giovedì 11 giugno 2026

CALANO LE COMPETENZE

 

NON DIAMO 

LA COLPA

 AL COVID


Scuola, competenze alfabetiche in continuo calo: lo dicono le prove Invalsi.

Milano, i dati di Openpolis mostrano un livello sempre più ridotto

 per gli studenti lombardi

Competenze alfabetiche in calo negli ultimi cinque anni e, in alcuni capoluoghi lombardi, anche rispetto agli ultimi dieci anni: una zavorra per le migliaia di studenti e studentesse che, anche in Lombardia, si apprestano a sostenere le prove di maturità. Un passaggio fondamentale che va oltre il semplice rendimento scolastico, come evidenziato da Openpolis – con i bambini, che ha rielaborato i dati Istat (legati al punteggio medio ottenuto dagli studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi al termine del primo ciclo, che si riverberano, poi, sugli anni successivi).

Le prove Invalsi fanno emergere i profondi divari esistenti tra gli studenti

Valutare il livello delle competenze raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e professionale ma anche per partecipare pienamente alla vita democratica del paese. Dall’altro, si tratta anche di un momento per riflettere su quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie, soprattutto in un contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione tecnologica.

L’analisi di Openpolis

Cosa emerge dall’analisi? Se guardiamo al quinquennio 2019-2024, in tutti i capoluoghi lombardi il livello di competenza alfabetica si è ridotta. Mantova risulta, in particolare, tra i capoluoghi con il gap più elevato, perché si è passati da un punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti). Anche Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Monza e Sondrio hanno visto un calo tra i 6 e i 7 punti percentuali.

Se ampliamo lo sguardo al decennio, nel confronto 2014-2024 si conferma un calo di competenze a Brescia, Cremona, Mantova, Sondrio. Anche le rilevazioni delle prove Invalsi, in particolare per quanto riguarda le competenze alfabetiche, ci dicono non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid; anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una preoccupante inversione di tendenza rispetto all’anno precedente in cui si era invece assistito a un parziale recupero. In Lombardia, ad esempio, alle medie gli studenti che raggiungono i traguardi previsti in italiano sono il 63%, dieci punti percentuali in meno rispetto al 2019; in matematica, nello stesso periodo, si è passati dal 71% al 64%. Se da un lato quindi è in netto miglioramento la quota di abbandoni scolastici, non stanno diminuendo gli studenti che arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate (dispersione implicita).

La colpa non è della pandemia e del lockdown

"Innanzitutto – spiega Paolo Barabanti, docente dell’Università Cattolica e ricercatore Invalsi – le competenze alfabetiche misurate dalle prove Invalsi sono solo una parte delle competenze alfabetiche nel loro complesso. L’Invalsi, ad esempio, non valuta la scrittura, per cui i dati vanno letti tenendo presente di cosa stiamo parlando. Chiaro che i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che c’è un calo, ma oggi possiamo dirlo con certezza proprio perché lo stiamo misurando. Anche vent’anni fa se ne parlava, ma solo a livello di percezione. Oggi abbiamo dei dati”. In quest’ottica, non si può imputare ogni colpa alla pandemia ed al lockdown. “Dopo sei anni, non possiamo più usare la pandemia come alibi. Piuttosto, quel periodo ha accelerato una dinamica già in corso, ma il problema è più complesso”. Tra le ragioni, ci sono anche motivi socio-economici, che condizionano l’andamento scolastico degli studenti a partire dalla scelta della scuola superiore. “Ribalterei, però, la questione. Ormai è assodato che lo stato socio-economico delle famiglie impatta sul percorso scolastico e poi lavorativo dei figli. Il problema, però, non è che chi vive in condizione di maggior benessere, economico e culturale, aiuti i propri ragazzi. Il problema è, semmai, che lo Stato dovrebbe intervenire per creare condizioni di equità anche nelle famiglie dove il benessere è minore”.

IL GIORNO

 

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