Visualizzazione post con etichetta service learning. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta service learning. Mostra tutti i post

domenica 10 novembre 2024

LA CULTURA DELLA CURIOSITA'


Il Papa: le ideologie, nemiche dell'educazione.
 Impariamo dalla curiosità dei bambini

Francesco riceve i partecipanti al V Simposio Globale Uniservitate “Service-Learning e Patto Educativo Globale”, ricordando un aneddoto d'infanzia per esortare a coltivare "l'arte di fare domande". Cita poi il "colpo di scena" del film “L’attimo fuggente” con gli studenti che salgono sui banchi per cambiare il loro punto di vista: sono esempio di un’educazione che trasforma la vita e non ridotta a sola “trasmissione di contenuti”

-          di Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Lo ha detto un grande saggio: “cultura della curiosità”, che non è lo stesso della cultura del chiacchiericcio, no, niente a che vedere l’una con l’altra. Cultura della curiosità, valorizzando l’arte di fare domande. È quello che ci insegnano i bambini nell’età dei perché. L’età dei perché. “Papà, perché? Papà, perché? Mamma, perché?”

A conclusione del V Simposio Globale Uniservitate, dal titolo "Service-Learning e Patto Educativo Globale", Papa Francesco riceve una delegazione di partecipanti nella mattinata di oggi, 9 novembre nel Palazzo Apostolico vaticano ai quali raccomanda di "parlare con il cuore" a questo "mondo liquido" e soprattutto di stare attenti e difendersi dalle "ideologie di turno", il "peggior nemico" del cammino di maturazione.

"Apprendimento nel servizio"

Il Papa esordisce riconoscendo il “particolare interesse per la Chiesa” suscitato dall’incontro, volto a promuovere il “metodo pedagogico del “del service-learning, o ‘apprendimento nel servizio’, coltivando la responsabilità comunitaria degli studenti attraverso progetti sociali, che fanno parte integrante del loro percorso accademico”.

Uniservitate, i frutti dello studio nel servizio solidale

Si è aperto a Roma il V Simposio Globale Uniservitate, l'incontro che promuove l'apprendimento nell'educazione superiore cattolica. Assegnati i Premi 2024 a progetti realizzati nei ...

Il colpo di scena de "L'attimo fuggente"

A tal proposito, Francesco ricorda la celebre scena del film “L’attimo fuggente” nella quale gli studenti di un rinomato liceo del New England vengono invitati dal loro nuovo, “molto originale” professore di letteratura (interpretato da Robin Williams) a “salire sui banchi e a guardare la classe da un altro punto di vista”. Un vero e proprio “colpo di scena”, nota il Papa. 

L’episodio rivela che cosa dovrebbe essere l’educazione: non solo trasmissione di contenuti - questa è una sola cosa - ma trasformazione della vita. Non solo ripetizione di formule - come i pappagalli - ma addestramento a vedere la complessità del mondo. Questo deve essere l’educazione

Il metodo d'insegnamento di Gesù

Uno stile pedagogico affine a quello di Gesù, riconducibile ad “una delle sue forme d’insegnamento più ricorrenti, le parabole”. Un mezzo “semplice ed accessibile a tutti” - "e tutti capiscono... tutti" - aggiunge Francesco - che permette “a chi ascolta di entrare nella narrazione coinvolgendosi e confrontandosi con i personaggi”.

Gesù mira a far sì che l’ascoltatore non rimanga solo destinatario del messaggio, ma si metta in gioco in prima persona.

 Non si appiattisca il sapere

Il Papa oppone questo stile all'"appiattimento su determinati programmi spesso asserviti a interessi politici ed economici" causati dalla "globalizzazione attuale". Tale "uniformità nasconde forme di condizionamento ideologico che falsificano l’opera educativa, rendendola strumento per fini ben diversi dalla promozione della dignità umana e dalla ricerca della verità".

L’ideologia rimpicciolisce sempre, non ti permette di svilupparti. Sempre rimpicciolisce. Per questo, state attenti a difendervi dalle ideologie di turno

Le iniziative di Uniservitate

Contro “l’appiattimento” del sapere, Il Papa loda le attività della “rete Uniservitate, del Centro Latinoamericano de Aprendizaje y Servizio Solidario”, il cui scopo è proprio quello di promuovere il service-learning nell'istruzione superiore cattolica. Un titolo, quest’ultimo, non puramente “onorifico”, da cui deriva “l’impegno a coltivare un caratteristico stile pedagogico e una didattica coerente con gli insegnamenti del Vangelo”.

Non è ideologia evangelica. No. È umanesimo, umanesimo secondo il Vangelo.

"Costruiamo un villaggio dell'educazione"

La missione di Uniservitate aderisce pienamente al Patto Educativo Globale, l’iniziativa lanciata da Francesco nel settembre del 2019 volta a “ravvivare l’impegno per e con le nuove generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione”. Ciò è possibile, nota il Papa, solo corrispondendo al proverbio africano  da lui spesso citato che afferma come “per educare un bambino” serva “un intero villaggio”.

Patto educativo globale: le religioni a confronto. Il Papa: un’alleanza educativa per far crescere la fraternità

Ospiti: Marta Brancatisano, docente alla Pontificia Università della Santa Crocee Svamini Hamsananda, V

Oltre le aule e le biblioteche

Se di villaggio e comunità si parla, è chiaro come l’istruzione diventi attività che travalichi le “aule scolastiche” o le biblioteche. Essa “continua nella vita, continua negli incontri e sulle strade che percorriamo ogni giorno. Ascoltare l’altro, riflettere sul dialogo: questa è la strada dell’istruzione". L’alleanza auspicata da Francesco genera “pace, giustizia ed accoglienza”, favorendo “il dialogo tra le religioni e la cura della nostra casa comune.”

Siamo consapevoli che il compito non è facile, ma è appassionante! Educare è un’avventura, è una grande avventura.

Il Papa riceve i partecipanti al Simposio Universitario Service-Learning e Patto Educativo Globale

Studenti in relazione con la realtà

Per sostenere le iniziative comune alle scuole cattoliche, Francesco propone due principi contenuti nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: “la realtà è superiore all'idea” e “il tutto è superiore alla parte”. I progetti pedagogici dovranno mettere in relazione gli studenti “con la realtà che li circonda”, così che “imparino a trasformare il mondo non per proprio tornaconto, ma con spirito di servizio”.

Contatto con la realtà per non cadere nell’idea.

Uniservitate, studio e solidarietà per cambiare dal di dentro il mondo degli atenei

Alla vigilia del Simposio annuale dedicato al programma per l’Apprendimento e Servizio solidale, la direttrice della Scuola di Alta Formazione della Lumsa Maria Cinque parla del ...

La "cultura della curiosità"

Riguardo la "cultura della curiosità! e "l'arte di fare domande" tipica dei bambini, Francesco aggiunge a braccio un suo aneddoto d'infanzia. Un intervento alle amigdale, quando non c'era ancora l'anestesia "e si faceva in un modo molto pratico: l’infermiere ti prendeva in mano, ti teneva così, e tu non potevi muoverti, ti mettevano un apribocca, e con due forbici, ciukk. E finita la storia. E lì dopo ti davano il gelato, un gelato per fare la coagulazione." All'uscita, il Papa e il padre tornano a casa in taxi. "Il giorno dopo, quando potevo parlare, gli dico: 'Papà perché hai pagato?' 'Eh, perché…' E mi spiegò cos’era il taxi. 'Ma papà, tutte le macchine della città, non sono tue?' 'No…' E fu una grande delusione… perché papà non era padrone di tutte le macchine.

Ma il perché dei bambini tante volte nasce da una delusione, da una curiosità. Ascoltare le domande dei bambini, e imparare noi a farne. Questo ci aiuta tanto. E questa io chiamo cultura della curiosità. I bambini sono curiosi, sono curiosi, nel buon senso della parola. L’arte di fare domande.

Aiutare le nuove generazioni

In questo, Francesco chiede di sostenere i giovani nell’esplorazione “di sé e del mondo” senza ridurre “la conoscenza”, in questo caso alla sola “abilità della mente”, bensì “completandola con la destrezza di mani operose e con la generosità di un cuore appassionato”. Un'educazione, quindi, fatta di "mente", "cuore" e "mani".

Dobbiamo imparare a pensare quello che sentiamo e facciamo, a sentire quello che facciamo e pesiamo, a fare quello che sentiamo e pensiamo. Questa è l’educazione: i tripli linguaggi.

La strada per il "compito tanto urgente"

Il Papa conclude il suo messaggio proponendo “una buona strada per riuscire in un compito tanto urgente”, tratta dall’enciclica Dilexit nos. “In un mondo liquido, è necessario parlare di nuovo con il cuore”, spiega Francesco, poiché “solo a partire dal cuore le nostre comunità riusciranno a unire le diverse intelligenze e volontà e a pacificarle affinché lo Spirito ci guidi come rete di fratelli”.

Oggi il nemico, forse il più grande, nel cammino di maturazione, sono le ideologie. Le ideologie non ci fanno crescere, ideologie di qualsiasi segno. Sono nemiche della maturazione.

 

Vatican News

Immagine

 


venerdì 27 settembre 2024

UNA CONDOTTA BUONA

Voto in condotta, 

una legge nuova 

per una pedagogia vecchia

 

Torna il voto in condotta (e la bocciatura con il sei) dalla secondaria di primo grado. Gli studenti sospesi dovranno fare attività di cittadinanza solidale. 

Ma esattamente, i docenti sanno cosa valutare quando valutano la condotta? Davvero ha senso il volontariato obbligatorio?

 E se la scuola invece usasse di più il service learning? 

In dialogo con il pedagogista Italo Fiorin

-

-di Rossana Certini

 

La legge in materia di valutazione degli studenti, tutela dell’autorevolezza del personale scolastico e indirizzi scolastici è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati. Grazie a 154 voti a favore, 97 contrari e 7 astenuti nelle scuole italiane torna il voto in condotta per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado; si introduce l’attività di cittadinanza solidale per chi viene sospeso e si prevedono multe per aggressioni al personale scolastico.

La “buona condotta”

«La legge approvata dal Parlamento rappresenta un passaggio fondamentale per la costruzione di un sistema scolastico che responsabilizzi i ragazzi e restituisca autorevolezza ai docenti», ha commentato il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara.

Parole all’apparenza condivisibili, quelle del ministro: del resto educare vuol dire proprio accompagnare i ragazzi verso la loro maturità intellettuale e morale. E cosa c’è di meglio che aiutarli a diventare adulti responsabili? Per non parlare del versante docenti, categoria sempre più privata della sua autorevolezza: chi non vorrebbe restituirgliela? Se, però, ci si sposta dal piano delle parole a quello dei fatti viene spontaneo chiedersi se la responsabilità può essere figlia delle sanzioni e l’autorevolezza dell’autorità.

«Un atteggiamento autoritario e repressivo è non solo inutile, ma anche dannoso», spiega Italo Fiorin, pedagogista che presiede la Scuola di alta formazione Educare alla solidarietà e all’incontro – Eis della Lumsa di Roma. Ha anche coordinato la commissione che ha lavorato alla stesura delle Indicazioni nazionali, ora in revisione all’insegna del concetto di patria. «I ragazzi, anche quelli che sono capaci di mettere in difficoltà la scuola, hanno bisogno di essere accolti, ascoltati e di ricevere delle proposte costruttive. Se pensiamo ad alcune figure significative del passato come san Filippo Neri, con i suoi oratori o don Bosco, con la sua attenzione agli ultimi oppure Giovanni Battista Piamarta, che ha offerto una prospettiva ai ragazzi di strada avviandoli al lavoro, ci accorgiamo che, pur essendo figure molto diverse tra loro, hanno in comune un approccio fatto di accoglienza, di ascolto e di creatività. Hanno saputo immaginare per i ragazzi delle cose nuove che prima non c’erano».

Leggendo la legge, invece, si ha l’impressione che di nuovo ci sia solo il ritorno a una pedagogia autoritaria e punitiva che usa come deterrenti il timore della bocciatura, della punizione o del voto in condotta. Ma esattamente cos’è la buona condotta?

Agire per il bene

«Prima di parlare di voto in condotta», prosegue Fiorin, «dovremmo chiederci cosa intendiamo per buona condotta. «Spesso si scambia per “buona condotta” quella dell’alunno che non disturba, che non interviene, che ripete in maniera speculare le parole che l’insegnante pronuncia. Io, invece, credo che il concetto di buona condotta dovrebbe essere quello di “agire per il bene”».

Spesso si scambia per “buona condotta” quella dell’alunno che non disturba, che non interviene, che ripete in maniera speculare le parole che l’insegnante pronuncia. Io, invece, credo che il concetto di buona condotta dovrebbe essere quello di “agire per il bene”

E prosegue: «dovremmo proporre ai ragazzi progetti capaci di collegare strettamente il servizio all’apprendimento in una sola attività educativa articolata e coerente. I progetti di Service learning, per esempio, uniscono attività di cittadinanza, azioni solidali e volontariato per la comunità all’acquisizione di competenze sociali, professionali e didattiche. I ragazzi che vengono coinvolti in questo tipo di progetti sono capaci di avere un buon comportamento, conoscono il rispetto e la solidarietà. Questi ragazzi imparano una virtù di tipo attivo che li porta ad agire bene. Una condizione completamente diversa rispetto a quella data dalla minaccia di una norma, che magari non condividono, ma che rispettano perché, tutto sommato, è utile per ottenere un voto. La vera buona condotta deve nascere dal desiderio di fare qualcosa di positivo e costruttivo per la società e l’ambiente».

La pedagogia del Service learning

La metodologia didattica del Service learning, di cui Fiorin è uno dei maggiori esperti in Italia, vede gli studenti protagonisti in tutte le fasi del progetto, dalla rilevazione dei bisogni, alla progettazione degli interventi, alle azioni messe in campo, alla valutazione degli esiti.

«A Bergamo, in un istituto di istruzione superiore, gli studenti si sono interrogati su cosa fanno i ragazzi migranti nei centri di accoglienza», racconta Fiorin, «e dal bisogno di rispondere a questa domanda è nato un progetto che ha consentito ai ragazzi migranti di entrare a scuola, imparare le tecniche fotografiche e grafiche insieme agli studenti bergamaschi. In questo scambio di conoscenze, relazione e racconto, grazie alle competenze acquisite tra i banchi di scuola, i ragazzi hanno progettato e realizzato degli album che raccontano le storie dei loro amici migranti. Un altro esempio è quello di un istituto alberghiero pugliese dove gli studenti si sono interrogati sullo spreco alimentare. Sono così entrati in contatto con la grande distribuzione, hanno raccolto gli scarti e li hanno trasformati ogni giorno in un menu diverso. Ne è nata una mensa sociale gestita dai ragazzi e aperta a chi ne ha bisogno. Il Service lerning è una proposta pedagogica che educa i giovani a quello che papa Francesco definirebbe amore sociale, che li aiuta a diventare cittadini attivi. Li apre alla dimensione del volontariato».

Il mettersi al servizio non conosce imperativo

Nella nuova legge, invece, le attività di cittadinanza solidale sono un obbligo che sono tenuti a svolgere i ragazzi che ricevono un provvedimento disciplinare: più di due giorni di sospensione. Vero è che “più scuola” per questi ragazzi è meglio di “meno scuola” e che la sospensione oggi come oggi in molte situazioni rischia di essere percepita più come un premio o un favore che come una punizione o una perdita.

«Non sono convinto che questo approccio possa sortire dei risultati a lungo termine», sottolinea Fiorin: «Daniel Pennac scrive in un suo libro che il verbo leggere non conosce l’imperativo. Cioè, non puoi dire a una persona “devi leggere”, devi generare in lei il piacere di leggere. La passione per la lettura porta le persone a leggere. Possiamo dire la stessa cosa del verbo “servire”. Mettersi al servizio non conosce imperativo. Solo se sei uno schiavo conosci l’imperativo. Una persona non può essere messa nelle condizioni di fare obbligatoriamente del bene. Dal punto di vista dell’efficacia educativa l’imposizione di “fare del bene” è controproducente. Se una persona deve ingoiare, come una medicina amara, una buona azione, presto, la cosa che gli verrà più spontanea fare sarà di disfarsi quanto prima di quella buona azione. Invece, se una persona viene resa responsabile in maniera motivata e protagonista di un’impresa che sente come importante e condivisa insieme ai suoi compagni allora cambierà la sua prospettiva».

Pennac ci ha ricordato che non puoi dire a una persona “devi leggere”, ma devi generare in lei il piacere di leggere. Possiamo dire la stessa cosa del verbo “servire”. Mettersi al servizio non conosce imperativo. Dal punto di vista dell’efficacia educativa, l’imposizione di “fare del bene” è controproducente.

Incontrare la realtà

Infine, spiega Fiorin: «la scuola deve proporre l’incontro con la realtà, con le persone migranti o senza fissa dimora oppure con gli anziani soli, ma deve essere una proposta alla classe. Deve saper costruire dei patti educativi, quindi un’alleanza con le realtà del volontariato del territorio, capace di mettere in relazione gli studenti con gli adulti che in queste associazioni operano per fare dei progetti curricolari e utili all’apprendimento».

 Immagine: Studenti di una scuola Montessori impegnati in una attività (foto di Milena Piscozzo)

 

VITA

 

mercoledì 23 maggio 2018

IL SERVICE LEARNING? UNA RISORSA PER TUTTI, DALLA SCUOLA DELL'INFANZIA ALL'UNIVERSITÀ'


Esperienze di Service Learning

Il Service Learning è una proposta pedagogica che unisce il Service (la cittadinanza, le azioni solidali e il volontariato per la comunità) e il Learning (l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e soprattutto didattiche), affinché gli allievi possano sviluppare le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità.  
L’elemento innovativo di questa proposta sta nel collegare strettamente il servizio all’apprendimento in una sola attività educativa articolata e coerente. La sua implementazione consente simultaneamente di imparare e di agire e, in questo senso, si presenta come una pedagogia capace di migliorare l’apprendimento e, al tempo stesso, potenziare i valori della cittadinanza attiva.  
Di seguito alcune esperienze di Service Learning, selezionate fra quelle condotte dalla Scuola di Alta Formazione. Per facilitarne la diffusione, ogni scheda è corredata da indicazioni pratiche.
 ESPERIENZE DI SERVICE LEARNING NELLA SCUOLA DELL' INFANZIA
 ESPERIENZE DI SERVICE LEARNING NELLA SCUOLA PRIMARIA
 ESPERIENZE DI SERVICE LEARNING NELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
 ESPERIENZE DI SERVICE LEARNING NELLA SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO
 ESPERIENZE DI SERVICE LEARNING NELL'UNIVERSITÀ


venerdì 24 novembre 2017

L'EDUCAZIONE, LE SFIDE EDUCATIVE, IL SERVICE LEARNING

Educare oggi e domani: 
una passione che si rinnova

di Italo Fiorin

ABSTRACT
I compiti perenni dell’educazione sono: trasmettere alle giovani generazioni il patrimonio culturale della comunità alla quale appartengono e fornire loro le competenze adeguate per inserirsi con successo nella realtà economica e sociale, una volta finito il percorso formativo. Oggi, però, tali compiti vanno ripensati, alla luce delle sfide che la società del XXI secolo pone all’educazione, e che possiamo sintetizzare nelle seguenti: la sfida dell’individualismo competitivo; la sfida della società multiculturale; la sfida della globalizzazione dell’indifferenza.
Se si vuole aiutare la persona umana a diventare più umana (J. Maritain) e a realizzare integralmente se stessa, bisogna cambiare logica, sostituendo il paradigma dell’utilitarismo individualistico con il paradigma del servizio. La proposta pedagogica del service Learning sembra particolarmente interessante a questo scopo.

Relazione tenuta al Convegno mondiale degli insegnanti cattolici (Oradea, Romania), 10-12 novembre 2017, dall'Unione Mondiale degli Insegnanti  Cattolici (UMEC-WUCT).
  
Che cosa significa educare? Che cosa significa oggi, nell'attuale scenario culturale e sociale?
Mi piace la definizione di un filosofo francese del Novecento, grande amico di Papa Paolo VI: <> (J. Maritain)
Educare, quindi, significa riconoscere questa profonda vocazione umana, alla quale nessuno può rispondere da solo, perché nessuno è autosufficiente, meno che mai lo è il piccolo bambino che ha bisogno di qualcuno che lo accompagni nel suo processo di crescita, e che lo aiuti a realizzare il proprio compito esistenziale. Accompagnare è un verbo molto importante, in educazione, delicato e forte al tempo stesso.
Questo è un compito che esige grande rispetto, grande attenzione, grande saggezza.
Qui sta la differenza fra chi si serve dell'autorità per dirigere la vita degli altri e chi se ne serve per aiutare gli altri a diventare, per quanto possibile, autonomi; la differenza tra chi è autoritario e chi è autorevole.
Chi è autoritario pretende un'obbedienza indiscussa, frutto della paura della sanzione; chi è autorevole fa appello alla libertà individuale e ottiene ascolto perché è credibile e perché sa parlare alla parte migliore del nostro cuore.
Del resto il significato della parola autorità ( ‘augere’, far crescere, ricolmare, donare con sovrabbondanza) ha a che fare con l'aiuto alla crescita dell'altro, non alla sua subordinazione.
Fanno crescere i figli i genitori che non impongono il loro progetto di vita, ma che li aiutano a scoprire i loro talenti e la loro vocazione.
Fanno crescere gli alunni gli insegnanti che non chiedono loro di ripetere quanto hanno loro detto, ma di pensare con la propria testa, e li aiutano a farlo.
Fanno crescere i bambini gli educatori che parlano con l'esempio, che incoraggiano a superare le difficoltà, che danno fiducia e responsabilità.
Ogni educatore è tale se è autorevole.
E nella sua azione di accompagnamento si trova a fare i conti con alcuni doveri educativi fondamentali, che hanno a che fare con le diverse dimensioni del tempo: il passato, il futuro, il presente.

Rispetto al passato il compito di ogni educatore è quello della consegna di un patrimonio. Anche in questo caso ci è di aiuto una parola latina: 'traditio', (tradizione, consegna, affidamento di qualcosa di prezioso).
Nessun uomo è un'isola, nessuno nasce al di fuori di una cultura, di un popolo, di una storia. La generazione adulta ha il compito di non disperdere il patrimonio culturale che nel tempo ha consentito ad una comunità di crescere, di svilupparsi.
Papa Francesco più volte ci ricorda l'importanza dell'essere popolo, comunità con legami di solidarietà, comunità con valori, spirituali, sociali, anche artistici. In maniera diversa, ma egualmente importante, scuola, famiglia, parrocchie, sono chiamate a questo compito di tradizione, di Radicamento identitario. Perché i bambini ...


martedì 9 giugno 2015

APPRENDERE PER MEGLIO SERVIRE PER MEGLIO APPRENDERE .... IL SERVICE LEARNING

IMPARIAMO PER MEGLIO SERVIRE 

 LA PEDAGOGIA DEL SERVICE LEARNING



“Fare del bene fa bene!” C’è una stretta interconnessione tra l’apprendimento e il servizio alla comunità. L’apprendere genera e sostiene la capacità di rendersi utili a se stessi e agli altri e il servizio svolto genera apprendimento. Queste le idee portanti del Convegno internazionale promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e dalla LUMSA, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nella  prestigiosa sede della Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano. Nell’occasione è stata espressa viva gratitudine al cardinale Grocholewski che proprio in quel giorno concludeva il suo servizio di Prefetto della Congregazione e ha voluto salutare tutti i partecipanti.


Il Convegno ha favorito la conoscenza della proposta pedagogica del Service Learning, un approccio che orienta gli studenti verso il servizio alla comunità, ed è stato anche occasione per presentare la Scuola di Alta Formazione “Educare all’incontro e alla solidarietà”, promossa dalla LUMSA e dalla Congregazione EC,  diretta dal professor Italo Fiorin. L’intensa giornata di lavoro ha promosso un ampio dibattito sulle problematiche connesse al Service Learning grazie alla partecipazione di esperti provenienti da varie parti del mondo (chiesa, università, scuole, associazioni professionali, enti...).  Anche l'AIMC e l'UMEC-WUCT sono stati invitati e hanno partecipato al proficuo dibattito.........

IL SERVICE LEARNING