e interazione con il gatto sono davvero importanti per i bambini e adolescenti autistici, dichiarando: «II loro contributo nell'aiutare i bambini ammalati risulta considerevole, migliorano le loro capacità di relazionarsi con gli altri, la percezione del mondo esterno, acquistando autostima, empatia e fiducia in se stessi». 
L'autismo è un grave disturbo del neurosviluppo che colpisce in tenera età, distinto da apparente carenza di interessi e relazioni con gli altri, indifferenza emotiva agli stimoli, tendenza all'isolamento o al contrario, ipereccitabilità; sfiducia verso gli altri e se stessi.
II mondo interiore dei piccoli affetti da autismo è disturbato da ansia, tristezza, paure, e alterato da notevole diffidenza verso il mondo che li circonda, visto come incoerente, portatore di angosciose frustrazioni; si ritrovano spesso soli in un ambiente nel quale non si sentono capiti e accettati e ciò li conduce sempre più alla chiusura.
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PER RIFLETTERE

La storia di Fraser, un bimbo inglese di cinque anni affetto da autismo, che fino a poco tempo fa non riusciva neppure a fare le cose più semplici, come bere un bicchiere d'acqua o aprire un libro, conferma le recenti teorie americane. Ora la sua vita è cambiata, Fraser è rinato, grazie a Billy, un gatto randagio trovato nel gattile. Il bimbo e il gatto si sono scelti da soli e da allora sono inseparabili. Billy ha completamente trasformato la vita di Fraser, ed ora in casa è tornata la felicità. Ogni volta che Fraser si arrabbia lui sbuca dal nulla e lo rassicura, sono sempre vicini e si coccolano a vicenda. Billy riesce a capire e captare i desideri e le emozioni di Fraser; e quando c'è qualcosa che lo turba si siede sempre su di lui per stare più vicino possibile.
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Ebbene la presenza di un micio rompe questi schemi. Sarà che un animale non ha pregiudizi nei riguardi delle persone e accetta ogni umano in modo spontaneo e incondizionato, il suo approccio lineare e confortevole li aiuta a sviluppare rapporti più equilibrati verso il mondo esterno. Il gatto riesce ad interagire con loro, capire i loro bisogni e desideri, facendogli diminuire la sofferenza interiore e regredire rabbia e collera, ma pure altri sintomi. 
Un'altra ricerca recente conferma questi risultati: a Tucson in Arizona è partito il progetto "Le fusa per l'autismo", promosso da Autism Society of Southern Arizona, che consente ai bimbi autistici di visitare regolarmente un gattile locale ed interagire con i mici. I risultati positivi e sorprendenti hanno esteso l'iniziativa anche agli adolescenti con la stessa sindrome. Il beneficio è doppio: i bambini sono più socievoli e si relazionano meglio attraverso il gatto, i mici trovatelli sono felici di ricevere coccole, in più si abituano al contatto umano che li aiuterà ad inserirsi in famiglie pronte ad adottarli.

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giovedì 30 marzo 2017

AUTISMO - 2 aprile - GIORNATA MONDIALE DELLA CONSAPEVOLEZZA


Ricorrerà il prossimo 2 aprile la Giornata mondiale della consapevolezza sull'Autismo promossa dall'ONU, giunta alla sua X edizione.
Sono milioni nel mondo, e migliaia in Italia, le famiglie che hanno a che fare nella vita di tutti i giorni con questo disturbo; nonostante molti studi, non è noto ancora quali siano le cause dello sviluppo dell'autismo. I dati finora prodotti dalla ricerca consentono di avanzare solo ipotesi sull'origine del disturbo e, nell'insieme, non forniscono, al momento, elementi di certezza sulle cause, che restano sconosciute. Le sindromi dello spettro autistico sono fra le più complesse da trattare e richiedono conoscenze e competenze da parte di tutti professionisti coinvolti, non solo, necessitano di consapevolezza, collaborazione e impegno di tutti - genitori, studenti, docenti - per la definizione e realizzazione del progetto di vita.