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sabato 20 dicembre 2025

E' NATALE. AUGURI!


 A tutti gli associati AIMC

Auguri di un lieto e Santo Natale!


- di P. Giuseppe Oddone, Assistente Nazionale

Vi rivolgo con fraterno affetto l’augurio di un lieto e Santo Natale, riportando questi pensieri, che esprimono bene il mistero di Dio che viene ad abitare tra noi, per trasformare la nostra vita. Essi interpretano bene la fede cristiana, nella tradizione religiosa viva fin dai primi tempi della Chiesa.

Il mistero del Natale, dell’Incarnazione del Figlio di Dio, ci proietta alla sorgente di tutta la vicenda umana di Gesù, concepito nel grembo di Maria, nato a Betlemme, vissuto a Nazareth nel nascondimento, annunciatore dell’avvento del Regno di Dio nella sua persona, morto sulla croce a Gerusalemme e risorto ed asceso al cielo.

Il Santo Natale si può considerare anche come il punto estremo dell’abbassamento di Dio fino al vagito di un neonato bisognoso di tutto e nello stesso tempo il più alto per la nostra comprensione del Suo amore.

Ma il Santo Natale non è solo un brivido per la nostra intelligenza e una folgorazione di grazia, è anche un momento di dolcezza e di gioia interiore, un momento di fraternità e di pace, perché ci rivela Dio che ci viene incontro, che si abbassa fino ad un bambino che non sa parlare, che si fa carne, essere fragile e debole, Lui che è la Parola eterna del Padre e l’Onnipotente. Egli viene a chiedere il nostro amore per renderci partecipi della sua vita immortale, diventa figlio della nostra terra, per darci la vita del cielo, per comunicarci la sua stessa natura.

Sant’Agostino ci invita a Natale a “salire e scendere sul figlio dell’uomo”. Parafrasando diversi passi delle sue opere possiamo dire con lui al Verbo che si è fatto carne:

Gesù ti sei racchiuso nel grembo di Maria, Tu che né cielo né terra possono contenere perché sei come Dio immenso ed infinito!

Sei nato a Betlemme, una sperduta città della Giudea, perché non confidiamo in nessuna potenza politica della terra!

Sei nato da Maria Vergine, perché non ci insuperbiamo della nobiltà della nostra famiglia o della nostra stirpe!

Sei nato in un presepe, povero, Tu al quale appartengono tutte le cose, perché non

confidiamo nella nostra ricchezza!

Sei nato nel tempo, figlio di Maria, Tu che sei nato dal Padre prima di tutti i tempi!

Sei nato nella notte, Tu che sei la nostra luce!

Sei sorretto dalle braccia di tua madre, Tu che ci hai creato e sorreggi il cielo e la terra!

Hai avuto fame, sei nutrito da Maria, hai succhiato il latte materno da una vena di carne, Tu che sei il nostro cibo!

Hai dormito sul seno di Maria, Tu che non dormi mai, perché come dice la Scrittura vegli su ognuno di noi e su tutto Israele!

Hai pianto, Tu che sei la nostra gioia!

Hai vagito, incapace di parlare, Tu che sei la Parola eterna del Padre!

Piccolo e vagente ti riconosciamo, ma onnipotente ti adoriamo!

Possa davvero il Santo Natale essere per noi credenti una festa che ci invita a gioire insieme nelle nostre famiglie e comunità, a salire e scendere con la nostra intelligenza ed il nostro amore sul Figlio dell’Uomo, su Gesù Bambino, Verbo fatto carne, che inserisce la nostra natura e la nostra storia nel mistero trinitario dell’unico Dio!

Rinnoviamo in questa festa così cara a tutto il popolo cristiano il nostro impegno, la nostra fede, la nostra professionalità, testimoniando nella vita e nell’insegnamento l’amore per Cristo, Colui che dà valore e pienezza di vita a chi lo accoglie nel proprio cuore!

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venerdì 9 maggio 2025

UN MAESTRO DEI MAESTRI



Auguri dell'UMEC 
a Sua Santità 
  Papa Leone XIV


 Roma, 8 maggio 2025

 

A Sua Santità il Papa Leone XIV

 

 Santità,

l’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (UMEC-WUCT) esprime gratitudine al Signore e viva gioia per la Vostra elezione a Sommo Pontefice; si impegna a proseguire, con fedeltà e competenza, il servizio a favore dell’educazione nel mondo.

 Siamo onorati nell’apprendere che Vostra Santità è cresciuto in una famiglia di persone in servizio nelle comunità scolastiche. Vostra Santità, sin dalla giovinezza, ha sempre prestato attenzione e interesse per il mondo dell’educazione, considerando l’insegnamento come una preziosa missione della quale prendersi cura. Ciò ci permette di sentire una Vostra familiare vicinanza a ciascuno di noi nel nostro quotidiano servizio.

 L’Unione, nata nel 1908 e risorta al termine della Seconda Guerra Mondiale, grazie all’incoraggiamento di Sua Santità Pio XII, è presente in vari paesi del mondo. La sua identità è radicata nella testimonianza dei valori del Vangelo nelle università e nelle scuole ove si opera e nelle realtà sociali ove si vive. Comunità, formazione, servizio, professionalità e solidarietà sono le sue caratteristiche.

 All’UMEC-WUCT aderiscono Università e Scuole, Associazioni di insegnanti, singoli insegnanti.

 L’Unione, facente parte delle associazioni riconosciute dalla Santa Sede, interagisce con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, al fine di condividere il cammino e conseguire obiettivi comuni.

 Attualmente l’Unione è impegnata nel cammino giubilare, in preparazione all’incontro per gli educatori, previsto a Roma a fine ottobre e nei primi di novembre, ove avremo la gioia di incontrare Vostra Santità.

 Abbiamo ascoltato il saluto iniziale che Vostra Santità ha rivolto a tutti e lo condividiamo pienamente. Siamo grati a Vostra Santità e ci impegniamo a fare del nostro meglio.

 Con la preghiera, con il nostro servizio educativo e impegno ecclesiale assicuriamo il nostro umile sostegno al Vostro cammino, con filiale devozione.

 Voglia benedirci.

+Vincent Dollmann, Arcivescovo di Cambrai, A.E.

 Jan De Groof - Presidente


 

 

 




sabato 19 aprile 2025

L'ANNUNCIO PASQUALE


 Annunciare l'evento della morte 

e  della resurrezione 

 di Cristo


- Msg. Vincent Dollmann

Gesù è morto ed è risorto, un evento che ha sconvolto la storia

Se la morte di Cristo in croce è un evento storico di cui non si può dubitare, la risurrezione, invece, riguarda prima di tutto la fede. Questo evento trascende il quadro storico, ma può essere avvicinato attraverso altri eventi che ne sono segni o tracce. Possiamo ricordarne due: la scoperta del sepolcro vuoto, che nessun oppositore dei primi cristiani negò, e le apparizioni di Gesù, che trasformarono gli apostoli, spaventati dalla morte di Gesù, in coraggiosi testimoni della sua risurrezione.

L'evangelista San Luca, che cerca di spiegare al mondo greco la fede nella risurrezione di Gesù, utilizza diversi termini e approcci che rimangono rilevanti anche oggi per illuminare la nostra comprensione e rafforzare la nostra fede.

Gesù è risorto, risuscitato dai morti

L'evangelista sottolinea innanzitutto la continuità tra Gesù morto in croce e Gesù risorto. Utilizza il verbo "resuscitare" che significa "risorgere" o "svegliarsi".  La sera della scoperta del sepolcro vuoto, Gesù appare ai suoi apostoli; Mostra loro le mani e i piedi trafitti, li invita a toccarli e conclude: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il ​​terzo giorno» (Lc 24,46).

Gesù è il Vivente, glorificato in Cielo

San Luca indica nello stesso tempo che la risurrezione di Gesù non è un semplice ritorno alla vita precedente. Egli viene riportato in vita dallo Spirito, ma a una vita completamente diversa, quella di Dio stesso. Così le donne che scoprirono la tomba vuota sentiranno i due messaggeri dire tra sé e sé: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24,5).

Alla fine del suo Vangelo e all'inizio del libro degli Atti degli Apostoli, san Luca evoca l'ingresso di Gesù risorto in cielo attraverso il racconto dell'Ascensione. In questo modo egli sottolinea che Gesù è il Signore che condivide con il Padre e lo Spirito Santo la stessa gloria e la stessa potenza. Egli può comunicare in modo pieno e definitivo la vita risorta a tutti coloro che lo riconoscono e seguono i suoi comandamenti.

Il discorso di san Pietro nel giorno di Pentecoste offre un bell'esempio dell'annuncio della risurrezione di Gesù come evento che, al tempo stesso, appartiene alla storia dell'umanità e la supera: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi ne siamo testimoni. Innalzato alla destra di Dio, ha ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso... Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso» (At 2,32-36).

+Vincent DOLLMANN - Arcivescovo di Cambrai - A. E. UMEC-WUCT

domenica 22 dicembre 2024

AUGURI DALL''A.E.NAZIONALE


 Auguri di un lieto e Santo Natale

 e di felice anno 2025

 A tutti gli associati e simpatizzanti dell’AIMC

 

         La gioia del Santo Natale di Gesù rinnovi i nostri cuori, riempia di speranza le nostre associazioni, ci aiuti a superare le nostre differenze e difficoltà e ci spinga a camminare, uniti, verso Betlemme: lì, con Maria, Giuseppe, i pastori, i Magi, ossia con tutta l’umanità, anche noi incontreremo “un bimbo avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia e… sarà una grande gioia per tutto il popolo...  Questo è per voi il segno”. [cfr. Lc 2, 10.12]

          Ai piedi dell’Emanuele, mentre contempliamo e adoriamo con stupore – non c’è adorazione senza  stupore! – il mistero del Dio con noi, ringraziamo anche per il dono della nostra fede e per essere come insegnanti cattolici annunciatori ai più piccoli – come gli angeli ai pastori – di questa buona notizia: solo per amore Dio si fa bambino, perché tutti, piccoli e grandi, possano sperimentare nella loro vita l’immensa tenerezza del Padre, avvolti e permeati dallo Spirito che  rende anche noi figli di Dio, comunicandoci la vita divina.

          Adorando scopriremo, come i Magi, il cammino di ritorno che ci riporterà alle nostre scuole e alle nostre classi come testimoni dell’amore di Gesù Maestro. E, insieme, come i Magi, proveremo “una gioia grandissima”.

          Buon Natale a tutti e a ciascuno di voi! La gioia e la pace del Natale sia nei vostri cuori!          Quest’anno, insieme con il Natale, ci vengono offerti, come dono di grazia, due eventi importanti, ambedue caratterizzati dalla speranza. Uno interessa tutta la cristianità e quindi tutti noi: il Giubileo del 2025, Anno santo, che ci fa ‘pellegrini di speranza’; ad esso ci siamo preparati nella preghiera.

          L’altro è la commemorazione dell’80° della fondazione dell’AIMC (1945-2025), che ci stimola a riflettere sulla nostra storia, sul nostro impegno associativo, sulla volontà di continuare il nostro servizio laicale nella Chiesa e nella società.

          Ricorderemo e vivremo queste due occasioni di grazia all’inizio di gennaio (2-5 gennaio 2025). Il momento culminante sarà l’udienza particolare che Papa Francesco ci riserva il giorno 4 gennaio.

          Gesù Bambino benedica tutti noi, le nostre famiglie, ci aiuti ad accogliere questi eventi di gioia, di speranza, di impegno cristiano!

P. Giuseppe Oddone

Assistente nazionale AIMC

venerdì 30 dicembre 2022

BILANCIO DI FINE ANNO


 “Ringraziare Dio a fine anno

 e non sprecare più gli auguri”


L’importanza di bilanci veritieri

 e di saper riconoscere il bene.

 

- di Marco Pappalardo

 

Nella tradizione cattolica la sera del 31 dicembre viene cantato il “Te Deum laudamus” (Dio ti lodiamo), l’inno di ringraziamento per eccellenza dell’anno appena trascorso.

Non sono ormai tanti purtroppo i cattolici che celebrano questo momento, forse neanche molto invitati o spinti a viverlo nelle comunità, una buona parte distratti dall’organizzazione del cenone o a prepararsi per parteciparvi.

Per loro – soprattutto per i praticanti - è quasi un paradosso non ringraziare Dio alla fine dell’anno, considerato che il termine stesso “eucaristia” significa “rendimento di grazie”, ma è più facile inginocchiarsi davanti al “santo Capodanno” e ai suoi riti!

E chi non crede, non pratica una religione, si professa ateo o agnostico non dovrebbe porsi il problema del ringraziamento? Tutto è sempre dovuto, normale che ci venga dato, un diritto acquisito sia che venga dal divino, dalla natura, da altri uomini o donne?

Se, giunti alla fine di un anno, ci voltiamo indietro e, pensando a ciò che abbiamo vissuto, siamo pronti solo a lamentarci, davvero non ne vale la pena; eppure, se siamo nelle condizioni di farlo, dunque vivi e vegeti, forse anche un piccolo grazie verso il cielo, la terra, una persona potremmo persino esprimerlo.

Del resto, chi ha mai vissuto un anno senza problemi, dolori, lutti, sbagli, cadute?

E chi mai senza una gioia, una bella realizzazione, un sospiro di sollievo, una mano tesa d’aiuto, un segno di vita?

Certo, posto tutto sui piatti di una bilancia, spesso c’è uno sbilanciamento verso le difficoltà; tuttavia, capita anche di non essere abituati o capaci di trovare il bene nella nostra esistenza e in quella di chi ci sta vicino.

Iniziamo un anno pieno di propositi più o meno buoni dimenticandoci di fare un bilancio di com’è andata veramente nei 365 giorni precedenti, facendo cioè un preventivo privo del consuntivo, cosa che sbilancia l’economia della vita.

Sugli auguri invece siamo parecchio preparati, almeno per convenzione ne regaliamo e riceviamo a fiumi, non soffermandoci probabilmente sul fatto che ogni augurio è un bell’impegno visto che è un desiderio che qualcosa (di norma bella e positiva) accada per sé e per gli altri.

Ora, possibile che alla fine dell’anno nessuno si chieda che fine abbiano fatto tutti questi desideri e auguri?

Ha senso un tale “spreco” di parole per poi non ringraziare almeno per uno?

Allora, per riflettere un attimo tra auguri e grazie, sulla nostra piccolezza e sulla grandezza che ci abbraccia, ci lasciamo ispirare da una poesia di Erri De Luca dal titolo “Prontuario per il brindisi di capodanno”:

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale, cucina, albergo, radio, fonderia, in mare, su un aereo, in autostrada, a chi scavalca questa notte senza un saluto, bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta, a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta, a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando, a chi non è invitato in nessun posto, allo straniero che impara l’italiano.

Bevo a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango, a chi si è alzato per cedere il posto, a chi non si può alzare, a chi arrossisce, a chi legge Dickens, a chi piange al cinema, a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio, a chi ha perduto tutto e ricomincia, all’astemio che fa uno sforzo di condivisione, a chi è nessuno per la persona amata, a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe.

Bevo a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia, a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo, a chi restituisce da quello che ha avuto, a chi non capisce le barzellette, all’ultimo insulto che sia l’ultimo, ai pareggi, alle ics della schedina, a chi fa un passo avanti e così disfa la riga, a chi vuol farlo e poi non ce la fa.

Bevo, infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera/ e tra questi non ha trovato il suo.

 


lunedì 13 dicembre 2021

NATALE. GLI AUGURI DELL'ASSISTENTE ECCLESIASTICO

                L’augurio

 per il Santo Natale

- p. Giuseppe Oddone 

        -  Il mistero del Natale, dell’Incarnazione del Figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria, in cui si riaccese l’amore di Dio per noi, è il mistero più dolce e nello stesso tempo  più importante della nostra fede. Questo mistero ci proietta verso tutta la vicenda umana di Gesù, nato a Betlemme, vissuto a Nazaret nel nascondimento, annunciatore dell’avvento del Regno di Dio nella sua persona, morto sulla croce a Gerusalemme e risorto ed asceso al cielo.

         In questo anno di celebrazioni del nostro poeta Dante è bene ricordare l’ultima pagina della Divina Commedia (Canto 33 del Paradiso, vv. 124-145).

         Dante fissa  a lungo il secondo cerchio trinitario, quello riflesso dal primo, e gli appare raffigurato al suo interno, con lo stesso colore della natura divina, dall’immagine di un uomo. E si concentra tutto in essa, nella persona del Cristo risorto, nel figlio di Maria. Dante non lo dice espressamente, ma fa comprendere che l’incarnazione del Verbo è il mistero centrale della nostra fede, perché ci spalanca tutta la realtà divina: sente il brivido emotivo della sua intelligenza che cerca di capire come l’immagine di un uomo, Cristo, si adatti al cerchio divino e come possa trovare posto in esso. Ma la sua ragione, nonostante tutto il suo sforzo, non è adeguata a comprendere: solo una folgorazione, un lampo di luce divina realizza il suo desiderio di immergersi nel mistero di Cristo, il Verbo fatto carne, il figlio di Maria, termine estremo di tutti i suoi desideri. Egli si sente ora pienamente appagato  e guidato nella sua brama di conoscenza e nella sua volontà, inserito armonicamente nel movimento divino, come una ruota che si muove in moto circolare uniforme, animato da “l’amor che muove il sole e l’altre stelle”.

         Questa riflessione ci aiuta a comprendere meglio anche il pensiero di Sant’Agostino che invita i predicatori ed i catechisti ad educare tutti cristiani a salire e scendere sul Figlio dell’uomo, meditando lo stupendo mistero dell’Incarnazione, ossia la natura divina ed umana della seconda Persona della Santissima Trinità, del Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza.

         Parafrasando numerosi passi diffusi nei suoi sermoni e nei suoi trattati, davanti al presepe possiamo esprimerci con questi sentimenti, che illuminano con una serie di antitesi, il mistero della persona di Gesù, figlio di Dio e figlio di Maria.

O Gesù, nostro salvatore, ti sei chiuso nel grembo di una donna, Tu che né cielo né terra possono contenere, perché sei l’Immenso e tutto contieni.

Sei nato da una donna, da Maria, nel tempo, Tu che sei nato dal Padre prima di tutti i tempi.

Sei nato da Maria, vergine al momento del concepimento, vergine al momento del parto, vergine al momento della morte, per insegnarci a disprezzare ogni orgoglio basato sulla nobiltà della nostra carne o delle nostre famiglie.

Sei nato a Betlemme, piccola città della Giudea, per dire a noi che non possiamo esaltarci per la grandezza di nessuna città o potenza politica di questa terra.

Sei nato povero, Tu di cui sono tutte le cose e per mezzo di cui sono state fatte tutte le cose, perché nessun credente in Te osi insuperbirsi delle sue ricchezze.

Hai pianto bambino per noi, tu che sei la nostra unica vera gioia nella vita terrena e nell’eternità, gaudio degli Angeli e dei Santi.

Sei rimasto muto, incapace di esprimerti, Tu che sei il Verbo stesso, la Parola eterna di Dio.

Sei stato portato dalle braccia di Maria, Tu che porti e sorreggi tutto il mondo creato.

Hai succhiato da una vena di carne il latte materno, tu che nutri gli Angeli e gli uomini, Tu che sei il nostro cibo e la nostra fonte di vita.

Hai dormito sul seno di Maria, Tu che non dormi mai, come dice la Scrittura, perché custodisci continuamente Israele.

Ti vediamo vagiente, mentre vagisci come ogni neonato, Ti riconosciamo  e Ti adoriamo Onnipotente!

         Possa davvero il Santo Natale essere per noi una festa che ci invita a gioire insieme nelle nostre famiglie, ad essere in qualche modo anche noi degli Angeli che con la loro intelligenza ed il loro amore salgono e scendono sul Figlio dell’Uomo, su Gesù Bambino, Verbo fatto carne, che con la sua incarnazione, morte e resurrezione inserisce la nostra natura nel mistero trinitario di Dio e ci comunica la sua vita!

P. Giuseppe Oddone - A.E. Naz. AIMC

 

 

 

mercoledì 8 aprile 2020

AUGURI DALLA PRESIDENZA DELL'AIMC


Il Signore ci interpella dalla sua croce
a ritrovare la vita che ci attende,
a guardare verso coloro che ci reclamano,
a rafforzare, riconoscere
e incentivare la grazia che ci abita.
Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3),
che mai si ammala,
e lasciamo che riaccenda la speranza.
Papa Francesco

Carissime/i,
stiamo vivendo un momento difficile per tutti, per molti difficilissimo. Siamo prossimi alle festività pasquali e proprio in questa situazione vivremo la Santa Pasqua, come un'esperienza di eccezionale gravità e sofferenza. Stiamo vivendo, altresì, una Quaresima che più che liturgica è di realtà, ci stiamo preparando a una Pasqua che più che di riti è di vita.
In questo surreale scenario in cui il Covid-19 ci ha catapultato, cerchiamo di affrontare questa nuova condizione senza affanni, proviamo a trasmettere serenità e, se i tempi ci costringono a rallentare i nostri ritmi, trasformiamo il limite in opportunità. In questo momento la nostra Associazione, l’AIMC, può contribuire a sostenere un popolo che vuole continuare a vivere e dare consistenza alla propria speranza. Le azioni che si possono compiere sono semplici ed essenziali, ma aiutano a tracciare il volto di un’esperienza condivisa.
L’emergenza da coronavirus ha fatto saltare tutti gli appuntamenti che riempivano le nostre agende, cerchiamo altre modalità per sostenerci e vivere in comunione, a cominciare dalla preghiera e da quei contatti che i nuovi mezzi di comunicazione ci permettono.
In questi giorni è aumentata la frequenza di utilizzo dei canali di comunicazione più moderni, ma uno strumento tradizionale, come la semplice telefonata, resta fondamentale per stare vicini ai nostri soci, soprattutto a quelli più anziani e a quelli in sofferenza. Cerchiamo, se possiamo, di utilizzare al meglio questo tempo: siamo generosi, cerchiamo, magari via telefono o social, le persone più sole;
preghiamo il Signore per quanti sono provati in Italia e nel mondo.
Questo momento storico senza precedenti può diventare occasione e opportunità di “cura delle relazioni” con i nostri soci, di recuperare il meglio delle relazioni ravvicinate non solo con i nostri familiari, avendo più tempo da trascorrere insieme, ma anche di riaprirci e renderci disponibili a quel
dialogo associativo che spesso è interrotto dalla frenesia di giornate vissute sempre di corsa.
Un’occasione da cogliere per pensare, per cambiare qualcosa di sé stessi, per diventare migliori, per apprezzare aspetti della vita sui quali forse non ci eravamo soffermati. Anche gesti apparentemente banali e scontati come studiare, lavorare, svolgere le mansioni domestiche e prenderci cura delle persone accanto a noi possono vestirsi di una luce nuova, se compiuti con cura, attenzione… amore.
Il virus ci ha costretto a fermarci…a stare a casa. - #Iorestoacasa… #maescoconlamente - quindi, anche se siamo isolati, il pensiero e lo spirito possono andare lontano con la creatività dell’amore. “La fede pasquale nutre la nostra speranza. È la speranza di un tempo migliore, in cui essere migliori noi, finalmente liberati dal male e da questa pandemia. È una speranza: la speranza non delude, non è un’illusione, è una speranza” come dice Papa Francesco.
Ricordando il nostro passato, fatto di stress, ritmi serrati e frasi non dette, troviamo oggi la forza per affrontare questa nuova sfida, consapevoli che nella vita ci vogliono fede, impegno e amore.
Andiamo avanti nella speranza e, ora più che mai, sentiamo "concreto" il bisogno di mantenere certa la speranza che alla Pasqua vera della vita, che è la vittoria della vita sulla morte, che è la certezza della salvezza, noi arriveremo. Preghiamo, sosteniamoci insieme attraverso la preghiera e raggiungiamo, laddove possibile, i cuori di tutti i nostri cari, di tutti i nostri soci, e teniamo viva e alta
la nostra identità di Maestri cattolici, al servizio della scuola e del nostro Paese... sempre.
Così l’AIMC al tempo del Coronavirus continua ad Esserci e a generare, anche a distanza, opportunità che possono aiutarci a non scoraggiarci di fronte ad una prova così dura e a coltivare quei
valori che daranno senso e significato per poter dire che il tempo del coronavirus non sarà stato tempo perso.
Con questo spirito, con questa speranza, auguriamo a tutti e a ciascuno una Santa Pasqua, uniti nella preghiera affinché tutto questo incubo possa finire al più presto per incontrarci di nuovo e… abbracciarci.
INSIEME SI VINCE, INSIEME… per collaborare alla nuova umanità da costruire insieme.
Sempre con il desiderio di sorridere per pensare…e pensare sorridendo!

La Segretaria Nazionale                                                                       Il Presidente Nazionale
  Esther Flocco                                                                                           Giuseppe Desideri




venerdì 30 marzo 2018

AIMC: CRISTO E' RISORTO! AUGURI!



                                                                                                                                            
A tutti i soci e alle loro famiglie 

giungano cordiali auguri
di
una buona e santa Pasqua 2018


 Il presidente e il gruppo operativo nazionale

venerdì 23 dicembre 2016

E' NATALE! AUGURI!


Che il Natale di quest’anno ci faccia trovare Gesù e, con Lui,
il bandolo della nostra esistenza redenta,
la festa di vivere, il gusto dell’essenziale,
il sapore delle cose semplici, la fontana della pace,
la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione,
la voglia dell’impegno storico,lo stupore della vera libertà,
la tenerezza della preghiera.
Allora il cielo della nostra anima sarà illuminato di stelle”.
                                                                                                                                                                                                                   Don Tonino Bello





venerdì 31 dicembre 2010

BUON ANNO! Auguri per una vita buona


Che cosa augurare per l’anno nuovo se non il viver bene? Ne siamo tutti convinti, ma non sempre concordiamo sul significato di vita buona.
Se dovessimo fare un’indagine, avremmo molteplici, e talora contrastanti, idee a proposito: dalla montagna di soldi, al benessere fisico, all’amante di giornata, al successo televisivo, a una splendida carriera, alla serenità, al posto di lavoro, al generoso servizio verso il prossimo, alla sopraffazione dell’avversario di turno e a tant’altro ancora. Di certo, ci sono molta insicurezza e tanto disagio in giro, causati dall’incertezza del futuro e da altri problemi che la vita quotidiana ci pone, e talora l’idea di una buona vita è confusa e mutevole. Talora può sembrare una chimera. ....

Leggi:  AUGURI PER UNA VITA BUONA