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mercoledì 22 luglio 2026

INSUCCESSO SCOLASTICO

 

Misure europee 

contro l’insuccesso

 scolastico:

 

i principali cambiamenti

 in Europa dal 2020


 eurydice

Disponibile la traduzione italiana del rapporto Eurydice 

nell’ultimo quaderno di Eurydice Italia

di Simona Baggiani

Garantire basi solide in alfabetizzazione, matematica e scienze è oggi una delle sfide più urgenti per i sistemi educativi europei.

Per approfondire come l’Europa stia rispondendo a questa urgenza, l’Unità italiana di Eurydice presenta oggi il volume della sua collana “I Quaderni di Eurydice Italia”, che accoglie la traduzione integrale dello studio della rete Addressing underachievement in literacy, mathematics and science: Policy changes in European school education since 2020.

Quest’ultimo numero, dal titolo Misure per affrontare lo scarso rendimento in alfabetizzazione, matematica e scienze. Cambiamenti nelle politiche educative europee dal 2020, analizza come 37 sistemi educativi in Europa stiano mettendo in campo strategie e politiche per contrastare i risultati insufficienti nelle competenze di base degli studenti della scuola primaria e secondaria inferiore, dal 2020 ad oggi.

Il tema è di estrema attualità e desta urgenti preoccupazioni: le valutazioni internazionali come PISA e TIMSS mostrano un aumento preoccupante di studenti che non raggiungono i livelli minimi nelle competenze di base, una situazione aggravata dalle interruzioni causate dalla pandemia di COVID-19.

Il rapporto illustra come i paesi europei stiano costruendo un vero e proprio ecosistema di misure politiche attraverso sette aree interconnesse:

  • l’adozione di quadri strategici nazionali;
  • la revisione dei curricoli;
  • l’organizzazione dell’insegnamento e del tempo scuola;
  • gli strumenti di valutazione (diagnostica e sommativa);
  • il potenziamento del sostegno all’apprendimento;
  • la formazione e il supporto ai docenti;
  • il coinvolgimento dei genitori.

Al centro di questo ecosistema si trovano gli insegnanti, sostenuti attraverso lo sviluppo professionale continuo, la messa a disposizione di risorse didattiche inclusive e l’assunzione di personale specializzato. L’obiettivo condiviso a livello europeo è ambizioso: ridurre al di sotto del 15%, entro il 2030, la quota di quindicenni con scarso rendimento nelle competenze di base.

l Quaderno n. 63/2026 rappresenta uno strumento prezioso per decisori politici, dirigenti scolastici e docenti che intendano approfondire le strategie messe in atto in Europa per garantire il successo formativo di ogni studente e studentessa.

Il volume è consultabile e scaricabile gratuitamente in formato PDF dalla pagina dedicata del sito dell’Unità italiana di Eurydice.

La copia cartacea può essere richiesta, sempre a titolo gratuito, inviando una richiesta all’indirizzo di posta elettronica eurydice@indire.it oppure compilando l’apposito modulo online disponibile sulla pagina del sito summenzionata.

 

Misure europee contro l’insuccesso scolastico: i principali cambiamenti in Europa dal 2020

 

Indire

PEDAGOGIA AL FEMMINILE

 


Pubblicato il Dossier 

“Pedagogie al femminile: 

dialogo 

tra le istituzioni culturali”

 

Il n.8/2026 della collana 

"Storie dell'educazione"


 a cura di Pamela Giorgi

di Valentina Pedani

Il dossier N. 8 della Collana dell’Archivio Storico INDIRE “Storia dell’Educazione” raccoglie i contributi della tavola rotonda “Pedagogie al femminile: dialogo tra le istituzioni culturali” che si è tenuta all’M9 – Museo del ’900 di Mestre l’8 settembre 2025 e che ha visto la partecipazione delle studiose e degli studiosi delle istituzioni culturali ed educative che hanno collaborato alla realizzazione della mostra multimediale immersiva “La scuola come laboratorio: pedagogie al femminile” promossa e organizzata da INDIRE in occasione delle celebrazioni per il suo Centenario (1925-2025).

I contributi sono stati organizzati in due sezioni che pongono l’attenzione su due importanti questioni che la mostra e la tavola rotonda intendevano restituire e diffondere: da una parte, ribadire la necessità del mantenimento e della conservazione del patrimonio storico-educativo per la Public History, per la divulgazione, per la didattica e per fare della scuola un ‘laboratorio’ di emancipazione individuale e collettiva e uno spazio dinamico per nuove esperienze di crescita personale; dall’altra, valorizzare il contributo che figure femminili come maestre e pedagogiste hanno offerto allo sviluppo educativo e formativo del sistema scolastico italiano.

 

Il dossier è scaricabile gratuitamente al link: 

https://www.indire.it/patrimonio-storico/ricerca-storica/dossier-di-storia-delleducazione/storia/

 

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giovedì 16 luglio 2026

RAPPORTO INVALSI

Male la scuola primaria, va meglio alle superiori. Ma gli studenti italiani non riescono a tornare ai livelli di preparazione pre covid

diAlex Corlazzoli

La scuola primaria peggiora, se la cavano bene le superiori: i dati del rapporto sulle prove Invalsi. In Sicilia, Sardegna e Calabria il 50% degli alunni tocca il livello più basso in tutti gli ordini di scuola in italiano e matematica

 L’istruzione alla primaria peggiora un po’ in tutt’Italia, mentre per medie e superiori restano negativi i dati in Sicilia, Sardegna e Calabria dove gli interventi dell’Agenda Sud e i diversi progetti del Governo sembrano non funzionare. Ancora non si è tornati ai livelli di preparazione precedenti alla pandemia. A dirlo è l’annuale rapporto nazionale Invalsi, presentato alla stampa questa mattina dal presidente Roberto Ricci.

Se il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara può vantare una netta diminuzione della dispersione scolastica al punto da far entrare il nostro Paese tra quelli più virtuosi (Belgio, Francia, Paesi Bassi) i dati in italiano e matematica nelle tre regioni citate sopra sono allarmanti: il 50% degli alunni tocca il livello più basso in tutti gli ordini di scuola. I numeri migliorano solo per quanto riguarda la misura delle competenze digitali e l’inglese. Ma vediamo la situazione punto per punto a partire proprio dalle “elementari”.

Alla primaria, dove vengono testati i bambini di seconda e quinta, in italiano rispetto al 2019 (preCovid) si registra un calo nei risultati medi. In particolare per gli alunni di sette anni. Anche in matematica si rilevano – rispetto a sette anni fa – tre punti di riduzione. Ricci parla in maniera chiara di “fragilità”, anche se prova a minimizzare sottolineando che si tratta di una riduzione minima. Comunque si tratta di percentuali in calo.

Luci si vedono, invece, in inglese dove il 91% dei bambini raggiunge il livello più alto in reading e l’85% in ascolto. Per il presidente è difficile individuare le cause di questo aggravamento (età dei docenti, lezione frontale o altro) ma la questione – ammette il numero uno dell’Istituto – è senz’altro legata alla didattica.

Alle medie, la colonnina della febbre non si abbassa più di tanto. In italiano Ricci mette le mani avanti presentando i grafici: “I ragazzi che esaminiamo sono quelli che hanno affrontato la primaria ai tempi della pandemia”. Una giustificazione per motivare gli scarsi livelli raggiunti in lettura e i dieci punti percentuali di divario tra Nord e Sud. Ma anche la valutazione del grado più basso ottenuta dal 50% degli allievi delle due grandi isole e della Calabria: in matematica si arriva persino al 60% di studenti con il livello uno (il peggiore). Solo in inglese e in informatica va meglio.

Le superiori sono quelle che se la cavano bene. In italiano oltre il 62% dei giovani in secondo superiore raggiunge la soglia dell’adeguatezza (a parte le citate regioni). E in matematica si registra persino un miglioramento al Sud.

Maglia rosa per le competenze digitali: oltre l’80% garantisce competenze buone per quanto riguarda la sicurezza, la creazione di contenuti, la comunicazione e l’alfabetizzazione. Vanno bene in italiano gli studenti di quinto superiore: l’Invalsi registra un miglioramento in ogni macroarea compreso il Mezzogiorno (al Sud si passa dal 44% al 47% del livello di accettabilità e anche nelle isole dal 43% al 47%) con una incisiva riduzione delle differenze territoriali. Un trend confermato in matematica: a raggiungere il grado più alto di competenze sono il 52% degli studenti rispetto al 49% del 2025. Grave, tuttavia, il dato della Sardegna: circa il 70% non conquista il livello più basso. Ottimismo anche per l’inglese e le competenze digitali: sette allievi su dieci concludono le superiori con un grado avanzato di conoscenze.

Infine, la dispersione. Sempre meno giovani lasciano la scuola. Ricci stima un dato nazionale per il 2026 del 7,3% e con soddisfazione parla di “un record storico”. Addio alla tinta rossa sulle mappe europee. Finalmente possiamo vantare un risultato positivo anche se in Sicilia (13,7%) e Sardegna (13,6%) la percentuale non permette di stare sereni. Così anche in due regioni del Centro Nord: la Liguria (9,3%) e la Toscana (9,8%).

Ai numeri sono seguite le analisi puntuali di Ricci: “Non si torna al livello preCovid ma non sappiamo il perché”. “Il boicottaggio dei test da parte dei ragazzi esiste ma non inficia i risultati”. “Ci sono delle criticità ma non possiamo dire che Agenda Sud non funzioni”.

IL FATTO QUOTIDIANO


giovedì 2 luglio 2026

LE BUONE PRATICHE

 

Disponibile il nuovo eBook 

“Storie di eTwinning”: 

buone pratiche di

progettazione didattica europea

 dalle scuole italiane

Una raccolta gratuita di progetti collaborativi

 per trovare nuove idee e innovare

la didattica in ogni ordine e grado

.

A cura di: Lorenzo Mentuccia

È disponibile per il download gratuito l’eBook “Storie di eTwinning”, un volume speciale che ha l’obiettivo di valorizzare alcuni tra i migliori progetti realizzati attraverso la cooperazione a distanza e l’uso metodologico delle tecnologie online dagli istituti italiani, promuovendo così lo scambio di buone pratiche e l’innovazione della didattica attraverso eTwinning.

La pubblicazione è curata dall’Unità nazionale eTwinning INDIRE, in collaborazione con i docenti coinvolti nella stesura delle singole esperienze didattiche, i quali hanno contribuito in prima persona a documentare e riassumere i percorsi portati avanti nelle loro classi.

Un’ampia varietà di materie, tematiche per tutti i livelli scolastici

I progetti documentati dimostrano come l’azione eTwinning si integri in modo trasversale nel curricolo ordinario, unendo discipline diverse attraverso percorsi innovativi.

Le tematiche affrontate spaziano infatti dalla sostenibilità e dalla tutela ambientale — con lo studio dei cambiamenti climatici, dell’educazione alimentare e del riciclo — all’uso reale delle lingue straniere (inglese e spagnolo) anche attraverso metodologie avanzate come l’intercomprensione tra lingue affini.

Grande attenzione è dedicata anche all’area STEAM e all’innovazione tecnologica, introducendo coding e robotica fin dalla scuola dell’infanzia o analizzando l’impatto tecnico ed etico dell’Intelligenza Artificiale generativa. Infine, non mancano percorsi focalizzati sulle competenze socio-emotive e sul benessere digitale, che vanno dalla gestione delle emozioni all’educazione contro fenomeni della rete come l’uso scorretto del tempo online.

La selezione delle esperienze copre in modo capillare tutti gli ordini scolastici, presentando le schede tecniche dei progetti portati avanti dai seguenti istituti italiani:

  • Scuola dell’Infanzia: Istituto Comprensivo G. Galilei di Busto Arsizio (VA), Circolo Didattico “G. Falcone” di Conversano (BA), I.C. Solari di Loreto (AN) e Istituto Farlottine di Bologna.
  • Scuola Primaria: ICS “T. Ciresola” di Milano, ICS “Manzoni-Radice” di Lucera (FG), I.C. di Andorno Micca (BI), Istituto Comprensivo “Marconi-Michelangelo” di Laterza (TA) e 1° Istituto Comprensivo “De Amicis-Milizia” di Oria (BR).
  • Scuola Secondaria di I Grado: Scuola Secondaria di 1° grado “Materdona-Moro” di Mesagne (BR), Istituto Comprensivo di Montegranaro (FM), IC Fra’ Ambrogio da Calepio di Castelli Calepio (BG) e Istituto Comprensivo 2 di Ferentino (FR).
  • Scuola Secondaria di II Grado: Liceo “Giolitti Gandino” di Bra (CN), ISIS “L. Da Vinci – G. R. Carli – S. de Sandrinelli” di Trieste, IIS “Gaetano De Sanctis” di Roma, Liceo Linguistico “Giulio Rivera” di Guglionesi (CB), Istituto Comprensivo “E. Vittorini” di Messina, ITCG Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Poggiomarino (NA), I.I.S. “G. da Vigo-Nicoloso” di Rapallo (GE) e I.I.S.S. Polo tecnico Mediterraneo “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme (LE).

Trai ispirazione dalle buone pratiche eTwinning

L’eBook è stato strutturato per fungere da vera e propria guida operativa e fonte di documentazione didattica. Ogni sintesi progettuale include un riquadro con i dati essenziali dell’esperienza (età degli studenti, riconoscimenti nazionali ed europei ottenuti, scuole partner) per facilitare l’orientamento del lettore.

Nelle schede vengono inoltre esplicitati i metodi pedagogici sul campo (es. Project-Based Learning, cooperative learning, outdoor education), gli strumenti digitali applicati nel TwinSpace (tra cui Padlet, StoryJumper, Genially, Canva), le modalità di valutazione e le testimonianze dirette dei docenti. Il volume offre così spunti concreti sia per gli insegnanti che si avvicinano per la prima volta a questa piattaforma, sia per gli eTwinner esperti in cerca di nuovi stimoli metodologici.

Le schede dell’ebook rinviano, tramite appositi link multimediali, alla versione online delle Storie eTwinning sul sito nazionale. In queste pagine è possibile visionare anche contributi video con i racconti in prima persona di dirigenti scolastici, docenti e studenti coinvolti nelle attività, utili per approfondire l’impatto della dimensione internazionale sull’intera comunità scolastica.

Vi invitiamo a consultare la pubblicazione e a visitare l’apposita sezione del portale per scoprire queste e altre esperienze di successo della scuola italiana.

>> Clicca qui e scarica l’eBook “Storie di eTwinning” <<

Indire


 

giovedì 11 giugno 2026

CALANO LE COMPETENZE

 

NON DIAMO 

LA COLPA

 AL COVID


Scuola, competenze alfabetiche in continuo calo: lo dicono le prove Invalsi.

Milano, i dati di Openpolis mostrano un livello sempre più ridotto

 per gli studenti lombardi

Competenze alfabetiche in calo negli ultimi cinque anni e, in alcuni capoluoghi lombardi, anche rispetto agli ultimi dieci anni: una zavorra per le migliaia di studenti e studentesse che, anche in Lombardia, si apprestano a sostenere le prove di maturità. Un passaggio fondamentale che va oltre il semplice rendimento scolastico, come evidenziato da Openpolis – con i bambini, che ha rielaborato i dati Istat (legati al punteggio medio ottenuto dagli studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi al termine del primo ciclo, che si riverberano, poi, sugli anni successivi).

Le prove Invalsi fanno emergere i profondi divari esistenti tra gli studenti

Valutare il livello delle competenze raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e professionale ma anche per partecipare pienamente alla vita democratica del paese. Dall’altro, si tratta anche di un momento per riflettere su quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie, soprattutto in un contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione tecnologica.

L’analisi di Openpolis

Cosa emerge dall’analisi? Se guardiamo al quinquennio 2019-2024, in tutti i capoluoghi lombardi il livello di competenza alfabetica si è ridotta. Mantova risulta, in particolare, tra i capoluoghi con il gap più elevato, perché si è passati da un punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti). Anche Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Monza e Sondrio hanno visto un calo tra i 6 e i 7 punti percentuali.

Se ampliamo lo sguardo al decennio, nel confronto 2014-2024 si conferma un calo di competenze a Brescia, Cremona, Mantova, Sondrio. Anche le rilevazioni delle prove Invalsi, in particolare per quanto riguarda le competenze alfabetiche, ci dicono non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid; anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una preoccupante inversione di tendenza rispetto all’anno precedente in cui si era invece assistito a un parziale recupero. In Lombardia, ad esempio, alle medie gli studenti che raggiungono i traguardi previsti in italiano sono il 63%, dieci punti percentuali in meno rispetto al 2019; in matematica, nello stesso periodo, si è passati dal 71% al 64%. Se da un lato quindi è in netto miglioramento la quota di abbandoni scolastici, non stanno diminuendo gli studenti che arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate (dispersione implicita).

La colpa non è della pandemia e del lockdown

"Innanzitutto – spiega Paolo Barabanti, docente dell’Università Cattolica e ricercatore Invalsi – le competenze alfabetiche misurate dalle prove Invalsi sono solo una parte delle competenze alfabetiche nel loro complesso. L’Invalsi, ad esempio, non valuta la scrittura, per cui i dati vanno letti tenendo presente di cosa stiamo parlando. Chiaro che i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che c’è un calo, ma oggi possiamo dirlo con certezza proprio perché lo stiamo misurando. Anche vent’anni fa se ne parlava, ma solo a livello di percezione. Oggi abbiamo dei dati”. In quest’ottica, non si può imputare ogni colpa alla pandemia ed al lockdown. “Dopo sei anni, non possiamo più usare la pandemia come alibi. Piuttosto, quel periodo ha accelerato una dinamica già in corso, ma il problema è più complesso”. Tra le ragioni, ci sono anche motivi socio-economici, che condizionano l’andamento scolastico degli studenti a partire dalla scelta della scuola superiore. “Ribalterei, però, la questione. Ormai è assodato che lo stato socio-economico delle famiglie impatta sul percorso scolastico e poi lavorativo dei figli. Il problema, però, non è che chi vive in condizione di maggior benessere, economico e culturale, aiuti i propri ragazzi. Il problema è, semmai, che lo Stato dovrebbe intervenire per creare condizioni di equità anche nelle famiglie dove il benessere è minore”.

IL GIORNO

 

martedì 2 dicembre 2025

EQUITA' E INCLUSIONE

 


L’istruzione leva

 per l’uguaglianza 

di genere




Quando si parla di inclusione uno dei punti dolenti che emergono è quello delle disuguaglianze di genere e delle ingiustizie che a livello sociale si legano alla loro stereotipizzazione. Sono differenze dalle quali il sistema di istruzione è tutt’altro che immune, come mostrano gli esiti delle indagini nazionali e internazionali, con effetti che si riverberano inevitabilmente sulla crescita economica e sull’inclusione sociale, con conseguenze più sottili e pervasive di quanto a volte non appaiano.

Le disuguaglianze di genere in ambito educativo sono cambiate nel tempo, assumendo una complessità diversa per quanto riguarda il rendimento scolastico.

In molti Paesi, così come in Italia, l’accesso delle donne ai diversi livelli di istruzione formale è un risultato raggiunto e consolidato; tuttavia, permangono squilibri nella distribuzione per materie, nei tassi di abbandono e nella transizione scuola-lavoro.

Differenze di rendimento e scelte disciplinari                                 

Due esempi che le Rilevazioni sugli apprendimenti a livello nazionale e internazionale mettono in luce da tempo circa la disuguaglianza di genere nell’istruzione sono individuabili nel minore accesso da parte delle ragazze a percorsi di istruzione superiore e universitaria nelle discipline STEM (matematica, scienze e tecnologie) e una probabilità più alta che i ragazzi abbiano risultati più modesti in ambito linguistico e maggiori difficoltà scolastiche, dalle quali deriva un rischio più elevato di sotto rendimento o di abbandono.

Queste due dinamiche parallele – la sottorappresentazione femminile nelle discipline tecniche e la maggiore fragilità maschile nelle competenze di base – sono fattori che orientano la distribuzione delle preferenze disciplinari nel breve come nel lungo periodo, sottolineando quanto le questioni legate al genere in educazione siano un problema multidimensionale e multiforme.

Il concorso di molte cause

Le ragioni che determinano queste differenze e il loro persistere sono sicuramente molte e agiscono combinandosi tra loro in diversi modi, dei quali non sempre siamo consapevoli.

Uno di questi fattori sono gli stereotipi di genere, il cui peso influenza le aspettative dei docenti, delle famiglie e degli stessi studenti in quanto sono legati a opinioni sociali e culturali. Le ragazze possono essere indirizzate lontano dalle materie tecniche in base a convinzioni ingenue su attitudini “naturali” che sarebbero loro prerogativa in quanto appartenenti al genere femminile.

Sul fronte opposto i maschi possono ricevere minore supporto nelle competenze linguistiche, con una sottovalutazione immotivata delle difficoltà in lettura o comunque nell’area linguistica. A queste ragioni se ne aggiungono altre di tipo strutturale, come la qualità dell’offerta formativa locale, la presenza di modelli professionali visibili e le modalità di orientamento scolastico.

L’analisi delle disuguaglianze mette in luce anche ulteriori cause, come le differenze territoriali e generazionali, che amplificano gli effetti di genere, creando percorsi educativi e di vita molto diversi in base al contesto di appartenenza.

Conseguenze economiche e sociali delle differenze di genere

Le conseguenze delle diseguaglianze di genere nel rendimento e nel percorso scolastico non si limitano alla singola studentessa o studente; il persistere di differenze nelle competenze e negli accessi ai diversi settori disciplinari hanno infatti ricadute a livello economico e sociale.

Una presenza femminile ridotta nelle professioni ad alta innovazione ha ripercussioni negative sulla crescita economica e sulla capacità di un Paese di competere in settori strategici, come quelli collegati alle tecnologie; allo stesso modo risultati educativi più deboli tra i ragazzi possono generare maggiore disoccupazione giovanile e favorire la marginalizzazione.

In entrambi i casi si rischia la perdita di capitale umano, con l’inevitabile impoverimento che ne consegue in termini economici e di benessere, individuale e collettivo.

Uscire dal circolo vizioso

Affrontare efficacemente le disuguaglianze richiede un approccio strategico che combini più misure, quali:

  • Rafforzare l’orientamento e la promozione delle discipline STEM tra le ragazze con programmi didattici, mentoring e l’offerta di modelli femminili in questo settore
  • Intervenire precocemente per migliorare le competenze di lettura e linguaggio nei bambini, con attenzione specifica ai ragazzi a rischio e interventi di rete che coinvolgano scuola, famiglie e comunità
  • Favorire la formazione dei docenti con percorsi focalizzati sulle differenze di genere e sulle pratiche inclusive, per evitare che aspettative differenziate in base al genere portino al replicarsi di convinzioni di senso comune e si traducano di fatto nell’offerta di differenti opportunità formative
  • Sostenere politiche integrate scuola-lavoro che contrastino le discontinuità femminili nella carriera e facilitino la transizione verso professioni ad alto valore aggiunto, collegando istruzione, orientamento e mercato del lavoro.

Conclusioni

Per affrontare costruttivamente le disuguaglianze di genere nell’istruzione, e più in generale in ambito educativo, non basta promuovere l’accesso ai diversi percorsi scolastici. Occorre comprendere come e in quali aree si manifestano le differenze di rendimento, scegliere gli strumenti idonei per rimuovere barriere strutturali e culturali per favorire una reale inclusione.

La ricerca in campo educativo e scolastico è strumento essenziale per assicurare a ogni allieva e allievo l’offerta di pari opportunità disciplinari e il rafforzamento delle competenze di base, sottolineando una volta di più il ruolo di leva per l’uguaglianza e lo sviluppo sostenibile proprio dell’istruzione.

 

Approfondimenti



 

 

 

 

venerdì 12 settembre 2025

L'UNIONE FA LA FORZA


 Competenze, competenze digitali

 e

 apprendimento. 


 

·       Dati INVALSI

·       Educazione digitale

·       Prove INVALSI 2025


Roberto Ricci su X

Tweets by R_Ricci_INVALSI

Competenze, competenze digitali e apprendimento. L’unione fa la forza



Roberto Ricci su X

Tweets by R_Ricci_INVALSI

A pochi giorni dalla presentazione del Rapporto INVALSI il Presidente Roberto Ricci approfondisce in questa riflessione alcuni elementi cruciali emersi dalla Rilevazione 2025, che per la prima volta ha misurato anche le competenze digitali dei nostri studenti. Sono aspetti che hanno delineato un quadro della Scuola quanto mai ricco di indicazioni per lo sviluppo di linee progettuali per il futuro.

dati della Rilevazione nazionale 2025 hanno messo a fuoco, forse più che in passato, aspetti di grande complessità nella nostra Scuola. Tra le tante informazioni emerse sono sicuramene di grande interesse quelle relative alle competenze digitali dei giovani, rilevate per la prima volta con una somministrazione che, in questa prima fase, è stata circoscritta a un campione statisticamente significativo di studenti del secondo anno di Scuola secondaria di secondo grado.

Le ragioni che orientano l’attenzione della Scuola verso questo particolare repertorio di competenze sono esplicitate a livello europeo nella Raccomandazione del Consiglio sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente, in cui si sottolinea che

La competenza digitale implica l’uso sicuro, critico e responsabile delle tecnologie digitali e il loro impiego nell’apprendimento, nel lavoro e nella partecipazione alla società. Comprende l’alfabetizzazione all’informazione e ai dati, la comunicazione e la collaborazione, l’alfabetizzazione ai media, la creazione di contenuti digitali (compresa la programmazione), la sicurezza (compreso il benessere digitale e le competenze relative alla sicurezza informatica), le questioni relative alla proprietà intellettuale, la risoluzione di problemi e il pensiero critico.

Si tratta infatti di competenze chiave, essenziali per i cittadini per la realizzazione personale, uno stile di vita sano e sostenibile, l’occupabilità, la cittadinanza attiva e l’inclusione sociale.

La connessione forte delle competenze digitali con le altre competenze è messa in evidenza dalla Prova INVALSI. Come afferma il Presidente Ricci, siamo tra i primi a dotarci di un sistema di rilevazione di questo tipo e con esiti piuttosto interessanti come, ad esempio, sollecitare tantissime considerazioni che mettono in luce ciò che caratterizza positivamente la nostra scuola, come l’esercizio di compiti attivi […] e questa è un’attività fondamentale che la scuola esercita allo scopo di sollecitare, favorire e sostenere lo sviluppo delle competenze chiave, tutte complementari e strettamente interconnesse tra loro.

Ciò implica che essendo strettamente collegate, l’acquisizione di una competenza favorisce lo sviluppo delle altre, e questo vale anche per la competenza digitale.

DigComp 2.2 Il Quadro delle Competenze Digitali per i Cittadini

Se il contesto di provenienza è un fattore determinante nel promuovere, ostacolare o rallentare l’acquisizione di tali competenze, ancora una volta – asserisce Roberto Ricci – si evidenzia l’importanza dello spazio 0-6, poiché già a partire da una fase di sviluppo così precoce il sostegno degli apprendimenti si esercita lungo tante direzioni, che però sono molto coerenti tra loro.

I dati che le Rilevazioni ci permettono di raccogliere sono un capitale prezioso per identificare e definire la direzione da prendere per migliorare l’esistente. Con la loro oggettività consentono infatti di definire l’entità del fenomeno che ci interessa approfondire e  ci mostrano tendenze che diversamente non sarebbero chiare […] Sfruttare anche le competenze digitali come strumento alternativo – o meglio, complementare- per raggiungere quote sempre più ampie di giovani è una grandissima opportunità. Io credo si possa fare tantissima buona scuola – e questo i dati ce lo dicono – perseguendo obiettivi fondativi, e quindi molto antichi della nostra scuola, in una chiave moderna, attuale, futura.

  Approfondimenti

venerdì 15 agosto 2025

ISOLAMENTO DIGITALE

 Isolamento digitale dei giovani, l’allarme di Daniele Novara: abitudini notturne, video brevi e calo del rendimento spingono verso regole condivise e uso cooperativo dei device in classe

Di Andrea Carlino

Intervento denso e frontale quello di Daniele Novara a EduFest 2025, dove il pedagogista ha rilanciato il tema dell’“isolamento virtuale” degli adolescenti, collegandolo all’appello promosso con Alberto Pellai.

“Chiediamo al governo di impegnarsi perché nessun ragazzo o ragazza abbia uno smartphone personale prima dei 14 anni e un profilo social prima dei 16 ha ricordato, sottolineando la natura regolatoria e non proibizionista della proposta. L’intervento si è inserito nella Sessione “Equilibri in digitale” del programma ufficiale del festival, ospitato al Parco di Villa Ghirlanda, con focus su connessione e rischio di isolamento nelle nuove generazioni.

“Ragazzi agganciati agli schermi”: i dati e i rischi per la scuola

Novara ha richiamato le evidenze emerse dalle ricerche recenti, citando lo studio EYES UP dell’Università di Milano-Bicocca guidato da Marco Gui, che documenta l’effetto dell’accesso precoce a smartphone e social media sul rendimento scolastico e sulle disuguaglianze educative, con dati longitudinali su 6,609 studenti lombardi e correlazione con i risultati INVALSI. Dal report emergono abitudini diffuse: oltre il 50% dello smartphone “appena svegli”, il 22% anche “durante la notte”, il 98% su video brevi e il 51% a tavola, elementi che alimentano frammentazione attentiva e peggioramento degli esiti tra chi ha iniziato molto presto a usare i social.

Una cornice che, secondo Novara, interpella direttamente la scuola, già oggetto della stretta ministeriale sull’uso dei cellulari in classe fino alla terza media, misura che il ministro Valditara ha definito coerente con l’appello dei pedagogisti.

Linee operative: limiti d’età, notti “device free”, centralità del gruppo

Nel passaggio più operativo, Novara ha proposto una serie di indicazioni “di sopravvivenza educativa” in attesa di una cornice normativa uniforme: niente video nei primi tre anni; tempi video contenuti e progressivi nell’infanzia; stop allo smartphone fino alla prima superiore; “nessun dispositivo digitale di notte”; evitare l’uso “promiscuo” dello smartphone dei genitori; mantenere la possibilità di verifica dei device in età minorile; privilegiare carta e penna per la lectoscrittura nella primaria; uso delle tecnologie a scuola solo in modalità comune e cooperativa, non individuale.

“L’alternativa all’addiction digitale è il gruppo: stare insieme, fare compagnia” ha scandito, legando il contrasto all’isolamento virtuale alla ricostruzione di comunità educanti e a un’“alleanza” tra famiglie, scuole e istituzioni, in linea con il patto per il benessere digitale presentato dai Comuni dell’area Nord Milano nel contesto del festival.

Orizzonte Scuola

martedì 8 luglio 2025

OPPORTUNITA' EDUCAZIONE DIGITALE

 




In un contesto in cui la realtà virtuale è parte integrante della vita per persone di ogni età interrogarsi sulle disparità che possono esserci nell’educazione digitale e agire per contrastare la povertà educativa in questo ambito è un obiettivo che coinvolge tutti coloro che hanno responsabilità educative e formative, prime fra tutte scuola e famiglia.

Favorire l’educazione digitale vuol dire cogliere le opportunità di crescita e formative che gli strumenti digitali possono offrire, in particolare ai bambini e ai giovani tra i quali l‘uso delle tecnologie è sicuramente molto diffuso, come ci dicono i dati resi noti da Save the Children:  in Italia circa un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (il 32,6%) usa lo smartphone tutti i giorni, una tendenza in costante aumento negli ultimi anni (nel 2018-2019 erano il 18,4%) e con una netta prevalenza al Sud e nelle Isole, dove la quota sale al 44,4%, oltre 20 punti percentuali in più rispetto al 23,9% del Nord. Il 62,3% dei preadolescenti (11-13 anni), oltre tre su cinque, ha almeno un account social: il 35,5% ne ha uno su più social e un ulteriore 26,8% soltanto uno.

Fonte: Save the Children, marzo 2025

La povertà educativa digitale non è legata alla mancanza di strumenti, ma alla carenza di opportunità per apprendere attraverso un uso responsabile e creativo di tali strumenti.

Affrontando questo problema di sicura rilevanza socioeducativa è opportuno quindi riflettere su come promuovere interventi capaci di condurre i giovani a un utilizzo corretto e consapevole delle tecnologie, permettendo loro di cogliere e utilizzare tutte le opportunità educative, formative e di sviluppo che questi strumenti possono offrire.

È facilmente intuibile come la carenza, o l’assenza, di azioni formative che vadano in questa direzione possano diventare fattori che aumentano il rischio di disuguaglianza sociale, poiché tolgono ai giovani importanti possibilità di sviluppo personale e di partecipazione alla vita collettiva.

Nel contrasto a questo rischio la scuola ha un ruolo di indubbia rilevanza, così come la famiglia.

Scuola e famiglia in prima linea

Spesso il dibattito sulla corresponsabilità della famiglia e della scuola nell’educazione a un uso costruttivo delle tecnologie si è fermato agli strumenti in sé e al tempo del loro utilizzo.

È una visione piuttosto parziale di un problema molto più ampio, al quale gli adulti di riferimento – in primis insegnanti e genitori – devono sapersi avvicinare offrendo essi stessi un modello di competenza.

La sfida educativa e di corresponsabilità che coinvolge scuola e famiglia non si limita infatti a fornire strumenti tecnologici o a definirne i limiti temporali di utilizzo.

Il vero obiettivo è aiutare bambini e ragazzi non solo a usare il digitale, ma favorire e sostenere lo sviluppo di competenze per comprenderne i linguaggi, per interpretarlo e utilizzarlo in modo sicuro e costruttivo, esprimendo le proprie idee nel rispetto di quelle degli altri ed esercitando i propri diritti di cittadinanza.

È la mancanza di tali competenze a generare quei fenomeni disfunzionali che, anche quando non diventano di pubblico dominio sotto forma di fatti di cronaca, possono incidere negativamente sulla vita dei giovani condizionandone la qualità.

I rischi maggiori di una carente educazione digitale sono:

  • il cyberbullismo, che colpisce soprattutto la fascia d’età 14-17 anni e che ha subito negli anni un preoccupante incremento
  • la pedopornografia e l’adescamento online, anche questi in preoccupante ascesa
  • un uso problematico dei social legato all’incapacità di regolare il controllo del tempo di utilizzo
  • i rischi connessi ai giochi online.

Il ruolo della scuola nell’educazione digitale

La scuola è certamente impegnata nella transizione digitale, che ha subito una accelerazione con le esigenze poste dalla recente pandemia. Ma, al di là delle disparita nella dotazione tecnologica, l’aspetto al quale prestare particolare attenzione in questo cambiamento epocale è la formazione degli insegnanti, chiamati come i loro allievi ad acquisire gli strumenti indispensabili per costruire la propria cittadinanza digitale.

È questa la direzione in cui si è mosso il progetto Connessioni Digitali di Save the Children, realizzato in 17 regioni coinvolgendo le scuole e la più ampia comunità educante.

Il progetto, inserito nelle ore di insegnamento di Educazione Civica, ha messo in luce incessanti risultati, come:

  • l’allestimento di aule didattiche innovative utili a sviluppare progetti e attività per l’educazione digitale
  • l’offerta ai docenti di  strumenti a supporto della valutazione delle competenze digitali richieste alla fine del primo ciclo di istruzione
  • la realizzazione di produzioni di comunicazione digitale (podcast, campagne di sensibilizzazione e storytelling multimediali), che hanno sollecitato in allievi  e docenti  la competenza di usare criticamente e consapevolmente il digitale per esprimere le proprie idee
  • l’offerta di strategie educative che hanno tenuto conto di stereotipi e disparità di genere in ambito STEM e nell’uso degli strumenti digitali, con risultati indubbiamente positivi sulla motivazione delle ragazze
  • il ruolo chiave dei docenti che, con l’aumento delle loro competenze e della loro motivazione hanno influito positivamente sulla disponibilità delle classi e sui risultati raggiunti.

Il progetto, oltre a dimostrare sul campo piste di lavoro possibili per colmare il divario digitale e offrire a bambini e giovani opportunità di apprendimento innovative, ha fatto qualcosa in più.

Il coinvolgimento nelle attività di famiglie e altre istituzioni presenti sui territori in cui si è realizzato il lavoro ha offerto un modello inclusivo, alla base del quale porre parole di valore sociale e formativo fondamentale, come apprendimento attivo e collaborativo.

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