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martedì 15 aprile 2025

DIDATTICA E DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

 

L’importanza della divulgazione scientifica per la didattica:

rischi e opportunità nell’era digitale.



- Prof.ssa Bilotta Crisenzia Presidente Mathesis di Serra San Bruno

 La divulgazione scientifica ha sempre rappresentato un ponte tra il mondo delle scoperte scientifiche e la società, contribuendo a ridurre la distanza tra i laboratori e la vita quotidiana dei cittadini. In particolare, nella didattica scolastica, essa svolge una funzione pedagogica fondamentale, poiché aiuta gli studenti a comprendere temi complessi e stimola la loro curiosità intellettuale. Con l’avvento dell’era digitale, l'accesso alle informazioni scientifiche è diventato più facile che mai, ma questo ha anche aumentato il rischio che vengano diffuse informazioni errate o fuorvianti, compromettendo la qualità dell’educazione.

La divulgazione scientifica è nata come risposta alla necessità di rendere accessibili al grande pubblico le scoperte scientifiche che, altrimenti, sarebbero rimaste confinate agli specialisti. La figura di Galileo Galilei, per esempio, è paradigmatica in questo senso. Con le sue opere, come il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632), Galileo riuscì a rendere comprensibili concetti scientifici complessi, come la teoria eliocentrica, anche a chi non possedeva una formazione tecnica. La sua capacità di coniugare rigore scientifico e semplicità espositiva ha ispirato molti altri divulgatori.

Un altro esempio cruciale di divulgazione scientifica è quello di Isaac Newton, il cui Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica (1687) non solo stabilì le leggi della gravitazione universale, ma divenne anche un’opera che, attraverso il linguaggio matematico, trasmise al mondo una visione coerente e razionale dell'universo. Sebbene l’opera fosse destinata agli esperti, il suo impatto fu così profondo da influenzare anche il pensiero filosofico e sociale dell'epoca. Nel Novecento, la divulgazione scientifica raggiunse nuove vette grazie a figure come Carl Sagan, che con il suo programma televisivo Cosmos avvicinò milioni di persone alla comprensione delle leggi che governano l'universo.

Il suo stile appassionato e accessibile, riuscì a trasmettere la bellezza della scienza e l’importanza del pensiero critico, mostrando come la scienza non fosse solo un insieme di fatti, ma un metodo per esplorare il mondo in modo razionale e curioso. In Italia, la divulgazione scientifica ha avuto una tradizione altrettanto significativa. Mario Carli, uno dei pionieri italiani, ha lavorato instancabilmente per dimostrare che "la scienza è per tutti, e la sua comprensione non deve essere limitata a pochi specialisti" (Carli, 2004).

Le sue opere hanno contribuito a democratizzare il sapere scientifico, facendo della matematica una disciplina meno elitista e più vicina alla quotidianità. In questo scenario la Mathesis, fondata nel 1895, rappresenta un esempio concreto dell’impegno italiano nella divulgazione scientifica. In un periodo in cui l’Italia, ancora giovane come nazione unificata, cercava di definire la propria identità culturale, la Mathesis divenne un punto di riferimento per la formazione scientifica, specialmente in matematica. Il movimento si distinse per la sua capacità di promuovere la matematica non solo come strumento di conoscenza accademica, ma anche come veicolo di progresso sociale. Non dimentichiamo che tra i suoi “fondatori” c’era Giuseppe Peano, una delle figure più eminenti nel campo della logica matematica, il quale contribuì in modo fondamentale a rendere la matematica accessibile a un pubblico più vasto.

Nel 1903, Peano creò il "linguaggio universale" della matematica, che avrebbe permesso di rendere le scoperte matematiche comprensibili e applicabili a livello globale. Oggi, con l’ascesa dei social media e delle piattaforme online, l'accesso alla conoscenza scientifica è diventato ancora più immediato, ma questa facilità di accesso ha anche permesso la diffusione di informazioni errate da parte di cosiddetti "falsi divulgatori". Questi individui, spesso privi di una adeguata preparazione scientifica, approfittano della loro visibilità online per diffondere teorie pseudoscientifiche e disinformazione.

In effetti, la "sindrome di Dunning-Kruger" (Kruger e Dunning, 1999), che descrive il fenomeno per cui individui con scarsa competenza in un determinato campo tendono a sovrastimare le proprie capacità, è sempre più presente nell’era digitale. Chi ha poca conoscenza di scienza, spesso condivide contenuti non accurati con tale convinzione da risultare persuasivo, soprattutto per chi ha competenze limitate nel valutare le informazioni scientifiche. L’illusione di essere esperti, accompagnata dalla rapida diffusione dei contenuti online, rende difficile per gli studenti distinguere tra scienza legittima e pseudoscienza.

Già nel XIX secolo, in un’epoca in cui la scienza era meno accessibile, si temeva l'ignoranza scientifica. Nel 1879, un'inchiesta del giornale Il Secolo rivelò che il 65% degli italiani non conosceva il concetto di atomo, eppure molti parlamentari non esitavano a fare affermazioni scientifiche senza alcuna competenza. Questo aneddoto, sebbene legato a un contesto storico molto diverso, prefigura il pericolo che, nel mondo digitale odierno, un'ignoranza scientifica di base possa continuare a generare disinformazione e confusione. Sebbene la divulgazione scientifica rivesta un ruolo cruciale nella didattica, è fondamentale contrastare i rischi che ne derivano, rendendo imprescindibile che l'educazione scientifica non si limiti a trasmettere conoscenze, ma coltivi nelle giovani generazioni la capacità di pensare criticamente e di valutare consapevolmente le informazioni. John Dewey, uno dei maggiori pedagogisti del XX secolo, affermava che l’educazione non deve limitarsi alla mera trasmissione di conoscenze, ma deve insegnare agli studenti a pensare criticamente, a porsi domande e a mettere in discussione le informazioni ricevute.

La scienza stessa è un metodo, e quindi l’insegnamento delle scienze dovrebbe privilegiare l’analisi, la sperimentazione e la discussione. Anche la Mathesis ha sempre promosso l’importanza di un insegnamento attivo e interattivo della matematica, stimolando il pensiero logico e critico tra gli studenti.

 Nel 1906, Federigo Enriques, un altro grande esponente della Mathesis, sottolineava l’importanza di un approccio che non fosse puramente teorico, ma che coinvolgesse gli studenti in una riflessione continua sui principi matematici e sulle loro applicazioni pratiche. L’esempio della Mathesis e delle sue figure di spicco, come Giuseppe Peano e Federigo Enriques, dimostra l’importanza di un approccio integrato e attivo nella divulgazione scientifica, un modello che continua a essere attuale oggi più che mai. La Commissione Europea (2021) ha recentemente sottolineato che l’educazione alla cittadinanza scientifica è essenziale per garantire che gli studenti sviluppino una solida comprensione delle scienze e siano in grado di orientarsi tra le informazioni online.

 Le scuole e gli insegnanti devono guidare gli studenti nell’utilizzo delle risorse digitali, insegnando loro a riconoscere fonti affidabili e a distinguere tra scienza legittima e pseudoscienza.

La scienza si basa su metodi rigorosi e su evidenze verificabili e la divulgazione scientifica è un'attività che richiede un grande senso di responsabilità. Una società che sa riconoscere la buona divulgazione scientifica è una società più preparata ad affrontare sfide complesse e in continua evoluzione. Ignorare o travisare la scienza è un comportamento eticamente scorretto.

Quando qualcuno fa divulgazione in modo scorretto o manipolato, rischia di minare la fiducia nelle scoperte scientifiche vere, creando confusione o disinformazione. I divulgatori hanno l'onere di trasmettere conoscenze corrette, perché le persone che li ascoltano si affidano a loro per avere informazioni accurate. Smascherare i falsi divulgatori scientifici è fondamentale per preservare la verità scientifica e promuovere un'educazione critica che possa contrastare la diffusione di informazioni dannose, e pertanto dovrebbe essere un atto dovuto anche da parte di tutte le associazioni scientifiche che diffondono scienza

Tecnica della Scuola

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giovedì 5 dicembre 2019

RAPPORTO OCSE PISA: I RAGAZZI ITALIANI HANNO DIFFICOLTÀ' NELLA LETTURA

OCCORRE FAR DI PIÙ' E MEGLIO A SCUOLA E IN FAMIGLIA

Uno studente su quattro ha difficoltà a comprendere il significato di un testo di media lunghezza Soltanto uno su venti è in grado di distinguere i fatti dalle opinioni, in un argomento non familiare

PAOLO  FERRARIO

Peggiora la capacità dei quindicenni italiani di comprendere un testo e di valutare e utilizzare per la propria vita ciò che hanno letto. È la preoccupante realtà che emerge dall’indagine Ocse Pisa 2018, presentata ieri, sulle competenze degli studenti di 79 Paesi, di cui 37 aderenti all’Ocse, in lettura, matematica e scienze. Per l’Italia hanno partecipato alle prove 11.785 studenti di 15 anni, divisi in 550 scuole.
Il 25% ha difficoltà di base
A destare scalpore sono stati i risultati ottenuti nei test di lettura e di comprensione del testo, nei quali gli alunni italiani ottengono 476 punti, rispetto a u- na media Ocse di 487, collocandosi tra il 23° e il 29° posto, in compagnia degli studenti di Svizzera, Lettonia, Ungheria, Lituania, Islanda e Israele. Rispetto alla medesima rilevazione, effettuata nel 2000, gli italiani ottengono 11 punti in meno, 10 punti in meno nel confronto con i risultati del 2009 e addirittura 13 punti in meno rispetto al 2012. Una regressione che si manifesta, con la crudezza dei dati, quando si sottopone un testo da analizzare agli studenti. Il 25%, uno su quattro, ha difficoltà con gli aspetti base della lettura. Come, per esempio, identificare l’idea principale di un testo di media lunghezza o collegare informazioni provenienti da fonti diverse. Soltanto uno studente su venti padroneggia compiti di lettura complessi ed è in grado, per esempio, di distinguere tra fatti e opinioni, quando affronta di un argomento non familiare.
Divario Nord-Sud
Anche in questa rilevazione viene evidenziato l’ampio divario tra le aree del Paese. Mentre al Nord, i ragazzi ottengono risultati superiori alla media Ocse (498 punti al Nord Ovest e 501 al Nord Est), al Sud e nelle Isole si fermano molto sotto la media, rispettivamente a 453 e 439 punti. Superiore alla media italiana e appena sotto quella Ocse, i risultati dei quindicenni del Centro, che in lettura raggiungono i 484 punti.
Bene i Licei, male i Cfp
Grandi differenze di rendimento si registrano tra le diverse tipologie di scuole. Nei Licei, per esempio, il 9% degli studenti raggiunge livelli elevati, da top performer, nei test Pisa e soltanto l’8% non raggiunge il livello minimo ( low performer).
Di contro, negli Istituti professionali e nei Centri di formazione professionale ben il 50% degli studenti non raggiunge il livello minimo di competenze in lettura e comprensione del testo.
Promossi in matematica...
L’unica nota positiva della rilevazione Ocse Pisa 2018 è rappresentata dai risultati in matematica. Qui i quindicenni italiani ottengono 487 punti, in linea con la media Ocse di 489. Gli studenti del Nord Est arrivano a 515 punti e i liceali a 522.
...bocciati in Scienze 
Di tutt’altro tenore, invece, gli esiti in scienze, «significativamente inferiori», annotano i ricercatori dell’Ocse, rispetto a quelli dei coetanei dei Paesi più industrializzati. In scienze, i nostri quindicenni ottengono 468 punti, oltre venti in meno dei 489 della media Ocse. Ancora una volta, i liceali, con 503 punti, alzano la media, ma i 394 punti (quasi 100 in meno della media Ocse) dei professionali, la abbattono definitivamente. A parziale consolazione, la ricerca segnala che, in scienze, il trend è andato peggiorando in tutta l’area Ocse, con una performance media del 2018 tornata al valore rilevato nel 2006.
Ragazze migliori in lettura
A livello di genere, il report segnala che le studentesse, in lettura e comprensione del testo, superano i ragazzi di 25 punti, con picchi di 30 e35 punti, rispettivamente nel Nord Est e nel Sud e Isole. Nei livelli bassi le ragazze sono meno dei maschi, mentre sono di più nei livelli medio alti. Non così, invece, in matematica e scienze. Qui gli studenti realizzano una performance di 16 punti superiore rispetto a quella delle ragazze e questa differenza è più del doppio di quella rilevata, in media, nei Paesi Ocse. In particolare, in scienze, anche se le ragazze ottengono, mediamente, due punti in più dei maschi, i ragazzi più bravi superano le studentesse migliori di 11 punti.
www.avvenire.it 

Alleghiamo due interessanti articoli pubblicati nell'edizione di Avvenire del 4 dicembre:


venerdì 18 gennaio 2019

XXVII SETTIMANA DELLA CULTURA SCIENTIFICA

Che cosa è la Settimana
Scopo della Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica è di mobilitare tutte le competenze e le energie del Paese per favorire la più capillare diffusione di una solida e critica cultura tecnico-scientifica.
In particolare, la Settimana stimola l’apertura di efficaci canali di comunicazione e di scambio tra l’universo della società civile (che vede in prima fila il mondo della scuola), da un lato, e l’articolato complesso del Sistema Ricerca (università, enti di ricerca pubblici e privati, musei, aziende, associazioni, ecc.), dall’altro.
Si tratta di un compito di importanza decisiva, non solo perché contribuisce alla crescita culturale del Paese, ma anche perché costituisce uno dei presupposti per il pieno esercizio dei diritti democratici dei cittadini, i quali sono chiamati a compiere sempre più spesso scelte (ambiente, genetica, energia, ecc.) che, per essere davvero autonome e responsabili, implicano una solida cultura scientifica di base.
Le Settimane costituiscono anche lo strumento per sperimentare e promuovere l’ambizioso progetto elaborato e sostenuto dal MIUR di dar vita a un sistema nazionale di istituzioni permanenti (musei, centri e città della scienza e della tecnica, università, accademie, ecc.), impegnate nel compito di garantire ai cittadini un’informazione tecnico-scientifica aggiornata e certificata, provvedendo nel contempo alla valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico del quale è ricchissimo il nostro Paese.
La Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica mira in modo del tutto particolare a favorire la partecipazione dei giovani in età scolare alle iniziative in programma. Infatti, è soprattutto ai giovani che possono essere affidate le speranze di un radicale rinnovamento e di un proficuo arricchimento della cultura di base del nostro Paese.
Presso università, industrie, enti pubblici e privati, ecc., vi sono laboratori e musei specialistici che possono mostrare agli studenti l’attività di ricerca scientifica nel nostro Paese, di ieri e di oggi. I giovani potranno osservare direttamente gli strumenti di lavoro, le esperienze e le attività di ricerca e incontrare i ricercatori. Ne può quindi risultare un’esperienza importante per i giovani, capace di influenzare anche le loro scelte future, offrendo un orientamento verso un indirizzo preciso, di studio e di lavoro.
L’iniziativa nazionale delle Settimane (che ha offerto il modello alle Settimane Europee della Cultura Scientifica, promosse nel 1993 dalla CEE per iniziativa del Commissario Europeo per la Ricerca, Antonio Ruberti) si avvale del determinante contributo dei numerosissimi soggetti pubblici e e privati che mettono in cantiere annualmente numerosi eventi offerti al pubblico, nonché dell’incoraggiamento, del supporto e del coordinamento, su scala locale e regionale, che può essere garantito dalle Regioni, dalle amministrazioni comunali e provinciali.
Che cosa offre il programma della Settimana
Convegni e seminari su temi di storia delle scienze e delle tecniche, di attualità scientifica, di riflessione sui fondamenti delle scienze e sulle implicazioni etico-politiche della ricerca scientifica e tecnologica; iniziative di orientamento sul ruolo dei media per la diffusione della cultura tecnico-scientifica di per garantire l’aggiornamento permanente degli insegnanti e per far crescere e qualificare il tasso di cultura tecnico-scientifica nel mondo della scuola; riflessioni e sperimentazioni sul ruolo e sui sempre più vasti campi di applicazione delle nuove tecnologie (per la tutela dei beni culturali, per la didattica e la formazione, per la salute e il recupero dell’handicap, ecc.); manifestazioni destinate ad approfondire il tema del rapporto tra diffusione della cultura tecnico-scientifica e crescita delle opportunità di occupazione per i giovani.
Mostre, filmati, cicli di conferenze, forum telematici ecc., su temi di divulgazione scientifica, anche in prospettiva storica.
Presentazione di nuovi progetti, allestimenti, servizi (aperture straordinarie, visite guidate, ecc.)o pacchetti didattici presso i musei scientifici (tecnico-scientifici, naturalistici, medici, etno-antropologici, storici ), gli orti botanici e i parchi naturali, le scuole e gli istituti di ogni ordine e grado che possiedano gabinetti scientifici d’interesse storico e didattico.
“Laboratori aperti” presso le strutture universitarie di ricerca, gli enti di ricerca e le imprese pubbliche e private impegnate nell’innovazione.
Corsi di aggiornamento per insegnanti su tematiche di frontiera della ricerca scientifico- tecnologica.
Programmi di turismo scientifico per le scuole di ogni ordine e grado; iniziative e manifestazioni nel campo della cultura e dell’educazione ambientale.
Mostre, spettacoli teatrali, musicali e multimediali nel campo delle arti visive e “minori”, nell’ambito delle relazioni arti-scienza, storia-scienza e società-scienza, sulle “immagini” della scienza e della tecnica nell’arte, nella letteratura, nella storia e in generale su questioni interdisciplinari.
Qualunque altra manifestazione o forma di comunicazione suggerita dalla creatività dei proponenti, purché efficace in funzione dell’obiettivo di divulgare una seria cultura tecnico-scientifica di base.
Indicazioni per gli organizzatori delle manifestazioni della Settimana
Per poter partecipare alla XXVIII Settimana occorrerà inserire i dati relativi alle manifestazioni, dalle ore 10.00 del 22 gennaio alle ore 12.00 del 25 gennaio 2019, secondo le indicazioni contenute nella guida scaricabile all’indirizzo https://roma.cilea.it/Sirio/
Insieme ai dati informativi sarà possibile inserire testi e foto.
Si ricorda inoltre che,nell’ambito della propria autonomia, i soggetti proponenti le singole iniziative sono responsabili della correttezza dell’informazione prodotta e si assumono interamente gli oneri finanziari di organizzazione e promozione.
E’ dunque necessario:
Presentare iniziative appropriate, per contenuti, per metodologie divulgative e per capacità di coinvolgere un vasto pubblico, in coerenza con gli obiettivi culturali della Settimana;
Ricercare il massimo coinvolgimento degli insegnanti e degli studenti, a tal fine si raccomanda di predisporre, ove possibile, materiali didattici.
www.edscuola.it





mercoledì 7 febbraio 2018

STANLEY JAKI E L'EDUCAZIONE SCIENTIFICA


L’opera del grande storico della scienza Stanley Jaki offre preziose indicazioni per chi è impegnato oggi nell’educazione scientifica.
Una rilettura dei suoi testi principali e di alcuni contributi specifici consente di evidenziare cinque punti cruciali: la prospettiva storica, l’insegnamento per esempi, il valore delle parole, il realismo degli oggetti, le radici cristiane della scienza.
 di Beniamino Danese

Alcuni anni fa, quando gli scrissi di essere un fisico che lavorava nella science education, Padre Jaki mi diede un consiglio riassunto in una sola riga: «La scienza non è filosofia e la filosofia non è scienza» [1].
È una riga paradossale, che non ha mancato di causare discussioni senza fine ogni volta che l’ho difesa con amici e colleghi.
Come minimo, non ha mai mancato di «svegliare la mente», che è lo scopo dei paradossi [2].
Padre Jaki, infatti, aveva una predilezione per questo tipo di frasi brevi e incisive.  Così, per esempio, su scienza e religione: «Non osi unire l’uomo, ciò che Dio ha separato».
Ma  torniamo  a  scienza  e  filosofia.  Padre Jaki ne ha discusso a più riprese. Ci interessa in questa breve introduzione approfondire questa sua frase che costituisce in una certa misura la sintesi del nostro intervento. «Diversamente dalla verità scientifica, sempre  nitida  perché  ristretta,  la  verità  filosofica  è  sempre  ampia perché comprensiva, e non importa quanto particolare, e anche quanto  banale,  ciò  possa  apparire.  Essendo  comprensiva, la verità filosofica chiede di abbracciarla, ossia di amarla e di trasformarla in saggezza, che è un’attitudine che non permette parcellizzazioni» [3].
Come  la  filosofia  anche  coloro  che  insegnano,  e  coloro  che  imparano,  sono  abbracciati e a loro volta abbracciano una disciplina. E così l’insegnare (e l’imparare) hanno a che fare con l’amore. «Questo insegnante mi ha fatto amare (o odiare) la materia» è, infatti, una frase molto comune sulla bocca degli studenti.
Padre Jaki diceva che, come l’infermiere, insegnare non è solo una professione, è una dedizione.  Una cura.   Ma   insegnare   e   imparare   hanno   anche   dei   limiti.
«L’interesse per una qualsiasi cosa seria non può essere insegnato in modo consequenziale, se mai può essere insegnato. E poiché l’interesse è una forma di amore, anche la filosofia, in  quanto  è  amore  della  saggezza,  non  è  completamente  insegnabile» [4].
Con questo paradosso possiamo inquadrare la riflessione sull’educazione scientifica.
L’opera del grande storico della scienza Stanley Jaki offre preziose indicazioni per chi è impegnato oggi nell’educazione scientifica.
Una rilettura dei suoi testi principali e di alcuni contributi specifici consente di evidenziare cinque punti cruciali: la prospettiva storica, l’insegnamento per esempi, il valore delle parole, il realismo degli oggetti, le radici cristiane della scienza.
Insegnare e imparare, anche per le discipline scientifiche, ha a che fare con l’amore. E ha dei limiti.
Tratterò in breve cinque punti tratti dai cinquant’anni di studi e lavori di Padre Jaki [5], cinque punti che hanno una speciale rilevanza per l’educazione in generale e l’educazione scientifica in particolare.
La prospettiva della storia della scienza Negli anni Sessanta del secolo scorso Padre Jaki forgiava la sua prima opera importante, The Relevance of Physics [6]. Padre Jaki lavorò per guarire quel malessere culturale che è la divisione fra le due culture (le lettere e le scienze), secondo il titolo di un noto saggio di Charles Percy Snow (1905 -1980).

E allora ci si può domandare: ma come? Da un lato l’affermazione «la scienza non è filosofia», dall’altro il lamento sulla «divisione in due culture»? Come si affronta questo paradosso? ...


giovedì 8 dicembre 2016

RAPPORTO OCSE: STUDENTI ITALIANI MIGLIORANO IN MATEMATICA. CARENZE IN ITALIANO E SCIENZE

 La pagella dei 15enni: 

«sei» in matematica, male in scienze e italiano

da Il Sole 24 Ore
                                                                                                                                                       di Pierangelo Soldavini

La scuola italiana rimane indietro per efficacia dell’insegnamento nelle materie scientifiche e nella lettura, ma recupera terreno nella matematica. Il tutto in una situazione in cui si va ampliando il divario a livello geografico tra un Nord che arriva a confrontarsi con i Paesi più virtuosi e un Sud decisamente più arretrato , come anche a livello di genere. Sono questi i risultati presentati ieri dal rapporto Pisa, la rilevazione triennale dell’Ocse che misura la qualità e l’efficienza dei sistemi scolastici dei paesi membri con una indagine a tappeto sugli studenti quindicenni.
Matematica
           Per quanto riguarda la matematica gli studenti italiani hanno infatti raggiunto un punteggio di 490 punti, attorno alla media dei paesi Ocse, rispetto ai 466 punti del 2003 e ai 485 punti del 2012, proseguendo un progressivo recupero che ha portato il nostro paese a superare negli ultimi tre anni gli Stati Uniti e a raggiungere Francia e Gran Bretagna a livello di performance matematica. In più la fascia un ragazzo su dieci, in linea con la media Ocse, fa parte della fascia degli studenti migliori, con un miglioramento di 3,5 punti percentuali rispetto a dodici anni prima.
Male nelle materie scientifiche

            Se la situazione sul fronte dei numeri mostra segnali confortanti, i numeri non sono altrettanto positivi per quanto riguarda l’educazione alla scienza nel suo complesso. Anche se si tratta di classifiche stilate con metodo statistico, il valore della rilevazione Pisa indica un Paese che non riesce a migliorare la qualità dell’istruzione non solo alle materie ma al metodo scientifico nel suo complesso, una delle competenze chiave per le preparazione al mondo del lavoro del nuovo secolo......

martedì 15 novembre 2011

SCIENZA ED APPRENDIMENTO

3-4 DICEMBRE 2011
SEMINARIO NAZIONALE
"Scienza, metodo scientifico e metodi d'apprendimento. Il contributo del pensiero di Bernard Lonergan"


Programma del Seminario