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giovedì 21 novembre 2024

IL RESPIRO DEL VENTO


 Il telefono del Centro Monte Adone, nel cuore dell’Appennino emiliano, squilla quasi trenta volte al giorno. Spesso a rispondere è Mirca, che l’ha fondato nel 1989 insieme al marito Rudi, ma alzano la cornetta anche la figlia Elisa e i tanti volontari che da anni fanno parte della «famiglia salvanimali». 

Le emergenze sono le più diverse: un fenicottero avvistato in strada, un procione tenuto come animale da compagnia, un lupo ferito da soccorrere, un esemplare esotico maltrattato. 

È il caso di Kuma e Kora, due cuccioli di leone sfruttati dal circo, o dello scimpanzé Oliver, talmente abituato agli umani da non riconoscerei suoi simili. Ma anche del lupo Navarre, salvato da Elisa con un’eccezionale respirazione bocca-muso, e delle tante altre specie ospitate dalla struttura. 

Ogni intervento è una sfida: recuperare, soccorrere, prendersi cura degli ospiti senza cadere nella tentazione di umanizzarli, e poi imparare a dire addio, spesso per restituirli al bosco, talvolta perché nessuna terapia è servita. 

Questo libro è il punto di incontro, diverso e possibile, tra il mondo animale e quello umano: un incontro improntato alla convivenza non invasiva, al rispetto reciproco e all’amore, nella consapevolezza che la dignità di un essere vivente non può piegarsi ai nostri desideri o stare chiusa in gabbia. Ma è anche una richiesta di ascolto verso le esigenze di chi non ha la parola, ma ha ugualmente diritto a vivere libero secondo la propria natura

 

Elisa Berti ha tredici anni quando i genitori, Mirca e Rudi, decidono di lasciare Bologna per fondare un centro recupero a Sasso Marconi (BO), per il soccorso, la cura e la riabilitazione degli animali selvatici. Ben presto il Centro si apre anche agli animali esotici sequestrati (leoni, scimpanzé, pappagalli...), che ospita in via permanente. Elisa è stata testimone e parte attiva del progetto, facendo proprio il sogno dei genitori. In oltre trentacinque anni a fianco della famiglia e dei volontari, si è specializzata nella riabilitazione e nel rilascio degli animali selvatici, sviluppando un particolare interesse per i lupi. Ha contribuito alla stesura di protocolli e linee guida per la gestione della fauna selvatica, ed è stata relatrice a incontri e corsi di formazione per forze dell’ordine, veterinari e operatori del settore. È direttrice del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone.

Elisa Berti - Come il respiro del vento - Una storia vera - Ed. Sonzogno
pp. 224, 1° ed 2024

sabato 15 gennaio 2022

FIGLI, UOMINI e ANIMALI


 Il Papa odia 

gli animali domestici?

 di Giuseppe Savagnone

-          Questa volta papa Francesco l’ha fatta grossa! Si è messo contro gli animali o, più precisamente, contro coloro che li prendono e li curano al posto dei figli. È stato durante un’udienza di alcuni giorni fa: «Oggi», ha detto, «la gente non vuole avere figli, almeno uno. E tante coppie non vogliono. Ma hanno due cani, due gatti. Sì, cani e gatti occupano il posto dei figli». Non l’avesse mai detto! Ondata di critiche sui social, a difesa dei poveri animali domestici. Perfino sulla stampa ci sono stati echi critici.

Su «Il Fatto Quotidiano» Morena Zapparoli, a nome di tutti i possessori di cani e gatti, ha detto che l’affermazione di Bergoglio «ci ha ferito». E ha cercato di spiegare al papa il perché: «Per noi un cane o un gatto è una creatura di cui prenderci cura perché non siamo noi a possedere loro ma sono loro a possedere noi. Per noi sono esseri capaci di darci un amore incondizionato senza chiedere niente in cambio perché ci hanno scelti per condividere un pezzo di strada insieme per il tempo, troppo breve, che Dio ha concesso loro sulla Terra. Per noi sanno parlare senza bisogno di usare il nostro linguaggio, con gli sguardi, con il muso umido contro il nostro, con le fusa, con la coda gioiosa agitata nell’aria, e dicono più di quello che direbbero mille parole».

L’articolo si concludeva con l’accusa al pontefice di essere in contraddizione col nome che ha scelto di portare: «Per noi [i nostri animali] sono tutto e non potremmo più neppure immaginare di vivere senza di loro e quando muoiono, una parte di noi muore con loro. Senza polemica, caro Francesco, ma il Santo di cui tu porti il nome, sarebbe di certo d’accordo con noi».

La crisi della genitorialità

Forse può essere utile a capire i termini reali della questione un breve richiamo al contesto in cui Francesco parlava, che era quello di una catechesi sulla paternità putativa di s. Giuseppe. Proprio in riferimento ad essa, il Pontefice ha ricordato che «non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne anche padri o madri». In realtà, «tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti». E «avere figli, paternità e maternità, è la pienezza della vita di
una persona».

Da qui la valorizzazione, in concreto, dell’istituto dell’adozione, che ha alla base l’«atteggiamento così generoso e bello» di chi fa una «scelta» che «è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità». Da qui anche l’auspicio di Francesco «che le istituzioni siano sempre pronte ad aiutare in questo senso dell’adozione, vigilando con serietà, ma anche semplificando l’iter necessario perché possa realizzarsi il sogno di tanti piccoli che hanno bisogno di una famiglia, e di tanti sposi che desiderano donarsi nell’amore».

Un auspicio estremamente attuale, in una situazione come quella italiana che vede da un lato molti bambini senza genitori abbandonati in case famiglia, e dall’altro molte coppie, desiderose di adottare un bambino, costrette a rivolgersi all’adozione internazionale – sempre assai più problematica e rischiosa – , per le difficoltà e le lungaggini burocratiche a cui l’istituto dell’adozione è soggetto nel nostro Paese.

È all’interno di questo quadro che si colloca la critica del Papa a una società in cui la paternità e la maternità sembrano essere diventate una scelta sempre meno attraente: «Si vede che la gente non vuole avere figli e tante coppie non hanno figli perché non vogliono o ne hanno uno solo. Ma hanno cani e i gatti, che occupano il posto dei figli – ha aggiunto parlando a braccio -. Questo rinnegare la paternità e la maternità ci toglie umanità. E così la civiltà diventa più vecchia e senza umanità».

Il problema, come è abbastanza evidente, non è quello del rispetto per gli animali, ma riguarda l’incapacità delle persone di assumersi la responsabilità genitoriale. Di questa incapacità sono un evidente indizio i dati statistici relativi alla natalità nel nostro Paese. Secondo il rapporto Istat dello scorso dicembre, l’ultimo rilevamento statico, relativo al 2020, registra un nuovo record minimo delle nascite, 405 mila, a fronte di 740.000 decessi.

Un deficit che non è legato a motivazioni strettamente economiche – o almeno non soltanto a queste – , visto che esso è dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-386 mila), mentre per gli stranieri residenti nel nostro Paese il saldo naturale resta ampiamente positivo (+50.584). Il problema non è strettamente economico. Il declino della genitorialità corrisponde a quello, più profondo, dello spirito del dono, che in essa raggiunge il suo culmine naturale.

È in gioco il fraintendimento della libertà, sempre più intesa egocentricamente come espressione della propria autonomia, piuttosto che come responsabilità verso qualcun altro. Per questa “libertà” i figli sono un ostacolo, molto più di un animale domestico (peraltro non bisogna dimenticare l’assurda pratica dell’abbandono di cani e gatti alla vigilia delle vacanze estive, quando anch’essi diventano un impaccio e vengono trattati come una zavorra di cui disfarsi).

Da qui le fosche previsioni che, sempre l’Istat, fa sul futuro demografico in Italia: una popolazione residente che da 59,6 milioni al primo gennaio 2020 scenderà a 58 milioni nel 2030, a 54,1 milioni nel 2050 e a 47,6 milioni nel 2070. Nel 2048 i decessi doppieranno le nascite e nel 2050 il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3. Con conseguenze devastanti anche sul sistema pensionistico. Anche a questo il Papa ha fatto cenno nell’udienza generale: chi si prenderà cura degli anziani, chi li manterrà, quando non potranno più lavorare?

La logica della pensione è che ci sia un numero di lavoratori che, con i propri contributi, mantiene chi è in pensione: figli che si assumono a loro volta, dopo esserne stati allevati, la responsabilità dei propri genitori. Ma se una coppia ha un solo figlio, o addirittura non ne ha, i conti non tornano.

Non “contro” gli animali, ma “per” le persone umane

Si capisce, allora, il senso della denuncia di papa Francesco, che non è frutto insensibilità verso gli animali, ma di sensibilità verso le persone umane. È la preferenza data ai primi rispetto ai secondi che egli ha criticato, sia nei termini di apertura alla vita e di cura dei bambini abbandonati, sia in quelli di una responsabilità verso il bene comune della società nel suo insieme, a cominciare dai suoi membri più anziani.

Il problema, peraltro, non riguarda solo la questione della natalità. In un altro discusso intervento, durante un’udienza giubilare del maggio 2016, in pazza san Pietro, Francesco aveva messo in guardia dal confondere la pietà «con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi». E aveva proseguito: «Accade che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli».

Anche allora molte erano state le reazioni polemiche. Lorenzo Croce, presidente dell’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, aveva definito le parole del Papa «irresponsabili e fuorvianti» e lo aveva invitato a occuparsi dei preti pedofili invece di «fare lezioni a noi che amiamo sia uomini che animali come tutte creature di Dio». Ancora una volta, però, sarebbe bastato poco per capire che il problema del Pontefice non è di svalutare gli animali, ma di reagire alla svalutazione che, rispetto ad essi, subiscono le persone umane.

Di fronte al moltiplicarsi, nelle nostre città di cliniche veterinarie e di centri di toelettatura per animali domestici (esistono ormai anche dei corsi professionali per “toelettatore”, «una professionalità molto richiesta» si dice su Internet), non si può non chiedersi a quanti esseri umani è negato un minimo di cura e di benessere. Come di fronte alle ormai numerose pubblicità televisive relative ai più raffinati prodotti alimentari per cani e gatti viene spontaneo fare il confronto con le miserabili condizioni di vita di tanti uomini e donne nelle nostre periferie urbane. Per non parlare di quelle di quanti vivono nei Paesi sottosviluppati e lottano quotidianamente con la fame e le malattie…

La storia della Chiesa è piena di santi – non solo s. Francesco d’Assisi, come erroneamente si crede! – che amavano gli animali e avevano un ottimo rapporto con loro. Ed il massimo teologo della tradizione cristiana, Tommaso d’Aquino (a differenza di pensatori dell’epoca moderna come Cartesio) era convinto che essi hanno un’anima e sono capaci di avvertire piacere e sofferenza, gioie e dolori, anche se privi della facoltà razionale propria degli esseri umani. Non è il disprezzo degli animali, ma l’amore le persone a motivare le denunzie di papa Francesco. Ma forse è più comodo contestare quello che non dice, piuttosto che prendere sul serio quello che vuole dire.

 

*Pastorale Cultura Diocesi Palermo

www.tuttavia.eu

 

 

venerdì 18 dicembre 2020

L'ASSEMBLEA DEGLI ANIMALI. Una favola selvaggia.

 Piena di meravigliose invenzioni, L'assemblea degli animali è una favola che racconta la storia piú urgente del nostro tempo. Il libro che i ragazzi leggeranno agli adulti e che gli adulti leggeranno ai bambini.


Il libro

Un corvo sta volando nel cielo, è in ritardo a un appuntamento importantissimo. Deve raggiungere un luogo segreto che gli animali conoscono dal giorno in cui vengono al mondo; una volta lo conoscevano anche gli umani, ma lo hanno dimenticato. Ci sono tutti, il leone, la balena, l’aquila, il topo… Anche un cane e una gatta. 

Sono riuniti in un’assemblea perché l’emergenza ecologica non può più essere ignorata, bisogna salvare la Terra dall’uomo. Per farlo, dopo lunghe discussioni, decidono di inviare un terribile avvertimento: un’epidemia. Ma presto scopriranno che, per salvare la Terra dall’uomo, dovranno prima salvare l’uomo da un male molto piú antico. Narrato dal punto di vista e con la voce degli animali, nella tradizione degli apologhi morali, delle allegorie delle bêtes savantes e dei classici della letteratura antica e moderna, L’assemblea degli animali ha l’appassionante semplicità di una fiaba contemporanea. Ma Filelfo a volte usa «parole non sue» e nasconde tra le righe citazioni letterarie, da Omero a Shakespeare. Sono elencate alla fine, ma tu, lettore, puoi giocare a scoprirle come sassolini nel bosco per ritrovare il sentiero. Perché chi ha dimenticato la propria cultura rischia di dimenticare la natura.

 «Cantami o musa. No, cantami o muso, di cane, gatto o cavallo, tigre, orso o scimmia, asino, mucca o cammello, l’ira funesta della Terra contro l’uomo. Chi sono io? Chiamatemi Filelfo. Si può credermi? Non ha importanza. Non dico nulla di mio. Ripeto, come nei tempi ai quali con umiltà mi ispiro, parole altrui. Dettate non dalle muse, ma da una progenie altrettanto antica: gli animali. Sono stati loro, abitanti delle foreste, del cielo e dei mari, a parlarmi della natura, dell’anima del mondo, dell’arca che l’uomo ha dentro di sé. Di come ritrovarla. È una storia vera? È un racconto morale, un mito, una fiaba? Giudicate voi. Al nessuno che sono, nell’Anno del Topo, le bestie hanno affidato un messaggio: semi e raccolti, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno – ma solo finché dura la Terra».

 

Filelfo, L’assemblea degli animali, ed. Einaudi, 2020, pp. 184, € 15,00

ISBN 9788806248109


 

 

 

mercoledì 25 luglio 2018

AUTISMO E GATTI. LA STORIA DI FRASER E BILLY

Un gatto in casa fa bene ai bimbi autistici
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Uno studio condotto dalle Università Davis in California e della Mizzou nel Missouri testimonia che la presenza di un micio in casa è di grande aiuto per i bimbi affetti da forme lievi o moderate di autismo. I ricercatori hanno appurato che i benefici dati dal contatto e interazione con il gatto sono davvero importanti per i bambini e adolescenti autistici, dichiarando: «II loro contributo nell'aiutare i bambini ammalati risulta considerevole, migliorano le loro capacità di relazionarsi con gli altri, la percezione del mondo esterno, acquistando autostima, empatia e fiducia in se stessi». 
L'autismo è un grave disturbo del neurosviluppo che colpisce in tenera età, distinto da apparente carenza di interessi e relazioni con gli altri, indifferenza emotiva agli stimoli, tendenza all'isolamento o al contrario, ipereccitabilità; sfiducia verso gli altri e se stessi.
II mondo interiore dei piccoli affetti da autismo è disturbato da ansia, tristezza, paure, e alterato da notevole diffidenza verso il mondo che li circonda, visto come incoerente, portatore di angosciose frustrazioni; si ritrovano spesso soli in un ambiente nel quale non si sentono capiti e accettati e ciò li conduce sempre più alla chiusura.
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PER RIFLETTERE

La storia di Fraser, un bimbo inglese di cinque anni affetto da autismo, che fino a poco tempo fa non riusciva neppure a fare le cose più semplici, come bere un bicchiere d'acqua o aprire un libro, conferma le recenti teorie americane. Ora la sua vita è cambiata, Fraser è rinato, grazie a Billy, un gatto randagio trovato nel gattile. Il bimbo e il gatto si sono scelti da soli e da allora sono inseparabili. Billy ha completamente trasformato la vita di Fraser, ed ora in casa è tornata la felicità. Ogni volta che Fraser si arrabbia lui sbuca dal nulla e lo rassicura, sono sempre vicini e si coccolano a vicenda. Billy riesce a capire e captare i desideri e le emozioni di Fraser; e quando c'è qualcosa che lo turba si siede sempre su di lui per stare più vicino possibile.
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Ebbene la presenza di un micio rompe questi schemi. Sarà che un animale non ha pregiudizi nei riguardi delle persone e accetta ogni umano in modo spontaneo e incondizionato, il suo approccio lineare e confortevole li aiuta a sviluppare rapporti più equilibrati verso il mondo esterno. Il gatto riesce ad interagire con loro, capire i loro bisogni e desideri, facendogli diminuire la sofferenza interiore e regredire rabbia e collera, ma pure altri sintomi. 
Un'altra ricerca recente conferma questi risultati: a Tucson in Arizona è partito il progetto "Le fusa per l'autismo", promosso da Autism Society of Southern Arizona, che consente ai bimbi autistici di visitare regolarmente un gattile locale ed interagire con i mici. I risultati positivi e sorprendenti hanno esteso l'iniziativa anche agli adolescenti con la stessa sindrome. Il beneficio è doppio: i bambini sono più socievoli e si relazionano meglio attraverso il gatto, i mici trovatelli sono felici di ricevere coccole, in più si abituano al contatto umano che li aiuterà ad inserirsi in famiglie pronte ad adottarli.

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