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domenica 6 luglio 2025

I.A. - CONOSCERE PER PREVENIRE


DALLA PEDOPORNOGRAFIA 

AI DEEPNUDE   

Elijah "Eli" Heacock a 16 anni si è tolto la vita dopo aver ricevuto un’email contenente una sua falsa foto nudo generata con l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il mondo digitale, portando con sé enormi vantaggi ma anche nuovi pericoli. L’IA offre opportunità significative per la protezione dei minori online. 

Algoritmi avanzati vengono impiegati per monitorare e rilevare contenuti dannosi in tempo reale, segnalando attività sospette e impedendo la diffusione di materiale illecito. Inoltre, tecnologie di filtraggio e controllo aiutano a creare ambienti digitali sicuri, limitando l’accesso a contenuti inappropriati e permettendo ai genitori di proteggere i propri figli in modo più efficace. 

L’IA, infatti, gioca un ruolo cruciale anche nell’educazione dei giovani utenti, sensibilizzandoli sui rischi della rete e insegnando loro come navigare in sicurezza. Se da un lato l’IA viene utilizzata per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi in numerosi settori, dall’altro emergono anche usi pericolosi che minacciano la sicurezza dei minori. 

Questo dossier, realizzato dall’Associazione Meter, analizza come l’IA venga impiegata non solo per manipolare immagini, ma anche per adescare minori e diffondere materiale pedopornografico, proponendo nel contempo strategie di prevenzione e contrasto. 

Da anni Meter è impegnata nella lotta contro la pedopornografia e nella tutela dell’infanzia anche online, promuovendo interventi concreti e collaborazioni con le istituzioni.


    LE VITTIME DEL WEB - DOSSIER 2025


Immagine



mercoledì 3 giugno 2020

PEDOFILIA ON LINE, REGNA L'INDIFFERENZA.

Turpe mercato prospero nell’indifferenza 
del mondo

Rapporto 2020 dell’Associazione Meter: scovate 7 milioni di foto, 1 milione di video, 320 chat pedopornografiche. L’inerzia dei governi e l’inefficienza delle forze dell’Ordine nel mondo per contrastare questo crimine globale. Intervista a don Fortunato Di Noto

di Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“La pedopornografia on line continua a prosperare indisturbata, con profitti in costante crescita”. Il Rapporto 2020 dell’Associazione Meter “merita di essere letto, approfondito, assimilato, compreso e non sottaciuto”. “I dati riportati non sono meri risultati statistici, numeri freddi e senza vita”.
Un crimine mondiale che trova molte complicità
Nonostante la premessa di questi chiari avvertimenti a non sottovalutare  le denunce lanciate nel vuoto, da decenni ormai, da poche organizzazioni come Meter, con ogni probabilità questo crimine, senza confini, resterà in massima parte protetto da una sorta di immunità sociale, complice l’omertà di fatto della grande stampa, l’inefficacia delle strategie messe in atto dalle poche forze di polizia dedicate al contrasto di questo crimine, l’indifferenza delle opinioni pubbliche, il potere di lobby che spingono verso il riconoscimento dei rapporti sessuali tra adulti e minori.  
7 milioni di foto pedopornografiche in un  anno
Il bilancio dell’impegno profuso dall’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop) presso Meter è come ogni anno drammatico, riferendosi agli abusi e alle violenze sessuali subite da bambini da 0 a 13 anni, ma nel 2019 ha registrato un’impennata. Oltre 7 milioni le foto segnalate lo scorso, il doppio che nel 2018; in leggero calo, poco meno di un milione i video; in aumento invece le chat da 234 a 323. Dal 2014 ad oggi l’osservatorio di Meter ha monitorato più di 16 milioni di foto, quasi 3 milioni e 500 mila video, oltre 12 mila 500 archivi e 1022 chat di contenuti pedofili.
I bambini sono merce di un turpe mercato
Dietro questi numeri i corpicini di piccole vittime innocenti oggetto di turpi mercati per il piacere di pedofili on line, coperti dall’anonimato della rete. I bambini sono una merce da vendere, i più richiesti nelle foto quelli tra 8 e 12 anni (oltre 5 milioni e mezzo), a seguire quelli dai 3 ai 7 anni (più di 1 milione 320 mila), infine da 0 a 2 anni (oltre mila 7 e 600).
Trenta nazioni coinvolte nelle denunce di Meter
Riguardo i domini, vi sono 30 nazioni coinvolte nelle denunce, al primo posto lo scorso anno Haiti, seguita da Francia e Nuova Zelanda, in una geografia che nei cinque continenti rispecchia l’offerta, la domanda e i paradisi digitali, dove registrarsi con meno spese e controlli, cosicché se i siti  sono registrati in alcuni Paesi, i servizi e i materiali sono forniti magari da server in altre località, in un commercio senza confini fisici che in massima parte viaggia nel cosiddetto deep web, zona sommersa della rete, dove si intreccia ogni sorta di attività criminali, facilitate dalla maggiore difficoltà o anche impossibilità di essere tracciate e quindi perseguite dalle forze dell’ordine, grazie anche alla velocità con cui vengono impiantate e smantellate in breve tempo. Può capitare che una collezione di foto o video pedopornografici resti a disposizione solo 24 ore.
Appello alle Polizie di tutti gli Stati: collaborate
Per questo Meter fa appello “alle Forze dell’Ordine di tutti gli Stati che dovrebbero collaborare per evitare la perdita e lo spreco di informazioni vitali per il contrasto immediato della pedocriminalità on line web e per la liberazione immediata dei bambini coinvolti in questo turpe mercato di violenza inaudita”. “Aspettiamo che quanti hanno responsabilità̀ di vigilanza e di giustizia si attivino affinché́ non rimanga il silenzio su ciò̀ che accade giornalmente sul web (e non solo). E la stessa sensibilità ci aspettiamo dai comuni cittadini, perché i bambini sono il futuro di tutti”.
L’indifferenza del mondo è il male più inquietante
L’indifferenza del mondo appare infatti l’aspetto più inquietante, confida con amarezza don Fortunato di Noto, parroco ad Avola, nella diocesi di Noto, presidente dell’associazione Meter, fondata dal sacerdote siciliano, che da 30 anni opera in difesa dell’infanzia violata.
R. – E’ così tanto inquietante, essendo ormai un problema globale, non più localizzabile, perché c'è, è vero, l'abuso reale nel posto in cui si trova il bambino ma la produzione del materiale video e foto va oltre quel luogo e attraverso la rete la violenza si propaga ed è usufruibile da pedofili e pedopornografi in tutto il mondo. Qui si tratta non più di numeri ma di vittime reali, che sta coinvolgendo sempre di più la vita di milioni di bambini, cui viene negata l’innocenza e la cosa ancor più grave è che non otterranno mai giustizia, perché non saranno mai identificati. Raramente  le Polizie quando ricevono le segnalazioni le prendono sul serio e portano avanti un’azione investigativa, che faccia giustizia nei confronti del bambino o della bambina vittime.
Don Fortunato, nel concreto, che cosa accade delle vostre denunce?
R. -  Innanzitutto noi denunciamo sempre, essendo italiani, alla Polizia postale italiana, poi di conseguenza quando noi identifichiamo il territorio di appartenenza di un server provider lo segnaliamo alla Polizia di quella Nazione, che sia - ad esempio - in Francia, Spagna, Germania, Nuova Zelanda, Brasile, Colombia, Messico, ecc. In contemporanea mandiamo le nostre segnalazioni, quasi nel 90% dei casi, ai server provider, che purtroppo - qui c'è una postilla che nessuno mai dice -  in quasi tutti i Paesi del mondo agiscono su base volontaria nel segnalare alle Polizie del territorio nazionale i siti e i materiali pedopornografici e questo compromette molto i risultasti delle indagini. In effetti delle oltre 60 mila segnalazioni inviate in 17 anni, con quasi 175 mila link individuati, in ultima analisi pochissime sono state prese in considerazione, escludendo l'Italia che quando c'è un filone italiano veramente agisce con determinatezza e con capacità investigativa di eccellenza.
Quindi se tutte le forze di Polizia del mondo avessero preso sempre sul serio le vostre denunce forse ci sarebbero stati migliori risultati?
R. - E’ di fondamentale importanza perché altrimenti che senso ha Meter che da 30 anni fa segnalazioni costantemente, giorno dopo giorno e attraverso Osmocop, l’Osservatorio mondiale contro la pedofilia,  collabora in altre Nazioni con altri strutture associative, che magari sono molto più sostenute da imprese ed aziende ma che comunque mostrano anche loro che c'è un’azione deficitaria; cioè non ha alcun nessun senso che noi mandiamo le segnalazioni quando poi di fatto non c'è un’azione investigativa, che non è solo un fatto solo punitivo ma si tratta  d’interrompere questo flusso di pedocriminalità, che favorirebbe  l'individuazione delle vittime e favorirebbe la possibilità di trovare i detentori del materiale ma anche gli autori dell'abuso e darebbe una risposta a questo fenomeno così drammatico, così tragico che certamente non troverà forse quasi mai la soluzione definitiva, basti pensare ai neonati coinvolti. Come faranno quei bambini neonati di pochi giorni a denunciare il fatto di un abuso, di cui abbiamo soltanto fotografie e video? Allora se prendessero sul serio – questo lo dico con forza e responsabilità - le nostre segnalazioni in tutto il mondo forse si avrebbero spiragli ulteriori per la tutela e la protezione dei bambini.
Come si sente lei davanti a questa ignavia ai danni dei bambini? La stampa, i governi, le forze di polizia, i gestori della rete, il popolo del web, i cittadini tutti hanno delle responsabilità....
R. - Molte responsabilità. Certamente, ognuno può avere una parte di corresponsabilità per affrontare queste problematiche. Io devo confessare che a volte sento sulla mia pelle la sofferenza e il dolore, a livello personale oltre che associativo; 30 anni di impegno di Meter hanno segnato la storia della pedofilia in Italia e nel mondo, però è anche vero che questo non basta. È necessario uscire fuori dalla burocratizzazione e dall’elitismo dei professionisti dell'abuso, come se ci fosse qualcuno che ne sa di più e qualcuno che ne sa di meno e soprattutto cercare in tutti i modi di prendere sul serio questo problema, che non è marginale ma  coinvolge ogni giorno milioni di bambini vittime e a cui dovrebbe dare risposta ogni Stato, ogni server provider, ogni agenzia educativa, ogni confessione religiosa. Non basta infatti solo sottoscrivere un documento, è necessario poi agire oltre il documento e allora io credo che possiamo farcela insieme. Noi certamente non ci sentiamo né falliti né tanto meno stanchi, però non possiamo fare altro che alzare la voce e chiedere che ognuno faccia propria parte e la faccia bene.
C'è infine un aspetto che spaventa ancor più: in questo vuoto di ogni intervento efficace può crescere l'influenza delle lobby che spingono verso il riconoscimento dei rapporti sessuali tra adulti e minori?
R. - Questo è ormai evidente, si denuncia da decine danni la pressione delle lobby pedofile e pedopornografe che vogliono assolutamente far passare un'idea - alimentata ahimè da migliaia e migliaia di siti e pseudo studi - in cui le relazioni tra adulti e bambini possono rientrare in una sfera di normalità. Non a caso si vuole fare abbassare l'età del consenso dei minori per avere relazioni anche sessuali e si sta facendo passare l'immagine del pedofilo ‘virtuoso’ - già pubblicata, ormai pubblica - perché in fondo in fondo non c'è niente di male in quel che fanno, perché anche il pedofilo ha il suo orientamento sessuale ed è necessario rispettarlo nella sua natura, perché nasce pedofilo. Tutto ciò accade in una società, sorda, assente, silente e a volte anche compromessa.





sabato 19 ottobre 2019

LA CHAT DOVE REGNA L'ORRORE DEI NOSTRI ADOLESCENTI LASCIATI SOLI

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai commenta il grave fatto di cronaca che ha visto coinvolti 25 minori che si scambiavano messaggi pedopornografici e inneggianti allo sterminio degli ebrei.
 Il regno dell'online è privo di regole, e i genitori non devono abbandonare a sé stessi i loro figli in nome della privacy ma guidarli a discernere il bene dal male


25 ragazzi indagati: la maggior parte minorenni. 6 di loro addirittura preadolescenti della scuola secondaria di primo grado e quindi non imputabili. Il reato: essersi scambiati video orribili, violenti, filonazisti, pedopornagrafici all’interno di un gruppo WhatsApp chiamato “the Shoah party”. E vedere queste due parole affiancate è già di per sé qualcosa di così efferato e intollerabile da non riuscire a trovare parole per commentarle. Anche se l’indagine è stata effettuata a Siena, sono implicati ragazzi di differente residenza anagrafica, molti dei quali piemontesi. La cronaca dice che si tratta di ragazzi di famiglie normali, con genitori all’oscuro di ciò che avveniva nello schermo degli smartphone dei giovani figli. Una mamma ha fatto la denuncia: aveva guardato di nascosto ciò che in figlio faceva online. E sconvolta ha pensato che denunciare era necessario per far comprendere la gravita di ciò che stava succedendo dentro quello spazio virtuale abitato da minorenni immaturi, forse inconsapevoli, certamente da fermare.
La notizia è orribile, nel senso letterale del termine. Spalanca abissi di orrori con cui mai avremmo immaginato di confrontarci come genitori.
Da anni scriviamo anche su queste pagine che un preadolescente e un giovane adolescente che “pascola” per ore, ogni giorno, nell’online, vive una situazione a rischio.
L’online non ha funzioni educative. Può diventare educativo, all’interno di un solido progetto pensato e sostenuto da adulti attenti. Ma se quegli adulti non ci sono, l’online diventa il paese dei balocchi, dove le scelte dei nostri figli sono funzionali a nutrire il loro cervello di eccitazione e sensazioni forti, intensissime. La preadolescenza è la prima adolescenza sono età in cui i giovanissimi vivono la condizione fisiologica del “sensation seeker”, ovvero dell’esploratore che va alla ricerca di nuovi territori in cui soddisfare il suo bisogno di piacere, gratificazione immediata, eccitazione intensa. In questo l’online è potentissimo. Con tre click ti trovi al centro di mondi proibiti, dove tutto diventa possibile, esplorabile, utilizzabile. Puoi stupirti, eccitarti, attivarti, sentirti un guerriero, sperimentarti come un adulto che fa cose che i tuoi adulti di riferimento non farebbero mai e non vorrebbero che tu facessi. Tutto è lì a portata di mano, istantaneo, fruibile. Ma nessuno è presente a dare un significato  “a quel tutto”. Nessuno viene a definire un limite, a mettere un confine, a dire che cosa si può fare e non si può fare. Di queste funzioni preadolescenti e adolescenti fanno volentieri a meno. Ma il loro successo evolutivo invece ne ha un bisogno assoluto. La crescita nell’”età dello tsunami” risulta protetta quando i bisogni esplorativi dei giovanissimi vengono canalizzati all’interno di percorsi formativi, proposti e supervisionati in modo intelligente e competente dal mondo adulto. E’ questo che ha fatto don Bosco con la sua pedagogia salesiana. E’ questo che fanno da più di un secolo gli scout. E’ questo che fanno ogni giorno gli oratori. Così come le associazioni sportive che se sanno puntare non solo sull’agonismo del campione, ma anche sulla formazione della persona, diventano vere e proprie palestre di allenamento alla vita. Noi genitori è lì che abbiamo accompagnato i nostri figli per decenni. Li abbiamo portati all’oratorio, in palestra, sui campi da calcio, nei campus vacanze. Da pochi anni invece, ci sentiamo più tranquilli a tenerli chiusi nelle loro stanze, accolti e accuditi in luna park artificiali dove la loro voglia di diventare grandi è intercettata, iperstimolata e sregolata dalle peggiori esperienze: pornografia, youtubbing di pessima specie, videogiochi sparatutto e violenti, social in cui tutti possono dire tutto senza filtri, senza autoregolazione, senza alcuna attenzione empatica all’altro. Li lasciamo fare, perché se sono nella loro cameretta, nessuno attenterà alla loro incolumità fisica. E’ incredibile constatare che psicosi collettiva abbiamo creato noi adulti rispetto ai potenziali pedofili che ci possono essere nella vita reale per poi lasciare i minori inermi e iperattivi nel territorio della pedopornografia, di cui questa orrida storia intitolata “The Shoah Party” presente oggi su tutti i media, ci dice che loro sono fruitori, diffusori, amplificatori.
Da anni invito i genitori a considerare che essere presenti nella vita online dei propri figli giovanissimi, non significa invadere la loro privacy, ma sostenere la loro crescita. Vuol dire aiutarli ad acquisire competenze per muoversi in un modo complesso, dove rischierebbero di farsi male e di fare male, se non siamo al loro fianco. Da anni, invitando i genitori a pretendere di conoscere la password con cui i figli tendono ad isolarsi nella loro vita online, mi sento dire da molti adulti che diffondo un modello educativo repressivo basato sulla sfiducia tra genitori e figli. Da anni come genitore di quattro figli, ho cercato di riempirli di amore a attenzione, fiducia e sostegno, ma mai, e sottolineo mai, ho permesso che si muovessero isolati e soli nell’online prima dei 15 anni e ho preteso di stare al loro fianco, direttamente e indirettamente,  nelle loro esplorazioni virtuali. Non so se mi hanno vissuto come un adulto presente o semplicemente come un adulto rompiscatole. So però che questa è stata per me la sfida più impegnativa (e inaspettata) degli ultimi dieci anni. Come padre ho compreso che dopo aver messo nelle loro vite  le basi per vivere bene nel principio di realtà, al loro ingresso nell’online dovevo ricominciare tutto daccapo. Perché lì loro gestiscono una seconda vita, in cui spesso le regole della prima non valgono più. Ed è mia responsabilità, insegnar loro quelle regole, fargli comprendere il senso.  Perché si deve rimanere profondamente umani, immensamente etici, intelligentemente consapevoli anche nel villaggio virtuale. Dove - se gli adulti non ci sono e non sanno fare il loro mestiere - accadono orrori come quello che ci ha disvelato la cronaca oggi. Di cui siamo venuti a conoscenza grazie ad una mamma che ha rotto tutte le regole usate dalla maggioranza dei genitori attuali: ha spiato nel cellulare del figlio, ha deliberatamente invaso la sua privacy, è rimasta sconvolta dall’orrore che ha visto e se ne è assunta la responsabilità fino in fondo. Denunciando. Bloccando. Ricostruendo la cornice. Per suo figlio e per i nostri figli. E tutti noi, oggi, dovremmo esserle eternamente e immensamente grati.
Mi assumo la responsabilità di citare un libro, in questo articolo,  che mi mette in un terribile conflitto di interessi, perché l’ha scritto mia moglie. Però è un libro profondamente vero e assolutamente necessario di fronte ad una notizia orrida come quella dello “Shoah party”. Quindi lo cito. Perché io per primo l’ho riletto pochi giorni fa e trovo che sia intriso di tutta la verità che serve a noi genitori del terzo millennio e di cui dobbiamo imparare a contaminarci, anche a rischio di sembrare bigotti, trogloditi, cavernicoli. Si intitola “La mamma di Attila” (Solferino ed.) e descrive il potenziale Attila che vive nei nostri figli preadolescenti e adolescenti, ma anche il ruolo educativo, protettivo e formativo che gli adulti (nel caso particolare del libro, le mamme) possono avere al fianco di questi soggetti in formazione così pieni di energia.
Noi genitori dei “Neo-attila” del terzo millennio, possiamo permettere alle energie straripanti dei nostri figli di costruire oppure di distruggere. Nell’online la cronaca ci parla ogni giorni di distruzioni che avvengono senza conseguenze, senza interventi, senza consapevolezze. Dei ragazzi, come di noi adulti. E’ ora di cambiare registro. A cominciare da subito. 

tratto da FAMIGLIA CRISTIANA




lunedì 18 marzo 2019

ABUSI SUI MINORI. NON SOLO PRETI .... TUTT'ALTRO!

Papa Francesco nel suo discorso ha sottolineato l’universalità e la grande scala degli abusi: “Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. 
Al termine della Celebrazione Eucaristica nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha rivolto il Suo discorso conclusivo ai presidenti delle Conferenze Episcopali della Chiesa Cattolica, ai Capi delle Chiese Orientali Cattoliche, ai rappresentanti dell’Unione dei Superiori Generali e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, ai Membri della Curia Romana e del Consiglio di Cardinali che hanno partecipato all’Incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, svoltosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019.

La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono, purtroppo, soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori.
Inoltre, secondo i dati Unicef del 2017 riguardanti 28 Paesi nel mondo, su 10 ragazze che hanno avuto rapporti sessuali forzati, 9 rivelano di essere state vittime di una persona conosciuta o vicina alla famiglia. Secondo i dati ufficiali del governo americano, negli Stati Uniti oltre 700.000 bambini ogni anno sono vittime di violenze e maltrattamenti, secondo l’International Center For Missing and Exploited Children (ICMEC), un bambino su 10 subisce abusi sessuali.
Ho incontrato don Fortunato di Noto, a capo dell’Associazione Meter che da 30 anni combatte gli abusi sessuali sui minori ed è iniziatore della Giornata in Memoria dei Bambini Vittime dello Sfruttamento, della Violenza e dell’Indifferenza, per commentare le parole del Papa alla chiusura dell’incontro.
Don Fortunato, cosa dice dei dati citati da Francesco?
- I dati citati, anche se non sono completi, sono spaventosi. Ma Francesco dice la cosa che non tutti vogliono vedere cioè che il fenomeno degli abusi sui minori, compreso gli abusi sessuali, è un fenomeno globale e come tale riguarda anche, ma nella minima parte, anche la Chiesa a causa dei pochi sacerdoti che hanno tradito la loro missione.
Lo scandalo degli abusi del clero è scoppiato negli USA. I grandi media e ovviamente gli avvocati hanno scatenato un attacco durissimo contro la Chiesa svuotando le casse di tante diocesi americane. E il Papa ricorda che in quel Paese ci sono centinaia di migliaia a bambini abusati sessualmente di cui nessuno parla…
- Chiariamo una cosa: i rapporti preparati nei vari Paesi (negli Stati Uniti, in Australia, in Irlanda, in Germania ecc.) sono i rapporti che riguardano i casi di 20, 30, 40 o addirittura 70 anni fa. Allora parliamo dei tempi quando nelle società non c’era tanta sensibilità all’infanzia, alla condizione dei minori, ai diritti dei bambini. Oggi il contesto sociale è molto diverso: siamo sensibili ai diritti dell’infanzia e abbiamo già le leggi, spesso molto severe, contro ogni forma di abuso e maltrattamento dei bambini. Un altro aspetto da sottolineare: la stragrande maggioranza dei casi segnalati nei vari rapporti riguarda abusi riguardanti sacerdoti e maschi minori, allora non sono i casi di vera e propria pedofila ma di omosessualità: sono i sacerdoti omosessuali che hanno i rapporti con i maschi sopra i 14 anni. Anche se ovviamente, non tutti gli omosessuali sono pedofili.
Durante il periodo dell’incontro del Papa con i vescovi abbiamo visto intorno il Vaticano gruppi ben organizzati delle persone che si dichiaravano vittime degli abusi da parte del clero, circondati dagli accompagnatori e giornalisti. Ma in Europa, come ha sottolineato Francesco, 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali e, se prendiamo l'esempio dell'Italia, il rapporto di “Telefono Azzurro” del 2016 evidenzia che il 68,9% degli abusi avviene all'interno delle mura domestiche del minore”. Allora io mi chiedo, perché i giornalisti non cercano e non raccontano le storie drammatiche di questi milioni di bambini abusati da non-sacerdoti?
- Dai dati più aggiornati emerge la situazione ancora più drammatica: in Europa i bambini abusati sono circa 20 milioni! Se dietro ogni bambino c’è un abusatore allora in Europa abbiamo 20 milioni di persone che sono libere, che nessuno cerca, nessuno denuncia. Gli arrestati sono pochissimi perché non ci sono denunce.
- Invece ogni prete viene denunciato, messo alla gogna mediatica, spesso messo in prigione…
- E spesso vengono preparate pubblicamente le liste dei sacerdoti abusatori. Si è mai vista la lista dei pedofili non sacerdoti? No, allora c’è un trattamento persecutorio nei confronti del clero. Noi come Associazione Mete abbiamo lanciato l’idea di celebrare la Giornata in Memoria dei Bambini Vittime dello Sfruttamento, della Violenza e dell'Indifferenza, la prima domenica di maggio.
Perché la gente, i media e le organizzazioni che si occupano dei bambini abusati non partecipano a questa Giornata di sensibilizzazione contro questo fenomeno odioso nella sua totalità? Oggi, qualche giorno dopo la fine della riunione in Vaticano, noi abbiamo segnalato alla Polizia postale più di 8500 foto con bambine brutalmente stuprate, abbiamo dato questa notizia e nessuno, dico nessuno ha reagito. Allora io mi chiedo dove sono i giornalisti che stavano in Vaticano che sembravano così sensibili agli abusi dei bambini?   
- Il Papa ha segnalato anche un altro fenomeno: il turismo sessuale, dicendo che secondo i dati 2017 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, ogni anno nel mondo tre milioni di persone si mettono in viaggio per avere rapporti sessuali con un minore. Tre milioni di predatori che girano impunemente in Asia, America Latina o in Africa per abusare di minori, vittime ignorate, che non interessano nessuno... 
- Mi chiedo come l’ONU ha stabilito questa cifra: contando uno ad uno negli aeroporti? Penso che siano di più. Ma il problema è diverso: quante azioni di polizia si sono fatte per stroncare il turismo sessuale? Pochissime.
- Ma, adesso grazie ad internet il pedofilo non deve viaggiare: a casa può avere a disposizione tutto il materiale pedopornografica che vuole. Francesco ha segnalato anche questa piaga: “Dagli studi effettuati, negli ultimi anni, sul fenomeno degli abusi sessuali su minori emerge altresì che lo sviluppo del web e dei mezzi di comunicazione ha contribuito a far crescere notevolmente i casi di abusi e violenze perpetrati on line. La diffusione della pornografia sta dilagando rapidamente nel mondo attraverso la Rete. La piaga della pornografia ha assunto dimensioni spaventose, con effetti deleteri sulla psiche e sulle relazioni tra uomo e donna, e tra loro e i bambini. È un fenomeno in continua crescita. Una parte molto considerevole della produzione pornografica ha, tristemente, per oggetto i minori, che così vengono gravemente feriti nella loro dignità. Gli studi in questo campo – è triste – documentano che ciò avviene in modi sempre più orribili e violenti; si arriva all’estremo degli atti di abuso sui minori commissionati e seguiti in diretta attraverso la Rete. Lei, che quotidianamente combatte questo terribile fenomeno, come può commentare queste parole del Papa?
- Bisogna chiarire una cosa: la pornografia è lecita in tutto il mondo. E’ un mercato gigantesco su scala mondiale, il secondo dopo il commercio di armi e prima della droga. Se per noi, cattolici, guardare il materiale pornografico è un peccato, è un'altra storia. Ovviamente la pornografia può recare i danni psicologici ai minori. La pornografia è un’industria così potente che è diventata lecita. Le società che la producono sono quotate in borsa. Vedendo il materiale pornografico non si commette un reato. Invece la pornografia minorile riguarda i minori dai 14 ai 18 anni, sotto questa soglia abbiamo a che fare con la pedopornografia che è un'altra storia.
In alcuni stati la pornografia minorile e la pedopornografia è un reato. Ancora oggi nel mondo ci sono 35 stati dove non c’è la legge contro la pedopornografia. I 78 stati non hanno ancora definiti l’età del consenso dei bambini. In questa situazione della mancanza dell’uniformità nel mondo non si può dichiarare la pedofilia e pedopornografia crimine contro l’umanità. Non tutti sono d’accordo.
- Dove ci sono tanti soldi ci sono sempre le organizzazioni criminali…
- E’ questo è verissimo nel caso dell’industria pedopornografica dietro la quale ci sono le organizzazioni criminali.    
- Certi ambienti che attaccano la Chiesa per gli abusi sui minori nello stesso tempo promuovono l’ideologia gender, l’educazione sessuale dei bambini che in pratica significa l’introduzione dell’attività sessuale nella tenera età. Come possono essere credibili gli accusatori del clero che promuovono il “lassismo” sessuale e l’abbattimento dei “tabù” nelle pratiche sessuali?
- Quando strumentalizziamo gli abusi sui minori la presunta lotta contro tali abusi diventa in pratica una lotta ideologica dove le vittime vengono strumentalizzate. È una situazione assurda quando qualcuno combatte contro gli abusi e nello stesso tempo tollera l’ideologia pedofila che giustifica i rapporti con i minori, promuove l’amore “libero”, l’amore “senz’età”. In questa situazione si attacca la Chiesa per confondere la gente. 
- In Polonia si sta preparando un film sulla pedofilia del clero polacco: un vero attacco ideologico contro la Chiesa, di cui parlava lei. Se qualcuno volesse fare un film per far vedere che cosa è la pedofilia cosa dovrebbe fare?
- Un regista dovrebbe venire dalla persona come me che da 30 anni denuncio e combatto la pedofilia e pedopornografia. Le racconto una storia: nel 2001 i giornalisti della rivista americana Newsweek mi hanno chiamato dicendo che stavo esagerando nella denuncia di questo fenomeno, che non è vero. Li ho invitati e sono venuti da me per 4 giorni. Ho fatto vedere loro praticamente cosa facciamo: le foto e i video terribili, le denunce, il dilagare dell’ideologia pedofila.
Dopo questa esperienza i giornalisti hanno capito che non stavo esagerando e hanno cambiato la percezione del fenomeno: in effetti hanno fatto un articolo di denuncia sulla copertina del Newsweek.
- Allora manderò da lei chi vuole capire che cosa vuol dire abusi sui minori nel mondo di oggi e li vede solo nella Chiesa.
 L’intervista in polacco è stata pubblicata sul settimanale “Niedziela” (nr. 11/2019)

mercoledì 21 marzo 2018

ALLARME PEDOFILIA. RAPPORTO METER

Cresce la pedopornografia on line

L’Onlus guidata da don Fortunato di Noto ha segnalato quasi un milione di video pedopornografici. 37 i Paesi coinvolti e oltre 1000 i report inviati alle polizie di tutto il mondo. 
Formazione e prevenzione con il Corso per la Nuova pastorale contro la pedofilia

                                                                                                       di Marco Guerra – Città del Vaticano

E’ quintuplicato il numero di video dal contenuto pedopornografico segnalati dall'associazione Meter. È quanto emerge nel rapporto 2017 presentato stamane a Pachino (Siracusa) da don Fortunato di Noto, presidente di Meter Onlus, realtà che anima uno dei più autorevoli e attivi osservatori del mondo sulla pedopornografia on line.
Il sacerdote denuncia quindi un incremento dello scambio, della distribuzione e della compravendita di filmati e immagini che ritraggono abusi avvenuti sui minori. Nel 2017 Meter ha segnalato precisamente 2.196.470 di foto contro 1.946.898 del 2016. I video, invece, sono passati da i 203.047 del 2016, ai 985.006 dell’anno scorso.  Secondo le valutazioni  dell’osservatorio, le vittime più coinvolte si rilevano nella fascia d’età 8/12 anni, seguiti dalla fascia 3/7 anni e infine 0/2 anni. Nel complesso i siti web segnalati sono quasi raddoppiati, dai 9.379 del 2016 ai 17.299 l’anno scorso.
Decine di nazioni coinvolte
Oltre 1000 i report di Meter sono stati inviati e recapitati a capi di Stato, ministri, polizie,  autorità competenti e giornalisti in tutto il mondo,  per renderli consapevoli del dramma della pedofilia e della pedopornografia  e al fine passare così “dalle alleanze delle parole alle alleanza operative”. Nel 2017 sono state infatti 37 le nazioni coinvolte in questo turpe fenomeno.
Il primato nel numero di siti segnalati appartiene all'Isola di Tonga, nell'Oceano Pacifico, anche ha totalizzato 10.096 indirizzi. Seguono la Russia con 1.150 e Saint Pierre et Miquelon, nell'Oceano Atlantico, con 1.091. Per l'Africa e' in testa la Libia con 140 segnalazioni, mentre Hong Kong guida l’Asia con 7 segnalazioni . Vale poi la pena ricordare anche le 181 segnalazioni relative alla Francia. Ad ogni modo Europa e America sono la “culla” della maggior parte delle aziende che gestiscono i server permettendo il funzionamento di molti siti o piattaforme in cui si divulga materiale pedopornografico. Meter evidenzia pertanto l’assenza di controllo da parte dei colossi del web nonostante gli sforzi di qualcuno.                                                                   
Pedofilia culturale
L’azione di Meter non si limita al monitoraggio del web, ..... 







martedì 21 marzo 2017

PEDOFILIA. Il rapporto annuale Meter


Pedofilia: Don Di Noto (Meter), “occorre un approccio globale.
In Europa 18 milioni di bambini vittime di abusi sessuali

“La pedofilia – dice don Di Noto – è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili. Si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”.

 “È difficile parlare di pedofilia incolpando soltanto la Chiesa cattolica. È fuori discussione che l’abuso sia una mostruosità, specie se perpetrato da un sacerdote, è fuori discussione tra il 2004 e il 2013 sono stati ridotti allo stato laicale 900 preti.
Ma quando la polizia inglese parla di 750.000 abusatori in Inghilterra, ci sono almeno 750.000 vittime laggiù. E questo non interessa a nessuno. Basta con la lotta settoriale”.
È uno sfogo amaro quello con cui don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org) commenta i casi d’abuso e le notizie che arrivano dalla Santa Sede in questi giorni, specie dopo le dimissioni di Marie Collins, membro della Commissione voluta da Papa Francesco contro la pedofilia: “vicenda che deve farci maggiormente riflettere per operare meglio e con chiarezza e determinazione”.
“La pedofilia – dice don Di Noto – che è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili, si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”. E precisa: “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila. Impressionante, solo in una Nazione. Non riescono più a controllare il fenomeno. Bisogna fermare questa onda che sta travolgendo milioni di bambini”.
 Per il sacerdote siciliano: “Se solo in Europa ci sono 18 milioni di bambini abusati (dato dichiarato e mai smentito), con una proporzione di 1 ad 1 abbiamo 18 milioni di abusatori, stupratori o come li volete chiamare. Vogliamo fare una proporzione di 1 a 2? Sono almeno 9 milioni tra pedofili e abusatori. Dire che è un esercito è appena vicino alla realtà dei fatti”.
Quindi: “Gli abusi sessuali sui bambini, non solo nel nostro Paese Italia, ma in tutti gli Stati del mondo sono taciuti, si nutrono di silenzio e di connivenze, dove la burocratizzazione rallenta il fattivo impegno nella repressione e nella prevenzione”.
Secondo il fondatore di Meter: “La letteratura scientifica ci dice che l’Italia ha un indice di prevalenza di abusi e maltrattamenti del 9,5 per mille, pari a circa 70/80mila casi l'anno, rispetto all'11,2% dell'Inghilterra e al 12,1% degli Usa.
In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali (13,4% delle bimbe e 5,7% dei bambini), 44 milioni di violenza fisica (22,9%), 55 milioni di violenza psicologica (29,6%). Le nuove tecnologie non hanno migliorato la situazione.
La diffusione di Internet allarga alla realtà virtuale la geografia dell'infanzia violata e la non collaborazione internazionale permette l’impunità, la produzione e la diffusione del materiale dove i soggetti coinvolti non troveranno mai una giustizia e una liberazione”, conclude don Di Noto.


DR - ilportaledellafamiglia.org

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sabato 4 marzo 2017

PEDOFILIA: OCCORRE UN APPROCCIO GLOBALE!


Don Di Noto (Meter), “occorre un approccio globale.
In Europa 18 milioni di bambini vittime di abusi sessuali

“La pedofilia – dice don Di Noto – è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili. Si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”.

 “È difficile parlare di pedofilia incolpando soltanto la Chiesa cattolica. È fuori discussione che l’abuso sia una mostruosità, specie se perpetrato da un sacerdote, è fuori discussione tra il 2004 e il 2013 sono stati ridotti allo stato laicale 900 preti.
Ma quando la polizia inglese parla di 750.000 abusatori in Inghilterra, ci sono almeno 750.000 vittime laggiù. E questo non interessa a nessuno. Basta con la lotta settoriale”.
È uno sfogo amaro quello con cui don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org) commenta i casi d’abuso e le notizie che arrivano dalla Santa Sede in questi giorni, specie dopo le dimissioni di Marie Collins, membro della Commissione voluta da Papa Francesco contro la pedofilia: “vicenda che deve farci maggiormente riflettere per operare meglio e con chiarezza e determinazione”.
“La pedofilia – dice don Di Noto – che è una tragedia criminale, da risvolti incontrollabili, si combatte non da soli e neanche a settori. Non riguarda solo una categoria sociale o religiosa, ma è così tanto diffusa che gli sforzi per contrastarla sono sempre più insufficienti”. 
E precisa: “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila. Impressionante, solo in una Nazione. Non riescono più a controllare il fenomeno. Bisogna fermare questa onda che sta travolgendo milioni di bambini”.
 Per il sacerdote siciliano: “Se solo in Europa ci sono 18 milioni di bambini abusati (dato dichiarato e mai smentito), con una proporzione di 1 ad 1 abbiamo 18 milioni di abusatori, stupratori o come li volete chiamare. Vogliamo fare una proporzione di 1 a 2? Sono almeno 9 milioni tra pedofili e abusatori. Dire che è un esercito è appena vicino alla realtà dei fatti”.
Quindi: “Gli abusi sessuali sui bambini, non solo nel nostro Paese Italia, ma in tutti gli Stati del mondo sono taciuti, si nutrono di silenzio e di connivenze, dove la burocratizzazione rallenta il fattivo impegno nella repressione e nella prevenzione”.
Secondo il fondatore di Meter: “La letteratura scientifica ci dice che l’Italia ha un indice di prevalenza di abusi e maltrattamenti del 9,5 per mille, pari a circa 70/80mila casi l'anno, rispetto all'11,2% dell'Inghilterra e al 12,1% degli Usa.
In Europa 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali (13,4% delle bimbe e 5,7% dei bambini), 44 milioni di violenza fisica (22,9%), 55 milioni di violenza psicologica (29,6%). Le nuove tecnologie non hanno migliorato la situazione.
La diffusione di Internet allarga alla realtà virtuale la geografia dell'infanzia violata e la non collaborazione internazionale permette l’impunità, la produzione e la diffusione del materiale dove i soggetti coinvolti non troveranno mai una giustizia e una liberazione”, conclude don Di Noto.


DR - ilportaledellafamiglia.org

giovedì 4 novembre 2010

ALLARME PEDOFILIA

64.753, solo in 11 mesi, sono i bambini sfruttati sessualmente”. È questo il titolo della lettera aperta scritta da don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell’Associazione Meter  da sempre in prima fila nella lotta alla pedofilia e pedopornografia online, e pubblicata dall’agenzia di stampa cattolica Zenit. Dal 1° gennaio di quest’anno a oggi, 3 novembre, scrive il sacerdote, abbiamo contato – uno per uno – ben 64.753 bambini vittime.“Solo in 11 mesi”, scrive don Fortunato. “64.753 bambini tutti depredati e sfruttati sessualmente. Violenze indicibili al limite della fantasia, dell’horror sessuale che annienta la più tenue e delicata dignità dei piccoli..... 

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