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lunedì 12 ottobre 2026

EDUCAZIONE AMBIENTALE

 

Educazione ambientale: 

perché la sostenibilità si impara a scuola


Come si formano cittadini capaci di affrontare 
la crisi climatica 
e guidare la transizione ecologica? 

Le ricerche internazionali indicano nella scuola 
uno dei luoghi decisivi 
per sviluppare conoscenze, competenze e responsabilità verso il futuro.

Che cosa serve davvero perché i giovani non si limitino a conoscere i problemi ambientali, ma imparino ad affrontarli? Di fronte alla crisi climatica, alla perdita di biodiversità e alla crescente pressione sulle risorse naturali, l’educazione ambientale è oggi considerata a livello internazionale una leva strategica per promuovere comportamenti sostenibili e formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere la complessità del presente e partecipare attivamente alla costruzione del futuro.

Dalla sensibilizzazione all’azione

Negli ultimi decenni l’educazione ambientale ha ampliato progressivamente il proprio campo di intervento. Se in passato era prevalentemente orientata alla trasmissione di conoscenze sui fenomeni naturali e sull’inquinamento, oggi viene interpretata come un processo educativo più ampio, finalizzato a sviluppare la capacità di comprendere la complessità delle questioni ambientali e di agire in modo responsabile.

Le principali organizzazioni internazionali, dall’UNESCO all’OCSE, sottolineano come le sfide ambientali richiedano non soltanto informazioni scientifiche, ma anche competenze trasversali quali:

  • pensiero sistemico
  • capacità di valutare criticamente le informazioni
  • collaborazione
  • assunzione di responsabilità individuale e collettiva.

L’obiettivo non è soltanto conoscere i problemi ambientali, ma anche acquisire gli strumenti per partecipare attivamente alla loro soluzione.

Una sfida educativa per il XXI secolo

L’educazione ambientale è quindi molto più di un ambito specialistico dell’istruzione. Costituisce una dimensione essenziale della formazione dei cittadini in una società chiamata a confrontarsi con trasformazioni ambientali, economiche e sociali senza precedenti. Per questo è necessario sviluppare una nuova cultura della sostenibilità, capace di orientare comportamenti individuali e scelte collettive.

Contribuire alla costruzione di futuri sostenibili significa preparare le nuove generazioni a comprendere i cambiamenti e la loro dinamicità, fornendo strumenti cognitivi, relazionali ed etici adeguati ad affrontare l’incertezza. In questo senso, la sostenibilità non è soltanto un contenuto da insegnare, ma una prospettiva educativa che attraversa l’intero percorso scolastico.

Cosa ci dicono gli studi più recenti

Di fronte a una questione che attraversa confini geografici e settori della vita sociale, la ricerca internazionale sottolinea che la sola acquisizione di conoscenze ambientali non è sufficiente a modificare i comportamenti. Numerosi studi mostrano infatti che il passaggio dalla consapevolezza all’azione dipende da più fattori, tra cui:

  • senso di efficacia personale
  • esperienza diretta
  • possibilità di sperimentare forme di partecipazione concreta.

Emerge inoltre il ruolo centrale delle green competences, un insieme di conoscenze, abilità, valori e atteggiamenti che permettono alle persone di comprendere come i sistemi naturali, economici e sociali siano tra loro interdipendenti e di contribuire alla transizione ecologica.

In questa prospettiva si collocano sia GreenComp, il quadro europeo delle competenze per la sostenibilità pubblicato dalla Commissione europea, sia altri documenti internazionali che identificano aree di competenza come la valorizzazione della sostenibilità, il pensiero critico, la visione del futuro e l’azione trasformativa. La sostenibilità viene così considerata una competenza da esercitare nella vita quotidiana e nelle scelte personali, sociali e professionali.

Il ruolo strategico della scuola

Nello sviluppo della cultura della sostenibilità la scuola occupa indubbiamente una posizione privilegiata. È infatti uno dei pochi contesti in cui tutti i giovani possono entrare in contatto con saperi scientificamente fondati e sperimentare forme di cittadinanza attiva.

L’educazione ambientale non può però essere circoscritta a una disciplina specifica né limitata a iniziative occasionali. Gli studi, del resto, parlano chiaro: per essere efficaci, le questioni ambientali non vanno isolate. Devono invece dialogare con le scienze, la tecnologia, l’economia, la storia e la geografia, coinvolgendo anche la dimensione etica e civica.

In questa prospettiva, i temi della sostenibilità diventano occasione per sviluppare competenze trasversali, favorendo la capacità di leggere fenomeni complessi, individuare connessioni e valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Imparare attraverso l’esperienza

Uno degli aspetti maggiormente valorizzati dalla letteratura scientifica riguarda l’apprendimento esperienziale. Attività di osservazione sul territorio, monitoraggi ambientali, progetti di cittadinanza scientifica, orti scolastici e percorsi di educazione alla sostenibilità permettono agli studenti di collegare le conoscenze teoriche a situazioni reali.

Le esperienze che coinvolgono direttamente gli studenti risultano particolarmente efficaci nello sviluppare senso di responsabilità e partecipazione. Quando i giovani percepiscono di poter incidere concretamente sul contesto in cui vivono, aumenta la probabilità che adottino comportamenti coerenti con gli obiettivi della sostenibilità.

Anche il rapporto con le comunità locali assume un’importanza crescente. La collaborazione tra scuole, enti territoriali, università, associazioni e imprese può trasformare l’educazione ambientale in un’esperienza autentica di apprendimento e di cittadinanza.

Conclusioni

L’educazione ambientale è oggi riconosciuta dalla ricerca internazionale come una componente essenziale della formazione dei cittadini. Le evidenze mostrano che preparare i giovani alle sfide della sostenibilità significa andare oltre la trasmissione di conoscenze e promuovere competenze critiche, partecipative e orientate all’azione.

Per la scuola, la sfida è tradurre questi obiettivi in esperienze di apprendimento integrate nei curricoli e nella vita scolastica. È qui che gli studenti possono sviluppare gli strumenti necessari per comprendere i problemi ambientali contemporanei e partecipare, come cittadini, alla costruzione di soluzioni sostenibili.

Approfondimenti

Invalsi

lunedì 27 dicembre 2021

UNA SCUOLA CON IL PAESE "DI CASA"


 A Borzano, 2200 abitanti in collina alle porte di Albinea (RE) accanto alla chiesa della Natività della Beata Vergine Maria sorge la scuola materna parrocchiale, che consente ai piccoli alunni una straordinaria esperienza di immersione nella natura.

 

A Borzano, 2200 abitanti in collina nel comune di Albinea (RE), nella diocesi di Reggio Emilia, don Gigi Lodesani guida l’Unità Pastorale “Sacra Famiglia”, formata da quattro piccole parrocchie.

Accanto alla chiesa della Natività della Beata Vergine Maria, chiusa da tre anni a causa del tetto pericolante, sorge la scuola parrocchiale dell’infanzia San Giovanni Bosco, di cui don Gigi è presidente, e che da una settantina d’anni è al servizio della comunità.
“Questa scuola dell’infanzia è un luogo che tutto il paese sente suo – spiega don Gigi – Ormai diverse generazioni sono passate in quelle aule, e genitori e nonni sono ancora molto coinvolti nelle attività organizzative e gestionali. In un comune non tanto grande come il nostro, diventa fondamentale l’appoggio ed il sostegno di tutta la comunità, e faremmo fatica a continuare quest’opera se non potessimo contare sul supporto costante delle famiglie e dell’intero paese”.

Una scuola, come spiega con commozione una mamma “che ha saputo regalare emozioni ed esperienze irripetibili a mia figlia ed è stata maestra di vita anche per me; nelle frasi delle educatrici, che mia figlia mi riporta, ho ritrovato quegli insegnamenti, preziosi e ricchi di valore, che avrei voluto trasmetterle e che qualche volta ho dato per scontato”.

Collocata vicino al bosco la scuola, che accoglie 48 bambini, di età compresa tra i tre ed i sei anni, ha sfruttato questa posizione geografica per promuovere un metodo formativo che coniuga educazione ecologica e spirituale.

“Grazie al lavoro prezioso della pedagogista Ornella e alle maestre, quando cinque anni fa è uscita la Laudato si’, si è iniziato ad utilizzare anche il bosco come luogo educativo – prosegue don Gigi – dove i bambini vivono a pieno il rapporto con il creato: l’ammirano, provano stupore, lo rispettano, imparano la cura e ringraziano Dio per quello che ci ha donato. Grazie anche all’intervento di alcuni nonni è stato creato un percorso per facilitare l’arrivo dei bambini al “campo base” nel bosco. Durante il percorso attraversano diversi paesaggi naturali: un torrente, una vigna, un canneto, poi il bosco, dove una natura rigogliosa e varia li abbraccia. Sentono i suoni del bosco, gli uccelli, gli spostamenti degli scoiattoli o di altri animali, i suoni del paese in lontananza. Così da settembre a giugno, per due giorni alla settimana, il bosco diventa un’aula a cielo aperto”.

“In questa esperienza i bambini imparano con il corpo e con i sensi – come chiarisce una maestra – e sperimentano le varie stagioni, il paesaggio che cambia, i mutamenti climatici.
Familiarizzano con gli elementi naturali, ne scoprono le proprietà, e si trasformano in elementi di gioco che stimolano la loro creatività. Durante il percorso ci fermiamo ad osservare e a raccogliere elementi naturali: foglie, rami, sassi, gusci di piccoli animali, piume… Scopriamo impronte, animaletti, uccelli, ed ogni volta sempre nuove scoperte ci aspettano.

Noi insegnanti ci stupiamo davanti al creato, ma anche davanti allo stupore stesso dei bambini”.

“I bimbi – conclude don Gigi – imparano a conoscere le piante, gli animali e tutto ciò che li circonda e migliorano le loro abilità motorie, aumentano l’autostima, l’autonomia e la responsabilità. Poi imparano a collaborare gli uni con gli altri e a condividere le loro emozioni; alla fine di ogni esperienza sono molto felici”.

Classe 1976, Don Gigi, nato a Sassuolo, ha maturato la vocazione in parrocchia quando era ragazzo. Dopo la maturità scientifica si è laureato in filosofia a Bologna, entrando poco dopo in seminario. Membro della comunità sacerdotale Familiaris Consortio, è stato ordinato nel 2009, e per 5 anni ha fatto il responsabile della casa di formazione dei seminaristi della Familiaris, e dal 2014 è parroco dell’Unità Pastorale “Sacra Famiglia”, che comprende quattro parrocchie.

Punto di riferimento per la comunità, don Gigi vive insieme ad altri due sacerdoti, in una comunità sacerdotale. Anche in piena pandemia, il suo volto sorridente ed il forte impegno in particolare per i giovani, ha permesso di superare le difficoltà attraverso proposte forti di fede e comunitarie. Anche la scuola dell’infanzia parrocchiale di Borzano è stata luogo di vitalità e conforto per le famiglie del paese.

“Nel periodo del lockdown sono state molto brave le maestre – conclude don Gigi – che hanno avviato subito programmi di didattica a distanza, pensati appositamente per i piccoli alunni che non hanno mai perso il contatto con la scuola e sono stati coinvolti anche da casa. La forte alleanza e condivisione tra genitori ed insegnanti ha fatto il resto”.
Una scuola speciale, dunque, supportata da un intero paese che dona tempo e sostegno per il futuro dei propri figli e nipoti.

 

Uniti nel dono

 

lunedì 28 novembre 2011

SORELLA NATURA

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AGLI STUDENTI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO
PROMOSSO DALLA FONDAZIONE "SORELLA NATURA"

Aula Paolo VI
Lunedì, 28 novembre 2011

" .....E ora vorrei cogliere questa occasione per rivolgere una parola specifica anche agli insegnanti e alle Autorità qui presenti. Vorrei sottolineare la grande importanza che ha l’educazione anche in questo campo dell’ecologia. Ho accolto volentieri la proposta di questo incontro proprio perché esso coinvolge tanti giovanissimi studenti, perché ha una chiara prospettiva educativa. E’ infatti ormai evidente che non c’è un futuro buono per l’umanità sulla terra se non ci educhiamo tutti ad uno stile di vita più responsabile nei confronti del creato .....  infatti ormai evidente che non c’è un futuro buono per l’umanità sulla terra se non ci educhiamo tutti ad uno stile di vita più responsabile nei confronti del creato. E sottolineo l'importanza della parola “creato”, perché il grande e meraviglioso albero della vita non è frutto di un'evoluzione cieca e irrazionale, ma questa evoluzione riflette la volontà creatrice del Creatore e la sua bellezza e bontà. Questo stile di responsabilità si impara prima di tutto in famiglia e nella scuola. Incoraggio, pertanto, i genitori, i dirigenti scolastici e gli insegnanti a portare avanti con impegno una costante attenzione educativa e didattica con questa finalità. Inoltre, è indispensabile che questo lavoro delle famiglie e delle scuole sia sostenuto dalle istituzioni preposte ...... "

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