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venerdì 21 agosto 2026

PALESTRA DEL PENSIERO

 


Latino e scrittura a mano come palestra del pensiero, la dirigente scrive al Ministro Valditara: "Dare ai ragazzi gli anticorpi per non farsi travolgere" 



La Dirigente Scolastica, Antonella Mongiardo, ha inviato una lettera al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per richiamare l’attenzione sui risultati delle prove INVALSI 2026 e sull’opportunità rappresentata dal ritorno del latino nella scuola media.

La dirigente scrive in qualità di operatrice del settore, mossa dall’osservazione quotidiana delle classi e dalla lettura dei dati nazionali.

La lettera prende atto dei miglioramenti registrati nella riduzione della dispersione scolastica e nei progressi in inglese e competenze digitali, ma segnala con preoccupazione gli esiti negativi in italiano e matematica.

I dati indicano che 4 ragazzi su 10 presentano una competenza carente in matematica, mentre molti studenti mostrano difficoltà nella comprensione di un testo scritto in italiano e nell’espressione di un pensiero strutturato nella propria lingua madre.

La dirigente osserva che le prove standardizzate misurano le capacità di attenzione e di ragionamento, e che il dato di quattro su dieci rappresenta un campanello d’allarme, non una pagella negativa per le scuole.

L’emergenza linguistica e la responsabilità condivisa

La lettera sottolinea che il problema non è solo scolastico, ma assume i contorni di un’emergenza sociale. La scuola, da sola, non può affrontare l’impoverimento della lingua italiana, che la dirigente definisce un’emergenza nazionale. Le responsabilità sono diffuse e riguardano le famiglie, i media, le istituzioni e le imprese culturali.

La dirigente richiama la necessità di un corretto patto di corresponsabilità tra famiglia e scuola e avverte che, senza la capacità di argomentare in un italiano corretto e senza gli strumenti logico-matematici per analizzare i fatti, i giovani rischiano di essere privati della cittadinanza attiva e degli strumenti critici necessari per il loro futuro.

La dirigente sottolinea, poi, che i dati INVALSI non possono essere letti come una valutazione negativa per le scuole, che si impegnano con attività curricolari ed extracurricolari, recuperi pomeridiani e progetti di ampliamento dell’offerta formativa.

Viene evidenziato il contrasto tra la disinvoltura degli studenti nei codici della cultura pop globale e le difficoltà nella lingua madre e nella logica elementare.

Il latino come palestra del pensiero e le richieste al Ministero

La dirigente ha accolto con entusiasmo il ritorno del latino alla scuola media, denominato LEL, acronimo di Latino per l’Educazione Linguistica. La lettera precisa che l’interesse per il latino non è dettato da ragioni nostalgiche o dallo studio fine a sé stesso delle declinazioni, ma dalla consapevolezza che il latino offre una chiave di apertura culturale e allena la mente al ragionamento e alla precisione.

La dirigente propone di chiamare la disciplina anche LELL, ovvero Latino per l’Educazione Linguistica e Logica, perché tradurre dal latino costringe a smontare il pensiero, a capire i nessi e a usare la precisione, in modo analogo al debugging di un codice o alla risoluzione di un’equazione.

Il latino alle medie viene definito uno strumento di uguaglianza meritocratica, perché offre a tutti la stessa cassetta degli attrezzi.

Le nuove Linee Guida, secondo la dirigente, vanno nella direzione indicata e offrono due indicazioni preziose: la riscoperta della scrittura a mano, che rallenta il pensiero e lo rende riflessivo, e il valore dell’errore come opportunità di miglioramento, principio che il latino insegna immediatamente attraverso il sistema delle desinenze.

La dirigente chiede al Ministro un indirizzo nazionale chiaro e risorse vere, con laboratori, formazione e la possibilità di avere docenti con le competenze adeguate nell’organico.

La lettera conclude che il latino, la scrittura a mano e il valore dell’errore sono strumenti di libertà e anticorpi per il futuro, per dare ai ragazzi la capacità di pensare, di scegliere e di non farsi travolgere dal rumore.

Orizzonte Scuola

lunedì 5 maggio 2025

CORSIVO o STAMPATELLO ?


      Scrittura a scuola:

 perché i bambini

 imparano prima 

lo stampatello 

e poi il corsivo?




Il dibattito che divide i lettori

Di Andrea Carlino

 Un dibattito su Threads ha riacceso la discussione sull’insegnamento della scrittura nella scuola primaria, interrogandosi sul perché i bambini imparino prima lo stampatello maiuscolo, poi il minuscolo e solo in seguito il corsivo.

Come spiega un’insegnante, “noi usiamo e insegniamo lo stampatello perché il mondo che circonda i bambini è scritto in stampatello”—dai cartelli stradali ai libri per l’infanzia. Il corsivo, invece, viene introdotto più tardi, spesso in terza elementare, quasi come un “vezzo” calligrafico.

Tuttavia, non tutte le scuole seguono lo stesso percorso. Alcuni istituti, soprattutto al Sud Italia, adottano il metodo dei 4 caratteri, presentando fin da subito stampatello maiuscolo, minuscolo e corsivo. “In Puglia – racconta un commento – il corsivo viene insegnato immediatamente, e i bambini lo apprendono senza difficoltà”. Altri docenti, invece, saltano il minuscolo stampato, passando direttamente al corsivo. Questa varietà di approcci dimostra che non esiste un metodo univoco, ma scelte didattiche che dipendono dalle linee guida delle scuole e dalle preferenze degli insegnanti.

Le ragioni pedagogiche: semplicità, decodifica e metodo sillabico

Le motivazioni alla base dell’apprendimento graduale sono principalmente pedagogiche. Lo stampatello maiuscolo è considerato più semplice perché:

  • Le lettere sono staccate, facilitando il riconoscimento dei grafemi;
  • Il gesto grafico è meno complesso, con tratti rettilinei e pochi giri di penna;
  • Favorisce la decodifica nella fase iniziale della lettura.

“Si impara prima lo stampato perché è più semplice sia nella decodifica che nel movimento”, spiega un’insegnante. Solo quando la letto-scrittura è consolidata, si introduce il corsivo, che richiede una maggiore coordinazione motoria e una sintesi grafica (le lettere sono legate tra loro).

Un altro elemento chiave è il metodo sillabico, ritenuto da molti il più efficace per l’alfabetizzazione. “Dovrebbe essere adottato il metodo sillabico perché è quello più valido scientificamente”, afferma un commento. Questo approccio, basato sull’associazione tra suoni e sillabe, sarebbe più funzionale rispetto a metodi globali o misti, soprattutto per bambini con difficoltà di apprendimento.

Il corsivo è in declino? La posizione del Ministro Valditara

Nonostante le ragioni didattiche a favore di un approccio graduale, il corsivo sembra essere sempre meno utilizzato, anche tra gli adulti. Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha espresso preoccupazione per questo fenomeno, raccontando di aver visto candidati all’esame di avvocato scrivere in stampatello. “Sono rimasto colpito dal fatto che molti studenti scrivessero in stampatello”, ha dichiarato, sottolineando come in alcune scuole questa pratica sia ormai abbandonata.

Valditara ha ribadito l’importanza del corsivo e del libro cartaceo nello sviluppo cognitivo:

  • Migliora la concentrazione e la memoria;
  • Stimola la fantasia e il pensiero critico;
  • Rafforza le capacità motorie fini, essenziali per la scrittura a mano.

La sua posizione ha riaperto il dibattito: è giusto insistere sul corsivo in un’epoca dominata dalla digitazione? Oppure, come sostengono alcuni insegnanti, lo stampatello è più funzionale in un mondo dove la scrittura manuale è sempre meno utilizzata?

Un dibattito ancora aperto

La questione rimane irrisolta, con scuole che adottano metodi diversi e pedagogisti divisi tra tradizione e modernità. Da un lato, c’è chi difende il corsivo come strumento fondamentale per lo sviluppo cognitivo; dall’altro, chi ritiene che lo stampatello sia più accessibile e adatto alla società contemporanea. Una possibile soluzione potrebbe essere un approccio bilanciato: insegnare entrambi i caratteri, ma con tempistiche flessibili, adattandosi alle esigenze degli alunni. Intanto, il dibattito continua, dimostrando che la scrittura a mano resta un tema centrale nel mondo della scuola.

Orizzonte Scuola

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martedì 8 ottobre 2024

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SCRITTURA

 

Un’alleanza creativa 

o 

una minaccia

 all’originalità?

 

L’adozione di strumenti di AI come supporto alla scrittura è in crescita, e la domanda di fondo rimane: in che modo questi strumenti influenzano il processo creativo e, soprattutto, qual è il loro ruolo nell’ambito dell’istruzione e della produzione accademica?

 Inizialmente, molti osservatori hanno visto in ChatGPT e altri strumenti simili una scorciatoia per il plagio. L’intelligenza artificiale, con la sua capacità di generare testo su comando, sembrava il perfetto strumento per chi desiderava evitare il duro lavoro della scrittura. Ethan Mollick nel suo libro Co-Intelligence ha avvertito che l’AI potrebbe dare il via a una “apocalisse dei compiti a casa“, preannunciando un’epoca in cui studenti e professionisti avrebbero potuto delegare interamente la produzione di testi all’algoritmo.

 Eppure, questa visione riduttiva della tecnologia come mera scorciatoia non cattura la complessità del fenomeno. Studi recenti suggeriscono che gli scrittori che usano strumenti di AI non cercano di delegare interamente il proprio lavoro, ma piuttosto di coinvolgere l’algoritmo come una sorta di “cassa di risonanza”, un assistente per esplorare idee, affinare la prosa e offrire bozze su cui riflettere. Non si tratta quindi solo di velocizzare il processo di scrittura, ma di cercare un supporto che possa facilitare il flusso di pensieri, migliorare l’organizzazione delle idee e, talvolta, fornire stimoli creativi.

 Il rapporto tra scrittore e intelligenza artificiale è spesso più complesso di quanto si immagini. ChatGPT e modelli simili non sono strumenti perfetti per creare testi completi, ma piuttosto catalizzatori per il pensiero critico e la creatività. Molti scrittori, infatti, utilizzano questi strumenti per interagire con le loro idee, testare argomentazioni e ottenere feedback immediati.

 L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel processo di scrittura solleva interrogativi significativi sulla natura dell’originalità e della proprietà intellettuale. È plagio se uno scrittore usa ChatGPT per generare un paragrafo del proprio testo? E quanto “l’aiuto” dell’AI modifica il ruolo dell’autore? In realtà, queste domande sono più complesse di una semplice risposta si/no. La natura dell’interazione tra l’AI e gli scrittori varia enormemente, così come l’intensità e la finalità del loro utilizzo. Stacey Pigg, professoressa di comunicazione alla North Carolina State University, ha studiato sistematicamente casi in cui le persone utilizzavano l’intelligenza artificiale generativa per scrivere articoli di ricerca e ha scoperto che questi strumenti venivano usati in modi frammentati e variabili. In alcuni casi, l’AI veniva utilizzata per riformulare un testo per un pubblico più ampio, in altri, serviva a crearne uno da zero. Ma raramente si trattava di una delega completa del processo creativo.

 Uno degli aspetti più interessanti è che l’uso dell’intelligenza artificiale per scrivere non è un fenomeno coerente o stabile. Ogni scrittore ha il proprio modo di relazionarsi con lo strumento, rendendo difficile una categorizzazione precisa di cosa sia accettabile o meno. Per molti, l’intelligenza artificiale non è un mezzo per esternalizzare il proprio lavoro, ma piuttosto un alleato per rendere meno faticoso il processo di scrittura. Potrebbe essere vista come una versione moderna degli strumenti e dei rituali che gli scrittori hanno sempre utilizzato per facilitare il proprio processo creativo.

 Scrivere è un processo complesso che coinvolge più parti del cervello. Le regioni neurali deputate alla memoria, alla pianificazione e al linguaggio devono lavorare insieme in un’improbabile sinfonia cognitiva. Il nostro ippocampo evoca fatti rilevanti, mentre la corteccia prefrontale organizza le idee e l’area di Broca ci aiuta a dare voce ai nostri pensieri. È un lavoro faticoso, che richiede concentrazione, memoria e una capacità di organizzare la narrazione in modo coerente.

 Non sorprende quindi che molti scrittori abbiano sviluppato abitudini e rituali per rendere più sopportabile questo carico cognitivo. Autori celebri come Maya Angelou e Haruki Murakami hanno i loro trucchi per entrare nella giusta “modalità” mentale. Angelou, ad esempio, scriveva solo in camere d’albergo spoglie, mentre Murakami associa le sue sessioni di scrittura a una rigorosa routine di esercizio fisico. Altri autori sono noti per la loro ossessione con gli strumenti di scrittura: George R.R. Martin, ad esempio, usa ancora un il vecchio programma WordStar 4.0 per scrivere i suoi romanzi; lo esegue su Microsoft DOS e salva i suoi manoscritti su floppy disk. Quentin Tarantino, al contrario, preferisce scrivere a mano le sue prime bozze.

 Da questo punto di vista, ChatGPT non è molto diverso da una penna stilografica o da una casa in montagna come rifugio per l’ispirazione. Per alcuni, l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un modo per facilitare i processi mentali necessari alla produzione del testo, specialmente in momenti di difficoltà creativa o blocco dello scrittore.

 L’AI, come strumento per la scrittura, non è priva di limiti. Nonostante la sua abilità nel generare testo, spesso manca di profondità e coerenza. Alcuni critici hanno osservato che i modelli di intelligenza artificiale tendono a produrre scritture generiche, prive di originalità e caratterizzate da metafore forzate. Quando si chiede all’AI di riscrivere un paragrafo complesso, il risultato può essere una prosa troppo elaborata o eccessivamente semplificata. L’algoritmo, per quanto potente, non ha la capacità di creare significato in modo intenzionale o di cogliere le sfumature emotive che caratterizzano la scrittura umana. Questo ci porta a una domanda più ampia: se la scrittura assistita dall’intelligenza artificiale non può sostituire l’ingegno umano, quale ruolo dovremmo assegnare a questi strumenti? Forse, invece di vederli come sostituti della creatività, dovremmo considerarli come suoi amplificatori, in grado di potenziare l’efficacia del pensiero umano senza rimpiazzarlo. Dopotutto, la creatività, per definizione, è un processo dinamico, che implica un’interazione continua tra idee e ispirazione, tra pensiero critico e immaginazione.

 In questo contesto, l’intelligenza artificiale potrebbe essere uno strumento che, se utilizzato con consapevolezza, contribuisce alla creazione di testi più strutturati e coerenti, senza però cancellare l’autorialità umana. È possibile che, con il tempo, impareremo a considerare l’AI come parte integrante del nostro toolkit creativo, allo stesso modo in cui oggi accettiamo l’uso di software di videoscrittura o dizionari digitali.

 ZETA

 

 

lunedì 29 aprile 2024

LA LETTOSCRITTURA


 La didattica della letto-scrittura 

e il metodo globale: 

un esempio di 

“Linee guida” per la scuola Primaria

 

-     -    di Antonio Fundarò


La letto-scrittura non è soltanto un’abilità fondamentale nella vita di ogni individuo, ma rappresenta anche un complesso processo mentale che coinvolge diverse aree del cervello. Questo articolo esplorerà il concetto di letto-scrittura come processo mentale, mettendo in luce il ruolo del pensiero, della globalità e della parola, e discutendo l’efficacia e le peculiarità del Metodo Globale nell’insegnamento della letto-scrittura.

La letto-scrittura come processo mentale

La capacità di leggere e scrivere è il risultato di un intricato processo cognitivo che inizia con il riconoscimento visivo dei simboli grafici e si estende alla comprensione e alla produzione del linguaggio scritto. Quando leggiamo, il nostro cervello non solo decodifica singoli caratteri o parole, ma attiva anche una rete complessa di connessioni neuronali che ci permette di interpretare il testo in termini di significato e contesto.

Il pensiero, la globalità e la parola

Il concetto di globalità è fondamentale nella letto-scrittura poiché il cervello umano tende a cercare pattern e strutture complessive piuttosto che focalizzarsi su elementi isolati. Questo approccio globale si riflette nella maniera in cui processiamo le parole e le frasi, integrando simultaneamente informazioni visive, linguistiche e contestuali. Il pensiero, dunque, gioca un ruolo cruciale, fungendo da collegamento tra la percezione visiva delle parole e la loro comprensione a livello più profondo.

Il metodo globale

Il Metodo Globale di insegnamento della letto-scrittura si basa proprio su questo principio di globalità. Invece di iniziare con l’apprendimento delle lettere e delle sillabe singole, il Metodo Globale introduce parole intere e frasi fin dall’inizio, permettendo agli studenti di percepire il linguaggio scritto nel suo contesto reale e significativo. Questo approccio aiuta a sviluppare una comprensione più rapida e naturale del testo, promuovendo al contempo una maggiore fluidità nella lettura.

Ogni studente ha un proprio stile di apprendimento

Sebbene il Metodo Globale offra numerosi vantaggi, è importante considerare che ogni studente ha un proprio stile di apprendimento. Alcuni possono trarre grande beneficio da un approccio globale, mentre altri potrebbero trovare più efficace un metodo più analitico e strutturato. L’importante è che gli educatori siano flessibili e pronti ad adattare le loro strategie didattiche alle esigenze individuali dei loro studenti. La didattica della letto-scrittura, attraverso il Metodo Globale, offre una visione affascinante e integrata dell’apprendimento del linguaggio scritto, ponendo le basi per un insegnamento più inclusivo e accessibile a tutti gli studenti.

L’ambiente Doman: creare un contesto stimolante per l’apprendimento

Il metodo ideato da Glenn Doman pone un’enfasi particolare sulla creazione di un ambiente ricco e stimolante che incoraggi l’apprendimento precoce e rapido dei bambini. Secondo Doman, l’esposizione precoce a parole, numeri e concetti complessi in un ambiente amorevole e supportivo può accelerare significativamente lo sviluppo cognitivo dei bambini. L’ambiente Doman utilizza materiali didattici visivamente accattivanti e sessioni di apprendimento brevi ma frequenti, che mirano a massimizzare l’engagement del bambino senza causare sovraccarico o stress.

Lo sviluppo della letto-scrittura

Lo sviluppo della letto-scrittura segue una traiettoria che può variare significativamente da un individuo all’altro. Inizialmente, i bambini imparano a riconoscere le immagini e i simboli, per poi passare alle lettere e alle parole. La fase successiva è quella della comprensione, in cui i bambini iniziano a collegare le parole a significati più ampi e a contesti reali. Un approccio equilibrato tra lettura e scrittura può facilitare questo sviluppo, poiché ciascuna abilità rinforza l’altra, contribuendo a una più profonda comprensione e abilità nell’uso del linguaggio.

Come fronteggiare il ritardo e il disturbo della letto-scrittura

I ritardi e i disturbi della letto-scrittura, come la dislessia, richiedono strategie didattiche specifiche e personalizzate. Gli interventi precoce sono cruciali e possono includere la terapia del linguaggio, programmi di lettura strutturati e supporto psicologico. È fondamentale che questi programmi siano inclusivi e adattati alle esigenze specifiche di ciascun bambino per garantire il miglior esito possibile. La collaborazione tra insegnanti, terapisti e famiglie è essenziale per creare un piano di supporto efficace che possa aiutare il bambino a superare le difficoltà incontrate.

Leggere, scrivere e comprendere in fluidità

La fluidità nella letto-scrittura non implica solamente la capacità di leggere o scrivere velocemente, ma anche di farlo con accuratezza e comprensione. Per sviluppare questa competenza, è importante praticare la lettura ad alta voce, discutere i contenuti dei testi e esercitarsi nella scrittura in vari contesti. Le attività che incoraggiano la riflessione critica e la discussione possono migliorare significativamente la comprensione mentre la scrittura creativa e analitica aiuta a rafforzare le capacità espressive e costruttive del bambino.

Un viaggio complesso che si evolve attraverso diverse fasi di sviluppo

Il processo di letto-scrittura è un viaggio complesso che si evolve attraverso diverse fasi di sviluppo. Affrontare con sensibilità e comprensione le difficoltà incontrate da alcuni studenti può fare una grande differenza nel loro percorso educativo. Gli educatori devono essere preparati a modificare e adattare le loro metodologie per soddisfare le diverse necessità dei loro studenti, promuovendo un ambiente di apprendimento che sia sia stimolante che accogliente.

Il testo e la testualità: elementi fondamentali della letto-scrittura

Il concetto di “testo” in didattica va oltre la semplice sequenza di parole stampate su una pagina; si tratta di un’entità coesa che trasmette significato attraverso la sua struttura e il suo contesto. La testualità si riferisce alla qualità che rende un insieme di parole un “testo”, ovvero la capacità di formare un tutto logico e significativo. Questa qualità è fondamentale per l’interpretazione e la comprensione del materiale scritto e rappresenta una competenza chiave nella letto-scrittura.

La costruzione della frase: un pilastro della comprensione

La capacità di costruire frasi che non solo seguono le regole grammaticali ma anche trasmettono chiaramente un messaggio è cruciale. La costruzione efficace delle frasi facilita una comunicazione limpida e precisa, essenziale sia nella scrittura creativa che in quella analitica. Gli insegnanti possono aiutare gli studenti a sviluppare questa abilità attraverso esercizi che incentrano sulla variazione sintattica e l’uso di connettivi per migliorare la coerenza e la coesione del testo.

La pragmalinguistica e la riflessione linguistica

La pragmalinguistica si occupa dell’uso pratico del linguaggio in contesti specifici, enfatizzando come il linguaggio sia usato per raggiungere obiettivi comunicativi particolari. La riflessione linguistica, invece, invita gli studenti a pensare criticamente sul linguaggio stesso, esplorando questioni come il significato, l’uso e la variazione. Queste competenze sono vitali per sviluppare una comprensione profonda del linguaggio e per utilizzarlo efficacemente in diverse situazioni.

Le riscritture: una tecnica per l’affinamento delle abilità di scrittura

L’atto di riscrivere testi è un potente strumento didattico che permette agli studenti di riflettere sulla propria scrittura e su quella degli altri, identificando aree di forza e di miglioramento. Questo processo non solo migliora le abilità linguistiche e stilistiche, ma incoraggia anche una maggiore consapevolezza delle diverse tecniche narrative e espositive.

Presentazione del nuovo materiale didattico e abilitativo: “I quaderni di Victor. Costruisco la lingua scritta”

Un esempio innovativo di materiale didattico che integra queste tecniche è “I Quaderni di Victor – Costruisco la lingua scritta”. Questi quaderni sono progettati per guidare gli studenti attraverso il processo di costruzione del testo, dalla frase al paragrafo fino al testo completo, usando esercizi che incoraggiano la riflessione linguistica e la pragmalinguistica. Attraverso attività strutturate e progressivamente più complesse, “I Quaderni di Victor” offrono agli studenti le risorse per sviluppare una padronanza del linguaggio scritto, enfatizzando la creatività, la comprensione e l’efficacia comunicativa.

In conclusione, la didattica della letto-scrittura si avvale di un approccio integrato che combina la comprensione testuale, la costruzione delle frasi, e la riflessione linguistica per sviluppare studenti che non solo leggano e scrivano con competenza, ma che anche comprendano e apprezzino la ricchezza e la complessità del linguaggio. Con l’adozione di materiali innovativi come “I Quaderni di Victor”, l’educazione linguistica può trarre beneficio da metodologie che promuovono un apprendimento attivo e consapevole, preparando gli studenti a diventare comunicatori efficaci e pensatori critici nel mondo moderno.

Il contributo del prof. Piero Crispiani

L’articolo ha esplorato vari aspetti della didattica della letto-scrittura, evidenziando come si tratti di un processo mentale complesso che integra la percezione visiva, la comprensione linguistica e la costruzione testuale. Abbiamo discusso l’efficacia del Metodo Globale, l’importanza dell’ambiente Doman per l’apprendimento precoce, e come affrontare i disturbi della letto-scrittura, enfatizzando la necessità di interventi personalizzati e precoce. La discussione si è poi spostata sulla costruzione delle frasi e sull’importanza della pragmalinguistica e della riflessione linguistica, elementi cruciali per sviluppare una piena competenza comunicativa. Abbiamo anche introdotto “I Quaderni di Victor – Costruisco la lingua scritta” come esempio di materiale didattico innovativo che supporta l’apprendimento strutturato della letto-scrittura. Un ruolo fondamentale in questo ambito è stato svolto dal Prof. Piero Crispiani, il cui lavoro nel campo della didattica della letto-scrittura ha lasciato un’impronta indelebile. La sua ricerca e i suoi metodi didattici hanno contribuito significativamente all’evoluzione delle tecniche di insegnamento, proponendo approcci innovativi che hanno migliorato l’apprendimento linguistico per studenti con diverse esigenze e capacità. La sua enfasi sulla necessità di un approccio personalizzato e basato su solide fondamenta cognitive è un punto di riferimento per educatori e ricercatori nel settore. In conclusione, il contributo del Prof. Crispiani e l’adozione di metodi didattici efficaci e innovativi sono essenziali per affrontare le sfide dell’insegnamento della letto-scrittura, garantendo che ogni studente possa raggiungere il suo pieno potenziale linguistico e comunicativo. L’articolo sottolinea l’importanza di continuare a esplorare e implementare pratiche pedagogiche che supportano un apprendimento completo e inclusivo, riflettendo l’evoluzione continua nel campo dell’educazione linguistica.

In allegato un esempio di “Linee guida” e raccomandazioni

Creare linee guida efficaci per insegnanti e genitori nel contesto della scuola primaria è fondamentale per sostenere lo sviluppo educativo degli studenti. Queste linee guida mirano a creare un partenariato costruttivo tra insegnanti e genitori, essenziale per sostenere lo sviluppo complessivo degli studenti nella scuola primaria. La collaborazione, la comunicazione e il supporto continuo sono chiave per realizzare un ambiente educativo che promuova il successo accademico e personale di ogni studente. In allegato alcune raccomandazioni che possono essere implementate per migliorare l’apprendimento e l’ambiente educativo.

Le linee guida per sostenere lo sviluppo educativo degli studenti nella lettoscrittura




 


lunedì 19 febbraio 2024

CORSIVO O TASTIERA ?

 


Sempre più tastiera, sempre meno penna e corsivo. 

L’importanza dello scrivere e lo sviluppo del cervello. 

Ne abbiamo parlato su Isoradio RAI.

 

-di Antonio Fundarò

 Nel mondo moderno di oggi, poche persone scrivono ancora con carta e penna, per non parlare del corsivo. Tuttavia,  ricercatori, in ogni area del globo,  ritengono  che la scrittura corsiva sia importante per lo sviluppo cognitivo e la regione sensomotoria del cervello. C’è una sostanziale differenza di apprendimento, infatti, tra scrivere a mano delle lettere e in corsivo e digitare o tracciare quelle stesse lettere sul PC, sul tablet, sullo smartphone.

 Con l’abbondanza di smartphone, laptop e tablet per leggere e scrivere testi, la scrittura in corsivo è diventata non solo ancora più importante ma anche necessaria e indispensabile, altro che, come afferma qualcuno, uno strumento di apprendimento obsoleto. Ne abbiamo parlato, anche come Orizzontescuola.it, presente io, nella trasmissione “Ben…detto” di RAI Isoradio.

 Una trasmissione di attualità, curiosità, politica ed economia condotta da Benedetto Marcucci. Ospiti esperti del settore, politici, giornalisti, imprenditori e personaggi dello spettacolo con l’interazione dei radioascoltatori ed il punto su dati e notizie con Incoronata Boccia. Ben…detto! Ideato e condotto da Benedetto Marcucci. Autori della trasmissione Valentina Lo Russo e Lucia Pioppi. Regia di Gianni Grimaldi.

 Tema della trasmissione “La scomparsa del corsivo tra i giovani”: ne abbiamo parlato, sulla RAI, anche come Orizzontescuola.it, con la mia presenza, anche su Isoradio con Giulia Maffioli, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti (l’A.Na.P.P. è nata nel 2000 ed è composta da professionisti e formatori con consolidata esperienza in ambito clinico, organizzativo, sanitario, scolastico-educativo ed universitario) e Lidia Pantaleo referente nazionale del gruppo “Lingua” del  Movimento di Cooperazione Educativa.

 Precursore essenziale per un ulteriore successo scolastico

 La scrittura corsiva – come è emerso nel corso della trasmissione, puntualmente condotta dal giornalista RAI Benedetto Marcucci – è un’abilità culturale complessa e centrale, che coinvolge molti sistemi cerebrali e l’integrazione di abilità motorie e percettive. “L’abilità della scrittura corsiva è spesso utilizzata come strumento di apprendimento, considerando la profondità di elaborazione che la presa di appunti a mano fornisce, anche in assenza di una revisione degli appunti. Pertanto, la scrittura in corsivo è stata considerata un precursore essenziale per un ulteriore successo scolastico e l’abilità viene tipicamente acquisita durante l’infanzia nelle società con una forte tradizione di alfabetizzazione. I bambini devono imparare a coordinare accuratamente i movimenti delle mani e a produrre la forma di ogni lettera, e potrebbero volerci diversi anni per padroneggiare questa precisa abilità” come si legge in una recente ricerca.

 Si utilizza la tastiera sempre più spesso e a farlo sono anche gli adulti

 Oggi, la maggior parte degli adulti scrive utilizzando una tastiera e un computer, e in alcuni paesi, grazie ai programmi di istruzione, il digitare sui dispositivi digitali ha già sostituito la tradizionale scrittura a mano. Pertanto, la quantità di tempo trascorso a scrivere a mano è stata ridotta poiché le attività di apprendimento si affidano sempre più a dispositivi digitali. Questi dispositivi (ad esempio, tablet e telefoni cellulari) possono migliorare la capacità di uno studente di prendere appunti, ma possono anche ostacolare l’apprendimento in modi diversi e sconosciuti. La maggior parte dei docenti, di ogni ordine e grado, riconosce che prendere appunti è un fattore importante dell’apprendimento in classe e l’attività con la tastiera è ora spesso raccomandata come sostituto della scrittura precoce poiché questo tipo di attività è meno impegnativa e frustrante per i bambini.

 I sostenitori dell’uso dei computer in classe sottolineano i benefici derivanti dalla capacità dei bambini di produrre testi

 I numerosi (purtroppo) sostenitori dell’uso dei computer in classe, in sostituzione totale dei quaderni e della penna (dunque, della scrittura) sottolineano i benefici derivanti dalla capacità dei bambini di generare testi di grandi, con minore difficoltà e con maggiore speditezza, e di ricevere, in tale modalità, un feedback immediato sui testi prodotti e sulle loro molteplici osservazioni anche in merito al testo o alle lezioni. Dall’altro lato, invece, si è sottolineato nel programma radiofonico su RAI Isoradio, ci sono i critici dei computer in classe (nel senso della sostituzione del PC a tutte le altre tipologie di metodologie operative, dunque, anche alla scrittura) che evidenziano, anche col supporto di numerosi studi e indagini statistiche come quella di Eduscopio, a base del programma radiofonico, come l’utilizzo del computer ha un impatto negativo sulle valutazioni ma anche sul rendimento scolastico, oltre a rappresentare un distrattore per i numerosi studenti abitualmente individuati come multitasking.

 L’addestramento alla scrittura

 L’addestramento alla scrittura a mano non solo è capace di migliorare l’accuratezza dell’ortografia e migliorare, inevitabilmente, la memoria e il ricordo, ma anche è capace di contribuire al miglioramento del riconoscimento delle lettere. Perché anche questo, per i giovanissimi e i giovani, è un problema, oggi. Tali vantaggi, enucleati precedentemente, non sono stati riscontrati solo nella scrittura di tipo tradizionale, cioè quella che si determina utilizzando una penna ad inchiostro o la classica e piacevole matita, ma anche nella scrittura che si determina utilizzando una tecnologica penna digitale. Che fosse questo una via di mezzo? Una modalità di sintesi tra la necessità dell’approccio tecnologico e la scrittura tradizionale? Tutti i risultati suggeriscono – come per altro ha più volte sottolineato il prof. Piero Crispiani – che il coinvolgimento degli intrecciati movimenti della mano, più che altro del polso, e la modellazione di ciascuna delle lettere utilizzate per scrivere possono avvenire in svariate modalità. Se è davvero questa la modalità, modificare la condizione motoria mentre i bambini stanno imparando può danneggiare le loro funzioni consecutive.

 La scrittura corsiva e la digitalizzazione sono due modi distinti di scrivere

 Se leggiamo la questione dal punto di vista sensomotorio, possiamo affermare che la scrittura corsiva e la digitalizzazione sono modi diversi, ma anche modi distinti di scrivere e coinvolgono, inevitabilmente, processi distinti nel nostro cervello. La scrittura corsiva presume una ben definita coordinazione dei movimenti della mano finalizzata alla produzione della forma, anche graficamente piacevole, di ciascuna delle lettere, mentre la digitalizzazione, cosa alla quale ci si sta abituando sempre più frequentemente, richiede inferiori informazioni cinestetiche. Numerosi studi hanno dimostrato che aree legate ai processi di scrittura vengono attivate solo in alcune circostanze e nello specifico quando si percepiscono unicamente lettere visive. Di fatto, tali studi, suggeriscono che la scrittura e la lettura sono da considerare come processi interrelati che comprendono una importante (se non determinante)  componente sensomotoria.

 Domande che è necessario porsi

 Quali sono i vantaggi della scrittura in corsivo quando è possibile utilizzare un computer per lo stesso compito? La scienza afferma che i benefici cognitivi e visivi per i bambini che imparano usando il corsivo sono molteplici.

 Scrittura corsiva e cervello

 Disegnare lettere con la mano libera, articolando il polso che, ormai è provato, si sta atrofizzando, utilizzando una penna o una matita è, inutile ribadirlo ancora, cognitivamente diverso dalla modalità utilizzata dai nostri giovanissimi di premere un tasto fisico su una tastiera. Durante questa, non vecchia ma necessaria, l’apprendimento, la formazione delle lettere manualmente crea una connessione con il movimento della mano e l’importante risposta visiva di vedere quella lettera vivere sulla pagina. In tale maniera coesistono più processi nello stesso tempo: il movimento vero e proprio della mano, il pensiero che il nostro alunno, nostro figlio, ha della lettera e il segnale visivo della lettera che vive e si concretizza sul foglio, sulla lavagna. Si tratta, in questa maniera, di leggere e scrivere contemporaneamente. Cosa che rappresenta, indubbiamente, un’abilità necessaria e utilissima, proprio oggi in cui abbondano telefonini e tablet nella vita dei nostri giovani e anche nostra.

 Il processo che devono affrontare i nostri bambini

 I bambini devono affrontare questo processo per comprendere appieno la lingua italiana e collegare in siffatta maniera le parole alla memoria motoria. Imparare la scrittura in corsivo è, dunque, visibilmente importante per consolidare le abilità di ortografia, in quanto permette ai bambini di riconoscere le parole quando le leggono successivamente. La digitazione sulla tastiera, infatti, non ha lo stesso effetto sul nostro cervello, in quanto non richiede le stesse capacità motorie e le stesse attività eseguite simultaneamente.

 L’intelligenza e la scrittura in corsivo

 Secondo il professore William Klemm, meglio conosciuto come il “medico della memoria”, il corsivo contribuisce a rendere i nostri alunni, i nostri figli, i nostri bambini e i nostri ragazzi più intelligenti . Esercitarsi nella scrittura a mano, di fatto, possiamo dire, aiuta ad allenare il cervello, a tenerlo in vitalità; aiuta a integrare numerose forme di informazioni simultaneamente, inclusi input visivi e tattili, applicando al contempo le capacità motorie. Klemm ricorda, infatti, che il corsivo può fornire benefici al cervello; benefici simili a quelli che si ottengono imparando a suonare uno strumento musicale, specie se in giovanissima e giovane età.

 Insegna capacità organizzative e aiuta i bambini a comporre i propri pensieri e idee anche nei casi di DSA

 Anche se nel mondo di oggi tutti hanno certamente necessità di imparare a digitare sulla tastiera, la scrittura in corsivo ha i suoi numerosi e indiscussi vantaggi. Evidentemente tale esercizio può essere impegnativo ma permette di insegnare le capacità organizzative, sempre più difficilmente individuabili nei nostri alunni, e aiuta i bambini a comporre, a dare forma, a dare colore e struttura ai propri pensieri e alle proprie idee. Per coloro che devono affrontare le difficoltà della dislessia e della disgrafia, il corsivo, inteso, come afferma il professore Filippo Nobile come fluidificatore del pensiero, può far parte, specialmente a scuola primaria, di un piano di trattamento  per aiutare la coordinazione oculomanuale, la memoria e le altre funzioni cognitive. Invece di lasciare morire la scrittura a mano nelle scuole, leggere il corsivo ed esercitarsi a scrivere in corsivo è una parte importante di un curriculum che migliora le capacità cognitive e visive dei bambini.

 La scrittura in corsivo potenzia le competenze (neuro-psico-motorie)

 Per il professore Piero Crispiani, ad esempio, «La scrittura in corsivo potenzia le competenze (neuro-psico-motorie) ed esprime le competenze, costituisce una “edicola” della persona e della personalità. Non discuto degli aspetti psicologici, di cui la originaria grafologia (Moretti, Torbidoni), discuto invece il tema focale per gli insegnanti, gli Educatori ed i Pedagogisti, ovvero:

 Perché bisogna far scrivere in corsivo.

Come si costruisce la scrittura in corsivo.

Come la scrittura interfaccia il pensiero.

Quanto è perché la scrittura in corsivo è difficoltata».

L’esperienza della scrittura in corsivo porta al reclutamento di regioni di elaborazione neurale specifiche della lettera

 I risultati delle ricerche scientifiche sugli adulti e sui bambini sono gli stessi. Insieme, forniscono la prova che l’esperienza della scrittura in corsivo, a mano libera, potremmo dire, porta al reclutamento di regioni di elaborazione neurale specifiche della lettera e possono essere importanti per impostare il sistema neurale che sarà responsabile dell’elaborazione delle lettere una volta che un individuo diventa alfabetizzato. Solo la pratica della scrittura a mano libera (e non del tracciamento o della digitazione) risulta utile nella specializzazione neurale.

 L’esecutività manuale

 Afferma Crispiani che « fuori dalla condizione di chi reca disordini funzionali specifici come la disgrafia, il deficit di controllo grafomotorio o patologie neuromotorie, per i quali il Trattamento Abilitativo si configura in relazione al tipo di disturbo (organico-funzionale, quantitativo-qualitativo, di apprendimento o esecutivo, ecc.).  Riferiamoci piuttosto al bambino normodotato che, in prima classe, costruisce la lingua scritta. Si impegna, ovvero, in una complessa funzione che coinvolge la mente quanto l’esecutività manuale e può farlo secondo il primo e più sostanziale principio che regola l’apprendimento: l’imitazione di modelli».

 L’apprendimento e la conoscenza

 L’apprendimento e la conoscenza, processi prossimi ma dissimili, come scrive il professore Crispiani, hanno origine dai modelli (esperienze, ricordi, pregresse idee, antefatti) e proseguono come loro elaborazione, adattamento, sviluppo, che opportunamente diciamo processazione, costruzione Ma da lì si parte, quindi imitare parole e grafemi in corsivo, imitare il disegno, il parlare con tutte le sue varianti semantiche e pragmatiche, imitare il pensiero, le espressioni del viso, l’empatia… Dalla imitazione in equilibrio con il ristrutturare, proviene lo sviluppo (Piaget). Siamo cauti: l’imitazione non è atto rinunciatario o approssimativo, è la prima e naturale forma di attivazione del pensiero, poi diventa “imitazione differita”, poi simbolica. La conquista del codice verbale scritto, così come il parlare, il camminare, il dare lo sguardo, ecc. nasce dal raffronto con quanto percepiamo …  poi la mente fa il resto. Quindi, auspico una scuola in cui: si scriva in corsivo, si parli bene, ci si comporti con educazione e rispetto, si diano occasioni e si coltivino i processi comunicativi (sociali, culturali, civili) più importanti: scrivere, parlare, contare tra persone, in presenza, vis a vis, frontali, congiunti dalle parole.

 Il disagio psicologico che si riscontra a causa dell’utilizzo degli smartphone

 Per Giulia Maffioli, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti, ha sottolineato che i dati di numerose indagini e ricerche scientifiche mostrano che c’è una esposizione a questi device sin dalla primissima infanzia (tra gli 11 e i 15 mesi), ancor prima che i bambini camminino. È molto interessante, ha sottolineato la Maffioli, verificare quali sono le conseguenze e perché accadono queste scelte. La stessa OMS ha espresso la necessità di non sottoporre i minori a questa esposizione. Però, evidentemente, anche a livello culturale c’è una tendenza dei genitori ad affidare i propri figli ai device.

 

Orizzonte scuola

 

mercoledì 22 febbraio 2023

LA STORIA DELLA MATITA


Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera. A un certo punto, le domandò:

“Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.”

La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
“È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.
“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”
“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque  qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.

“Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. ‘Dio’: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.

“Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura ed usare il temperino. È un’operazione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.

“Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.

“Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.

“Quinta qualità: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.”
P. Coelho