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venerdì 19 giugno 2026

IL BOSCO ALL'ALBA

INTELLIGENZA

 ARTIFICIALE 

NEL BOSCO

Percezione e realtà


-di Carlo Greco

Stamane, durante una passeggiata, ho avuto l'occasione di riprendere questo fugace momento del bosco in cui i raggi del sole si evidenziano attraversando la nebbia o forse la polvere, il vapore o forse la terra, non importa.

Quello che mi ha interessato era l'ambiguità degli elementi naturali e che proprio la loro commistione può favorire la percezione anche se questa resta sempre distante dalla realtà.

 Ho sottoposto allora la questione all' I. A. e mi ha colpito la sua profonda riflessione che vi trascrivo, lasciandomi il dubbio se avessi a che fare con una intelligenza umana artificializzata o con una intelligenza artificiale umanizzata.

Quando una macchina è specchio dell’uomo, fino a che punto è una semplice macchina e quando comincia ad essere autonomamente intelligente? Voglio dire che quell'intelligenza ha imparato dall'uomo e quindi da lui emana ma allo stesso tempo lo trascende per la straordinaria velocità e profondità di elaborazione dei dati.

DOMANDA: Ciao!  Vorrei una tua riflessione su questa foto in cui non si riesce bene a capire se i raggi del sole filtrassero attraverso la nebbia o la polvere, attraverso il vapore o la terra, elementi tra loro così distanti ma effimeramente simili. Cosa ne dici della relazione tra percezione e realtà?

RISPOSTA: nel bosco i raggi del sole sembrano attraversare qualcosa ma non è chiaro cosa : nebbia, polvere, vapore,particelle di terra sospese .l'ambiguità nasce dal fatto che diversi elementi naturali producono effetti visivi simili . Ciò mostra come la natura spesso si presenta non come un insieme di oggetti nettamente separati ma come un intreccio di fenomeni che sfuggono alle nostre classificazioni .

Si può riflettere sul fatto che l'essere umano tende a voler nominare e distinguere mentre l'esperienza diretta del mondo è spesso indeterminata. prima di sapere " che cosa" stiamo vedendo, percepiamo una presenza, una luce , un' atmosfera. In questo senso l'ambiguità non è difetto della conoscenza ma una caratteristica dell'esperienza sensibile. 

Un'altra riflessione riguarda i confini tra gli elementi . Nebbia,vapore ,polvere e terra appartengono a stati e processi diversi eppure nel bosco sembrano confondersi . la natura mostra così che le separazioni che utilizziamo aria acqua terra sono utili ma nella realtà concreta esistono continue transizioni. Il mondo naturale è fatto di soglie più che di confini.

Si potrebbe anche leggere questa scena in chiave simbolica: la luce è visibile proprio grazie a ciò che la ostacola; senza le particelle sospese nell'aria il raggio di sole sarebbe quasi invisibile. Ciò che limita o rende opaca la visione è anche ciò che permette alla luce di manifestarsi ; l'incertezza diventa quindi una condizione della rivelazione non il suo contrario.

 Infine, questa ambiguità può evocare un senso di Mistero. 

Non tutto deve essere immediatamente identificato per essere compreso emotivamente talvolta la natura ci invita a sostare in una zona intermedia tra sapere e non sapere, dove l’attenzione conta più della definizione e la meraviglia più della spiegazione.

 

venerdì 2 maggio 2025

DIALOGARE CON GLI ALBERI


Parla col bosco. 

Dialoghi e meditazioni con gli alberi


di Vittorino Mason (Autore) - Ediciclo, 2025

 

Gli alberi sono dei fari, delle sentinelle, dei compagni che ci guidano lungo la strada. Rappresentano le nostre radici: sono punti fermi nel mondo della natura.

Insofferente alla pianura urbanizzata Vittorino Mason cerca un modo per “lasciarsi vivere” in questo periodo turbolento e confuso.

Ritrova nella natura della montagna il silenzio perduto e chi lo sa ascoltare.

Instaura un dialogo con faggi, aceri, betulle, pini cembri, pini neri, ontani, abeti, larici, frassini, pini mughi, carpini, tigli che si tramutano in amici discreti e pazienti con il grande dono dell’attenzione.

Dialogando con gli alberi, recupera radici e terra, un posto dove fermarsi e sentirsi a casa.





giovedì 27 luglio 2023

INCENDI COME PREVENIRLI E COME EDUCARE


Incendi boschivi: 
una proposta geodidattica

 

-         di Emanuele Poli

-          

Gli incendi boschivi afferiscono alla qualità dei rapporti che la società contemporanea è in grado di creare con l’ambiente circostante e sono causa di grave degrado e di profonda alterazione ambientale, nonché indice di compromissione degli ecosistemi naturali. Nell’analisi di tale problematica sono stati realizzati diversi GIS (Geographic information system) in differenti province italiane, tra il 1980 e il 2010. Dall’elaborazione dei dati, redatti dal Corpo Forestale dello Stato, emergono una miriade di casi, che hanno provocato la perdita di migliaia di ettari di superficie boschiva, con ingenti danni economici.

Le cause sono legate principalmente ai comportamenti umani mentre sono scarse quelle naturali (1%), nel 28% dei casi si tratta di incendi involontari o colposi e il 71% è attribuibile a cause dolose o volontarie.

Le azioni di ricostituzione e di rimboschimento non sempre sono riuscite a rimediare ai danni prodotti dagli incendi. Il clima, con il suo regime pluviometrico e la dominanza dei venti e il suo andamento stagionale, gioca un ruolo fondamentale nel predisporre le condizioni ottimali per la propagazione degli incendi volontari e involontari o per innescare quelli naturali. Per tale motivo il maggior numero di incendi annui è concentrato nei mesi più caldi e con scarse precipitazioni. Altri elementi scatenanti sono le tipologie forestali, la quantità di acqua presente nei tessuti delle piante, nonché le condizioni del sottobosco, dettate dal governo e dal trattamento dello stesso. Queste ultime fanno emergere una diversa distribuzione del numero di incendi tra le diverse aree geografiche. È pur vero che, oltre a questi fattori fisici-naturali, anche la conoscenza sulla normativa sulle zone e sulle realtà più frequentemente soggette a rischio di incendio, costituisce la base per un’attività di monitoraggio ambientale ed evidenzia le aree ove installare i punti di avvistamento o gli strumenti di controllo.

Molto, ancora, deve essere realizzato, grazie anche a una maggiore sensibilizzazione politica, sociale e amministrativa che renda gli abitanti del territorio consapevoli delle minacce provocate dal fuoco al già compromesso equilibrio tra uomo e ambiente. Un importante passo in avanti, in tal senso, è avvenuto con l’entrata in vigore della legge quadro sugli incendi boschivi n°353 del 21 novembre 2000, che ha esaltato il ruolo della conoscenza e della prevenzione (art. 4 comma 2), introducendo il reato d’incendio boschivo nel nostro Codice Penale (art. 423 bis).

Forse è anche per questo se dal 2000 al 2007 la media degli incendi in Italia è calata di un terzo rispetto a quella dei due decenni precedenti, secondo quanto riferito dalle informazioni pubblicate dal Corpo Forestale dello Stato1 .

Il caso Sardegna

Il fenomeno degli incendi in Sardegna nella gran parte dei casi non è dovuto a cause naturali (1% del totale) bensì al fattore antropico2. Nonostante ciò, il problema è stato sempre vissuto e affrontato come se si trattasse di una calamità naturale da contrastare per contenere i danni e minimizzarne i pericoli. La necessità di tutelare l’ambiente e le comunità ha messo in secondo piano la ricerca delle cause antropiche che, nel caso della Sardegna, rappresentano la base del problema. Anche laddove se ne riconosce l’origine antropica, l’idea più diffusa è che gli incendi nell’isola siano legati a un sistema agro-pastorale arretrato: una visone che, almeno in parte, andrebbe rivalutata.
Al momento l’unica certezza è che ogni anno il fuoco continua ad arrecare danni all’ambiente, a distruggere il patrimonio economico e a causare gravi lutti nelle comunità3, mentre la Regione Sardegna e lo Stato si impegnano nella sorveglianza e nella lotta al fuoco mettendo in gioco risorse finanziarie e umane. Si tratta, come prevede la legge nazionale, di attività di prevenzione che consistono nel porre in essere azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco d’incendio nonché interventi finalizzati alla mitigazione dei danni conseguenti (art. 4, comma 2, della legge n°353). Tra queste anche interventi destinati all’uomo, tesi a prevenire comportamenti scorretti, sia dolosi che colposi, quale principale causa di incendio.

La salvaguardia e la tutela dei boschi sono oggi strettamente connesse al grado di civiltà degli uomini, alla loro cultura e sensibilità, alla qualità dei rapporti che sono in grado di stabilire con l’ambiente. Al riguardo, l’opera di sensibilizzazione delle popolazioni e di informazione dei cittadini, anche con il coinvolgimento dei mass media, non sarà mai pienamente efficace se non mira a realizzare una cultura della tutela del patrimonio forestale inteso come bene imprescindibile che appartiene alla stessa collettività. É necessario, pertanto, dare opportuno impulso a tutte quelle azioni di carattere informativo e formativo che concorrono alla crescita di una cultura dell’ambiente e del bosco, promuovendo la consapevolezza che uomini e alberi appartengono al medesimo contesto naturale.

Molti incendi si verificano lungo i bordi delle strade, a partire dalle scarpate e dalle cunette spesso interessate da vegetazione facilmente infiammabile, oppure lungo le piste e i sentieri che si addentrano nei boschi. Questi fuochi possono essere prevenuti sia con azioni tendenti a rendere più consapevole e responsabile il comportamento dell’uomo (l’educazione ambientale), che con interventi di vigilanza delle amministrazioni preposte. Spesso le tensioni sociali portano ad atti vandalici o a ricatti delle istituzioni. Constatato ciò è necessario adottare misure che tendono a prevenire tensioni e motivazioni che, come conseguenza, hanno vere e proprie forme di vandalismo che sfociano in incendi dannosi. Le comunità devono impedire sul nascere gli incendi rendendo il territorio meno combustibile e isolare gli incendiari. È indispensabile cambiare la mentalità dell’intera popolazione, coinvolgendo tutte le componenti della società, dalla classe politica alla scuola, dalle Provincie ai Comuni, dalle associazioni professionali, sportive e culturali (allevatori, agricoltori, cacciatori, ambientalisti) ai volontari, in modo che agiscano, ognuno nel proprio settore di competenza, in modo attivo e convinto verso il problema. L’ambiente è il soggetto fondamentale e il nucleo dell’unico sviluppo possibile della Sardegna e tale sviluppo sarà possibile solo nel momento in cui tutte le forze insieme riusciranno a sconfiggere questo fenomeno, causato per colpa e per volontà dell’uomo.

Io sto col bosco

La proposta didattica “Io sto col bosco” è stata ideata e progettata nell’anno accademico 2010/2011 presso l’Università di Cagliari, durante l’attività frontale del corso di Geografia e Didattica della geografia, corso di laurea in Scienze della Formazione primaria. L’occasione si è presentata nel momento in cui, le province di Sassari, Olbia-Tempio, Cagliari e Nuoro e i maggiori Comuni sardi (Pozzomaggiore, Stintino, Porto Torres, Torralba, Sorso, Florinas, Cossoine, Usini, Bottidda, Trinità d’Agultu e Vignola, Santa Maria Coghinas) hanno invitato l’ateneo cagliaritano, dove il sottoscritto, in qualità di ricercatore di Geografia, è impegnato nell’attività didattica e in alcuni studi di ricerca, a partecipare alla quinta edizione di “Adotta un albero”, un progetto che coinvolge alunni della scuole secondarie di I e II grado della Sardegna. L’intento è quello di sensibilizzare le giovani generazioni alle problematiche ambientali attraverso attività di messa a dimora di nuovi alberi e la visione di filmati. Questo invito ha motivato a pensare a qualche attività da proporre ai futuri insegnanti, impegnati tutt’oggi in attività di supplenze, di tirocini o e laboratori vari.
Le discipline coinvolte sono oltre alla geografia, le scienze, l’educazione ambientale, l’educazione all’immagine, l’educazione alla salute e la convivenza civile. Attraverso questa proposta didattica i discenti hanno avuto atteggiamenti di cura verso l’ambiente sociale e naturale, apprezzandolo e valorizzandolo con maggior consapevolezza, hanno formulato ipotesi e previsioni, prospettato soluzioni, prodotto rappresentazioni grafiche, analizzato e raccontato in forma chiara ciò che hanno avuto modo di imparare precedentemente e valutato i possibili effetti delle decisioni e delle azioni dell’uomo sui sistemi territoriali. Tra gli obiettivi possibili, si può pensare all’acquisire una consapevolezza del prezioso patrimonio naturale, ambientale e flori-faunistico presente nel proprio territorio, acquisire consapevolezza della sempre maggiore responsabilità umana nei danni ambientali causati dagli incendi, conoscere le norme fondamentali di prevenzione e le principali norme di comportamento in caso di incendi, conoscere le istituzioni che si occupano della salvaguardia dell’ambiente e attivare comportamenti di prevenzione ai fini della salute nelle diverse situazioni di vita.

Note

1) I dati citati sono disponibili sul sito del Corpo forestale dello Stato, al seguente link.

2) Questo dato è confermato dalle indagini effettuate dal Corpo Forestale dello Stato a livello nazionale ed è sufficiente per differenziare la nostra realtà da altre realtà ambientali e territoriali, come ad esempio il versante Ovest degli Stati Uniti d’America, dove gli incendi dovuti ai fulmini rappresentano il 90% degli eventi totali registrati (American Forests,4, Winter 2004).

  ECO – Educazione sostenibile

 

PROGETTO SUGLI INCENDI E I CAMBIAMENTI CLIMATICI


sabato 27 maggio 2023

A SCUOLA NEL BOSCO

Un’antica cascina diventa aula della «scuola del bosco»

Un laboratorio di nonviolenza pensato per attualizzare la Laudato si’ 

Dall’ascolto dei suoni della natura all’arte qui gli studenti imparano il rispetto della casa comune e degli altri

 

- di LUCIA CAPUZZI

 «Tudo está interligado como se fossemos un”, cioè «tutto è collegato come se fossimo uno». Il ritornello del popolare brano brasiliano echeggia per le stanze ampie e spartane di Ca’ Forneletti. Un’antica cascina circondata dai boschi nell’omonima località della campagna veronese attraversata dal fiume Mincio, che Beppe Marchi e Giuliana Venturelli hanno trasformato in un laboratorio di pace. Pace con se stessi, con gli altri e con la casa comune. Un centro di promozione della non-violenza e dal 2015, di studio e sperimentazione della “Laudato si’” aperto a tutti e in particolare ai giovani. Non sorprende incontrarvi oltre 340 ragazzi delle terze medie degli Istituti comprensivi di Valeggio sul Mincio e Sommacampagna. Nella settimana dedicata dalla Chiesa all’enciclica di papa Francesco, la scuola ha traslocato a Ca’ Forneletti e nella limitrofa distesa di alberi. Guidati dall’artista brasiliano Anderson Augusto e accompagnati da una trentina di insegnanti e altrettanti volontari, ogni giorno fino a domenica, gli alunni sono invitati ad ascoltare la lezione del bosco. Dopo un momento di benvenuto iniziale, alle 9, la prima parte del progetto “Pace, vita per tutti e cura del creato”, si svolge fra gli alberi. Lì gli alunni sono invitati a prendersi un momento di silenzio, lontani da cellulari e tablet, per ascoltare il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli, il tamburellare del picchio. Vengono aiutati a osservare i colori, i fiori, la vegetazione che poi devono tradurre,

 divisi in gruppi, in disegni, dipinti, sculture. L’obiettivo non è riprodurre bensì farsi ispirare e poi creare, in modo autonomo ma insieme. Per questo, prima di procedere al lavoro, all’interno di ogni gruppo, c’è un tempo di riflessione e ideazione. Gli studenti creano una visione comune da esprimere attraverso l’arte. La realizzazione delle piccole-grandi opere è inframmezzata da momenti di approfondimento della spiritualità degli indigeni amazzonici, attraverso la danza e la visione di documentari.

 

Non si tratta di un’iniziativa sporadica. Dal 2018 Ca’ Forneletti ha coinvolto giovani, scuole, associazioni e gruppi scout nel recupero dell’area boschiva adiacente alla cascina, trasformandolo in un’attività pedagogica comunitaria. Sono questi i “cantieri Laudato si’” attivi tutto l’anno ai quali, nell’ottobre 2022, il consiglio regionale dell’Agesci Veneto ha dato il proprio patrocinio. Alcuni pomeriggi o giornate di vacanza, Ca’ Forneletti organizza lo studio dal vivo del bosco. Bambini e ragazzi sono educati a quest’ultimo, svolgendovi piccoli lavori manuali, recuperando il contatto con la terra e discutendone poi insieme. Le attività non si sono fermate nemmeno durante la pandemia. Anzi, nel periodo del lockdown, i “campetti Laudato si’” – giornate nel bosco dove i giovani potevano incontrarsi all’aperto e a distanza, in modo da evitare il contagio – sono stati un antidoto all’ansia e allo stress causati dalla reclusione. «Siamo tutti legati, fra noi e con la casa comune, come ci insegna la Laudato si’ – conclude Beppe Marchi –. Per questo, siamo responsabili gli uni verso gli altri. Ogni vivente ci riguarda. I ragazzi fanno meno fatica di noi a rendersene conto. Hanno solo necessità di ispirazione. E a Ca’ Forneletti vogliamo aiutarli a trovarla».

 

www.avvenire.it

 

mercoledì 3 maggio 2023

LE CINQUE PORTE

Anche se ormai è vecio, anche se è un po' diffidente di fronte alla modernità, il nonno ha un'infinità di cose da insegnare a Igor e Neve, i suoi nipoti. Ed è per questo che decide di accompagnarli in quattro cammini in alta montagna con in spalla uno zaino pieno di ciò che serve, la curiosità prima di tutto. 

A ogni escursione Igor e Neve scoprono una stagione dell'anno, e a ogni stagione varcano una porta fatta di nuove conoscenze: quale saggezza ci insegnano gli alberi? Cosa possiamo imparare da lepri, marmotte, rapaci? Perché il bosco è un mondo magico che va rispettato e amato fino al più minuscolo insetto?

Il nonu guida Igor e Neve alla scoperta delle risposte a queste domande, ma soprattutto li conduce a varcare la quinta porta, la più importante e misteriosa, quella che comprende tutte le altre: la porta del futuro, della vita e delle prove che, mentre cresciamo, la vita stessa ci pone.


Mauro Corona - Le cinque porte - Ed. Mondadori - 2023

lunedì 27 dicembre 2021

UNA SCUOLA CON IL PAESE "DI CASA"


 A Borzano, 2200 abitanti in collina alle porte di Albinea (RE) accanto alla chiesa della Natività della Beata Vergine Maria sorge la scuola materna parrocchiale, che consente ai piccoli alunni una straordinaria esperienza di immersione nella natura.

 

A Borzano, 2200 abitanti in collina nel comune di Albinea (RE), nella diocesi di Reggio Emilia, don Gigi Lodesani guida l’Unità Pastorale “Sacra Famiglia”, formata da quattro piccole parrocchie.

Accanto alla chiesa della Natività della Beata Vergine Maria, chiusa da tre anni a causa del tetto pericolante, sorge la scuola parrocchiale dell’infanzia San Giovanni Bosco, di cui don Gigi è presidente, e che da una settantina d’anni è al servizio della comunità.
“Questa scuola dell’infanzia è un luogo che tutto il paese sente suo – spiega don Gigi – Ormai diverse generazioni sono passate in quelle aule, e genitori e nonni sono ancora molto coinvolti nelle attività organizzative e gestionali. In un comune non tanto grande come il nostro, diventa fondamentale l’appoggio ed il sostegno di tutta la comunità, e faremmo fatica a continuare quest’opera se non potessimo contare sul supporto costante delle famiglie e dell’intero paese”.

Una scuola, come spiega con commozione una mamma “che ha saputo regalare emozioni ed esperienze irripetibili a mia figlia ed è stata maestra di vita anche per me; nelle frasi delle educatrici, che mia figlia mi riporta, ho ritrovato quegli insegnamenti, preziosi e ricchi di valore, che avrei voluto trasmetterle e che qualche volta ho dato per scontato”.

Collocata vicino al bosco la scuola, che accoglie 48 bambini, di età compresa tra i tre ed i sei anni, ha sfruttato questa posizione geografica per promuovere un metodo formativo che coniuga educazione ecologica e spirituale.

“Grazie al lavoro prezioso della pedagogista Ornella e alle maestre, quando cinque anni fa è uscita la Laudato si’, si è iniziato ad utilizzare anche il bosco come luogo educativo – prosegue don Gigi – dove i bambini vivono a pieno il rapporto con il creato: l’ammirano, provano stupore, lo rispettano, imparano la cura e ringraziano Dio per quello che ci ha donato. Grazie anche all’intervento di alcuni nonni è stato creato un percorso per facilitare l’arrivo dei bambini al “campo base” nel bosco. Durante il percorso attraversano diversi paesaggi naturali: un torrente, una vigna, un canneto, poi il bosco, dove una natura rigogliosa e varia li abbraccia. Sentono i suoni del bosco, gli uccelli, gli spostamenti degli scoiattoli o di altri animali, i suoni del paese in lontananza. Così da settembre a giugno, per due giorni alla settimana, il bosco diventa un’aula a cielo aperto”.

“In questa esperienza i bambini imparano con il corpo e con i sensi – come chiarisce una maestra – e sperimentano le varie stagioni, il paesaggio che cambia, i mutamenti climatici.
Familiarizzano con gli elementi naturali, ne scoprono le proprietà, e si trasformano in elementi di gioco che stimolano la loro creatività. Durante il percorso ci fermiamo ad osservare e a raccogliere elementi naturali: foglie, rami, sassi, gusci di piccoli animali, piume… Scopriamo impronte, animaletti, uccelli, ed ogni volta sempre nuove scoperte ci aspettano.

Noi insegnanti ci stupiamo davanti al creato, ma anche davanti allo stupore stesso dei bambini”.

“I bimbi – conclude don Gigi – imparano a conoscere le piante, gli animali e tutto ciò che li circonda e migliorano le loro abilità motorie, aumentano l’autostima, l’autonomia e la responsabilità. Poi imparano a collaborare gli uni con gli altri e a condividere le loro emozioni; alla fine di ogni esperienza sono molto felici”.

Classe 1976, Don Gigi, nato a Sassuolo, ha maturato la vocazione in parrocchia quando era ragazzo. Dopo la maturità scientifica si è laureato in filosofia a Bologna, entrando poco dopo in seminario. Membro della comunità sacerdotale Familiaris Consortio, è stato ordinato nel 2009, e per 5 anni ha fatto il responsabile della casa di formazione dei seminaristi della Familiaris, e dal 2014 è parroco dell’Unità Pastorale “Sacra Famiglia”, che comprende quattro parrocchie.

Punto di riferimento per la comunità, don Gigi vive insieme ad altri due sacerdoti, in una comunità sacerdotale. Anche in piena pandemia, il suo volto sorridente ed il forte impegno in particolare per i giovani, ha permesso di superare le difficoltà attraverso proposte forti di fede e comunitarie. Anche la scuola dell’infanzia parrocchiale di Borzano è stata luogo di vitalità e conforto per le famiglie del paese.

“Nel periodo del lockdown sono state molto brave le maestre – conclude don Gigi – che hanno avviato subito programmi di didattica a distanza, pensati appositamente per i piccoli alunni che non hanno mai perso il contatto con la scuola e sono stati coinvolti anche da casa. La forte alleanza e condivisione tra genitori ed insegnanti ha fatto il resto”.
Una scuola speciale, dunque, supportata da un intero paese che dona tempo e sostegno per il futuro dei propri figli e nipoti.

 

Uniti nel dono

 

venerdì 14 febbraio 2020

IL BOSCO. UNA RISORSA PER TUTTI. MIGLIORA LA QUALITA' DELLA VITA E DEGLI APPRENDIMENTI

“Portate un bambino nei boschi 
e lo renderete libero. 
Portate un adulto nei boschi 
ed egli ritroverà il bambino che è in lui”

di Elena Bernabé

Il bosco è un ambiente magico, sotto una miriade di punti di vista. Proprio per questa sua peculiarità dovremo frequentarlo spesso, quotidianamente se possibile, perché è un nutrimento eccezionale per l’anima di grandi e piccini.
Provate ad inoltrarvi in un bosco e vivere le sensazioni che vi smuove quest’esperienza. Innanzitutto ci rendiamo subito conto che non è l’uomo a comandare come nelle città ma la natura, i maestosi fratelli alberi che ci sovrastano, gli animali liberi di vivere come meglio credono. Regna il silenzio, la pace, l’apparente solitudine. Spesso il bosco spaventa proprio perché l’uomo non si sente padrone dell’ambiente, non sa cosa aspettarsi, non conosce i sentieri, non è a conoscenza delle leggi della natura.
Ci siamo smarriti in certezze di cemento, di rumori assordanti, di animali provati della loro libertà.
Ecco perché dobbiamo il più possibile frequentare i boschi, per riappropriarci delle nostre radici, del nostro rapporto con la natura, del nostro istinto. Pian piano diventeremo sempre più dipendenti dalla vita nel bosco: un segno importantissimo della nostra disintossicazione dal superfluo. C’è chi ad un certo punto della disintossicazione non riesce più a vivere nelle città e fugge nei boschi ma non dobbiamo arrivare a tanto per poter ritrovare noi stessi.
Vivere in paese, in una città o in campagna non è una cosa negativa ma tende ad estraniarci dal resto del mondo naturale. I nostri habitat sono ormai delle costruzioni fatte ad hoc per riproporre sporadicamente e solo in alcuni spazi (nemmeno tanti a volte!) luoghi naturali artificiali che nulla hanno a che vedere con la natura vera e propria: i parchi giochi per bambini, i campi arati, ordinati e delimitati, alberi piantati qua e là posizionati dall’uomo.
Tutto questo non è male, è un modo artificiale di vivere la natura (meglio di niente!) ma frequentare il bosco ci permette di entrare in contatto con la parte più primitiva di noi, con un mondo puro, non contaminato dall’uomo dove regna l’ordine naturale, dove gli alberi sono nati e cresciuti secondo un preciso volere divino, dove non esiste profitto, un secondo fine o una delimitazione dello spazio. Tutto è natura e l’uomo non può far altro che ammirarla, viverla, annusarla, ascoltarla e portarla dentro di se’.
Una passeggiata in un bosco porta innumerevoli benefici a livello fisico e mentale. 
Portateci i vostri bambini, portateci per un pic-nic i vostri anziani, andateci appena potete (da soli è un’esperienza iniziatica memorabile): il richiamo del bosco è all’inizio flebile e pacato ma diventa sempre più urgente e pressante.
“Chi decide di camminare nel bosco è in cerca di una libertà diversa, interiore, che lo renda padrone della sua vita, capace di agire come gli alberi e gli uccelli che vivono al di sopra di tutto.”

(Romano Battaglia)
Quando avreste altrimenti la possibilità di ascoltare il silenzio? Quando l’occasione di udire lo scorrere di un ruscello? E di ammirare la danza dei maestosi alberi scossi dal vento? E quando la possibilità di vedere piccoli e grandi animali nel loro habitat naturale? Solo il bosco offre queste ed altre occasioni imperdibili!
Ecco perché stanno per fortuna nascendo anche in Italia tante scuole nel bosco, quale maestro più prezioso del bosco stesso per i nostri bambini?

“Troverai più nei boschi che nei libri. 
Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.”  
(San Bernardo di Chiaravalle)





martedì 17 luglio 2018

IL COLOMBRE. DALLA PAURA AL CORAGGIO - 50 SFIDE PER I NOSTRI RAGAZZI ... e non solo!

Dalla paura al coraggio

50 COSE DA FARE PRIMA DEI dodici ANNI 




Brevi considerazioni su paura, pregiudizi, ambiente, apprendimento, rischio, sicurezza, insegnamento, maturazione della persona , cittadinanza ed altro.
di Giovanni Perrone

            Sono tempi difficili quelli che stiamo vivendo. I diffusori di paure impazzano in molti luoghi del mondo, purtroppo pure in tante istituzioni. “Fa più vittime la paura che il contagio”, scriveva Manzoni. Ci sono politici che fanno della paura la loro merce per acquistar consensi. Ancora Manzoni, a proposito dei proclami dei potenti di allora, affermava che  «grida fresca; son quelle che fanno più paura». Anche genitori ed educatori sovente utilizziamo la paura per “governare” figli e allievi. La paura è una mala bestia: t’incatena, ti rende vittima di pregiudizi e dicerie varie, ti disorienta piuttosto che orientarti, distrugge l'autostima. La persona governata da paure e pregiudizi cade facilmente nella rete del pifferaio che incontra, non matura in creatività e intraprendenza, autonomia e responsabilità, nemmeno in libertà e democrazia. Tra l’altro gran parte delle paure sovente sono ingiustificate. A proposito è bello rileggere “Il colombre” di Dino Buzzati [1][.
            Il “governare” attraverso la paura utilizza gli spauracchi o i problemi del tempo. Va alla caccia dei possibili untori di manzoniana memoria. La storia è ricca di esempi: Qualche imperatore romano scaricava tutte le colpe del suo malgoverno sui cristiani (“A morte i cristiani!”); all'inizio del secolo scorso c’erano gli untori della ‘spagnola’; Hitler utilizzava gli ebrei; oggi si utilizzano i migranti ….
      Non mi soffermo sulle vaste e complesse problematiche sociali, politiche ed educative a proposito. Problemi quanto mai attuali ai quali è opportuno prestare particolare attenzione. Talora la paura è un invito ad essere accorti, a prestare attenzione, ad evitare concreti pericoli.

         Solo qualche riflessione educativa: coraggio, competenza, responsabilità, autonomia sono alcuni degli “ingredienti” essenziali per la formazione di una persona e di un cittadino. Perciò vanno coltivati sin dalla nascita e devono fare parte di ogni “pasto quotidiano”, sia in famiglia, sia nelle scuole e nelle altre istituzioni educative. La virtù della prudenza (una virtù positiva non negativa) aiuta a fare del nostro meglio per risolvere praticamente ed eticamente i problemi incontrati e le sfide da superare.

Prendo spunto da alcune indicazioni concrete suggerite dal National Trust, un ente fondato nel 1895 nella Gran Bretagna, presente in varie forme in tutto il mondo, che ha per scopo la salvaguardia della natura (e degli ambienti di particolare valore), l'educazione ambientale, la promozione - sin dalla prima infanzia- di un positivo rapporto con la natura, della gioiosa avventura della scoperta; la maturazione di specifiche competenze, l'acquisizione della responsabilità (nei confronti di se stessi e dell'ambiente). Detto ente ha diffuso nel mondo un elenco di cinquanta esperienze da vivere e fare vivere (in famiglia, a scuola, nelle associazioni, in vacanza ....) prima dei dodici anni. Sono esperienze che favoriscono e arricchiscono il tradizionale curricolo scolastico, stimolano e fortificano l'apprendimento, sviluppano abilità basilari utili per tutta la vita, maturano creatività e imprenditorialità. Non sono strane o pazze esperienze episodiche, ma favoriscono il crescere con uno stile di vita aperto all'avventura e alla continua sfida di se stessi.

Sono attività 'normali' nelle scuole del Nord-Europa (giudicate tra le migliori del mondo). Purtroppo, nelle nostre scuole, ove la sicurezza sovente è vissuta (da dirigenti, docenti e genitori) come ansiosa attenzione al fine di evitare ogni pericolo (e perciò condanna all'immobilismo) e non itinerario per imparare ad affrontare e superare eventuali situazioni di pericolo (e, perciò, maturazione dello spirito intraprendenza). Infatti, di norma c'è poco spazio per le attività che fanno interagire con l'ambiente, fortificano il carattere della persona, educano alla cittadinanza attiva, rendono l'apprendimento gioioso, interessante e utile, favoriscono l'aiuto reciproco e la soluzione di veri problemi. 

       Sovente ci  dimentichiamo che l'imparare facendo è molto più utile dell'imparare ripetendo. 

     Pensiamo ad una giornata familiare e/o scolastica di un bambino o ragazzo “normale”.
      Gran parte dei nostri ragazzi sin da bambini, sono (colpevolmente) costretti a subire ore ed ore di 'seduta passività' a scuola e anche in famiglia! 
        E  .... a quindici anni (ed anche prima) passano dalla 'normale e sicura' passività scolastica alla dannosa e frastornante passività di certi ambienti ove trascorrono vuote e pericolose serate ( e nottate). 
      L'alienante, innaturale e talora colpevole logica di tanti genitori ed educatori è il "purché non succeda niente!", non quella intelligente, promuovente e coinvolgente logica del "purché succeda qualcosa di interessante e positivo!" Si promuovono ignavia e paure varie e non avventura e imprenditorialità.
       Infatti, dal punto di vista fisico, psichico ed intellettuale è una grave colpa costringere un bambino e un ragazzo a stare seduto ore intere a scuola o a passare ore ed ore davanti il televisore o i videogiochi: si danneggia lo sviluppo fisico (e non solo!) della persona e ne risente gravemente l'apprendimento.
      La vera educazione (lo dicono i documenti pedagogici internazionali [2], lo dice lo stesso Papa Francesco [3] ) non è educare al non rischio, ma educare ad affrontare e superare (con intelligenza, responsabilità e competenza) i rischi che si incontrano (volenti o nolenti) lungo il cammino della vita. E' questa la vera educazione alla sicurezza! E' questo il vero rispetto dei bambini e dei ragazzi! Bisogna educarli alla sicurezza, non renderli vittime sacrificali da offrire 'burocraticanente' alla 'dea sicurezza'!

     Il rischio non deve farci paura, semmai deve spingerci a educare ogni ragazzo a saper governare il rischio e l’incertezza, con senso di responsabilità, evitando ogni forma di improvvisazione ed incoscienza, ma valorizzando le opportune  risorse ed anche le sporadiche occasioni.
     Di fronte al mondo che cambia rapidamente, dobbiamo interrogarci sul nostro modo di educare, sui metodi che utilizziamo, sugli stili d’insegnamento e di apprendimento, sulle esperienze educative da fare vivere ... Altrimenti consegneremo al futuro ragazzi fragili e disorientati, viziati ed incapaci.
         L’ambiente ove si vive dà molti stimoli e molte sfide da valorizzare opportunamente. E’ un ambiente da esplorare, sin dalla scuola dell’infanzia. Per esempio, se si ha la fortuna di vivere a pochi chilometri da un bosco, il bosco deve diventare l'aula privilegiata di insegnamento, esplorazione ed apprendimento, nonché di gioco e di avventura; un meraviglioso ambiente da “vivere” periodicamente (con qualsiasi tempo ... basta essere bene attrezzati) per conoscere il variar delle stagioni, gli animali e le piante che lo abitano, i sentieri, le leggende, le storie, ..... E la classica aula dell'edificio scolastico? Essa é uno spazio di progettazione, di rielaborazione delle esperienze vissute, di riordino della documentazione ...; una stazione di sosta lungo il cammino della vita e degli apprendimenti ove ci si ferma per far sintesi e riprogettare le nuove tappe ... Non ci si può limitare ad una estemporanea, fugace e chiassosa uscita nel bosco, utile  solo a far merenda (e, magari, a lasciar cartacce in giro).
            Uscire dall'aula per esplorare l'ambiente, per maturare competenze specifiche, per scoprire, interrogarsi, documentarsi deve diventare il 'pane quotidiano'.
E la sicurezza? Ritengo opportuno che dirigenti, insegnanti, genitori, e gli stessi magistrati e legislatori, ripensino al vero senso della sicurezza (occorrerebbe punire i “peccati” di paura e di omissione e premiare i coraggiosi e gli intraprendenti). L’uomo è infatti nato per volare, non per starnazzare nella stia o nell’aia. E, sin da piccoli occorre imparare a volare in alto e bene.
Dove sta la vera sicurezza di una scuola? Le maggiori sicurezze di una scuola sono la qualità degli apprendimenti e il superamento di ogni forma di svantaggio: una scuola di tutti e per tutti ove ciascuno trova spazio e occasioni di un pieno sviluppo integrale, favorito da un buon insegnamento e da un ambiente accogliente e idoneo.  Così come la vera sicurezza di un ospedale non consiste nel fare stare buoni gli ammalati a letto o nell'avere ambienti 'a norma' (a norma di che?), ma nell'aiutarli a guarire pienamente e ad abbandonare il letto e la corsia ospedaliera. La sicurezza di un ospedale consiste, infatti, anzitutto nel garantire la guarigione di un ammalato, favorita da cure adeguate e da un ambiente accogliente e idoneo. In tal senso sicurezza e qualità interagiscono dinamicamente.
           Ciò significa (per gli educatori) acquisire competenze adeguate, preparare opportuni percorsi didattici che facciano interagire il tradizionale quotidiano scolastico con le concrete esperienze (si arricchiscono a vicenda!), valorizzare le risorse umane e ambientali del territorio, modificare strategie d’insegnamento ....
Così come è opportuno ripensare  all'adeguato uso degli ambienti dell'edificio scolastico (quei 'poveri' cortili mai o male utilizzati!). 
        Ci vorrà coraggio, questa è la grande sfida, la sfida del futuro, di un futuro che avanza rapidamente. Le stesse grandi migrazioni dei nostri giorni, che turbano, talora morbosamente, il sonno di politici e  di semplici cittadini, che fanno emergere le ataviche paure dello straniero e del "nero", che vengono strumentalizzate dai pifferai e dai procacciatori di voti e profitti di turno, ci interrogano pressantemente. Ben sappiamo che è educatore chi sa guardare oltre l’orizzonte e sa riconoscere e affrontare le sfide quotidiane (locali e planetarie), non chi è vittima di programmi preconfezionati da usare come menu per tutte le stagioni e come scusa per stare legati alla cattedra e alle ataviche abitudini (tra l’altro le norma parlano di indicazioni da utilizzare come punti di riferimento, come obiettivi da raggiungere …).
      Guardiamoci intorno: Chi sarà più pronto a gestire, con coraggio e competenza l'imprevedibile futuro? Un nostro ragazzo cresciuto tra coccole e tv, e nella sicurezza di un’aula scolastica o un cosiddetto extracomunitario che, ancora ragazzo, arriva in Sicilia dopo aver superato terribili prove e vissuto indicibili esperienze lungo il suo pericoloso ed imprevedibile cammino?
     Chiediamoci: Quale futuro vogliamo per i nostri figli e i nostri alunni? 
     Allora, andiamo al concreto!
    Queste cinquanta ed altre esperienze da vivere nell'ambiente ove si abita,  da bambini e ragazzi, possono aiutare ogni genitore (e ogni educatore) ad interrogarsi sull'efficacia del proprio modo di educare i ragazzi; possono aiutare ogni alunno a conquistare competenza ed autonomia, creatività e imprenditorialità.
    Perché non provarci? Quali aspetti del carattere e quali competenze “disciplinari” fa maturare ognuna di queste attività?

1. Arrampicarsi su un albero
2. Rotolare giù da una grande collina
3. Accamparsi all'aperto
4. Costruire un rifugio
5. Far rimbalzare i sassi sull'acqua
6. Correre sotto la pioggia
7. Far volare un aquilone
8. Pescare con il retino
9. Mangiare una mela appena colta dall'albero
10. Giocare a conker, un gioco tradizionale inglese in cui un partecipante munito di una castagna attaccata a uno spago cerca di staccare dal filo o far cadere la castagna dell’avversario
11. Lanciare palle di neve
12. Partecipare a una caccia al tesoro sulla spiaggia
13. Fare una torta di fango
14. Costruire una diga su un ruscello
15. Andare sullo slittino
16. Seppellire qualcuno sotto la sabbia
17. Organizzare una gara di lumache
18. Stare in equilibrio su un albero caduto
19. Dondolarsi da una corda
20. Giocare a scivolare nel fango
21. Mangiare more raccolte dai rovi
22. Guardare dentro un albero
23. Esplorare un’isola
24. Correre a braccia aperte facendo l’aeroplano
25. Fischiare usando un filo d’erba
26. Andare in cerca di fossili e ossa
27. Guardare l’alba
28. Scalare un’enorme collina
29. Visitare una cascata
30. Dar da mangiare a un uccello dalla mano
31. Andare a caccia di insetti
32. Cercare uova di rana
33. Catturare una farfalla con il retino
34. Inseguire animali selvatici
35. Scoprire cosa c’è in uno stagno
36. Richiamare un gufo imitando il suo verso
37. Osservare le strane creature tra le rocce di un lago
38. Allevare una farfalla
39. Dare la caccia a un granchio
40. Fare una passeggiata nel bosco di notte
41. Piantare qualcosa, coltivarla e mangiarla
42. Nuotare in mare, in un fiume, insomma, non in piscina
43. Fare rafting
44. Accendere un fuoco senza fiammiferi
45. Trovare la strada servendosi solo di mappa e bussola
46. Arrampicarsi sui massi
47. Cucinare in campeggio
48. Fare discesa in corda doppia
49. Giocare a geocaching, una Caccia al tesoro con il GPS
50. Andare in canoa su un fiume.
Aggiungete altre esperienze da fare vivere, in particolare facendo riferimento alle risorse del territorio.
Buon “lavoro” e buon divertimento, a grandi e piccoli!






[1] Dino Buzzati, Il colombre e altri cinquanta racconti, ed. Mondadori
[2] Si vedano le “Strategie di Lisbona”.
[3] L’educazione, che non è mai una semplice trasmissione di conoscenze, ma nasce da un modo di essere ed ha sempre di mira la persona nella sua integralità, comporta sempre un passo “nella zona di sicurezza”, senza la quale non si avrebbe alcun orientamento e punto di riferimento per il futuro, e un altro “nella zona di rischio”, senza la quale sarebbe impossibile far maturare alla persona un giudizio autonomo e critico; un “bilanciamento dei passi”, che è affidato alla saggezza e alla ponderazione dell’educatore (Papa Francesco).