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mercoledì 24 luglio 2024

TEMPO DI VACANZA


 "Il tempo delle vacanze: perché dobbiamo imparare a riposare"

        

  

-        - di ENZO BIANCHI

 

Siamo ormai nel tempo delle vacanze, un tempo vuoto che dobbiamo riempire, un tempo alternativo a quello quotidiano che viviamo e dal quale prendiamo le distanze interrompendolo.

 Di fatto, la nostra cultura è ispirata dalle prime pagine del Grande Codice, laBibbia, che dichiara che Dio per creare il mondo ha lavorato sei giorni, dalla creazione della luce alla creazione del terrestre, l’Adam, ma il settimo giorno ha riposato, ha fatto shabbat.

Anche per noi, come per Dio, l’azione non è conclusa se non interrompendola per prenderne le distanze, contemplarla e giudicarla.

 Vacanze, dal latino vacare, significa certamente far niente, ma un far niente per dedicarsi a fare qualcosa. Nel nostro caso, a far cosa? A riposare. Questa dovrebbe essere la vera attività delle vacanze, perché gli umani hanno bisogno di distanziarsi dalla loro azione, devono ritemprare le forze, prendere consapevolezza di quel che sono e di ciò che fanno.

Ma riposarsi non è, in realtà, facile, e questo lo sappiamo tutti: siamo sedotti dall’attivismo, siamo preda del lavoro, siamo assorbiti da un vortice di impegni che crediamo urgenti e che ci impediscono il “lasciare la presa”, anche momentaneo. Purtroppo, ognuno di noi si presenta agli altri per quello che fa e non per quello che è, così quando uno fa niente è assalito dall’angoscia: chi sono io?

 Fare niente per molti è uno sforzo, una fatica e addirittura un vortice di angoscia quando si ritrovano nella solitudine e nel silenzio. È ciò che Pascal nei pensieri giudica essere il più grande male nella vita di una persona. Ma questo riposo, questo far niente può essere in realtà la condizione nella quale si diventa di più sé stessi: un cammino di umanizzazione.

 Il riposo dunque lo si impara. Per crescere in umanità occorre conoscere sé stessi, imparare a discernere quella voce che abita ogni umano nelle profondità del suo cuore: è una voce reale anche spesso avvolta dal silenzio, ma è una voce che è presente, ed è la voce che appartiene all’umanità.

 Alcuni la chiamano voce di Dio, altri voce dell’autentica vocazione umana, poco importa, quella voce c’è e va ascoltata. Il catalogo delle virtù del nostro mondo sembra tener conto del lavoro, dell’azione, ma dimentica che le posture per raggiungere risultati umani sono la contemplazione, il raccoglimento, il silenzio e il pensare.

 Sono queste che permettono agli umani di accumulare l’energia e la verità di cui l’azione necessita.

 Cerchiamo di essere occupati attraverso il riposo, ma vivendo il riposo, ascoltando il silenzio, contemplando la natura, imparando a conoscere il vento e a distinguere il canto degli uccelli.

 Alberto Moravia in una luminosa raccolta di saggi L’uomo come fine del 1964 affermava che per “ritrovare un’idea dell’uomo, ossia una vera fonte di energia, bisogna che gli uomini ritrovino il posto della contemplazione”. Dunque, vacare, dolce far niente, riposarsi per umanizzarci di più.

 Alzogliocchiversoilcielo

 

 

 

martedì 18 luglio 2023

TEMPO DI VACANZA


  -di ENZO BIANCHI

 

Per molti è arrivato il tempo delle vacanze, il tempo per vacare, verbo latino che rimanda a un vuoto, una sospensione e una distanza dal “fare” quotidiano in vista di una maggiore libertà.

Vacare è dunque “fare niente”, darsi del tempo per non fare quello che si fa sempre, e quindi vivere godendo di essere al mondo, di assaporare l’istante. Durante tutto l’anno si lavora, si agisce, si fa, ma ecco il tempo per fare niente, cosa molto più facile a dirsi che a viversi.

L’esercizio di interrompere il lavoro per passare al riposo non risulta facile, soprattutto per chi ha una certa età. Lo sappiamo bene: ci sono uomini e donne che non riescono a “fare niente”, a fermarsi, a prendere le distanze dal loro operare. E lo si vede spesso in quanti partono per le vacanze e giunti al luogo in cui dovrebbero “dimorare” sono presi dalla frenesia di programmare, di stabilire cose da fare al mattino, a mezzogiorno, alla sera. Aveva ragione Guigo il certosino quando sentenziava: “È molto più faticoso fare niente che lavorare!”.

Eppure “fare niente” è importante per vedere e non solo guardare, per ascoltare e non solo sentire. Il “fare niente” è un’arte che permette non solo di riposare, ma di vivere in modo più consapevole e acquisire la sapienza. Nell’esperienza monastica il fare niente in cella o passeggiando nella natura dà anche la possibilità di impegnarsi in un viaggio interiore andando verso se stessi per conoscersi in profondità e quindi attraverso una vera lotta spirituale discernere le pulsioni che ci abitano, ordinarle spegnendo quelle malvagie dalle quali nessuno è esente. Dunque è un far niente di esteriore, di visibile, che in realtà è un lavorare per un incontro con noi stessi. 

Questa operazione non è spontanea, non è facile, è faticosa, ma soprattutto può avvenire solo se non si è inebriati nell’attivismo, se non si è distratti dall’azione, dal lavoro, dagli impegni… È nel fare niente, che non è semplicemente “il dolce far niente”, che si trova lo spazio per aprire questo cammino interiore. Dovremmo essere più attenti alla sapienza latina, come quella di Scipione Africano il quale affermava che “mai era meno attivo di quando stava in ritiro senza far nulla al mattino”. E non dimentichiamo il maestro Seneca, che teorizzava che “coloro che non sono attivi in realtà compiono grandi azioni”. 

Perciò le vacanze sono un tempo beato, ma a condizione che sappiamo viverle vacando: riposando, ma dando ai nostri silenzi l’occasione di essere illuminati affinché nelle relazioni con gli altri, nei nostri legami feriali possiamo essere persone sempre più umane. Solo nel vacare noi possiamo constatare che “ogni creatura ha una voce”, come dice l’apostolo Paolo e che da ogni creatura possiamo trarre insegnamento. Attraversando pinete in montagna, o seduti su una spiaggia del mare, noi possiamo ascoltare il mondo, ma anche gli insegnamenti che vengono da questi nostri coinquilini del pianeta. Fare vacanza e fare niente è una preziosa occasione per la nostra umanizzazione e la nostra comunione con madre terra.

 

Alzogliocchiversoilcielo



sabato 1 agosto 2015

CHE LE VACANZE SIANO BUONE E FECONDE!!!!

VACANZA … 
un tempo per svuotarsi dall'effimero e riempirsi del duraturo

            Non c’è dubbio che l’ideale di vacanza è quello di evadere dalla rete del quotidiano, recuperando il tempo del disimpiego, per evadere (se possibile) dall’obbligo.
                  La parola vacanza non ha una bella etimologia, proviene dal verbo latino “vacare”, nel suo significato di vuoto, di ozio. L'aggettivo “vacus”, infatti, distingue una persona senza preoccupazioni, senza amore, quasi indifferente. La vacanza, molto spesso, è proprio così, avvolta nell'indifferenza: si guarda a se stessi, senza pensiero per tutto ciò che succede attorno.
            Ma vorremmo dare un significato diverso “allo svuotarsi”, che non è dall’impegno o dalla responsabilità, ma esattamente al contrario; è recuperare lo spazio del tempo interiore per stare con noi stessi, riscoprire  la dimensione del CUORE; che nella cultura biblica non è un muscolo e neanche il luogo metaforico dell’innamoramento, ma il cuore è la coscienza, è il centro della persona, il  luogo della libertà e dell’intimità, dove tutte le nostre facoltà si incontrano nella libertà di scelta.
       Vacanza in questo senso rende bello quello che facciamo, uno svuotarsi dall’effimero per riempirsi del duraturo, un allontanarsi dall’apparenza per gustare fino in fondo il sapore della sostanza, una sostanza che può essere illuminata dalla luce della verità e dell’amore. Vacanza diventa quindi ritrovare il gusto del fermarsi a riflettere … ritrovando il coraggio di pensare, per aprirci ad un dialogo profondo con l’altro e con l’Alterità.
       Benediciamo quindi questo tempo, e giunga a tutti voi una benedizione antica. Questa Benedizione è  racchiusa in una Poesia, che viene da una voce sconosciuta dalle “terre di Nairi”, dal paese d’Armenia, l’antico altopiano sotto il monte Ararat, dove secondo la leggenda si posò l’arca di Noè.
          E’ un canto di saggezza, parole di un dotto e dolce contadino-veggente che fu un grande poeta, e fu ucciso a trent’anni, nel fiore del suo genio.

ANTASDAN
(Benedizione per i campi dei quattro angoli del mondo)
Nelle plaghe d’Oriente sia pace sulla terra…..
non più sangue, ma sudore irrori le vene dei campi,
e al tocco della campana di ogni paese sia un canto di benedizione.
Nelle plaghe dell’Occidente sia fertilità sulla terra….
Che da ogni stella sgorghi la rugiada e ogni spiga si fonda in oro,
e quando gli agnelli pascoleranno sul monte germoglino e fioriscano le zolle.
Nelle plaghe dell’Aquilone sia pienezza sulla terra…..
Che nel mare d’oro del grano nuoti la falce senza posa,
e quando i granai s’apriranno al frumento si espanda la gioia.
Nelle plaghe del Meridione sia ricca di frutti la terra….
Fiorisca il miele degli alveari, trabocchi dalle coppe il vino,
e quando le spose impasteranno il pane buono sia il canto dell’amore.
Pubblicata nel 1914 in R. Zartarian, Meghaked (libro di letture per le scuole medie). Traduzione di Boghos Levon Zekiya.

Da un messaggio della presidenza del MASCI