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mercoledì 26 gennaio 2022

INSICUREZZA SOCIALE A TUTTO SPIANO


INSICUREZZA SOCIALE: ANTIPOLITICA e ANTISCIENZA

- La fiducia verso ricerca e istituzioni recupera terreno. Ma, tra terrapiattisti e no-vax, resta una base di ostilità che affonda le radici nella crisi delle relazioni e nella fragilità economica.

- I dati sulla crescita delle disuguaglianze e della povertà, nonché quelli sulla situazione occupazionale, sono una spia da non sottovalutare come agenti che generano ansia e sfiducia I nostri sentimenti e comportamenti dipendono prevalentemente dal contesto in cui siamo immersi e dal modello di sviluppo di riferimento -


Cosa dicono le ricerche più recenti sull’ondata di irrazionalità

 

 

La situazione sociale del Paese sembra essere caratterizzata da un trend di “tecno-fobia” e sfiducia, frammisto a convinzioni di tipo cospirazionista. L’ultimo rapporto del Censis, ad esempio, ha messo in luce che il 6% di italiani ritiene che il Covid non esista, l’11% che il vaccino sia inutile e inefficace, il 31% che si tratti di un farmaco sperimentale cui i cittadini vengono sottoposti come cavie, mentre il 13% pensa che la scienza produca più danni che benefici. Secondo il 40% degli intervistati si sta andando verso «una sostituzione etnica» guidata da «opache élite globaliste», per il 6% la terra è piatta, per il 20% il 5G è uno strumento inventato per controllare le persone ed il 46% giudica negativamente il ruolo degli esperti nella comunicazione pubblica. Un mix di sentimenti antiscientifici che ha indotto il Censis a parlare di un’ondata di irrazionalità e di ripresa di «superstizioni premoderne», una sorta di sonno della ragione e di «fuga nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico». Questa lettura trova riscontro in altri dati e ricerche, anche precedenti al Covid e poco noti ai più, da cui risultano analoghe tendenze di ripresa dell’irrazionale rispetto al razionale. Ad esempio, il recente studio della Accademia delle Scienze statunitense, secondo il quale il linguaggio dei libri pubblicati in lingua inglese e spagnola tra il 1850 ed il 2019 registra fino al 1980 un aumento costante dei termini associati alla razionalità, e da quel decennio in poi una inversione di tendenza ed un aumento di vocaboli legati alla sfera dei sentimenti e delle credenze irrazionali. Distinguendo i testi analizzati tra fiction e nonfiction, l’irrazionale mostra di essere più presente nella pubblicistica fiction, la quale a sua volta cresce di peso nel complesso dei volumi pubblicati (dal 5% al 35% dal 1975 in poi). Gli analisti dello studio collegano questo trend allo stallo della crescita economica dopo la ricostruzione post-bellica a fine anni 70, allo sviluppo dei social media ed alla crisi economica del 2008. I l collegamento tra sfiducia nella scienza e tendenza ad abbracciare teorie antiscientifiche e magiche, da un lato, e comunicazione social, dall’altro, ricorre sempre più frequentemente nelle analisi anche italiane. 

Ad esempio, lo studio promosso da due università romane assieme alla Fondazione Mesit, e pubblicato a gennaio 2022, segnala il raddoppio del numero degli utenti ostili al vaccino anti Covid presenti sui social nella seconda metà del 2021. E sono numerosi i testi di filosofia della comunicazione e della scienza e di bioetica apparsi negli ultimi anni che indicano le colpe della comunicazione pubblica, sia quella degli scienziati che quella dei politici e della stampa, sostenendo che l’informazione, anche quella scientificamente fondata, non sempre produce una reale comprensione e una reale condivisione di idee, opinioni e dati scientifici, contribuendo così facendo a minare la “fiducia epistemica” in chi è deputato a ricercare le soluzioni migliori per la vita collettiva dal punto di vista scientifico. 

Molto inferiore è invece l’attenzione dedicata agli altri due elementi dello stallo e delle crisi economiche. Rispetto a questo complesso di questioni, non va innanzitutto dimenticato che molte ricerche certificano la presenza di livelli di apprezzamento generale verso la scienza diffusi ed elevati. Per citare una delle ricerche italiane più recenti, quella condotta dal Cnr tra il 9 ed il 14 marzo 2020 segnala livelli di fiducia negli scienziati molto alti, visti come la fonte più affidabile dal 93% degli intervistati (più o meno quanti coloro che hanno aderito alla campagna vaccinale nell’ultimo anno), seguiti dai siti internet ufficiali (89,6%). Ed anche la fiducia nelle istituzioni rispetto alle misure di contrasto contro la diffusione del virus risulta nello studio Cnr particolarmente alta (75%), così come quella nelle autorità pubbliche competenti. L’indagine rileva addirittura la previsione di un incremento della fiducia nella scienza, secondo il 72,8% degli intervistati, della solidarietà tra cittadini per il 57% e della fiducia nelle istituzioni per il 54,4%. M a sarebbe sciocco sottovalutare il fenomeno, sia pur limitato numericamente, del distacco di una parte della popolazione dalla razionalità scientifica, perché in crescita secondo i dati citati, ed anche perché, come abbiamo potuto verificare in epoca di pandemia, è alla base di comportamenti che hanno contribuito a provocare morti e contagi evitabili – con grande danno per la collettività – oltre che tensioni sociali particolarmente aspre. 

Occorre piuttosto interrogarsi sulle cause profonde di questa ondata di sfiducia nella scienza, andando al di là delle troppo facili colpevolizzazioni nei confronti di istituzioni, scienziati o giornalisti – la cui autoreferenzialità, di cui li si accusa, è costitutiva rispetto al loro ruolo –, e soprattutto cercando di distinguere tra tendenze antiscientifiche e forme di ribellione antistatalista e antisistema, che in molti casi vi si aggregano con obiettivi di tipo strumentale. 

Rispetto alla cosiddetta anti-scienza, va ricordato che la fiducia, anche quella nella scienza, si forma nella relazione tra sé e gli altri e nei processi di integrazione sociale. I nostri sentimenti e comportamenti dipendono in sostanza dal contesto in cui siamo immersi e dal modello di sviluppo di riferimento. I dati sulla crescita delle disuguaglianze e della povertà relativa ed assoluta, nonché quelli del malcontento rispetto alla situazione lavorativa e sociale, sono una spia da non sottovalutare come agenti di insicurezza, ansia e sfiducia. Più in generale l’incertezza che caratterizza la vita oggi, la precarietà sociale e occupazionale e, non ultima, l’intensità, la frequenza e la durata delle crisi economiche e sociali che si susseguono e che producono effetti negativi importanti per fasce ampie di popolazione, alimentano la paura del futuro, la ricerca di capri espiatori, l’odio per chi governa, e l’assenteismo elettorale, tutti fattori cui andrebbe dedicata maggiore attenzione.

 In questo senso il fenomeno cosiddetto dei “No Vax” e dei “No Green Pass”, più che con la magia e l’irrazionalità, sembrano avere a che fare con il ciclo socioeconomico e con il distacco tra società e istituzioni. Il che spiega anche il significato di altre evidenze recenti sul tema dell’“anti-politica”. Il tema della giustizia sociale e quello dello sviluppo sostenibile socialmente, economicamente ed ambientalmente acquistano allora una più corposa e profonda centralità, e non solo con riferimento alla lotta al virus.

 

www.avvenire.it  

venerdì 14 gennaio 2022

AMAZZONIA. ALLA RICERCA DEL VACCINO


 L’Enea dell’Amazzonia: 

per il vaccino

 porta il padre sulle spalle per 12 ore


- di LUCIA CAPUZZI


Ha caricato il padre disabile, Wahu, sulle spalle. L’ha legato con il suo jamanxim, una portantina di corde intrecciate, e s’è messo in viaggio. Un passo dopo l’altro, ha camminato nella foresta fitta per dodici ore – sei all’andata e altre sei al ritorno –, guadando ruscelli, arrampicandosi su pendii scoscesi, schivando rami-trappola. Ha scavalcato le barriere vegetali e, soprattutto, quelle culturali. Non è stato facile per Tawy, 24 anni, indigeno Zó’é, uscire dalla selva per andare incontro agli «uomini bianchi» con cui da poco tempo la sua etnia era entrata in contatto. Sapeva, però, di non avere altra scelta. Solo loro avevano i vaccini in grado di proteggere il genitore 67enne dal nuovo flagello che minacciava tutti i brasiliani, incluso il suo popolo: il Covid. 

Appena sentito il messaggio alla radio con cui l’équipe medica comunicava la distribuzione delle dosi nel Nord del Pará, s’è messo in marcia. E ce l’ha fatta. Il suo gesto ha commosso Erik Jennings Simões, capo della squadra sanitaria, che ha voluto immortalarlo. Lo scatto è di quasi un anno fa: Tawy e Wahu hanno ricevuto la prima dose il 22 gennaio 2021, quando la campagna vaccinale in Brasile era cominciata da cinque giorni e agli indigeni, particolarmente fragili di fronte al virus, era stata data priorità. Per dodici mesi, il dottore l’ha conservata e solo ora ha voluto diffonderla su Instagram come immagine simbolo del 2021 appena terminato. Per il neurochirurgo 52enne, da vent’anni impegnato nella cura dei popoli della foresta, la foto di questi «Enea e Anchise amazzonici» dà un segnale di speranza nel mezzo della nuova escalation di contagi nel mondo. 

Di fronte al moltiplicarsi di “fake news” e polemiche pretestuose sui vaccini, inoltre, la saggezza intrisa di realismo degli indigeni lancia un potente richiamo alla responsabilità. O meglio alla «cura reciproca», come la chiamano gli Zó’é, un pugno di 325 uomini e donne sparsi in una minuscoli villaggi lungo il confine con il Suriname. Un territorio di difficile accesso. Non per questo, però, immune dal Covid. Lo sanno bene gli Yanomami o gli Araribóia, flagellati dal virus portato dai cercatori d’oro clandestini e dai trafficanti di legname. In base ai dati ufficiali della Segreteria per la salute indigena (Sesai), finora la pandemia ha colpito 57mila nativi brasiliani e ne ha sterminati 853. Una cifra tutt’altro che esigua per tribù costituite spesso da poche decine di persone.

Oltretutto, secondo l’Associazione dei popoli indigeni brasiliani (Apib), i numeri sono molto sottostimati: già a marzo 2021 sarebbero state superate le mille vittime. Gli Zó’é finora sono stati risparmiati. Fin dalle prime campagne informative, organizzate dalle Chiese, dagli attivisti, Ong e dai medici, la piccola etnia ha deciso di autoisolarsi. Si sono divisi in 18 famiglie e ognuna s’è scelta un luogo della foresta distante dalle altre, in modo da evitare i contatti. Gli Zó’é – come la gran parte dei nativi – poi non ha fatto resistenza di fronte alle vaccinazioni, come dimostra il caso di Tawy. Il problema era ed è semmai logistico. Alcuni tratti di selva sono troppo intricati per le équipe incaricate. Quella guidata dal dottor Jennings Simões ha potuto inoltrarsi, ad esempio, solo fino a un certo punto della foresta. Impossibile proseguire oltre in auto o trasportare a piedi l’attrezzatura necessaria. La squadra, dunque, ha costituito la base quanto più vicino possibile ai villaggi. Alcuni operatori, previo tampone e tuta protettiva per non trasformarsi in agenti di contagio, li hanno raggiunti a piedi per comunicare l’avvio della campagna. Quelli più remoti sono stati avvisati dalla radio. E si sono recati senza esitazioni. 

«Gli Zó’é mi chiedono sempre quando tutti i bianchi si vaccineranno per far finire l’emergenza – ha raccontato il medico –. Spero, prima o poi, di poter dare una risposta».


Immagine: Tawy, 24 anni, con il padre 67enne sulle spalle / Istagram/Erik Jennings Simoes


www.avvenire.it


 

 

mercoledì 22 dicembre 2021

IL VACCINO ? UN ATTO DI AMORE


 La Santa Sede ribadisce 

la posizione favorevole ai vaccini: 

“Un atto d’amore”

 

Oggi la pubblicazione di due documenti della Pontificia Accademia per la Vita e della Commissione Vaticana Covid-19 sui disagi e le patologie provocate dalla pandemia in bambini e adolescenti. L’invito ad un'equa vaccinazione, soprattutto nei Paesi poveri, e al sostegno di governi e parrocchie a bambini rimasti orfani o vittime di violenza. Dalla Pav l’appello a lasciare le scuole più aperte possibile: "Chiuderle sia l'ultima ratio"

 

-         Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

-          

Vaccinarsi è “un atto d’amore”. Lo aveva detto il Papa, esortando ad una campagna vaccinale seria ed egualitaria soprattutto per le popolazioni più povere, lo ribadisce ora la Santa Sede, mentre sono in corso nel mondo le campagne di inoculazione dei più piccoli. In un breve comunicato il Vaticano riafferma “la posizione favorevole” ai vaccini anti Covid. “Il Santo Padre – si legge - ha definito la vaccinazione un atto d’amore, poiché finalizzata alla protezione delle persone contro il Covid-19. Inoltre, ha recentemente ribadito l’esigenza che la comunità internazionale intensifichi maggiormente gli sforzi di cooperazione, affinché tutti abbiano accesso rapido ai vaccini, non per una questione di convenienza, ma di giustizia”.

L'Accademia per la Vita e la Commissione Covid a favore dei bambini 

Il comunicato viene diffuso oggi, ad un anno dalla divulgazione delle note sullo stesso tema della Congregazione per la Dottrina della Fede e delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, e in occasione della pubblicazione di due documenti della Pontificia Accademia della Vita e della Commissione vaticana Covid-19, istituita e operante in seno al Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. Entrambi i testi concentrano la loro attenzione su quella “pandemia parallela” che ha colpito duramente la già fragile categoria di bambini e adolescenti, costretti a rivedere abitudini e stili di vita, con conseguenze gravi come disagi e patologie, estremamente diversificate a seconda dell’età e delle condizioni sociali e ambientali.

Equa distribuzione dei vaccini

Nei due testi si parla di stress, lutti familiari, abusi psicologici e sessuali durante il lockdown, regressione scolastica, problematiche relazionali e, in merito, sono illustrate proposte e soluzioni concrete per rendere meno traumatico questo passaggio, arduo anche per gli adulti. Il primo passo è un'equa distribuzione del vaccino, perché – si legge nel testo della Commissione Covid - “gli effetti nocivi del virus sui bambini possono essere completamente mitigati solo se si limita la diffusione del Covid-19. Vaccinarsi è un atto d’amore, amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli”. A tal proposito la Santa Sede ricorda che "la vaccinazione dei minorenni, a partire dai 5 anni, con i vaccini mRna è stata autorizzata ampiamente, considerando l'elevato valore dei benefici rispetto ai rischi". Quindi, afferma il documento, "preme, in questa sede, sottolineare che, date le circostanze dell'attuale diffusione della pandemia e della qualità dei vaccini autorizzati, la vaccinazione dei minori sopra i 5 anni può essere ritenuta raccomandabile, compatibilmente con un'equa distribuzione dei vaccini in tutto il mondo". "Le controindicazioni e i possibili effetti collaterali - annota ancora la PAV - sono di rilievo decisamente inferiore rispetto ai benefici che si ottengono".  

Il rapporto bambini-scuola

Non si dimentica, poi, la questione del rapporto bambini-scuola. La Commissione Covid chiede di proteggere i bambini che hanno subito un trauma durante il lockdown ("compresi abusi fisici e sessuali") alla riapertura delle scuole. In particolare, ci sono ragazze che “potrebbero non tornare più a scuola a causa delle sfide specifiche che devono affrontare”. Gli istituti, pertanto, dovrebbero lavorare “per rispondere ai bisogni dei bambini colpiti dal trauma e per aiutare quelli che affrontano barriere all'accesso e alla partecipazione scolastica”, incita il documento.

Il testo della PAV, invece, affronta il tema facendo un passo indietro e, cioè, a partire dalla scelta stessa di chiudere le scuole, motivata dalla comunità scientifica con la necessità di evitare la diffusione del contagio nelle comunità. Un'esperienza efficace per l’appiattimento della curva del contagio, ma che, d’altra parte, ha provocato effetti gravi. “La chiusura delle scuole ha interrotto anche le relazioni sociali o le ha gravemente mutilate”, sottolinea il testo. È evidente agli occhi di educatori, clinici, genitori e operatori sociali “l’accumulo di frustrazione e di disorientamento soprattutto degli adolescenti, particolarmente aggravato da pregressi contesti di povertà e disagio sociale. La mancanza di interazione multidimensionale nel rapporto educativo e nella relazione sociale prova un impatto negativo sul sentimento della qualità della vita, sulle motivazioni della formazione della persona, sulla cura della responsabilità sociale”. “Non possiamo non sottolineare che la frequenza quotidiana della scuola non è solo strumento educativo”, afferma la PAV. “Per tutti, ma soprattutto in età adolescenziale, si tratta anche di ‘scuola di vita’, di relazioni, di legami amicali e di educazione affettiva”.

Per questo l’Accademia della Vita chiede che la chiusura delle scuole “dovrà in futuro essere considerata solo l’ultima ratio da adottare in casi estremi e solo dopo aver sperimentato altre misure di controllo epidemico quali una diversa sistemazione dei locali, dei mezzi di trasporto e dell’organizzazione dell’intera vita scolastica e dei suoi orari”.

Esempi di resilienza

Lodando comunque l’uso dei mezzi tecnologici e le risorse della rete che hanno permesso la didattica a distanza, la PAV ricorda che nel disagio generale sono, tuttavia, emersi positivi di “resilienza” creativa e ingegnosa, come quella dei bambini che si sono messi in moto con “commovente ostinazione”, percorrendo chilometri a piedi pur di raggiungere la scuola, oppure quella di insegnanti itineranti che raggiungono piccoli gruppi di alunni nei loro villaggi, con i mezzi più diversi.

“I ragazzi devono frequentare la scuola. Lasciamo che i bambini vadano a scuola”, è dunque l’appello della Pontificia Accademia. “Lasciamo che la scuola sia un ambiente sano, dove si apprendano il sapere e la scienza del vivere insieme e delle relazioni. Lasciamo che i più piccoli abbiano buoni maestri, attenti ai talenti di ciascuno e capaci di pazienza e di ascolto”.

Sostenere e accompagnare gli orfani del Covid

Nella riflessione dei due documenti non si dimentica la delicata questione dei bambini rimasti orfani di genitori deceduti a causa del Covid, considerando la stima che, "entro il 30 settembre 2021, più di 5 milioni di bambini abbiano perso un genitore, un nonno o un tutore secondario, a causa del Covid-19". Per questi minori si chiede di “rafforzare i sistemi che promuovono la cura dei bambini all’interno della famiglia”: “Ogni sforzo dovrebbe essere fatto per evitare la separazione dei bambini e per fornire assistenza ai genitori superstiti o alle famiglie affidatarie/adottive”, si legge nel documento, che cita la campagna lanciata da Catholic Relief Services e dai suoi partner, “Changing the Way We Care”, che contiene risorse utili su come i governi possano assicurare che i bambini rimangano con le loro famiglie. “Ai bambini in lutto dovrebbe essere fornito un sostegno psicosociale”.

L’appello va soprattutto a diocesi e parrocchie che “dovrebbero essere preparate a intervenire rapidamente quando le famiglie sono colpite dal Covid-19”, istituendo squadre di risposta per identificare preventivamente le famiglie a rischio, fornire loro preghiera e assistenza, guidarle attraverso il processo di lutto. “L'improvviso insorgere della povertà può aumentare il rischio che un bambino venga separato dalla sua famiglia”, ammonisce la Commissione vaticana. “Garantire un’assistenza sicura e arricchente all’interno della famiglia dovrebbe essere una priorità per la Chiesa”. I membri della parrocchia possono quindi mobilitarsi per assicurare che i bambini colpiti dal coronavirus rimangano nell'assistenza familiare e, in caso di morte di un genitore o di chi si prende cura del bambino, le chiese possono anche aiutare a identificare e sostenere i parenti che si prenderanno cura del bambino, o sostenerne affidamento o adozione. In quest’ultimo caso, si chiede di trovare una famiglia amorevole per il maggior numero possibile dei bambini organi e di poter realizzare il passaggio dagli orfanotrofi ad altre risorse della comunità, come asili o altri fornitori di servizi sociali.

I piccoli vittime di violenza

Alla protezione di questi piccoli, come a quella di coloro che sono vittime di violenza, sfruttamento e abbandono, i due organismi della Santa Sede chiedono di dedicare una maggiore spesa di bilancio. “La protezione dell’infanzia è spesso una bassa priorità e riceve finanziamenti minimi dal governo. I governi dovrebbero sviluppare, rafforzare e finanziare i loro sistemi di protezione dell’infanzia”, evidenzia il documento della Commissione. Mentre quello della PAV elenca alcuni dati reali, come l’aumento del 40-5% dei casi di violenza domestica diretta o passiva durante il lockdown, o l’incremento del 20% delle richieste di aiuto nei soli primi giorni delle chiusureA ciò si aggiunge anche l’aumento dello stress genitoriale dopo un periodo prolungato di lockdown che si è ripercosso direttamente sul benessere mentale dei bambini. Vengono chiamate pertanto in causa anche le parrocchie che “possono lavorare per ridurre la banalizzazione della violenza contro i bambini dentro e fuori la famiglia”, magari creando spazi sicuri e gruppi di sostegno dove i bambini a rischio possano ricevere consulenza, riducendo anche l’isolamento sociale determinato dall’emergenza sanitaria. “Le chiese possono anche individuare i bambini a rischio di violenza e fornire loro un sostegno diretto o metterli in contatto con i programmi e servizi disponibili”, si legge in un altro passaggio del testo, dove peraltro si denuncia che "circa 10 milioni di ragazze sono a rischio di matrimonio infantile a causa della pandemia, e numerosi rapporti parlano di un aumento delle gravidanze infantili".

Programmi di assistenza sociale

Tra le iniziative proposte anche quella di combinare i trasferimenti di denaro in contanti per i poveri con programmi complementari di assistenza sociale come il sostegno psicosociale e la genitorialità positiva. Iniziative che “affrontano le significative barriere non finanziarie con cui devono fare i conti i bambini poveri e le loro famiglie”.

Proprio alle famiglie è dedicato un ampio passaggio del documento dell’Accademia della Vita, che esorta a custodire le relazioni familiari, a trasmettere la fede nel Dio della vita e educare i più giovani alla mondialità e alla fraternità universale.

 Vatican News

 Approccio equo e solidale

DOCUMENTO SUI VACCINI



 

sabato 18 dicembre 2021

NO VAX. UNA LOGICA ,,,, ILLOGICA


I paradossi di logica al contrario


Ascoltando l’interminabile e spesso ripetitiva discussione televisiva sui vaccini (scienziati a favore e qualche filosofo contro) viene da riflettere, anche un po’ semplicisticamente, sul rapporto tra logica e realtà, principi e dati di fatto, idee e esperienze. Questa rubrica non è certo la sede più adatta per affrontare problemi di tale portata; ma dato che sono entrati di prepotenza nella vita quotidiana di tutti, alcune cose si possono dire. Una delle più evidenti è che i nemici del vaccino procedono per deduzione da principi generali (assoluta libertà minacciata da assoluta dittatura sanitaria). Mentre chi sostiene come ovvie, utili e doverose le vaccinazioni, parte piuttosto da una drammatica realtà di fatto, un virus che contagia e può uccidere, per difendersi dal quale bisogna usare ogni mezzo medico, comportamentale

e sociale. Attendere, astenersi da ogni precauzione, comporta un prezzo insostenibile di vite umane, di sofferenze e crisi del sistema ospedaliero. 

La logica no-vax, se vogliamo usare un po’ di umorismo, potrebbe essere applicata per ipotesi a fenomeni più comuni. L’estremista deduttivo dice: «Ci sono stati casi accertati di persone che tenevano una sciarpa intorno al collo, eppure gli è venuto il mal di gola: quindi aboliamo le sciarpe e denunciamo le industrie che le producono solo per ingannare la gente facendo soldi». Oppure: «Si sa di casi di persone che tenevano aperto l’ombrello, eppure si sono bagnate una spalla e si sono raffreddate: quindi gli ombrelli sono un imbroglio, non è vero che proteggono dalla pioggia al cento per cento, aboliamoli e denunciamo i fabbricanti di ombrelli che ci impediscono di essere liberi quando piove». 

È la logica estremistica del tutto o niente e del centopercento. Smettere di mangiare se dopo il pasto mi sento ancora debole. Smettere di andare al cinema perché si può rischiare di annoiarsi. Non leggere un libro perché di libri da leggere ce ne sono molti altri.

Smettere di informarsi perché tanto non sapremo mai tutte le cose da sapere... È solo un minimo elenco di estremismo deduttivo e di falsa logica contraria, direi, alla realtà della vita, alle sue oscillazioni e relatività. Eppure, c’è chi ne fa una fanatica certezza.

 

www.avvenire.it

 

venerdì 17 dicembre 2021

ANTICOVID PER I BAMBINI

 


Crisanti: “Vaccini 5-11 anni sono sicuri”

Parlo dopo aver visto dati confortanti

 

 Davide Giancristofaro Alberti

 

 Il professor Andrea Crisanti garantisce sulla sicurezza dei vaccini anti covid per la fascia di età 5-11 anni: ecco che cosa ha detto stamane ad Agorà

 Sono sicuri i vaccini anti covid per i bambini di età compresa fra i 5 e gli 11 anni. A spiegarlo senza troppi giri di parole è stato il professor Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di microbiologia dell’università di Padova. Ospite stamane presso gli studi del programma di Rai Tre, Agorà, condotto da Luisella Costamagna, il microbiologo ha parlato così: “I vaccini anti covid nei bimbi dai 5 agli 11 anni sono sicuri e parlo dopo aver visto i dati”.

Nelle scorse settimane Crisanti aveva invocato cautela sui vaccini ai questa fascia di età, ritenendo che le sperimentazioni fossero state fatte su un numero esiguo di campioni, ma con la partenza della vaccinazione di massa in Israele e poi negli Stati Uniti, i numeri sono divenuti più importanti ed hanno confermato i risultati iniziali circa l’efficacia ma soprattutto la sicurezza dello stesso vaccino anti covid anche per questa fascia di età. Nelle prime 24 ore di vaccinazione per questa fascia di età in Italia sono stati vaccinati circa 15mila bimbi, precisamente 15.063, ovviamente con una dose, così come comunicato dal bollettino vaccini anti covid pubblicato quest’oggi dal ministero della salute. 

La scuola è un luogo sicuro 

Al momento la percentuale sul totale di platea è ancora molto bassa, 0.41 per cento, ma ovviamente trattasi solo di una prima giornata. Tornando a Crisanti, durante l’ospitata di stamattina ad Agorà, l’esperto ha spiegato che i luoghi più a rischio sono i mezzi pubblici, per cui bisognerebbe rendere obbligatorie delle mascherine più performanti rispetto a quelle classiche chirurgiche. “I luoghi oggi più a rischio contagio Covid sono i mezzi pubblici, e andrebbero rese obbligatorie le mascherine Ffp2, i ristoranti, le discoteche e poi la scuola. Ma ora per la scuola abbiamo la vaccinazione e sono convinto che è sicura”. Quindi Crisanti ci tiene a precisare: “Io non mi sono spostato di un millimetro sui vaccini anti-Covid: parlo dopo aver visto i dati che sono molto confortati, nessun effetto collaterale se non un po’ di mal di testa”.

 Il Sussidiario

venerdì 19 novembre 2021

COVID-19. PSICOPANDEMIA???

 

«QUALE PSICOPANDEMIA!

 HO VISTO GENTE MORIRE E 

MEDICI AMMALARSI PER CURARE GLI ALTRI»

La risposta del cappellano della clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, don Claudio del Monte, alle parole dell’ex nunzio negli Stati Uniti mons. Carlo Maria Viganò che ha accusato i medici di uccidere deliberatamente i pazienti per imporre lockdown e mascherine: «Ho visto coi miei occhi quello che è accaduto e sono inorridito. La fede cristiana non è per creduloni, né appella al disimpegno ma alla responsabilità, al servizio, all’amore, da incarnare nella storia. Di fronte a queste dichiarazioni deliranti la gente onesta resta attonita. E pure la Chiesa e, credo, anche il Signore»

 

Nei giorni scorsi, in un video trasmesso da Di martedì su La7 l'ex Nunzio apostolico negli Stati Uniti, mons. Carlo Maria Viganò, ha negato l'esistenza del Covid parlando di «psico-pandemia». «I media di regime», secondo l'arcivescovo, «tacciono sistematicamente» sul fatto che «ci hanno ingannato per quasi due anni raccontandoci cose che non corrispondevano alla realtà» e arrivando a dire che «uccidevano deliberatamente i contagiati per farci accettare mascherine, lockdown, coprifuoco». E quindi fa bene la gente a protestare, anzi «ci siamo svegliati un po' tardi», ha detto Viganò concludendo il suo videomessaggio con una benedizione.

Ecco la riflessione, che pubblichiamo integralmente, di don Claudio Del Monte che da cappellano della clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo è entrato tutti i giorni, nella primavera del 2020, nei reparti per confortare i malati e i medici che li assistevano e pregare per i defunti: «Queste righe», spiega don Claudio, «le ho condivise con un amico medico, conosciuto in terapia intensiva a Bergamo nel mese di marzo 2020. Beppe, questo è il suo nome, chiama il “dito di Dio” la cicatrice della tracheostomia che gli hanno fatto per salvarlo dalla terribile crisi respiratoria indotta dal Covid. Lui ce l’ha fatta. Altri suoi colleghi medici, purtroppo no».

Le parole di mons. Carlo Maria Viganò in un recente video divenuto “virale”, hanno suscitato in me profonda amarezza. A Bergamo, durante la terribile pandemia Covid di marzo-maggio 2020, ho visto centinaia di ammalati. Tantissimi di questi sono morti. La clinica Humanitas Gavazzeni, presso la quale ho svolto il mio servizio di cappellano, nelle settimane più critiche aveva giornalmente dai quindici ai venti decessi (un giorno persino ventisette).

Nei periodi ordinari i decessi sono un paio alla settimana. Nel video citato, la pandemia Covid è relegata a “psicopandemia”. No. La pandemia non è questione “psichica”. Il Covid ha realmente mietuto tante vittime e ritengo abbia avuto come denominatore comune la solitudine.

Solitudine delle famiglie, rinchiuse nelle loro abitazioni.

Solitudine dei malati, molti dei quali ricoverati nei reparti ospedalieri e spesso con forti problemi di natura respiratoria.

Solitudine dei defunti, rinchiusi frettolosamente nelle bare, senza alcuna prossimità famigliare, senza cordoglio, senza funerale.

Solitudine del personale sanitario: -nelle corsie. I dispositivi anticontagio erano così invasivi da impedire il reciproco riconoscimento. Occorreva un pennarello per apporre il proprio nominativo sulle tute bianche che trasformavano il personale, fortemente provato, in una sorta di astronauti in mezzo ad un universo di dolore: i reparti erano infatti pieni come non mai e il personale era ridotto per la pandemia in atto.

-Nelle proprie case. Per paura di contagiare i propri famigliari, spesso medici, infermieri e Oss mangiavano e dormivano in luoghi appartati, riducendo al minimo indispensabile i contatti con i propri cari.

-In ambito professionale. Ci si trovava a combattere un virus privi di un’articolata letteratura scientifica e dunque di validi e codificati protocolli comportamentali. La comunicazione con le famiglie dei degenti era esposta a grossi rischi: talora infatti i parametri vitali inducevano ad un cauto ottimismo, ma improvvise, imprevedibili e letali crisi respiratorie rettificavano tutto, vanificando qualsiasi percorso terapeutico.

Avendo visto coi miei occhi tutto questo, io inorridisco quando nel video menzionato, sento dire che negli ospedali erano pianificati omicidi di massa per il mero scopo di imporre al popolo lockdown e mascherine. Mi chiedo: da dove viene questa malafede? Perché vedere ovunque e sempre inganni e complotti?

La solitudine che il Covid ci imponeva oggi è superata grazie alla campagna vaccinale. Diversamente da quanto accadde mesi fa, oggi frequentiamo amici, usciamo a cena, abbiamo scuole e uffici aperti, visitiamo i nostri cari, celebriamo comunitariamente la liturgia e la catechesi, aiutiamo i ragazzi nel doposcuola. Vaccinarsi è allora realmente atto d’amore, perché consentendo la prossimità tra le persone, interrompe l’isolamento indotto dal virus e perché oggi gli ospedali non sono più sotto pressione e possono prendersi cura di malati con altre patologie.

Lo scopo del vaccino non è curare il singolo ma curare tutta la società, consentendole di superare l’atroce dubbio che nelle relazioni tra persone, l’altro possa essere un pericoloso nemico da cui guardarsi bene. Il vaccino ci aiuta pertanto a curare la diffidenza degli uni verso gli altri.

La primavera scorsa siamo stati tutti, giustamente, scossi dalla tragedia della funivia sul Mottarone. Ci furono 14 decessi. Il dramma è stato collettivo. Per il Covid i decessi giornalieri sono ben più numerosi: come se ogni 48 o 72 ore precipitasse un aereo. E qualcuno si ostina a chiamarla “psicopandemia”, ascrivendola a comune influenza quando il tasso di mortalità è almeno dieci volte maggiore.

Nel video più volte citato, mons. Viganò ha sullo sfondo una “Pietà”: nel volto della Madre che tiene sulle ginocchia il Figlio morto, rivedo personalmente il dramma vissuto nelle famiglie, nella nostra società e nella Chiesa. Ma parlando in questo modo e lanciando queste accuse, la Pietà non solo resta sullo sfondo, ma alla Pietà realmente si volge le spalle, non intercettando il dolore vissuto da tantissime famiglie.

 

La colonna di camion dell'Esercito carichi di bare lascia la città di Bergamo il 19 marzo 2020

Presumere che quanto divulgato dalla comunità democratica sia per forza fasullo e ingannevole e appellare a Internet per dare credito a una presunta verità che non ha né riscontro scientifico né fattuale, non solo costituisce un danno alla collettività, ma anche alla Chiesa. Farlo poi in abiti talari confonde il popolo di Dio.

Il passo di Isaia 11,3 – lo proclameremo più volte nel tempo di Avvento ormai prossimo – dice che il servo di Dio “non giudicherà secondo le apparenze, né prenderà decisioni per sentito dire”. Attenersi a fonti affidabili, a riscontri scientifici, a dati ufficiali di uno Stato democratico è segno di quella sapienza e di intelligenza che ci attendiamo da un vescovo, portatore della pienezza del sacramento dell’Ordine.

La fede cristiana non è per creduloni, né appella al disimpegno. Essa invece appella alla responsabilità, al servizio, all’amore, da incarnare nella storia.

Stiamo concludendo l’anno in onore di San Giuseppe: questo uomo giusto, interpellato da Dio nella notte, poteva rigirarsi tra le coperte, nella presunzione che Dio avrebbe salvato il bimbo dalla tracotanza di Erode attraverso l’intervento di intere legioni angeliche, pronte a scendere dal cielo... Non ha fatto così. San Giuseppe sveglia subito Maria e Gesù e a notte fonda, senza nemmeno attendere l’alba, parte in gran fretta per l’Egitto.

La fede sollecita, dunque, il nostro agire responsabile. Non legittima né al disimpegno, né alla violenza sulla base di presunte congetture. E per discernere quale agire responsabile, è decisivo leggere la realtà nella sua concretezza, avvalendosi pure – e in questo caso davvero occorrono – dei parametri scientifici.

Un giorno il vaccino anti Covid scomparirà. Ciò avverrà quando avrà esaurito il suo compito. Così è stato anche per il vaccino del vaiolo.

Quando ciò accadrà, quanti non avranno potuto vaccinarsi in questi mesi, ringrazieranno tutti gli altri che, per un gesto di amore e di prossimità, lo avranno fatto anche a nome loro.

Un’ultima considerazione sul video più volte citato: mi dispiace vedere una triplice benedizione al termine di un video così maldestro. È fuori luogo. La gente onesta resta attonita. E pure la comunità ecclesiale. E, credo, anche il Signore.

FAMIGLIA CRISTIANA


 

martedì 16 novembre 2021

COVID E FAKE-NEWS

 Recuperare fiducia nella scienza, 

pur riconoscendone i limiti

Il ripetersi in diverse città di manifestazioni no vax e no Green pass, e l'aumento recente del numero dei contagiati e dei ricoveri, riaccendono in Italia il dibattito sulle capacità degli scienziati, sulle regole imposte per frenare la diffusione della pandemia e sulle resistenze. Il teologo Maspero: la scienza va rispettata nel suo ambito, ma non può rispondere alla domanda sul senso del male nel mondo

-         di Adriana Masotti - Città del Vaticano

     

“Viviamo in un'era post-verità in cui la disinformazione abbonda e le prove scientifiche sono spesso soppiantate da fatti alternativi, pseudoscienza, notizie false e teorie del complotto. La Oxford Dictionaries ha recentemente eletto "Post-Truth" come parola dell'anno”. A scriverlo, sul proprio sito, è la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che lo scorso settembre ha promosso un incontro internazionale sul tema "Verità e Post-Verità nelle comunicazioni, nei media e nella società". È ormai un dato comprovato che la pandemia ha portato acqua al mulino di chi fabbrica le fake news. Oggetto in questo caso di false notizie sono stati il Covid e i vaccini, nella più totale sfiducia verso la scienza e le istituzioni, e spesso disegnando complotti a livello mondiale.

Sospetti, sfiducia e false credenze

Un’indagine dell'Università Cattolica di Cremona sulla situazione in Italia del luglio scorso, rileva che il 35% degli italiani è sicuro o quasi che i politici spesso non dicano le vere motivazioni delle loro decisioni e il 23% che molte cose importanti accadano al mondo senza che la popolazione ne venga informata. Il 22% è abbastanza sicuro che ci siano organizzazioni segrete che esercitano un’importante influenza sulle decisioni politiche, il 14% ne è assolutamente certo. Il 13% degli italiani condivide l’affermazione che la diffusione di Covid-19 sia legata alla diffusione della tecnologia cellulare e il 37% del campione preso in esame crede che i vaccini siano una manovra di arricchimento delle case farmaceutiche. “Il senso di grande incertezza in cui ci troviamo da diversi mesi - afferma la professoressa Guendalina Graffigna, coordinatrice dello studio - è stata terreno fertile per il crescere di false credenze. Dal punto di vista psicologico, le cosiddette teorie complottiste risultano ipotesi credibili e seducono di più dei dati di ricerca reale soprattutto quando la situazione in cui si vive appare complessa e fuori dal proprio controllo. Di fatto si tratta di risposte semplici e parziali a domande complesse, quelle stesse domande complesse – conclude - che anche gli scienziati si pongono”.

La teoria negazionista

La stragrande maggioranza delle teorie della cospirazione e della disinformazione contro il Covid-19 è partita da sole 12 persone, sostiene un rapporto del Center for Countering Digital Hate, organizzazione no-profit che opera nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Secondo lo studio una dozzina di account ha un seguito combinato di 59 milioni di persone su più piattaforme social.
“A Bergamo non è morto nessuno a causa del Covid-19”, si è sentito dire da persone schierate sul fronte del negazionismo per i quali la pandemia non è che una montatura o una costruzione a tavolino. Sono evidenti le conseguenze talvolta tragiche di queste posizioni se i negazionisti del Covid-19 non mettono in atto le misure di prevenzione al contagio. 

Il Covid, opera di Satana?

Un altro aspetto da osservare è il legame che si rivela a volte tra negazionismo e religione. La pandemia ha visto, infatti, una crescita delle sette religiose, ma anche tra i cattolici idee negazioniste hanno trovato spesso credito fino a sostenere che il Covid è opera di Satana, in collaborazione con i grandi poteri finanziari e tecnologici del mondo, e i vaccini sono un suo strumento. “Il Covid-19 , scriveva il direttore di Avvenire Marco Tarquinio già nel novembre di un anno fa, non è lo strumento di un “complotto”, ma è un morbo terribile (…) è natura e, al tempo stesso, è frutto di un’ormai lunga, egoista e scriteriata manipolazione della natura che la corrompe e incattivisce. Il male dunque c’è, eccome. Ma se proprio di 'complotto' si vuol parlare, allora è bene rendersi conto che il “complotto” contro noi tutti è la guerra aperta alla vita di chi ha coltivato e ancora coltiva – come ci dice Papa Francesco – la tragica illusione di poter essere 'sani in un mondo malato', di poter essere felici e sicuri mentre manchiamo di custodire i fratelli e sorelle in umanità, ogni altro vivente e la nostra casa comune".

Non sentirsi vittime, guardare agli altri

Nell'omelia del 29 novembre 2020 alla Messa per i neo cardinali, Papa Francesco ha affermato: "Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore. Il cuore diventa oscuro. Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime di tutti e infine si fanno complotti su tutto. Lamentele, senso di vittima e complotti. È una catena. Oggi questa notte sembra calata su tanti, che reclamano per sé e si disinteressano degli altri. Come ridestarci da questo sonno dell’indifferenza? Con la vigilanza della carità".

Maspero: una comunicazione scientifica non corretta

La Commissione vaticana Covid-19 si è espressa in favore dell'uso dei vaccini e Papa Francesco ha auspicato la sospensione temporanea dei brevetti per assicurare una loro distribuzione globale. Ma non mancano tra i cattolici le prese di posizione contrarie basandosi, addirittura, su presunti messaggi della Madonna in altrettante presunte apparizioni in Italia e nel mondo. Sono rivelazioni non riconosciute dalla Chiesa ma molto popolari. Per comprendere meglio quanto sta accadendo abbiamo parlato con il professor Giulio Maspero, fisico e teologo, sacerdote, docente di Teologia dogmatica alla Pontificia Università della Santa Croce e all'Istituto Sophia di Loppiano che, per l'editrice Città Nuova, ha scritto insieme al sociologo Pierpaolo Donati il libro "Dopo la pandemia".

Professor Maspero, la pandemia ha fatto crescere in tanti la sfiducia nella scienza. Colpa degli scienziati? Delle loro incertezze e qualche volta opinioni differenti tra loro? Eppure sono stati bravi a darci in poco tempo i vaccini per combattere il Covid....

Sicuramente non è colpa degli scienziati che fanno del loro meglio e che come lei ha detto sono stati bravissimi e continuano ad esserlo, dobbiamo anche ricordare il sacrificio dei medici e degli infermieri, perchè dietro la nostra vita ci sono sempre persone che fanno il loro dovere, magari in corsia o in un laboratorio. Forse qualcosa di meglio andava fatto a livello di comunicazione. Il problema non è la scienza, ma come la scienza è stata usata nel meccanismo comunicativo che oggi è pervasivo. Faccio un esempio: un filosofo molto famoso che si chiama Yuval Noah Harari, meno di dieci anni fa, scriveva nel suo volume "Homo deus", che ormai all'alba del terzo millennio siamo riusciti a tenere sotto controllo carestie, pestilenze, guerre e per questo non abbiamo più bisogno di pregare alcun Dio che ci liberi, abbiamo conoscenze sufficienti per prevenire carestie, pestilenze ecc.... Ora si vede che qui c'è una pretesa che eccede l'ambito della scienza e invade invece quello della religione. Allora in un certo senso quello che sta accadendo è che un idolo è caduto, non l'idolo della scienza ma dell'uso comunicativo che si fa della scienza come possibile sorgente della nostra salvezza. Questo idolo non ha retto perché semplicemente non può reggere, non è il suo mestiere. Bisogna invece riconoscere il grande lavoro che è stato fatto e continuamente stanno facendo scienziati, medici e infermieri nel loro campo.

Il rapporto fede/scienza non è stato facile nel passato, ma si pensava di aver superato quel momento. Perché oggi tra i negazionisti del Covid e i no vax ci sono credenti, che in nome della religione sfidano il pericolo?   

Bisogna dire che il rapporto tra religione e scienza non è stato buono nel passato prossimo, non nel passato remoto, nel senso che tutti i più grandi scienziati sono stati credenti, l'ateismo in ambito scientifico è raro e recente. Riprendo quanto detto prima, cioè la pretesa della scienza di spiegare il senso, di diventare filosofia e di diventare religione portata avanti a livello comunicativo e non voluta dagli scienziati, rende sospettosi, perchè anche il popolo ha un'intuizione del fatto che la scienza non può rispondere alle domande ultime, appunto perché non si può andare dal fruttivendolo a comprare la carne, o dal macellaio per la frutta, sono mestieri diversi. Quando uno fa un'operazione scientifica deve limitare il campo di ricerca, non posso osservare le stelle con un microscopio o le cellule più piccole con un telescopio. Proprio l'atto iniziale del fare scienza è delimitare il campo d'indagine e identificare gli strumenti per questa indagine. Io, quando facevo il fisico, ricordo discussioni filosofiche bellissime tra me e il mio professore, e al centro c'era la questione di rendersi conto che la scienza non bastava e bisognava invece aprirsi a domande ulteriori che sono le domande di senso. La scienza ci darà i vaccini e questo è preziosissimo, ma non ci aiuterà, secondo me, a spiegare che senso ha la malattia, che senso ha la morte. Recentemente ho accompagnato un caro amico, un fisico, e lui mi domandava sul letto di ospedale dove è morto dopo due giorni: "Che cos'è la morte?" Ecco, a questa domanda non può rispondere la scienza, perché la scienza indaga dentro il limite e le persone se ne rendono conto. Questo però non è una ragione per essere contro i vaccini, e questo uso improprio della scienza non deve allontanarci dai benefici della scienza che Dio vuole che noi seguiamo, perchè Dio segue le leggi della natura, in Gesù è nato e morto come un essere umano, si è fatto carne, proprio per dirci che le leggi di natura sono buone.

A proposito del significato da dare a quanto ci è successo, che cosa spinge alcune persone a credere in un complotto mondiale a proposito della diffusione del coronavirus?

Questa è una domanda molto interessante. L'idea che mi sono fatto e che è successo un po' come un complesso di Stoccolma all'inverso: quando uno è rapito rischia di innamorarsi del suo rapitore perché per la psiche è più conveniente credere che quella persona gli vuole bene perché gli porta da mangiare piuttosto che credere che è in balìa del nulla, in balia dei capricci e della violenza. Forse qui c'è un effetto simile perché è più tranquillizzante pensare che c'è un complotto mondiale piuttosto che pensare che invece le malattie ci sono, che la scienza non può tutto, che siamo veramente limitati. Io ho l'esperienza, e sono molto grato per questo, dei miei studenti, soprattutto quelli che vengono da Paesi meno fortunati a livello medico e di welfare, che mi dicono: "Voi occidentali siete stupidi, perchè con il Covid avete scoperto la morte". Ecco, il coronavirus ci ha fatto scoprire che si muore. Penso che questo ci dia una lezione sul fatto che in Occidente abbiamo perso il senso del limite e forse il complotto mondiale è un pò un trucco della nostra psiche per gestire questo panico di fronte alla morte e alle malattie che invece possiamo gestire solo con una fede autentica, con un ritorno al religioso che oggi è ineludibile e penso che questa del coronavirus sia anche una grande opportunità. Allora, no al complotto mondiale, sì alla fede in Dio che ci ha creato e sempre ci salva.

Che dire invece di coloro che pensano che il coronavirus sia legato non solo al male che c'è nel mondo, ma lo vedono opera di Satana stesso?

E' una lettura in parte corretta e in parte scorretta, almeno dalla mia prospettiva di teologo. Perché, in fondo, ogni malattia remotamente è causata dal peccato originale, quindi è causata da colui che è un omicida fin dal principio che è il demonio che, corrompendo la relazione tra le creature e il Creatore, ha introdotto la morte e il male. Allora, remotamente è così, prossimamente no, non si può dire che il coronavirus sia una punizione per i peccati del mondo per il semplice fatto che Gesù è morto in croce ed era giusto, quindi il Vangelo stesso ci dice che chi soffre può essere un giusto, basta pensare al Libro di Giobbe, ai Salmi. Quindi, pensare alla pandemia come opera di Satana è una spiegazione troppo semplicistica. I turbamenti della natura sono frutto della libertà angelica e umana e la libertà è una cosa serissima, però non si può dire che Dio si scatena contro i colpevoli, anzi la Bibbia è piena di libri sapienziali che sono pieni di stupore di fronte all'ingiusto che vive bene e invece il giusto che patisce. Allora Dio come si comporta? Queste sono le domande di senso che la Bibbia ci offre e che ci possono sostenere. In questo momento consiglio a tutti di leggere i Salmi, di tornare alla Scrittura perché c'è una provocazione alla nostra mente e al nostro cuore che la Scrittura ci può aiutare a superare.

Come aiutare una persona a venir fuori da letture, diciamo, irrazionali o estremiste, non corrette anche dal punto di vista della fede, di questa pandemia?

Sicuramente è necessario ascoltare queste persone, dialogare con loro, perché non dobbiamo dimenticare che siamo in una società profondamente manipolatrice per il consumismo, tutti cercano di farci comprare qualcosa e le migliori menti dell'umanità sono impiegate a fare pubblicità e a creare desideri e bisogni, anche falsi. Allora le persone sviluppano il sospetto e quindi è essenziale stabilire una relazione di fiducia con loro ascoltandole. Io sono rimasto molto colpito parlando con una coppia di carissimi amici, lei afroamericana lui italiano, che mi spiegavano come negli Stati Uniti la popolazione di colore sia estremamente sospettosa nei confronti dei vaccini. Perché? Perché negli anni '30 in un paesino dell'Alabama, hanno iniziato un esperimento che riguardava la sifilide sulla popolazione di colore e sono andati avanti per tantissimi anni contro il benessere di queste persone, anche quando è stata scoperta la penicellina non è stata somministrata. Hanno rotto l'alleanza medico paziente in modo radicale. Allora bisogna, in primo luogo, ascoltare queste persone e cercare di capire cosa cercano davvero, cosa sanno davvero, cercare di ristabilire queste relazioni di fiducia. Penso che non si possa fare come stanno facendo i mezzi di comunicazione dove c'è una forte struttura manipolativa che trasforma tutto in un tifo calcistico. Quindi in un contesto dove la verità non esiste più, si trasforma tutto in Lazio-Roma o Milan-Inter, e questo non fa bene alle persone perché la verità c'è e non è solo una questione di opinioni o di scelte. Quindi bisogna essere anche molto comprensivi nei confronti di chi cade in questa dinamica da derby calcistico. Faccio un esempio personale: Io sono vaccinato e si sono vaccinate mia madre, mia zia che hanno 89 anni, la loro badante. Però nessuno ci aveva spiegato che anche con il Green pass ci si può ammalare lo stesso, che se hai il tampone negativo il giorno prima, il giorno dopo puoi contagiare. E per questo a settembre tutti noi abbiamo preso il Covid, per dire che un tipo di informazione troppo trionfalista per spingere a vaccinarsi, non ha sempre comunicato in modo corretto che però bisogna essere prudenti. Io penso che avere coscienza che la comunicazione deve recuperare un rapporto più umile con la verità ci può servire.

Riprendendo quello che lei diceva poco fa, in che cosa possono aiutarci i Salmi nella nostra vita quotidiana di oggi?

I Salmi sono poesie sapienziali che ci parlano di gratitudine, ma anche di una sofferenza che è caduta addosso al giusto. Sono i primi testi della letteratura mondiale dove si assume la prospettiva del giusto che viene però condannato ingiustamente. Questa è una novità che introduce la Bibbia, e secondo me, ci aiutano moltissimo a metterci di fronte al limite, al fatto che noi abbiamo un desiderio di infinito, ma che siamo limitati. E' chiaro che le malattie e le situazioni che viviamo in questi mesi ci sbattono in faccia il limite. Noi abbiamo bisogno di sapere che questo è già successo, che in fondo è il cammino dell'uomo, e soprattutto di sapere che Cristo è entrato in questo limite. Che cosa ci racconta il Vangelo, se non il fatto che Dio è così grande da potersi fare piccolo abitando i nostri limiti, per farsi trovare lì? E che la morte è l'incontro con Cristo per noi che abbiamo fede, e quindi potremmo dire che il limite non fa più paura, perché diventa una soglia. Meditare i salmi e pregare i salmi, come ha fatto Cristo sulla croce quando ha detto "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato", ci può aiutare a scoprire che possiamo vivere con gioia e volerci bene, sapendo che il limite non è l'ultima parola ma è una soglia che ci porta incontro all'altro, prima con la 'a' minuscola, tra di noi, ma poi ancora di più, con la 'A' maiuscola, perché è l'incontro con Dio che ci viene a prendere nei nostri limiti.

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