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martedì 29 marzo 2022

EDUCARE E' DARE SPERANZA AL PRESENTE

 Pubblicata oggi l’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica: l'importanza di un Patto Educativo Globale, il dialogo tra ragione e fede, la collaborazione tra scuola e famiglie

 

-Isabella Piro - Città del Vaticano

 - Educare è una passione che si rinnova sempre: parte da questo principîo l’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica diffusa oggi e intitolata "L’identità della scuola cattolica per una cultura del dialogo". Uno strumento sintetico e pratico basato su due motivazioni: "La necessità di una più chiara consapevolezza e consistenza dell’identità cattolica delle istituzioni educative della Chiesa in tutto il mondo" e la prevenzione di "conflitti e divisioni nel settore essenziale dell’educazione".

L’importanza di un Patto educativo globale

Suddiviso in tre parti, il documento analizza la missione evangelizzatrice della Chiesa come madre e maestra; si sofferma sui vari soggetti che operano nel mondo scolastico e analizza alcuni punti di criticità, nel contesto del mondo globalizzato e multiculturale contemporaneo. Se triplice è la struttura, unico tuttavia è l’orizzonte dell’Istruzione, ovvero quel Patto educativo globale fortemente voluto da Papa Francesco, affinché la Chiesa, forte e unita nel campo della formazione, possa portare avanti la sua missione evangelizzatrice e contribuire alla costruzione di un mondo più fraterno.

La Chiesa è madre e maestra

Nella prima parte del documento, intitolata "Le scuole cattoliche nella missione della Chiesa", si sottolinea che la Chiesa è "madre e maestra": la sua azione educativa, dunque, non è "un’opera filantropica", bensì parte essenziale della sua missione, basata su determinati principî fondamentali: il diritto universale alla formazione; la responsabilità di tutti — in primo luogo dei genitori che hanno il diritto di compiere in piena libertà e secondo coscienza le scelte educative per i loro figli, e poi dello Stato che ha il dovere di rendere possibili differenti opzioni educative nell’ambito della legge — il dovere di educare, precipuo della Chiesa, nel quale si intrecciano evangelizzazione e promozione umana integrale; la formazione iniziale e permanente degli insegnanti, affinché siano testimoni di Cristo; la collaborazione tra genitori e docenti e tra scuole cattoliche e non cattoliche; il concetto di scuola cattolica come "comunità" permeata dello spirito evangelico di libertà e carità, che forma e apre alla solidarietà. In un mondo multiculturale, inoltre, si ricorda anche "una positiva e prudente educazione sessuale", elemento non trascurabile che gli studenti devono ricevere, man mano che crescono.

Il dialogo tra ragione e fede

Radicata su principî evangelici che sono, al contempo, "norme educative, motivazioni interiori e insieme mete finali", la scuola cattolica — sottolinea l’Istruzione — è quella che pone Gesù Cristo al centro della concezione della realtà e pratica il dialogo tra ragione e fede per aprirsi alla verità e "dare risposta ai più profondi interrogativi dell’animo umano che non riguardano soltanto la realtà immanente". Aperta a tutti, in particolare ai più deboli nell’ottica di "una profonda carità educativa", la scuola cattolica ha bisogno di educatori, laici e consacrati, che siano "competenti, convinti e coerenti, maestri di sapere e di vita, icone imperfette, ma non sbiadite dell’unico Maestro". Professionalità e vocazione, quindi, dovranno andare di pari passo per insegnare ai giovani la giustizia, la solidarietà e, soprattutto, "la promozione di un dialogo che favorisca una società pacifica". Ciò è quanto mai importante oggi, dato che "la scuola cattolica si trova in una situazione missionaria anche in Paesi di antica tradizione cristiana" e quindi la sua testimonianza deve essere "visibile, incontrabile e consapevole". Soggetto ecclesiale che mette in pratica "la grammatica del dialogo", gli istituti formativi cattolici diventano così "una comunità educativa" in cui si respira, con fiducia, l’autentica concordia e la convivialità delle differenze.

L’educazione alla cultura della cura

Ma non solo: la missione educativa della Chiesa rientra in un progetto pastorale più ampio, quello dell’essere “in uscita” e “in movimento”. Quest’ultimo sarà "di squadra, ecologico, inclusivo e pacificatore", ovvero partirà dalla collaborazione di ciascuno; contribuirà all’equilibrio con il sé, con gli altri, con il Creato e con Dio; includerà tutti e genererà armonia e pace. La scuola cattolica ha anche il compito di educare alla "cultura della cura", per veicolare quei valori fondati sul riconoscimento della dignità di ogni persona, comunità, lingua, etnia, religione, popoli e di tutti i diritti fondamentali che ne derivano. Vera e propria "bussola" della società — conclude la prima parte dell’Istruzione —, la cultura della cura forma persone dedite all’ascolto, al dialogo costruttivo e alla mutua comprensione.

La promozione dell’identità cattolica

La seconda parte del documento è dedicata, invece a "I soggetti responsabili per la promozione e la verifica dell’identità cattolica". Partendo dal presupposto secondo il quale "tutti hanno l’obbligo di riconoscere, rispettare e testimoniare l’identità cattolica della scuola, esposta ufficialmente nel progetto formativo", si sottolinea l’importanza di proteggerne principi e valori, anche con "la coerente sanzione di trasgressione e di delitti, applicando rigorosamente le norme del diritto canonico, nonché del diritto civile".

Gli alunni, soggetti attivi del processo educativo

Gli alunni, si aggiunge poi, sono "soggetti attivi del processo educativo": vanno quindi sia responsabilizzati a seguire il programma, sia guidati a "guardare oltre l’orizzonte limitato delle realtà umane", realizzando la sintesi tra fede e cultura. Al contempo, si ricorda che "i primi soggetti responsabili dell’educazione sono i genitori, ai quali spetta il diritto-obbligo morale di educare la prole", con i mezzi e le istituzioni scelti liberamente e secondo coscienza, e in stretta cooperazione con i docenti. Questi ultimi, dal canto loro, con professionalità e testimonianza di vita, devono garantire alla scuola cattolica la realizzazione del suo progetto formativo. A tal proposito, il documento sottolinea che spetta alla scuola stessa, seguendo la dottrina della Chiesa, "interpretare e stabilire i parametri necessari per l’assunzione" del personale che deve distinguersi per "retta dottrina e probità di vita". Se una persona assunta non si attiene a tali principî, si legge nell’Istruzione, la scuola dovrà prendere "misure appropriate", tra cui anche le dimissioni.

I compiti dei dirigenti scolastici e dei vescovi diocesani

Ampio spazio viene dedicato anche ai dirigenti scolastici: veri e propri leader educativi, essi hanno una missione ecclesiale e pastorale basata sulla collaborazione con l’intera comunità scolastica, sul dialogo con i pastori della Chiesa e sulla promozione e la tutela del legame con la comunità cattolica. Quindi, l’Istruzione analizza i compiti del vescovo diocesano/eparchiale: ad esempio, a lui spetta "il necessario discernimento e riconoscimento delle istituzioni scolastiche fondate dai fedeli", nonché l’esplicito consenso scritto per la fondazione di scuole cattoliche. Suo diritto-obbligo, inoltre, è quello di vigilare sull’applicazione delle norme del diritto universale nei centri educativi cattolici; dare ad essi disposizioni generali; visitare almeno ogni cinque anni quelli che si trovano all’interno del suo territorio diocesano; provvedere nel caso in cui si verifichino fatti contrari alla dottrina, alla morale o alla disciplina ecclesiale. Tali provvedimenti andranno presi o avvertendo i responsabili delle scuole, affinché intervengano, o agendo in prima persona nei casi più gravi o urgenti o ricorrendo alla Congregazione per l’Educazione cattolica.

Il dialogo costante con la comunità

Tra gli alti compiti del vescovo diocesano/eparchiale c’è quello di nominare o approvare i docenti di religione, nonché di rimuovere o chiedere che un insegnante venga rimosso se non sussistono più le condizioni della sua nomina, "rispettando sempre il diritto di difesa" del docente, anche con l’aiuto di un avvocato formato in diritto canonico. Infine, i presuli dovranno mantenere un dialogo costante con l’intera comunità scolastica, affinché i problemi possano essere risolti "nello scambio reciproco e nella conversazione fiduciosa». Lo stesso dovranno fare le Conferenze episcopali, il Sinodo dei vescovi o il Consiglio dei gerarchi, ai quali spetta l’emanazione di norme generali in materia di istruzione e, in particolare, di educazione religiosa. Agli stessi organismi, conclude la seconda parte del documento, si raccomanda di creare un’apposita Commissione per istituire un fondo economico che aiuti il mantenimento e lo sviluppo delle scuole cattoliche, soprattutto quelle che si trovano nel bisogno.

La scuola cattolica non sia un’isola

La terza parte dell’Istruzione, intitolata "Alcuni punti critici", analizza in primo luogo le divergenze nell’interpretazione della qualifica di “cattolica” per una scuola. Tale interpretazione può essere riduttiva, ossia limitata solo ad alcuni ambiti o alcune persone (ad esempio, gli insegnati di religione o il cappellano scolastico), ma può essere anche troppo vaga, ossia centrata sul mero "spirito cattolico" e non tenere conto della necessaria applicazione delle norme canoniche e dell’autorità gerarchica. Un’altra interpretazione errata è quella che vede nelle scuole cattoliche un modello chiuso, in cui non c’è spazio per chi non è “totalmente” cattolico. Contro questo atteggiamento, l’Istruzione mette in guardia, richiamando il modello della “Chiesa in uscita”: "Non bisogna perdere lo slancio missionario per chiudersi in un’isola — si legge nel documento — e allo stesso tempo occorre il coraggio di testimoniare una 'cultura' cattolica cioè universale, coltivando la sana consapevolezza della propria identità cristiana".

Occorre chiarezza di competenze e legislazioni

Altro punto focale rilevato dal documento è quello della necessaria chiarezza di competenze e legislazioni: il principio di sussidiarietà, che "si fonda sulla responsabilità di ciascuno davanti a Dio e distingue la diversità e la complementarietà delle competenze", nonché gli Statuti aggiornati e non troppo rigidi aiutano a dirimere tensioni che possono nascere in tale ambito. Le Conferenze episcopali, il Sinodo dei vescovi o il Consiglio dei gerarchi, inoltre, dovranno prevedere, nei Regolamenti nazionali e negli Statuti, gli elementi necessari per superare i conflitti che possono derivare dal doppio inquadramento normativo (canonico e statale-civile) delle scuole cattoliche. Può accadere, infatti, che lo Stato imponga a istituzioni cattoliche pubbliche "comportamenti non consoni" alla credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa, oppure scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola. In tal caso, si raccomanda "una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole, sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti".

I codici di comportamento

Al contempo, si richiama l’importanza del diritto canonico, che garantisce la comunione tra le parti coinvolte nella missione educativa, ponendosi come un vero e proprio "argine allo scandalo della rottura dell’unità interna della Chiesa", nonché all’esposizione dei conflitti presso i tribunali stati e i mass media. Sempre in nome della chiarezza, si richiede poi alle scuole cattoliche di munirsi di una dichiarazione della propria missione, oppure di un codice di comportamento, strumenti per la garanzia della qualità istituzionale e professionale. Anche in quei Paesi in cui la legge civile esclude "una discriminazione a causa della religione, dell’orientamento sessuale o di altri aspetti della vita privata", l’Istruzione ricorda che "viene riconosciuta alle istituzioni educative la possibilità di munirsi di un profilo di valori e di un codice di comportamenti da rispettare". Se ciò non avviene, dunque, i soggetti interessati possono essere sanzionati, in quanto non adempienti ai vincoli contrattuali.

La costruzione dell’unità

Quanto al problema della chiusura di una scuola cattolica per difficoltà di gestione, l’Istruzione sottolinea che la vendita o il trasferimento a enti distanti dai principî dell’educazione cattolica per creare utili economici non sono una soluzione. Piuttosto, sarà responsabilità del vescovo valutare ogni possibile alternativa per "salvaguardare la continuità del servizio educativo". In generale, comunque, nell’ottica della risoluzione dei conflitti all’interno della comunità educativa, si raccomanda la costruzione dell’unità, basata su alcuni elementi fondamentali: una comunicazione inclusiva e permanente che non sia sostituita da mass-media estranei o dall’opinione pubblica; la generazione di processi di sviluppo in grado di avviare una dinamica positiva; un profondo discernimento che metta insieme "la dimensione umana, spirituale, giuridica, soggettiva e pragmatica" ed eviti "dichiarazione affrettate" che possono provocare "un grave danno oggettivo per tutta la Chiesa e la sua missione"; l’esercizio della prudenza, affinché ogni eventuale soluzione sia considerata "in una prospettiva di lunga durata".

Educare è dare speranza al presente

Il documento si conclude sottolineando che le scuole cattoliche «costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa stimola ad usare la creatività per trovare percorsi adeguati», perché, come dice Papa Francesco, «educare è dare al presente la speranza».

Vatican News

 Testo in lingua italiana



venerdì 18 marzo 2022

OCCUPIAMO LA SCUOLA! E DOPO ?


 Anche quest’anno le occupazioni sono terminate senza lasciare traccia. Un fenomeno che dovrebbe almeno interrogare i dirigenti

 - di Leonardo Eva

Sembra che la stagione delle occupazioni scolastiche sia finita. Del resto, quando ci si avvicina al termine dell’anno diventa più difficile far dimenticare ai docenti in sede di scrutinio finale le proprie “contestazioni”. In autunno, siamo tutti leoni…

I giovani hanno chiesto qualsiasi cosa, dalla pace nel mondo alla riparazione dei termosifoni. Ma soprattutto dialogo, tanto dialogo. Gli adulti hanno sottolineato l’importanza del dialogo nella scuola democratica, inclusiva, resiliente e anche un po’ sostenibile (si spera) di oggi.

Dopo? “Tutto passato, finito”, cantava trent’anni fa (in un diverso contesto) l’immortale Bennato.

Com’è possibile che rivendicazioni che sembravano tanto stringenti tre mesi fa siano svanite nel nulla? Il dialogo ha risolto tutto? Non si direbbe proprio. La pace certamente non è arrivata. Magari qualche termosifone sarà stato riparato… Ma c’era bisogno di tanto trambusto?

Quei docenti che non hanno ancora perso del tutto la voglia di insegnare rimangono con le proprie domande.

La prima, naturalmente, riguarda la grande trovata dell’educazione civica, che nei mesi scorsi ha rivelato tutta la sua “utilità”. Ore e ore di parole svanite in un attimo, grazie all’azione violenta di una minoranza di persone che (maggioranza silenziosa permettendo) ha potuto lasciare letteralmente in strada quei lavoratori e quei ragazzi che avrebbero voluto entrare negli edifici scolastici non dico a svolgere il proprio compito, ma perlomeno a ripararsi dal freddo.

La seconda è una questione di logica. O gli “eventi occupazionali” sono qualcosa di eclatante, tale da pretendere l’attenzione generale e costringere a una presa di posizione globale, oppure equivalgono a una serie di picnic in ambiente (più o meno) riscaldato. Nel primo caso, è lecito attendersi, appunto, una risposta forte (inclusa la possibilità, almeno teorica, di una netta contrapposizione). Nel secondo caso, come si può pretendere di cambiare qualcosa?

La terza domanda riguarda i dirigenti scolastici.

Premettiamo che gli insegnanti non sono in grado di mettersi d’accordo su questioni importanti nemmeno all’interno di un collegio di cinquanta docenti e che di sindacati della scuola e di genitori è ormai meglio tacere.

In attesa di un intervento deciso da parte del ministero dell’Istruzione, che probabilmente avverrà tra un paio di secoli, perché i dirigenti scolastici non prendono in mano la situazione e non protestano con risolutezza? Non sono allibiti per il fatto di dover gestire l’“eterno ritorno” delle occupazioni autunnali?

Non si sta chiedendo qui di far incarcerare gli alunni “contestatori”. Ma tra mandare in prigione i responsabili e il niente, magari potrebbe esserci una via di mezzo…

O è solo una questione di numeri? Se fosse il sottoscritto a occupare un istituto e fare uno sciopero della fame per protestare contro l’assoluta mancanza di un serio dibattito pubblico sulla scuola italiana, dopo quanti minuti entrerebbero in azione le forze dell’ordine?

 Il Sussidiario

venerdì 26 giugno 2020

SCUOLA. LINEE GUIDA NUOVO ANNO SCOLASTICO


“A settembre si torna a scuola in presenza e in sicurezza” lo ha detto oggi la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, presentando le Linee guida per la ripresa insieme al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il testo ha avuto il via libera, questo pomeriggio, anche da parte delle Regioni e degli Enti locali, è immediatamente operativo e verrà ora diramato alle istituzioni scolastiche.

“Le Linee guida sono il frutto di un lungo confronto e di una condivisione con gli attori del mondo della scuola, comprese famiglie e studenti, con le Regioni, gli Enti locali, e ci consentono di fare un lavoro che non guarda solo alla riapertura, ma anche al futuro della scuola. Abbiamo le risorse economiche, gli strumenti, possiamo far sì che la ripartenza sia anche volano di innovazione”, ha aggiunto la Ministra.
“Stiamo dando soluzioni chiare, ma flessibili: ogni scuola è strutturalmente diversa dall’altra, dobbiamo tenerne conto”, ha detto ancora Azzolina. Confermato, durante la conferenza stampa, un miliardo in più per la ripartenza, che consentirà, fra l’altro, di avere un maggiore organico per evitare classi sovraffollate. “Saremo in grado di avere fra docenti e personale ATA 50mila persone in più”, ha anticipato la Ministra.
Una cabina di regia nazionale con compiti di coordinamento e tavoli regionali, insediati presso gli Uffici territoriali del Ministero dell’Istruzione, guideranno le scuole verso la ripresa. Ai gruppi di lavoro parteciperanno i rappresentanti degli Enti locali. Una governance pensata per affiancare i dirigenti scolastici e facilitare le risposte alle loro esigenze. La Ministra Azzolina a partire dalla prossima settimana andrà nelle diverse regioni per partecipare ai tavoli e monitorare l’andamento dei lavori.
Le date di riapertura
Dal primo settembre le scuole riapriranno per il recupero degli apprendimenti delle studentesse e degli studenti che non hanno raggiunto la sufficienza alla fine dell’anno scolastico appena concluso e di tutti gli alunni che i docenti vorranno far partecipare in base alle esigenze della loro classe. Dal 14 settembre cominceranno le lezioni.
Scuole igienizzate e in sicurezza
Le scuole saranno pulite costantemente e ci saranno prodotti igienizzanti, saponi e tutto quanto servirà per assicurare la sicurezza di alunne e alunni e del personale. Per questo scopo sono già stati erogati alle istituzioni scolastiche 331 milioni che potranno essere utilizzati anche per piccoli interventi di manutenzione e arredi innovativi.
Più spazi per la scuola
La scuola che inizierà settembre, per rispettare il distanziamento previsto ad oggi dal Comitato tecnico-scientifico (1 metro di distanza fra le “rime buccali degli alunni”), avrà bisogno di più spazi. Il Ministero ha messo a punto in queste settimane un ‘cruscotto’, un sistema informatico che incrocia i dati relativi a aule, laboratori, palestre disponibili con il dato delle studentesse e degli studenti e la distanza da tenere. Questo strumento consentirà di individuare, comune per comune, scuola per scuola, le priorità di intervento e gli alunni a cui sarà necessario trovare nuovi spazi in collaborazione con gli Enti locali. Uno strumento rapido per poter agire chirurgicamente sulle situazioni più complesse. Secondo i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica ci sono poi circa 3mila edifici scolastici dismessi che possono essere recuperati. Si useranno anche spazi esterni, attraverso patti con il territorio, per una didattica che possa svolgersi anche nei musei, negli archivi storici, nei teatri, nei parchi.
Più didattica laboratoriale e flessibilità
Le linee guida sollecitano una didattica meno frontale e più laboratoriale, in piccoli gruppi e non necessariamente in classe, ma anche in spazi diversi per coniugare la necessità di distanziamento con l’innovazione. Sarà favorito l’acquisto di nuovi arredi, come i banchi singoli di nuova generazione che consentono una didattica più collaborativa. La didattica digitale potrà essere integrata con quella in presenza ma solo in via complementare nella scuola secondaria di II grado.
Priorità a infanzia e alunni con disabilità
Nel lavoro che sarà fatto dalle scuole e ai tavoli regionali massima priorità sarà data ai più piccoli, che più di tutti hanno sofferta la chiusura della scuola in questi mesi e agli alunni con disabilità.

Formazione del personale e informazione
Il personale sarà formato sui temi della sicurezza e anche sulle nuove tecnologie per non disperdere il lavoro fatto durante la chiusura delle scuole per l’emergenza. Ci sarà una campagna informativa sui comportamenti responsabili da tenere che coinvolgerà anche genitori e studenti.
Il Comitato tecnico-scientifico
Le indicazioni su distanziamento, mascherine, misure di igiene sono contenute nei documenti elaborati dal Comitato Tecnico-Scientifico allegati alle Linee guida per le scuole. I documenti saranno aggiornati periodicamente. Il Comitato si è già riservato la possibilità di rivalutare a ridosso della ripresa scolastica la necessità dell’obbligo di mascherina, sulla base dei dati del contagio che via via emergeranno.


Documenti Allegati :




martedì 26 marzo 2019

DIRIGENTI SCOLASTICI E SICUREZZA DELLE SCUOLE


La Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola RUA, hanno presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, per ottenere l’annullamento dell’art. 39 c. 2 del D.I. 129/2018 riguardante la manutenzione degli edifici scolastici. Ai fini dell’emissione di un provvedimento cautelare il ricorso è stato depositato anche al Consiglio di Stato. 
Il testo contestato recita: “anche al di fuori delle ipotesi di cui al comma precedente (delega dell’ente territoriale), le istituzioni scolastiche possono procedere all'affidamento di interventi, indifferibili ed urgenti, di piccola manutenzione e riparazione degli edifici scolastici e delle loro pertinenze, nella misura strettamente necessaria a garantire lo svolgimento delle attività didattiche. In tali casi, le istituzioni scolastiche anticipano i fondi necessari all'esecuzione degli interventi, dandone immediata comunicazione all'ente locale competente, ai fini del rimborso”. 
Le OO.SS. hanno avversato questa formulazione che attribuisce alle istituzioni scolastiche la facoltà di attivare interventi di piccola manutenzione senza il preventivo consenso dell’Ente territoriale competente, condizione richiamata invece dal comma 1 del medesimo art. 39 del nuovo Regolamento di contabilità. In tal modo si attribuisce al Dirigente scolastico una potestà che non è contemplata da alcuna norma. Anzi, si estendono le competenze del Ds ben oltre quanto stabilito dalla legge 23/1996, che prevede esplicitamente la necessità di una delega degli Enti territoriali perché le scuole possano esercitare le funzioni relative alla manutenzione ordinaria. Inoltre, la stessa legge richiede che gli Enti proprietari stanzino le necessarie risorse. 
Le responsabilità dei Dirigenti in materia di sicurezza degli edifici scolastici sono già abnormi e certo non si sentiva la necessità di ulteriori estensioni di compiti e relativi adempimenti e contenziosi. Sarebbe stato piuttosto urgente intervenire affinché gli Enti proprietari adempissero effettivamente ai compiti di manutenzione ed intervento edilizio loro affidati.

Ceripnews




mercoledì 27 giugno 2018

CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI - Pubblicata la banca dati per la prova selettiva

Pubblicati oggi (27 giugno 2018) i quesiti relativi al corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, indetto con D.D.G. n. 1259 del 23 novembre 2017 e pubblicato per avviso nella Gazzetta Ufficiale – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami» n. 90 del 24 novembre 2017.
(Mercoledì, 27 giugno 2018) Si comunica che, ai sensi dell’articolo 6 comma 4 del Bando di corso concorso dirigenti scolastici di cui al Decreto direttoriale 1259 del 23 novembre 2017, è stata pubblicata la banca dati di 4.000 quesiti per la prova preselettiva. Sono altresì pubblicati i quadri di riferimento per la prova preselettiva previsti dall’articolo 13 comma 1 lettera c) del Decreto ministeriale 138 del 2017.

martedì 26 giugno 2018

SCUOLA E UNIVERSITA'. Interventi dei Sottosegretari del MIUR


Responsabilità dei Ds sulla sicurezza (Giuliano) 

e istruzione e università (Fioramonti)
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Il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Salvatore Giuliano, interviene sulla questione della sicurezza scolastica e sul ruolo e la responsabilità dei Dirigenti scolastici in materia, ed afferma che “Occorre rivedere le responsabilità ed il ruolo dei dirigenti scolastici in tema di rischi strutturali ed impiantistici degli edifici scolastici”, e quindi, rivedere il Decreto Legislativo n. 81/2008.
Già l’anno scorso la questione era stata posta con due proposte di legge, depositate in Parlamento, 
concernenti la responsabilità dei Ds in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, oggi individuati quali “datori di lavoro” pur non avendo competenze circa la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici né sono dotati di autonomi poteri di spesa. Di queste competenze è invece titolare l’ente proprietario.
A sua volta il sottosegretario Lorenzo Fioramonti, parla di istruzione e università guardando al modello finlandese che secondo vari indicatori (tra cui Osce-Pisa) è tra i migliori del mondo, se non il migliore.
In quel Paese tutte le scuole sono pubbliche (non esistono le private), si fanno vasti investimenti sulla ricerca, sono abolite le lezioni frontali, nelle scuole elementari i maestri lasciano giocare i bambini per 15 minuti di gioco ogni 45 minuti di lezione, a casa vengono assegnati pochi compiti e fino a 13 anni niente voti, fino ai 7 anni tutti frequentando la scuola materna.
In ultimo, ma non meno importante, l’insegnante gode di grande rispetto e viene adeguatamente pagato senza paura di controlli e giudizi di ispettori.
Passando all’università, Fioramonti afferma che “secondo ultimo rapporto Svimez, il Mezzogiorno perde circa 3 miliardi l’anno di spesa pubblica e privata a causa dell’emigrazione studenti verso università del Nord. Bisogna interrompere fuga dei cervelli e riconnettere università con territorio” 
[Leggi anche La Nota di oggi: Il 27% dei giovani siciliani va a studiare al Nord - L’emigrazione studentesca causa una perdita complessiva annua di circa 3 mld/euro]

da Ceripnews

venerdì 29 dicembre 2017

GOVERNANCE ISTITUZIONI SCOLASTICHE - RUOLO DEL DIRIGENTE - CORSO DI FORMAZIONE


Il percorso formativo prevede: Prove di verifica e colloqui; Esercitazioni mediante simulazioni;  analisi e studio di casi; commento critico delle prove di verifica

Iscrizioni entro il 10 gennaio


            SCHEDA DI PRENOTAZIONE






lunedì 27 novembre 2017

BANDO DI CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI

Aggiungi didascalia
Pubblicato il nuovo bando di concorso da 2.425 posti per dirigenti scolastici, di cui 9 destinati al concorso Friuli Venezia Giulia. Il bando è oggi in Gazzetta Ufficiale. Le domande per accedere al concorso si potranno effettuare dalle 9.00 del 29 novembre alle 14.00 del 29 dicembre prossimi, tramite la piattaforma del MIUR Polis. Nei prossimi giorni il Ministero attiverà un’apposita pagina web con tutta la documentazione relativa al concorso.
Attualmente sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni.
        I posti banditi corrispondono ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi a seguito dei pensionamenti nel 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, detratti quelli che si possono coprire con le graduatorie esistenti nonché quelli delle scuole sottodimensionate (che non possono avere un dirigente titolare).
Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene.
“I numeri del bando garantiscono una risposta importante e adeguata a scuole, ragazze e ragazzi e famiglie, garantendo l’abbattimento delle reggenze”, spiega la Ministra Valeria Fedeli. “Il ruolo della dirigenza - ricorda - è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è un punto di riferimento. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema”. Il concorso sarà innovativo sotto il profilo della selezione.
“Sarà un corso-concorso, con una fase di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte, che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”, chiude Fedeli …. 


giovedì 21 settembre 2017

CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l'accesso ai ruoli della dirigenza scolastica. 
Qui il testo del provvedimento: 👇




GAZZETTAUFFICIALE.IT

domenica 24 febbraio 2013

CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI IN CAMPANIA



Concorso a dirigente scolastico in Campania
UNA BRUTTA STORIA
di Ambrogio Ietto

 La lettura nella bacheca informatica ‘ Notifica per  pubblici proclami ‘,  inserita tra le pagine Web del sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dei testi dei ricorsi presentati da candidati non ammessi alla prova orale del concorso a dirigente scolastico in Campania, consente di comprendere meglio il senso della premessa di cui al punto A ) dell’Ordinanza n. 222/2013 della Sezione Ottava del Tribunale Amministrativo della Campania che ha disposto la sospensione dell’ulteriore ‘ espletamento della procedura concorsuale’.......


Continua: UNA BRUTTA STORIA

domenica 10 febbraio 2013

CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI IN CAMPANIA




SOSPESO IL CONCORSO A DIRIGENTE SCOLASTICO IN CAMPANIA
La posizione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici della Provincia di SALERNO

Quanto verificatosi in questi ultimi  giorni in Campania, in riferimento al concorso a posti di dirigente scolastico, non solo sconcerta ma pone in condizioni di effettiva prostrazione e demoralizzazione la stragrande maggioranza di coloro che, senza ombra di protezione alcuna, avevano superato finora la prova preselettiva, la seconda contraddistinta dai due elaborati scritti, e il colloquio sostenuto favorevolmente nell’attuale  fase iniziale di svolgimento dello stesso o in attesa di  sostenerlo nei prossimi giorni o mesi nel rispetto del calendario a suo tempo diffuso dall’Ufficio scolastico regionale.
Il comunicato ufficiale dell’otto febbraio, necessariamente asettico, del direttore generale conferma il provvedimento adottato dai giudici dell’ottava sezione del Tribunale Amministrativo della Campania.
Ad effettuare il primo lancio in rete della decisione assunta dai giudici amministrativi in data 6 febbraio era stato lo studio dell’avvocato Marotta che aveva anticipato le motivazioni richiamate a supporto del provvedimento di sospensiva dell’ulteriore espletamento della procedura concorsuale:  incompatibilità a far parte della commissione d’esame di un suo componente che ‘ risultava dirigente scolastico referente ufficiale di un sindacato’, di un altro componente  ‘ che aveva fatto parte del comitato scientifico ed era stato docente di un corso di preparazione al concorso organizzato da un ente nazionale’, di un terzo che ‘aveva effettuato un master di preparazione al concorso’ di cui ‘ ben nove partecipanti hanno superato le prove scritte del concorso’  sospeso , e di altri ‘componenti della commissione legati ai candidati da rapporti di colleganza e stretta collaborazione’ anche nella qualità di propri  ‘ vicari’.
La sentenza che accoglie la domanda cautelare avanzata dalla ricorrente e ‘ sospende l’ulteriore espletamento della procedura concorsuale ‘, decisa dal Tar e redatta dallo stesso presidente dell’ottava sezione, rinvia la decisione di merito all’udienza pubblica del 3 luglio del 2013.
Ovviamente essa non fa riferimento ai particolari menzionati dallo studio Marotta, limitandosi esclusivamente a sottolineare che ‘appaiono sussistere i profili di incompatibilità ex art. 35, comma 3, del decreto legislativo n. 165/2001 ‘ e che necessita ‘integrare il contraddittorio nei confronti degli altri soggetti in capo ai quali l’approvazione dell’elenco impugnato ha consolidato situazioni confliggenti di interesse protetto ed attuale, suscettibili di essere lese dall’eventuale accoglimento del predetto gravame ‘.
Come è noto il menzionato comma 3, alla lettera e), nel riferirsi alla composizione delle commissioni incaricate di gestire le procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni, evidenzia che le stesse debbono risultare composte ‘ esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali’.
Una decisione, dunque, particolarmente delicata che ha stroncato le aspettative legittime di centinaia di docenti, prevalentemente di sesso femminile, seri, onesti, impegnati per anni in uno studio specifico e supplementare col contestuale sacrificio fisico e psicologico dei propri familiari  e, in non pochi casi, con l’esborso di somme, non trascurabili in una diffusa situazione di crisi economica, al fine di conseguire titoli di specializzazione valutabili  e/o per la frequenza di corsi di preparazione allo stesso concorso.
E’ gravissimo che l’amministrazione scolastica continui a commettere errori ai vari livelli e che sia ormai da anni al centro di pronunciamenti severi da parte della giustizia amministrativa per superficialità, faciloneria, pressappochismo e puerili scaricabarili.
                                         Ambrogio Ietto – presidente provinciale AIMC - SALERNO
 ( Dal Blog www.aimcsalerno.com )