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martedì 31 marzo 2026

CHIEDETE L'IMPOSSIBILE

 

PASQUA 
SIATE RAGIONEVOLI. CHIEDETE L'IMPOSSIBILE!

Riflessioni di don Giulio Cirignano

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L’invito esteso al vasto e variegato mondo delle associazioni,  dei credenti e dei non credenti, è stato categorico: “Puntate all’impossibile. L’impossibile come anelito, come sogno, come progetto. Utopia amabile e liberante. L’impossibile come la più concreta forma di ragionevolezza”.

La Pasqua, infatti, è di per sé un evento umanamente impossibile. Per Gesù, invece, si tratta di risorgere da morte, entrare in una vita nuova. Gesù non è rinvivito, è risorto. E’ già ‘ impossibile’ pensare ad un morto che riprende a vivere. Ancora più impossibile è pensare ad un morto che riprende la vita per non morire più.
Il mistero cristiano ha nel Signore risorto il suo punto decisivo. Inimmaginabile. Di portata cosmica: è come l’inizio di una nuova creazione.

I credenti, allora, sono i ‘ figli’ della resurrezione. I figli della vita contro la morte. I discepoli dell’impossibile divenuto realtà.

‘Figli della resurrezione’: trattasi di un ebraismo assai espressivo e adatto: l’ebraico per esprimere l’appartenenza usa la parola ‘ figlio ’.

Celebrare la Pasqua, allora, è credere nell’impossibile e volerlo. E’ fare spazio a un grande sogno che spesso non abbiamo neppure il coraggio e la forza di coltivare.
Don Giulio Cirignano, nel muovere da questo assunto e confortato da puntuali richiami biblici ed evangelici, indica i contesti dentro i quali coabitare  con la dignitosa utopia dell’essere ragionevoli, chiedendo l’impossibile:


1 ) a livello sociale

* L’impossibilità di una convivenza più ricca di umanità. Puntare all’impossibile è già metterla in essere.

* L’impossibilità di un progetto di convivenza veramente segnato dalla giustizia. E’ ragionevole volere    questa impossibile possibilità.

* L’impossibilità di resistere alla banalità elevata a norma. Alla sciatteria, al qualunquismo, al populismo    facile e aggressivo. Si può resistere.

* L’impossibilità di una politica più libera dagli interessi privati. Occorre cominciare a pensarla e a volerla.   Con iniziative concrete di formazione alla buona politica.

* Celebrare la Pasqua  è credere  all’impossibilità  di  una cultura meno arida e insignificante: ciò non può    essere lasciato al caso. Ma frutto di decisione e di responsabilità.

* Siamo   ragionevoli,   crediamo   all’impossibile. Crediamoci  con tutte le forze. Crediamoci in modo da    rendere onore alla nostra fede pasquale. Altrimenti la Pasqua sarà solo rito, l’emozione spirituale di un    momento, una fugace parentesi, inerte, senza forza creativa.

2 ) A livello ecclesiale.

In questo contesto è ancora più entusiasmante. * L’impossibilità di una Chiesa più fraterna: è questo il progetto di Gesù. Più fraterna per la comunione e la
   stima reciproca.

* L’impossibilità di una Chiesa meno incartata nella sua autosufficienza, nella continua autocelebrazione.

* L’impossibilità di una Chiesa più evangelica. Perché più povera.  

* L’impossibilità di una Chiesa amica dell’uomo, di tutti gli uomini.

 3 ) A livello personale

* Siamo ragionevoli nel credere all’impossibilità che si fa possibilità, per grazia, di essere più liberi dai nostri    egoismi. E’ necessario, però, volerla, desiderarla questa impossibilità.
* Crediamo nell’impossibilità di amare di più e meglio. E’ la cosa più ragionevole volere amare di più.
   Volere un amore più grande: per la nostra pace interiore, per il nostro lavoro, per la nostra famiglia.

* Desideriamo, come nostro futuro, l’impossibilità di volerci persone, se non felici, almeno più serene, più    contente.
* Chiediamo a noi stessi l’impossibile di volgere le spalle a ogni forma di essimismo e di sfiducia.

Siamo   discepoli dell’impossibile anche  coltivando la speranza di poter guardare, intorno a noi, con sguardo   coraggioso e mite.

* Guardando a Gesù crediamo e scegliamo l’impossibile ragionevolezza di non rimanere prigionieri del    passato e fare del futuro il verbo più congeniale alla nostra dignità.
Non c’è deviazione che non possa essere corretta. Gesù fu  un formidabile  amante di futuro in alcuni    incontri:

 a ) “ Nessuno  ti ha condannato.  Neppure io, vai in pace e  smetti di innamorarti della  tua    fragilità”,

 b ) “Zaccheo, oggi voglio fermarmi a casa tua “e cambiò tutto;

 c ) “Nicodemo, sappi che si     può nascere di nuovo, dall’alto”;

 d )  “Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò . . . e,
  uscit,o pensò amaramente: ‘ Ricomincio a vivere’ “;

e ) “Oggi sarai con me in paradiso!”.

4 ) A livello associativo.

* Siamo ragionevoli: crediamo e scegliamo come impossibile, fortunato ideale, quello di entrare a far parte    di questa Chiesa che sembra prepararsi ad una insperata fioritura. Con lucida coscienza di alter natività.

* Crediamo ragionevole l’impossibile comunione di intelligenze e di volontà giovani  per  una scuola in grado   di liberare dall’ignoranza e generare alla capacità di scelta e partecipazione.

Giovani, nuove, fresche: da   andare a cercare e coinvolgere.
* Siamo ragionevoli: chiediamo a noi stessi l’impossibile fedeltà al nostro passato, alla ricca elaborazione    dei nostri oltre ottanta anni di storia.

 E ‘ragionevole amare e preservare  quanto si è  fatto, come
   premessa di futuri percorsi.

* Chiediamo l’impossibile intelligenza  di quello  che  la scuola deve e può essere come  anello  di una     cittadinanza più responsabile.  Ora, in questo momento, lungo la linea interrotta dell’innovazione e del cambiamento.

* Cosa è possibile ancora chiedere e volere a  livello associativo? 

Senza  il     continuo richiamo alle ragioni del nostro operare, senza la giocosa e continua riscoperta della nostra
cittadinanza evangelica vano è il nostro operare.

Ma, forse, è proprio in momenti come questi che    alberga, sottotraccia, la possibilità di una vera, convinta, impossibile alternatività di pensiero e di vita, a
 vantaggio della scuola, della Chiesa, della comune convivenza.
 Questo è il momento di chiedere l’impossibile e volerlo, valorizzando le energie che abbiamo energie, e  reclutandole    dove non le penseremmo mai presenti. Ma esse ci sono e aspettano.

Allora amici dell’AIMC, facciamo Pasqua con il Signore risorto, ridoniamo nuove attualità all’impossibile bellezza di vivere con gioia. Di    vivere in sintonia con la gioia del Vangelo.


lunedì 17 giugno 2024

GLI IMPOSSIBILI


 Il futuro dei giovani. 

Cosa dice Save the Children





L’impatto della povertà sulle aspirazioni dei giovani è stato il tema dell’evento biennale IMPOSSIBILE 2024, organizzato da Save the Children sulle politiche globali e nazionali in favore delle giovani generazioni.
Ma quali sono le urgenze che sollecitano l’assunzione di nuove politiche pubbliche e di strategie educative attente al bisogno di aprire spazi di partecipazione sociale attiva per le ragazze e i ragazzi, a partire da quelli che vivono in contesti a maggior rischio di marginalità? Su quale processo educativo investire per sostenere la loro fiducia in un futuro diverso?

Lo spazio di confronto aperto da IMPOSSIBILE 2024 ha preso le mosse dai risultati di una ricerca condotta a livello nazionale da Save the Children su un campione rappresentativo di ragazze e ragazze di 15-16 anni.

Attraverso le loro risposte si è delineato un quadro dell’impatto che la condizione di povertà materiale può avere sui percorsi educativi e di vita.

Dall’immagine che emerge scaturiscono riflessioni e interrogativi piuttosto gravi, a livello politico e sociale ma anche per la responsabilità che ciascuno di noi può avere a livello individuale nella partecipazione al bene collettivo. Vediamo qualche dato.

I problemi in numeri

In genere ci si aspetta che i giovani guardino al loro domani in modo positivo e propositivo, animati da fiduciosa curiosità. I dati di Save the Children ci dicono invece che le aspettative per il futuro dei giovani in condizione di povertà sono molto diverse, in senso negativo, da quelle dei loro coetanei più abbienti.

Il 17,9% dei ragazzi tra i 15 e 16 anni in povertà afferma che i genitori hanno difficoltà nel sostenere le spese ordinarie (cibo, vestiti e bollette) e una percentuale di poco inferiore asserisce che non sempre è possibile l’acquisto di un paio di scarpe anche quando necessarie.

Le ragioni economiche sono alla base del problema: quasi uno studente su quattro tra gli intervistati inizia l’anno scolastico senza avere tutti i libri e il materiale necessario; la disponibilità economica ridotta é anche la ragione che impedisce al 24% di loro di partecipare alle gite scolastiche.

Alla consapevolezza che questi ragazzi mostrano circa gli ostacoli che dovranno affrontare nel loro accesso al mondo del lavoro per condizione di disagio economico in cui vivono contribuisce anche vedere i genitori preoccupati per le difficoltà che affrontano.

Spesso per far fronte ai bisogni economici i giovani, di età anche inferiore a 16 anni (18%), svolgono un’attività lavorativa.

È quindi comprensibile come le aspirazioni e le aspettative concrete di avere un lavoro ben retribuito per questi ragazzi sia molto minore rispetto ai coetanei con status socioeconomico migliore.

Se per questi ultimi lo scarto tra aspirazioni e aspettative

è di 17,6 punti percentuali, per i più svantaggiati la forbice raggiunge i 56,4 punti percentuali, a testimoniare quanto la povertà possa generare frustrazione e gravare negativamente sui percorsi di vita.

I dati, benché preoccupanti, sono però la base di partenza per sostenere un impegno congiunto delle diverse parti sociali e politiche per individuare le risorse necessarie a migliorare l’esistente e rendere concreto il motto di Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the Children, per la quale

Non c’è nessuna insita impossibilità nel salvare i bambini del mondo. È impossibile solo se ci rifiutiamo di farlo.

La scuola in prima linea

In una prospettiva di cambiamento sociale non è possibile delineare percorsi di reale mutamento senza guardare al capitale che i bambini e i ragazzi costituiscono.

Sono loro infatti il volano per lo sviluppo delle società e la cura con cui sappiamo promuoverli un investimento sociale saggio e imprescindibile.

Il primo ambiente in cui i giovani, a partire dalla prima infanzia, trovano spazi di affermazione e di confronto è la scuola.

È proprio qui che si possono cogliere con particolare evidenza le ripercussioni dello status economico svantaggiato, che fa passare in secondo piano l’istruzione con il conseguente aumento della dispersione scolastica, esplicita per chi finisce con l’abbandonare gli studi e implicita per chi, pur non abbandonando, riesce a fare ben poco rispetto alle proprie possibilità poiché ostacolato da fattori economici e familiari.

Minori di 15-16 anni sprovvisti di spazi o mezzi educativi a casa – Fonte Save the Children

La scuola viene a essere perciò il presidio fondamentale in cui i temi relativi ai giovani assumono visibilità e non possono essere ignorati.

Questo sollecita ogni giorno la scuola stessa ad assumere azioni coerenti con i bisogni – di apprendimento ma anche socio-relazionali – delle ragazze e dei ragazzi attraverso un’opportuna cura della didattica.

Come asserisce il Presidente dell’INVALSI Roberto Ricci, tra le numerose personalità intervenute all’evento, è un impegno che investe tutto il sistema scolastico a partire dalla primissima infanzia.

La cura per l’apprendimento delle competenze di base è il primo strumento efficace per la realizzazione di una vera inclusione, come lo è l’attenzione verso il possesso delle competenze socio-emotive; le une e le altre sono infatti i muri portanti su cui si costruisce ogni altro repertorio di competenze.

La stessa cultura alla partecipazione si costruisce fin da piccoli e questa consapevolezza sollecita tutte le istituzioni a investire su quell’insostituibile capitale umano che sono i bambini e i giovani attraverso un autentico processo educativo e formativo equo, libero di condizionamenti coartanti verso il futuro legati a condizioni di povertà.

Approfondimenti

 

INVALSI – IMPOSSIBILE 2024