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sabato 9 dicembre 2023

IL RIFIUTO CHE EDUCA

 

Spesso dire di no è molto difficile, ma il rifiuto è in realtà parte fondamentale delle relazioni tra genitori e figli. 

Il libro si rivolge, sia per il tipo di scrittura utilizzato, sia per la casistica scelta per illustrare le diverse tappe evolutive dell'età infantile, al più vasto pubblico di genitori, psicoterapeuti, insegnanti ed educatori.. 

Ogni capitolo prende in esame una determinata fascia d'età che individua le possibili situazioni in cui "dire no" provoca un significativo cambiamento positivo nello sviluppo della personalità infantile, evitando al bambino di infilarsi in una dinamica autocentrata e "onnipotente". 

Presentazione di Giovanni Bollea.

venerdì 1 dicembre 2023

GIOVANI NARCISI


 Quei ragazzi così pieni 

di narcisismo 

da non tollerare un rifiuto


-Intervista a Massimo Recalcati a cura di Maria Novella De Luca

 Professore, per cercare di capire cosa può aver armato la mano di Filippo Turetta, abbiamo molto citato in questi giorni il “retaggio del patriarcato”. O sarebbe più giusto parlare di quella ferita narcisistica che spesso lei ha chiamato in causa per descrivere il malessere dei nostri adolescenti e post-adolescenti?

«Il mito del nostro tempo è quello del successo individuale. Si tratta di un nuovo imperativo che rende impossibile l’esperienza del fallimento. Chi corre piano o chi cade è tagliato fuori. Si tratta di un vero e proprio culto della prestazione e del perfettismo. Subire il rifiuto di una ragazza significa riconoscere i propri limiti, che non si può essere tutto né avere tutto. Significa accettare una sconfitta delle proprie aspirazioni. Per questo a volte il ricorso alla violenza sostituisce la dolorosa constatazione della propria insufficienza. È una tendenza del nostro tempo: rifiutare l’ostacolo, la perdita, il fallimento, il dolore».

 Possiamo provare a spiegare che cosa intendiamo quando parliamo del narcisismo di questa generazione? È davvero il loro malessere?

«Il narcisismo dei figli è sempre un prodotto di quello dei genitori. Oggi una delle angosce più diffuse tra i genitori è quella di tutelare i loro figli proprio dal rischio del fallimento e della caduta. Questo non aiuta i figli ad assumere la responsabilità delle loro parole e delle loro azioni. E, soprattutto, a comprendere che è proprio attraverso la caduta e il fallimento che la vita dei nostri figli acquista una forma effettiva. Sono gli adulti responsabili di non trasmettere ai figli il senso della legge, ovvero che non si può essere tutto, avere tutto, sapere tutto, fare tutto…».

 Quanto lo specchio dei social influisce nello spingerli al confronto esasperato provocando anche depressioni e frustrazioni?

«Il mondo social nei suoi aspetti più patologici esalta il perfettismo e il principio di prestazione. Non c’è in quel luogo alcuna confidenza con l’esperienza della caduta e della solitudine. Tutto deve apparire perfetto. Anche l’eventuale caduta diviene in certi casi un modo per raccogliere like… È una virtualità narcisistica dove tutto deve apparire ideale».

 Quale può essere il meccanismo che scatta nella testa di un giovane di 22 anni che uccide la sua fidanzata più brava negli studi, più sicura, aggrappandosi alla propria fragilità per non farsi lasciare? L’incapacità di questa generazione di maschi di accettare la forza delle donne?

«Non solo dei maschi di oggi. Da sempre gli uomini che odiano le donne sono uomini che non sopportano la loro libertà. L’ideologia del patriarcato si è retta su questo principio repressivo di fondo: negare sistematicamente la libertà delle donne. Non a caso Adorno e Horkheimer assimilavano la libertà delle donne alla libertà dell’ebreo. C’è qualcosa di insopportabile, di intollerabile nell’una e nell’altra. Sono il rimosso dell’Occidente. Per questa generazione specifica di maschi il problema si è complicato, almeno per un verso, perché riconoscere di non essere tutto per l’altro è una ferita narcisistica insopportabile. Ma non dobbiamo dimenticare che al fondo di ogni narcisista c’è il buio della depressione. Non è tanto l’invidia ad avere spinto Filippo ad uccidere, ma la frattura di un legame che per lui costituiva la sola salvezza possibile dal buio della depressione. Una rottura che avviene in due tempi: il primo è quello nel quale Giulia dichiara la fine del suo amore; il secondo quando si approssima a discutere la sua tesi di laurea. Sono due fratture irreversibili inflitte all’ideale della coppia simbiotica».

 In che modo gli adulti possono entrare in contatto e prevenire tragedie che nascono dalla ferita narcisistica?

«Non servirà certo introdurre nelle scuole un’ora di educazione affettiva, sessuale o sentimentale … Il rispetto per l’altro e, in particolare, per le donne non è una materia specialistica come lo sono la chimica o la letteratura. Sarebbe come pensare che per costruire buoni cittadini sia sufficiente un’ora di educazione civica alla settimana. La cultura del rispetto della differenza avviene innanzitutto nelle famiglie e nella Scuola. Sono la famiglia e la Scuola i due principali educatori con il compito di alimentare nei nostri figli la cultura del rispetto della differenza: la testimonianza dal lato della famiglia che possano esistere relazioni ispirate dalla cura e dalla accoglienza e la cultura dal lato della Scuola come antidoto nei confronti della violenza».

 Fonte: La Repubblica

giovedì 23 novembre 2023

EDUCAZIONE A RISCHIO


"Noi genitori

 responsabili".

I nostri figli cresciuti senza conoscere il rifiuto"

 Cercare di spiegare l'inspiegabile. Identificarsi nei panni di chi ha vissuto e sta vivendo il più atroce degli incubi, ma non avere gli strumenti per gestire dolore, stupore, rabbia. Tutta Italia è rimasta atterrita dalla storia di Giulia a un passo dalla laurea, da Filippo che chissà come pensava di far perdere le sue tracce.

 Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, come è possibile non saper più gestire una lite con la fidanzata? Da dove arrivano tutta quella rabbia e quella violenza che non siamo più in grado di controllare?

 «I nostri ragazzi non sanno gestire la frustrazione. Si mollano con la ragazzina e vanno fuori di testa, senza proporzione. Ma questa è colpa dei genitori che non glielo hanno insegnato. O meglio, che non li hanno lasciati liberi nella vita di impararlo con le loro esperienze, correndo sempre a proteggerli».

 Cosa sbagliamo nell'educazione dei nostri figli?

«Pretendiamo di proteggerli da tutto, non permettiamo che si creino gli anticorpi per affrontare sfide e delusioni. Da quando sono piccoli. Cascare dal cavallino a dondolo e farsi un po' di male fa parte della vita. Noi, da idioti, che facciamo? Mettiamo la gomma piuma attorno al cavallino».

 Troppa gomma piuma, insomma.

 «È come chiedere a Jannik Sinner di giocare una partita di tennis senza punteggio. Che senso ha eliminare i voti, le pagelle, le bocciature? Stiamo crescendo ragazzi che non sono più in grado di affrontare la sconfitta. Gli facciamo noi lo zaino, come se non fossero in grado. Del resto - parlo ovviamente in generale - sono i genitori i primi a voler essere eternamente giovani. E quindi è ovvio che i loro figli a loro volta non crescano».

 Ultimamente dietro a molti femminicidi c'è il bravo ragazzo che di colpo diventa omicida. Cosa succede?

 «Non mi pare ultimamente. Succede che non ascoltiamo. Non impariamo mai dal passato. Dietro al delitto del Circeo chi c'era? Un bravo ragazzo. Pasolini lo aveva detto a suo tempo, totalmente ignorato».

 Allora cosa dovremmo imparare dal passato?

 «Smettiamo di ragionare in base allo schemino dell'uomo assassino e della donna vittima. Non è così. C'è un film di Marco Ferreri del 1963 intitolato Una storia moderna. L’ape regina parla di una donna che ha ridotto il marito a una specie di fuco. L'avevano capito pure i greci. Basta con l'idea del maschio fallocratico. Andiamo oltre».

 Però siamo arrivati a 105 femminicidi.

«Le madri hanno insegnato alle figlie a sopportare. Ma perché? Ci sono donne che hanno sopportato l'insopportabile: mariti violenti o alcolizzati. Ma perché hanno trasmesso questo concetto alle figlie come fosse un valore da tramandare di generazione in generazione? È ovvio che l'amore debba essere il contrario della galera. È ovvio che solo una mente illiberale possa partorire l'idea di geolocalizzarmi»

 E allora che consiglio dà ai genitori?

 «Mamme, papà siate rivoluzionari. Insegnate ai vostri figli a essere liberi. Lasciateli sbagliare, altrimenti non cresceranno e a 22 anni non sapranno gestire cose che avrebbero dovuto imparare a gestire a 16. Discostatevi dall'idea che la società ha di normalità. Cosa vuol dire avere un figlio normale? Vuol dire avere il bravo ragazzo che si fidanza con la ragazzina carina con la gonna corta ma non troppo, che sembra Taylor Swift?

 Gli adulti dovrebbero per primi discostarsi dal concetto di «normale»?

 «Pensiamo che aver raggiunto uno stato di vita in cui andiamo fuori città il fine settimana, abbiamo la jacuzzi e quattro soldi in tasca sia una sorta di paradiso che ci rende felici. Questo vuol dire banalizzare. E allora poi abbiamo bisogno di distruggere e chiamiamo la violenza amore».

 Cosa pensa dell'introduzione dell'ora di affettività nelle scuole e dell'idea di formulare una legge?

 «No visto la proposta della Schlein e sto seguendo quel che dice la Meloni. Bello, bello, se vogliamo metterci la coscienza a posto. Ma poi chi va a insegnare queste cose all'istituto di Gorgonzola? L'affettività e i sentimenti non si insegnano a scuola. Si imparano per strada, in famiglia, ovunque».

 Il Giornale