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venerdì 12 giugno 2026

LA MADRE SI ACCORGE DI TUTTO

 

È nella sua cura

 la risposta

a un mondo

 sempre più distratto 


"È la madre che si accorge di tutto, anche del dettaglio che passa spesso inosservato". 

Per Recalcati è nella cura dell'altro che si custodiscono desideri, passioni e il senso più autentico...

La Redazione

Può riuscire la figura della madre con il suo esempio, la sua cura e il suo amore a salvare l’umanità? È una domanda enorme eppure, se per salvezza intendiamo la capacità di restare umani in un tempo che rischia di dimenticare l'attenzione verso l'altro, la risposta è sì. A tal proposito, la riflessione proposta da Massimo Recalcati, psicanalista e docente universitario, assume un significato profondo.

“La lezione più alta che possiamo ricavare dalla maternità non è affatto quella del “maternage” ma quella di una cura che sa essere cura del particolare. Nel nostro tempo dominato dal nichilismo del discorso del capitalista, in primo piano è un'incuria assoluta. La città, le relazioni umane, la comunità civile, il nostro stesso pianeta sono travolti da un iperattivismo mortale il cui unico scopo è di realizzare un godimento senza Legge”.

Secondo l’esperto, nel mondo moderno, quello nel quale tutti siamo “vittime coscienti”,  i valori autentici sono stati appannati dal denaro, inevitabilmente dal lavoro e da questa esasperazione nel raggiungere un massimo che si spinge sempre più oltre, lasciandoci senza forze e con la sensazione di non aver mai fatto abbastanza.

Questo modo di vivere ci rende semplicemente egoisti, individui che mirano solo al proprio successo senza osservare quello che ci sta attorno e soprattutto chi ci sta attorno. Ed è da qui che parte la riflessione di Massimo Recalcati che ci invita ad osservare la madre e la sua cura: “La madre come figura che sa incarnare una cura che non dimentica di fare posto al particolare più particolare della vita è un punto di resistenza critica a questa deriva. È questa una delle cifre più politiche del mio lavoro”.

È la madre che si accorge di tutto, anche del dettaglio che passa spesso inosservato, sentinella di malesseri, stati d’animo, desideri e passioni. È questo l’atteggiamento con il quale l’esperto chiede di affrontare questa vita, oggi più che mai, carente di valori ed emozioni. Sia gli uomini che le donne, sono chiamati ad esercitare nelle loro vite il lato “materno”, quello che accoglie senza giudicare, quello che rassicura senza abbandonare. Questo genere di cura riesce a sanare le ferite dell’altro, ma prima ancora le proprie, quando esausti da una vita che assorbe tutte le nostre energie riusciamo finalmente a dire basta e a curarci con il nostro stesso amore. 

Scuolaoggi


 

domenica 10 maggio 2026

VIVA LE MAMME

 


“Essere mamma

 è il dono più grande e, insieme, 

la sfida più profonda

 che la vita possa regalare. 

La maternità ti cambia dentro: 

cambia il cuore, il tempo 

e il modo di guardare il mondo”.


Con queste parole la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto di ricordare la ricorrenza che oggi, domenica 10 maggio, si celebra in Italia e in decine di altri Paesi. “Oggi voglio dedicare un pensiero speciale a tutte le mamme“, ha aggiunto in un post sui social, “a quelle che corrono tutto il giorno senza fermarsi mai, a quelle che custodiscono silenziosamente ogni preoccupazione“.

Anche il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha scelto i social per mandare un messaggio in riferimento alla festa: “I miei auguri più belli a tutte le mamme. Grazie per la profondità con cui sapete amare i vostri figli”.

Dietro la seconda domenica di maggio, però, c’è una storia meno oleografica di quanto si possa immaginare. Una storia fatta di campi di battaglia, lutti personali, attivismo femminile e perfino una crociata contro la commercializzazione della ricorrenza.

Le origini americane: madri in trincea

Negli anni Sessanta dell’Ottocento, durante la Guerra civile americana, Ann Reeves Jarvis organizza i Mothers’ day work clubs: donne che migliorano le condizioni sanitarie e curano i feriti di entrambi gli schieramenti. Dopo aver perso diversi figli per malattie infettive, nel 1868 fonda il Mother’s friendship day per riunire ex nemici di Nord e Sud. Intanto Julia Ward Howe, autrice dell’Battle Hymn of the Republic, scrive nel 1870 la Mother’s Day Proclamation contro la guerra.

Ma è la figlia di Ann, Anna Jarvis, a compiere il passo decisivo: nel 1908 organizza la prima celebrazione (seconda domenica di maggio) e nel 1914 ottiene la festa nazionale. Quando la ricorrenza diventa un affare fatto di biglietti e regali, Anna si ribella, critica la commercializzazione e difende l’apostrofo al singolare (Mother’s day, non mothers’ day): la festa deve riguardare la propria madre, non le madri in generale.

L’arrivo in Italia: dalla Giornata del fanciullo al garofano

In Italia la ricorrenza segue un percorso diverso. Nel 1933 il regime fascista istituisce la Giornata della madre e del fanciullo, celebrata il 24 dicembre. Vengono premiate le madri più prolifiche, in particolare quelle con molti figli maschi. La logica è demografica e nazionalista.

Quella che conosciamo oggi nasce nel dopoguerra. Negli anni Cinquanta si sviluppano due iniziative indipendenti: una a Tordibetto di Assisi, con un significato religioso legato al mese di maggio, e una in Liguria, favorita dalla produzione e vendita di fiori.

Dal 1959 la ricorrenza si diffonde in tutto il Paese. Inizialmente fissata l’8 maggio, viene poi spostata alla seconda domenica del mese, allineandosi alla tradizione statunitense.

Il mondo celebra, ognuno a suo modo

Non tutti seguono il calendario americano. Nel Regno Unito, ad esemopio, la Mothering Sunday cade la quarta domenica di Quaresima. La tradizione voleva che chi lavorava lontano tornasse nella chiesa del proprio battesimo, quasi sempre nel paese d’origine dove viveva la famiglia. Il ricongiungimento con la madre diventava naturale. Il dolce tipico è la Simnel cake, una torta alla frutta con due strati di pasta di mandorle.

In Messico si festeggia il 10 maggio, fisso. In Thailandia la data è il 12 agosto, compleanno della regina Sirikit, madre dell’attuale sovrano. Parate e decorazioni invadono il Paese.

In Norvegia, invece, bisogna segnarsi un’altra data: la seconda domenica di febbraio. La festa è già passata. Anche lì si regalano fiori e biglietti, ma la tradizione prevede un piatto speciale preparato per la madre, spesso a base di baccalà. In Indonesia il 22 dicembre non si onorano soltanto le madri: è anche una giornata di manifestazioni politiche a sostegno dei diritti delle donne.

Quanto ai fiori, il garofano resta il simbolo più diffuso. Rosso o rosa per le madri in vita, bianco per quelle che non ci sono più. Un codice semplice, che non ha bisogno di istruzioni.

Orizzonte scuola

venerdì 7 maggio 2021

MAMME IN ITALIA. LE EQUILIBRISTE


Una questione ineludibile

 per costruire il futuro

In vista della festa della mamma, domenica 9 maggio, Save the Children pubblica il Rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021”, fotografando una situazione che si è aggravata durante la pandemia e le conseguenze sulla denatalità già vissuta dal Paese

 

- Debora Donnini – 

 

C’è un’emergenza cruciale in Italia e ha un nome: denatalità. La pandemia l’ha aggravata ma già imperversava: le nascite in Italia continuano a calare e relativamente all’anno scorso, il 2020, il tasso di fecondità è sceso ulteriormente a 1,24 figli per donna. In una parola: non si garantisce il ricambio generazionale che avrebbe bisogno di un 2,1%. Anche se si volessero prendere in considerazione solo i dati economici, è troppo basso per il sistema-Paese. Ma andrebbe anche rilevata la gioia che si sperimenta nella donazione di una nuova vita che apre orizzonti di eternità.

La questione natalità

Citati nel Rapporto di Save the Children, sono gli stessi dati statistici - dell’Istat, dell’Inps, di Eurostat e altri - a fotografare un’Italia dove la maternità viene ritardata o a cui spesso si rinuncia. E sono sotto gli occhi di tutti le varie difficoltà che contribuiscono a questo inverno demografico, come lo stesso Papa Francesco l’ha più volte definito. Dal report dell'Istat sugli indicatori demografici 2020, reso noto qualche giorno fa, le nascite risultano pari a 404mila mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746mila. Ne consegue una dinamica naturale - nascite/decessi - negativa nella misura di 342mila unità: in sostanza, 7 neonati e 13 decessi per mille abitanti.

Le Equilibriste

Lo snodo della natalità, della possibilità di crescita del Paese e di sostenibilità di welfare e pensioni, passa inevitabilmente per un altro grande tema dei giorni nostri: quello delle madri e del sostegno imprescindibile per invertire la rotta. Il titolo del rapporto di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021” fotografa già solo con la parola “equilibriste” la condizione delle mamme italiane, che sono poco più di 6 milioni su una popolazione in calo, di 59 milioni e 259mila. Poche mamme, che fanno sempre meno figli e hanno il primo figlio sempre più tardi - in Italia il triste il primato delle più anziane d’Europa alla nascita del primo figlio con 32,2 anni contro una media di mamme in UE di 29,4 - e che, come emerge dai dati, sono effettivamente poco sostenute.

Le difficoltà

Basti pensare che nell’anno del Covid, in Italia su 249 mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96 mila sono mamme con figli minori e, tra queste, 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Una maternità ritardata o non praticata, per l’Organizzazione, “spesso a causa dell’impossibilità di conciliare vita familiare e lavorativa”. Ma non è solo questo. L’impatto della pandemia ha complicato le cose. Tra lavoro, cura dei figli piccoli e didattica a distanza, l’impegno si è moltiplicato, senza contare la dose di stress tanto che nel rapporto si parla proprio di “stress da conciliazione” che, in particolare, “è stato massimo tra i genitori che non hanno potuto lavorare da casa, né fruire dei servizi (formali o informali) per la cura dei figli: si tratta di 853 mila nuclei con figli 0-14enni”. “Le mamme in Italia hanno pagato e continuano a pagare un tributo altissimo a queste emergenze” mette in luce Antonella Inverno, responsabile Politiche per l’infanzia di Save the Children, ricordando la situazione vissuta con “i bambini a casa, il crollo improvviso del welfare familiare, dovuto alla necessità di proteggere i nonni dal contagio, il carico di cura” e altro. “Le misure per creare un ambiente più favorevole alle mamme possono essere molte e coinvolgere diversi settori dell’intervento pubblico, su vari livelli di governo – spiega l’Organizzazione nel suo Rapporto – ma devono seguire una politica organica per essere realmente efficaci”.

Sostegno per i figli

Lo sguardo viene anche allargato ai provvedimenti presi dal governo in tempo di pandemia e alla strada futura da percorrere. I decreti Cura Italia e Rilancio (e successivamente il DL 30/2021) sono andati a sostegno dei genitori lavoratori essenzialmente con l’introduzione di due misure: un congedo parentale straordinario e un bonus baby-sitter. Per il congedo straordinario, le donne che hanno fatto richiesta sono state quasi 4 su 5, il 78% dei richiedenti. A breve, si nota ancora, nel nostro Paese verrà introdotto l’assegno unico e universale approvato con legge delega il 30 marzo scorso, una misura di sostegno economico per i figli a carico che rappresenta il primo pilastro della più ampia riforma disegnata con il Family Act. “Una grande occasione – nota l’Organizzazione - per imprimere una spinta decisiva alle politiche a sostegno dei bambini e dei genitori, rispetto alla quale dobbiamo scongiurare il rischio che scoraggi l’occupazione femminile. Per questo sarebbe necessario introdurre anche una maggiorazione per il secondo reddito, che si applicherebbe a circa 4 milioni di famiglie dove entrambi i genitori lavorano”.

Al Nord le regioni più mother friendly

Il Rapporto, giunto alla sesta edizione, include come ogni anno, l’Indice delle Madri che, elaborato dall’Istat per Save the Children, identifica le Regioni in base al loro impegno sul fronte maternità. Valutando la condizione delle madri in tre diverse aree: quella della cura, del lavoro e dei servizi. Anche quest’anno, sono le regioni del Nord ad essere più mother friendly. Le Province Autonome di Bolzano e Trento seguite da Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna, le più virtuose, mentre fanalino di coda sono Campania, Calabria, Sicilia e Basilicata.

Francesco aprirà gli Stati Generali della Natalità

 Proprio sul tema dei figli, venerdì prossimo il Papa aprirà gli Stati generali della natalità, organizzati dal Forum delle Associazioni Familiari. Interverrà anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Si svolgeranno prevalentemente on line. Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, presenterà dati inediti e proiezioni sulla natalità in Italia nei prossimi decenni. Tre i tavoli tematici: uno dedicato al mondo delle imprese, uno alle banche e alle assicurazioni, uno al mondo dei media, sport e spettacolo. Un segno dell’attenzione crescente per affrontare una realtà, quella della natalità, che non si può più procrastinare.

Leggi:  Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021

Stati generali natalità


Vatican News





lunedì 1 maggio 2017

MONTESSORI: LA LINGUA E' UN TESORO

Il quotidiano Avvenire, nel numero del 28 aprile, pubblica un interessante inedito di Maria Montessori. 
L’educatrice riflette sul valore della parola, «un insieme di suoni con il quale l’essere umano esprime un’idea. E si associa». 
Il linguaggio è parte della storia dell’umanità. Ma chi ne può conservare l’esattezza assoluta? «Certo non sarà una macchina. È il bambino che vive a contatto con la mamma e da lei assimila in modo perfetto la lingua materna»
                                                                                                              
 di MARIA MONTESSORI

Che cosa è il linguaggio umano? In sé è un soffio che suona attraverso degli strumenti musicali, le corde vocali. Queste vibrano e rendono la voce sonora; la voce passa attraverso la bocca come in un tubo risonante. Qualche volta però la bocca prende quella musica e la imprigiona ora tra i denti e la lingua, ora tra le labbra e ne fa uscire fuori suoni spezzettati che articola. Quella musica della voce (vocali) si combina con i suoni determinati tra le varie parti della bocca che perciò consuonano (consonanti): è con tali mezzi che si forma il linguaggio articolato. L’essere umano ha avuto dalla natura il dono di aggiustare questi strumenti in modo da fissare suoni che si possono distinguere l’uno dall’altro. I suoni non sono molti: sono forse venti o trenta. La lingua italiana per esempio si forma effettivamente con ventuno suoni: cinque vocali  - a,e,i,o,u-  e quindi consonanti  - b, c, d, f, g, l, m, n, p, q, r, s, t, v, z  -: (oltre  h che non ha suono).

     Venti suoni distinti, combinati tra loro in tutti i modi possibili, possono fare un numero infinito di gruppi, cioè di unione di suoni che tra loro formano una parola. Se si potessero fissare in uno strumento meccanico venti suoni per combinarli secondo quanto insegna la matematica, col procedimento detto delle “combinazioni e permutazioni”, ne verrebbero fuori milioni e milioni di parole. Secondo Max Müller, il numero di parole che si potrebbero ottenere con ventiquattro lettere sarebbero circa seicentomila quadrilioni (600.000.000.000.000.000.000.000). Ma queste combinazioni di suoni non sarebbero veramente parole. Parola è un insieme di suoni con il quale l’essere umano esprime un’idea. È dunque l’idea, e non la combinazione di suoni, che origina veramente la parola. Perché una parola indichi un’idea, .........