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martedì 26 ottobre 2021

UN SINODO PER I RAGAZZI ?


Di Noto: 

ascoltarli educa noi adulti. 

Non è perdita di tempo

Il sacerdote siciliano, fondatore dell’Associazione Meter, propone un itinerario appositamente pensato per i più piccoli in modo da coinvolgerli nel percorso sinodale voluto dal Papa: “Mettersi dalla loro parte può creare una Chiesa ‘diversa’”. “Con un linguaggio adeguato, istruirli anche sul male degli abusi”

 Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

 Un processo sinodale che parta “dal basso”, ha chiesto il Papa per il Sinodo sulla sinodalità, che coinvolga, cioè, l’intero popolo di Dio. "Che parta dal basso basso" chiede ora don Fortunato Di Noto, immaginando un “mini percorso sinodale” che metta al centro quei bambini spesso ignorati, sottovalutati e, nel peggiore dei casi, maltrattati, per ascoltare le loro istanze e desideri, per capire cosa gli piaccia o meno della realtà in cui vivono, per fare riflettere gli adulti sugli aspetti della vita che danno per scontato.

Un percorso per i più piccoli

Per il noto sacerdote siciliano è un sogno coltivato da anni, sempre messo da parte per dare priorità alla lotta contro il male della pedofilia che, con l’associazione Meter da lui fondata, conduce da circa una trentina d’anni. Ora il Sinodo sulla sinodalità indetto da Francesco, insieme all’invito a porsi all’“ascolto di tutti”, ha riacceso in don Di Noto il desiderio di creare uno spazio di dialogo e confronto per e con i più piccoli. Nella sua parrocchia ad Avola già l’ha fatto, elaborando un vero e proprio percorso - strutturato in base alle esigenze di bambini e adolescenti - suddiviso in tre tappe, ognuna con delle proprie attività. Il progetto ora vorrebbe condividerlo con le diocesi d’Italia. “È un auspicio, una possibilità, ma credo che si possa fare. Farebbe bene anzitutto a noi adulti”, dice don Fortunato Di Noto a Vatican News:

Ma com’è nata questa idea, questa ispirazione, di avviare un percorso sinodale per bambini e adolescenti?  

Era un sogno che già avevo da più di dieci anni fa. Nella Chiesa i bambini sono quelli che ci aiutano a ridimensionare il nostro essere adulti, il nostro senso del potere. Il bambino, la fanciullezza in generale, mostra il cuore stesso della Chiesa, la predilezione di Gesù. Dio si fa bambino… Oltre a questo, ci sono stati elementi e spunti sparsi che ho messo insieme. Anzitutto, il vademecum elaborato dalla Cei che in un punto invita a realizzare iniziative per i più giovani, in modo da non escluderli dal processo sinodale. Poi il logo - un bellissimo logo - del Sinodo, dove un bambino è il primo nella fila che rappresenta il popolo di Dio. La descrizione dice che i bambini stanno davanti in questo cammino sinodale. Ecco, ho pensato allora che si debba coinvolgere sempre più i bambini, gli adolescenti, i ragazzi che quotidianamente come parroco incontro, in questo Sinodo avviato da Papa Francesco. La sensibilità c’è, ma bisogna passare ad una concretezza pastorale.

Ha condiviso questa proposta con qualche altro parroco o vescovo? Quale risposta ha avuto? Qualcuno le ha fatto pensare che forse è un po’ tempo perso?

Beh, qualcuno me l’ha proprio detto che è una perdita di tempo perché ‘ok, i bambini sono i prediletti del Signore, ma in fondo la Chiesa viene guidata dagli adulti, da chi pensa, dai teologi, dai dotti, dai saggi. Cosa possono dire i bambini alla Chiesa oggi?’. Ahimé, a preti e alcuni amici vescovi ho risposto che i bambini dicono e osservano molto di più di quanto noi possiamo dire e osservare. Loro oggi leggono, pensano, scrivono lettere, indicano stimoli nuovi, strade nuove, perché non ascoltarli? La rivoluzione di una Chiesa nuova, diversa, splendente, che ha a cura tutti e soprattutto i deboli, deve partire dal basso e, in questo caso, dal basso basso. I bambini hanno qualcosa da dirci e dobbiamo avere l’umiltà di ascoltarli. È una prospettiva nuova, non l’idea di una festicciola ludica fine a sé stessa.   

Quali risultati pensa che potrebbe portare una iniziativa del genere?

Credo che la cosa più importante è che i bambini vengano ascoltati. I bambini “dobbiamo” ascoltarli, è una priorità! Come? Ad esempio, distribuendo un questionario adatto a loro. Io l’ho elaborato e l’ho già diffuso nella mia parrocchia ad Avola. Sono quattro semplici domande: cos’è il Sinodo? Che cos’è che mi manca? Cosa non piace della Chiesa in cui vivo? Cosa posso dire ai miei vescovi? Ecco, quest’ultimo punto credo che sia importante, perché è bello pensare che i bambini possano parlare al pastore che guida una comunità e anche a sacerdoti, religiosi, dare loro un’indicazione. Ascoltare i bambini è obbedire al Vangelo e questa è una sensibilità che dovrebbe sempre più crescere. La Chiesa ha infatti una schiera di santi, beati venerabili che sono bambini.

Oltre ai questionari, ha elaborato anche un percorso per un eventuale Sinodo dei bambini?

Sì, ho aggiunto tre piccole tappe e anche la possibilità di eleggere in questo cammino un rappresentante dei bambini o degli adolescenti, che possa partecipare in maniera attiva al consiglio pastorale parrocchiale. Credo che ciò possa aiutare a mettersi dalla loro parte, stare con loro e cogliere gli elementi essenziali principali.

Di quale fascia d’età parliamo?  

Sarebbe preferibile coinvolgere bambini già in età di catechismo, ma anche quelli un po’ prima dei 6 anni, e pure gli adolescenti. Perché no? Ognuno può dire qualcosa.

Lei, don Fortunato, da oltre trent’anni con l’associazione Meter lotta contro il male degli abusi sui minori, in particolare l’orrore della pedopornografia online. La questione abusi può rientrare, secondo lei, tra le riflessioni dell’itinerario sinodale? In che forma?

Credo che dovrebbe essere uno dei temi principali in questa prima fase dedicata all’ascolto. Dobbiamo saper ascoltare chi è stato ferito, capire perché la Chiesa non è stata madre ma matrigna e i suoi figli hanno subito vessazioni, soprusi, maltrattamenti. Su questo punto non si può abbassare minimamente l’attenzione: un Sinodo che si occupa dell’ascolto di tutti non può permettersi di dimenticare quanto accaduto e che ancora accade. Proprio a partire dall’ascolto bisogna rilanciare percorsi nuovi, forti e capaci di indicare anche vie di guarigione e cura, perché ciò non si ripeta mai più. La Chiesa deve diventare una “casa” sicura, serena, premurosa, capace di non escludere ma di includere. Perciò, certo che dobbiamo ragionare su queste cose, certo che dobbiamo parlare di queste cose.

Anche con i bambini? C’è una modalità con cui i più piccoli possono essere introdotti a una tematica così dolorosa, nell’ottica magari della prevenzione e della sicurezza?

Ma sì, ormai i metodi sono consolidati e verificati. Certamente bisogna parlare ai bambini con linguaggi attenti e prudenti. I bambini necessitano di essere istruiti sul fatto che c’è il bene c’è il male e bisogna parlare loro di certe situazioni coi giusti metodi pedagogici ed educativi. Noi di Meter da 30 anni siamo nel campo, abbiamo percorsi, laboratori, libri. Ai miei educatori chiedo sempre di parlare del Vangelo ma anche di istruire i bambini ad una attenzione su certe situazioni di dolore, certamente con un linguaggio adeguato, sereno, maturo, in modo che loro possano difendersi e sviluppare dei punti di riferimento e di fiducia.

 

Vatican News

 

 

mercoledì 3 giugno 2020

PEDOFILIA ON LINE, REGNA L'INDIFFERENZA.

Turpe mercato prospero nell’indifferenza 
del mondo

Rapporto 2020 dell’Associazione Meter: scovate 7 milioni di foto, 1 milione di video, 320 chat pedopornografiche. L’inerzia dei governi e l’inefficienza delle forze dell’Ordine nel mondo per contrastare questo crimine globale. Intervista a don Fortunato Di Noto

di Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“La pedopornografia on line continua a prosperare indisturbata, con profitti in costante crescita”. Il Rapporto 2020 dell’Associazione Meter “merita di essere letto, approfondito, assimilato, compreso e non sottaciuto”. “I dati riportati non sono meri risultati statistici, numeri freddi e senza vita”.
Un crimine mondiale che trova molte complicità
Nonostante la premessa di questi chiari avvertimenti a non sottovalutare  le denunce lanciate nel vuoto, da decenni ormai, da poche organizzazioni come Meter, con ogni probabilità questo crimine, senza confini, resterà in massima parte protetto da una sorta di immunità sociale, complice l’omertà di fatto della grande stampa, l’inefficacia delle strategie messe in atto dalle poche forze di polizia dedicate al contrasto di questo crimine, l’indifferenza delle opinioni pubbliche, il potere di lobby che spingono verso il riconoscimento dei rapporti sessuali tra adulti e minori.  
7 milioni di foto pedopornografiche in un  anno
Il bilancio dell’impegno profuso dall’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop) presso Meter è come ogni anno drammatico, riferendosi agli abusi e alle violenze sessuali subite da bambini da 0 a 13 anni, ma nel 2019 ha registrato un’impennata. Oltre 7 milioni le foto segnalate lo scorso, il doppio che nel 2018; in leggero calo, poco meno di un milione i video; in aumento invece le chat da 234 a 323. Dal 2014 ad oggi l’osservatorio di Meter ha monitorato più di 16 milioni di foto, quasi 3 milioni e 500 mila video, oltre 12 mila 500 archivi e 1022 chat di contenuti pedofili.
I bambini sono merce di un turpe mercato
Dietro questi numeri i corpicini di piccole vittime innocenti oggetto di turpi mercati per il piacere di pedofili on line, coperti dall’anonimato della rete. I bambini sono una merce da vendere, i più richiesti nelle foto quelli tra 8 e 12 anni (oltre 5 milioni e mezzo), a seguire quelli dai 3 ai 7 anni (più di 1 milione 320 mila), infine da 0 a 2 anni (oltre mila 7 e 600).
Trenta nazioni coinvolte nelle denunce di Meter
Riguardo i domini, vi sono 30 nazioni coinvolte nelle denunce, al primo posto lo scorso anno Haiti, seguita da Francia e Nuova Zelanda, in una geografia che nei cinque continenti rispecchia l’offerta, la domanda e i paradisi digitali, dove registrarsi con meno spese e controlli, cosicché se i siti  sono registrati in alcuni Paesi, i servizi e i materiali sono forniti magari da server in altre località, in un commercio senza confini fisici che in massima parte viaggia nel cosiddetto deep web, zona sommersa della rete, dove si intreccia ogni sorta di attività criminali, facilitate dalla maggiore difficoltà o anche impossibilità di essere tracciate e quindi perseguite dalle forze dell’ordine, grazie anche alla velocità con cui vengono impiantate e smantellate in breve tempo. Può capitare che una collezione di foto o video pedopornografici resti a disposizione solo 24 ore.
Appello alle Polizie di tutti gli Stati: collaborate
Per questo Meter fa appello “alle Forze dell’Ordine di tutti gli Stati che dovrebbero collaborare per evitare la perdita e lo spreco di informazioni vitali per il contrasto immediato della pedocriminalità on line web e per la liberazione immediata dei bambini coinvolti in questo turpe mercato di violenza inaudita”. “Aspettiamo che quanti hanno responsabilità̀ di vigilanza e di giustizia si attivino affinché́ non rimanga il silenzio su ciò̀ che accade giornalmente sul web (e non solo). E la stessa sensibilità ci aspettiamo dai comuni cittadini, perché i bambini sono il futuro di tutti”.
L’indifferenza del mondo è il male più inquietante
L’indifferenza del mondo appare infatti l’aspetto più inquietante, confida con amarezza don Fortunato di Noto, parroco ad Avola, nella diocesi di Noto, presidente dell’associazione Meter, fondata dal sacerdote siciliano, che da 30 anni opera in difesa dell’infanzia violata.
R. – E’ così tanto inquietante, essendo ormai un problema globale, non più localizzabile, perché c'è, è vero, l'abuso reale nel posto in cui si trova il bambino ma la produzione del materiale video e foto va oltre quel luogo e attraverso la rete la violenza si propaga ed è usufruibile da pedofili e pedopornografi in tutto il mondo. Qui si tratta non più di numeri ma di vittime reali, che sta coinvolgendo sempre di più la vita di milioni di bambini, cui viene negata l’innocenza e la cosa ancor più grave è che non otterranno mai giustizia, perché non saranno mai identificati. Raramente  le Polizie quando ricevono le segnalazioni le prendono sul serio e portano avanti un’azione investigativa, che faccia giustizia nei confronti del bambino o della bambina vittime.
Don Fortunato, nel concreto, che cosa accade delle vostre denunce?
R. -  Innanzitutto noi denunciamo sempre, essendo italiani, alla Polizia postale italiana, poi di conseguenza quando noi identifichiamo il territorio di appartenenza di un server provider lo segnaliamo alla Polizia di quella Nazione, che sia - ad esempio - in Francia, Spagna, Germania, Nuova Zelanda, Brasile, Colombia, Messico, ecc. In contemporanea mandiamo le nostre segnalazioni, quasi nel 90% dei casi, ai server provider, che purtroppo - qui c'è una postilla che nessuno mai dice -  in quasi tutti i Paesi del mondo agiscono su base volontaria nel segnalare alle Polizie del territorio nazionale i siti e i materiali pedopornografici e questo compromette molto i risultasti delle indagini. In effetti delle oltre 60 mila segnalazioni inviate in 17 anni, con quasi 175 mila link individuati, in ultima analisi pochissime sono state prese in considerazione, escludendo l'Italia che quando c'è un filone italiano veramente agisce con determinatezza e con capacità investigativa di eccellenza.
Quindi se tutte le forze di Polizia del mondo avessero preso sempre sul serio le vostre denunce forse ci sarebbero stati migliori risultati?
R. - E’ di fondamentale importanza perché altrimenti che senso ha Meter che da 30 anni fa segnalazioni costantemente, giorno dopo giorno e attraverso Osmocop, l’Osservatorio mondiale contro la pedofilia,  collabora in altre Nazioni con altri strutture associative, che magari sono molto più sostenute da imprese ed aziende ma che comunque mostrano anche loro che c'è un’azione deficitaria; cioè non ha alcun nessun senso che noi mandiamo le segnalazioni quando poi di fatto non c'è un’azione investigativa, che non è solo un fatto solo punitivo ma si tratta  d’interrompere questo flusso di pedocriminalità, che favorirebbe  l'individuazione delle vittime e favorirebbe la possibilità di trovare i detentori del materiale ma anche gli autori dell'abuso e darebbe una risposta a questo fenomeno così drammatico, così tragico che certamente non troverà forse quasi mai la soluzione definitiva, basti pensare ai neonati coinvolti. Come faranno quei bambini neonati di pochi giorni a denunciare il fatto di un abuso, di cui abbiamo soltanto fotografie e video? Allora se prendessero sul serio – questo lo dico con forza e responsabilità - le nostre segnalazioni in tutto il mondo forse si avrebbero spiragli ulteriori per la tutela e la protezione dei bambini.
Come si sente lei davanti a questa ignavia ai danni dei bambini? La stampa, i governi, le forze di polizia, i gestori della rete, il popolo del web, i cittadini tutti hanno delle responsabilità....
R. - Molte responsabilità. Certamente, ognuno può avere una parte di corresponsabilità per affrontare queste problematiche. Io devo confessare che a volte sento sulla mia pelle la sofferenza e il dolore, a livello personale oltre che associativo; 30 anni di impegno di Meter hanno segnato la storia della pedofilia in Italia e nel mondo, però è anche vero che questo non basta. È necessario uscire fuori dalla burocratizzazione e dall’elitismo dei professionisti dell'abuso, come se ci fosse qualcuno che ne sa di più e qualcuno che ne sa di meno e soprattutto cercare in tutti i modi di prendere sul serio questo problema, che non è marginale ma  coinvolge ogni giorno milioni di bambini vittime e a cui dovrebbe dare risposta ogni Stato, ogni server provider, ogni agenzia educativa, ogni confessione religiosa. Non basta infatti solo sottoscrivere un documento, è necessario poi agire oltre il documento e allora io credo che possiamo farcela insieme. Noi certamente non ci sentiamo né falliti né tanto meno stanchi, però non possiamo fare altro che alzare la voce e chiedere che ognuno faccia propria parte e la faccia bene.
C'è infine un aspetto che spaventa ancor più: in questo vuoto di ogni intervento efficace può crescere l'influenza delle lobby che spingono verso il riconoscimento dei rapporti sessuali tra adulti e minori?
R. - Questo è ormai evidente, si denuncia da decine danni la pressione delle lobby pedofile e pedopornografe che vogliono assolutamente far passare un'idea - alimentata ahimè da migliaia e migliaia di siti e pseudo studi - in cui le relazioni tra adulti e bambini possono rientrare in una sfera di normalità. Non a caso si vuole fare abbassare l'età del consenso dei minori per avere relazioni anche sessuali e si sta facendo passare l'immagine del pedofilo ‘virtuoso’ - già pubblicata, ormai pubblica - perché in fondo in fondo non c'è niente di male in quel che fanno, perché anche il pedofilo ha il suo orientamento sessuale ed è necessario rispettarlo nella sua natura, perché nasce pedofilo. Tutto ciò accade in una società, sorda, assente, silente e a volte anche compromessa.





giovedì 17 gennaio 2019

TutelAmi sempre - ABUSO dei MINORI: UN PROBLEMA TRAGICO e TRASVERSALE

Don Di Noto presenta la Giornata bambini vittime della violenza

L’abuso dei minori è un fenomeno globale, nella sola Europa sono circa 20 milioni i minori abusati. Intervista con don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter


di Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

È incentrata sul tema “TutelAmi sempre” la XXIII Giornata dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza contro la pedofilia. L’iniziativa, che si concluderà a Piazza San Pietro il prossimo 5 maggio, alla Recita del Regina Coeli, è promossa dall’Associazione Meter. Su questo appuntamento, presentato ieri, si sofferma a Vatican News don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter. (Ascolta l'intervista)
R. – “TutelAmi” è una parola composta: è la tutela attraverso l’amore. Noi siamo chiamati a svolgere un ruolo alla luce anche dell’appello del Santo Padre nella Lettera rivolta al Popolo di Dio (il 20 agosto scorso). Papa Francesco ha invitato tutti i battezzati. Certo, noi lo facciamo da 23 anni e questo significa che ogni anno, da 23 anni, siamo in Piazza San Pietro in comunione con la Chiesa, in comunione con il Santo Padre e soprattutto in una tensione, alla luce della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio, a operare concretamente nella società, dato che il fenomeno dell’abuso è un fenomeno globale, non certamente relegato solo alla Chiesa.
Quello degli abusi è un problema tragico e trasversale. Quali sono, in particolare, i dati, gli aspetti su cui oggi dobbiamo maggiormente riflettere?
R. – Non è possibile pensare o tollerare – questi sono dati mai smentiti – che solo in Europa ci sono 18-20 milioni di minori che sono stati abusati sessualmente. Se noi facessimo un rapporto uno a uno, significa che abbiamo quasi 20 milioni di abusatori solo in Europa. Dall’abuso non si guarisce. Ci si convive, si vive con l’abuso perché l’abuso fa morire una parte di sé.
In tutta Italia verrà diffusa una preghiera scritta dalle vittime di abuso del Centro ascolto e accoglienza di Meter …
R. – Questo è qualcosa di bello, di profondamente intenso; è un’emozione che nasce nel rapporto filiale che anche le vittime hanno nei confronti del Padre, perché le vittime non hanno niente contro la Chiesa, se non solo quando i pastori non hanno ascoltato, non hanno aiutato, non hanno accompagnato. Non c’è odio contro la Chiesa, perché la Chiesa, per le vittime e per tutti noi, è una Madre che accoglie premurosa. Certo, poi a volte ci sono pastori – ahimé, mi dispiace dirlo, e non sono frasi mie ma dei Padri della Chiesa – che “spesso siedono su cattedre di pestilenza”. E’ una parola dura, però a volte è vero. Quella preghiera verrà diffusa in tutta Italia ma anche all’estero e milioni e milioni di persone pregheranno con quella preghiera, scritta direttamente dalle vittime di abusi sessuali. Questa veramente è una cosa che mi commuove: mi emoziona perché significa che siamo sulla buona strada. Siamo sulla buona strada perché si può fare molto e molto di più.
A proposito di buona strada e di cammini che si compiono, è stata annunciata ieri, dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, la creazione del Servizio nazionale per la tutela dei minori…
R. – È un servizio che deve essere seriamente organizzato e deve essere un servizio quotidiano e costante perché servire i bambini non è una moda ma un impegno permanente della Chiesa.





sabato 4 marzo 2017

PEDOFILIA: OCCORRE UN APPROCCIO GLOBALE!


Don Di Noto (Meter), “occorre un approccio globale.
In Europa 18 milioni di bambini vittime di abusi sessuali”

“La pedofilia – dice don Di Noto – è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili. Si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”.

 “È difficile parlare di pedofilia incolpando soltanto la Chiesa cattolica. È fuori discussione che l’abuso sia una mostruosità, specie se perpetrato da un sacerdote, è fuori discussione tra il 2004 e il 2013 sono stati ridotti allo stato laicale 900 preti.
Ma quando la polizia inglese parla di 750.000 abusatori in Inghilterra, ci sono almeno 750.000 vittime laggiù. E questo non interessa a nessuno. Basta con la lotta settoriale”.
È uno sfogo amaro quello con cui don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org) commenta i casi d’abuso e le notizie che arrivano dalla Santa Sede in questi giorni, specie dopo le dimissioni di Marie Collins, membro della Commissione voluta da Papa Francesco contro la pedofilia: “vicenda che deve farci maggiormente riflettere per operare meglio e con chiarezza e determinazione”.
“La pedofilia – dice don Di Noto – che è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili, si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”. 
E precisa: “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila. Impressionante, solo in una Nazione. Non riescono più a controllare il fenomeno. Bisogna fermare questa onda che sta travolgendo milioni di bambini”.
 Per il sacerdote siciliano: “Se solo in Europa ci sono 18 milioni di bambini abusati (dato dichiarato e mai smentito), con una proporzione di 1 ad 1 abbiamo 18 milioni di abusatori, stupratori o come li volete chiamare. Vogliamo fare una proporzione di 1 a 2? Sono almeno 9 milioni tra pedofili e abusatori. Dire che è un esercito è appena vicino alla realtà dei fatti”.
Quindi: “Gli abusi sessuali sui bambini, non solo nel nostro Paese Italia, ma in tutti gli Stati del mondo sono taciuti, si nutrono di silenzio e di connivenze, dove la burocratizzazione rallenta il fattivo impegno nella repressione e nella prevenzione”.
Secondo il fondatore di Meter: “La letteratura scientifica ci dice che l’Italia ha un indice di prevalenza di abusi e maltrattamenti del 9,5 per mille, pari a circa 70/80mila casi l'anno, rispetto all'11,2% dell'Inghilterra e al 12,1% degli Usa.
In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali (13,4% delle bimbe e 5,7% dei bambini), 44 milioni di violenza fisica (22,9%), 55 milioni di violenza psicologica (29,6%). Le nuove tecnologie non hanno migliorato la situazione.
La diffusione di Internet allarga alla realtà virtuale la geografia dell'infanzia violata e la non collaborazione internazionale permette l’impunità, la produzione e la diffusione del materiale dove i soggetti coinvolti non troveranno mai una giustizia e una liberazione”, conclude don Di Noto.


DR - ilportaledellafamiglia.org