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sabato 7 dicembre 2024

AVE, PIENA DI GRAZIA


 Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria


8 dicembre - (II dom Avvento C)

Vangelo: Lc 1, 26-38

 

Commento del Patriarca di Gerusalemme, Card. Pierbattista Pizzaballa

 L’evangelista Luca incornicia l’episodio dell’annunciazione con alcuni elementi che offrono chiavi di lettura preziosi e capaci di gettare una luce su tutta la scena.

Il primo elemento su cui ci soffermiamo è dato dal richiamo alla gravidanza della cugina Elisabetta, e a tutto quanto era stato raccontato immediatamente prima dell’annuncio a Maria.

Il nostro brano, infatti, inizia con una precisazione temporale: siamo al sesto mese (Lc 1,26), ed è il sesto mese proprio dal concepimento di Giovanni battista. Il discorso dell’angelo Gabriele a Maria, poi, si conclude con il richiamo esplicito ad Elisabetta e alla sua gravidanza (Lc 1,36-37); ed è proprio in seguito a queste parole che Maria acconsente alla proposta del Signore, per cui l’angelo può partire da lei (Lc 1,38).

L’evento miracoloso della gravidanza di Elisabetta, dunque, apre e chiude l’episodio dell’annunciazione e si rivela importante per la risposta di Maria.

Perché? Cosa vuole dire?

Quanto successo ad Elisabetta rivela qualcosa di fondamentale, su Dio e sulla nostra relazione con Lui. Dice, cioè, che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).

L’esperienza che spesso il popolo della salvezza si è trovato a fare è quella di trovarsi davanti a qualcosa di impossibile: è impossibile che Dio salvi, che apra il mare, è impossibile che Dio perdoni, è impossibile che Dio ritorni. È impossibile che Dio nutra nel deserto, è impossibile che Dio continui ad amarci.

La storia della relazione tra Dio e l’uomo è fatta di tanti impossibili, una litania di situazioni senza speranza, che però, ad un certo punto, diventati di nuovo possibili.

E questo fino a scoprire ogni volta che ciò che rende “impossibile” il cammino dell’uomo verso Dio non è tanto la sua lontananza, quanto la nostra paura, come abbiamo visto domenica scorsa: una paura che blocca la vita, la paura che non sia più possibile accogliere il dono di Dio, che non sia più possibile cominciare una cosa nuova.

Questa è la grande paura che ci abita, che la nostra vita sterile, proprio come quella di Elisabetta.

Lo dice anche l’angelo Gabriele, con chiarezza: “Tutti dicevano sterile Elisabetta”: l’uomo, da solo, non può se non constatare la propria sterilità, ma la gravidanza di Elisabetta dice il contrario, dice che nulla è impossibile a Dio.

È questo il messaggio che ritorna dall’inizio alla fine del brano, è questo il motivo per cui Maria può non avere più paura (Lc 1,30).

Il secondo elemento riguarda il messaggero che Dio ha mandato a portare l’annuncio, ovvero l’angelo Gabriele. Nel Libro di Daniele e nella tradizione biblica, la presenza di questo angelo ha sempre un legame con gli ultimi tempi, con i tempi della fine.

Anche in questo caso lo è: un tempo si conclude, e ne inizia un altro. Si conclude il tempo della preparazione e dell’attesa, e si apre il tempo del compimento, si apre il tempo della pienezza.

Infine, ci soffermiamo sul luogo dove la scena si svolge: Nazaret (Lc 1,26).

Nazaret è un luogo piccolo, sconosciuto, marginale, da dove è difficile aspettarsi qualcosa di buono (cfr Gv 1,46). Ebbene, proprio da lì hanno inizio i tempi ultimi, quelli dove si compie ciò che è impossibile agli uomini.

Dio sceglie un luogo insignificante, perché questo è il suo stile, lo stile del suo Regno, che non viene nella potenza, non attira l’attenzione, ma si cala dentro la quotidianità ordinaria di una giovane donna di un paesino sconosciuto.

Maria, in tutto questo, entra in scena con una domanda: come (Lc 1,34)?

Come può accadere che l’impossibile diventi possibile e che inizi una nuova fase nella storia della relazione tra Dio e l’uomo?

Tutto questo è possibile semplicemente perché il Signore è con lei (Lc 1,29), perché Lui trova sempre nuovi modi per compiere quell’alleanza che da sempre ha desiderato stabilire con le sue creature.

E anche quando queste hanno cercato di rendere impossibile questa relazione, Lui ha ricominciato, sempre in modo nuovo, sempre da capo.

Una cosa ha sempre cercato: la collaborazione con l’uomo, la sinergia con le creature.

Perché la salvezza è impossibile all’uomo da solo, ma neanche Dio può realizzarla senza la nostra collaborazione, ovvero senza la nostra fede, senza che qualcuno apra lo spazio del corpo e del cuore per accogliere la presenza di Dio che prende dimora nella storia degli uomini.

 

+ Pierbattista

Patriarcato Latino di Gerusalemme

 

 

sabato 23 dicembre 2023

DIO SI FA UOMO IN UNA DONNA

 

- Domenica 24 dicembre 2023

 

 -Vangelo:  Lc 1,26-38

 In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, tu che sei stata colmata dalla grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: non c’è parola venuta da Dio che non possa realizzarsi». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 Commento di Enzo Bianchi

Il Natale è ormai vicino e la memoria della nascita di Gesù appare come pegno della sua Venuta nella gloria: colui che è venuto nella carne e nell’umiltà a Betlemme, verrà nella gloria come Vivente per sempre nel suo Regno. Il Vangelo odierno ci presenta l’evento che prelude alla venuta del Messia nella carne: il suo concepimento, l’inizio della sua vita mortale. E tutto avviene come compimento puntuale di una parola di Dio, perché Dio realizza sempre le sue promesse…

 Tramite il profeta Natan, Dio aveva infatti annunciato a David la promessa di una casa, cioè di una dinastia regale: “Il Signore farà a te una casa … assicurerà dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere e renderà stabile il suo regno” (cf. 2Sam 7,11-12). Un figlio dunque è promesso a David, ma un figlio di cui Dio stesso sarà Padre, un figlio che sarà re per sempre sul popolo di Dio (cf. 2Sam 7,13-16). Ecco l’origine della speranza e dell’attesa messianica nutrite da generazioni di credenti, che si manifestano nell’ora dell’adempimento; molti sono in attesa di questa venuta del Messia, ma vi è soprattutto un Israele spirituale, un piccolo resto di poveri e umili che confidano solo nel Signore e non cessano di invocare ogni giorno la venuta del Regno.

 Ed è proprio in mezzo a loro che il Messia viene (cf. Lc 1,5-2,38), grazie a una giovane donna di Nazaret, Maria, cui viene annunciato dall’angelo il compimento della promessa: il Signore l’ha colmata della sua grazia, del suo amore, il Signore è con lei. Questo amore rende fecondo il suo grembo di vergine, e Maria concepisce un figlio, un uomo che solo Dio può donare a Israele e a tutta l’umanità: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di David suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Figlio di David, dunque, ma figlio nato da Dio, non frutto del desiderio – pur santo – di un uomo e di una donna, ma pensato, voluto, generato da Dio stesso!

 Superato il turbamento iniziale di fronte a questo annuncio inaudito, Maria comincia a dialogare con se stessa, cercando di comprendere la parola del Signore: come può avere luogo un evento da sempre conosciuto come frutto dell’unione di una sposa con lo sposo, come conseguenza di un atto deciso dagli uomini, se Maria stessa non lo ha deciso e, anzi, «non conosce uomo»? E la rivelazione a poco a poco si chiarisce: un tale figlio può essere dato solo da Dio che lo ha promesso, ed è per questo che lo Spirito di Dio, la sua Presenza, si poserà su Maria, allo stesso modo in cui la nube della Presenza dimorava sul popolo d’Israele; così Maria potrà dare carne e sangue a un figlio non nato da volontà umana, a una creatura che è “opera di Dio”, è Figlio di Dio!

 Sì, Dio in Gesù sceglie di diventare l’Emmanuele, il Dio-con-noi, “uno della nostra stessa pasta umana” (secondo l'espressione di Ippolito di Roma), segnato da un concepimento, una nascita, una vita, una morte… L’eterno si fa mortale, il celeste si fa terrestre, l’invisibile si fa visibile, il divino si fa umano; e tutto questo attraverso una donna credente, in attesa di Dio. Da quel momento questa donna, grazie alla presenza nel suo grembo del Figlio di Dio, è il sito in cui noi possiamo individuare Dio presente “tra di noi”. Se la rivelazione dell’angelo a Maria consiste in un discorso articolato, lungo, la risposta dell’umile vergine di Nazaret è invece brevissima: “Ecco la serva del Signore: mi avvenga secondo la tua parola”. Maria aderisce con risoluta semplicità all’amore di Dio e così fa spazio in sé al figlio che solo Dio ci poteva dare.

 Ma noi, che spazio lasciamo all’azione di Dio nelle nostre vite?

Alzogliocchiversoilcielo

sabato 17 dicembre 2022

DIO CON NOI


+ Dal Vangelo secondo Matteo
 - Mt 1,18-24

 -Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 Commento a cura di Raffaela per la Comunità Kairos.

 A partire dall’esperienza del Risorto i cristiani evocano a ritroso il suo cammino sulla terra sino alla legittima domanda: come è apparso sulla scena del mondo l’Uomo-Dio? La giovane comunità di Marco vive il silenzio sul mistero. La matura comunità giovannea tenterà di esprimerlo con rara profondità, tra riflessione teologica ed intuizione mistica. Le comunità di Matteo e di Luca si affidano ad una narrazione che percorre con i suoi protagonisti umani la terra, ma è aperta insieme alla presenza di un protagonista Altro, invisibile e indicibile, l’unico che significa e dà il senso ultimo alla storia.

Matteo è un ebreo che scrive per una comunità in prevalenza giudeo-cristiana. E, alla maniera semitica, apre il suo racconto con la catena generazionale per cui, di padre in figlio, fa discendere Gesù da Davide e, ancor prima, da Abramo. È scelta teologica che fonda la novità di Cristo nelle promesse antiche sino, però, a una frattura; sino a “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo” (1,1-16). Qui la discesa di Dio nella realtà carnale della sua creazione scompagina l’ordine regolare delle cose, originando da subito dolorosi tagli … di spada.

Una anonima coppia di promessi sposi viene umanamente sconvolta da una gravidanza misteriosa, da subito sigillata dall’evangelista come opera del santo Spirito del Signore. Sono piccoli che hanno incrociato nella loro storia il Dio che, dopo aver parlato tante volte nel tempo per mezzo dei profeti, intende ora rivelarsi definitivamente alla sua creatura come piena parola d’amore. Matteo tace sull’avventura spirituale di Maria. Sarà poi Luca a raccontarla.

Qui la vergine è pura ricettività già visitata dal mistero e, situata in stato di umiliazione, non pronunzia parola. L’attenzione si concentra invece sull’uomo, il capofamiglia, anch’egli drammaticamente spiazzato dalla situazione e a cui non si prospettano che due alternative: la denunzia pubblica della fidanzata, con le tristi conseguenze connesse, o un improbabile ripudio privato. Giuseppe è giusto, e di una giustizia che già supera la sottomissione alla legge e la scavalca per l’affetto verso la donna con cui ha sognato una famiglia normale. Ma, pienamente inserito in una cultura e in una religione patriarcale che dalle origini considera la moglie proprietà esclusiva del marito, non può arrivare a considerare altra soluzione. Pur sentendo nella profondità del cuore che può fidarsi di Maria, come accettare che quella terra di Dio sia la sua donna? E come accogliere il misterioso figlio non suo nella sua vita?

Come all’epoca dei patriarchi, al silenzioso Giuseppe tormentato dal dubbio appare in sogno un angelo del Signore, la prima di altre volte. Il messaggio sarà sempre lo stesso: Prendi con te Maria e il figlio. Questa volta l’angelo, comunicazione di Dio, gli dona di superare se stesso e la propria giustizia per andare oltre. Lo incoraggia in ciò che è il suo vero desiderio: “non temere di prendere con te Maria”. Lo sbalza in un’altra dimensione, come in una nuova creazione: l’umano che supera l’attaccamento al sé, al proprio contesto, alle proprie precomprensioni e diventa capace di prendere con sé, di fare suo il progetto divino e aprirsi a una relazione nuova, su prospettive che hanno il respiro di Dio. Figlio di Davide, lo ha infatti interpellato l’angelo, rivelandogli la sua identità profonda, vocazione ad un ruolo nella storia della salvezza: traghettare nel futuro la speranza messianica, antica di generazioni infinite, che abbraccia ora con respiro universale tutte le genti in attesa di liberazione dall’insignificanza. Suo compito quello di inserire, da padre legale, il figlio dello Spirito nella sua famiglia davidica, depositaria delle promesse.

Nella catena generazionale Matteo ha appena fatto discendere Gesù da Abramo. Giuseppe risale infatti a quell’Abramo dalla fede nuda che ha abbandonato il suo futuro nelle mani di Dio, accettando la propria mancanza, lasciando spazio a Dio e divenendo “padre di molti popoli”. Allo stesso abbandono è chiamato anche lui, che ora lascia il suo io ben strutturato, accetta il mistero che abita la sua sposa e adora il nome che dovrà imporre al figlio: Jehoshù’a, cioè: Dio salva, salva il suo popolo dal fossato della distanza e lo fa vicino nel perdono. Lo salva dal non-senso di una vita ripiegata su se stessa, e lo riempie di pienezza vitale. Ha compreso che in quel debole nascituro la forza salvifica del Signore diventerà liberazione dai peccati, passaggio dall’angoscia soffocante dell’io all’“allargamento” del cuore. E a questo progetto allora aderisce, prestando tutto il suo essere uomo, sorpassato da un’evenienza altra, che pure ha bisogno di lui.

Tutto ciò prende avvio dalle Scritture. L’angelo è suggestiva allusione alla meditazione delle profezie che Giuseppe rumina nel suo travaglio. Le Scritture registrano il tracciato dell’umanità in cammino verso Dio e della Divinità che si china sull’umanità, sino ad inserirsi in essa, incarnandosi: Emmanuel, Dio con noi. È il nome che tornerà, sigillo del Risorto, alla fine del vangelo per dare inizio al tempo della Chiesa. Per questo è qui, fin dalla genesi di Gesù, anzi da prima, da un’attesa lontana, quando Isaia aveva profetizzato alla casa di Davide: “il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,10-14). Grande atto di fede: una giovane sposa reale ha indicato alla ormai indegna casa di Davide che non i potenti della terra, non altre divinità potranno essere salvezza per il popolo angosciato dalla pressione dei nemici, ma solo il Signore che è e sarà sempre il “Dio con noi”. I due nomi ora si identificano: Dio salva perché Dio con noi.

Vivere della Parola, respirare il respiro di Dio attraverso lo Spirito che soffia dalle Scritture significa per tutti accettare di perdersi, di deragliare dalle proprie certezze, poi di lasciarsi plasmare dal suo progetto che vuole figli co-protagonisti responsabili, che assumano il rischio della libertà. Nessun evento di salvezza può darsi senza la corresponsabilità degli uomini. E di uomini che al fuoco delle scritture compiano un cammino di umanizzazione, perché alla compiutezza dell’umano lì si trova Dio.

Prendere con sé, sposare per sempre l’evento di grazia che ha investito un giorno la propria vita nell’incontro con Gesù; lasciarlo crescere nel silenzio interiore, portarlo con sé per le terre e per il tempo, nella storia, custodendolo ed essendone custodito: la vocazione di Giuseppe è la stessa di ogni credente.


venerdì 10 dicembre 2021

UN PATTO PER L'EDUCAZIONE

 


  La Vergine Maria, 

educatrice della vita

 Vincent Dollmann*

 Durante la visita ad limina dei vescovi francesi lo scorso ottobre, Papa Francesco ha parlato di due pericoli per la società e per la Chiesa di oggi: la sovranità dell'io e delle ideologie a scapito del dono di Dio. Ciò si manifesta, ci ha detto, in molti settori, e in particolare nell'educazione scolastica.

In questo periodo di Avvento, possiamo pregare specialmente l'Angelus in cui la Vergine Maria ci insegna ad accogliere Dio nella nostra vita. Ci dice che è solo con Lui che cresciamo nell'autostima. La fiducia nel suo amore ci permette di condurre la nostra vita in uno spirito di servizio che ci porta alla gioia del cielo, la nostra vera casa.

 "L'angelo del Signore portò l’annuncio a Maria ed ella concepì per opera dello Spirito Santo”.

L'approccio dell'angelo alla Vergine Maria mostra l'immenso amore di Dio per ogni persona. Quando la saluta dicendo: "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te", riprende le profezie di Sofonia e Gioele: "Figlia di Sion, rallegrati, perché il Signore è in te come un valoroso salvatore". Questo saluto esprime tutte le aspettative del popolo dell'Antica Alleanza. Inoltre, il titolo "piena di grazia" è il nuovo nome che Dio dà a Maria per significare che le promesse sono compiute, che la salvezza è concessa a tutti. Attraverso Maria, questo saluto è rivolto anche a noi, poiché noi stessi, attraverso il battesimo, siamo riempiti di grazia essendo liberati dal peccato e innestati nella vita di Gesù risorto. La Vergine Maria nell'Annunciazione ci rivela così l'amore di Dio come il fondamento su cui possiamo coltivare la nostra autostima e costruire la nostra vita.

 "Ecco la serva del Signore, sia fatto a me secondo la tua parola”.

L'Angelo Gabriele rivela i grandi piani che Dio desidera vedere realizzati nella Vergine Maria. E lei, sentendo queste parole “strane”, le accetta con semplicità e umiltà. Lei osa affermare questo nella sua lode: "L'anima mia esalta il Signore... perché ha guardato la sua umile serva". Il titolo di serva che Maria si dà riflette la sua disponibilità alla missione che Dio le affida e ci ricorda che ogni scelta è vivificante e gioiosa solo se fatta sotto gli occhi di Dio e in spirito di servizio.

 Dopo il "sì" dell'Annunciazione, non mancheranno le difficoltà. Maria dovrà affrontare l'interrogatorio di Giuseppe, il suo fidanzato, la nascita di Cristo nella nudità della culla e il massacro dei bambini da parte di Erode. Ai piedi della croce, possiamo misurare il cammino di fede di Maria. È lì che è pienamente consacrata come serva del Signore, che è completamente data a lui. Alla morte di Cristo, quando "egli emette il suo spirito", lo Spirito Santo, è la prima, insieme all'apostolo Giovanni, ad accogliere il dono della nuova vita.

  "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

La preghiera dell'Angelus ci educa alla speranza cristiana, che testimonia la vittoria della vita sul male e sulla morte. Se Dio ha accettato di unirsi a noi, facendosi concepire come uomo nel grembo di una donna, è perché ogni persona è sacra, anche la più insignificante agli occhi degli uomini.

Il rispetto assoluto della persona umana, dal concepimento alla morte, non è un'opzione morale della Chiesa cattolica, ma una necessità che scaturisce dalla fede in Cristo. Ancora nel grembo di sua madre Elisabetta, San Giovanni Battista si rallegra della visitazione e stimola sua madre a benedire la Vergine Maria e Gesù, il frutto del suo grembo. L'educazione è veramente fedele alla sua missione solo se sa illuminare le coscienze e rafforzare i cuori alla luce di questa speranza in Dio che vuole salvare tutti gli uomini.

 L'Angelus potrebbe essere la preghiera per sostenere il progetto del patto educativo proposto dal nostro Papa. Attraverso i tre versetti biblici, la Vergine Maria ci invita ad appoggiarci saldamente all'amore di Dio che si è fatto carne e a lasciarci educare da lui. Condivide con noi la gioia di essere serva di Dio e testimone della sua speranza.

L'Angelus si conclude con questa richiesta: "Che la tua grazia, Signore nostro Padre, si riversi nei nostri cuori: attraverso il messaggio dell'angelo, ci hai fatto conoscere l'incarnazione del tuo amato Figlio; guidaci attraverso la sua passione e la sua croce alla gloria della risurrezione.


*Arcivescovo di Cambrai, A.E. UMEC-WUCT


 

sabato 19 dicembre 2020

RALLEGRATI, PIENA DI GRAZIA


 Quarta domenica di Avvento 2Sam 7,1-5.8-12.14.16/ Rm 16, 25-27/ Lc 1, 26-38

 Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38

 In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

 Commento di p. Paolo Curtaz

Eccolo, arriva, il Natale.

Un Natale dimesso, all’apparenza, stretto fra norme e divieti. Ma nessuno ci vieterà di accoglierlo, questo Cristo di Dio. Nessuno ci vieterà di farci grotta in questo anno dolente e sanguinante. Nessuno ci impedirà, infine, di fare di questo tempo un tempo di cambiamento, di conversione, finanche di rinascita. Questo ci è dato. Questo possiamo fare. E noi qui a chiederci se lo vogliamo ancora, un Dio così. se abbiamo ancora voglia di metterci in gioco, di svegliarci, di stupirci e di stupire. Dio continua a nascere, a venire, a provocarci, a chiedere ospitalità e accoglienza. Basta che non facciamo il madornale errore di prenderci noi per Dio. Viene, ancora, bussa alle porte del nostro cuore. Irrompe nel quotidiano, così come siamo, in mezzo a questa cavolo di Covid che sembra non finire mai, in mezzo a questo mondo che pare frammentarsi ed implodere, in questa Chiesa così tenace e compassionevole nonostante i nostri evidenti limiti. Eccolo, arriva. Dio nasce. Rinasce in ciascuno di noi. Siamo pronti ad accoglierlo? Datemi retta: seguite Maria.

Un angelo

Maria è stata sfiorata da Dio.  Non sappiamo come. Sappiamo che ha avuto la certezza di una teofania, dell’irruzione di Dio nella sua vita. Non è stata un’illusione, ma una reale percezione nell’intimo, una profonda esperienza interiore. No, non fatico a credere che Dio si manifesti nell’anima di chi lo cerca. Che Dio sia altro dalle nostre convinzioni e non credo affatto che la fede sia un sentimento religioso, ma un incontro reale. Talmente reale da spaventare. Maria, in quel saluto, capisce che deve rallegrarsi perché Dio l’ha riempita di grazia, perché il Signore è con lei. Il saluto dell’angelo è un invito alla gioia. Una gioia preventiva, a prescindere. La gioia del cristiano. La gioia del sapersi in compagnia di Dio. È piena di grazia perché Dio precede e suscita la nostra conversione, accompagna la nostra ricerca, orienta le nostre decisioni. Anche noi siamo pieni di grazia. Anche noi siamo riempiti, se prima abbiamo il coraggio di svuotarci. Anche noi diventiamo capaci di Dio. Contenitori dell’Assoluto.

Turbamenti

Maria è turbata. Ci mancherebbe. Come non essere travolti e stravolti dalla improvvisa visita di Dio? Come non cedere davanti al soffio di Dio? Alla bellezza dell’Altissimo? Come non provare un brivido quando ci rendiamo conto che Dio è, ed è presente, ed è bellissimo? E che ci visita? Maria è turbata, scossa. Dio è ed è lì. L’angelo invita Maria a non spaventarsi. E aggiunge: sarai madre. Ah, solo!  Il tuo sarà un grande figlio e sarà chiamato figlio dell’Altissimo. Ma dai? Regnerà sul trono di Davide. Parliamo del Messia, vero? Gli angeli dovrebbe fare qualche corso sulla comunicazione. E almeno qualche lezione di psicologia umana, almeno le basi…

Dio irrompe nella vita di Maria per renderla feconda, per fare grandi cose attraverso di lei. Suo figlio sarà grande, come ogni figlio!, ma sarà anche fonte di benedizione per molti. Dio viene sempre per compiere grandi cose in noi per gli altri. Anche in me.

Maria, come ogni figlia di Israele, sa che la gente aspetta un liberatore, un nuovo re Davide che restituirà coraggio e gloria al popolo scelto da Dio. Ora sta succedendo, finalmente. Ma come?

Concretezze

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». (Lc 1,34)

Sono le prime parole di Maria. E sono come un treno in corsa. Fino a qui l’abbiamo immaginata intimorita, un’adolescente sussiegosa che ascolta il roboante annuncio del principe degli angeli. Macché, non è affatto così.

Maria non è timida, né impacciata.

Mette i brividi vedere come tiene testa a Gabriele, come interagisce con determinazione e lucidità. Le sue prime parole – una richiesta di chiarimento – svelano una donna adulta, una credente intelligente e posata, una persona concreta e con i piedi ben piantati per terra.  Guardatela la ragazzina che interroga l’attonito principe degli angeli!

Siate fiere, figlie di Eva, per tanta forza, tanta grazia, tanta audacia! Imparate, figli di Adamo, da tanta concretezza e determinazione! L’adolescente che osa, che controbatte, che chiede. Eppure è così che dobbiamo fare. È questo l’atteggiamento che deve assumere il credente. Il Dio che si racconta nella Bibbia, quello definitivamente svelato in Gesù è un Dio che non tratta gli uomini come servi (Gv 15,15), ma come figli, che li pone alla pari (Sal 8,5-6), che accetta di farsi mettere in discussione (Gen 18).

Spiegazioni

L’angelo spiega, interviene, non se l’aspettava un’obiezione così sensata, così opportuna. Dio entra nel suo grembo, l’infinito si contrae nel suo seno acerbo e lei chiede: come è possibile se non ha avuto rapporti coniugali con Giuseppe? Cala il silenzio. Tutto si ferma. Tutto è immobile.

Dio aspetta una risposta.

È giovane, Maria, certo, ma non sprovveduta. Cosa sarebbe successo il giorno dopo? Con Giuseppe? Con Anna, sua madre? Chi le avrebbe creduto? Lei stessa, come avrebbe potuto ripensare a quel momento senza farsi travolgere dai dubbi? Senza credersi esaurita? Voi cosa avreste risposto?

Sì

Il silenzio si interrompe. Maria ha scelto. Sa che la sua vita non è sua, che è dono e ne fa dono. Una risposta diretta, precisa, la sua, una disponibilità ragionata che rivela lo spessore dell’anima dell’adolescente. Ci si prepara, alle grandi scelte, giorno per giorno, e lei è pronta. Da tempo ha fatto della sua vita un servizio a Dio. Sa che siamo tutti servi gli uni della felicità degli altri. Sa che la vita o si dona o sfiorisce. Sa.

Se stasera sono qui a scrivere, a riprendere in mano questa pagina, se, fra poco, prenderò un salmo per affidare la mia giornata a Dio, se ho accolto la fede, se ho un orizzonte di speranza, se credo, con fatica ma tenacia, dopo tanti anni, se vivrò comunque questo Natale come grazia, è grazie a quel “sì”.  Il sì  pronunciato da un’adolescente in un buco di paese sperduto nel nulla.

Sono qui grazie a quel sì.  E inizia la salvezza.

 Commento al Vangelo

 

 

sabato 21 dicembre 2019

GIUSEPPE, IL GIUSTO -

Dal Vangelo secondo Matteo 
  Mt 1, 18-24 
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Commento al Vangelo 

p. Paolo Curtaz

Sono due le annunciazioni presenti nei Vangeli: una a Maria e l’altra a Giuseppe.
Dio parla ad una coppia, non ad un singolo.
Ma lo fa rispettando le diverse sensibilità, al maschile e al femminile. Perché l’esperienza di fede sempre parte dalla concretezza delle nostre esperienze e dei nostri percorsi.
L’angelo è lo stesso, ma il modo, il linguaggio e le modalità che usa sono diverse.
Dio sempre ci viene incontro.
E rispetta la nostra straordinaria singolarità.
Parla col linguaggio che sappiamo intendere.
Si fa breccia fra i nostri pensieri, i nostri affanni, le nostre paure.
Come quando non chiudiamo occhio perché è successo qualcosa che ci ha destabilizzato.
E tutta la nostra vita viene ribaltata da un evento imprevisto. O come quando di colpo ci troviamo davanti ad evidenze che smascherano una persona di cui ci siamo fidati, che abbiamo amata.
Non ditelo a Giuseppe.  
Tormenti
È discreto, Matteo.
Lascia solo intendere il tormento che impedisce a Giuseppe di chiudere occhio.
Ha saputo in qualche modo che la sua promessa sposa, aspetta un figlio. Disdicevole, certo, ma, insomma, poteva anche accadere. Solo che Giuseppe è l’unico a sapere che quel figlio non è suo. E che, per ottemperare alla Legge, deve denunciare Maria al rabbino. In origine donne come quelle dovevano essere lapidate.
Non chiude occhio, il povero Giuseppe.
Non si capacita dell’accaduto. Pensava di conoscere bene i sentimenti di Maria. Che idiota.
Ma bisogna fare una scelta, mettere da parte le proprie emozioni, agire.
È giusto, Giuseppe.
Non giudica secondo le apparenze. Non lascia parlare la sua rabbia e il suo orgoglio di maschio ferito.
Grande.

Giustizia
Non voleva accusarla pubblicamente.
Non vuole vendicarsi, non vuole umiliare Maria, non vuole rovinarle la vita. Escogita una soluzione: dirà che si è stancato di lei, eserciterà il potere sessista di cacciare una fidanzata o una moglie, pratica che suo figlio condannerà pubblicamente.
Maria avrà salvo un po’ di onore anche se lui, Giuseppe, passerà per una persona inaffidabile.
Quanta delicatezza in quel gesto! Quanto amore! Quanta eleganza!
Il nostro mondo sbraita, urla, accusa, trova nemici ovunque.
Giuseppe, che è giusto, sa che esiste in ogni persona una parte pubblica, evidente, ed una intima, fragile. E fa la sua scelta, pagandone le conseguenze sulla sua pelle.
Accogliendo ancora Dio in questo Natale, impariamo da Giuseppe ad essere giusti, senza giudicare secondo le apparenze.

In sogno
Mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo.
Ora che ha deciso prende sonno. E fa uno strano sogno.
Nella Bibbia i sogni sono spesso portatori di notizie, teofanie private che illuminano le scelte.
Ma vi prego di notare la sequenza.
Prima decide. Poi arriva il sogno.
Il Dio adulto non forza la mano, non fa giochi di prestigio per spingerci.
Siamo drammaticamente e magnificamente liberi.
Abbiamo tutti gli strumenti per vivere secondo giustizia. Sappiamo cosa fare. Sempre.
Proviamo a vivere considerando le cose. Lasciandole illuminare dalla Parola.
E, come Giuseppe, ritroviamo il coraggio di sognare.

Prendi con te
Non temere di prendere con te Maria.
Fa paura prendere con sé qualcuno. Anche quando lo si ama.
Paura di non essere in grado. Paura di perdere la propria libertà. Paura di restare fregati.
Superiamo la paura.
L’altro è sempre mistero. L’altro è sempre portatore di novità.
Anche quello strano altro che è il Dio che viene.
 Si desta dal sonno Giuseppe.
Smette di ronfare. Si attiva, si sveglia.
Contro ogni logica prende con sé quella sposa portatrice di Dio.
E la sua vita cambia, fiorisce.

Averne
Aveva certamente dei progetti, il buon Giuseppe: un laboratorio più grande, una casa spaziosa, dei figli cui insegnare l’uso della pialla e dello scalpello. Non aveva grandi pretese, questo figlio di Israele, un piccolo sogno da vivere con una piccola sposa. Ma Dio ha bisogno della sua  mitezza e della sua forza, sarà padre di un figlio non suo, amerà una donna silenziosamente, come chi prende in casa l’Assoluto di Dio.
Giuseppe accetta, si mette da parte, rinuncia al suo sogno per realizzare il sogno di Dio e dell’umanità.
Giuseppe è il patrono silenzioso di chi aveva dei progetti ed ha accettato che la vita glieli sconvolgesse.
Dio ha bisogno di uomini così. Di credenti così.
Pochi giorni al Natale, Giuseppe, dal silenzio in cui è rimasto, custode e tutore della santa famiglia, veglia su di noi e ci chiede di imitare la sua grandezza. Ad avere fiducia.
In questo tempo claudicante che spegne la fede, che alza i doni, che sfoga la rabbia, lo stile di Giuseppe è una chiara indicazione per poter far nascere Gesù in noi.
Giustizia e capacità di sognare.
Di persone che non giudicano secondo l’apparenza e di sognatori ha bisogno il mondo, e la Chiesa.
Averne.