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venerdì 5 dicembre 2025

I GIOVANI E LA SPERANZA


 Il cardinale Zuppi: 

per i ragazzi serve un’alleanza sociale

 per la speranza

L’intervento del presidente della Conferenza episcopale italiana al convegno di studio ‘Giovani e dipendenze’ promosso, il 3 dicembre a Roma, dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile. Da gennaio un percorso di ascolto unirà per un anno Cei, Caritas, comunità terapeutiche e di accoglienza

 

- Giovanni Zavatta – Città del Vaticano

C’è un problema grave in Italia, forse sottovalutato, che «sembra invisibile», e riguarda i giovani. Prende vari nomi (alcol, cannabis, sigarette elettroniche, psicofarmaci, gioco d’azzardo, smartphone, pornografia) ma in tutti i casi nasconde disagio, solitudine, sofferenza. E «la sofferenza è un grido: dobbiamo ascoltarlo e capire cosa ci chiede». C’era anche il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Maria Zuppi, ieri 3 dicembre al seminario di studio Giovani e dipendenze promosso a Roma dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile. L’occasione per un confronto e una riflessione sulle dipendenze giovanili ma soprattutto per proporre strumenti concreti e costruire alleanze. Non solo parole, quindi, ma fatti che a partire dal gennaio del 2026 si espliciteranno in un percorso di ascolto promosso assieme da Cei, Caritas Italiana, Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche) e Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienti), attraverso laboratori territoriali ai quali parteciperanno studenti, famiglie, insegnanti, educatori e referenti diocesani: ascolto dei giovani, raccolta delle buone prassi nei territori, successiva lettura dei dati, restituzione finale nel dicembre del 2026, come hanno spiegato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ed Elisabetta Piccioni, responsabile comunicazione della Fict.

La diffusione di sostanze illegali

«Dobbiamo lasciarci ferire dalla sofferenza delle persone», ha detto Zuppi: «Non bastano calmanti ai problemi, servono progetti che liberano davvero. La repressione da sola non risolve le dipendenze, ci vuole un’alleanza sociale per la speranza. La complessità non si affronta con semplificazioni o polarizzazioni. Serve conoscenza, coraggio e pazienza. Non possiamo perdere gli “incubatori” di umanità: la loro esperienza e motivazione sono un tesoro», ha aggiunto il presidente della Cei citando lo sport come «grande via di socializzazione». Walter Nanni, sociologo Caritas, ha ricordato dati preoccupanti: tra i ragazzi fra i 15 e i 19 anni l’uso di sostanze legali e illegali è diffuso, soprattutto fra i maschi, mentre molte femmine utilizzano psicofarmaci senza prescrizione. Senza parlare dei giovani che, specialmente nei fine settimana, si stordiscono con superalcolici e droghe pesanti.

Coinvolgere i giovani

«Per ricostruire insieme bisogna avere il coraggio di rimettere in discussione il sistema», ha osservato Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche. Per anni, ha quindi indicato, è stato costruito «un modello fatto di categorie, settori, comparti; un modello frammentato che non parla più ai ragazzi e non parla più tra sé». Ciò che serve oggi, è il coraggio «per rimettere in discussione i presupposti su cui abbiamo costruito i nostri servizi e i nostri percorsi educativi. E farlo non da soli, ma insieme ai giovani, coinvolgendoli davvero nella costruzione dei percorsi, nelle scelte, nelle visioni». Tutto questo significa, ha proseguito Squillaci, fare dei ragazzi non più destinatari passivi, quanto parte integrante del processo, «creando luoghi veri, laboratori, tavoli, spazi di confronto, in cui dirci le cose con sincerità. Perché senza verità non si costruisce nulla. Altrimenti continueremo a immaginare un mondo di cartone, dove persino il Covid non ci ha insegnato il senso del limite e della finitezza. E rischiamo di offrire ai giovani una vita senza fine e quindi senza un fine. Ripartire dalla verità, dalla relazione e dalla co-costruzione è l’unico modo per ricominciare davvero». 

Di fronte ad un fenomeno così complesso e diffuso serve quindi un approccio integrato, mettendo assieme uffici, parrocchie, gruppi e realtà ecclesiali, il che «non è solo una strategia efficace ma un dovere verso i nostri giovani».

Vatican News

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mercoledì 10 agosto 2022

FUMO e ALCOL. PERICOLO IN AUMENTO

FUMO E ALCOL NON SONO MEGLIO DELLE DROGHE

Dati certi, mortalità importante, risposte ancora deboli

  - di SILVIO GARATTINI

 Fumo e alcol non sono meglio delle droghe. Basti pensare che abbiamo 12 milioni di fumatori che sono aumentati di 800.000 unità nel 2021, a prescindere dal contributo delle sigarette elettroniche e delle sigarette riscaldate. Si calcola che annualmente vi siano almeno 80.000 morti per tumori, non solo del polmone, ma anche per malattie cardiovascolari e polmonari.

La nicotina presente in tutti i prodotti è una sostanza chimica cancerogena e lesiva per il cuore e i polmoni. Nonostante non si possano vendere sigarette ai minorenni, basta guardarsi intorno per vedere come non vi sia alcun controllo perché ragazzine e ragazzini girano per le strade con il pacchetto di sigarette e l’accendino.

Lo stesso avviene anche per l’alcol, pure con aumento di consumi durante la pandemia, un’altra sostanza cancerogena che in aggiunta agisce sul cervello soprattutto durante la crescita presente nei minorenni. Non è raro vedere in bar e ristoranti per l’aperitivo o per la cena gruppi di minorenni con bottiglie di vino e liquori. I dati statistici ci informano che l’alcol determina almeno 20.000 morti all’anno per non parlare delle malattie mentali. Fra l’altro non bisogna dimenticare che fumo e alcol, spesso usati insieme, sono sinergici, cioè moltiplicano i loro effetti nel determinare tumori del fegato. Per non parlare ormai dell’uso di fumo, alcol e droghe nonché farmaci mescolati insieme che sono responsabili per l’intasamento dei pronto soccorso nella mattina dei giorni festivi.

Cosa si può fare? Intanto, cominciare a porre il problema e parlarne perché da anni, dopo la Legge Sirchia, il silenzio è vergognoso. Vi sono azioni a breve termine per proteggere i non fumatori dal fumo passivo. Ricordiamone alcune. È importante non fumare in macchina e anche all’aperto dove vi sono assembramenti (attesa di mezzi pubblici e ristoranti all’aperto) e dove vi sono bambini piccoli (come nei parchi e nelle spiagge). Può essere utile anche aumentare il prezzo delle sigarette. In Francia e Gran Bretagna un pacchetto di sigarette costa 10 euro, il doppio rispetto alla situazione italiana. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di una discriminazione socio-economica. Vien da dire 'ben venga' se possiamo almeno per una volta aiutare i poveri che purtroppo fumano più dei benestanti. Occorre chiamare a raccolta medici e ambientalisti che purtroppo non danno il buon esempio. Se smettessero di fumare e bere sarebbero più coerenti con la loro missione e rappresenterebbero un punto di riferimento.

Infine, è fondamentale affrontare il problema a livello scolastico a partire dalle scuole elementari. Occorre formare maestri e professori, ovviamente dei due sessi, sui temi di fumo, alcol e droga. Fornire ai giovani informazioni e spiegazioni sull’importanza di essere liberi e non schiavi di sostanze chimiche. Occorre anche reclutare giovani universitari che parlino ai più giovani utilizzando il loro linguaggio. Bisogna mobilitare antropologi, sociologi, psicologi, pubblicitari per campagne che creino una mentalità contraria per cui il bere, il fumare o consumare droghe venga considerato 'fuori moda'.

Dobbiamo evitare che si formi una generazione di giovani con comportamenti contrari alla salute non solo per il loro interesse, ma anche come atto di solidarietà visto che abbiamo un Servizio sanitario nazionale che viene caricato di impegni per malattie che sono evitabili. Non possiamo lasciare nessuno preda di fumo e alcol, e tanto meno i più giovani. È ora che si mettano in moto azioni serie da parte del Ministero della Salute congiuntamente con il Ministero dell’Istruzione e con la collaborazione del Servizio sanitario nazionale. Possiamo discuterne?

 *Fondatore e presidente Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS

 

www.avvenire.it

 

venerdì 2 luglio 2021

ALLARME SBALLO PER I GIOVANISSIMI


In oltre 400 pagine 

la fotografia dei consumi e dello sballo 

al tempo del lockdown

 

-         di Viviana Valoisio

-          

Un quadro tanto dettagliato quanto drammatico. In particolare, sulla situazione dei minori, a cui viene dedicato un capitolo apposito circa gli effetti del lockdown e dell’isolamento, i cui effetti a lungo termine l’Italia ha iniziato a osservare nelle ultime settimane. La Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze, pubblicata ieri sera in oltre 400 pagine, è la fotografia da cui partire per ripensare il sistema dei servizi. Un bilancio che riprende, in buona sostanza, i diversi allarmi lanciati negli ultimi mesi su come il mondo dell’offerta e della domanda di sostanze si sia per così dire “adattato” alla pandemia. Ovvero, perfettamente, visto che nell’anno delle chiusure le droghe hanno continuato ad arrivare con facilità a chi le cercava: meno le operazioni di sequestro (giù del 13%), molto di più le sostanze intercettate (un secco +7% rispetto all’anno prima), per un totale di 58.828 chili. E ben 44 le nuove sostanze psicoattive scoperte sul territorio italiano, con un aumento delle segnalazioni del +200% nel primo semestre post-lockdown.

Sul fronte dei consumi, l’impennata ampiamente annunciata è quella che riguarda la cocaina: dei 5.331 utenti arrivati nei Serd da Nord a Sud, il 39% ha chiesto il trattamento per l’abuso primario di cocaina e cocaina fumata (crack),  il 27% di eroina, il 19% di alcol e il 9% di cannabis. Il dato della cocaina, per intendersi, per la prima volta super l’eroina e segna un + 2% rispetto al 2019, quello dell’alcol addirittura un +4%, mentre la cannabis è in leggera flessione. Sull’emergenza alcol, soprattutto tra giovani e giovanissimi, la Relazione d’altronde parla chiaro: l’82% degli studenti italiani di età compresa fra i 15 e i 19 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica senza alcuna differenza di genere, il 76% lo ha fatto negli ultimi 12 mesi e il 43% nel corso dell’ultimo. Ubriacature per il 35%, binge drinking per il 16% (che riferisce di aver fatto 5 o più bevute di fila nel periodo di restrizioni, anche qui sostanzialmente senza distinzione rilevante di genere). Un’emergenza nell’emergenza. Non è l’unico focus della Relazione, che analizza anche gli effetti della dipendenza da Internet, visto che il 98% degli studenti di 15-19 anni possiede un dispositivo atto a navigare su Internet e il 47% rimane collegato mediamente più di 4 ore alla rete. E analizzando nello specifico i minori che hanno utilizzato almeno una sostanza illegale nell’anno (il 19%) emerge che oltre la metà degli utilizzatori di sostanze (54%) rimane collegata per oltre le 4 ore quotidiane contro il 45% osservato fra i non consumatori e il 47% tra gli studenti nel loro complesso. Nello specifico, le percentuali di studenti utilizzatori di sostanze risultano più che doppie per quanto riguarda navigare su siti per adulti e svolgere giochi di abilità come solitari e sudoku per oltre 4 ore. È l’altra faccia della medaglia: perché i giovanissimi sempre più spesso giocano anche, d’azzardo possibilmente. Fra gli studenti di 15-19 anni, la percentuale di coloro che lo hanno fatto nel corso degli ultimi 12 mesi è pari al 44% e chi ha giocato online rappresenta l’8,2%. Gli studenti giocatori con profilo “a rischio”, tanto per intendersi, sono il 9,3%.

Tra le note positive della Relazione, la diminuzione invece delle morti per overdose nell’anno 2020: nel corso del 2020 i decessi riconducibili all’abuso di sostanze stupefacenti rilevati dalle Forze di Polizia o segnalati dalle Prefetture hanno raggiunto i 308 casi (267 gli uomini, 41 le donne), con un decremento del 18% rispetto al 2019. Stabili a oltre 7mila, invece, i ricoveri, anche questi per lo più legati al consumo di cocaina ed eroina (23% e 20%).

 www.avvenire.it

RELAZIONE AL PARLAMENTO




 

 

domenica 26 gennaio 2020

ADOLESCENTI, L'ARTE DI ACCOMPAGNARLI


Servono più genitori ed educatori 
e meno psichiatri

 


Bellezza, denaro, morte, corpi, vecchiaia, attesa, le droghe che sono una maschera. Lo psichiatra racconta con onestà gli adolescenti di oggi. «La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono. E aggiungo: essere adolescenti significa, prima di tutto,"essere contro". Preoccupatevi quindi di quelli che non hanno conflitti»

 

Vittorino Andreoli, psichiatra, è intervenuto durante il seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla Fondazione Exodus di don Mazzi. Andreoli restituisce un’immagine degli adolescenti inedita. E per farlo parte della dipendenza: «Il problema della dipendenza è grande. Ma per parlarne dovremmo partire dalla nostra vita e della società, solo così possiamo capire quella dei nostri figli».
Chi sono gli adolescenti di oggi?
Non c’è nessuna dottrina in grado di spiegare chi è l’adolescente. Vive dentro la società ma muta continuamente. La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono, solo cosi potremmo conoscerli meglio. Poi, bisogna guardare all’adolescenza nel mondo e nell’ambiente. Non è possibile separare i ragazzi, decontestualizzarli. Mi chiedete chi sono gli adolescenti? Per me giovani che vivono in un’età difficile ma piena di fascino e che meritano di essere non aiutati ma capiti. Io non ho formule, sia chiaro, ma solo alcune considerazioni.
Quali?
La prima – fondamentale – è che l’adolescenza non è una malattia. Sembrerà banale sottolinearlo, ma ormai c’è la tendenza a considerarla tale appena si presenta un problema, anche minimo. L’adolescenza è una fase dell’esistenza che ha delle caratteristiche precise. Come la vecchiaia d’altronde, che pure è una fase straordinaria dell’esistenza con caratteristiche proprie da cui non bisogna scappare, anzi bisogna viverle perché hanno grande senso e valore nel mondo sociale. Ecco la vecchiaia c’entra molto con l’adolescenza. Questi giovani hanno bisogno dei vecchi, del rapporto con i nonni: perché la figura del nonno rappresenta la storia e bisogna far sentire all’adolescente che anche lui si inserisce in una storia, e la storia si capisce solo in relazione a chi è più grande. Adolescenza e vecchiaia non sono diversissime tra loro.
In alcuni adolescenti la bellezza è diventata un trauma. Se non sei bello sei da buttare.
Da cosa è caratterizzata questa età?
Essere adolescenti significa, prima di tutto, essere contro. E questo dipende da una percezione del mondo che vorrebbero diverso. Ma non perché non gli piaccia la famiglia, la mammà, il papà, o la casa. Ma perché in qualche modo devono trovare un equilibrio, una sincronia tra il loro mondo che sta cambiando e quello che hanno attorno. “Sono contro” perché non si sentono più simmetrici: l’adolescenza è una metamorfosi. E sono conviti che sia il modo a dover cambiare e non loro ad aspettare di cambiare, di trasformarsi appunto.
Non sanno aspettare?
Bisogna amarla l’attesa. Oggi, e questo non riguarda più solo gli adolescenti, nessuno sa più aspettare. Si vuole tutto subito. Invece l’attesa vuol dire poter vedere che cos’è la crescita, la curiosità. Attesa significa saper immaginare. Quello che dobbiamo insegnare è la pazienza. Ma “essere contro” non significa conflitto, non è una patologia. Abbiamo considerato il conflitto una patologia per molti anni. Senza accettare che esiste anche un conflitto positivo, che alla fine è quello che si verifica con più frequenza negli anni dell’adolescenza. “Essere contro” è fondamentale, preoccupatevi di quelli che non hanno conflitti.
Quali sono le altre possibilità?
Poi ci sono le adolescenze difficili e quelle malate, ma non sono la regola. È questo che dobbiamo capire.
In quanti modi si può essere contro?
Io ne riconosco tre. Utilizzando la trasgressione, i ragazzi che seguono le regole e in maniera ritmica le infrangono per poi rientrarci. Poi si può essere oppositivi. Oppositivo è il ragazzo che dice sempre no a tutto, dice di no anche quando vorrebbe dire sì. L’opposizione è una dipendenza al contrario e in questo caso il ragazzo va aiutato.
Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono, con le droghe l’adolescente si percepisce diverso
Vittorino Andreoli
Come si supportano i ragazzi durante gli anni dell’adolescenza?
Nella nostra società c’è bisogno di sicurezza. La nostra è la società della paura. Ogni giorno ci facciamo sollecitare, oltre che da quella esistenziale, anche da tante altre paure. La paura è uno strumento difensivo che ci permette di riconoscere i rischi ma noi la stiamo esasperando. E allora come facciamo da insicuri a supportare gli adolescenti nelle loro insicurezze? Nell’adolescente l’insicurezza ha una via potentissima e privilegiata.
E il rapporto con le dipendenze?
Tutto è cambiato e continua a cambiare velocemente. In 10 anni si sono diffuse altre 600 nuove sostanze. E il rapporto tra gli adolescenti e le sostanze è molto cambiato.
In che senso?
Partiamo dalla bellezza, occupiamoci della bellezza. Ormai è diventata un trauma. Una specie di imperativo. Se non sei bello sei da buttare. Ma sentirsi orrendi è la condizione più ricorrente nell’adolescenza. Proprio perché è una condizione di trasformazione. E gli adolescenti non sanno come cambierà il corpo e se sarà uguale all’immagine stabilita dai giornali di moda. Domina la bellezza di superficie in questa società dei sacerdoti della dieta. Questa società sta ossessionando l’adolescenza. Ma la bellezza è un’altra cosa. C’è la bellezza del modo di fare, del sorriso, dello sguardo. Quindi per evitare che i ragazzi cadano nel circolo delle dipendenze, la prima cosa, è aiutarli parlando con loro della bellezza. Discutere con loro su che cos’è essere belli. Altrimenti si corre il rischio di buttarsi via, e ci sono tanti modi per farlo: usando le sostanze per non sentirsi più brutti, bere cinque bicchieri di vino alla volta perché così si sballano e non si sentono più preoccupati per il naso o non so che cosa. Il secondo tema è il denaro, che è un vero problema per l’adolescente. Perché se non hai quei venti euro li devi avere, diventa una questione di vita o di morte, di morte sociale. Poi se non hai denaro e avverti la bruttezza è difficile girare per strada. Ci sono persone brutte che vogliono morire e la droga si inserisce in questo malessere per essere la maschera. Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono, con le droghe l’adolescente si percepisce diverso. Attenua il dolore. La terza parola è la morte. Non si parla mai di morte, la morte è un tabù. Eppure se parliamo di morte possiamo spiegare ai ragazzi che cosa significa essere in questo mondo, e che la vita è un’esperienza straordinaria, basta superare delle difficoltà e non credere che tutto sia legato al denaro.
Dobbiamo dire della bellezza di vivere, raccontare la gioia di vivere. L’amore è una grande cosa e anche il corpo è una cosa meravigliosa, le persone con il corpo si devono amare. Il corpo l’ha dato il Padreterno quindi basta con questi tabù. Basta vederlo come qualcosa di osceno. Il corpo è un’espressione straordinaria, gli educatori la devono raccontare questa cosa ai loro ragazzi. Perché non dire dell’umanità straordinaria e della bellissima storia di essere amati e che se perdiamo – attraverso le sostanze – la sensazione della nostra fragilità queste cose non possiamo ricordarcele.

Testo raccolto durante il seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla Fondazione Exodus di don Mazzi



giovedì 11 dicembre 2014

PERICOLO! ALCOL, FUMO E AZZARDO IN CRESCITA NEI RAGAZZI E NEI GIOVANI


Boom di alcol, fumo e azzardo tra i giovani


Fumano, bevono alcolici, "giocano" (d'azzardo), guardano pornografia. Il quadro dei giovanissimi italiani è allarmante: troppe cattive abitudini e adulti complici e permissivi. È l'emergenza educativa fotografata dall'indagine promossa dal Moige con l'Università Sapienza "I divieti trasgrediti dai nostri figli" presentata questo al Senato. La ricerca, curata da Anna Maria Giannini, docente della facoltà di Psicologia dell'Università "Sapienza" di Roma, analizza i principali comportamenti "a rischio" tra i minori. Il consumo di bevande alcoliche, si legge nel rapporto, è un fenomeno largamente diffuso tra i giovani: 2 su 3 dichiarano di aver bevuto almeno una volta. La percentuale arriva all'86,5% tra gli studenti di scuola superiore e, tra questi, 1 su 2 afferma di bere "abitualmente" o perlomeno "in diverse occasioni". .....


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