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mercoledì 27 gennaio 2021
AIMC - IL MAESTRO - n. 12
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mercoledì 6 novembre 2019
ESSERE INSEGNANTI EFFICACI.
Le qualità dell’insegnante efficace:
primi dati
di uno studio esplorativo
Maria Teresa Moscato,
Università di Bologna
Presentiamo alcuni risultati di una ricerca esplorativa, condotta a Bologna a partire dal 20032
.
Abbiamo assunto che la competenza in situazione dell’insegnante costituisca una costellazione di
elementi dinamici, fra loro stratificati e interconnessi, alcuni dei quali si compongono a loro volta di
sotto-sistemi di abilità, relativamente variabili nelle manifestazioni soggettive.
Riteniamo di potere
anche affermare che tali elementi della competenza presentino una stretta relazione con una
costellazione di motivazioni, all’interno delle quali agiscono vissuti e rappresentazioni, sia della
propria professione, sia del proprio itinerario di formazione, spesso differenti dalla definizione
esplicita e consapevole che i soggetti intervistati ne forniscono.
Ogni docente, insomma, oltre ad
attraversare le fasi evolutive proprie del giovane adulto, porterebbe a maturazione la propria identità
sociale in maniera inseparabile dal consolidarsi di vere e proprie strategie di approccio
“professionale”, che costituiscono in lui un profilo di “competenze” praticate prima ancora che
teorizzate.
L’analisi della “pratica” è legittimata da una prospettiva di ricerca, ormai consolidata in ambito
internazionale , per la quale è possibile non solo analizzare le pratiche, ma anche le rappresentazioni
sottese ad esse, che costituiscono la “teoria implicita” dei pratici.
Secondo la nostra ipotesi, la
competenza dell’insegnante si articola in almeno tre aree, che abbiamo classificate come
didattico/comunicativa, diagnostico/valutativa e organizzativa.
L’area della competenza
organizzativa, tuttavia, si intreccia, almeno per una parte, in termini talmente stretti con le altre due
da esserne difficilmente separabile.
Per gli aspetti organizzativi, infatti, è necessario distinguere una
duplice dimensione di tale competenza, che sembra collocarsi, per un verso, “dentro” le aree
comunicative e valutative (e che quindi è inseparabile dalla stessa efficacia didattica osservata), e,
per l’altro verso, “fuori” dalla didattica in senso proprio (ma pur sempre collocata dentro il contesto
istituzionale, e quindi rientrante a pieno titolo nel profilo professionale dell’insegnante). In questa
seconda dimensione della competenza organizzativa si colloca presumibilmente anche la capacità
sociale di condividere obiettivi e di collaborare con altri nel loro perseguimento.
Le competenze comunicative
Le competenze comunicative globali osservate sembrano strutturarsi a loro volta in una serie di
abilità specifiche, che possono essere analiticamente riconducibili alle seguenti variabili: ...
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mercoledì 17 aprile 2019
Insegnanti, salute negata e verità nascoste, 100 storie di Burnout a scuola
100 storie vere, sofferte, vissute che meglio di ogni altra cosa rappresentano un sistema scolastico malpagato, disprezzato, umiliato e troppo spesso illuso da una classe politica affetta da “riformismo” inutile. Il testo si propone di schiacciare i nefasti stereotipi e far conoscere le situazioni reali a docenti e dirigenti per affrontarle con i pochi ma efficaci strumenti a disposizione. Un libro che si pregia di raccogliere i casi di vita scolastica più interessanti offrendo spunti e soluzioni a docenti e dirigenti che, nonostante tutto, sono chiamati a remare nella stessa direzione.
Resta la speranza che la lettura del testo faccia comprendere – anche a genitori e medici – l’importanza di una scuola sana sulla cui cima è posto il regista che i latini sapientemente chiamavano magister. Siamo all’alba del terzo millennio ma ancora oggi non sono state riconosciute ufficialmente le malattie professionali degli insegnanti. Eppure, gli studi a disposizione ci dicono che le cause di inidoneità all’insegnamento presentano diagnosi psichiatriche nell’80% dei casi, con un’incidenza 5 volte maggiore rispetto alle comprensibili disfonie. In Europa, noi italiani, siamo poi gli unici a non presentare risultati di studi su base nazionale, pur disponendo di dati completi presso l’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze (MEF) che, da oltre tre anni, si rifiuta di metterli a disposizione di Università e sindacati. Un semplice incontro operativo MIUR-MEF sbloccherebbe la situazione e avremmo in pochi mesi il riconoscimento ufficiale delle malattie professionali della categoria permettendo l’attivazione di un serio programma di prevenzione basato su diagnosi collegiali e non su termini equivoci di nessun valore medico quali “burnout, rischi psicosociali, stress lavoro correlato”. Nonostante ciò il DL 81/08 (Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori) nelle scuole non è mai stato finanziato con un solo euro, lasciando lettera morta l’indispensabile prevenzione di legge delle malattie professionali.
La salute dei lavoratori è sempre stata all’origine della ragione di nascita del sindacato ma forse siamo tutti caduti nell’errore di considerare usuranti solamente i lavori fisici (miniere, altoforni, catene di montaggio, fabbriche) trascurando quelli psichicamente usuranti nonostante queste abbiano un’incidenza 5 volte maggiore. L’83% del corpo docente è donna con un’età media di 50 anni con ciò che questo comporta: quintuplicazione dell’esposizione al rischio depressivo in periodo perimenopausale oltre alla professione psicofisicamente usurante.
Nelle azioni di governo si ricade troppo spesso nel solito errore di voler riformare le pensioni “al buio”, cioè senza considerare variabili fondamentali quali età anagrafica, anzianità di servizio e malattie professionali. Queste ultime invece dipendono direttamente dall’anzianità di servizio che comporta un aumento progressivo dell’altissima usura psicofisica del docente che è stata riconosciuta parimenti alta in tutti i livelli d’insegnamento. Nel giro di 20 anni (1992-2012) siamo passati dalle insostenibili baby-pensioni agli intollerabili 67 anni della Monti-Fornero. Restare in cattedra oltre i 60 anni, alle condizioni odierne, appare davvero incompatibile con l’attuale condizione di salute dei docenti. Prorogare un simile sistema di maestre-nonne equivale a calpestare l’art.28 del DL 81/08 che esige la tutela della salute del lavoratore commisurato a genere ed età del lavoratore.
Di questi tempi diviene sempre più caldo il fronte dei Presunti Maltrattamenti a Scuola (PMS) che sembrano essere strettamente collegati all’elevata anzianità di servizio (56,4 anni di età con anzianità di servizio media > dei 30) che si riflette negativamente sull’usura psicofisica dell’insegnante. Non passa oramai giorno in cui non si annunciano casi di PMS di alunni da parte delle maestre, scatenando l’opinione pubblica in sterili dibattiti sul posizionamento o meno di telecamere che non rappresentano una vera soluzione.
La responsabilità dell’incolumità degli alunni rientra di diritto tra le incombenze medico-legali dei dirigenti scolastici che dovrebbero gestire tali situazioni senza dover scomodare Forze dell’Ordine, magistrati, avvocati e periti ingolfando ulteriormente il sistema giudiziario. Non è altresì tollerabile l’altissimo numero di aggressioni fisiche e verbali di docenti da parte di genitori e/o studenti.
Anche per queste ragioni, oltre che per il fenomeno dei PMS occorre la costituzione immediata di un tavolo interministeriale MIUR-MGG (Ministero di Grazia e Giustizia) per affrontare con criterio le suddette emergenze. Per dirla in una frase: la salute professionale è il punto critico del sistema scuola perché la miglior garanzia per l’incolumità e la crescita degli alunni passa attraverso la tutela della salute degli insegnanti.
da Orizzonte Scuola
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sabato 6 maggio 2017
CONFERENZA NAZIONALE AIMC 2017 -Roma, 20-21 maggio
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domenica 23 aprile 2017
INSEGNARE OGGI IN CLASSI COMPLESSE
Si è tenuto a Milano il Seminario interregionale “Insegnare oggi in classi complesse. Strategie, strumenti, competenze”.
L’iniziativa era stata organizzata con l’intento di offrire un momento di studio in “stile AIMC”.
La giornata condotta da Giuliana Paterniti Bardi, presidente della sezione di Saronno, ha visto la partecipazione di più di duecento insegnantidei vari ordini di scuola provenienti da tutta la Lombardia, ma anche da Emila, Piemonte, Veneto, Friuli, Toscana.
Intenso il programma (in AIMC non si scherza!) e grande l’interesse (per tutta la giornata l’attenzione è stata molto viva).
Il tema, che sta a cuore a molti docenti dei vari ordini di scuola proprio per la complessità delle classi che oggi si impone sempre più, voleva essere anche una sorte di “ponte” tra l’esperienza del seminario estivo 2016, che ha portato i partecipanti a riflettere sulla didattica attiva proprio per far fronte alla “vivace” realtà dei nostri alunni, e quella in cantiere per il 2017, dove l’accento sarà posto sulle competenze professionali del docente.
Proprio per questo sono stati molti i volti che si sono ritrovati dopo la bella esperienza di Eupilio dello scorso agosto e che già si sono dati appuntamento per il prossimo agosto a Susa.
La giornata di Milano si è aperta con il saluto di Monsignor Tremolada, incaricato dai vescovi lombardi a presiedere la Consulta di Pastorale scolastica regionale (ma anche membro di quella nazionale della CEI).
Il vescovo ci ha offerto una breve ma intensa e stimolante riflessione sulla educazione, prendendo spunto anche da alcuni Rapporti europei, e sulla complessità.
Una classe complessa non è necessariamente una classe complicata, precisa. E non sempre il termine complessità ha una accezione negativa, così come non è necessariamente opposto a quello di semplicità.
Ha richiamato poi il valore dell’associazionismo, “da recuperare, perché è un tesoro, perché è utile agli insegnanti ed alla società”.
Chiudendo il saluto Mons. Tremolada ha espresso apprezzamento per il lavoro degli insegnanti, in prima linea nella società e, per chi vive la testimonianza cristiana, anche nella Chiesa.
Il prof. Pierpaolo Triani, docente di Didattica all’università Cattolica di Piacenza, si è poi addentrato nel tema della giornata. Una relazione ricca di spunti di riflessione, di “racconti” dalla vita scolastica, di “indicazioni” per gli insegnati.
È emerso così il ritratto della classe come ambiente di vita, come risorsa per gli apprendimenti, come luogo di cura, in cui didattica e relazionalità non vanno distinte, ma cresciute insieme.
Il prof. Triani ha delineato anche il ritratto del docente, che ha un ruolo fondamentale nella costruzione della classe: stile comunicativo, coerenza con i fini educativi, autorevolezza sono alcune parole chiave richiamate.
Gli insegnanti sono attivatori culturali, non custodi di bambini. La professione educativa che a loro appartiene è culturale e relazionale insieme, anche perché l’insegnamento non è una trasmissione, ma una mediazione.
Insegnare in classi complesse, ha proseguito il prof. Triani, comporta anche relazionarsi con famiglie sempre più complesse. Ma non per questo si deve modificare la natura del colloquio tra insegnanti e genitori, che non deve mai essere di tipo clinico o assistenziale, ma solo didattico ed educativo.
Il seminario è poi proseguito nei gruppi di approfondimento, alcuni dedicati alle strategie, altri agli strumenti, altri alle competenze in relazione alla gestione delle classi complesse.
Ai presenti sono stati offerti ulteriori spunti di riflessione e qualche “esercizio di riflessività” per mettere in relazione l’esperienza personale quotidiana con gli stimoli offerti nella giornata.
I docenti hanno potuto confrontarsi su alcune esperienze di scuola da loro stessi individuate, mettendole in relazione con la riflessione portata avanti nella giornata.
Le conclusioni sono state affidate alla dott.ssaSonia Claris, presidente provinciale AIMC di Bergamo, nonché Dirigente Scolastico distaccato presso la Cattolica di Milano.
Dal suo intervento cogliamo alcune frasi-snodo che ogni docente si è portato a casa per proseguire la rielaborazione ed individuare strade nuove per essere “competente”, cioè in grado di affrontare i problemi e di risolverli.
ØL’insegnante non gestisce le classi complesse: le abita.
ØOggi i microcosmi della complessità cambiano in continuazione e questo mette gli insegnanti in difficoltà. Per avere l’energia necessaria ogni docente deve attrezzarsi, tenersi in forma, curare la professione.
ØIl docente si costruisce nel tempo, con spazi, esperienze e materiali adeguati nella collegialità, perché l’insegnamento non è una professione solitaria.
ØLa complessità spinge sempre più l’insegnante ad abitare la didattica, costruendo mediatori e predisponendo ambienti di apprendimento.
ØAbitare la complessità vuol dire creare tessuti di relazioni e competenze, opporsi alla routine, riflettere sulle pratiche, porsi domande per mettere a fuoco il problema.
ØL’associazione professionale è una comunità di professionisti dove gli insegnanti possono incontrarsi per riflettere, agire, aiutarsi vicendevolmente a dare ragione delle proprie scelte. L’associazione offre la possibilità di una co-costruzione del sapere professionale.
Possiamo dire che veramente il seminario di Milano è stato fruttuoso!
Ora a noi il compito di darne seguito...nella nostra pratica quotidiana.
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lunedì 20 marzo 2017
domenica 16 ottobre 2016
papa Francesco: L'ANZIANO? UNA RISORSA PER LA SOCIETÀ'
Papa Francesco:
GLI ANZIANI UNA PREZIOSA
RISORSA
In occasione della celebrazione giubilare per i nonni, il Santo Padre ha messo in risalto il ruolo svolto dagli anziani nell'attuale società e al necessario "legame tra le generazioni".
Anche nell'associazionismo la presenza generosa, operosa e responsabile di anziani, che sovente accompagnano e supportano l'impegno dei giovani, favorisce la vitalità e la continuità delle associazioni.
Anche in AIMC occorre esprimere gratitudine ai numerosi pensionati che valorizzano e rendono feconda la loro vita e la loro professione animando e sostenendo la vita associativa ai vari livelli e accompagnando -grazie alla loro saggezza ed esperienza- l'attività di coloro che sono impegnati nel quotidiano servizio scolastico.
… La Chiesa guarda alle persone anziane con
affetto, riconoscenza e grande stima. Esse sono parte essenziale della comunità
cristiana e della società. Non so se avete sentito bene: gli anziani sono parte essenziale della comunità cristiana e della
società. In particolare rappresentano le radici e la memoria di un popolo.
Voi siete una presenza importante,
perché la vostra esperienza costituisce un tesoro prezioso, indispensabile per
guardare al futuro con speranza e responsabilità. La vostra maturità e
saggezza, accumulate negli anni, possono aiutare i più giovani, sostenendoli
nel cammino della crescita e dell’apertura all’avvenire, nella ricerca della
loro strada. Gli anziani, infatti, testimoniano che, anche nelle prove più difficili, non bisogna mai perdere la fiducia in Dio e
in un futuro migliore. Sono come alberi che continuano a portare frutto:
pur sotto il peso degli anni, possono
dare il loro contributo originale per una società ricca di valori e per
l’affermazione della cultura della vita.
Non sono pochi gli anziani che impiegano
generosamente il loro tempo e i talenti che Dio ha loro concesso aprendosi
all’aiuto e al sostegno verso gli altri. Penso a quanti si rendono disponibili
nelle parrocchie per un servizio davvero prezioso: alcuni si dedicano al decoro
della casa del Signore, altri come catechisti, animatori della liturgia,
testimoni di carità. E che dire del loro ruolo nell’ambito familiare? Quanti
nonni si prendono cura dei nipoti, trasmettendo con semplicità ai più piccoli
l’esperienza della vita, i valori spirituali e culturali di una comunità e di
un popolo! ….
In un mondo come quello attuale, nel quale sono
spesso mitizzate la forza e l’apparenza, voi
avete la missione di testimoniare i valori che contano davvero e che
rimangono per sempre, perché sono inscritti nel cuore di ogni essere umano e
garantiti dalla Parola di Dio. Proprio in quanto persone della cosiddetta terza
età voi, o meglio noi – perché anch’io ne faccio parte –, siamo chiamati a
operare per lo sviluppo della cultura della vita, testimoniando che ogni
stagione dell’esistenza è un dono di Dio e ha una sua bellezza e una sua
importanza, anche se segnate da fragilità. ……
E’ importante anche favorire il legame tra
generazioni. Il futuro di un popolo richiede
l’incontro tra giovani e anziani: i
giovani sono la vitalità di un popolo in cammino e gli anziani rafforzano
questa vitalità con la memoria e la saggezza.
Cari
nonni e care nonne, grazie per l’esempio
che offrite di amore, di dedizione e di saggezza. Continuate con coraggio a testimoniare questi valori! Non manchino
alla società il vostro sorriso e la bella luminosità dei vostri occhi: che la
società possa vederli!.....
15
ottobre 2016
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