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giovedì 13 agosto 2026

IN COELUM ASSUNTA

 


Una credenza, una festa, 

 

La festa dell'Assunzione celebra la morte, la risurrezione , l'ingresso in cielo e l'incoronazione della Beata Vergine Maria.

+Vincent Dollmann, Arcivescovo di Cambrai, Assistente ecclesiastico UMEC-WUCT

Nonostante la reticenza dei Vangeli, i primi cristiani iniziarono ben presto a considerare il ruolo di Maria nella loro fede. Desideravano celebrare i suoi ultimi momenti, proprio come facevano per onorare i loro santi. A causa della natura unica della sua collaborazione, si diffuse la credenza che il suo "addormentarsi" – la sua Dormizione – fosse in realtà la sua ascensione, in corpo e anima, al cielo per opera di Dio.

La festa esprime questa credenza : ogni 15 agosto , i cristiani celebrano la morte, la resurrezione , l'ingresso in paradiso e l'incoronazione della Vergine Maria.

Nel 1950, Papa Pio XII ritenne necessario offrire una definizione più precisa : «La Vergine Immacolata, preservata da Dio da ogni macchia di peccato originale, avendo compiuto il corso della sua vita terrena, fu assunta in corpo e anima nella gloria celeste ed esaltata dal Signore come Regina dell'universo, affinché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei signori, vittorioso sul peccato e sulla morte». Questa definizione fa parte dei dogmi della Chiesa.

L' Assunzione di Maria dopo l' Ascensione di Cristo

L' Assunzione di Maria è spesso associata all'Ascensione di Cristo; infatti, le parole sono simili ed entrambi i casi si tratta di una misteriosa ascesa al cielo nella gloria di Dio.

Tuttavia, " assunto " non deriva dal verbo latino " ascendere " (salire, elevarsi), che ci ha dato " Ascensione ", ma da " " Assumere " (assumere, prendere). L'etimologia sottolinea l'iniziativa divina: Maria non ascende al cielo da sola, è Dio che sceglie di " assumerla", corpo e anima, unendola al Figlio senza attendere la risurrezione finale , tanto bene ha saputo unirsi a Lui, corpo e anima, fin dalla vita terrena.

Sulla scia dell'Ascensione , Maria inaugura il destino aperto agli uomini dalla risurrezione di suo Figlio e anticipa quella che sarà la condizione dei salvati alla fine dei tempi.

La festa dell'Assunzione alimenta la speranza

La liturgia dell'Assunzione celebra Maria come la " trasfigurata ": ella è con Lui con il suo corpo glorioso e non solo con la sua anima; in lei, Cristo conferma la propria vittoria sulla morte.

Maria realizza così lo scopo per cui Dio ha creato e salvato l'umanità. Celebrandola, i credenti contemplano la promessa del proprio destino, qualora scelgano di unirsi a Cristo.

Questa contemplazione rafforza in definitiva la loro fiducia nell'intercessione di Maria: ora è pienamente disponibile a «guidare e sostenere la speranza del tuo popolo che è ancora in cammino» (prefazione). Desiderano quindi chiedere a Dio: «Concedici di rimanere attenti alle cose del cielo per partecipare alla sua gloria » (colletta).

 

venerdì 15 agosto 2025

L'ASSUNTA e UNA CHIESA DAL CUORE GIOVANE

 


LA FORZA UMILE DEL

 VANGELO”




- + Matteo Maria Zuppi

La Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente celebrano assieme la festa dell’assunzione di Maria al cielo.

Sono passati 1700 anni dal primo grande Concilio ecumenico, quello di Nicea, dove, per custodire l’unità, tutti si riconobbero nel Simbolo di fede: “Noi crediamo”.

La dolce memoria della Tutta Santa aiuti a ricercare con rinnovata passione l’unità visibile e la comunione tra i fratelli, anche perché divisi siamo solo più deboli e meno credibili di fronte all’inquietante forza del male.

L’umile ragazza di uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero è stata scelta per diventare la madre del Figlio.

Non ha risolto tutti i dubbi, ma crede nel compimento della Parola.

Lei è la prima a sperimentare la nuova ed eterna alleanza che solleva la nostra umanità mettendo pace tra terra e cielo.

Annalena Tonelli aveva detto parlando sé: « Luigi Pintor, un cosiddetto ateo, scrisse un giorno che non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi.

Così è per me.

È nell’inginocchiarmi perché stringendomi il collo loro possano rialzarsi e riprendere il cammino o addirittura camminare dove mai avevano camminato che io trovo pace, carica fortissima, certezza che tutto è grazia».

Gesù si è abbassato perché possiamo alzarci stringendoci a Lui e sollevarci fino in cielo, come nell’immagine della dormizione di Maria.

Papa Leone rivolgendosi al popolo di giovani radunati a Tor Vergata per il loro Giubileo con tanta paternità e fiducia in loro ha detto: « Aspirate a cose grandi, alla santità ovunque siate.

Non accontentatevi di meno».

Non vivacchiare e non avere paura di scegliere.

Erano giunti a Roma da tanti Paesi del mondo, compresi quelli in guerra.

In una generazione che ha perso le spinte unitive e la convinzione di amare e difendere la casa comune, i giovani hanno vissuto una esperienza della Chiesa veramente cattolica, famiglia universale che fa sentire a casa ovunque e chiunque.

Abbiamo vissuto concretamente tanta comunione.

« L’amicizia può veramente cambiare il mondo.

L’amicizia è una strada per la pace», ha detto Papa Leone, «perché è proprio vero che ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio».

«Vogliatevi bene tra di voi!».

Viviamo una stagione fosca, attraversata piuttosto da tanta incertezza e crediamo poco possibile “volersi bene” e amare la vita dal suo inizio alla sua fine.

La speranza, però, attraversa i problemi, non li evita o non finisce quando sperimenta il veleno della delusione!

La spianata di Tor Vergata che ha raccolto, a perdita d’occhio, quei giovani del mondo, è stata come un abbraccio che smentisce l’insuperabilità dei conflitti: migliaia di migliaia, gli uni accanto agli altri, non gli uni contro gli altri o senza gli altri.

Quel popolo di giovani ha mostrato con chiarezza la forza dell’incontro, la potenza dell’abbraccio, la bellezza del noi, l’importanza dell’ascolto, la gioia della festa: tutto era teso ad unire mentre il mondo continua a dividersi.

È una realtà non perfetta.

Liberiamoci di un modo ipercritico, di letture negative che non sanno più vedere il bello e la presenza di Dio nella creta della nostra contraddittoria umanità.

Gli inizi sono sempre umili.

È un grande segno che le Chiese e le comunità civili devono saper decifrare.

Non perdiamo l’opportunità.

Gesù quando mancano quattro mesi alla mietitura, ci chiede di «alzare gli occhi e guardare i campi che già biondeggiano» ( Gv 4,35).

La speranza vede il futuro oggi.

Eccole le spighe mature!

Le abbiamo viste coi nostri occhi, sono cresciute anche sui sanpietrini, coprendo tutto lo spazio disponibile!

Questo popolo di giovani ci sollecita a una nuova audacia e a una nuova creatività.

Forse anche a una nuova allegria, non perché non soffriamo ma perché la gioia è forza e sappiamo che non ci mancherà un vestito bellissimo che neanche Salomone aveva.

Non vogliamo minimizzare le sfide che abbiamo di fronte, la congiuntura drammatica dei popoli, ma cerchiamo di avere la gioia della speranza, nutrita dalla fede che accende il sorriso della comunità di inespugnabile determinazione.

I campi già biondeggiano.

Sì, un cristianesimo più lieto che sa commuoversi davvero, e profondamente, sulle numerose folle – nel nostro come in molti altri Paesi, e persino quelle che sono senza Paese – che sono quelle evangeliche «stanche e sfinite come pecore senza pastore».

Lupi rapaci e mercenari interessati continuano purtroppo a venire al mondo.

Il contagio della guerra (59 sono quelle in atto), la logica del più forte che genera la supremazia, il nichilismo che non sa proteggere e curare la vita che è sempre fragile, il riarmo, la paura, godono di una congiuntura favorevole.

Per un attimo ci erano sembrati relitti del passato, disinnescati dal progresso civile del diritto, dell’economia, della tecnica. Invece, ecco arrivare un diritto, una economia e una tecnica, che premiano i nuovi barbari.

Quanto è lontano questo mondo da quel popolo giovanile che esorta invece a recuperare il “primato dell’incontro”, del dialogo, dell’amore, della testimonianza!

La guerra – la persecuzione, la sopraffazione, l’eliminazione, devono diventare motivo globale di vergogna e cessare di raccontarsi come potenza degna di ammirazione.

Come non vedere in quel popolo giovanile la Chiesa che papa Francesco auspicava, ossia una Chiesa che «cammina insieme» agli uomini, partecipando ai travagli della storia e coltivando il sogno di una società fraterna e universale?

La forza umile del Vangelo cambia il mondo e insegna a volersi bene.

Quel popolo di giovani – ma vorrei dire anche la meraviglia della società intera stupita dalla bellezza e dalla forza di questo popolo giovanile radunato assieme – ci sollecita ad abbandonare l’idea depressiva del nostro confinamento in una minoranza insignificante – in certo modo, il cristianesimo è stato sempre minoranza.

Il Concilio invitava a guardare la Chiesa anzitutto come «mistero» di unità e di “comunione” tra gli uomini.

Questo è il suo lievito.

Le nostre Chiese in Italia – sono stato edificato nel vedere i numerosi giovani italiani dare la loro bella testimonianza a quelli degli altri Paesi – sono affettuosamente incalzate dal cammino sinodale a liberarsi da ogni sterile autoreferenzialità, per riscoprire la vera destinazione della fede ecclesiale, che è la liberazione dell’amore di Dio nell’altro e per l’altro.

Poniamo i giorni e i mesi che verranno sotto lo sguardo di Maria Assunta nel cielo per vivere anche noi la sintonia dell’invito che ha inaugurato il ministero petrino di papa Leone: «Costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia e che diventa lievito di concordia per l’umanità».

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lunedì 14 agosto 2023

CON L'ASSUNTA VERSO IL FUTURO


 Con l'Assunta, incamminati verso il futuro 

con occhi e cuori ben alzati

 

-         di Matteo Maria Zuppi*

 

La festa dell’assunzione di Maria al cielo ci aiuta, con la dolcezza di rivolgerci ad una madre, ad alzare gli occhi e guardare il cielo. A volte farlo ci fa provare sgomento, vertigine: relativizza la dittatura del nostro io, abituato a piegare tutto a sé. Se non guardiamo il cielo non capiamo la terra e farlo – non si smette di imparare a contemplare il mistero – ci aiuta a vedere il dono che è ogni persona. L’Assunzione di Maria è la sua nascita al cielo. È la Pasqua di Maria, dopo quella del suo Figlio. La morte è nascita alla vita del cielo, figli nel suo Figlio venuto dal cielo per “portarci” in cielo con Lui.

 La tradizione voleva che, mentre si stava avvicinando il giorno della fine della vita terrena della madre di Gesù, gli apostoli sparsi ovunque nel mondo, avvertiti dagli angeli, si ritrovarono attorno al letto di Maria. E mentre raccontavano le meraviglie della evangelizzazione, Maria si addormentò. E Gesù venne a prenderla tra le sue braccia per portarla con sé nel cielo. Questa scena è divenuta, in Oriente, l’icona che descrive la festa odierna: Maria distesa sul letto con gli apostoli intorno in preghiera e Gesù al centro che tiene tra le sue braccia una bambina: è l’anima di Maria, divenuta “piccola” per il Regno, e che Gesù conduce accanto a sé sul trono. Potremmo dire che la festa di oggi ricorda l’ultimo tratto di quel viaggio che Maria iniziò subito dopo il saluto dell’angelo, come si legge nel Vangelo della Festa di questo anno. Oggi Maria è giunta a destinazione: la Gerusalemme celeste. È la prima creatura umana che fa il suo ingresso nel mondo di Dio, al seguito del Figlio crocifisso e risorto. Ella porta con sé anche il compimento del suo corpo trasfigurato ad opera dello Spirito d’amore, ed è una donna, una madre. La maternità, che ha segnato il suo corpo per amore, entra nella gloria di Dio. Lo splendore del legame materno, che il corpo custodisce per sempre, arricchisce di tenerezza e di gioia il mondo di Dio.

 È la ragione del Magnificat di Maria che diviene – deve diventare – anche il nostro Magnificat. Dio rovescia i potenti dai loro troni, posando il suo sguardo – a loro umiliazione – proprio sull’umile fanciulla di Nazareth. Nel cantico di questa giovane donna dobbiamo saper ascoltare il canto di tutte le donne senza nome, le donne che nessuno ricorda, le donne che vengono considerate inutili se non sono proprietà di un uomo, che vengono umiliate per la loro scelta materna, che vengono consegnate ad una vita di seconda scelta – o anche senza alcuna scelta – che l’economia mondiale tiene saldamente in ostaggio. Queste donne, oggi, sono abbracciate da mani affettuose e forti che le sollevano e le conducono sino al cielo. Sì, oggi è anche la festa dell’assunzione delle donne, violate e consumate, ferite nella dignità della loro condizione e umiliate nella loro cura della generazione. È anche l’assunzione di Dosso Fati e della piccola Marie, sua figlia, morte di stenti nel deserto. Sì, l’assunzione di Maria nel cielo di Dio ci parla di un corpo trasfigurato che nulla e nessuno potrà più sfigurare.

 La Madre del Signore ci precede e tutti noi, figli di Dio e di questa madre, prendiamo animo. Prendono animo i giovani: sono invitati per primi come Maria ad alzare lo sguardo, ad affrettare il passo – Maria «in fretta» si recò dall’anziana Elisabetta –, a muoversi verso i loro fratelli e le loro sorelle, superando le montagne e colmando le valli. Ho ancora impressa nei miei occhi la distesa enorme dei giovani a Lisbona radunati attorno a papa Francesco. Un incredibile e significativo movimento giovanile – non corporativo, ma veramente universale – che si è manifestato al mondo intero. Molti erano i giovani italiani. La presenza di papa Francesco ha confermato la commozione e la gratitudine di un segno che ha sorpreso la Chiesa stessa: la rinfranca, la rianima, le restituisce la letizia nella quale, come umile ancella, porta il Signore in grembo. I giovani della Gmg hanno sentito la vibrazione di questa presenza del Corpo del Signore, e ci hanno trasmesso l’irradiazione del mistero della compiuta destinazione di questa vita per ogni figlio e figlia che viene in questo mondo.

 I giovani della Gmg, con il loro passo lieto, ne riportano l’incanto nelle loro case, nelle loro strade, nelle loro città, nei loro villaggi. Anche nella nostra Italia. L’impegno a rendere il nostro Paese una terra ospitale per tutti, la decisione di nutrire una fraternità vitale fra i popoli, è nelle corde di questa nuovissima generazione, assai più di quanto non sia nelle nostre più adulte.

 Dobbiamo riconoscerlo. E a loro spetta il compito e la forza di ispirare un nuovo futuro. Sono la nostra speranza. La loro riscoperta dell’insostituibile contatto con i corpi viventi di molti fratelli e sorelle, che ci rende certi della felice diversità dei singoli e della comune umanità di tutti, promette di farsi inarrestabile e incontenibile.

 La “religione” della guerra – come anche ogni guerra di religione – apparirà sempre più come un disturbo mentale da curare. La guerra deve diventare insopportabile. L’algoritmo mercantile della competizione e dell’esclusione, che giustifica i privilegi e impone gli scarti, deve avere con loro i giorni contati. Questi giovani, che da grandi saranno sollecitati ad abitare il nostro Paese e la stessa Europa, non lo sopporteranno più. Ed è salutare anche per noi adulti fare spazio alla loro audacia, alla loro voglia di un futuro più pulito, più fraterno, più ospitale.

 La giovane Maria di Nazareth è un esempio per tutti, per i più giovani anzitutto. Sì, i ragazzi e le ragazze radunati a Lisbona ci stanno davanti: si sono levati per tempo e in fretta si sono incamminati verso il futuro. Contro ogni accidioso pronostico di insuperabile smarrimento, hanno preso l’iniziativa di ridestarci al senso del cammino della terra che abitiamo perché sia bella e abitabile da tutti, nessuno escluso.

 La Madre del Signore, riconciliata per sempre con il corpo vivente che ha portato il Figlio, certamente dal cielo sorride, compiaciuta per il germoglio di un nuovo cielo e di una nuova terra che a Lisbona abbiamo visto.

 Alziamoci per sollevare chi non ce la fa, chi soffre, quelli che sono caduti a terra o scompaiono nell’immensità del mare, chi è precipitato nella depressione, chi nell’abisso della solitudine. Così il cielo e la terra si uniscono e possiamo vedere pezzi di cielo sulla terra e pezzi della terra salire al cielo.

 *Matteo Maria Zuppi è cardinale arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana

www.avvenire.it


 

MARIA, DONNA DEL PRIMO PASSO

 
Un commento 

di don Tonino Bello 

al Vangelo 

della festa dell’Assunzione

 

La risolutezza di Maria. È lei che decide di muoversi per prima: non viene sollecitata da nessuno. È lei che s'inventa questo viaggio: non riceve suggerimenti dall'esterno. È lei che si risolve a fare il primo passo: non attende che siano gli altri a prendere l'iniziativa. Dall'accenno discretissimo dell'angelo ha avuto la percezione che la sua parente doveva trovarsi in serie difficoltà. Perciò, senza frapporre indugi e senza stare a chiedersi se toccasse a lei o meno dare inizio alla partita, ha fatto bagagli, e via! Su per i monti di Giudea. «In fretta», per giunta. O, come traduce qualcuno, «con preoccupazione».

Ci sono tutti gli elementi per leggere, attraverso questi rapidi spiragli verbali, lo stile intraprendente di Maria. Senza invadenze. Stile confermato, del resto, alle nozze di Cana, quando, dopo aver intuito il disagio degli sposi, senza esserne da loro pregata, giocò la prima mossa e diede scacco matto al re. Aveva proprio ragione Dante Alighieri nell'affermare che la benignità della Vergine non soccorre soltanto colui che a lei si rivolge, ma «molte fiate liberamente al dimandar precorre».

Santa Maria, donna del primo passo, ministra dolcissima della grazia preveniente di Dio, «alzati» ancora una volta in tutta fretta, e vieni ad aiutarci prima che sia troppo tardi. Abbiamo bisogno di te. Non attendere la nostra implorazione. Anticipa ogni nostro gemito di pietà. Prenditi il diritto di precedenza su tutte le nostre iniziative.

 Quando il peccato ci travolge, e ci paralizza la vita, non aspettare il nostro pentimento. Previeni il nostro grido d'aiuto. Corri subito accanto a noi e organizza la speranza attorno alle nostre disfatte. Se non ci brucerai sul tempo, saremo incapaci perfino di rimorso. 

Se non sarai tu a muoverti per prima, noi rimarremo nel fango. E se non sarai tu a scavarci nel cuore cisterne di nostalgia, non sentiremo più neppure il bisogno di Dio.

sabato 14 agosto 2021

MAGNIFICAT !

 


Lc 1,39-56

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto». 46 Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore 47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48 perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 49 Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; 50 di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. 51 Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52 ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53 ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. 54 Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55 come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». 56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 Commento di Renato De Zan

Tematica liturgica

 1. Gregorio di Tours (morto nel 594) è il primo padre in Occidente che parli esplicitamente dell’Assunzione di Maria. In Oriente, invece, le prime testimonianze risalgono a Efrem il Siro ( morto nel 373) e al suo contemporaneo Timoteo di Gerusalemme. Poco dopo esprimerà la stessa fede Epifanio di Salamina (morto nel 403). A Gerusalemme nel sec. VI c’erano già da tempo tre elementi legati alla figura di Maria: una chiesa dedicata alla Santissima Vergine Maria; una tradizione che voleva il suo sepolcro vicino al Monte degli Ulivi; il 15 Agosto come data del transito di Maria dalla terra al cielo (forse era la data della consacrazione della chiesa dedicata alla Santissima Vergine Maria).

 2. La solennità dell’Assunta era celebrata a Roma già da Sergio I (sec. VII) con il nome di “Dormitio Mariae”. La festa liturgica non venne mai intesa come semplice memoria della morte di Maria. La Colletta, infatti, pregava così: “Per noi, Signore, è veneranda la festività di questo giorno in cui la santa genitrice di Dio si è sottoposta alla morte temporale, senza tuttavia che potesse venire sottomessa alle conseguenze della morte stessa; essa, infatti, dal suo grembo ha partorito tuo Figlio, il Signore nostro incarnato”.

 3. Pio XII, nel 1950, proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria e il Concilio Vaticano II, nel 1964, afferma nella costituzione “Lumen Gentium”, 8: Maria è “già glorificata in cielo nel corpo e nell’anima”, “brilla quaggiù sulla terra come segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino, fino a quando verrà il giorno del Signore (cf 2 Pt 3,10)”. Maria Assunta in cielo è la prima cristiana risorta. Noi la seguiremo.

 4. A questa ricchezza che la Tradizione della Chiesa ci dona, Giovanni Paolo II ha voluto aggiungere una sua riflessione: Maria - come il suo Figlio - ha esperimentato, prima, l’amarezza della morte e, poi - come suo Figlio -,  la gloria di tutta la sua persona portata in cielo.

 Dimensione letteraria

 1. La Liturgia del Concilio ha scelto di celebrare il mistero dell’Assunzione con due celebrazioni. Nella messa della vigilia troviamo il testo evangelico di Lc 11,27-28 (Gesù proclama la beatitudine di chi ascolta e osserva la Parola). Si tratta dello stesso vangelo voluto da Pio XII per la Messa dell’Assunta, dogma mariano che egli proclamò con definizione infallibile (“Munificentissimus Deus”) il 1° novembre del 1950.

 2. Nella Messa del giorno, invece, la Liturgia legge un secondo testo evangelico: Lc 1,39-56. Si tratta del brano che narra la visita di Maria a Elisabetta e che riporta il Magnificat, canto gioioso e carico di riconoscenza per le cose meravigliose che Dio ha compiuto in Maria per la salvezza dell’uomo.

 Riflessione biblico-liturgica

 1. Nella Messa della vigilia, il testo evangelico di Lc 11,27-28 non ha la contrapposizione tra maternità (proclamata dalla donna delle folla) e ascolto obbedienziale della Parola. Bene l’una, migliore l’altra. Gesù apprezza più il legame che Maria ha con la Parola e con Dio piuttosto che la sola e isolata esperienza di pura maternità carnale, anche se messianica.

 2. Nella Messa del giorno, il testo evangelico di Lc 1,39-56 narra la visita di Maria a Elisabetta e riporta il Magnificat, canto gioioso e carico di riconoscenza per le cose meravigliose che Dio compie per la salvezza dell’uomo. Maria, su indicazione dell’angelo, verifica il segno donatole da Dio (la parente, sterile, incinta al sesto mese!). Nel Magnificat Maria esprime la propria gioia riconoscente e quella della Chiesa. Come Maria anche la Chiesa ha il compito di rendere “storico e esperimentabile” agli uomini Colui che i cieli dei cieli non possono contenere.

 Fonte



venerdì 14 agosto 2020

MAGNIFICARE ED ESALTARE


Nella solennità dell’Assunzione di Maria Santissima, la Vergine Santa prega dicendo: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47). Guardiamo ai verbi di questa preghiera: magnifica ed esulta. Due verbi: “magnifica” ed “esulta”. Si esulta quando accade una cosa così bella che non basta gioire dentro, nell’animo, ma si vuole esprimere la felicità con tutto il corpo: allora si esulta. Maria esulta a motivo di Dio. Chissà se anche a noi è capitato di esultare per il Signore: esultiamo per un risultato ottenuto, per una bella notizia, ma oggi Maria ci insegna a esultare in Dio. Perché? Perché Lui - Dio - fa «grandi cose» (cfr v. 49).
Le grandi cose sono richiamate dall’altro verbo: magnificare. “L’anima mia magnifica”. Magnificare. Infatti magnificare significa esaltare una realtà per la sua grandezza, per la sua bellezza… Maria esalta la grandezza del Signore, lo loda dicendo che Lui è davvero grande. Nella vita è importante cercare cose grandi, altrimenti ci si perde dietro a tante piccolezze. Maria ci dimostra che, se vogliamo che la nostra vita sia felice, al primo posto va messo Dio, perché Lui solo è grande. Quante volte, invece, viviamo inseguendo cose di poco conto: pregiudizi, rancori, rivalità, invidie, illusioni, beni materiali superflui… Quante meschinità nella vita! Lo sappiamo. Maria oggi invita ad alzare lo sguardo alle «grandi cose» che il Signore ha compiuto in lei. Anche in noi, in ognuno di noi, il Signore fa tante grandi cose. Bisogna riconoscerle ed esultare, magnificare Dio, per queste grandi cose.
Sono le «grandi cose» che festeggiamo oggi. Maria è assunta in cielo: piccola e umile, riceve per prima la gloria più alta. Lei, che è una creatura umana, una di noi, raggiunge l’eternità in anima e corpo. E lì ci aspetta, come una madre aspetta che i figli tornino a casa. Infatti il popolo di Dio la invoca come “porta del cielo”. Noi siamo in cammino, pellegrini verso la casa di lassù. Oggi guardiamo a Maria e vediamo il traguardo. Vediamo che una creatura è stata assunta alla gloria di Gesù Cristo risorto, e quella creatura non poteva essere che lei, la Madre del Redentore. Vediamo che nel paradiso, insieme a Cristo, il Nuovo Adamo, c’è anche lei, Maria, la nuova Eva, e questo ci dà conforto e speranza nel nostro pellegrinaggio quaggiù.
La festa dell’Assunzione di Maria è un richiamo per tutti noi, specialmente per quanti sono afflitti da dubbi e tristezze, e vivono con lo sguardo rivolto in basso, non riescono ad alzare lo sguardo. Guardiamo in alto, il cielo è aperto; non incute timore, non è più distante, perché sulla soglia del cielo c’è una madre che ci attende ed è nostra madre. Ci ama, ci sorride e ci soccorre con premura. Come ogni madre vuole il meglio per i suoi figli e ci dice: “Voi siete preziosi agli occhi di Dio; non siete fatti per i piccoli appagamenti del mondo, ma per le grandi gioie del cielo”. Sì, perché Dio è gioia, non noia. Dio è gioia. Lasciamoci prendere per mano dalla Madonna. Ogni volta che prendiamo in mano il Rosario e la preghiamo facciamo un passo avanti verso la grande meta della vita.
Lasciamoci attirare dalla bellezza vera, non facciamoci risucchiare dalle piccolezze della vita, ma scegliamo la grandezza del cielo. La Vergine Santa, Porta del cielo, ci aiuti a guardare ogni giorno con fiducia e gioia là, dove è la nostra vera casa, dove è lei, che come madre ci aspetta.





giovedì 15 agosto 2019

MARIA, LA FANTASIA DI DIO - Buona festa dell'Assuzione


di Alberto Maggi

L’inizio e la fine della vita terrena di Maria corrispondono al compimento del progetto che Dio ha sull’umanità: creati per diventare suoi figli, realizziamo questa figliolanza nella vita terrena mediante la pratica di un amore che somigli a quello di Dio e proseguiamo presso il Padre la nostra esistenza oltrepassando la soglia della morte.
La Chiesa presenta come modello perfetto di questo itinerario Maria: l’ingresso nell’esistenza terrena viene celebrato con l’Immacolata e quello nella sfera di Dio con l’Assunta.
Come per l’Immacolata, quello dell’Assunta è un altro dei dogmi recenti (Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, 1950) che non hanno alcuna diretta radice nella Sacra scrittura, ma che appartengono di buon diritto al patrimonio della fede del popolo cristiano.
L’Assunta è infatti una verità di fede nata non dalla speculazione teologica ma dal buon senso o intuito della gente, e in passato era una festività tanto importante da stare alla pari col Natale, la Pasqua e la Pentecoste, le tre grandi solennità dell’anno liturgico.
Ma dobbiamo chiederci che può significare oggi per noi celebrare una simile festa. È ancora una volta rimanere sbalorditi di fronte ai tanti straordinari privilegi che Dio ha abbondantemente riversato su Maria, oppure una proposta, una possibilità valida per tutti i credenti?
Maria “assunta” in cielo è la firma di Dio sull’umanità, la creazione di un uomo che si lasci coinvolgere dall’azione vivificante dello Spirito santo: “Tale glorificazione è il destino di quanti Cristo ha fatto fratelli”, affermò infatti Paolo VI nella Marialis cultus, il documento pontificio che ha portato un’aria nuova nella conoscenza di Maria.
Pertanto anche noi, se mettiamo nella nostra vita una qualità d’amore che assomigli a quella di Dio, fin da adesso, come afferma l’Apostolo Paolo “sediamo nei cieli, in Cristo Gesù” (Ef 2,6), siamo come lui vincitori della morte e continueremo a vivere per sempre (Gv 11,25), come prega la Chiesa il 15 agosto: “anche noi possiamo per intercessione della Vergine Maria giungere fino al Padre nella gloria del cielo”.
Dio non ha creato l’uomo per la morte, ma per la vita, per una vita che può raggiungere la stessa qualità divina, ed essere perciò inattaccabile e indistruttibile.
La festa dell’Assunta ci ricorda e ci stimola quel che possiamo essere.
Ci ricorda che noi siamo importanti agli occhi del Padre che ci vuole innalzare al suo stesso livello.
Ci stimola perché al desiderio del Signore di renderci simili a lui, deve corrispondere anche il nostro impegno di vivere una vita di una tale qualità da renderla indistruttibile e capace quindi di durare per sempre.
Per Maria l’assunzione non è stato un premio ricevuto per meriti speciali, ma la conclusione logica della sua esistenza che fin da Nazaret ha diretto sempre verso scelte di servizio, d’amore, pertanto di vita. Anche quando scegliere non era né facile è logico, anche nelle situazioni più drammatiche, Maria ha scelto la vita.
Maria si è fidata della fantasia di Dio.
L’assunzione è il coronamento logico della vita di Maria e della fantasia di Dio: la donna, l’essere emarginato che non poteva neanche mettere piede dentro il santuario, Dio la vuole con sé. Il Signore l’innalza al suo stesso livello ed elimina la distanza che lo separava dall’umanità.
E noi oggi non dobbiamo stare a guardare con il naso per aria verso il cielo (At 1,11), ma far si che pure la nostra vita sia una festa della fantasia di Dio. Esperimentare che non esiste fallimento, non esiste peccato, non esiste angoscia che il Padre nella potenza del suo amore non possa trasformare in vita. Non esiste colpa che non possa diventare una “felice colpa” come canta la liturgia del sabato santo.
Anche per noi la vita eterna non sarà un premio da ricevere per la buona condotta tenuta nell’esistenza terrena, ma l’accoglienza di un dono d’amore di quel Padre che vuole che neanche uno dei suoi figli si perda (Gv 6,39).
L’assunzione è la festa e la condizione di quanti hanno saputo essere fedeli all’amore portando così a compimento il progetto di Dio sull’uomo.

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martedì 14 agosto 2018

MARIA ASSUNTA IN CIELO

Commento al Vangelo
don Mario Simula

Assunzione della Beata Vergine Maria (Messa del Giorno) (15/08/2018)
Vangelo: Lc 1,39-56 
 
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E' grandioso il segno che appare nel cielo. L'inattesa lucentezza di una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. L'universo racchiuso, con la sovrabbondanza dei suoi doni, in un'unica meravigliosa Donna. Sintesi della bellezza. Speranza e futuro. Dolce come una madre incinta, e fiera come una combattente per amore e per l'amore.
Si rimane incantati nell'estasi, per la grandezza di una femminilità inimitabile. Apripista della dignità di ogni donna. Sintesi di ogni affermazione della maternità gridata e sofferta per le doglie e il travaglio del parto.
Questo segno misterioso è l'inizio di una battaglia per la Vita e a favore dell'Uomo e della Donna di tutti i tempi.
La Donna sta per partorire. Nel momento più sacro della storia di ogni umanità e di ogni segreto femminile, un drago rosso, simbolo del male, e della morte, si erge come ostacolo alla nascita. E' minaccioso come chi sta aspettando il momento per poter divorare il bambino, appena la Donna lo avrà partorito.
Essa da alla luce un figlio maschio, re dell'universo e della storia. Un figlio che viene rapito verso Dio e verso il suo trono.
La Donna invece fugge nel deserto, custodita gelosamente nel rifugio che Dio le prepara.
Cosa significa questa visione di Giovanni? È l'incredibile narrazione della storia della salvezza come è pensata da Dio. La salvezza finalmente si compie e con essa esplode la forza e il regno del nostro Dio e tutta la potenza irresistibile di Cristo Risorto.
La Donna-Maria è direttamente coinvolta nel combattimento col Suo Figlio: una stessa sorte, fino alla vittoria finale dell'Assunzione, per la Vergine Madre. Sempre Partoriente. Sempre Madre. Sempre Vergine.
Meditando, mi chiedo: c'era stato qualche segnale che facesse pensare ad una tale sequenza di avvenimenti?
Nel segreto discreto di due case povere e sante, Dio sta tessendo la sua tela di amore.
La maternità di Elisabetta, donna anziana e sterile. Il Signore la visita con amorevole benevolenza e le dà la grazia della maternità.
La maternità di Maria, tripudio di gioia, costruito dalla irresistibile creatività dello Spirito Santo. Darà alla luce il Figlio di Dio. 
Da Lei prenderà carne la Parola che è da sempre.
Manca l'incontro di queste donne, chiamate a far incontrare i bambini che hanno nel grembo; chiamate ad incontrarsi tra di loro per cantare l'inno di lode al Signore di ogni stupore e di ogni miracolo di Amore.
Maria corre dalla cugina verso Ain Karin. Supera la soglia di quella casa che diventerà, per un certo tempo, un paradiso.
I due bambini, nel grembo gonfio delle madri, diventano l'intreccio di una danza intrisa di alleluia. Il bambino di Elisabetta, sussulta di gioia, nell'utero santificato dalla grazia. Il Bambino di Maria porta la Grazia della tenerezza amorosa e dolcissima.
Le madri intonano i loro inni di gioia e di fede:
“A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?”, grida felice Elisabetta.
“L'anima mia magnifica il Signore. Lui ha fatto in me grandi cose. In me, serva e schiava. In me che sperimento l'unione inscrutabile con questo Figlio che sarà la gioia e la salvezza di ogni uomo e donna di tutti i tempi”. Canta Maria. 
Il Verbo si fa “carne”, la mia carne, la carne del lebbroso e del disperato; la carne di ogni altra madre che non sa trattenere nel grembo il figlio; di ogni madre che ha il seno asciutto e non può vivere l'ebbrezza del latte; di ogni madre che avrebbe desiderato un figlio, ma il suo grembo è rimasto per sempre senza vita. Ma non il cuore.
Maria, donna del nostro Amore e del nostro desiderio. Madre nostra per dono del Figlio che rantola. Sarà coinvolta nella morte, nella dormizione come il Figlio appeso alla croce.
Non rimarrà sul patibolo. Conoscerà la gloria del suo Corpo e verrà Assunta in cielo. Lì Madre. Lì Gloria. Lì Sostegno a fianco di ognuno di noi, figli.
Oggi è questa solennità. Questo meraviglioso concerto di ebbrezza. Non è nel sepolcro, la Madre. E' la primizia di ogni creatura che non conoscerà la morte definitiva. Sperimenterà, invece, la Risurrezione senza fine, come il Figlio le aveva confidato nei dialoghi intimi di Pasqua.

Signore Gesù, risorto e vincitore del male e della morte, sei stato verso di noi il Fratello di avventura più affascinante e unico.
E lo sei e lo sarai sempre. Ci hai dato la Tua Madre. Ci hai dato il suo dolore condiviso con Te. Ci hai dato la sua Croce accanto alla Tua. Ci hai dato la sua risurrezione come la Tua.
Hai fatto in modo che i vostri segreti diventassero i nostri. Certamente tante pagine sublimi del Vangelo sono passate attraverso il suo cuore di Madre che conservava ogni cosa della tua vita, come un diario vitale gelosamente custodito.
Oggi la Madre è con Te nella Gloria. Ci guarda con tenerezza, vigila con premura, ci prende per mano passo dopo passo, finché non faremo parte della stessa Famiglia, nella quale la beatitudine sarà vedere Dio, Faccia a faccia, così come Egli è, indescrivibile bellezza, infinita gioia, amore che nessuna acqua può spegnere.

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