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domenica 28 dicembre 2025

QUALE REALTA' ?

 

 


L'erosione della realtà: la crisi dell'autenticità visiva causata dall'AI



-     Marco Giacalone

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L'intelligenza artificiale generativa ha innescato una crisi ontologica, erodendo lo statuto di verità dell'immagine e rendendo l'occhio umano un rilevatore inaffidabile. Questo editoriale analizza il fallimento percettivo come minaccia alla coesione sociale, la strategia di certificazione del vero e le implicazioni democratiche di un mondo popolato da immagini orfane di verità.

Per secoli, l'immagine ha svolto il ruolo di testimone silenzioso della storia, l'ancora di prova fattuale che sosteneva la cronaca e il dibattito pubblico. Quel ruolo è finito. La democratizzazione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa, i modelli di diffusione, le reti GAN, non ha solo migliorato la grafica digitale; ha inferto un colpo mortale allo statuto di verità dell'immagine stessa. Il mondo sta assistendo al crollo del suo rivelatore più fidato: l'occhio umano.

Questo non è un problema tecnico, ma una crisi ontologica. L'autenticità visiva, un tempo garantita dalla percezione, è stata delegata all'algoritmo. Le creazioni sintetiche hanno raggiunto una risoluzione e un realismo tali che l'uomo non è più in grado di distinguere il genuino dal fabbricato. Quando la differenza tra verità e menzogna richiede una verifica computazionale, si è già perso qualcosa di fondamentale nel rapporto con la realtà. Si è verificato un vero e proprio fallimento percettivo su scala globale.

Le implicazioni di questo fallimento sono devastanti per la sfera pubblica. La proliferazione di contenuti visivi manipolati non è casuale; è una collateralità politica studiata. Immagini generate per diffamare, destabilizzare o ingannare possono influenzare elezioni, alterare mercati finanziari e corrodere il consenso in tempo reale. L'incapacità di un cittadino di fidarsi di ciò che vede si traduce inevitabilmente in un contagio di cinismo radicale. La sfiducia non colpisce solo il singolo medium, ma si estende alle istituzioni mediatiche e, per estensione, a quelle governative. L'AI ha armato l'arte dell'inganno.

È una beffa che i sistemi di rilevamento AI (i detector) nati per contrastare i deepfake siano per loro stessa natura destinati a fallire. I modelli generativi evolvono in modo esponenziale, rendendo obsoleto qualsiasi strumento di difesa non appena viene rilasciato. L'industria ne è consapevole e sta, giustamente, invertendo la rotta: si sta abbandonando l'utopia della detection per concentrarsi sulla provenienza digitale (provenance).

L'obiettivo non è più identificare il falso, ma certificare il vero. Standard di autenticità come C2PA rappresentano un tentativo cruciale di costruire una catena di fiducia crittografica per il contenuto digitale, dotando ogni file di un certificato di nascita che ne traccia l'origine e la storia delle manipolazioni. Ma la loro efficacia è subordinata all'adozione universale da parte di tutti i produttori di hardware e software, una missione titanica che è in ritardo rispetto all'inondazione di immagini generate e non etichettate. Finché questo non accadrà, il mondo sarà popolato da immagini orfane di verità.

L'aspetto più inquietante risiede, in ultima analisi, non nel danno arrecato alle macchine fotografiche, ma in quello inflitto alla cognizione umana. La costante esposizione alla menzogna visiva di massa non rende gli individui più scettici in senso critico, ma semplicemente più propensi a rifiutare ogni fatto scomodo. Questa dinamica distrugge la base di realtà condivisa necessaria per il dibattito pubblico e la coesione sociale.

Se l'intelligenza artificiale ha irrevocabilmente distrutto l'affidabilità di ciò che vediamo, la domanda che resta appesa è la più urgente ed è su quali basi fattuali si potrà ancora costruire la politica, la storia e la democrazia stessa.

L'epoca della verità garantita è finita.

 

Terza Notizia

 

venerdì 26 maggio 2023

RISPETTARE OGNI PERSONA

Il bullismo distrugge 
la vita, 

rispettare ogni persona

 nella sua autenticità

 Francesco chiude l'evento di Scholas Occurrentes sulle "Città Eco-Educative" che ha riunito a Roma 50 sindaci di America Latina ed Europa. In collegamento con giovani di tutto il mondo, il Pontefice risponde a domande su allarme educazione, crisi sociali, rapporto con gli anziani. A chi domanda se si recherà in Argentina, dice: "L'idea è l'anno prossimo, vediamo se si può". Dal presidente del Napoli De Laurentiis il dono della maglia col numero 10 di Maradona

 -di Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

 La possibilità di un viaggio in Argentina (“l’anno prossimo, vediamo se si può”); la condanna del bullismo che “distrugge” la vita; l’invito al rispetto per ogni persona “così com’è”, nella sua “autenticità”; il pericolo per “l’educazione a metà” di tanti ragazzi che non terminano il ciclo scolastico e l’allarme per la diffusione di pornografia e “commercializzazione dell’amore” di cui sono vittime soprattutto gli adolescenti. Poi il ricordo delle mattinate passate a casa dei nonni a Buenos Aires “a imparare i valori” e l’incoraggiamento ad uscire dalle “crisi” mai da soli, ma sempre accompagnati.

Papa Francesco risponde alle domande di giovani e anziani di America Latina, Usa, Europa, Amazzonia colombiana, tutti membri della grande rete di Scholas Occurrentes, l’organismo nato nel 2001 in Argentina come risposta culturale alla crisi politica, economica e sociale del Paese e poi diffuso in tutto il mondo, soprattutto nelle zone più povere, grazie al contributo dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Scholas, divenuta intanto fondazione pontificia, compie ora dieci anni e per l’occasione ha organizzato a Roma un congresso sulle “Città eco-educative” con 50 sindaci latino-americani ed europei. L’evento si è concluso oggi, 25 maggio, con un incontro nell’Istituto Augustinianum di Roma, a pochi metri da San Pietro, alla presenza di Papa Francesco che, come sempre per gli eventi Scholas, partecipa a dialoghi in hang-out, momenti di musica e canto, video, saluti e scambi di regali. E a sorpresa si collega in diretta con una casa di riposo di Granada, uno dei luoghi in cui il movimento Scholas porta avanti il programma globale "Essere insieme", iniziato durante la pandemia.

Il viaggio in Argentina

Il Pontefice arriva all’Augustinianum intorno alle 16.30, quasi un’ora dopo l’orario previsto, dopo alcuni incontri riservati nello stesso istituto. Fa il suo ingresso in sedia a rotelle da una porta laterale, mentre sindaci, ambasciatori, artisti, sportivi, influencers, imprenditori (come i proprietari dei supermercati Piccolo o di Yamamay) e “amici” di Scholas, presenti in sala, con le mani e i piedi riproducono il suono della pioggia. In sottofondo, le note malinconiche di un fado alla chitarra. Una sindaca portoghese intona un canto, un altro recita i versi di una sua poesia. Francesco sorride, ringrazia, batte le mani. Poi parla con una giovane argentina tramite video collegamento e, in spagnolo, risponde alla domanda se visiterà il suo Paese natale: “La mia idea è andare l’anno prossimo, vedremo se si può”, ribatte Francesco.

Emergenza educativa

Più lunga e articolata la risposta del Papa sulla emergenza educativa e la necessità di un Patto Educativo che già da tempo ha chiesto di stipulare in ogni Paese per le nuove generazioni. “Quanti giovani oggi non hanno la possibilità di ricevere un’educazione completa. Quante volte per la mancanza di educazione sessuale si finisce nella commercializzazione dell’amore e l’amore non è per commercializzare e i ragazzi non sono per essere usati…”.

“Educare i giovani”, è l’invito insistente del Papa: “Che i ragazzi abbiano educazione è un dovere dei genitori e della società intera. I ragazzi che non terminano i cicli scolastici sono un peso per le società”. E che i ragazzi “non commercializzino” né siano commercializzati è l’altro invito del Vescovo di Roma: “La pornografia, in questo momento, è la commercializzazione più dell’amore. E ad una persona che ama non gli piace essere usata così”. “È un bene che la scuola abbia queste due priorità”, dice Francesco, incoraggiando il lavoro di Scholas nei cinque continenti: “Andate avanti, ne vale la pena”.

Rispetto per l'autenticità

Una ragazza, tramite lo schermo, chiede al Papa cosa fare per superare la crisi del suo Paese; altri pongono domande su omofobia, razzismo, bullismo. Il bullismo, soprattutto, “è molto grave e distrugge la vita”, afferma Papa Francesco. “Ogni uomo, ogni donna, ogni ragazzo, ogni ragazza ha il dovere di essere autentico e il diritto di essere rispettato”, aggiunge.

È una parola, “autenticità”, che “si usa molto ma che non si capisce”, invece “se una persona si esprime così, autentica, gli altri rispettano la persona per come è”. Il Papa amplia poi lo sguardo alle crisi che affliggono il mondo e, come durante i momenti più duri della pandemia, ripete: “Una crisi devi identificarla e accompagnare per uscire da essa. Da un conflitto non si esce, è chiuso; da una crisi sì, a due condizioni: uno, da una crisi non si esce da soli ma accompagnati. In secondo luogo, non si esce da una crisi nello stesso modo: si esce o migliori, o peggiori”.

La maglia di Maradona in dono

Tra i tantissimi regali consegnati – dai Gesù bambino in ceramica ai libri, dalle t-shirt ai quadri, fino a cestini pieni di prodotti artigianali – al Papa viene donata anche una divisa del Napoli che ha recentemente festeggiato lo scudetto. A consegnarla è il presidente della squadra Aurelio De Laurentiis che subito indica il 10, il numero di Armando Maradona, l’indimenticato campione, argentino come il Papa. “Lei è il numero 10 della Chiesa, il grande sostituto di Maradona", dice. E dalla tasca tira fuori un altro dono, una piccola riproduzione di un piede in oro, in memoria del pibe de oro: "Dal piede di Maradona abbiamo tratto un piccolo piede identico. Glielo regalo per dare un calcio a tutte le ingiustizie del mondo perché lei è sempre presente in questa lotta”. Papa Francesco sorride, sussurra una battuta nell’orecchio, poi prende in mano il pallone consegnatogli da un calciatore e saluta l’arcivescovo dell’arcidiocesi partenopea, Mimmo Battaglia, che dice: “A Napoli ci stiamo muovendo con il Patto educativo, soprattutto nei quartieri più difficili. Soli come Chiesa possiamo fare poco, se ci mettiamo accanto agli altri è possibile mettere i ragazzi al centro”. E anche aiutarli a sognare, con la verità: “Perché la verità muove i sogni”.

Il ricordo dei nonni a Buenos Aires

Di sogni il Papa parla, concentrandosi sul tema a lui caro degli anziani, “los abuelos”, i nonni. Lo spunto è un altro regalo: una scultura in bronzo raffiguranti delle radici di un albero. E allora Papa Bergoglio parla delle sue di radici, i nonni con i quali a Buenos Aires trascorreva intere mattinate: “Ho avuto la grazia di avere i miei nonni in vita fino a quando ero molto grande, il primo nonno che è morto avevo 16 anni. L'altro che ero già vescovo…. Siamo migranti e i miei nonni paterni vivevano a pochi metri da casa. Mia nonna mi portava da lei perché mia madre potesse lavorare con il secondo e prepararsi per gli altri tre che avevamo. Siamo cinque... Passavo il tempo con i nonni ascoltando la loro lingua, imparando. Con loro avevo i dialoghi più profondi, da bambino ascoltavo, è lì che ho imparato i valori”.

L'importanza delle radici

Il Papa a 86 anni non dimentica quei momenti. Nessuno dovrebbe farlo: “C'è sempre la sensazione di dover tornare alle radici”, dice. “Una società si rovina quando l'unione tra la radice e il tronco si spezza, quando si secca Se non prendiamo la linfa da lì, dalle radici, ci secchiamo”. Tornano le parole del profeta Gioele, capitolo 2, versetto 1, sempre citate durante gli incontri con la gioventù nei vari viaggi: “I vecchi sogneranno e i giovani avranno visioni”. Possono farlo solo se legati l’uno all’altro; i giovani, in particolare, “non possono sognare senza le radici, altrimenti sognano con il primo ambulante della strada”, ammonisce il Pontefice.

Non lasciare gli anziani soli

Da qui un appello per tutti gli anziani che “non hanno il diritto di morire nell'isolamento...”. Il Papa ricorda di quando da vescovo visitava le case di riposo e le infermiere raccontavano di “vecchi” lasciati soli per mesi e mesi dai parenti. “Il rapporto tra anziani e giovani è naturale. Una società che non si prende cura di questo rapporto si ideologizza, si settarizza...”, avverte Francesco. “Alcuni settori della società nascondono gli anziani”, invece c’è solo da imparare dalla loro “sabiduría”, dalla loro “saggezza”. “Non perdete l’illusione”, raccomanda Francesco ai giovani, “gli anziani vanno custoditi, gli anziani hanno da dire e da dare saggezza, è necessario che i giovani si avvicinino a loro”.

Adelante

“Adelante”, dice infine il Papa all’intera rete di Scholas: “Avanti, non come pirati”, scherza”. Infine, un altro lungo momento di saluti, strette di mano, foto di gruppo con i sindaci che dal Papa ricevono il diploma delle Scuole Laudato si’: “Non è un traguardo, ma un nuovo inizio”.

 

Vatican News

 

mercoledì 20 ottobre 2021

AUTENTICITA' E COMUNICAZIONE


             "Siate autentici!"

In un libro la comunicazione nello stile di Papa Francesco

 Che cosa significa per Francesco comunicare e come comunica lui stesso? Che cosa gli operatori della comunicazione possono trarre dal suo esempio nell'esercizio della loro professione? Il libro presentato  nella sede di Radio Vaticana cerca di rispondere a queste e ad altre domande. Ad emergere sono parole come coerenza, autenticità, ascolto e profondità. Tra gli interventi quello del cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo.

 -Adriana Masotti - Città del Vaticano

 Ci sono alcune parole che Papa Francesco ripete spesso e che si sono ormai diffuse come ad esempio "tenerezza", "misericordia", "il tempo è superiore allo spazio", "iniziare processi piuttosto che occupare spazi", o ancora "discernimento", "terza guerra mondiale a pezzetti", "dialogo", "servizio", "ascolto", "speranza", ecc... E ci sono alcuni gesti compiuti da Papa Francesco che per molti di noi sono indimenticabili. Chi non ricorda l'immagine di Francesco che lava i piedi ai detenuti il giovedì santo, che si inginocchia davanti ai leader del Sud Sudan scongiurandoli di lavorare per la pace nel loro Paese; oppure le carezze date a tanti bimbi e agli anziani, a portatori di handicap e a vittime di tratta. Ma anche le foto del Papa che sale la scaletta di un aereo con la sua inseparabile borsa nera in mano o che scende da una semplice utilitaria arrivando in qualche luogo dove la gente lo attende. Papa Francesco desidera comunicare e sa che la comunicazione deve toccare mente e cuore delle persone. Spesso si emoziona e suscita emozione. 

I partecipanti all'evento

"Siate autentici!" è il titolo del volume del giornalista vaticanista colombiano Ary Waldir Ramos Diaz, pubblicato da Edizioni Lavoro, presentato nella sede di Radio Vaticana. L'autenticità è la caratteristica di Papa Francesco-comunicatore che il libro propone esaminando, appunto, parole e gesti di questi primi 8 anni di Pontificato. All'incontro, moderato da Alessandro Gisotti, vice-direttore editoriale dei Media Vaticani, intervengono il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi; Eva Fernández, corrispondente per l'Italia e il Vaticano di Radio Cope; Jesús Colina, vice-presidente del network cattolico Aleteia, e naturalmente l'autore. Il sottotitolo del libro è: "Con Papa Francesco per migliorare le nostre relazioni e e la nostra comunicazione".

Una comunicazione che intende costruire ponti

Nel suo libro, Ramos Diaz mette a confronto la comunicazione del Papa con il modo di comunicare di questa nostra epoca definita "della post-verità". E porta degli esempi che sottolineano tre dimensioni fondamentali nella sua comunicazione: "profondità", "ascolto" e, appunto, "autenticità", elementi che indicano nel creare ponti tra le persone, anche le più lontane o diverse, l'obiettivo generale del suo comunicare. "Comprendere la comunicazione di Jorge Mario Bergoglio significa avvicinarsi al mistero di una comunicazione inclusiva, piena di valori, aperta alla diversità e alla creazione di una comunità", scrive nell'introduzione l'autore che analizza "la comunicazione non verbale e interpersonale del Papa attraverso la testimonianza di persone che l’hanno incontrato nel corso della loro vita – credenti, atei, collaboratori, amici, personaggi istituzionali o semplici testimoni". Obiettivo del volume, sempre nelle parole dell'autore, è aiutare il lettore a intraprendere, sull'esempio di Papa Francesco, "un percorso di crescita personale e sociale (...). Un percorso per abbattere i muri dell’indifferenza, del cinismo, del pessimismo, e migliorare le relazioni interpersonali.

“In primo luogo, il Papa ritiene che la comunicazione sia una conversazione con la persona che ha di fronte, anche se ha davanti a sé una folla (da Siate autentici, pag. 26)”

Il cardinale Grech: ascoltare è un'arte

Il cardinale Grech apre gli interventi; il suo ha per tema l'ascolto. Una buona comunicazione non può che nascere dall'ascolto, afferma. Non a caso, il Papa ha voluto cominciare il percorso sinodale proprio dall'ascolto del popolo di Dio. Ma che cosa significa ascoltare? Il segretario generale del Sinodo ricorda che già nell'Evangelii gaudium, Papa Francesco scrive che ascoltare è più che sentire. E commenta: "ascoltare è un'arte, un esercizio non solo della mente ma anche del cuore. Non è per nulla un atto passivo, un'assenza di parole". Significa, prosegue, "assumere un atteggiamento di disponibilità" verso l'altro "che è sempre un dono per me". L'ascolto significa, dunque, fare spazio all'altro, lasciando da parte i pregiudizi. È svuotarsi di tutto quanto ci rende sordi. Alla base dell'ascolto, afferma ancora il cardinale Grech, c'è sempre una relazione ed esso prevede la reciprocità. Il porporato cita come esempio il drammatico caso degli abusi per dire che "non di rado all'abuso fisico, psicologico subìto", si è aggiunta per la vittima un'altra sofferenza: "quella di una parola che ferisce piuttosto che guarire, di una parola che non ha saputo ascoltare". Infine, un accenno ancora al Sinodo appena avviato che può essere un tempo opportuno di guarigione delle tante ferite che ci portiamo come Chiesa, come società e come umanità". "Aiutateci ad ascoltare tutti - conclude il porporato - specie chi vive ai margini, chi è stato ferito da una Chiesa sorda e muta, chi è in attesa di un orecchio  e di un cuore disposti ad ascoltare". 

Comunicare come servizio agli altri

Per Eva Fernández il libro "Siate autentici!" è un modo inedito di affrontare la comunicazione del Papa e la giornalista si sofferma sul suo valore di servizio sottolineando tre parole: regalo, lavoro e generosità. Afferma che è un regalo a tutti noi la comunicazione del Papa perchè ci aiuta a capire il Vangelo e ce lo rende attraente. La parola regalo è utile anche per dare un valore positivo alla comunicazione. Ma questo richiede lavoro, perchè richiede preparazione e il Papa, osserva Fernández, mette tutte le sue energie in questo suo comunicare. Per fare come lui occorre coraggio, ma anche umiltà per dare rilievo al messaggio più che a chi ne è il portatore.  Infine generosità, che significa anche sapere di correre dei rischi comunicando con coraggio. E questo il Papa lo sa bene, conclude.

La coerenza tra ciò che si è e ciò che si dice

Il tema della profondità viene esaminato da Jesús Colina che inizia il suo intervento ricordando il difficile momento vissuto da Papa Francesco in Cile durante il suo viaggio apostolico nel 2018, parlando con i giornalisti in merito alle accuse che investivano esponenti della Chiesa locale riguardo agli abusi. Più tardi, Francesco si rende conto di aver dato una risposta non esatta e con semplicità lo ammette dicendo: "Sono incorso in un grave errore di valutazione per mancanza di informazioni...". Poi incontra alcune vittime e chiede loro perdono. "I veri comunicatori  - dice Colina - si vedono nei momenti di crisi. La profondità della comunicazione di Francesco dipende dalla coerenza tra ciò che è e ciò che comunica". E il Papa comunica prima di tutto con la sua persona. "Lui è il mezzo di comunicazione del messaggio, il Vangelo passa dal suo essere, dalla sua persona e passa più con i gesti che con le parole". Per Colina il libro di Ramos Diaz non è solo un manuale di comunicazione, ma è un manuale di spiritualità della comunicazione secondo la testimonianza resa dal Papa.

Ramos Diaz: un lavoro collettivo

A conclusione dell'incontro di questo pomeriggio, le commosse parole dell'autore. Ary Waldir Ramos Diaz ci tiene a dire che il libro "Siate autentici!" è nato da un noi e che è il risultato di un lavoro collettivo e sottolinea ancora l'importanza della coerenza che significa anche evitare quei peccati della professione del giornalista indicati da Papa Francesco e cioè disinformazione, calunnia, diffamazione, fascinazione per lo scandalo. La comunicazione autentica richiede pazienza e coraggio, conclude, ma ci aiuterà a demolire i muri e grazie alla coerenza saremo credibili. 

 Vatican News


Ary Waldir Ramos Diaz, SIATE AUTENTICI, Edizioni Lavoro