mercoledì 3 maggio 2017

ALLA RISCOPERTA DELLE VIRTU' "CAVALLERESCHE"

Il codice virile
Lo psicoterapeuta Marchesini: «Dove sono più i veri uomini?
La nostra è una società irresponsabile, in cui contano solo i “like”.
 Riscopriamo le virtù del cavaliere, di colui che è pronto a dare la vita per il bene degli altri»


Intervista di ANTONIO GIULIANO

Quando il gioco si fa duro, scendono in campo i veri uomini. Ma questa è una società di “mammolette”, tutt’altro che virile. Bombardati da modelli e messaggi effeminati, dell’uomo maschio se ne son perse le tracce. Abbondano invece i fifoni e i “mammoni” e anche il “macho”, il palestrato con tatuaggio, in realtà nasconde una personalità fragile e insicura. È un quadro impietoso ma documentato che Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, ha già fatto emergere in un saggio controcorrente Quello che gli uomini non dicono (Sugarco). Da studioso consapevole della posta in gioco ha pensato bene di rilanciare il tema con un nuovo manuale impavido che punta in alto e fa riscoprire l’orgoglio agli uomini (ma di riflesso anche alle donne) della propria identità di genere: Codice cavalleresco per l’uomo del terzo millennio (Sugarco, pagine 144, euro 12,50).
Maschi si nasce (checché ne dica l’ideologia gender), ma uomini si diventa è il cardine del suo ragionamento. Però abbiamo smarrito la stessa etimologia del termine “uomo”.
«Esatto. Il greco lo definisce con due parole: anthropos e aner. Il primo indica l’essere umano di sesso maschile, il secondo l’uomo pienamente realizzato, l’eroe. Così i latini usavano homo e vir da cui virtus (la virtù) vis (forza) e virilitas (virilità). L’essere umano di sesso maschile nasce homo (o anthropos) e deve diventare vir (o aner) cioè forte, coraggioso, virtuoso. Il dovere connesso al nascere maschio è di diventare uomo, di realizzare quel potenziale donatoci al concepimento di diventare un eroe».
Perché non sentiamo più questo compito?
«L’umanità ha sempre abitato un mondo metafisico, nel quale la realtà non era limitata ai nostri sensi. Ogni donna e ogni uomo sapeva di avere un compito da realizzare, un progetto da compiere, dei ta- lenti da mettere a frutto. Ora viviamo in un mondo in cui non c’è un domani, un orizzonte, un fine: la vita è un eterno presente senza senso. Il problema è che una vita senza significato è, come diceva Viktor Frankl, una vita grigia, vuota, impossibile. E anche la ricerca spasmodica del piacere è una conseguenza dell’impossibilità di vivere una vita senza uno scopo».
A che cosa serve un codice cavalleresco?
«È una guida per l’uomo di oggi per riscoprire se stesso. Un compendio tutto fuorché “buonista”. Il cavaliere non è tale per nascita, ma per virtù, non ha privilegi, ma doveri, che egli accetta liberamente. Il cavaliere è generoso e domina le passioni senza farsi dominare perché le indirizza verso il bene.
È un uomo che teme più la vergogna e il peccato della morte stessa. Anzi sacrificare la propria vita per il bene degli altri è il suo destino, il suo compimento».
Lei ne fa una questione di onore, ma gli adulti oggi sembrano più attratti dai social network.
«L’onore non coincide con la reputazione. L’onore dipende dalle virtù della persona, non da quello che altri pensano di lei. Le due cose non coincidono anzi spesso sono in antitesi. “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi” dice il Vangelo. E in effetti Gesù che incarnava ogni virtù, non godeva di ottima reputazione. La nostra società senza onore - è basata sulla reputazione. Come dimostra il successo dei social, dove agisce il meccanismo perverso dei “like” o dei “followers”. Di avere cioè l’approvazione degli altri anche se estranei. Ma chi elemosina approvazione da chiunque è generalmente una persona molto insicura».
               In questa crisi del maschio, a farne le spese più di tutti oggi è la figura del padre.
«È il grande assente. E difatti la nostra società, materna, iperprotettiva, ci induce a essere timorosi. È la mamma che dice: “Non farlo, che ti fai male”, “È pericoloso”; è invece il padre che ci incoraggia a rischiare, a osare, a lasciare le sottane materne per prendere il largo nel pericoloso mondo. La vita è rischio e la nostra civiltà è stata costruita da coraggiosi, non da vili. Ma oggi prevale il lamento o l’assicurazione che non si avranno conseguenze. Siamo circondati da persone che vogliono avere rapporti sessuali ma non la gravidanza, vogliono avere figli ma devono essere sicuri che saranno sani e belli. E poi sempre a scaricare la responsabilità sugli altri: “Mio figlio è un bravo ragazzo prendetevela con i veri delinquenti”… Stiamo allevando una società di irresponsabili».
Tra le virtù del codice c’è la lealtà…
«Ormai scomparsa. Basta vedere la crisi del matrimonio. Il tradimento (considerato ormai fisiologico) e il divorzio non sono altro che una rottura del giuramento, una slealtà. “Se le cose vanno male” - si obietta - “perché restare insieme?”. Perché si è promesso e le promesse si fanno per quando le cose vanno male, altrimenti non ci sarebbe bisogno di promettere. Ma si sa la fedeltà ha un prezzo e oggi nessuno è educato a pagare per le proprie scelte».
Perché lo sport è un’ottima palestra di virtù?
«Chi ha fatto sport sa che l’avversario è quello che abbiamo dentro di noi: paure, insicurezze, limiti. Colui che abbiamo davanti ci dà l’occasione di superare le nostre fragilità. Nello sport non importa vincere o perdere, ma come si vince e come si perde. La storia (vera) di Rocky Balboa lo dimostra ».
Un eroe anche del cinema, come Braveheart o Batman…
«Sono modelli. Batman è uno che combatte il crimine a mani nude, e senza uccidere mai nessuno; indossa la maschera non per viltà, ma per proteggere chi gli sta vicino. È il Cavaliere Oscuro. Un cavaliere, perché il suo destino è quello di morire combattendo il male. Oscuro perché non esita a sacrificare la propria reputazione, ad accettare di essere deriso e calunniato per il bene delle persone che gli sono affidate».
Un’arma potente è l’educazione.
«La nostra civiltà è stata costruita sul potere delle storie: dai poemi omerici, alle chanson de geste, alla letteratura per l’infanzia, alle storie della Bibbia. Noi stessi del secolo scorso abbiamo capito cos’era un uomo leggendo Sandokan, Michele Strogoff, L’ultimo dei mohicani ... Ma adesso non raccontiamo più nulla ai ragazzi: gli diamo in mano un tablet, uno smartphone perché non diano fastidio. Riprendere in mano questo patrimonio millenario di storie è la chiave per dare ancora un orizzonte a milioni di uomini e donne».


Tratto da www.avvenire.it



martedì 2 maggio 2017

TATUAGGIO. CHE PASSIONE!

“Mamma, papà, 
voglio farmi un tatuaggio!”


Fenomeno tattoo: sempre più giovani e meno giovani usano tatuarsi il corpo. Quali sono gli effetti che un tatuaggio può avere sulla cute? La pelle tatuata cambia per sempre, cosa spinge dunque una persona ad alterare definitivamente la propria immagine?

di Gabriele Soliani

I tatuaggi sulla pelle del corpo diventano sempre più diffusi, quasi un segnale da mostrare come moda. Ora che arriva l’estate e si abbandonano gli abiti lunghi e coprenti, i tatuaggi risultano in bell’evidenza. Ma non si capisce bene se sono fatti per esaltare la bellezza del corpo o per qualcos’altro.
Un recente sondaggio Usa ha evidenziato che tre adulti su dieci ne ha almeno uno, con le percentuali maggiori fra i Millenials (47%) e i Gen Xers (36%) e un aumento generalizzato del 50% negli ultimi quattro anni.
La cute umana è un vero e proprio organo e svolge molte funzioni, per queste ragioni la scienza medica cerca oggi di studiare il cosiddetto fenomeno tattoo. I risultati delle ricerche mostrano parecchi dubbi e qualche preoccupazione. L’ultimo studio, che è stato pubblicato sull’argomento in ordine di tempo, ha scoperto che i tatuaggi possono alterare il modo in cui la pelle suda aumentando i rischi di un possibile colpo di calore.
I ricercatori dell’Alma College nel Michigan, analizzando i campioni di sudore di 10 adulti in buona salute, hanno notato che la zona di pelle ricoperta d’inchiostro (per l’esperimento si è scelta un’area circolare di almeno 5,2 cm) espelleva circa il 50% di sudore in meno rispetto alla parte priva di tatuaggi. “Dall’esame dei campioni di sudore è anche emerso che quelli rilasciati dalla pelle tatuata avevano una maggior concentrazione di sodio rispetto a quelli presi dalla pelle libera da inchiostro”, ha spiegato al quotidiano Time il professor Maurie Luetkemeier, coautore dello studio. Infatti quando le ghiandole sudoripare producono il sudore, la pelle tende a riassorbire il sodio e gli altri elettroliti, ma nel corso dell’esperimento gli scienziati si sono accorti che in presenza di un tatuaggio tale riassorbimento veniva parzialmente bloccato.
Il prof. Luetkemeier precisa che: “Non siamo ancora sicuri se ciò dipenda dall’inchiostro, dal trauma dell’incisione o da una combinazione di entrambi i fattori”. Quando l’area coperta da inchiostro è piuttosto estesa (e concentrata soprattutto su schiena, braccia o altre zone ricche di ghiandole sudoripare) i tatuaggi potrebbero interferire con la capacità della pelle di raffreddare il corpo e di trattenere alcuni nutrienti fondamentali, dando così origine a problemi di termoregolazione che potrebbero provocare improvvisi (e potenzialmente pericolosi) colpi di calore.
               Il professor Antonino Di Pietro, direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano dice che: “Questo studio va considerato con attenzione poiché la pelle tatuata cambia sicuramente le proprie caratteristiche e va incontro a modifiche che non possono banalmente fermarsi a una differenza di colore superficiale. Sia il trauma di un ago che, arrivando nel derma medio profondo, crea migliaia di microcicatrici in pochi centimetri quadrati, sia i granuli di pigmento, che sono corpi estranei che resteranno per sempre tra le cellule cutanee, alterano infatti la struttura cutanea, mettendo a rischio l’equilibrio e la normale vita delle cellule e delle ghiandole della pelle”.
Sappiamo anche che il tatuaggio non sempre si può rimuovere del tutto lasciando cicatrici permanenti. La pelle tatuata dunque cambia per sempre. Perché alterare per sempre un organo del corpo? Perché rovinarlo facendogli cambiare colore e fisiologia? Perché proprio la pelle che è il modo umano di presentarsi agli altri e anche a se stessi quando ci si specchia o ci si guarda?
Dallo studio citato manca, forse perché non era nei suoi fini scientifici, il pericolo di non vedere, nascosto dal pigmento, un neo che cambia colore, contorni e dimensioni, segnale di evoluzione del melanoma, il temibile cancro della cute. Sinceramente è difficile capire i motivi di questa moda così diffusa fra calciatori, cantanti e personaggi televisivi.
Per un genitore che si sente chiedere dal figlio o figlia adolescente: “Voglio farmi un tatuaggio” la motivazione del no potrebbe essere lo studio citato, oltre al fatto che la bellezza, la grandezza e la dignità del corpo va preservata sempre. In termini laici si può dire che il corpo ha una fisiologia meravigliosa e che è destinato a dare la vita ad altre persone. E, anche se i giovani non lo capiscono, si può dire che il corpo è tempio dello Spirito Santo.



lunedì 1 maggio 2017

MONTESSORI: LA LINGUA E' UN TESORO

Il quotidiano Avvenire, nel numero del 28 aprile, pubblica un interessante inedito di Maria Montessori. 
L’educatrice riflette sul valore della parola, «un insieme di suoni con il quale l’essere umano esprime un’idea. E si associa». 
Il linguaggio è parte della storia dell’umanità. Ma chi ne può conservare l’esattezza assoluta? «Certo non sarà una macchina. È il bambino che vive a contatto con la mamma e da lei assimila in modo perfetto la lingua materna»
                                                                                                              
 di MARIA MONTESSORI

Che cosa è il linguaggio umano? In sé è un soffio che suona attraverso degli strumenti musicali, le corde vocali. Queste vibrano e rendono la voce sonora; la voce passa attraverso la bocca come in un tubo risonante. Qualche volta però la bocca prende quella musica e la imprigiona ora tra i denti e la lingua, ora tra le labbra e ne fa uscire fuori suoni spezzettati che articola. Quella musica della voce (vocali) si combina con i suoni determinati tra le varie parti della bocca che perciò consuonano (consonanti): è con tali mezzi che si forma il linguaggio articolato. L’essere umano ha avuto dalla natura il dono di aggiustare questi strumenti in modo da fissare suoni che si possono distinguere l’uno dall’altro. I suoni non sono molti: sono forse venti o trenta. La lingua italiana per esempio si forma effettivamente con ventuno suoni: cinque vocali  - a,e,i,o,u-  e quindi consonanti  - b, c, d, f, g, l, m, n, p, q, r, s, t, v, z  -: (oltre  h che non ha suono).

     Venti suoni distinti, combinati tra loro in tutti i modi possibili, possono fare un numero infinito di gruppi, cioè di unione di suoni che tra loro formano una parola. Se si potessero fissare in uno strumento meccanico venti suoni per combinarli secondo quanto insegna la matematica, col procedimento detto delle “combinazioni e permutazioni”, ne verrebbero fuori milioni e milioni di parole. Secondo Max Müller, il numero di parole che si potrebbero ottenere con ventiquattro lettere sarebbero circa seicentomila quadrilioni (600.000.000.000.000.000.000.000). Ma queste combinazioni di suoni non sarebbero veramente parole. Parola è un insieme di suoni con il quale l’essere umano esprime un’idea. È dunque l’idea, e non la combinazione di suoni, che origina veramente la parola. Perché una parola indichi un’idea, .........

BUON PRIMO MAGGIO !


Buon primo maggio. 
Con l'augurio che tutti possano avere un onesto e dignitoso lavoro
che le potenzialità di ciascuno siano adeguatamente valorizzate e messe al servizio del bene comune, 
che carità, solidarietà e giustizia siano caratteristiche delll'agire delle persone, delle istituzioni e delle nazioni. 

San Giuseppe, patrono dei lavoratori,
 protegga tutti e ci aiuti a fare del nostro meglio.

martedì 25 aprile 2017

25 aprile - FARE MEMORIA PER COSTRUIRE UN FUTURO MIGLIORE


Alle fronde dei salici
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese:
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo

lunedì 24 aprile 2017

DON LORENZO MILANI: UN PRETE "SCHIERATO" CON IL VANGELO


        […] Il fascino di don Lorenzo Milani – morto a Firenze, il 26 giugno 1967 – e l’originalità del suo messaggio restano più vivi che mai. Perché gli scritti e le dure battaglie che affrontò scuotono tuttora le coscienze intorpidite, mettendole di fronte alle ingiustizie e alle connivenze o miopie.
     In breve, la sua ribellione obbediente – peraltro tuttora fonte di opposte valutazioni, come del resto si fa con altri «profeti» di quel tempo – è lì a ricordarci che soltanto dall’interno, anzitutto di noi stessi, è possibile cambiare i meccanismi perversi anche delle istituzioni.    
       Come sacerdote profetico e lungimirante, fu osteggiato per il suo voler rimanere al di sopra delle divisioni politiche e ideologiche che laceravano l’Italia nel secondo dopoguerra, mentre fu altrettanto incompreso come uomo folgorato dall’utopia evangelica, che volle realizzare nella Chiesa schierandosi dalla parte degli ultimi.
          Concretamente, don Milani tentò gli esperimenti di avanguardia del regnum Dei prima tra gli operai e i contadini di San Donato, proprio quando, colmata l’ignoranza che li estraniava dal resto della società civile, prendevano coscienza del loro valore di uomini; e poi nella sperduta canonica di Barbiana, in mezzo a un gruppetto di bambini che, divenuti famiglia accogliente in una scuola non discriminata, imparavano un sapere globale, tipico dell’umanesimo integrale cristiano, e preparavano così un futuro migliore: per sé e per la polis.
      Scriveva infatti: «La scuola siede tra passato e futuro e deve averli presenti entrambi. […] E allora il maestro deve essere per quanto può “profeta”, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi oggi vediamo solo in confuso»..........


Articolo pubblicato nella rivista CIVILTA' CATTOLICA


Papa Francesco: DON MILANI, UN GRANDE EDUCATORE!


" ...... Con queste parole mi rivolgevo al mondo della scuola italiana, citando proprio don Milani: «Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato ad imparare – è questo il segreto, imparare ad imparare! –, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano che era un prete: Don Lorenzo Milani». Così mi rivolgevo all’educazione italiana, alla scuola italiana, il 10 maggio 2014.......

Il Signore era la luce della vita di don Lorenzo, la stessa che vorrei illuminasse il nostro ricordo di lui. L’ombra della croce si è allungata spesso sulla sua vita, ma egli si sentiva sempre partecipe del Mistero Pasquale di Cristo, e della Chiesa, tanto da manifestare, al suo padre spirituale, il desiderio che i suoi cari “vedessero come muore un prete cristiano”. La sofferenza, le ferite subite, la croce, non hanno mai offuscato in lui la luce pasquale del Cristo Risorto, perché la sua preoccupazione era una sola, che i suoi ragazzi crescessero con la mente aperta e con il cuore accogliente e pieno di compassione, pronti a chinarsi sui più deboli e a soccorrere i bisognosi, come insegna Gesù (cf Lc 10,29-37), senza guardare al colore della loro pelle, alla lingua, alla cultura, all’appartenenza religiosa........


Martedì, 20 giugno 2017 
Papa Francesco si recherà in  pellegrinaggio alle tombe di don Mazzolari e don Milani.

Programma

7.30Decollo in elicottero dall’eliporto Vaticano
9.00Atterraggio nel campo sportivo di Bozzolo (Mantova)
Parrocchia di San Pietro: preghiera sulla tomba di Don Primo Mazzolari (1890-1959) Il Santo Padre tiene un discorso commemorativo ai fedeli presenti in chiesa
10.30Decollo dal campo sportivo di Bozzolo
11.15Atterraggio nello spiazzo sottostante alla chiesa di Barbiana
Visita in privato nel Cimitero, e preghiera sulla tomba di Don Lorenzo Milani (1923-1967), in occasione del 50° anniversario della sua morte
nella chiesa: incontro con i discepoli di don Milani ancora viventi e breve visita nella canonica
nel giardino adiacente
il Santo Padre tiene un discorso commemorativo, alla presenza dei discepoli, di un gruppo di sacerdoti della Diocesi e di alcuni ragazzi ospiti di case-famiglia
12.30Partenza da Barbiana
13.15Rientro in Vaticano