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martedì 26 maggio 2026

IL FUTURO CHIEDE UMANESIMO

 

L'INNOVAZIONE TECNOLOGICA DA SOLA NON SERVE



-di Mauro Magatti


L’innovazione tecnologica da sola non basta: servono riforme e riorganizzazioni sociali, istituzionali e culturali, capaci di tenere insieme potenzialità e rischi del cambiamento.

Richiamandosi a Leone XIII, la nuova Enciclica di Leone XIV vuole continuare il dialogo con il mondo e camminare accanto all’umanità, alle sue fatiche e alle sue speranze.

Quando nel 1891 fu pubblicata la Rerum Novarum, l’umanità stava entrando nel mondo nuovo della rivoluzione industriale, con le immense potenzialità della tecnica che si accompagnavano a profonde lacerazioni: sfruttamento, disuguaglianze, sradicamento. Leone XIII comprese allora che non era possibile restare spettatori. Occorreva entrare dentro la storia per comprenderla e accompagnarla.

Oggi siamo nel mezzo della trasformazione digitale: l’intelligenza artificiale, le piattaforme, gli algoritmi, i sistemi di automazione e le reti globali stanno cambiando il nostro modo di lavorare, comunicare, apprendere, costruire relazioni e perfino percepire noi stessi. Non cambiano solo i processi economici.

Ѐ l’esperienza umana che si va modificando.

La domanda però resta sempre la stessa: come far sì che la tecnica sia al servizio dell’uomo e non viceversa.

Per comprendere la posta in gioco occorre partire da una premessa: la tecnica non è qualcosa di giustapposto alla condizione umana.

Fin dai primi utensili di pietra, dall’invenzione del fuoco, della scrittura, della ruota, l’uomo ha sempre trasformato il mondo trasformando sé stesso.

Ogni tecnica è una estensione delle capacità umane: amplifica la forza, la memoria, la velocità, la comunicazione.

E più di recente la capacità di elaborazione e decisione.

L’ambivalenza della tecnica

Ma proprio per questo la tecnica possiede una natura ambivalente.

O per meglio dire, è un “farmaco”, che cura e ammala allo stesso tempo.

Guarisce perché risolve problemi e apre possibilità nuove; avvelena perché genera nuove dipendenze e squilibri.

Per questo sbagliano tanto i tecno-ottimisti – che vedono nella tecnologia una promessa automatica di salvezza – quanto i tecnofobici, che vi leggono soltanto una minaccia.

L’errore che li accomuna è la rinuncia allo sforzo di comprendere e alla fatica di costruire.

Ciò che serve è uno sguardo più profondo, capace di abitare il cambiamento senza subirlo. Comprendere il nuovo mondo significa coglierne insieme le potenzialità e i rischi.

Ben sapendo che nessuna trasformazione storica è indolore. La rivoluzione industriale ha richiesto decenni di lotte sociali, nuove istituzioni, nuovi diritti, nuove forme educative.

E così sarà anche con i cambiamenti dei nostri tempi.

L’innovazione tecnologica da sola non basta.

Servono riforme e riorganizzazioni a livello sociale, istituzionale, culturale.

E di questo non si occuperanno le grandi società del tech.   Sarà compito di ognuno di noi.

La storia dimostra che il processo attraverso cui una società riesce a raccogliere i frutti di un cambiamento tecnologico è lungo e faticoso.

Passa attraverso errori, correzioni, conflitti e apprendimenti collettivi. Pensare che il progresso si produca spontaneamente è un’illusione pericolosa.

Per non perdere la strada, il punto di riferimento cardinale resta l’uomo. Tutto l’uomo e tutti gli uomini.

Tutto l’uomo significa riconoscere che l’essere umano non è soltanto produttore, consumatore o utilizzatore di dati.

È corpo e mente, ragione e affettività, desiderio e relazione, libertà e fragilità, capacità tecnica e ricerca di senso.

Ridurre la persona a una sola dimensione significa impoverirla.

Ma occorre anche dire: tutti gli uomini.

Perché ogni rivoluzione tecnologica produce inevitabilmente nuove disuguaglianze.

C’è chi corre avanti e chi resta indietro.

Ci sono coloro che possiedono competenze, risorse e strumenti e coloro che rischiano di essere esclusi.

Ci sono nuove forme di concentrazione del potere e nuove marginalità.

L’attenzione agli ultimi non nasce da una logica assistenziale; nasce dalla consapevolezza che una società si spezza quando una parte dei suoi membri viene ridotta a scarto.

Per accompagnare questo cambio d’epoca, Leone XIV offre al mondo la sua prima enciclica, che verrà presentata dal Papa stesso domani. Può sembrare poco nel tempo della velocità digitale.

L’abbondanza comunicativa

Eppure, è un passo di grande saggezza. Perché oggi ciò che rischiamo di perdere è proprio la fiducia nella parola.

Viviamo immersi in un flusso continuo di messaggi, immagini, commenti, contenuti prodotti in quantità crescente.

Ma l’abbondanza comunicativa rischia di produrre solo rumore, confusione e, alla fine, disorientamento.

Per questo un testo che inviti alla riflessione, che tracci una rotta e cerchi di tenere insieme esperienza, ragione e speranza è prezioso: la parola può ancora creare legame, aprire comprensione, costruire futuro.

Richiamandosi come preannunciato dallo stesso Pontefice a Leone XIII - e sicuramente in continuità con l’opera di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco - la nuova enciclica sarà uno strumento per continuare il dialogo con il mondo come il Concilio vaticano II ha tanto raccomandato.

Perché non tratta di porsi né sopra né contro la storia.

Ma di camminare accanto all’umanità, alle sue fatiche e alle sue paure. Ai suoi errori e alle sue speranze. Alla sua capacità di immaginare e costruire mondi nuovi.

Accanto, cioè, a questa magnifica umanità che siamo.

www.avvenire.it


lunedì 25 maggio 2026

MAGNIFICA HUMANITAS


*Con la presentazione di stamane dell'Encilcica di papa Leone XIV comincia il dibattito sull'IA*

Una presentazione stamane, nell'aula del Sinodo in Vaticano, che ha coinvolto diverse voci: dai cardinali alle menti dell'IA


-di Antonio Tarallo

Evento singolare, se non unico, quello di stamane nell'aula del Sinodo in Vaticano: la presentazione dell'Enciclica di papa Leone XIV, documento atteso, in cui il pontefice ha voluto concentrare l'attenzione della Chiesa su un tema ormai sulla bocca di tutti, l'IA, ossia l'intelligenza artificiale. Una presentazione alla quale lo stesso papa Leone XIV ha voluto partecipare con un intervento. Già nella prima mattina, tanti gli editoriali e le parole su questo documento che reca la firma del pontefice, la sua prima Enciclica. Desta attenzione mediatica, e per gli esperti delle “cose” vaticane. 

 Una presentazione ricca di interventi che si sono alternati attorno alle pagine del documento pontificio. Sono stati tre, i cardinali, che hanno “illustrato” le parole del papa: il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, per primo; poi i cardinali Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, e Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Parolin nel ruolo di moderatore di questo evento che potrebbe considerarsi “a tutti gli effetti” una tavola rotonda. Ma prima di questa, lo stesso porporato si è soffermato inevitabilmente sulla “transizione digitale”, nella quale “come in un prisma” convergono diversi temi del nostro oggi come la dignità della persona, il lavoro, la libertà, la qualità dei legami sociali, la pace, la giustizia, la responsabilità verso la casa comune. Una relazione, quella di Parolin, che ha sottolineato l'importanza dell'attenzione della Chiesa sui temi che l'Enciclica ha presentato. Si sta evolvendo e sta vendendo una sua “rinascita” la Dottrina sociale della Chiesa. 

 Su tre parole si è snodato, invece, l'intervento del cardinale Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: “Ingegno, coscienza e cura”. L'IA “è un cantiere”, ha detto il porporato e questa “può sostenere la cura della nostra casa comune e servire lo sviluppo dei popoli”. Ma, allo stesso tempo, “può concentrare il potere, esacerbare le disuguaglianze e lasciare indietro coloro che si trovano già ai margini”. Bisogna, dunque, stare attenti da queste possibili nocive direzioni.  

Una lettura sul presente è stata invece presentata dal cardinale Fernández: guarda all'umanità ferita da guerre e odii. Ha parlato di nuove forme di schiavitù, da cinismo e crudeltà. A questa crudeltà - dice il prefetto del Dicastero per la Cultura - è necessario rispondere anche con la bellezza, come la stessa enciclica ricorda. Come alcuni nomi che hanno fatto la santità: si pensi solamente a quello di madre Teresa di Calcutta, fra tutte. Ma non solo: altri nomi, quelli di Dorothy Day, Marie Curie, Elisabeth Elliot. E tanti altri. Assieme ai loro nomi che hanno umanizzato l'umanità ci sono quelli “ignoti”, quelli che affrontano la vita ogni giorno con tenacia e perseveranza, con amore: sono le persone “comuni” che si adoperano per il bene della civiltà.

 E poi, gli esperti del campo. Tutti nomi autorevoli del mondo delle nuove tecnologie sono intervenuti stamane alla presentazione della prima enciclica di Leone XIV. Nomi che hanno dietro le spalle un passato di studio e sul campo delle nuove tecnologie: un apporto interessante che ha reso la mattinata un vero e proprio convegno non solo sulla stessa enciclica ma sul vasto ventaglio di proposte che l'IA serba per il futuro. 

 I nomi, dunque, portatori di esperienze: Christopher Olah, cofondatore di "Anthropic" e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA; Anna Rowlands, professoressa di Teologia politica, Dottrina sociale della Chiesa ed Etica teologica delle migrazioni umane presso il Dipartimento di Teologia e Religione della Durham University, in Inghilterra; Leocadie Lushombo, professoressa di Teologia politica e Pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology della Santa Clara University, in California.

 Papa Leone XIV: "Il cristiano non è semplicemente un filantropo, ma persona compassionevole"

Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA sull'IA: "E' un po' come dare vita a un personaggio di fantasia. E ora stiamo entrando in un mondo straordinario in cui questi personaggi di fantasia ci parlano, sono attivi, hanno un lavoro". La Lushombo invita soprattutto a non perdere i propri valori umani a causa dell'IA, che rende l'apprendimento transazionale. Questo è uno dei passaggi sottolineati proprio dall'enciclica. La professoressa Rowlands loda l'attività della Chiesa sul tema dell'IA perché è proprio compito della comunità ecclesiale quello di “accompagnare l'umanità mentre si affanna per raggiungere il suo vero bene e di promuovere l'unità”. 

 Voci, volti, esperienze. Tutto in un dibattito, quello di stamane, che sembra divenire preludio di un dibattito ancora più vasto. Capiremo nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, cosa avverrà. 

ENCICLICA

(ACI Stampa).

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mercoledì 20 maggio 2026

MAGNIFICA HUMANITAS









-di Fr James Martin. SJ


In primo luogo, l'IA è stata una preoccupazione del Santo Padre almeno dall'inizio del suo pontificato, menzionato più volte nel suo papato. E, solo pochi giorni fa, Papa Leone ha istituito una nuova commissione papale, che ponga diversi dicasteri, per affrontare questo tema; ne ha anche menzionato l'argomento nel suo recente discorso per la Giornata Mondiale della Comunicazione. Quindi l'argomento forse non è una sorpresa. La domanda sarà: Quali altri argomenti saranno inclusi: i diritti dei lavoratori? sindacati? il capitalismo più in generale?

In secondo luogo, essendo uno che ha studiato matematica, Papa Leone XIV ha una comprensione più ferma di quanto qualcuno possa immaginare di un Papa.

Terzo, che il Santo Padre presenti personalmente il documento il 25 maggio nell'Aula Paolo VI (dove si è convocato il Sinodo) è altamente insolito. A me (e non ho informazioni interne in merito, né ho letto il documento) può indicare il profondo interesse personale del Santo Padre per l'argomento, e il desiderio di far sì che i media "lo capiscano. " Papa Leone è un esperto comunicatore.

In quarto luogo, il Vaticano fornisce orientamenti su questo tema, sia formale che informale, a coloro che lavorano in questo campo da alcuni anni, e ha in orbita un numero sorprendente di esperti rispettati (teologici e tecnici). Non molto tempo fa, ad una riunione del Dicastero per la comunicazione, ne abbiamo sentito uno e sono rimasto sbalordito dalla vasta conoscenza (almeno a questo neofita).

Quinto, l'enciclica è stata firmata (e quindi sarà formalmente datata) nel 135° anniversario del "Rerum Novarum", l'enciclica rivoluzionaria di Papa Leone XIII sul lavoro, i diritti dei lavoratori, i sindacati e molte altre questioni sociali, che hanno messo le basi per il moderno movimento di giustizia sociale nella chiesa. Papa Leone XII è ampiamente visto come il padre della tradizione moderna dell'insegnamento sociale cattolico. Molti credevano che il cardinale Robert Francis Prevost avesse preso il nome di "Leo" alla sua elezione a Papa (la sua prima decisione dopo aver detto "sì" alla sua elezione) come un cenno a questo campione di giustizia sociale e diritti dei lavoratori.

Infine, come "Laudato Si", che riformula il tema del cambiamento climatico non semplicemente scientifico e sociale, ma spirituale, "Magnifica humanitas" può fare lo stesso per l'IA, aiutando la chiesa e il mondo a vedere questo tema urgente da un punto di vista spirituale e anche, come "Laudato Si" l'ha fatto, in modo sistematico.
E, come importante a parte, un'enciclica è uno dei più alti livelli di insegnamento ecclesiastico.
Tutto sommato, a qualsiasi misura, una nuova entusiasmante enciclica da leggere, studiare e pregare!