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martedì 31 ottobre 2023

CHIAMATI ALLA SANTITA'

UN RIFLESSO LUMINOSO DEL SIGNORE NELLA STORIA E NEL MONDO
La santità è un dono e un cammino

 “È proprio della santità attrarre. Dio ci chiama per attrazione. Dio attrae e noi dobbiamo sentire  questa grazia dell’attrazione divina, e accettarla…. 

La santità è un dono – è un regalo, non si può comprare – e al tempo stesso è un cammino

Ogni cristiano è chiamato ogni giorno a impegnarsi con cuore indiviso nella vocazione e nella missione affidatagli da Dio, servendo Lui e il prossimo in spirito di carità….

Lo zelo apostolico implica sia un’unione con Gesù, alimentata dalla preghiera e dai Sacramenti, sia il desiderio di diffondere la bellezza del messaggio cristiano attraverso la fedeltà alla propria vocazione particolare…

Anche noi, dunque, traendo forza dal Signore, impariamo a compiere le azioni ordinarie in modo straordinario e così a crescere ogni giorno nella fede, nella carità e nella zelante testimonianza di Cristo. Ognuno di noi è chiamato alla santità, alla santità di tutti i giorni, alla santità della vita cristiana comune.

A volte, insistendo troppo sul nostro sforzo di compiere opere buone, abbiamo generato un ideale di santità troppo fondato su di noi, sull’eroismo personale, sulla capacità di rinuncia, sul sacrificarsi per conquistare un premio . È una visione a volte troppo pelagiana della vita, della santità. Così abbiamo fatto della santità una meta impervia, l’abbiamo separata dalla vita di tutti i giorni invece che cercarla e abbracciarla nella quotidianità, nella polvere della strada, nei travagli della vita concreta.

 Essere discepoli di Gesù e camminare sulla via della santità è anzitutto lasciarsi trasfigurare dalla potenza dell’amore di Dio”.

 La santità non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano. Amare significa questo: servire e dare la vita. Servire, cioè non anteporre i propri interessi; disintossicarsi dai veleni dell’avidità e della competizione; combattere il cancro dell’indifferenza e il tarlo dell’autoreferenzialità, condividere i carismi e i doni che Dio ci ha donato. …. Nel concreto, chiedersi ‘che cosa faccio per gli altri?’.

 Questo è amare, e vivere le cose di ogni giorno in spirito di servizio, con amore e senza clamore, senza rivendicare niente. E poi dare la vita, che non è solo offrire qualcosa, come per esempio alcuni beni propri agli altri, ma donare sé stessi

 Il segreto della santità è servire il Vangelo e i fratelli, offrire la propria vita senza tornaconto. I santi hanno vissuto così la santità: abbracciando con entusiasmo la loro vocazione, si sono spesi per il Vangelo, hanno scoperto una gioia che non ha paragoni e sono diventati riflessi luminosi del Signore nella storia.

 I santi hanno vissuto così la santità: abbracciando con entusiasmo la loro vocazione, si sono spesi per il Vangelo, hanno scoperto una gioia che non ha paragoni e sono diventati riflessi luminosi del Signore nella storia.

 Questo è un santo o una santa: un riflesso luminoso del Signore nella storia.

 Andiamo avanti su questa strada, il Signore non ci mancherà.


Papa Francesco

lunedì 31 ottobre 2022

CHIAMATI ALLA SANTITA'


La santità è per tutti !

“Amare significa questo: servire, disintossicarsi dai veleni dell’avidità e della competizione.

Toccare e guardare la carne di Cristo che soffre nei nostri fratelli.

La santità è questo !

Abbiamo generato un ideale di santità troppo fondato su di noi, sull’eroismo personale, sulla capacità di rinuncia, sul sacrificarsi per conquistare un premio.

Abbiamo fatto della santità una meta impervia, l’abbiamo separata dalla vita di tutti i giorni”.

“La santità non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano”.

Papa Francesco

venerdì 1 novembre 2019

OGNISSANTI, LA FESTA CHE UNISCE CIELO E TERRA

 Con questa solennità la Chiesa pellegrina sulla terra venera in unico giubilo di festa la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio e allietata dalla loro protezione.

La festa di tutti i Santi il 1° novembre si diffuse nell’ Europa latina nei secoli VIII-IX. Poi si iniziò a celebrarla anche a Roma, fin dal secolo IX. Un’ unica festa per tutti i Santi, ossia per la Chiesa gloriosa, intimamente unita alla Chiesa ancora pellegrinante e sofferente sulla terra. Quella di Ognissanti è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.

di Antonio Sanfrancesco

Qual è il significato di questa festa?
Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l’ eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze. Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’ amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’ amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro. È Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio; è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre.
Cosa dice il Martirologio Romano?
Con la Solennità di tutti i Santi uniti con Cristo nella gloria in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.
Cos'è la comunione dei santi?
«La nostra partecipazione alla redenzione del Cristo», ha scritto don Divo Barsotti, «implica una partecipazione all'uomo della vita divina, di una grazia però che non è un bene esclusivo e non lo diviene mai, ma tanto più si partecipa quanto più anche diviene comune. Ora, proprio per questo motivo, la comunione delle cose sante diviene naturalmente e necessariamente la Comunione dei santi. Se la grazia di Dio non si comunica all'uomo che aprendo l'uomo ad una universale comunione, ne viene precisamente che, quanto più l'uomo partecipa di questi doni divini, tanto più anche comunica con gli altri uomini, vive una comunione di amore con tutti quelli che partecipano ai medesimi beni. Per la carità di Dio l'uomo non si apre soltanto a Dio, non entra in comunione soltanto con la divinità, ma acquista una sua trasparenza onde l'anima può comunicare con tutte le altre anime, può vivere un rapporto di amore anche con tutti i fratelli. Il peccato ci ha divisi, ci ha opposti gli uni agli altri e ci ha separati, ci ha reso opachi, impenetrabili all'amore; la grazia invece ci dona questa nuova trasparenza, ci dona questa nuova possibilità di comunione di amore. Ed è questo precisamente allora l'effetto della grazia divina: che cioè noi viviamo la vita di tutti e tutti vivono della nostra medesima vita; non c'è più nulla di proprio che non sia, anche qui, di tutti. Quanto più noi siamo ricchi e partecipiamo agli altri i nostri beni, tanto più dell'altrui bene noi viviamo. Un santo tanto più è santo quanto più è privo di ogni difesa nel suo amore, quanto meno è chiuso nella sua ricchezza».
Cosa dice il Catechismo della Chiesa cattolica sulla comunione dei santi?
La comunione dei santi è precisamente la Chiesa. Ecco cosa dice: «Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri. [...] Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa. Ma il membro più importante è Cristo, poiché è il Capo. [...] Pertanto, il bene di Cristo è comunicato a tutte le membra; ciò avviene mediante i sacramenti della Chiesa». 
«L'unità dello Spirito, da cui la Chiesa è animata e retta, fa sì che tutto quanto essa possiede sia comune a tutti coloro che vi appartengono».
Il termine « comunione dei santi » ha pertanto due significati, strettamente legati: «comunione alle cose sante (sancta) e «comunione tra le persone sante (sancti)». «Sancta sanctis!» – le cose sante ai santi – viene proclamato dal celebrante nella maggior parte delle liturgie orientali, al momento dell'elevazione dei santi Doni, prima della distribuzione della Comunione. I fedeli (sancti) vengono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo (sancta) per crescere nella comunione dello Spirito Santo e comunicarla al mondo.  


sabato 28 ottobre 2017

HALLOWEEN, FESTA DEI DIAVOLI O DEI SANTI?

Alla ricerca delle origini di una festa
che è divenuta ambigua e fuorviante,
strumentalizzata a fini commerciali.

Perché non riscoprirne  le origini?


di Giovanna Jacob*

Da alcuni decenni la festa americana di Halloween è sbarcata in Europa, seducendo i più giovani. Alcuni anni fa, la propaganda anti-Halloween è sbarcata in Europa, allarmando molti. Questi ultimi non sanno che gli autori della propaganda cui loro credono ciecamente sono tutti nemici giurati della Chiesa di Roma. In realtà la festa di Halloween è una festa cattolica inventata da immigrati cattolici (irlandesi e francesi) in una nazione puritana. Non potendo sopportare che la festa più popolare degli Usa avesse origini “papiste”, i discendenti dei puritani ne hanno sempre parlato malissimo. Nel XIX secolo misero in giro la voce che la festa di Halloween discendesse da una festa celtica legata al culto dei morti. Nel XX misero in giro la voce che durante quella festa celtica si facessero sacrifici umani al dio della morte. In realtà la festa di Halloween non ha nessun legame, né diretto né indiretto, col paganesimo antico. La festa da cui discende l’attuale festa di Halloween nacque in Irlanda fra VIII e IX secolo dopo Cristo. Halloween significa letteralmente “festa della vigilia di Ognissanti”.
Tuttora sopravvivono in varie parti d’Europa feste di origine medievale in onore dei santi e dei morti che somigliano in maniera sorprendente alla celebre festa americana. Dunque Halloween non oscura in nessun modo le nostre tradizioni ma piuttosto può illuminarle.
Nel Medioevo non solo c’erano più feste legate al calendario liturgico ma ciascuna di esse era preceduta da una festa della vigilia. Di queste feste, oggi sopravvivono solo la festa della vigilia di Natale, il martedì grasso (festa della vigilia del mercoledì delle ceneri) e pure, a pensarci bene, la festa, tipicamente romana, della Befana. Non sfugga infatti che, secondo quanto i genitori raccontano ai bambini prima di metterli a dormire, la Befana passerebbe in ogni casa a portare calze piene di regalini e dolciumi nella notte della vigilia dell’Epifania: “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte”. A pensarci bene, l’iconografia della Befana ha molte analogie con l’iconografia classica della strega delle favole, che è penetrata a fondo nella festa di Halloween. Ha pure la scopa, classico accessorio da strega. Considerato l’aspetto stregonesco, rischiamo davvero che si comincino a lanciare anatemi contro la simpatica vecchina. Probabilmente già cominciano a sospettare che nell’alto Medioevo ogni anno il 6 gennaio le genti pagane della campagna romana avrebbero fatto sacrifici umani ad una sanguinaria divinità femminile …
Ma andiamo avanti. Poiché tutte le cruente leggende pseudo-storiche contro Halloween, che erano state messe in giro fino a quel momento, non erano bastate a convincere il popolo americano a mettere al bando l’odiosa festa “papista”, una trentina di anni fa gli anti-papisti americani alzarono il tiro: misero in giro la voce che nella notte di Halloween tutti gli occultisti, le streghe e i satanisti del mondo facessero cose orribili. In realtà, prima di una trentina anni fa solo alcuni occultisti, fra cui il celebre Alistair Crowley, avevano dato una qualche importanza alla data del 31 ottobre. La notizia, storicamente infondata, secondo cui i celti avrebbero avuto l’abitudine di fare sacrifici umani nella notte che segnava il passaggio dall’estate all’inverno non poteva non colpire la loro fantasia, alquanto malata. Ma appunto, solo a partire dagli anni Ottanta streghe e satanisti si sono appropriati di Halloween.
Poiché correva voce che Halloween fosse “la notte delle streghe”, le sedicenti streghe dell’associazione Wicca si sentirono chiamate in causa: “Ma allora è la nostra festa: festeggiamola!”
E poiché correva voce che ad Halloween loro stessi facessero cose raccapriccianti, i satanisti pensarono che fosse una buona idea farle veramente. Così una trentina d’anni fa hanno cominciato a festeggiare il capodanno satanico ogni 31 ottobre. Se un giorno questa gente decidesse di celebrare i suoi riti durante la notte del 24 dicembre (e non è detto che qualcuno di loro già non lo faccia), il Natale non smetterebbe di essere la più importante festa cristiana. Perché invece se i satanisti decidono di compiere i loro riti durante la festa cattolica di Halloween i cattolici gliela regalano con tante grazie?
Dunque, la festa americana di Halloween discende direttamente dalla omonima festa irlandese nata nell’alto Medioevo. Se la festa di Ognissanti era dedicata ai santi del paradiso ..... 

mercoledì 26 ottobre 2016

ZUCCHE O SANTI?

ALLA VIGILIA

 DI

OGNISSANTI

Ogni anno negli ultimi giorni ottobre si riapre il dibattito sull'opportunità o meno di dare libero sfogo ai "festeggiamenti" di Halloween, una ricorrenza di nordiche e lontane origini, legata al capodanno celtico. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. I Celti credevano  che la ricorrenza chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. La paura della morte e degli spiriti si univa all'allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.
Oggi la ricorrenza di Halloween è divenuta un fatto commerciale, condito da  macabri travestimenti  carnevaleschi, da più o meno simpatici scherzi, da discutibili rituali o da rave, talora  da alienazioni varie e, finanche,  da qualche rito satanico.
La festa cristiana di tutti i santi, legata alla ricorrenza dei defunti del giorno successivo, è ben lontana dalla concezione celtica. Non è la paura della morte e degli spiriti che la anima, ma il grato ricordo dei defunti e, in particolare, di coloro che hanno lasciato dietro di loro una luminosa traccia di santità e che, perciò, godono della gloria del Paradiso. Il morto non è uno scheletro vagante o un pauroso fantasma o un terrificante  zombi, ma un essere amico e fratello che addita ai cristiani (e non solo) la felicità eterna e, grazie alle buone azioni compiute nel suo terreno cammino, ci è di esempio.
 Il giorno di Ognissanti, perciò, è giorno della festa della santità (termine religioso e laico, nel contempo), una festa da preparare mettendo in evidenza i percorsi del bene e la gioia ad essi connessa.  Non è un discorso da sacrestia, ma anche civico e laico.
I santi sono tali non solo per la fede che hanno avuto; la fede ha motivato, vivificato e rinvigorito  la buona vita vissuta, il generoso  servizio alla comunità. L’impegno dei santi è sempre stato non solo spirituale ma anche civico. La loro  presenza è stata ed è una preziosa ed insostituibile risorsa per il progresso culturale, spirituale ed anche materiale di ogni popolo.
La scuola, luogo di cultura, non può trascurare questo aspetto. La conoscenza dei fatti e dei fenomeni religiosi fa parte del suo curricolo. Educare alla cittadinanza, infatti, è far conoscere ed apprezzare i testimoni del bene perché siano di esempio e di stimolo al nostro cammino terreno.  
Cosa fare? Ogni comunità scolastica e ogni insegnante troverà le vie più opportune, non solo a fine ottobre. Un modesto  esempio: si potrebbe cogliere l’occasione per fare preparare delle schede su alcuni santi, evidenziando le principali caratteristiche del loro impegno e le tracce che hanno lasciato; preparare una rappresentazione o un video, incontrare testimoni o esperti; visitare luoghi legati alla vita di un santo; oppure .....
Talora, purtroppo, ci si sofferma principalmente sui cosiddetti grandi (talora conquistatori e guerrafondai) trascurando quei grandi che, senza far troppo rumore, hanno costruito percorsi di pace e di vero progresso umano e sociale.
Di là dell’opportunità o meno di vivere e far vivere l’ormai consueto “gioco” di Halloween (che potrebbe dare anche  possibilità espressive, di buon gusto) siamo chiamati a orientare i ragazzi a comprendere i significati della ricorrenza di Halloween e delle festività religiose dei santi e dei defunti, a riscoprire e valorizzare le tradizioni locali e le caratteristiche virtuose di coloro che sono materialmente morti, ma che continuano a vivere nell'aldilà, un aldilà di felicità e non di terrore.
E’ opportuno ricordare che ci sono tradizioni fisse, ferme nella memoria e nei cuori delle persone, e ci sono tradizioni in evoluzione e migrazione, accolte con entusiasmo e a volte passione. L’unione di vecchio e nuovo spesso genera confusione, se non adeguatamente orientato ed accompagnato.
… e la zucca? Si, se serve per fare un po’ di sano schiamazzo e di buona allegria. Meglio adoperarla per preparare gustosi piatti da condividere con gli amici.
 In ogni caso prestare adeguata attenzione per non far crescere “zucche vuote o marce”.

 Giovanni Perrone


        OGNISSANTI E LE FESTE CRISTIANE

venerdì 31 ottobre 2014

TUTTI I SANTI O HALLOWEEN?

Noi cristiani, a volte, ci lasciamo scivolare addosso questioni fondamentali per la nostra fede, o restiamo indifferenti davanti a provvedimenti profondamente offensivi­ [...], per poi lasciarci letteralmente risucchiare da questioni, al confronto, assolutamente secondarie.
 
Mi riferisco a quel pullulare su web e social network, in questi ultimi giorni, di link ed iniziative “Halloween sì-Halloween no”: una semplice querelle che – in pochi giorni – ha assunto proporzioni tali da sembrare una vera battaglia ideologica che, come tutte le altre, non è mai foriera di verità. La questione “Halloween sì-Halloween no”, a mio parere, è una di quelle questioni che andrebbe affrontata riscoprendo una preziosa qualità – purtroppo – diffusamente atrofizzata: il buon senso, direi, per non scomodare una facoltà più articolata quale il senso comune. Mi spiego.
 
Credo che il buon senso, se debitamente esercitato, basterebbe per capire che – se la festa di Halloween è una semplice festa commerciale – non dovrebbe impegnare le nostre facoltà intellettive, più di San Valentino o del Carnevale, per decidere quanta considerazione meriti; allo stesso tempo, se la festa di Halloween è – secondo alcuni – l’anticamera per feste sataniche o veri esercizi di stregoneria, le stesse zucche vuote dedite a tali pratiche ­– ­molto probabilmente­ – le compirebbero anche se, in queste ore, nelle vetrine non ci fossero esposte zucche finte.
 
Il buon senso, soprattutto, dovrebbe suggerirci che se i cristiani non celebrano la festa di Ognissanti come dovrebbero, e non rendono memoria ai loro morti come meriterebbero, la colpa non è certo di Halloween. Sempre il buon senso, poi, indurrebbe a chiedere ai genitori – che quest’anno sentono di più la minaccia di Halloween, per la forza con la quale evocherebbe simboli di morte e paura – quanto ugualmente vigilino sulle letture o i film che guardano i propri figli.
 
Vogliamo credere, forse, che tutti i figli dei buon cristiani non leggano Harry Potter o non siano andati al cinema a vedere tutti i film della serie, accompagnati dai genitori? E la befana, a questo punto, non è una strega? E i bambini cristiani, la notte di Natale, non aspettano anche i “doni portati da Gesù Bambino”?
 
Il buon senso, sostanzialmente, porterebbe a pensare che un bambino e un adulto, se conoscono il valore ed il significato della festa di Ognissanti e della Commemorazione dei morti, possono benissimo partecipare ad una festa giocosa che non ha altro valore se non quello della aggregazione e del rito della festa, necessario di per sé all’uomo. .....