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lunedì 25 maggio 2026

MAGNIFICA HUMANITAS


*Con la presentazione di stamane dell'Encilcica di papa Leone XIV comincia il dibattito sull'IA*

Una presentazione stamane, nell'aula del Sinodo in Vaticano, che ha coinvolto diverse voci: dai cardinali alle menti dell'IA


-di Antonio Tarallo

Evento singolare, se non unico, quello di stamane nell'aula del Sinodo in Vaticano: la presentazione dell'Enciclica di papa Leone XIV, documento atteso, in cui il pontefice ha voluto concentrare l'attenzione della Chiesa su un tema ormai sulla bocca di tutti, l'IA, ossia l'intelligenza artificiale. Una presentazione alla quale lo stesso papa Leone XIV ha voluto partecipare con un intervento. Già nella prima mattina, tanti gli editoriali e le parole su questo documento che reca la firma del pontefice, la sua prima Enciclica. Desta attenzione mediatica, e per gli esperti delle “cose” vaticane. 

 Una presentazione ricca di interventi che si sono alternati attorno alle pagine del documento pontificio. Sono stati tre, i cardinali, che hanno “illustrato” le parole del papa: il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, per primo; poi i cardinali Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, e Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Parolin nel ruolo di moderatore di questo evento che potrebbe considerarsi “a tutti gli effetti” una tavola rotonda. Ma prima di questa, lo stesso porporato si è soffermato inevitabilmente sulla “transizione digitale”, nella quale “come in un prisma” convergono diversi temi del nostro oggi come la dignità della persona, il lavoro, la libertà, la qualità dei legami sociali, la pace, la giustizia, la responsabilità verso la casa comune. Una relazione, quella di Parolin, che ha sottolineato l'importanza dell'attenzione della Chiesa sui temi che l'Enciclica ha presentato. Si sta evolvendo e sta vendendo una sua “rinascita” la Dottrina sociale della Chiesa. 

 Su tre parole si è snodato, invece, l'intervento del cardinale Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: “Ingegno, coscienza e cura”. L'IA “è un cantiere”, ha detto il porporato e questa “può sostenere la cura della nostra casa comune e servire lo sviluppo dei popoli”. Ma, allo stesso tempo, “può concentrare il potere, esacerbare le disuguaglianze e lasciare indietro coloro che si trovano già ai margini”. Bisogna, dunque, stare attenti da queste possibili nocive direzioni.  

Una lettura sul presente è stata invece presentata dal cardinale Fernández: guarda all'umanità ferita da guerre e odii. Ha parlato di nuove forme di schiavitù, da cinismo e crudeltà. A questa crudeltà - dice il prefetto del Dicastero per la Cultura - è necessario rispondere anche con la bellezza, come la stessa enciclica ricorda. Come alcuni nomi che hanno fatto la santità: si pensi solamente a quello di madre Teresa di Calcutta, fra tutte. Ma non solo: altri nomi, quelli di Dorothy Day, Marie Curie, Elisabeth Elliot. E tanti altri. Assieme ai loro nomi che hanno umanizzato l'umanità ci sono quelli “ignoti”, quelli che affrontano la vita ogni giorno con tenacia e perseveranza, con amore: sono le persone “comuni” che si adoperano per il bene della civiltà.

 E poi, gli esperti del campo. Tutti nomi autorevoli del mondo delle nuove tecnologie sono intervenuti stamane alla presentazione della prima enciclica di Leone XIV. Nomi che hanno dietro le spalle un passato di studio e sul campo delle nuove tecnologie: un apporto interessante che ha reso la mattinata un vero e proprio convegno non solo sulla stessa enciclica ma sul vasto ventaglio di proposte che l'IA serba per il futuro. 

 I nomi, dunque, portatori di esperienze: Christopher Olah, cofondatore di "Anthropic" e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA; Anna Rowlands, professoressa di Teologia politica, Dottrina sociale della Chiesa ed Etica teologica delle migrazioni umane presso il Dipartimento di Teologia e Religione della Durham University, in Inghilterra; Leocadie Lushombo, professoressa di Teologia politica e Pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology della Santa Clara University, in California.

 Papa Leone XIV: "Il cristiano non è semplicemente un filantropo, ma persona compassionevole"

Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA sull'IA: "E' un po' come dare vita a un personaggio di fantasia. E ora stiamo entrando in un mondo straordinario in cui questi personaggi di fantasia ci parlano, sono attivi, hanno un lavoro". La Lushombo invita soprattutto a non perdere i propri valori umani a causa dell'IA, che rende l'apprendimento transazionale. Questo è uno dei passaggi sottolineati proprio dall'enciclica. La professoressa Rowlands loda l'attività della Chiesa sul tema dell'IA perché è proprio compito della comunità ecclesiale quello di “accompagnare l'umanità mentre si affanna per raggiungere il suo vero bene e di promuovere l'unità”. 

 Voci, volti, esperienze. Tutto in un dibattito, quello di stamane, che sembra divenire preludio di un dibattito ancora più vasto. Capiremo nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, cosa avverrà. 

ENCICLICA

(ACI Stampa).

Immagine



 



sabato 22 aprile 2023

IL PENSIERO, LA TECNOLOGIA, LA POLITICA


 

- di Mauro Magatti

 

Per rendere l’ambiente digitale amico della libertà e della democrazia bisogna investire sull’intelligenza umana e mantenere viva la relazione tra intelletto e spirito.

L’eredità inaspettata del Covid è una accelerazione tecnologica che ci sospinge sulla soglia di una nuova fase destinata a cambiare in profondità le nostre vite personali e collettive.

Da un lato, l’arrivo di ChatGpt. Sbarcato sul mercato in anticipo di qualche anno rispetto alle aspettative, questo nuovo strumento di elaborazione avanzata del linguaggio naturale utilizza in modo potente e versatile algoritmi di apprendimento automatico (machine learning) in grado non solo di generare risposte simili a quelle umane all’interno di un discorso, ma anche di interpretare immagini e sviluppare autonomamente nuove forme di ragionamento.

Un salto di livello lungo la strada iniziata nella seconda metà del XX secolo, che attribuisce un ruolo sempre più centrale all’elaborazione algoritmica nei processi conoscitivi e decisionali alla base della nostra vita quotidiana.

Dall’altro lato, il metaverso annunciato da Zuckerberg.

Un cyberspazio immersivo a cui si accede utilizzando visori per la realtà virtuale o tecnologie per la realtà aumentata.

Anche se non ha ancora invaso il mercato, sappiamo già che nei prossimi anni il suo impatto è destinato a rivoluzionare il nostro rapporto con la realtà e la produzione e la fruizione dell’immaginario.

Anche in questo caso, un salto di livello nel percorso intrapreso con il cinema e la televisione.

E mentre i promotori parlano di una nuova condizione in cui potremo finalmente liberarci dal vincolo del rapporto col reale, i critici temono la creazione di dipendenze e forme psicotiche ancora più gravi di quelle che già conosciamo.

Per capire il futuro che si prospetta occorre osservare questi due sviluppi nella loro relazione: nel suo insieme, la tecnologia digitale sta interferendo in maniera sempre più radicale su quello che i greci chiamano nous, cioè sulla facoltà umana di pensare, facoltà che è individuale e collettiva.

Gli antichi greci hanno riconosciuto e distinto le due componenti del nous: intelletto e spirito.

Due dimensioni che — come hanno riconosciuto Jurgen Habermas e Joseph Ratzinger — nel corso nella modernità si sono trasformate sconnettendosi l’una dall’altra. L’intelletto identificandosi sempre più strettamente con la ragione strumentale prima e calcolatoria poi; e lo spirito evolvendo nella direzione della libera creatività dell’immaginario soggettivo.

Tale separazione — che è all’origine delle trasformazioni della cultura occidentale nella seconda metà del ’900 — diventa ora una divaricazione ancora più radicale.

Il punto è che, mentre risultano ulteriormente esplose dalle innovazioni tecnologiche sopra ricordate, le capacità di calcolo, elaborazione e circolazione dell’immaginario vengono progressivamente delegate alla macchina, all’interno di sistemi e apparati tecnici sempre più complessi e interdipendenti.

In questo modo tali capacità vengono disincarnate (exosomatizzazione) e ordinate alle esigenze dell’organizzazione sociale.  Concretamente, dei suoi interessi economici e/o politici.

La ricomposizione tra intelletto e spirito da parte delle persone e delle libere associazioni umane (famiglie, imprese, partiti, chiese, movimenti etc.) continua ovviamente a esprimersi.

Ma diventa più fragile e in definitiva meno autonoma, cioè meno capace di determinare i processi di conoscenza e di decisione. Non si tratta qui di essere pro o contro la tecnologia.

L’uomo è tecnico fin dall’origine e alle future generazioni toccherà comunque vivere nel nuovo ambiente che sta prendendo forma.

Si tratta piuttosto di fare quello che in ogni epoca è stato necessario: discernere le opportunità dai rischi come due facce della stessa medaglia.

Adottando tutte le contromisure per rendere possibile un adattamento sensato alla nuova condizione in cui è destinata a svolgersi la vita sociale.

In una società votata all’innovazione, la capacità regolamentativa delle istituzioni politiche tende a essere debole, anche perché sempre in ritardo («Stato», d’altronde, è il participio passato del verbo essere).

Come ha mostrato Shosana Zuboff analizzando il vantaggio di cui Google ha goduto per almeno un decennio grazie alla sua capacità di muoversi sulla frontiera tecnologica, al di là di ogni regolamentazione istituzionale.

Nonostante questa difficoltà, la politica non deve smettere di esercitare il ruolo che le spetta.

A partire da un corretto dimensionamento della portata del problema.

Che è il vero significato che sta dietro l’appello a fermarsi lanciato qualche giorno fa dal Future Life Institute.

L’unico precedente a cui ci si può rifare è l’atomica — a cui peraltro lo stesso Sam Altam, fondatore di OpenAI, ha di recente paragonato (non del tutto impropriamente) la propria innovazione.

Ma ci sono molti dubbi che qualcosa del genere possa essere applicato all’intelligenza artificiale, che ha già mille applicazioni in tutti i campi ed è diffusa a livello internazionale.

Su un piano diverso, un ruolo importante lo giocheranno le imprese, la finanza, i gruppi professionali — specie scienziati e tecnologi — i ricercatori, gli intellettuali, i media, la scuola e tutte le agenzie formative (a cominciare dall’università).

Per rendere l’ambiente digitale amico della libertà e della democrazia c’è infatti bisogno di investire sull’intelligenza umana. Che significa lavorare per popolare tutto ciò che, «stando in mezzo» tra ChatGpt e metaverso, è in grado di mantenere viva e plurale la relazione tra intelletto e spirito, esattamente ciò rischiamo di perdere.

Sapendo che, se non lo faremo con la necessaria forza e tempestività, le grandi opportunità del digitale si trasformeranno in disastrosi fattori di distruzione.

 

Corriere della Sera