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giovedì 2 luglio 2026

LE BUONE PRATICHE

 

Disponibile il nuovo eBook 

“Storie di eTwinning”: 

buone pratiche di

progettazione didattica europea

 dalle scuole italiane

Una raccolta gratuita di progetti collaborativi

 per trovare nuove idee e innovare

la didattica in ogni ordine e grado

.

A cura di: Lorenzo Mentuccia

È disponibile per il download gratuito l’eBook “Storie di eTwinning”, un volume speciale che ha l’obiettivo di valorizzare alcuni tra i migliori progetti realizzati attraverso la cooperazione a distanza e l’uso metodologico delle tecnologie online dagli istituti italiani, promuovendo così lo scambio di buone pratiche e l’innovazione della didattica attraverso eTwinning.

La pubblicazione è curata dall’Unità nazionale eTwinning INDIRE, in collaborazione con i docenti coinvolti nella stesura delle singole esperienze didattiche, i quali hanno contribuito in prima persona a documentare e riassumere i percorsi portati avanti nelle loro classi.

Un’ampia varietà di materie, tematiche per tutti i livelli scolastici

I progetti documentati dimostrano come l’azione eTwinning si integri in modo trasversale nel curricolo ordinario, unendo discipline diverse attraverso percorsi innovativi.

Le tematiche affrontate spaziano infatti dalla sostenibilità e dalla tutela ambientale — con lo studio dei cambiamenti climatici, dell’educazione alimentare e del riciclo — all’uso reale delle lingue straniere (inglese e spagnolo) anche attraverso metodologie avanzate come l’intercomprensione tra lingue affini.

Grande attenzione è dedicata anche all’area STEAM e all’innovazione tecnologica, introducendo coding e robotica fin dalla scuola dell’infanzia o analizzando l’impatto tecnico ed etico dell’Intelligenza Artificiale generativa. Infine, non mancano percorsi focalizzati sulle competenze socio-emotive e sul benessere digitale, che vanno dalla gestione delle emozioni all’educazione contro fenomeni della rete come l’uso scorretto del tempo online.

La selezione delle esperienze copre in modo capillare tutti gli ordini scolastici, presentando le schede tecniche dei progetti portati avanti dai seguenti istituti italiani:

  • Scuola dell’Infanzia: Istituto Comprensivo G. Galilei di Busto Arsizio (VA), Circolo Didattico “G. Falcone” di Conversano (BA), I.C. Solari di Loreto (AN) e Istituto Farlottine di Bologna.
  • Scuola Primaria: ICS “T. Ciresola” di Milano, ICS “Manzoni-Radice” di Lucera (FG), I.C. di Andorno Micca (BI), Istituto Comprensivo “Marconi-Michelangelo” di Laterza (TA) e 1° Istituto Comprensivo “De Amicis-Milizia” di Oria (BR).
  • Scuola Secondaria di I Grado: Scuola Secondaria di 1° grado “Materdona-Moro” di Mesagne (BR), Istituto Comprensivo di Montegranaro (FM), IC Fra’ Ambrogio da Calepio di Castelli Calepio (BG) e Istituto Comprensivo 2 di Ferentino (FR).
  • Scuola Secondaria di II Grado: Liceo “Giolitti Gandino” di Bra (CN), ISIS “L. Da Vinci – G. R. Carli – S. de Sandrinelli” di Trieste, IIS “Gaetano De Sanctis” di Roma, Liceo Linguistico “Giulio Rivera” di Guglionesi (CB), Istituto Comprensivo “E. Vittorini” di Messina, ITCG Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Poggiomarino (NA), I.I.S. “G. da Vigo-Nicoloso” di Rapallo (GE) e I.I.S.S. Polo tecnico Mediterraneo “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme (LE).

Trai ispirazione dalle buone pratiche eTwinning

L’eBook è stato strutturato per fungere da vera e propria guida operativa e fonte di documentazione didattica. Ogni sintesi progettuale include un riquadro con i dati essenziali dell’esperienza (età degli studenti, riconoscimenti nazionali ed europei ottenuti, scuole partner) per facilitare l’orientamento del lettore.

Nelle schede vengono inoltre esplicitati i metodi pedagogici sul campo (es. Project-Based Learning, cooperative learning, outdoor education), gli strumenti digitali applicati nel TwinSpace (tra cui Padlet, StoryJumper, Genially, Canva), le modalità di valutazione e le testimonianze dirette dei docenti. Il volume offre così spunti concreti sia per gli insegnanti che si avvicinano per la prima volta a questa piattaforma, sia per gli eTwinner esperti in cerca di nuovi stimoli metodologici.

Le schede dell’ebook rinviano, tramite appositi link multimediali, alla versione online delle Storie eTwinning sul sito nazionale. In queste pagine è possibile visionare anche contributi video con i racconti in prima persona di dirigenti scolastici, docenti e studenti coinvolti nelle attività, utili per approfondire l’impatto della dimensione internazionale sull’intera comunità scolastica.

Vi invitiamo a consultare la pubblicazione e a visitare l’apposita sezione del portale per scoprire queste e altre esperienze di successo della scuola italiana.

>> Clicca qui e scarica l’eBook “Storie di eTwinning” <<

Indire


 

venerdì 7 luglio 2023

POVERI DI SENSO


 LA TRAPPOLA 

DELLA POVERTÀ DI SENSO

UN NEMICO 

CHE VA TENUTO LONTANO



La via della generatività inizia con una rivoluzione interiore che ci spinge a essere il cambiamento che vogliamo vedere nella società. 

La responsabilità individuale è il pilastro di questa rivoluzione. 

- di LEONARDO BECCHETTI

 

Le devastazioni francesi di questi giorni dimostrano come una scintilla grave come l’uccisione di un giovane da parte di un poliziotto a un posto di blocco sia capace di far scoppiare un incendio nella foresta di una società dove troppe persone sono morte dentro.

La povertà di senso del vivere di troppi che non riescono a fare la rivoluzione dentro di loro e a diventare cittadini attivi e generativi è la malattia profonda delle nostre società occidentali (meno di quella italiana dove qualche anticorpo in termini di relazioni e valori ancora tiene).

C’è poco da rallegrarsi se masse di giovani diciassettenni in Francia mettono a ferro e fuoco città saccheggiando negozi di marca per portare via felpe e vestiti firmati. Anche la forma della rivolta è un segno della devastazione morale dei nostri tempi.

Le opinioni di destra e di sinistra si dividono nel sottolineare da una parte l’aspetto della responsabilità personale, dall’altra quello delle diseguaglianze sociali e delle difficoltà d’integrazione di cittadini stranieri di prima, seconda o terza generazione. Entrambe le questioni sono importanti. Gli studi su milioni di osservazioni in tutto il mondo ci dicono che la trappola della povertà di senso del vivere dipende da un insieme di fattori: basso reddito, basso livello d’istruzione, fallimento della vita di relazioni e delle istituzioni formative (ben lontano dal nostro traguardo delle comunità educanti) dove cause scatenanti personali e sociali si mescolano. Quando si precipita nella trappola l’orizzonte del futuro diventa nero e basta una scintilla per trasformare, quando si pensa di non avere nulla da perdere, la depressione individuale in rabbia sociale.

Il monito per noi è chiaro e lampante. Dobbiamo sforzarci giorno dopo giorno di costruire percorsi di ricchezza di senso del vivere allargando gli spazi di partecipazione, cittadinanza attiva, formazione, esperienze di volontariato sociale che costruiscano molteplici piste e sentieri di generatività dove la vita può fiorire. Nessuno deve sentirsi in una strada a un senso unico dove l’esclusione è l’unico destino.

Non si tratta però soltanto di un problema sociale né tanto di un problema di allargamento dei diritti perché la via della generatività inizia con una rivoluzione interiore che ci spinge a essere il cambiamento che vogliamo vedere nella società. La responsabilità individuale è il pilastro di questa rivoluzione. Il successo delle istituzioni formative (famiglia, scuola, comunità educanti) nel mettere in moto la responsabilità individuale è da questo punto di vista essenziale.

In un pezzo recente su “Avvenire” (tinyurl.com/36s5pbph) si sottolineava come nella società opulenta digitale il conflitto tra beni di comfort (che inebetiscono e creano dipendenze) e beni di stimolo (esperienze formative, di volontariato, spirituali) che allenano e consentono di godere della varietà e ricchezza della vita è diventato più aspro e fa molte più vittime tra i giovani quando le istituzioni formative sono carenti o assenti.

L’Italia è una miniera di buone pratiche da cui dobbiamo prendere spunto ed esempio, come quella di presidi e istituzioni scolastiche coraggio che in periferie invase dalla criminalità hanno costruito sentieri concreti di formazione delle competenze e di riscatto sociale. Ho avuto la fortuna di conoscerne a fondo uno come l’Istituto Superiore “Francesco Morano” di Caivano (Napoli) dove accanto al caos della piazza dello spaccio sorgono scuole tecniche modello che ogni anno inseriscono nella vita e nel mondo del lavoro centinaia di ragazzi che non si rassegnano e si “ribellano” non saccheggiando vetrine ma trasformando la loro vita in occasione di riscatto personale e sociale.

L’Italia non è ancora la Francia, ma non è detto che sia così per molto e sempre. Investiamo con generosità e forza, uniti e senza distinzione di colori politici, nella direzione dell’eliminazione delle barriere sociali e nello stimolo delle responsabilità individuali per costruire quella società ricca di vie d’uscita ed opportunità di fioritura che i giovani disperati che mettono a ferro e fuoco le città francesi vorrebbero.

www.avvenire.it

 

 

venerdì 15 settembre 2017

ALLA RICERCA DELLE BUONE PRATICHE - Instrumentum Laboris della 48^Settimana Sociale

      Una riflessione che “parte dai volti e dalle storie della gente che lavora”, che non manca di denunciare i problemi del sistema per poi affrontare le “questioni problematiche” che devono essere risolte: si presenta così linstrumentum laboris delle Settimana Sociale della Chiesa Italiana.
   La Settimana Sociale (la quarantottesima) si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre, e il tema è “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. Prefigurate dall’enciclica di Pio X “Il fermo proposito”, le Settimane Sociali si svolgono con cadenza pluriennale a partire dal 1907. Sono settimane che hanno lo scopo di guidare l’azione cattolica nei vari rami della Dottrina Sociale.
         Sono molti i temi che vengono affrontati nell’instrumentum laboris: dalla necessità di denunciare, all’analisi generale dei problemi, per finire con le buone pratiche, che hanno il vantaggio di mostrare – si legge nel documento – “che c’è una speranza”.
            L’idea è quella non di celebrare solo “un bel convegno”, ma di “iniziare processi”, e per questo l’instrumentum laboris è “un testo aperto”, che non dà risposte, ma fotografa piuttosto la situazione reale, e intende “offrire la base di riferimento comune per un ordinato svolgimento dei lavori assembleari”.
           L’instrumentum laboris sottolinea che “persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme”, perché il lavoro non deve “diventare qualcosa di disumano”, e deve essere “degno perché la persona è degna”, come immagine e somiglianza di Dio, e non è chiamato a “soddisfare bisogni materiali”, ma “a realizzare la persona”.
Da qui, l’esigenza della denuncia, “necessaria, quando non scade nel lamento, per assumere responsabilmente i termini di quelle tradizioni problematiche che attendono essere risolte”, una denuncia che riguarda 6 snodi critici (dalla disoccupazione giovanile al problema del caporalato) per la realtà italiana.
         La denuncia porta alle buone pratiche, e c’è – in queste buone pratiche – moltissimo della realtà della impresa cattolica che si è sviluppata negli ultimi anni, dai consorzi alle aggregazioni di piccole imprese, secondo quella che viene chiamata “economia civile” e che è stata definita, in un recente incontro con Papa Francesco, una “economia del sì”, che non mette da parte l’idea di profitto, , ma nemmeno quella della dignità del lavoro. Sono state 400 le buone pratiche censite, e che presumibilmente avranno il loro spazio nelle giornate delle settimane sociali, che si aggiungono ai Cercatori di LavOro presenti sul territorio per “presentare, discutere e ragionare sui risultati a livello locale”.
         Insomma, “la speranza non è morta”, ma c’è comunque bisogno di “una strategia per rimettere in pista gli scartati e gli esclusi sempre più numerosi nel nostro Paese”, pensando “soluzioni legislative nuove in grado di cogliere la specificità” delle nuove tipologie di lavoratori.
Ma la prospettiva non può essere solo italiana. Deve essere europea. Si legge nell’instrumentum laboris: Una serie di soluzioni tecniche che renderebbero l’Unione molto più solida sono pronte sul tavolo ma non vengono adottate per mancanza di fiducia da una parte e mancanza di affidabilità dall’altra. Non si tratta di procedere verso innaturali fusioni che rinneghino le identità e le specificità nazionali, ma di fare massa critica su alcuni ambiti decisivi come possono essere quello finanziario, della difesa e delle scelte di politica internazionale”.
Insomma, si deve guardare all’Europa, perché “è da lì che molte iniziative si possono realizzare”. E allora – conclude l’instrumentum laboris – il futuro va oltre l’appuntamento di Cagliari, perché “sulla realtà del lavoro si gioca il futuro di una società ed anche la responsabilità dei cattolici in politica”.