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lunedì 12 ottobre 2026

EDUCAZIONE AMBIENTALE

 

Educazione ambientale: 

perché la sostenibilità si impara a scuola


Come si formano cittadini capaci di affrontare 
la crisi climatica 
e guidare la transizione ecologica? 

Le ricerche internazionali indicano nella scuola 
uno dei luoghi decisivi 
per sviluppare conoscenze, competenze e responsabilità verso il futuro.

Che cosa serve davvero perché i giovani non si limitino a conoscere i problemi ambientali, ma imparino ad affrontarli? Di fronte alla crisi climatica, alla perdita di biodiversità e alla crescente pressione sulle risorse naturali, l’educazione ambientale è oggi considerata a livello internazionale una leva strategica per promuovere comportamenti sostenibili e formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere la complessità del presente e partecipare attivamente alla costruzione del futuro.

Dalla sensibilizzazione all’azione

Negli ultimi decenni l’educazione ambientale ha ampliato progressivamente il proprio campo di intervento. Se in passato era prevalentemente orientata alla trasmissione di conoscenze sui fenomeni naturali e sull’inquinamento, oggi viene interpretata come un processo educativo più ampio, finalizzato a sviluppare la capacità di comprendere la complessità delle questioni ambientali e di agire in modo responsabile.

Le principali organizzazioni internazionali, dall’UNESCO all’OCSE, sottolineano come le sfide ambientali richiedano non soltanto informazioni scientifiche, ma anche competenze trasversali quali:

  • pensiero sistemico
  • capacità di valutare criticamente le informazioni
  • collaborazione
  • assunzione di responsabilità individuale e collettiva.

L’obiettivo non è soltanto conoscere i problemi ambientali, ma anche acquisire gli strumenti per partecipare attivamente alla loro soluzione.

Una sfida educativa per il XXI secolo

L’educazione ambientale è quindi molto più di un ambito specialistico dell’istruzione. Costituisce una dimensione essenziale della formazione dei cittadini in una società chiamata a confrontarsi con trasformazioni ambientali, economiche e sociali senza precedenti. Per questo è necessario sviluppare una nuova cultura della sostenibilità, capace di orientare comportamenti individuali e scelte collettive.

Contribuire alla costruzione di futuri sostenibili significa preparare le nuove generazioni a comprendere i cambiamenti e la loro dinamicità, fornendo strumenti cognitivi, relazionali ed etici adeguati ad affrontare l’incertezza. In questo senso, la sostenibilità non è soltanto un contenuto da insegnare, ma una prospettiva educativa che attraversa l’intero percorso scolastico.

Cosa ci dicono gli studi più recenti

Di fronte a una questione che attraversa confini geografici e settori della vita sociale, la ricerca internazionale sottolinea che la sola acquisizione di conoscenze ambientali non è sufficiente a modificare i comportamenti. Numerosi studi mostrano infatti che il passaggio dalla consapevolezza all’azione dipende da più fattori, tra cui:

  • senso di efficacia personale
  • esperienza diretta
  • possibilità di sperimentare forme di partecipazione concreta.

Emerge inoltre il ruolo centrale delle green competences, un insieme di conoscenze, abilità, valori e atteggiamenti che permettono alle persone di comprendere come i sistemi naturali, economici e sociali siano tra loro interdipendenti e di contribuire alla transizione ecologica.

In questa prospettiva si collocano sia GreenComp, il quadro europeo delle competenze per la sostenibilità pubblicato dalla Commissione europea, sia altri documenti internazionali che identificano aree di competenza come la valorizzazione della sostenibilità, il pensiero critico, la visione del futuro e l’azione trasformativa. La sostenibilità viene così considerata una competenza da esercitare nella vita quotidiana e nelle scelte personali, sociali e professionali.

Il ruolo strategico della scuola

Nello sviluppo della cultura della sostenibilità la scuola occupa indubbiamente una posizione privilegiata. È infatti uno dei pochi contesti in cui tutti i giovani possono entrare in contatto con saperi scientificamente fondati e sperimentare forme di cittadinanza attiva.

L’educazione ambientale non può però essere circoscritta a una disciplina specifica né limitata a iniziative occasionali. Gli studi, del resto, parlano chiaro: per essere efficaci, le questioni ambientali non vanno isolate. Devono invece dialogare con le scienze, la tecnologia, l’economia, la storia e la geografia, coinvolgendo anche la dimensione etica e civica.

In questa prospettiva, i temi della sostenibilità diventano occasione per sviluppare competenze trasversali, favorendo la capacità di leggere fenomeni complessi, individuare connessioni e valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Imparare attraverso l’esperienza

Uno degli aspetti maggiormente valorizzati dalla letteratura scientifica riguarda l’apprendimento esperienziale. Attività di osservazione sul territorio, monitoraggi ambientali, progetti di cittadinanza scientifica, orti scolastici e percorsi di educazione alla sostenibilità permettono agli studenti di collegare le conoscenze teoriche a situazioni reali.

Le esperienze che coinvolgono direttamente gli studenti risultano particolarmente efficaci nello sviluppare senso di responsabilità e partecipazione. Quando i giovani percepiscono di poter incidere concretamente sul contesto in cui vivono, aumenta la probabilità che adottino comportamenti coerenti con gli obiettivi della sostenibilità.

Anche il rapporto con le comunità locali assume un’importanza crescente. La collaborazione tra scuole, enti territoriali, università, associazioni e imprese può trasformare l’educazione ambientale in un’esperienza autentica di apprendimento e di cittadinanza.

Conclusioni

L’educazione ambientale è oggi riconosciuta dalla ricerca internazionale come una componente essenziale della formazione dei cittadini. Le evidenze mostrano che preparare i giovani alle sfide della sostenibilità significa andare oltre la trasmissione di conoscenze e promuovere competenze critiche, partecipative e orientate all’azione.

Per la scuola, la sfida è tradurre questi obiettivi in esperienze di apprendimento integrate nei curricoli e nella vita scolastica. È qui che gli studenti possono sviluppare gli strumenti necessari per comprendere i problemi ambientali contemporanei e partecipare, come cittadini, alla costruzione di soluzioni sostenibili.

Approfondimenti

Invalsi

mercoledì 1 aprile 2026

LAUDATO SI'

 


Si è tenuto lunedì 30 marzo il dialogo con Luca Doninelli su “Al cuore dell’impegno per la nostra casa comune: Dilexit Nos e Laudato Si’” in occasione dell’incontro mensile speciale degli Animatori Laudato Si’ aperto a tutti in collaborazione con Comunione e Liberazione.

 

 

 

Durante l’incontro Luca Doninelli, autore e scrittore, professore all'Università IULM di scrittura per l'arte, il teatro e il cinema, ha offerto degli spunti di riflessione sul legame tra Dilexit nos, ultima enciclica di Papa Francesco dedicata al Sacro Cuore di Gesù e l’enciclica Laudato Si. “Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode” (LS 12): ispirato da queste parole della Laudato Si’ e dalla grande enciclica del cuore sanguinante di Gesù,Doninelli, citando importanti poeti ed autori, ha declinato la riflessione su vari aspetti, incluso l’importanza della comunità e del sorreggersi insieme. Questo incontro si inserisce in un più ampio dialogo su Dilexit nos e Laudato Si’ promosso dal Movimento Laudato Si’ in Europa con realtà del mondo cattolico (quali congregazioni religiose, famiglie missionarie, università cattoliche e movimenti) che verrà raccolto in un kit online per parrocchie e comunità di fede.

Grazie per l'ascolto di tutti e per le risonanze dei partecipanti nel Dialogo con Luca Doninelli che ringraziamo moltissimo. Grazie a Giuliano Visconti del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione per aver facilitato l'incontro con Cecilia Dall’Oglio, Global Movement Advisor e Responsabile Programmi Italia del MLS.

Grazie Animatori per tutto il vostro Amore!

Grazie a Cecilia Cinti e Lucia Ghiglione del Circolo Laudato Si’ di Ferrara Comacchio per la preghiera iniziale e per aver presentato le principali attività del Circolo, per lo spirito di servizio e collaborazione e grazie per aver recentemente celebrato con il MASCI l'inaugurazione del Bosco dell'Educazione con il carissimo Massimiliano Costa Presidente del Movimento nell’anno del lancio del progetto e tutti gli amici scout.

Grazie a Rossella Pandolfino, del Circolo Laudato Si’ Reggio Calabria, che ha presentato iniziativa dei Circoli Laudato Si’ della Calabria vista della Settimana Laudato Si’. Grazie perché dopo l'incontro nazionale ad Assisi avete continuato a custodire la "Chiamata alla responsabilità per la transizione ecologica, dai dibattiti ai dialoghi, dal dire al fare", perché vi incontrate tra i Circoli della Calabria per disegnare insieme il cammino, come per la Settimana Laudato Si', con sempre nuovi compagni di strada come il carissimo Enzo Petrolino (Presidente Comunità del diaconato in Italia).

Grazie a Dio per il dono sempre nuovo della Vita in questo Movimento, grazie per averci creato così diversi e per unirci insieme!!!

Se non hai potuto partecipare all’incontro di lunedì 30 marzo, o se vuoi rivederlo, clicca qui per vedere subito la registrazione.

 

In cammino verso Tempo del Creato 2026

👉Inizia a preparare un’attività per il Tempo del Creato con la tua comunità!Visita il sito tempodelcreato.org!Sono stati appena pubblicati:

  • Video con leader religiosi ecumenici da tutto il mondo che invitano a unirsi al Tempo del Creato. Il video si apre con l’invito da Gerusalemme del Card. Pierbattista Pizzaballa (link).
  • Presentazione teologica approfondita del tema e del simbolo 2026 (link)

Advocacy

👉Scarica dal sito del Movimento Laudato Si’ (link) il “Manifesto delle Chiese del Sud del Mondo per la nostra Casa Comune. Verso la pace con il creato: un appello urgente per una transizione giusta oltre i combustibili fossili” e la nuova risorsa “Riflessione teologica cattolica sulla proposta di un’iniziativa per un Trattato sui Combustibili Fossili”.

In cammino verso la Settimana Laudato Si’ 2026

La Settimana Laudato Si’ sarà dal 17 al 24 maggio 2026 e il tema di quest’anno sarà “Dalla Speranza all’azione”

  • Organizza un evento per celebrare l’11° Anniversario della pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’, magari rilanciando la “Chiamata alla responsabilità per la transizione ecologica: dai dibattiti ai dialoghi, dal dire al fare” lanciata dal Movimento Laudato Si’ lo scorso settembre ad Assisi.
  • Celebra la Settimana Laudato Si’ registrando il tuo Circolo, parrocchia, diocesi, congregazione religiosa, famiglia o semplicemente come individuo alla Piattaforma di Iniziative Laudato Si’

Formazione Animatori Laudato Si’ 2026

Le iscrizioni stanno per scadere!!

 

 

Clicca qui per vedere il programma di quest'anno per fare la differenza insieme!

Sono previste le proiezioni comunitarie a Roma, Milano, Cesena e Tricase, seguici sui social e sul canale whatsapp per vedere le ultime novità!

Se stai pensando di organizzare una proiezione nel tuo territorio faccelo sapere compilando questo modulo!

Aiutateci nella promozione! Potete condividere:

Canale whatsapp 

Iscriviti al canale whatsapp per ricevere tutti gli aggiornamenti e le comunicazioni ufficiali: ricordati di attivare le notifiche dopo la tua iscrizione per non perdere nessun aggiornamento!

 

 

Avvisi:

  • Sabato 9 Maggio si terrà a Roma, presso la sede della Pontificia Università Antonianum (Via Merulana, 124), il 22° Seminario Nazionale sulla Custodia del Creato organizzato da i due Uffici Nazionali della CEI (problemi sociali e il lavoro) (ecumenismo e dialogo interreligioso). Il tema scelto è: “Aree interne: percorsi di speranza. Comunità nel segno dell’ecologia integrale”. Iscrizioni sul sito CEI specificando di essere Animatori Laudato Si’ o Organizzazione Membro del Movimento Laudato Si’
  • Sono aperte le iscrizioni per il Corso di Alta Formazione in Ecologia Integrale “Sfide e opportunità per rispondere alla crisi della sostenibilità” organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana e Pontificia Università Lateranense in collaborazione con varie realtà e associazioni tra cui il Movimento Laudato Si’. Il Corso di Alta Formazione in Ecologia Integrale può essere un’ottima opportunità di formazione avanzata per gli Animatori Laudato Si’. Consulta il programma provvisorio per maggiori informazioni a questo link.
  • Puoi consultare la fotografia aggiornata del Movimento Laudato Si’ in Italia a questo link.

Inoltre:

  • Puoi scaricare il libretto di preghiere del Movimento Laudato Si’ a questo link

 

martedì 18 marzo 2025

EDUCAZIONE E' SOSTENIBILITA'

 


L’approvazione dell’Agenda 2030 ha reso palese che lo sviluppo sostenibile impegna tutti: singoli Stati e comunità internazionale, politica e terzo settore, scuola e università. 

L’efficacia di tale impegno non può prescindere da una trasformazione culturale che solo l’educazione può promuovere e garantire.

Questo volume, che raccoglie i contributi di studiosi ed esperti di sostenibilità a livello nazionale e internazionale, vuole essere uno strumento di riflessione e di discussione interdisciplinare, per studenti di tutti i corsi di laurea e per coloro i quali si interessano di questi temi, su quanto l’educazione possa rappresentare una risposta alle istanze di una società e di un mondo in continuo cambiamento, dove la stessa educazione non sempre è riconosciuta come il giusto investimento per il futuro, a discapito invece del suo potenziale, politico e valoriale prima di tutto, che può rappresentare, invece, l’opportunità che ogni giorno ciascuno si dà per contribuire a cambiare il mondo e a fare dello sviluppo sostenibile non un’utopia ma una bellissima realtà.

Enrico Giovannini è professore ordinario di Statistica economica e Sviluppo sostenibile all’Università di Roma “Tor Vergata”. È stato ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili del Governo Draghi e del Lavoro e delle Politiche sociali del Governo Letta. È co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) e coordinatore del Gruppo Educazione della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS).

Gabriella Calvano è ricercatrice in Pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Coordina il Gruppo Educazione nell’ambito della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla relazione tra educazione e sviluppo sostenibile, sul ruolo delle università per la sostenibilità, sull’educazione alla cittadinanza globale.

mercoledì 19 giugno 2024

ESSERE LEADER OGGI


La leadership nell’organizzazione contemporanea

 

Nel Dizionario della Dottrina sociale della Chiesa, Massimiliano Monaci si sofferma sulle nuove sfide per chi è chiamato ad un ruolo dirigenziale

 -di Massimiliano Monaci*

Costruire percorsi comuni

Al centro del dibattito sulla leadership nelle organizzazioni troviamo la ricerca di nuovi paradigmi capaci di supportare l’azione d’impresa negli attuali scenari economici e sociali contrassegnati da incertezza e cambiamento. Tra le sfide più rilevanti, spicca il crescente bisogno – portato dalle persone nel lavoro – di benessere personale, di esperienze di senso e di espressione del proprio intero sé; come anche l’inarrestabile incremento dell’attenzione degli stakeholder d’impresa verso la sostenibilità ed eticità delle pratiche aziendali. Ciò si è tradotto nella proposta di modelli alternativi al tradizionale stile di leadership direttivo. In essi, il processo della leadership non vede seguaci passivi, bensì collaboratori che contribuiscono a costruire percorsi comuni; mentre il ruolo del leader è decisivo nel facilitare condizioni in cui si sviluppino relazioni, l’iniziativa individuale e culture condivise orientate alla sostenibilità.

La leadership di cura 

Tale ridirezionamento è rispecchiato in vari modelli su cui oggi si insiste, dalla leadership “trasformazionale” a quella “etica”. Le ultime frontiere sono le prospettive della “leadership spirituale” e della “leadership di cura”: la prima con l’invito a porsi in ascolto dell’esigenza di vita interiore dei lavoratori; la seconda, anche partendo dall’esperienza della pandemia, con l’indicazione della cura come dinamica di prossimità emotiva e relazionale in grado di creare valore dall’incertezza e dalle crisi. Questa evoluzione presenta chiare consonanze con molti principi e concezioni consolidati nel magistero della Chiesa. Basti pensare ai concetti di bene comune, sviluppo integrale delle persone nella loro interezza e unità, impresa quale “comunità di persone”, “significato soggettivo” del lavoro, gratuità animata dalla logica del dono.

La sostenibilità 

Nel recente magistero di Francesco, troviamo ulteriori spunti illuminanti. Sull’urgente rilevanza del tema della sostenibilità socio-ambientale, ad esempio, si sottolinea il «bisogno di costruire leadership che indichino strade» (Laudato si’, 53). Una posizione ultimamente ribadita con la critica al “paradigma tecnocratico” «per il quale la realtà non umana è una mera risorsa» (Laudate Deum, 22). Si conferisce inoltre profondità ai fondamenti dell’attuale attenzione ai processi di cura, suggerendo che il servizio come “prendersi cura della fragilità” contribuisca alla solidità delle nostre costruzioni sociali (Fratelli tutti, 115). In conclusione, ha senza dubbio senso riferirsi oggi a una leadership di ispirazione cristiana. Essa arricchisce e insieme interpella le nuove direzioni del discorso sulla leadership nella ricerca di pratiche che rendano le imprese più umane e generino impatti positivi nei loro contesti. E si realizza pienamente quando i leader con «la loro partecipazione all’opera della creazione attraverso il governo delle loro aziende, possono percepire la grandezza della loro vocazione» (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, La vocazione del leader d’impresa, 8).

 

*Docente di Sociologia dell’organizzazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

 

lunedì 25 marzo 2024

GIOVANI, FORMAZIONE, SVILUPPO

 

Formazione

 dei giovani


e

obiettivi 

di sviluppo sostenibile


Nel Dizionario della Dottrina sociale della Chiesa, Simona Sandrini si sofferma sui traguardi dell’Agenda ONU 2030 insistendo sulla necessità di dar vita a percorsi di formazione che arrivino a creare reti solidali e progetti di fraternità

 

-         di Simona Sandrini*

-          

Grande è l’impegno oggi di educatori, formatori, pedagogisti e insegnanti per alfabetizzare le giovani generazioni sui molteplici temi dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Occorre pensare ai cambiamenti dell’assetto ambientale e politico-economico-sociale anche e soprattutto in riferimento all’esperienza personale: ossia, educare le nuove generazioni a porre in stretta correlazione le variazioni auspicate nel mondo esterno e quelle che possono realizzare nella propria sfera di vita. Muovere verso società eque, solidali e durature significa, infatti, fare affidamento su nuove generazioni giuste, generose e rispettose, che adottino per ciascun obiettivo di sviluppo sostenibile stili di pensiero e azione, di vita e professione, di comunicazione, produzione e consumo orientati al benessere come fraternità e al bene comune come garanzia di dignità personale. Dal punto di vista pedagogico ciò si traduce nel formare non solo giovani “iper-skillati” per competenze specialistiche, in grado di realizzare traguardi di progresso funzionale sulla scia dell’Agenda, ma anche dar vita a percorsi di formazione capaci di generare il desiderio di avverare famiglie solidali, reti territoriali, comunità scolastiche, economie di comunione, imprese sociali, progetti di rispetto, fraternità e pace.

 Le giovani generazioni sono portatrici di un potenziale di sviluppo che coincide con il bene di tutti e di ciascuno: chi meglio della gioventù, per le caratteristiche di vivacità, creatività e apertura al nuovo, potrebbe accompagnare con motivazione il processo trasformativo della transizione ecologica? Ai giovani spetta un compito immaginativo, al limite tra volere e dovere, in cui, all’appiattimento sul dato di realtà e sulle fatiche della comunità di vita nel pianeta, si sostituisca un anelito di speranza creativa, un tocco di libertà immaginativa, che lasci intravedere scenari futuri di bellezza proprio a partire dalle fragilità del progresso per come è stato concepito fino ad ora. I giovani, afferma Papa Francesco, sono «l’adesso di Dio»: «essere giovani, più che un’età, è uno stato del cuore» (Christus vivit, 2019, 34). Ancora: «abbiamo bisogno, piuttosto, di progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione» (Christus vivit, 30). La fraternità (Fratelli tutti, 2020) diviene orizzonte formativo in esperienze di partecipazione, condivisione e collaborazione.

 *Docente di Progettazione e coordinamento pedagogico presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

 Vatican News

giovedì 15 febbraio 2024

UN LEADER SOSTENIBILE ?

* EVITARE LA SINDROME DELLA CELEBRITA'*

Più volte  è stata affrontata la questione della leadership e del ruolo fondamentale di coloro che ricoprono posizioni di vertice in un contesto mutevole come quello attuale. 

È importante, in questo scenario, focalizzare l’attenzione sul significato sempre più centrale di leadership sostenibile per le organizzazioni del Terzo settore e per la stessa società civile.

La leadership sostenibile è un processo di mobilitazione di un gruppo di persone verso obiettivi collettivi. Non si tratta, dunque, di una persona o di una posizione, ma di un processo, un percorso che i leader delle organizzazioni possono praticare. Chiunque, in un’organizzazione, costruisca relazioni verso obiettivi comuni sta esercitando la leadership.

Praticare una leadership sostenibile significa promuovere un approccio olistico che si concentra su quattro dimensioni relazionali: con sé stessi, con i membri del team, con l’organizzazione e, infine, con il Pianeta. I leader sono, dunque, “sostenibili” quando mantengono alti i livelli di passione e motivazione personali attraverso un approccio equilibrato alla loro carriera; quando creano quelle che chiamo “relazioni compassionevoli”, ovvero significative e, quindi, durevoli e possibili nel lungo periodo, con i membri del loro team; quando rafforzano questi rapporti attraverso l’integrazione di un nucleo di valori nel quotidiano della stessa organizzazione; quando perseguono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dalle Nazioni Unite: adottando sia pratiche ambientali per combattere il cambiamento climatico, sia comportamenti individuali e collettivi per ridurre la povertà, favorire la Diversity&Inclusion o integrare immigrati e rifugiati promuovendo, ad esempio, un’istruzione più equa per tutti.

Una leadership sostenibile è fondamentale, in particolare, per le organizzazioni del Terzo settore nel mondo e, soprattutto, in Italia.

Le ragioni sono numerose: la leadership è, in primis, un meccanismo molto potente che può essere utilizzato per promuovere cambiamenti sociali positivi e sviluppare il tessuto economico e sociale delle nostre comunità locali in maniera coerente, coordinata e allineata coi bisogni della collettività.

In secondo luogo, perché aiuta i direttori esecutivi e in generale chi è in posizioni di responsabilità a gestire le fortissime pressioni e ad affrontare le sfide cui sono sottoposti quotidianamente. Ogni giorno, infatti, chi è a capo di un’organizzazione non profit è chiamato creare e sostenere un ambiente lavorativo che consenta al personale e ai volontari di rinnovare il proprio impegno, affinare le proprie capacità e imprimere il cambiamento necessario.

In terzo luogo, le esigenze dei leader delle organizzazioni del Terzo settore legate alla gestione delle emozioni sono diverse da quelle dei leader delle aziende profit e meritano quindi un’attenzione particolare.

I leader delle organizzazioni non profit, infatti, devono mostrare continuamente emozioni positive e fornire uno spazio sicuro o un contenitore per le emozioni negative che i loro dipendenti sperimentano ogni giorno in prima linea, senza lasciar fluire le proprie.

Eppure, ci sono diverse opzioni a disposizione dei leader per esprimere i loro turbamenti in modi che permettano all’organizzazione di funzionare efficacemente senza allontanarli dai membri del loro team, come ho ricordato in un recente articolo pubblicato insieme a Marie Dasborough dell’Università di Miami sul Journal of Organizational Behavior. Ma come fanno, a chi si rivolgono questi professionisti per rinnovare il loro impegno e affinare le proprie competenze? Come possono imparare a gestire lo stress, a creare relazioni durature con i donatori e i beneficiari, a concepire una visione per il futuro che faccia da guida e da ispirazione alle loro azioni?


Se vogliamo che le organizzazioni della società civile diventino sostenibili a tutti i livelli e siano realmente efficaci nel tempo, dobbiamo avere una visione più ampia dei bisogni dei loro leader. Dobbiamo formarli perché siano loro stessi i primi a riconoscerli, perché sappiano impegnarsi per lo sviluppo delle risorse interne, che significa lavorare per il rafforzamento del Terzo settore, un comparto che genera valore condiviso e contribuisce alla sostenibilità del Pianeta.

www.ilsole24ore.com/art/perche-terzo-settore-ha-bisogno-leadership-sostenibili-AFbFAODC

 

lunedì 3 luglio 2023

CAMBIARE GLI OCCHIALI

 Guerra, migrazioni, sostenibilità.

 La conversione necessaria

- di Mauro Magatti 


C'è uno scacco culturale che blocca la capacità di affrontare con successo le tante questioni del nostro tempo: nel mondo interconnesso in cui viviamo, continuiamo a ragionare e ad agire nella logica della indipendenza, quando tutto è diventato interdipendente.

Nelle scienze contemporanee le teorie dei sistemi complessi – in particolare quelli viventi – dicono che il tutto è superiore alla parte. Un principio richiamato anche da Papa Francesco nella Evangelii gaudium.

Sostenere questo non implica che la parte scompaia, assorbita da una logica di sistema.

Più semplicemente, ciò significa che ogni elemento, che pure gode di autonomia, esiste solo in relazione al tutto e agli altri.

Quest’idea semplice – antica e oggi riconosciuta dalla scienza – non riesce a diventare cultura comune, cioè a orientare le scelte dei grandi decisori, politici ed economici, e a trasformare il modo di vivere e di organizzare le nostre società.

Col risultato di impedire l’adozione di quella prospettiva che è necessaria per sciogliere i
nodi complessi del nostro tempo.

Prendiamo la questione della sostenibilità.

La consapevolezza che il nostro modello di crescita crea effetti distruttivi sull’ecosistema ha fatto finalmente molti passi in avanti.

Ma si fatica a trovare le soluzioni. Ognuno (Paese, impresa, cittadino) guarda la questione dal proprio punto di vista, facendo bene attenzione a non pagare più degli altri.

Ma così diventa difficile, se non impossibile, riuscire a compiere le scelte che pure sappiamo di dover prendere.

Gli scienziati ci dicono che, con una ragionevole certezza, intere regioni del globo sono destinate a subire un drastico peggioramento delle proprie condizioni di vita.

I migranti

Già nel 2022 i migranti forzati sono stati più di 100 milioni, di cui un terzo per ragioni climatiche (questi ultimi destinati a diventare, secondo la Banca Mondiale, più di 200 milioni nel giro di due decenni). Se questo è lo scenario, possiamo ragionevolmente pensare che esistano soluzioni (muri e “ricollocamenti”) che non affrontino le ragioni della mobilità umana?

La verità è che sostenibilità e migrazioni sono questioni da affrontare insieme attraverso politiche di collaborazione in grado di gestire una problematica (il cambiamento climatico) che ha effetti diversi sui singoli territori, pur derivando da una causa comune.

Nessun Paese, nessuna impresa, nessun individuo può immaginare di gestire questo nodo senza considerare le interconnessioni globali.

La guerra

Un secondo esempio viene dalla guerra, in particolare da quella in Ucraina.

La sciagurata decisione di Putin di attaccare uno Stato vicino, con l’obiettivo di spostare di qualche centinaio di chilometri il confine russo, si è rivelata del tutto sbagliata, anche perché anacronistica.

Una decisione presa con le categorie dell’Otto-Novecento. Come onde telluriche, le conseguenze della guerra in Ucraina si sono diffuse ovunque attraverso la crisi delle forniture di energia, di grano e delle altre materie prime, gli effetti inflazionistici, la ridefinizione dei rapporti geopolitici.

La guerra è sempre sbagliata. Ma lo è ancora di più in un mondo in cui le interdipendenze fanno sì che le questioni locali siano sempre, contemporaneamente, globali.

Ed è chiaro oggi che la via d’uscita dal tragico errore di Putin va cercata a partire dagli annodamenti che si sono stretti ancora di più negli ultimi 16 mesi.

Le diverse parti del pianeta sono sempre più legate a un destino comune.

A valle del grande salto prodotto dalla globalizzazione della fine del XX secolo, oggi ci troviamo a un punto di non ritorno: in questa nuova configurazione storica (bisogna insistere sulla sua novità, ancora troppo poco riconosciuta) è necessaria una conversione dello sguardo.

Una nuova intelligenza

O meglio, una nuova intelligenza che, mettendosi in ascolto della realtà (per citare di nuovo la Evangelii gaudium, «la realtà è superiore all’idea»), sia capace di mettere da parte quell’ottusità che deriva dal porsi nel mondo esclusivamente dal proprio punto di vista: mai come oggi è evidente che nessuno si salva da solo, che siamo tutti legati, che c’è un bene dell’intera umanità da cui bisogna partire per risolvere le questioni locali, che ogni interesse particolare è legittimo solo in rapporto all’interesse generale. Una prospettiva peraltro necessaria per arrivare a immaginare e costruire quelle nuove istituzioni di cui abbiamo urgente bisogno per dirimere i conflitti, delineare tempi e modi della transizione, reindirizzare le ingenti risorse finanziare disponibili, gestire le emergenze.

C’è troppa gente in giro che continua a guardare il presente con gli occhiali vecchi del secolo scorso.

E che, proprio per questo, causa grandi disastri e altrettante sofferenze.

www.avvenire.it