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martedì 31 marzo 2026

CHIEDETE L'IMPOSSIBILE

 

PASQUA 
SIATE RAGIONEVOLI. CHIEDETE L'IMPOSSIBILE!

Riflessioni di don Giulio Cirignano

 -

L’invito esteso al vasto e variegato mondo delle associazioni,  dei credenti e dei non credenti, è stato categorico: “Puntate all’impossibile. L’impossibile come anelito, come sogno, come progetto. Utopia amabile e liberante. L’impossibile come la più concreta forma di ragionevolezza”.

La Pasqua, infatti, è di per sé un evento umanamente impossibile. Per Gesù, invece, si tratta di risorgere da morte, entrare in una vita nuova. Gesù non è rinvivito, è risorto. E’ già ‘ impossibile’ pensare ad un morto che riprende a vivere. Ancora più impossibile è pensare ad un morto che riprende la vita per non morire più.
Il mistero cristiano ha nel Signore risorto il suo punto decisivo. Inimmaginabile. Di portata cosmica: è come l’inizio di una nuova creazione.

I credenti, allora, sono i ‘ figli’ della resurrezione. I figli della vita contro la morte. I discepoli dell’impossibile divenuto realtà.

‘Figli della resurrezione’: trattasi di un ebraismo assai espressivo e adatto: l’ebraico per esprimere l’appartenenza usa la parola ‘ figlio ’.

Celebrare la Pasqua, allora, è credere nell’impossibile e volerlo. E’ fare spazio a un grande sogno che spesso non abbiamo neppure il coraggio e la forza di coltivare.
Don Giulio Cirignano, nel muovere da questo assunto e confortato da puntuali richiami biblici ed evangelici, indica i contesti dentro i quali coabitare  con la dignitosa utopia dell’essere ragionevoli, chiedendo l’impossibile:


1 ) a livello sociale

* L’impossibilità di una convivenza più ricca di umanità. Puntare all’impossibile è già metterla in essere.

* L’impossibilità di un progetto di convivenza veramente segnato dalla giustizia. E’ ragionevole volere    questa impossibile possibilità.

* L’impossibilità di resistere alla banalità elevata a norma. Alla sciatteria, al qualunquismo, al populismo    facile e aggressivo. Si può resistere.

* L’impossibilità di una politica più libera dagli interessi privati. Occorre cominciare a pensarla e a volerla.   Con iniziative concrete di formazione alla buona politica.

* Celebrare la Pasqua  è credere  all’impossibilità  di  una cultura meno arida e insignificante: ciò non può    essere lasciato al caso. Ma frutto di decisione e di responsabilità.

* Siamo   ragionevoli,   crediamo   all’impossibile. Crediamoci  con tutte le forze. Crediamoci in modo da    rendere onore alla nostra fede pasquale. Altrimenti la Pasqua sarà solo rito, l’emozione spirituale di un    momento, una fugace parentesi, inerte, senza forza creativa.

2 ) A livello ecclesiale.

In questo contesto è ancora più entusiasmante. * L’impossibilità di una Chiesa più fraterna: è questo il progetto di Gesù. Più fraterna per la comunione e la
   stima reciproca.

* L’impossibilità di una Chiesa meno incartata nella sua autosufficienza, nella continua autocelebrazione.

* L’impossibilità di una Chiesa più evangelica. Perché più povera.  

* L’impossibilità di una Chiesa amica dell’uomo, di tutti gli uomini.

 3 ) A livello personale

* Siamo ragionevoli nel credere all’impossibilità che si fa possibilità, per grazia, di essere più liberi dai nostri    egoismi. E’ necessario, però, volerla, desiderarla questa impossibilità.
* Crediamo nell’impossibilità di amare di più e meglio. E’ la cosa più ragionevole volere amare di più.
   Volere un amore più grande: per la nostra pace interiore, per il nostro lavoro, per la nostra famiglia.

* Desideriamo, come nostro futuro, l’impossibilità di volerci persone, se non felici, almeno più serene, più    contente.
* Chiediamo a noi stessi l’impossibile di volgere le spalle a ogni forma di essimismo e di sfiducia.

Siamo   discepoli dell’impossibile anche  coltivando la speranza di poter guardare, intorno a noi, con sguardo   coraggioso e mite.

* Guardando a Gesù crediamo e scegliamo l’impossibile ragionevolezza di non rimanere prigionieri del    passato e fare del futuro il verbo più congeniale alla nostra dignità.
Non c’è deviazione che non possa essere corretta. Gesù fu  un formidabile  amante di futuro in alcuni    incontri:

 a ) “ Nessuno  ti ha condannato.  Neppure io, vai in pace e  smetti di innamorarti della  tua    fragilità”,

 b ) “Zaccheo, oggi voglio fermarmi a casa tua “e cambiò tutto;

 c ) “Nicodemo, sappi che si     può nascere di nuovo, dall’alto”;

 d )  “Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò . . . e,
  uscit,o pensò amaramente: ‘ Ricomincio a vivere’ “;

e ) “Oggi sarai con me in paradiso!”.

4 ) A livello associativo.

* Siamo ragionevoli: crediamo e scegliamo come impossibile, fortunato ideale, quello di entrare a far parte    di questa Chiesa che sembra prepararsi ad una insperata fioritura. Con lucida coscienza di alter natività.

* Crediamo ragionevole l’impossibile comunione di intelligenze e di volontà giovani  per  una scuola in grado   di liberare dall’ignoranza e generare alla capacità di scelta e partecipazione.

Giovani, nuove, fresche: da   andare a cercare e coinvolgere.
* Siamo ragionevoli: chiediamo a noi stessi l’impossibile fedeltà al nostro passato, alla ricca elaborazione    dei nostri oltre ottanta anni di storia.

 E ‘ragionevole amare e preservare  quanto si è  fatto, come
   premessa di futuri percorsi.

* Chiediamo l’impossibile intelligenza  di quello  che  la scuola deve e può essere come  anello  di una     cittadinanza più responsabile.  Ora, in questo momento, lungo la linea interrotta dell’innovazione e del cambiamento.

* Cosa è possibile ancora chiedere e volere a  livello associativo? 

Senza  il     continuo richiamo alle ragioni del nostro operare, senza la giocosa e continua riscoperta della nostra
cittadinanza evangelica vano è il nostro operare.

Ma, forse, è proprio in momenti come questi che    alberga, sottotraccia, la possibilità di una vera, convinta, impossibile alternatività di pensiero e di vita, a
 vantaggio della scuola, della Chiesa, della comune convivenza.
 Questo è il momento di chiedere l’impossibile e volerlo, valorizzando le energie che abbiamo energie, e  reclutandole    dove non le penseremmo mai presenti. Ma esse ci sono e aspettano.

Allora amici dell’AIMC, facciamo Pasqua con il Signore risorto, ridoniamo nuove attualità all’impossibile bellezza di vivere con gioia. Di    vivere in sintonia con la gioia del Vangelo.


lunedì 31 marzo 2025

PARLARE DI DIO

 

COME ?


Cirignano, autore di tanti saggi, in gran parte pubblicati nella collana “Le ragioni dell’Occidente” di Polistampa, densi di riferimenti...


Cirignano, autore di tanti saggi, in gran parte pubblicati nella collana “Le ragioni dell’Occidente” di Polistampa, densi di riferimenti alle radici spirituali del mondo (non solo) europeo e ai fermenti religiosi (non solo cristiani) costitutivi di una identità e di una cultura, accompagna i suoi lettori in un lungo percorso alla ricerca della verità e delle parole per esprimerla. 

Già docente nella Facoltà di teologia dell’Italia Centrale e assistente dell’Associazione italiana maestri cattolici, trasmette lo spirito delle sue ricerche bibliche nello stile che gli dettano la sua esperienza pedagogica, la sua conoscenza del mondo giovanile, la sua passione per la bellezza. Parlare di Dio, come? (Mauro Pagliai Editore) non è un trattato sulle teorie del linguaggio o sul linguaggio teologico: è un interrogarsi, è un conversare in modo affabile e con efficacia su possibili nuove prospettive e nuovi orizzonti.

Strutturato in 20 capitoli, il lavoro di Cirignano si legge con interesse, suscita partecipazione, è fruibile. Ogni capitolo un tema, ogni tema nasce dall’attenzione dello studioso ai problemi e alle inquietudini del nostro tempo. Il capitolo terzo, “Come iniziare?”, è da leggere come premessa metodologica. «Parlando di come iniziare il nostro lavoro, mi piace pensare a come Paolo dà inizio al Nuovo Testamento», “inizio folgorante”, tutto centrato sulla comunità di Tessalonica, su Dio Padre, su Gesù Cristo, sulla Grazia, sullo Spirito, sulla fede, sulla speranza... Cirignano ritiene di doverne seguire l’insegnamento per contribuire «ad ipotizzare un nuovo modo di parlare di Dio» (p.27).

Ogni capitolo riporta in esergo un passo del Vangelo. Ma il capitolo VI, dal titolo “I mezzi di in comunicazione”, sorprende: l’argomento «non consente la consueta scelta di un brano evangelico come introduzione. I moderni mezzi di comunicazione sono, infatti, del tutto estranei a Gesù e al suo tempo»(p. 49). Le difficoltà di cui è irto il cammino da compiere non sono superabili se non riscoprendo l’interiorità ossia l’ essenza e l’autenticità della persona umana.

Il libro è un invito al dialogo e alla lettura del Vangelo. Il magistero educativo di Cirignano è tutto Vangelo. Dio si dice con le parole del Vangelo, che sono semplici e profonde. Cirignano le vive e le spiega. Le spiega soprattutto con Luca, “scrittore di talento”: il Dio in cui credono i fedeli del Vangelo è un Dio che perdona i peccati. La peccatrice che raggiunge il Maestro nella casa del fariseo Simone (77,367,3636-50) offre segni di pentimento. Non una parola, parlano i suoi gesti (p.84).

«Il perdono dei peccati e l’amore si cercano sempre»(p. 85). L’uomo del nostro tempo è alla ricerca di se stesso. Dialogo, testimonianza, tensione verso la verità. Parlare di Dio, come? richiama le pagine straordinarie di Pane al pane e di Non lasciamoci rubare il Vangelo. E quando il dire appassionato di Cirignano si trasforma in versi (apparente poesia, lui dice), il Vangelo ci si rivela in tutto il suo immenso stupore: è crescita, è preghiera, è vita.

Data recensione: 20/12/2024

Testata Giornalistica: L’Avvenire

Autore: Francesco Pistoia



IN CAMMINO VERSO LA PASQUA

 

 SIATE RAGIONEVOLI 

CHIEDETE L'IMPOSSIBILE!



Riflessioni di don Giulio Cirignano*

 -31 marzo 2018

L’invito esteso all’intera comunità associativa e al vasto e variegato mondo dei credenti e dei non credenti, è stato categorico: “Puntate all’impossibile. L’impossibile come anelito, come sogno, come progetto. Utopia amabile e liberante. L’impossibile come la più concreta forma di ragionevolezza”.

La Pasqua, infatti, è di per sé un evento umanamente impossibile. Per Gesù, invece, si tratta di risorgere da morte, entrare in una vita nuova. Gesù non è rinvivito, è risorto. È già ‘ impossibile’ pensare ad un morto che riprende a vivere. Ancora più impossibile è pensare ad un morto che riprende la vita per non morire più.

Il mistero cristiano ha nel Signore risorto il suo punto decisivo. Inimmaginabile. Di portata cosmica: è come l’inizio di una nuova creazione.

I credenti, allora, sono i ‘ figli’ della resurrezione. I figli della vita contro la morte. I discepoli dell’impossibile divenuto realtà.

‘Figli della resurrezione’: trattasi di un ebraismo assai espressivo e adatto: l’ebraico per esprimere l’appartenenza usa la parola ‘ figlio ’.

Celebrare la Pasqua, allora, è credere nell’impossibile e volerlo. È fare spazio a un grande sogno che spesso non abbiamo neppure il coraggio e la forza di coltivare.
Don Giulio Cirignano, nel muovere da questo assunto e confortato da puntuali richiami biblici ed evangelici, indica i contesti dentro i quali coabitare con la dignitosa utopia dell’essere ragionevoli, chiedendo l’impossibile.

 A livello sociale

* L’impossibilità di una convivenza più ricca di umanità. Puntare all’impossibile è già metterla in essere.

* L’impossibilità di un progetto di convivenza veramente segnato dalla giustizia. È ragionevole volere    questa impossibile possibilità.

* L’impossibilità di resistere alla banalità elevata a norma. Alla sciatteria, al qualunquismo, al populismo    facile e aggressivo. Si può resistere.

* L’impossibilità di una politica più libera dagli interessi privati. Occorre cominciare a pensarla e a volerla.   Con iniziative concrete di formazione alla buona politica.

* Celebrare la Pasqua è credere all’impossibilità di una cultura meno arida e insignificante: ciò non può    essere lasciato al caso. Ma frutto di decisione e di responsabilità.
* Siamo   ragionevoli, crediamo   all’impossibile. Crediamoci con tutte le forze. Crediamoci in modo da    rendere onore alla nostra fede pasquale. Altrimenti la Pasqua sarà solo rito, l’emozione spirituale di un    momento, una fugace parentesi, inerte, senza forza creativa.


A livello ecclesiale.

In questo contesto è ancora più entusiasmante. * L’impossibilità di una Chiesa più fraterna: è questo il progetto di Gesù. Più fraterna per la comunione e la  stima reciproca.

* L’impossibilità di una Chiesa meno incartata nella sua autosufficienza, nella continua autocelebrazione.
* L’impossibilità di una Chiesa più evangelica. Perché più povera. Di averi, di potere, di ambizioni.
* L’impossibilità di una Chiesa amica dell’uomo, di tutti gli uomini.

* La comparsa di Papa Francesco: l’impossibile è divenuto realtà.* Quest’anno la Pasqua sarà più dolce: il coraggio del Conclave ci autorizza a credere nell’impossibilità che    si fa ragionevole prospettiva di una Chiesa più fedele al Vangelo e al Concilio. Sì, siamo esortati ad    essere ragionevoli e a credere in un’esperienza ecclesiale con la forza di una nuova convinzione.

 A livello personale

* Siamo ragionevoli nel credere all’impossibilità che si fa possibilità, per grazia, di essere più liberi dai nostri    egoismi. È necessario, però, volerla, desiderarla questa impossibilità.
* Crediamo nell’impossibilità di amare di più e meglio. È la cosa più ragionevole volere amare di più.   Volere un amore più grande: per la nostra pace interiore,per il nostro lavoro, per la nostra famiglia.

* Desideriamo, come nostro futuro, l’impossibilità di volerci persone, se non felici, almeno più serene, più    contente.

* Chiediamo a noi stessi l’impossibile di volgere le spalle a ogni forma di pessimismo e di sfiducia. Siamo   discepoli dell’impossibile anche coltivando la speranza di poter guardare, intorno a noi, con sguardo coraggioso e mite.

* Guardando a Gesù crediamo e scegliamo l’impossibile ragionevolezza di non rimanere prigionieri del    passato e fare del futuro il verbo più congeniale alla nostra dignità.
  Non c’è deviazione che non possa essere corretta. Gesù fu un formidabile amante di futuro in alcuni    incontri: a) “Nessuno ti ha condannato.  Neppure io, vai in pace e smetti di innamorarti della tua    fragilità”, b) “Zaccheo, oggi voglio fermarmi a casa tua “e cambiò tutto; c) “Nicodemo, sappi che si     può nascere di nuovo, dall’alto”; d) “Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò . . . e uscito pensò amaramente: ‘ Ricomincio a vivere’ “; e) “Oggi sarai con me in paradiso!”.

 A livello associativo.

* Siamo ragionevoli: crediamo e scegliamo come impossibile, fortunato ideale, quello di entrare a far parte    di questa Chiesa che sembra prepararsi ad una insperata fioritura. Con lucida coscienza di alter natività.

* Crediamo ragionevole l’impossibile comunione di intelligenze e di volontà giovani per una scuola in grado    di liberare dall’ignoranza e generare alla capacità di scelta e partecipazione. Giovani, nuove, fresche: da   andare a cercare e coinvolgere.

* Siamo ragionevoli: chiediamo a noi stessi l’impossibile fedeltà al nostro passato, alla ricca elaborazione    dei nostri oltre sessanta anni di storia. È ragionevole amare preservare quanto si è fatto, come premessa di futuri percorsi.

* Chiediamo l’impossibile intelligenza di quello che la scuola deve e può essere come anello di una     cittadinanza più responsabile.  Ora, in questo momento, lungo la linea interrotta dell’innovazione e del    cambiamento.

* Cosa è possibile ancora chiedere e volere a livello associativo? Senza il continuo richiamo alle ragioni del nostro operare, senza la giocosa e continua riscoperta della nostra     cittadinanza evangelica. L’associazionismo vive una inedita povertà. Ma, forse, è proprio in momenti come questi che    alberga, sottotraccia, la possibilità di una vera, convinta, impossibile alternatività di pensiero e di vita, a    vantaggio della scuola, della Chiesa, della comune convivenza.  Questo è il momento di chiedere l’impossibile e volerlo, buttando sul tappeto energie e reclutandole    dove non le penseremmo mai presenti. Ma esse ci sono e aspettano. 

Allora amici dell’AIMC, facciamo    Pasqua con il Signore risorto, ridoniamo nuove attualità all’impossibile bellezza di vivere con gioia. Di  vivere in sintonia con la gioia del Vangelo.

 ·        Don Giulio Cirignano è professore emerito di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale. 

Dal 1978 al 2011 è stato assistente nazionale dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC). 

Ha pubblicato Porzione di Chiesa. L’AIMC spazio di logica alternativa (1995), Padre nostro (2000), Attualità della Parola (2006), Circuito virtuoso: sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale (2008), Francesco, bellezza e coraggio (2015), Bellezza del gaudio evangelico al centro della vita cristiana (2017), Parole come carboni ardenti (2018), Cambiamento d’epoca (2018), Non lasciamoci rubare la speranza (2019), Non lasciamoci rubare il Vangelo (2020), Ancora un esodo (2020), Il mirabile messaggio della Lettera agli Ebrei (2021), Pane al pane (2022), Sentinella, quanto resta della notte? (2023), Parlare di Dio, come? (2024). In collaborazione col professor Ferdinando Montuschi ha scritto La personalità di Paolo (1999), Marco. Un Vangelo di paura e di gioia (2000) e Come te stesso: la misura dell’amore (2007).

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giovedì 5 marzo 2020

NON LASCIAMOCI RUBARE IL VANGELO

Don Giulio Cirignano, docente di Sacra Scrittura, storico ed appassionato assistente ecclesiastico nazionale dell'AIMC  (dal 1978 al 2011), continua il suo fecondo impegno con una nuova opera di riflessione sugli insegnamenti di Papa Francesco: "Non lasciamoci rubare il Vangelo" .
"In una stagione di grande trasformazione, Papa Francesco ha il compito di accompagnare i fedeli nel loro percorso di rinnovamento. 
Non sempre il suo messaggio è accolto con entusiasmo, e gli oppositori sono anche all'interno della Chiesa. 
Sono coloro che rifiutano di aprirsi al nuovo, rimanendo anacronistici e adagiati su pensieri, parole e opere che sanno di vecchio. 
Ma c'è anche chi accoglie la sfida, ponendo il proprio fondamento sul motore di ogni conversione".
L'opera ci aiuta a riflettere sul nostro modo di vivere la fede nell'attuale contesto ecclesiale e sociale.

Giulio Cirignano, Non lasciamoci rubare il Vangelo, ed. Pagliai, 2020, € 13 


Recenti opere di don Giulio Cirignano: 

venerdì 24 giugno 2016

LA FECONDITA' DELL'AMORE


           
                  
        L’AMORE
    CHE  DIVENTA FECONDO

don Giulio Cirignano

Se i capitoli quattro e ottavo della esortazione apostolica di papa Francesco sull’amore nella famiglia sono quelli che hanno attirato maggiormente l’attenzione anche gli altri  meritano di essere letti con calma e assimilati con gioia. In particolare segnaliamo il capitolo quinto. Si parla dei figli e di molte altre cose. L’intero discorso è soffuso di straordinaria tenerezza. E’ questo l’aspetto che colpisce immediatamente. Invitiamo alla lettura. Può essere di stimolo, allora, citare alcune espressioni. Le riportiamo senza commento, solo per il gusto di far percepire con quanto amore il Papa pensa alla esperienza familiare. Il discorso inizia dai figli.
 I figli oggi: in prima battuta sono fonte di viva preoccupazione proprio per il tipo di società che noi adulti abbiamo messo in piedi, confusionaria e caotica, come le nostre strade e piazze intasate dal traffico. Sembra  non vi sia tempo per pensare, parlare, ammirare. Solo la logica consumistica pare farla da padrone, con   continui consigli per gli acquisti! Quelli del Papa sono consigli per la vita........
              
Leggi: L'AMORE CHE DIVENTA FECONDO

venerdì 13 maggio 2016

A PROPOSITO DI AMORE SPONSALE

     scena15.jpg 
 Amore coniugale e misericordia



Don Giulio Cirignano *

              Ancora una parola sul recente documento di Papa Francesco.  Nel commentare l’Amoris laetitia, la teologa Lilia Sebastiani così sintetizza il pensiero sulla esortazione: l’esortazione conclude, assume e supera il cammino dei due sinodi.
            Tutti e tre i verbi sono significativi. Il cammino sinodale sulla famiglia è concluso, il Papa ne ha assunto le indicazioni emerse. Ma non si è limitato a questo. Ha superato quella riflessione nel senso che vi ha messo del suo in modo tale che se il Sinodo è concluso non è conclusa la riflessione e la ricerca. “La complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali, pastorali”. Continuare con libertà: già questa iniziale affermazione del documento ci consente di comprendere che “Amoris laetitia”  è, come la esortazione incentrata sul gaudio evangelico (E.G.),  molto di più di un documento.
            E’ un evento che, in quanto tale, si pone come discrimine tra passato e futuro. Lo si può anche ignorare, ma proprio perché è un evento, tale ignoranza  estromette dal cammino che la Chiesa sta facendo. Pertanto si può solo invitare, più che a leggerlo, ad abitarlo. Gli eventi non si sfogliano, si abitano per coglierne le sfumature  più sottili come gli appelli più urgenti......
    
leggi: AMORE CONIUGALE E MISERICORDIA

domenica 18 gennaio 2015

PAPA FRANCESCO IN ESTREMO ORIENTE, UN EVENTO CHE LASCIA UN SEGNO


Il viaggio del Papa
 in Estremo Oriente

di don Giulio Cirignano – biblista

Una visita pastorale di grande significato  quella che Papa Francesco sta vivendo  in Oriente, in Sri Lanka e nelle Filippine. Il suo sorriso mi è sembrato più luminoso del solito. Nell’abbraccio dei cristiani di quelle terre lontane il Papa sembrava avesse trovato la sua più vera dimensione. Ma questa è solo una impressione. Più utile può essere cercare di comprendere il senso profondo del viaggio.
            Cosa resterà di tutti gli incontri, le parole, le preghiere? E’ difficile rispondere in maniera adeguata a questa domanda. Chi può valutare le risonanze positive suscitate dalla Spirito nell’animo di chi vive e ascolta quanto viene fatto e detto in questi  incontri eccezionali?
            Ho avuto la fortuna di seguire la conferenza stampa che Papa Francesco ha tenuto sull’aereo nel trasferimento verso le Filippine. Alle numerose domande dei giornalisti ha risposto con quella istintiva capacità di comunicazione che lo ha imposto all’attenzione generale. Mi è piaciuto, in particolare, .......


martedì 25 maggio 2010

LA CONFERENZA NAZIONALE AIMC



Si è svolta il 22 e 23 maggio, nella splendida cornice di Assisi, l'annuale conferenza nazionale alla quale hanno partecipato oltre cento dirigenti dell'Associazione.  Interessanti gli interventi e vivace il dibattito. Il prof. Belardinelli, coordinatore della commissione CEI che ha elaborato la proposta-progetto "La sfida educativa" si è soffermato sulle principali problematiche educative odierne; l'assistente don Giulio Cirignano ha evidenziato gli aspetti  caratterizzanti la proposta associativa e l'importanza di spendersi per una  significativa presenza dell'Associazione nella scuola e nella società; il presidente nazionale, Giuseppe Desideri, che ha condotto i lavori, ha presentato le linee progettuali dell'Associazione per i prossimi anni. Nei lavori di gruppo i partecipanti si sono confrontati su problematiche riguradanti l'animazione e la gestione dell'Associazione. Nel corso della celebrazione eucaristica , presieduta da fratel Giancarlo Sibilia, priore della Comunità Jesus Charitas del p. Foucauld, si è ricordato il primo presidente dell'Associazione, Carlo Carretto, nel centenario della sua nascita, con una toccante testimonianza della sorella di Carretto, Liliana.  La serata di sabato è stata dedicata alla visita guidata della basilica di San Francesco.
L'AIMC si prepara a festeggiare nel prossimo ottobre i 65 anni di vita con l'organizzazione nelle piazze delle città italiane di spazi di incontro e confronto sulle tematiche educative e con un convegno nazionale a Roma il 13-14 novembre, nel corso del quale si incontrerà il Papa.

Scuola e sfida educativa:cosa fare?

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