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venerdì 26 maggio 2023

RISPETTARE OGNI PERSONA

Il bullismo distrugge 
la vita, 

rispettare ogni persona

 nella sua autenticità

 Francesco chiude l'evento di Scholas Occurrentes sulle "Città Eco-Educative" che ha riunito a Roma 50 sindaci di America Latina ed Europa. In collegamento con giovani di tutto il mondo, il Pontefice risponde a domande su allarme educazione, crisi sociali, rapporto con gli anziani. A chi domanda se si recherà in Argentina, dice: "L'idea è l'anno prossimo, vediamo se si può". Dal presidente del Napoli De Laurentiis il dono della maglia col numero 10 di Maradona

 -di Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

 La possibilità di un viaggio in Argentina (“l’anno prossimo, vediamo se si può”); la condanna del bullismo che “distrugge” la vita; l’invito al rispetto per ogni persona “così com’è”, nella sua “autenticità”; il pericolo per “l’educazione a metà” di tanti ragazzi che non terminano il ciclo scolastico e l’allarme per la diffusione di pornografia e “commercializzazione dell’amore” di cui sono vittime soprattutto gli adolescenti. Poi il ricordo delle mattinate passate a casa dei nonni a Buenos Aires “a imparare i valori” e l’incoraggiamento ad uscire dalle “crisi” mai da soli, ma sempre accompagnati.

Papa Francesco risponde alle domande di giovani e anziani di America Latina, Usa, Europa, Amazzonia colombiana, tutti membri della grande rete di Scholas Occurrentes, l’organismo nato nel 2001 in Argentina come risposta culturale alla crisi politica, economica e sociale del Paese e poi diffuso in tutto il mondo, soprattutto nelle zone più povere, grazie al contributo dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Scholas, divenuta intanto fondazione pontificia, compie ora dieci anni e per l’occasione ha organizzato a Roma un congresso sulle “Città eco-educative” con 50 sindaci latino-americani ed europei. L’evento si è concluso oggi, 25 maggio, con un incontro nell’Istituto Augustinianum di Roma, a pochi metri da San Pietro, alla presenza di Papa Francesco che, come sempre per gli eventi Scholas, partecipa a dialoghi in hang-out, momenti di musica e canto, video, saluti e scambi di regali. E a sorpresa si collega in diretta con una casa di riposo di Granada, uno dei luoghi in cui il movimento Scholas porta avanti il programma globale "Essere insieme", iniziato durante la pandemia.

Il viaggio in Argentina

Il Pontefice arriva all’Augustinianum intorno alle 16.30, quasi un’ora dopo l’orario previsto, dopo alcuni incontri riservati nello stesso istituto. Fa il suo ingresso in sedia a rotelle da una porta laterale, mentre sindaci, ambasciatori, artisti, sportivi, influencers, imprenditori (come i proprietari dei supermercati Piccolo o di Yamamay) e “amici” di Scholas, presenti in sala, con le mani e i piedi riproducono il suono della pioggia. In sottofondo, le note malinconiche di un fado alla chitarra. Una sindaca portoghese intona un canto, un altro recita i versi di una sua poesia. Francesco sorride, ringrazia, batte le mani. Poi parla con una giovane argentina tramite video collegamento e, in spagnolo, risponde alla domanda se visiterà il suo Paese natale: “La mia idea è andare l’anno prossimo, vedremo se si può”, ribatte Francesco.

Emergenza educativa

Più lunga e articolata la risposta del Papa sulla emergenza educativa e la necessità di un Patto Educativo che già da tempo ha chiesto di stipulare in ogni Paese per le nuove generazioni. “Quanti giovani oggi non hanno la possibilità di ricevere un’educazione completa. Quante volte per la mancanza di educazione sessuale si finisce nella commercializzazione dell’amore e l’amore non è per commercializzare e i ragazzi non sono per essere usati…”.

“Educare i giovani”, è l’invito insistente del Papa: “Che i ragazzi abbiano educazione è un dovere dei genitori e della società intera. I ragazzi che non terminano i cicli scolastici sono un peso per le società”. E che i ragazzi “non commercializzino” né siano commercializzati è l’altro invito del Vescovo di Roma: “La pornografia, in questo momento, è la commercializzazione più dell’amore. E ad una persona che ama non gli piace essere usata così”. “È un bene che la scuola abbia queste due priorità”, dice Francesco, incoraggiando il lavoro di Scholas nei cinque continenti: “Andate avanti, ne vale la pena”.

Rispetto per l'autenticità

Una ragazza, tramite lo schermo, chiede al Papa cosa fare per superare la crisi del suo Paese; altri pongono domande su omofobia, razzismo, bullismo. Il bullismo, soprattutto, “è molto grave e distrugge la vita”, afferma Papa Francesco. “Ogni uomo, ogni donna, ogni ragazzo, ogni ragazza ha il dovere di essere autentico e il diritto di essere rispettato”, aggiunge.

È una parola, “autenticità”, che “si usa molto ma che non si capisce”, invece “se una persona si esprime così, autentica, gli altri rispettano la persona per come è”. Il Papa amplia poi lo sguardo alle crisi che affliggono il mondo e, come durante i momenti più duri della pandemia, ripete: “Una crisi devi identificarla e accompagnare per uscire da essa. Da un conflitto non si esce, è chiuso; da una crisi sì, a due condizioni: uno, da una crisi non si esce da soli ma accompagnati. In secondo luogo, non si esce da una crisi nello stesso modo: si esce o migliori, o peggiori”.

La maglia di Maradona in dono

Tra i tantissimi regali consegnati – dai Gesù bambino in ceramica ai libri, dalle t-shirt ai quadri, fino a cestini pieni di prodotti artigianali – al Papa viene donata anche una divisa del Napoli che ha recentemente festeggiato lo scudetto. A consegnarla è il presidente della squadra Aurelio De Laurentiis che subito indica il 10, il numero di Armando Maradona, l’indimenticato campione, argentino come il Papa. “Lei è il numero 10 della Chiesa, il grande sostituto di Maradona", dice. E dalla tasca tira fuori un altro dono, una piccola riproduzione di un piede in oro, in memoria del pibe de oro: "Dal piede di Maradona abbiamo tratto un piccolo piede identico. Glielo regalo per dare un calcio a tutte le ingiustizie del mondo perché lei è sempre presente in questa lotta”. Papa Francesco sorride, sussurra una battuta nell’orecchio, poi prende in mano il pallone consegnatogli da un calciatore e saluta l’arcivescovo dell’arcidiocesi partenopea, Mimmo Battaglia, che dice: “A Napoli ci stiamo muovendo con il Patto educativo, soprattutto nei quartieri più difficili. Soli come Chiesa possiamo fare poco, se ci mettiamo accanto agli altri è possibile mettere i ragazzi al centro”. E anche aiutarli a sognare, con la verità: “Perché la verità muove i sogni”.

Il ricordo dei nonni a Buenos Aires

Di sogni il Papa parla, concentrandosi sul tema a lui caro degli anziani, “los abuelos”, i nonni. Lo spunto è un altro regalo: una scultura in bronzo raffiguranti delle radici di un albero. E allora Papa Bergoglio parla delle sue di radici, i nonni con i quali a Buenos Aires trascorreva intere mattinate: “Ho avuto la grazia di avere i miei nonni in vita fino a quando ero molto grande, il primo nonno che è morto avevo 16 anni. L'altro che ero già vescovo…. Siamo migranti e i miei nonni paterni vivevano a pochi metri da casa. Mia nonna mi portava da lei perché mia madre potesse lavorare con il secondo e prepararsi per gli altri tre che avevamo. Siamo cinque... Passavo il tempo con i nonni ascoltando la loro lingua, imparando. Con loro avevo i dialoghi più profondi, da bambino ascoltavo, è lì che ho imparato i valori”.

L'importanza delle radici

Il Papa a 86 anni non dimentica quei momenti. Nessuno dovrebbe farlo: “C'è sempre la sensazione di dover tornare alle radici”, dice. “Una società si rovina quando l'unione tra la radice e il tronco si spezza, quando si secca Se non prendiamo la linfa da lì, dalle radici, ci secchiamo”. Tornano le parole del profeta Gioele, capitolo 2, versetto 1, sempre citate durante gli incontri con la gioventù nei vari viaggi: “I vecchi sogneranno e i giovani avranno visioni”. Possono farlo solo se legati l’uno all’altro; i giovani, in particolare, “non possono sognare senza le radici, altrimenti sognano con il primo ambulante della strada”, ammonisce il Pontefice.

Non lasciare gli anziani soli

Da qui un appello per tutti gli anziani che “non hanno il diritto di morire nell'isolamento...”. Il Papa ricorda di quando da vescovo visitava le case di riposo e le infermiere raccontavano di “vecchi” lasciati soli per mesi e mesi dai parenti. “Il rapporto tra anziani e giovani è naturale. Una società che non si prende cura di questo rapporto si ideologizza, si settarizza...”, avverte Francesco. “Alcuni settori della società nascondono gli anziani”, invece c’è solo da imparare dalla loro “sabiduría”, dalla loro “saggezza”. “Non perdete l’illusione”, raccomanda Francesco ai giovani, “gli anziani vanno custoditi, gli anziani hanno da dire e da dare saggezza, è necessario che i giovani si avvicinino a loro”.

Adelante

“Adelante”, dice infine il Papa all’intera rete di Scholas: “Avanti, non come pirati”, scherza”. Infine, un altro lungo momento di saluti, strette di mano, foto di gruppo con i sindaci che dal Papa ricevono il diploma delle Scuole Laudato si’: “Non è un traguardo, ma un nuovo inizio”.

 

Vatican News

 

giovedì 10 marzo 2022

ADOLESCENTI, COVID e GUERRA


 InAdatti: Covid e adolescenti -Scholas Occurrentes ha voluto parlare di giovani nell’anniversario del lockdown mentre la guerra è entrata nelle case di tutti.

Dai rappresentanti delle istituzioni presenti sono arrivati sostegno e apprezzamento per l’iniziativa: “Il lavoro che stiamo facendo insieme a Scholas attraverso il nostro protocollo sta andando nella giusta direzione, soprattutto in questo momento difficile. Oggi più che mai abbiamo bisogno di solidarietà, vicinanza, condivisione e sostegno, soprattutto per chi è in difficoltà. Credo che il lavoro di istituzioni come Scholas aiuti a guarire le ferite, soprattutto evidenziando il lavoro congiunto con la comunità” ha affermato il ministro della salute Roberto Speranza.

E di un lavoro istituzionale a favore della salute emotiva dei giovani parla il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Credo che il lavoro che stiamo facendo insieme a Scholas sia fondamentale perché è un lavoro che parte dalle persone e, soprattutto, parte dalle difficoltà e dal disagio delle persone e per questo dobbiamo lavorare per ricostruire un senso di comunità.". Di comunità ha anche parlato Elena Bonetti, ministra alle Pari Opportunità e Famiglia: “Noi italiani ci siamo mostrati rispettosi per le regole. Code perfettamente silenziose e distanziate fuori dai supermercati, senza la minima protesta. È scattato quel senso di comunità e le famiglie sono state la rete di tutto questo”.

Di comunità e famiglia, questa volta digitali, nella tavola rotonda moderata da Milly Tucci (Ambassador dell’evento per volontariato) parla Costanza Andreini (Public Policy Manager Meta): “Unire comunità ci unisce alla Fondazione Scholas Occurrentes, noi lo facciamo dal lato digitale - dice - il mio è un invito a riflettere sul fatto che usare i social non significa saperli usare. Meta, infatti, investe nella creazione di consapevolezza e cultura perché i ragazzi vanno accompagnati nell’avventura digitale, non solo per proteggerli ma anche per fornire loro le chiavi di lettura dell’online. Take a break, per esempio è un promemoria che invita a non passare troppo tempo sui social, uno strumento ed un invito alla consapevolezza”.

 La riflessione su giovani e digitale continua con Martina Colasante (Government Affairs & Public PolicyManager Google) che emozionata ricorda il contributo determinante del motore di ricerca nella didattica a distanza, che ha permesso ai giovani di continuare a studiare. “Oggi i più piccoli devono confrontarsi con immagini violente in cui ci sono volti e storie di bambini – precisa – noi responsabilmente, come abbiamo fatto durante la pandemia, cercheremo di contrastare la disinformazione con una strategia che pone in evidenza le fonti autorevoli, quali sono le istituzioni”. La formazione è importante anche per Google che ha creato percorsi per ragazzi, docenti, genitori e nonni allo scopo di aiutarli a sviluppare lo spirito critico: “Mettiamo in grado le persone di saper riconoscere le fonti giuste - conclude Martina Colasante –. Abbiamo anche inventato una sorta di vademecum, distribuito nelle scuole, che aiuta a muovere i primi passi in un mondo in cui l'informazione diventa sempre più complessa”.

 Giacomo Lev Mannheimer di Tik Tok dice che la caratteristica della sua piattaforma è la contaminazione, niente like o follower, e riporta del caso #Bookstock, hashtag che ha prodotto 25 miliardi di visualizzazioni ed ha addirittura attratto l'interesse delle case editrici di libri.

 Derrick de Kerckhove, sociologo esperto del mondo digitale e direttore scientifico di TuttiMedia/MediaDuemila partner dell’evento, parla di tempi interessanti ma difficili da gestire: “Che tu possa vivere in tempi interessanti. Questa antica maledizione cinese trova la sua piena realizzazione nell’oggi, nel terrorismo con la caduta delle torri gemelle a New York City, nella pandemia senza fine con il covid-19 ed ora anche nella minaccia di una guerra nucleare, con allo sfondo una catastrofe ambientale dovuta al cambiamento climatico. È interessante notare che una giovane adolescente, Greta Thunberg, a soli 15 anni è stata capace di accelerare la presa di coscienza globale. L'insicurezza è una delle condizioni più comuni nei giovani, in particolare nelle prime fasi della crescita. In questo contesto particolarmente simbolico puntiamo a soluzioni per capire come evitare o curare i traumi emotivi nelle diverse fasi della crescita, in una società globale”.

 Per Carlo Rodomonti, (marketing strategico e digital Rai Cinema) il disagio giovanile può essere aiutato anche con le produzioni di Rai Cinema che lo raccontano. Gli hikikomori , giovani rinchiusi in se stessi, sono protagonisti di un cortometraggio Rai : “Dare spazio ai racconti di storie complesse - afferma - permette di approfondire le tematiche più nascoste e più complesse della vita”.

 Di televisione occupata dai giovanissimi parla Marco Lanzarone (Rai Kids): “I giovanissimi, parlo dei bimbi fino a 6 anni dopo il 2020 hanno preso possesso del nostro programma attraverso i messaggi che mandavano ai loro cari. Con il Covid abbiamo capito di doverli ascoltare.”

 L’obiettivo della mattinata è stato raggiunto con Alessandra Graziosi (Fondazione Scholas Occurrentes Italia) che ha coinvolto relatori e spettatori in un tempo dedicato allo sguardo e allo stupore abbiamo condiviso le parole di dice Josè Maria Del Corral, direttore mondiale di Scholas Occurrentes direttore mondiale di Scholas Occurrentes: "I giovani sono diventati i nuovi veterani di guerra. Perché hanno appena combattuto una pandemia e adesso si trovano ad affrontare una nuova minaccia. Ecco perché in questo anniversario speciale vogliamo far capire le ricadute di questi avvenimenti sulla sfera emotiva dei giovani. Fino ad ora nessuno ha associato la pandemia e la guerra”.

L'iniziativa è stata organizzata grazie al sostegno e alla collaborazione con Osservatorio TuttiMedia.

Per vedere altra volta la diretta:

https://www.youtube.com/watch?v=6gttJabHYcU

Per maggiori informazioni:

redazione@mediaduemila.com

virginia.priano@scholasoccurrentes.org

venerdì 21 febbraio 2020

PELOTA DE TRAPO. IL RITORNO ALLE ORIGINI

Scholas ha lanciato il progetto globale "PELOTA DE TRAPO" (Pallone di stracci), un’idea nata da Papa Francesco per scoprire il ritorno alle origini e capire il vero senso di tutto.
Per la prima edizione di questa iniziativa è stato realizzato un CONCORSO FOTOGRAFICO per raccontare il RITORNO ALLE ORIGINI.

Chi può partecipare al concorso?

Bambini e ragazzi, di qualsiasi nazionalità, di età
compresa tra 12 e 25 anni, possono partecipare al
concorso singolarmente o in gruppi di massimo 5 persone.
 
Qual è il tema?
 
L’invito è quello di creare un saggio fotografico
composto da cinque (5) fotografie che
raccontino insieme la storia di un’origine.

Come fare per partecipare?

Per partecipare occorre registrarsi o registrare la propria squadra QUÍ. 
fino al 31 marzo. Per competere, le foto dovranno soddisfare
i requisiti stabiliti nelle BASI E CONDIZIONI.
del co

sabato 10 giugno 2017

SCUOLA: UMANIZZARE LA GLOBALIZZAZIONE

“Scholas Occurrentes”: il Papa lancia la sfida della globalizzazione “umana”

" .......   Per umanizzare la globalizzazione occorre “includere”, “dare la mano”, “abbracciare”, invece di escludere, ha detto il Papa, il quale ha aggiunto che bisogna rifiutare l’“elitismo”, poiché forma un “gruppo chiuso” ed “egoista”.
In questo modo si diventa incapace di pensare, di sentire, di lavorare con l’altro, ha avvertito Francesco, che ha definito questo atteggiamento una “tentazione del mondo di oggi”.
Il pericolo di questo elitismo è che poi si finisce anche a scegliere soltanto coloro “che possono pagare l’educazione”, ma questo non è la “vera educazione”, ha detto il Papa, che ha usato il neologismo “elitizzare”.
La sfida proposta ai giovani di “Scholas” è quindi “condividere con gli altri le caratteristiche di ogni sassolino”, e questo si fa “umanamente”, “non animalmente”, vale a dire “dialogando, non aggredendo”.
Mentre ha messo i giovani in guardia da una società sempre più “elitista” e sempre meno “partecipativa”, li ha esortati a non “lasciarsi escludere”.

Ognuno di noi ha un senso, ha sottolineato, mostrando di nuovo il sassolino. Ognuno deve quindi scoprire il “suo” senso, per poter condividerlo, ha ricordato il Papa. “Se non si condivide, si finisce al museo: nessuno di voi vuole finire al museo”, ha esclamato sorridendo. ..... "